Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Cosa vuoi fare da grande? Il lievito madre: un lievito rock!


Che ci fanno 10 foodbloggers dentro un mulino? Si divertono, complici, con una farina quasi magica che ha una storia da raccontare.
Una storia d'amore in effetti, una passione che inizia con un bianco e nero che sa di nebbia e di pietra e nel tempo diventa acciaio, basi solide di un sogno che diventa un progetto di vita.




La voce rotta dall'emozione di Chiara Quaglia, mentre racconta la storia di Nonno Angelo, mi ha acceso subito nel cuore, già in un qualche modo sollecitato dal clima e dal luogo, musica ed immagini: il silenzio di un paese, Vighizzolo d'Este, immerso nella nebbia, così fitta come non mi capitava di vederne da anni. E un certo clima di solennità mi stava dando l'impressione di essere entrata in un luogo la cui sacralità veniva officiata dal lavoro quotidiano, duro, silenzioso. La giusta colonna sonora non poteva che essere i "Carmina Burana" e nello specifico il primo canto "O' Fortuna", mentre Chiara raccontava dell'incendio doloso che nel 1971 aveva distrutto il vecchio mulino, dichiarato monumento nazionale l'anno precedente.


Fuoco che danneggia la pietra, forse, ma non certamente l'amore e la passione per il lavoro e la cultura del grano che negli anni si era fatta forte in Angelo Quaglia, come l'incessante corrente del fiume che faceva muovere le pesanti macine in pietra.


Chiara presenta il Maestro Rolando Morandin e la figlia Francesca, coadiuvati dalla presenza di Giulia, una giovane donna - fatta di pietra viva -  che ha appeso al muro le due lauree conseguite con successo per vivere anch'essa di passione. E qui si alza la frequenza della musica e mi arricchisco di una consapevolezza: "nella vita il tuo pane non te lo mangia nessuno".


Rolando, con un tono di voce pacato e morbido, di chi ha molto imparato e molto insegnato, inizia a raccontare la sua personale storia d'amore con il lievito madre e ce lo presenta, con l'orgoglio di un padre amorevole ed amato: una massa viva di 48 anni. Praticamente una mia coetanea!


"Io faccio il mestiere più bello del mondo: ogni giorno lavoro e tocco una cosa viva. E le cellule sanno molto di te, sentono come stai perché sono molto intelligenti".
Lieviti selvaggi che fermentano, producono, imparano e condividono. Lieviti rock!

E qui la musica alza il ritmo, si sente una chitarra elettrica sullo sfondo mentre le parole di Rolando mi fanno tornare in mente le regole di San Benedetto, nel tempo svilite nella sintesi del detto "ora et labora" ma che, secondo il monaco benedettino, avevano un significato molto più profondo e coinvolgente (non per niente i suoi confratelli tentarono ben due volte di avvelenarlo, considerando il suo stile di vita troppo "duro" da sopportare). 
San Benedetto infatti considerava fondamentale la presenza dei giovani per la realizzazione di un progetto: i giovani portano linfa e forza nuove, sanno prendere l'iniziativa con freschezza e insegnano a chi si sente già arrivato l'accettazione dell'errore, tipico di chi è senza esperienza.




Come un atleta che ha già qualche olimpiade alle spalle Rolando passa il testimone a sua figlia, Francesca. Sa che lei saprà portare avanti la sua parte di corsa e consentirà il successo dell'intera squadra. Sguardi, lievi tocchi, sorrisi ma anche passi ceduti e interventi energici in una sinergia che racconta molto di più di quanto un curriculum vitae possa dire: "Adesso Francesca vi dice.. adesso Francesca vi farà vedere..", un rispetto profondo l'un per l'altra. Il maestro che racconta sereno di avere "solo" la 5^ elementare e l'allieva, laureata, che ringrazia il padre in ogni suo gesto. Il dono più grande che un genitore possa ricevere.






In questa sinfonia di emozioni, che alle volte mi hanno stordita, lo confesso, entrano prepotenti gli altri ingredienti che hanno contribuito a rendere questi giorni davvero unici: la farina Petra (che già conoscevo e che ho imparato ad amare ancora di più), i canditi succulenti, il burro giallo e goloso, i turgidi bacelli di vaniglia, lo zucchero cristallizzato per brillantare delicate viole e ammiccanti rose..profumi, odori, sapori che si sprigionano dalle impastatrici, dalle mani, dai forni e impreziosiscono la pelle e il palato.













La consapevolezza di Angelo Quaglia, in un periodo storico in cui il boom economico puntava alla quantità e non alla qualità, è stata proprio quella di considerare la bontà della propria farina come uno stile di vita, un mantra che non è mai venuto meno e che si è reso manifesto in tutta la sua efficienza durante la visita guidata al molino. Una cattedrale gotica di acciaio e tecnologia, un luogo che mi ha rapita ed emozionata (infatti ero sempre l'ultima del gruppo che mi ha dovuto aspettare più di una volta mentre, con il naso all'insù, mi godevo le ragnatele di tubi luccicanti e l'ordine svizzero di bulloni belli come canditi). 


Un luogo dove entra il grano ed esce farina. Farina che diventa arte. Farina che si modella con il fuoco.




Confesso che ho ricevuto moltissimo in questi tre giorni, emozioni che non provavo da tempo, fuori da quel circo chiassoso e pieno di sè che molto spesso è il "mondo" che racconta l'enogastronomia.

I saluti sono arrivati troppo presto e il ritorno a casa, con l'improvvisa scomparsa della nebbia, ha ulteriormente rafforzato la convinzione di aver vissuto 48 ore in una diversa dimensione.

Ringrazio di cuore i padroni di casa, Chiara, Pietro e Andrea per avermi dato la possibilità di aver conosciuto Ronaldo, Francesca e Giulia. E Sarah che purtroppo non ha potuto essere con noi, colpita da una tonsillite atomica.
Grazie anche a Gabriele e alla sua pazienza nel seguirci e produrre lo splendido video che apre il post.
E grazie alle amiche foodbloggers per aver condiviso momenti davvero unici. 


p.s.
Con il lievito madre che Rolando ha donato ad ognuna di noi, nei giorni successivi ho prodotto due pani, seguendo pedissequamente quanto riportato per il pane per il lievito madre day . Un po' del fantastico pane prodotto l'ho lasciato essiccare così da ottenere una materia prima superba per due piatti "poveri" che posterò nei prossimi giorni, lavorando con questa colonna sonora, secondo una teoria che vede il rock ispirato proprio dai canti gregoriani come la new age degli anni 90 :)

8 ingredienti:

  1. Che bella esperienza! Quanto sarebbe piaciuto anche a me esserci, vista la mia grande passione per il lievitati ed il lievito madre. :)

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  2. Ciao Lory, se sei un'appassionata avresti davvero vissuto momenti unici. Prova a dare un'occhiata al sito del Molino Quaglia: fanno spesso corsi su lievito madre e magari l'anno nuovo potrebbe essere l'occasione giusta!

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  3. Tutto meraviglioso...che "invidia" (buona :))) Esperienze che non si dimenticano, Brava!!! Buona domenica I cuochi di Lucullo

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  4. Che meraviglia di post! Me lo sono letto tutto d'un fiato. Bellissime le foto dei tubi, come dici tu, una cattedrale gotica d'acciaio! Non passo spesso da queste parti, ma da oggi cercherò di tornare a trovarti più spesso. Seguo anch'io il suggerimento che hai dato a Lory e vado a vedere il sito del Molino Quaglia. Grazie!

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  5. Questo post è uno spettacolo... grazie per aver condiviso con noi questa vostra fantastica esperienza!

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  6. Anna Maria, questo è un reportage eccellente!!! Che foto splendide!!!!!!!

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  7. @Grazie Cuochi di Lucullo!
    @Ciao Alessandra e benvenuta. Dimmi se posso aiutrti con le info per il Mulino Quaglia!
    @Muscaria @Ornella: grazie di cuore Ragazze, in questo caso raccontare è stato davvero semplice :)

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