Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

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Nel 2015 avremo Saturno contro. Ma anche Giove nel Leone e Urano nell'Ariete. Servono una fiaba ed un finger food



- Lei si è mai drogata?
- No, io faccio l'uncinetto.
Ho scelto una delle più belle frasi del famoso film di Ferzan Ozpetec, "Saturno contro”, girato nel 2007 che, nella narrazione sulla separazione in realtà elabora un lutto, per il benvenuto al nuovo anno che verrà.

Saturno è il pianeta del tempo, della saggezza e, da un certo punto di vista, della vecchiaia e ci sfiora o ci abbatte ogni trent’anni, chiedendo i bilanci del nostro operato, pretendendo razionalità e concretezza, esigendo il taglio dei rami secchi. Ci potrebbe massacrare, è vero, ma è esattamente quello che dovrebbe fare ogni bravo contadino dinanzi all’albero da potare.
La potatura inizia con un’analisi, e quindi con una riflessione, sulla tipologia dell’albero, la qualità della terra che lo accoglie, se può svettare maestoso oppure è compresso dalla presenza ingombrante di altri alberi e arbusti. Alle volte parassiti.
Poi lo toccherà, la sua corteccia ed i suoi rami, per rendersi conto di ferite vecchie e nuove e della loro guarigione, e per assicurarsi che la linfa scorra in lui senza intoppi, fluida. Energia per la vita.
Guarderà l’esterno per comprendere l’interno e quindi inizierà a tagliare, a ripulire bene.
Corpo, mente e spirito.
Ecco cosa chiede Saturno.
Saturno in Sagittario indica quindi il ritorno ad una “tensione etica” e forse ci ripulirà finalmente dal vuoto, dalla superficialità  e dal narcisismo degli anni ’80.
Giove nel Leone e Urano nell’Ariete, segni di fuoco come il Sagittario, infine porteranno “luce, chiarezza, cuore, passione”. Come suggerisce anche la lunga sosta di Venere nel Leone, il pianeta della piccola fortuna, quella quotidiana, quella del sorriso sincero.
Tutti insieme a far piazza pulita di segreti e bugie, di mistificazioni ed oscurità.
Insomma, sarà tutto meno cool ed i meriti, reali e non percepiti, saranno il frutto della raccolta di quanto seminato. Frutto di lavoro costante, di fatica, di regole. Di etica.

Anche nel mondo del food, mi auguro. A prescindere dall’Expo. 
Una vera consapevolezza di cosa vuol dire “salvare il pianeta”. Parafrasando una citazione famosa del film “Gli intoccabili”, la fine delle “chiacchiere del distintivo”.


Il mio dono, per il 2015, in linea con quanto detto sopra, è un finger, sviluppato per l'appena trascorso TecnoeFood, Salone Biennale dedicato alla ristorazione del Nord-Est, dove ho cercato, nel suo sviluppo, di raccontare il cibo attraverso tutti i sensi.

Durante il cooking lab ho chiesto ai presenti di cercare con lo smartphone una canzone dei Radiodervish che amo davvero molto, Everan, cantata dall'artista libanese Nabil Salameh. Il testo racconta una fiaba dolcissima, quella di una bimba che chiede ad una fata di possedere la Luna e questa le chiede un sacrificio: per dieci mesi, ogni mese, dovrà rimanere sveglia una notte. Durante l'ultima notte però la bimba si addormenta e la fata, intenerita, la vuole premiare lo stesso: per tutta la vita il suo cuore resterà un cuore di bimba, puro, intimamente connesso con la natura e con l'unica e vera grande bellezza ovvero quella dell'Universo.

Con le sue note Everan ha avvolto gli ingredienti e gli strumenti di lavoro, mentre il finger prendeva forma nel racconto e nell'ipotetica cucina di una popolazione araba nomade, magari i Tuaregh, che quindi non poteva avere a disposizione strumenti troppo sofisticati, nè lunghissimi tempi di lievitazione o luoghi dove far riposare e maturare prodotti caseari (il tema dei laboratori) ma grande comunque era il desiderio di far festa, di condividere, di portare luce ed energia in un incontro. 
Un severo pane di segale, Saturno, sorregge una terrina preparata con il Blu di Langa e con la Labna, un prodotto del latte preparato dai nostri vicini di Mediterraneo. A dare profumo il coriandolo, la spezia della condivisione, e il pepe nero di Sarawak, dalla presenza importante ma non invadente. La croccantezza portata dai pistacchi e l'elegante dolcezza dei datteri completano la farcia racchiusa ai lati da sfoglie di Blu di Langa.
La decorazione richiama ancora severità, grazie alla fava di cacao, il mediterraneo, con la julienne di arancio candito, e un sorriso, per la presenza svettante della cialda di tapioca colorata con la purea di rapa rossa.

Vi lascio con la traduzione del testo della canzone, ovvero con la bellissima fiaba ed il messaggio di fatica e di speranza in essa raccolto.

Passarono i giorni / E la fanciulla da sola / Sognava in segreto / La luna che viaggiava nel cielo /Dolci tracce di gigli e d'argento/ Un viso grazioso che s'illuminava/Quando i raggi della luna lo accarezzavano /Ma la luna è altissima nel cielo/Costerà dieci lunghe notti di veglia/Se io fossi una stellina/Darei al mio amore/ Pur di averlo vicino/ L'anima e la luce dei miei occhi/Il sogno della fanciulla/Diventava di giorno in giorno/Sempre più grande/ E una notte mentre dormiva/ Venne nel sogno una fata/Che le pronunciò queste parole:/Avere la luna ti costerà tantissimo/Sono dieci lunghe notti di veglia/ Se io fossi una stellina/Darei al mio amore/Pur di averlo vicino/L'anima e la luce dei miei occhi.

Buon 2015.



Terrina di Blu di Langa con labna, datteri, pistacchio e pane alla segale tostato con julienne di arancia candita e miele di castagno

Ingredienti (per una terrina di 18-20 cm circa)
500 gr di Blu di Langa
250 gr di labna (500 g di yogurt bianco, una presa di sale e qui la tecnica per la preparazione )
50 g di pistacchio
50 g di datteri
1 cucchiaino di pepe nero di Sarawak
1 cucchiaino di coriandolo
5 g di colla di pesce.

Procedimento
Mettere in ammollo la gelatina in acqua fredda.
Tagliare i datteri a julienne e tritare grossolanamente i pistacchi.
In una ciotola mescolare la labna con datteri, pistacchi, le spezie e la gelatina strizzata e sciolta a microonde ed inserire la farcia in un sac a poche.
Tagliare il Blu di Langa a fettine sottili.
Foderare la terrina con pellicola alimentare lasciando che ne sporga un po’ dai bordi.
Foderare con le fettine di blu le pareti della terrina e riempire con la farcia, livellare e terminare con un ultimo strato di blu.
Abbattere in negativo.
Coppare il pane di segale con un taglia biscotti diametro 5 cm, tostarlo, porre alla base un velo di miele di castagno ed una fettina di terrina (portata a temperatura ambiente).
Guarnire con julienne di arancio candito, crue di cacao e cialdina di tapioca alla rapa rossa. 

Mini plum-cake di prosciutto crudo MondoSnello con mais e fieno greco: il maiale e la polenta in un finger


"Oh tasi, cara ti, che ti me fa andar in deliquio!"

Così risponde Arlecchino a Rosaura quando questa, in un crescendo wagneriano, spiega all'amico affamato come preparerà una calda, morbida e soprattutto abbondante polenta.
Nelle terre venete la polenta, dalla comparsa del "grano turco" (dove per turco si intendeva qualsiasi cosa "foresta"), diventò la sovrana della tavola essendo appunto impensabile preparare una qualsiasi pietanza senza il dorato accompagnamento: con il formaggio, con i funghi, con gli "osei" e con gli "ossetti". Buona anche fredda, ma rigorosamente abbrustolita e anche nella release dessert, semplicemente addolcita con zucchero semolato.

Nel blog di Allegra troverete un po' di storia del mais e delle campagne venete e anche una nuova ricetta dove un abbondante e fumante piatto di polenta e costicine diventa un glamour, e light, profumatissimo mini plum cake da proporre ad un tranquillo brunch domenicale.


Mezzi paccheri con mousse di bufala e datterini confit per #primiditalia: un Festival tutto da gustare

Ciclicamente la pasta, il cibo per eccellenza della nostra cultura enogastronomica, subisce attacchi da più parti, vuoi anche per uno stile di vita che ci vede sempre meno propensi a staccare la giornata lavorativa con un piatto gustato nell'intimità della nostra casa. Così il consumo, nel corso degli ultimi decenni, è stato penalizzato, e con esso, spesso, anche quelle belle tavolate cariche di colori, di allegria e di tradizione culinarie.

Così, nel 1999, nasce un Festival molto particolare che accende i riflettori proprio sulla pasta, considerata "una tentazione, un piacere, una gratificazione, un’occasione di convivialità... " e molto altro ancora.
Nel corso degli anni il Festival si è evoluto, senza mai venir meno al mantra della qualità, e si è arricchito della presenza di chef stellati e delle loro interpretazioni di questo primo piatto dalle infinite declinazioni. E quest'anno gli eventi ad esso legato saranno ancora più caleidoscopici ed accattivanti!

A Foligno infatti, dal 26 al 29 settembre il Festival farà di tutto per divertire il suo pubblico: le sfilate con gli abiti fatti di pasta, le performance artistico-gastronomiche, le gallerie dei formati speciali, le mostre, i libri, il cinema e tanti spettacoli. Inoltre, come per gli scorsi anni, tante sono state le regioni italiane che hanno onorato il Festival con la loro presenza - Veneto, Piemonte, Sicilia, Abruzzo, Puglia, Calabria, Liguria, Marche, Toscana e quest’anno anche la Sardegna - presentando il meglio delle loro produzioni, e le aziende agroalimentari umbre che hanno avuto l’occasione di far conoscere i loro prodotti al grande pubblico del Festival.


Quest'anno il Festival ha voluto avvalersi della collaborazione di alcune foodblogger sia per la creazione di ricette inedite che per la partecipazione ad una serie di eventi.

Ci sarò anch'io, nella giornata di domenica, dove vivrò un pomeriggio alquanto intenso:
alle ore 16:00 sul palco de I Primi d’Italia per la presentazione/svolgimento/premiazione del Contest “Diventa Chef-Il Primo d’Italia”, insieme ad Anna Moroni e alle altre FoodBlogger coinvolte.
Alle ore 17:00 sarà la volta de “I Primi Lab” PASTA LA MOLISANA dove racconterò step by step i piatti che lo Peter Brunel ha studiato per l'occasione ed alle 18.00 un cooking show tutto dedicato alla pasta nell'appuntamento de I PRIMI A PALAZZO - La Tavola delle Meraviglie dove, a Palazzo Balducci-Spinola, vi presenterò alcune mie ricette per i "Primi Finger Food".

Vi aspetto quindi a Foligno, e sui social con l'hastag ufficiale #iprimiditalia, e nel frattempo Vi lascio con una delle ricette che presenterò.



Mezzi paccheri farciti con mousse di mozzarella di bufala e pomodorini confit

Ingredienti (per 4 persone)
20 Mezzi Paccheri di grano duro, 200 g mozzarella di bufala, 200 g ricotta di bufala, 100 g panna fresca, 500 g di datterini, olio evo, sale, pepe nero lungo, 1 cucchiaio di zucchero di canna, un mazzetto di basilico fresco.

Procedimento
Lavare i datterini, stenderli in una leccarda protetta con carta forno, condirli con un filo di olio evo, sale in fiocchi, pepe nero macinato al momento e lo zucchero di canna. Cucinare nel forno statico già caldo a 150° C per circa 1h e mezza.
Lessare in abbondante acqua salata i mezzi paccheri (in caso si volesse considerare questo piatto come un primo piatto considerate 5-6 mezzi paccheri a commensale) secondo le indicazioni del produttore. Scolare, abbattere immediatamente la temperatura, mescolare con un filo di olio evo e mettere da parte.

In un frullatore o con un mixer ad immersione frullare la bufala tagliata a tocchetti e la ricotta con un po’ di liquido di conservazione della bufala fino ad ottenere una mousse consistente, unire la panna, regolare di sale e profumare con un po’ di olio evo. Mettere in composto in un sac a poche e mettere da parte.

Frullare le foglie di basilico fredde con un po’ di olio evo fino ad ottenere un’emulsione. Mettere da parte.
Frullare una parte dei datterini confit, passare il composto al chinois e mettere da parte.

Comporre il piatto mettendo un po’ di coulisse di datterini sul fondo di un piattino da finger, appoggiare il mezzo pacchero farcito dalla mousse di bufala, terminare con un po’ di emulsione di basilico e un datterino intero.

Orto fritto e frattaglie assortite

Come ci si abitua all'affrancamento dei figli? Semplice, non ci si abitua. O meglio, si fa puntualizzando comunque che era meglio quando erano piccoli. Anzi, quando stavano nella pancia, tranquilli e sotto controllo.

Succede che un giorno entri in camera di tuo figlio e scopri sopra la sua scrivania un libro. Un fatto sospetto, quantomento in piena estate. 
Ti avvicini e la copertina riporta "Manuale e quiz per Patente A". 
Patente. Moto. COME MOTO?!? Ma se quand'era piccolo non ha mai degnato di uno sguardo il girello!! Cosa se ne fa di una moto, che per andare in giro bisogna guidarla! E chi la guida?!
Giusto, la guida lui. Del resto qui c'è il manuale di guida.
Ed improvvisamente lo stomaco, il cuore e il fegato diventano un agglomerato di frattaglie assortite, attorcigliate fra loro e terribilmente dolenti.


La città è una giungla! La strada è piena di pirla che mettono la freccia a sinistra per girare a destra e aspettano tu sia quasi a tiro per uscire improvvisamente dalla laterale. E visto che hanno le mani occupate con sigaretta e cellulare come fanno anche ad usare il volante?
Ok, sta studiando la teoria e questa è cosa buona e giusta. Beh, anche Marquez ha studiato la teoria e poi corre a 300km/h appena uscito dalla sala operatoria! 
Giusto, un esame da solo non basta. Voglio vedere io come guida, cosa vuoi che ne sappia l'esaminatore? Mica l'ha partorito lui, La Creatura.

"Voglio vedere come guidi: ti seguirò mentre vai in moto. La strada, il traffico sono pieni di insidie e bisogna essere esperti ed emotivamente controllati per affrontarli in maniera corretta."


Si parte.
Giubbetto con protezione, casco iperprotettivo, guanti che proteggono. Motore acceso, ingranata la marcia.

Rotonda. "Ma chi ha deciso di mettere tutte queste rotonde in questo cavolo di paese?! Stavano davvero così antipatici i semafori?! E visto che sono finiti i soldi il Comune non le cura! Ma questa non è una rotonda: è una foreste di mongrovie!! Come si fa a vedere chi giunge dall'altra parte?! ATTENTO!! Scusi Lei, con quella macchina che va a pallet, lo sa o non lo sa che la precedenza è di chi è dentro la rotonda?! Dia retta, resti fuori e la prossima volta vada a piedi".
Passaggi pedonali. "Ecco: qui basta scendere dall'auto e tutti si credono dei pedoni. Scusi, ma le ha viste le strisce? Bravo! E lo sa che prima di attraversarle bisognerebbe guardare a destra ed a sinistra?! Ma prego, si accomodi, per carità la strada è tutta sua!!"
Ciclisti. "Oh ecco Moser! Ma credi di essere alla Vuelta?! E serve proprio essere tutti in fila orizzontale? Guarda che la carreggiata è delimitata dalla linea di mezzeria, che se anche non vi raccontate tutti gli affari vostri in bici non succede mica niente!"
Motorini. "Ma cos'è quel coso li'? Un motorino?! Cioè un signore di 150 kg sopra un motorino (ma dov'è finita la sella?!) con attaccati al manubrio sacchetti stracolmi di biete è un motociclista?! Dia retta, lei deve prendere a patente C per muoversi! E mettere il cartello per carichi ingombranti!!"
Auto. "Ma i punti della tua patente sono quelli del Mulino Bianco?! Ma sai cosa vuol dire andare in auto? Dai, forza, stringi un po' più a destra che così parcheggi direttamente in canale. MA COSA STAI FACENDO?! Guarda che ti strappo i pneumatici a morsi!!".

Finito il giro, si rientra.
"Allora mamma, che ne dici?"
"Si Amore, sei bravo. Prudente e concentrato. Metto su una camomilla, ne vuoi un po'?"


E se non vi dovesse piacere la camomilla vi propongo un piatto ugualmente molto rilassante: ortaggi fritti. Ovvero un caleidoscopio di tuberi e radici che se vogliamo possiamo anche mettere in un sacchetto :)


Orto fritto, ovvero chips croccanti di verdure

Ingredienti
patata a pasta gialla, patata vitellota, carota, pastinaca, cipolla, sedano rapa, ravanello, farina 00, olio di semi di arachidi per friggere, sale.

Preparazione
Portare l'olio a temperatura: deve essere ben caldo, almeno 180°.
Lavare bene le verdure (ma non pelarle), asciugarle e tagliarle sottilmente con la mandolina a rondelle o a julienne. Passarle velocemente nella farina setacciata un paio di volte e inserita in un paio di sacchetti di plastica: scuotere con forza affinché si infarinino completamente e passarle al setaccio così da eliminare quella in eccesso.
Friggere velocemente poche verdure alla volta, per non abbassare troppo la temperatura dell'olio, raccoglierle con il ragno (mestolo forato adatto per la frittura), far assorbire l'olio in eccesso depositandole in vassoio coperti da carta assorbente e salare leggermente solo alla fine, al momento del servizio, magari con sale in fiocchi o di Maldon. 


Croissant salato con petto d'oca e Granny Smith al Calvados e il contest di q.b. fvg "Le Mele nel Piatto"

Fabiana Romanutti, deus ex machina di q.b. fvg, il mensile enogastronomico dell'Eurozona con sede a Trieste, lo scorso numero aveva lanciato alle blogger una sfida a suon di ricette ed essendo luglio l'ingrediente principe non poteva che essere la pesca.
Decine e decine di ricette in redazione e una proposta: perchè non replicare con la mela?


Detto fatto! 
Con "Le mele nel piatto" Fabiana attende le vostre ricette e c'è tempo fino al 21 settembre per vincere premi golosi messi a disposizione da Pantianicco, piccola località del medio Friuli dove si celebra da decenni la Mostra regionale della Mela: 1°premio 50 chili di croccanti mele. 2° premio: 12 bottiglie di sidro. 3° premio: 12 bottiglie di succo di mele. 
La giuria qualificata comprende anche gli organizzatori della mostra. Siccome non c'è nulla di più efficace del cosiddetto "effetto stellare" (leggi: passaparola) Fabiana è certa che le foodblogger che hanno partecipato al concorso faranno da cassa di risonanza a questa suggestiva Mostra regionale. 
Come prima immagine una creazione strepitosa di Cerise Doucède.

Ed ecco la mia ricetta: un panino in versione gourmet dove un soffice croissant salato accoglie due stagioni: la freschezza della cipolla di Tropea e della Granny Smith, che ricordano l'estate oramai agli sgoccioli, e il profumo intenso di un petto d'oca e di una senape appena addolcita con il miele, per salutare l'imminente autunno.



Croissant salato con petto d’oca e granny smith al Calvados

Ingredienti
2 croissant salati, 8 fette di petto d’oca, 1 mela granny smith, 1/2 cipolla rossa, 3 cucchiai di panna acida, 1 robiolina freschissima, misticanza, Calvados, limone, sale e pepe nero del Madagascar, timo, senape in grani e miele di acacia o mille fiori, burro chiarificato.

Procedimento
Mondare e tagliare le cipolle a fettine sottili
Mondare la mela, privarla del torsolo, tagliarla in dadolata, spruzzarla con unpo' di succo di limone e saltarla in una padella con un po' di burro per qualche minuto. Fiammegiarla conil Calvados e mettere da parte. 
In una ciotola mescolare la robiola con un po’ di panna acida, qualche fogliolina di timo e una macinata di pepe.
Accendere il forno a 180°, tagliare il croissant a metà, spalmarlo con la crema di formaggio, in successione farcire la base con la cipolla, la misticanza, la mela, le fettine di anatra.
Chiudere il croissant, sistemarlo sulla griglia del forno coperta con carta d’alluminio e cucinare per max 5’ a 220°.

Servire con una salsa di senape di Digione addolcita da miele.



Per info: info@qbquantobasta.it e Buon contest a tutti!

#Vinitaly, Quota 101: il contest "Street Food" diventa un ricettario


Un aperitivo con il Malterreno abbinata ai neroncini, originale ricetta street food delle foodblogger Briciole in cucina. Quota 101 , giovane azienda agricola dei Colli Euganei (Padova), ha scelto questa iniziativa per presentare il quaderno che raccoglie le ricette che hanno partecipato al contest 101 Street food. Lo scorso ottobre venti foodblogger hanno ripensato una ricetta della tradizione dello street food in abbinamento al Malterreno (vino bianco da uve Tocai e Garganega). 

Su tutti vincitore è stato il blog Briciole in cucina con i Neroncini, un arancino con riso Venere e capesante. Le autrici, Danila e Camilla, saranno presenti al Vinitaly per una degustazione della loro ricetta abbinata al Malterreno Quota 101. Appuntamento martedì 9 aprile alle 12.30 al Padiglione 5 Stand E7
 


Per chi si fosse perso il contest, qui e mentre qui la mia ricetta.
Buona lettura!

"I cigni cantano prima di morire; non sarebbe un brutto affare se certa gente morisse prima di cantare".


Avete notato che nessuno canta più?

Ok, prova provata sul campo tipo Art Attack e, se si ha la fortuna di abitare in periferia, l'esperimento sarà sicuramente molto semplice.

Prendete la bicicletta. Fatto?
Salite alla Bersagliera (occhio alla sella!). Fatto?
Bene, ora aggiustate il battito cardiaco e con tutta la calma di questo mondo (come se  foste una panda rossa della Telecom-manutenzione a 5' minuti dalla fine dell'orario di lavoro che, davanti a voi sull'orlo di una crisi di nervi, occupa la carreggiata centrale percorrendola a 30 km/h) pedalate zigzagando, magari un sabato o una domenica mattina.
Cosa si sente? Tagliaerba in funzione per il prato di casa, minicompressori in funzione per il lavaggio dell'auto, qualche urlo montessoriano per inquadrare la prole vivace, cani che abbaiano al cancello e un po' di musica, per lo più in inglese ma nessuna voce umana che canti. E se provate a curiosare attraverso le ringhiere o i cancelli vedrete che dalle orecchie delle persone, in faccende varie affaccendate, escono minuscole protuberanze bianche che spariscono all'altezza del bacino. Tipo notizie dall'interno.

I miei ricordi di bimba mi fanno tornare alla mente i film in bianco e nero dove gli uomini cantavano sotto la doccia o facendosi la barba, come pure le melodiose voci femminili, alcune anche da mezzo soprano, che gorgheggiavano mentre si occupavano delle faccende domestiche. E si sentiva anche fischiettare. 



Ora non più, si canta solo in televisione, dopo aver percorso centinaia di chilometri per raggiungere un luogo dove si trovano altre migliaia di persone che vorrebbero fare la stessa cosa ovvero cantare, pardon, urlare. Evidentemente a casa la doccia era sempre occupata.
Ma cantare, pardon, urlare non basta. Bisogna farlo davanti ad una giuria che, a meno che tu non sia portatore sano di corde vocali geneticamente modificate, il più delle volte ti fa sentire una caccola pelosa. 

E che canzoni si cantano, pardon, si urlano? Una volta c'era Pippo che non sapeva nulla, le Papere che volevano fare conversazione con i Papaveri, le Insalate di Maramao precocemente scomparso, i bimbi a cui girava la Ciribiricoccola, dell'Immensità di Don Backy e dell'invito a Volare di Domenico Modugno.
Ora si parla, pardon, si urla solo di amore. Ma non l'amore bello, quello che ti riempie la vita e che ti fa crescere dentro bensì l'amore problematico, sfigato, triste, smunto, depresso. Sembra che ci si metta insieme solo per dire, pardon, urlare "maledetta quella volta che ci siamo messi insieme!".
Però piace e c'è sempre qualcuno che arriva "uno" e poi subito in vetta alle classifiche.

Una volta raggiunta la notorietà la strada però è tutta in salita: sistemati denti-naso-labbra-tette, dimagrisci, occhio ai brufoli, trova uno stilista e un ufficio stampa che segua i follower finti che intasano i tuoi profili e trovati un moroso da farti rubare dalla Belen di turno così da poter cantare, pardon, urlare che l'amore è una gran sfiga e che ci si può fidare solo della mamma.

Che nostalgia di quei tempi quando Pupo cantava "Gelato al cioccolato/dolce un po' salato/tu, gelato al cioccolato" il cui testo fu scritto da Malgioglio, celebre autore di Mina. La leggenda metropolitana racconta che Pupo rifiutò le avances di Malgioglio il quale, indispettito, compose la canzone ricordando un appagante appuntamento notturno avuto con un ragazzo di colore. Trasformandolo così in un innocente motivetto "estivo" degli anni '80 ;)

Canticchiando in cucina, in compagnia dei primi colori dell'autunno, ho "composto" la seconda variazione sul tema "Caprese": prima quella croccante, con i pomodorini confit e la granella di pistacchio, e ora questa soffice. Della serie, musica nuova in cucina.


La “caprese soffice”: spuma di burrata e pomodori con basilico croccante

Ingredienti (per 4 persone)
Spuma di pomodoro
400 gr di pomodori maturi, 1 spicchio d’aglio rosa, 200 gr di passata, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, tobasco, sale, pepe nero macinato al momento, 3 fogli di colla di pesce, qualche bella foglie di basilico fresco, olio evo, coriandolo.
Spuma di burrata
250 gr di burrata, 100 gr di panna fresca, 100 gr di latte fresco, ½ foglio di colla di pesce, sale, pepe bianco.
Qualche bella foglie di basilico fresco, olio evo, coriandolo

Procedimento
Sbollentare per 2’ minuti i pomodori incisi a croce sulla superficie, raffreddarli nell’acqua fredda, pelarli, eliminare i semi, tagliarli a tocchetti. Privare dell’anima centrale verde lo spicchio d’aglio, tagliarlo finemente ed unirlo ai pomodori. Frullare il tutto emulsionando con il succo di pomodoro, qualche goccia di tabasco, un paio di cucchiai di olio evo e regolando di sale e pepe. Passare al colino, unire la colla di pesce ammollata in acqua fredda e sciolta a bagnomaria (o 15’ al microonde), mescolare bene con un frustino. Versare il tutto in un sifone, unire 1 cartuccia di gas per il sifone da 500 gr e 2 per quello da 1 chilo e mettere in frigo capovolto per almeno 3 ore.

Frullare la burrata con la panna, il latte, il sale e il pepe fino ad ottenere una crema morbida. Unire la colla di pesce ammollata in acqua fredda e strizzata e stemperata a bagnomaria. Versare il composto nel sifone da ½ litro, caricare una cartuccia e conservare in frigo capovolto fino al momento del servizio o comunque per almeno un’ora.

Nell’olio evo ben caldo friggere le foglie di basilico e appoggiarle sulla carta casa per eliminare l’eccesso di olio.

Comporre il bicchiere iniziando dalla spuma di pomodori, unire successivamente la spuma di burrata e terminare con una macinata di coriandolo e le foglie di basilico.

Cucinare con Staub e Zwilling: ci vediamo Dal Toscano a Mantova. Con delle Schiacciate grigliate con feta profumata al timo

E' finalmente scoppiata l'estate ma per me, che devo ancora affrontare seriamente il cambio di stagione del mio armadio, non è davvero un grande problema.
Beh, oramai i capi d'abbigliamento che indosso quotidianamente sono la giacca da cuoco ed i grembiuli declinati nei colori che amo maggiormente ovvero i bianchi e i neri, i grigi e i le tinte naturali. Quindi rimane un solo grande dilemma: come togliere certe macchie che sembrano diventate un tutt'uno con il dna ;)



Quando scoppia l'estate poi accendere il forno diventa un supplizio di Tantalo e ci si concentra su cotture un po' diverse utilizzando magari il wok o la tajine. E anche la bistecchiera, ovviamente.
Strumento in ghisa Staub che, il prossimo martedì 19 giugno, presso gli amici de "Dal Toscano", sarà il protagonista di uno showcooking in compagnia dell'acciaio dei coltelli Zwilling.

Il minicorso di cucina, dalle 17 alle 19, prevede la preparazione di 3 piatti e del consueto aperitivo di benvenuto: Rillettes di trota con finocchietto e sambuca, Piccata di pollo al mango (bistecchiera), Filetto di maiale con verdure e lime (ricetta thai), Spiedini dolci (bistecchiera).

Nel frattempo, visto che fa caldo sul serio, una proposta davvero sfiziosa ovvero delle Schiacciate grigliate con feta profumata al timo che, grazie proprio alla ghisa smaltata della bistecchiera Staub, si trasformano in un spuntino profumato e fresco, da accompagnare ad una buona birra artigianale.


Vi aspettiamo dunque, a Mantova Strada Romana 48 a Virgilio (MN), il prossimo martedì 19 giugno, dalle 17 alle 19.



Schiacchiate grigliate con feta profumata al timo


Ingredienti (per 4 persone)
200 gr di Petra1 (o farina 0), 150 gr di feta, 2 cucchiai di timo essicato, 1 albume, 1 dl di olio evo, rametti di timo fresco, pepe nero in grani, coriandolo in grani, sale grosso o in fiocchi, acqua fredda.

Procedimento
Setacciare 200 gr di farina e lavorarla in una planetaria con la frusta a gancio con 50 ml di olio evo e 100 ml di acqua fredda ottenendo un impasto sodo ed elastico (ma se non avete la planetaria basta una ciotola metallica e 10' minuti del vostro tempo). Coprirlo con pellicola e lasciarlo riposare per circa 1 ora.

Sbriciolate il caprino, unire il timo secco, un’abbondante macinata di pepe nero, una di coriandolo e far riposare in frigo.

In una spianatoia infarinata dividere l’impasto in 8 parti uguali e “pirlarle” ovvero lavorarle fino ad ottenere altrettante palline. Stendere la pallina fino ad ottenere una sfoglia sottile e rettangolare, spolverizzarle di farina.
Emulsionare l’albume con due cucchiai scarsi d’acqua, dividere e mettere al centro di 4 rettangoli il formaggio, spennellare i bordi con l’emulsione, coprire con i 4 rettangoli restanti sigillando bene i bordi con le dita affinché il ripieno non esca.

Spennellare le schiacciate con l’olio evo rimasto e cucinarle su una griglia ben calda per 2-3’ con la parte unta sopra la superficie calda, spennellare la parte superiore delle schiacciatine, girarle e cucinarle per altri 2-3’.
Cospargere con sale grosso o in fiocchi e decorare con qualche rametto di timo fresco e servire subito.

"Il paradiso in terra non esiste, ma chi va in bicicletta ci arriverà comunque". E dei cestini con feta e cipolla brasata al vino rosso



La bicicletta è un oggetto umile.
Solleva da terra e consente di volare senza darsi troppe arie, con la consapevolezza che è tutto merito delle proprie forze.
A Padova la bicicletta è molto amata, soprattutto dai ladri che, fino a qualche tempo fa, gestivano il mercato direttamente dai parcheggi vicini alla stazione del treno: quando ad una signora venne offerta la propria bicicletta, parcheggiata da poco, ad un buon prezzo si decise di correre ai ripari, e l’amministrazione propose la marchiatura del codice fiscale sul mezzo e ricoveri non troppo costosi ed un po’ più sicuri.


La bicicletta sta bene con tutto: con le amate-odiate rotelle simbolo comunque di indipendenza, con la molletta e il pezzettino di cartone per mimare un motore deliziosamente ecologico, con vezzosi cestini che trasportano cagnolini con tanto di bandana colorata, con studenti dotati delle immancabili cuffiette, con distinti signori in giacca, cravatta e cartella di lavoro in cuoio vissuto, con signore cotonate che trattengono pudicamente la gonna svolazzante, con la coppia di innamorati in bilico tra il desiderio di sfiorarsi e il selciato disconnesso dall’età e dalle rotaie del tram.

La bicicletta è anche rivoluzionaria, alle volte anarchica.
Pensate alla sensazione di onnipotenza che provoca lo zigzagare in sella alla propria bici tra le file di auto sotto il sole rovente. Certo, quando piove chi sta dentro l’auto guarda con un misto di compatimento il ciclista fradicio ma vuoi mettere la soddisfazione in tutte le altre condizioni atmosferiche?
E provate a pensare al concetto di contromano (leggete i commenti di quest'articolo) e di come viene vissuto nelle complicate viabilità cittadine: gli automobilisti truci abbattitori di poveri ciclisti vs pazzi scatenati su due ruote che attentano alla sicurezza di alienati guidatori. Come sempre, tutti contro tutti.
Tranne in una pedalata come quella avvenuta 9 giugno scorso: da Londra ad Amsterdam, da Madrid a Torino e poi fino in Messico, nel mondo si è celebrata la World Naked Bike Ride. Tutti in bicicletta nudi, o quasi, per manifestare contro la cultura del petrolio e l'utilizzo delle macchine.
In automobile non sarebbe stato così divertente, con un motivo di riflessione in più "La vita è come una bicicletta con dieci velocità. La maggior parte di noi ha marce che non userà mai".



Cestini di pasta fillo al cumino con cipolla brasata al vino rosso, feta e pistacchio

Ingredienti (per 18 cestini)
1 confezione di pasta fillo Stuffer (oppure dell'altra pasta fillo di vostro gradimento), 1 kg di cipolle rosse, 200 gr di feta, 1 bicchiere di vino rosso aromatico, una noce di burro charificato, 2 cucchiai di granella di pistacchio, un cucchiaio di cumino in polvere, sale, pepe nero lungo, olio evo.

Procedimento
Tagliare sottilmente le cipolle, rosolarle con poco olio evo, sfumarle con il vino rosso e cucinare per circa 10'. Devono essere cotte ma non sfatte, ancor un po' croccanti. Mettere da parte, far raffreddare, regolare di sale e pepare.
In una ciotola sbriciolare la feta e condirla con un filo d'olio ed un po' di pepe nero lungo.
Stendere un foglio di pasta fillo, spennellarlo con poco burro sciolto e unito al cumino in polvere. Ottenere dei quadrati di circa 10x10 cm, posizionarli in uno stampo da muffin (anch'esso spennellato) e dorarli per pochi minuti nel forno statico già caldo a 190°.
Lasciar raffreddare i cestini e comporli versando una cucchiaiata di cipolle brasate, un po' di feta profumata e una presa di granella di pistacchio.