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CRUMBLE DI MELE, MELANZANE E FAVA TONKA PER FESTEGGIARE "LO PAN NER"


Mettete insieme una mela ed una melanzana, avvolgetele con un crumble di segale, fate un brindisi con un succo limpido di mela e poi mettete in valigia un maglione pesante e qualche libro. Si va in Valle d'Aosta.

La mela, maschio e femmina
“Qui est malum?” Che cos’è una mela? Un pomo sferoidale, simbolo di totalità, dalla buccia o scorza (ma si potrebbe dire pelle) liscia, casto nella polpa dolcemente odorosa, dalla doppia anima (maschile e femminile anche nell’alternanza linguista fra mela e pomo); dalla equivoca sensualità sfumante nell’andoginiosmo, paradisiaco e infernale, beatificante e conturbante, virtuoso e peccaminoso, distributore di felicità corporale ma anche di malignitas, corruttore e distemperatore di umori se gustato acerbo fuori stagione, possibile veicolo di sortilegi e incantesimi.”

Così Piero Camporesi, apre il suo bellissimo “Le officine dei sensi. Il corpo, il cibo, i vegetali. La cosmografia interiore dell’uomo” (Garzanti Editore, 1985) con un capitolo che lui definisce il “geroglifico della voluttà”, racconta come i sensi sono il contraccambio simbolico tra l’uomo il mondo, dove al centro di questo universo c’è il corpo dell’uomo, spazio aperto all’osservazione ed allo scambio.

La festa transfrontaliera de "Lo pan ner"
Come non pensare quindi alla cucina quale migliore luogo deputato alla contaminazione ed all’osservazione? Da quando Lucy ha scoperto il fuoco, passando per le diffidenze dello scambio colombiano fino all’ossessione del cibo senza cibo, la mela e la melanzana sono sempre state presenti, benefiche e malefiche nello stesso tempo.
In occasione della quarta edizione della festa transfrontaliera de Lo Pan Ner-I Pani delle Alpi,  che si terrà in Valle d’Aosta i prossimi 5 e 6 ottobre 2019, Aifb ha dato vita ad un contest a sostegno della manifestazione che racconta la tradizione del pane nero di montagna e della sua cultura popolare (qui tutte le informazioni per godere di un fine settimana diverso dal solito).
Due gli ingredienti indispensabili per la realizzazione delle ricette: la farina di segale, o il pane, e le mele, come quelle tipiche di Gressan, il paese che ospiterà la manifestazione nella giornata di domenica 6 ottobre 2019. Così ho pensato di unirle alle melanzane, una mela-insana, un’ambasciatrice degli ultimi raggi di sole estivi che l’hanno cresciuta e coccolata. Insieme le mandorle, per un sostegno diverso, e la fava tonka, un profumo insolito, come la melanzana.


Eggplants, Tacuinum Sanitatis, SN2644, folio 31v; 1385–1390

In alto i calici
Servite la torta con un succo limpido di mela dell’azienda Zolla 14 ottenuto dalla spremitura dell’intera mela e non da succo concentrato e reidratato. 
Ne ho abbinati due: Auro Cotogna-Renetta del Canada, Riserva 2012 e Auro Fuji, Riserva Speciale 2013 e stanno bene entrambi, a seconda che vogliate avvolgere i vostri sensi con i sentori dell’autunno o della primavera e vi sarà più chiara davvero la cosmografia della voluttà. 

E tra una fetta di crostata e un bicchiere di succo limpido vi racconterò qualche curiosità sulla mela. Mentre la melanzana la metterò da parte per il prossimo contest.


In principio c'erano Eva e Afrodite
Le testimonianze dell’importanza della mela nelle nostre vite partono da molto lontano, ubicate in quel Paradiso Terrestre che, mannaggia alla golosità, ci costò molto caro ed arrivano fino ai giorni nostri. Infatti secondo la tradizione cattolica la storia dell’umanità ebbe inizio quando Adamo si lasciò convincere da Eva a cogliere il frutto proibito dall’albero della conoscenza del bene e del male.
Anche se nell’Antico Testamento si parla soltanto di “frutto”, nella fantasia popolare è da sempre rappresentata con l’immagine di una succulenta e irresistibile mela, forse perchè il nome latino malum evoca senza dubbio il significato di “male”.

Per merito del suo delizioso sapore e delle sue proprietà nutritive, note da sempre, la fama della mela si è tramandata anche nella mitologia greca: fu a causa della mela che Paride diede ad Afrodite che si scatenò la guerra di Troia e tra le dodici fatiche di Ercole c’erano le mele d’oro che l’eroe era stato costretto a sottrarre alle Ninfe Esperidi.
E come non ricordare le mele donate da Afrodite ad Ippomemne come lo stratagemma per distrarre Atalanta durante una gara di corsa: gettate a terra da Ippomene, furono raccolte da Atalanta che rallentò la sua corsa, permise a Ippomene di superarla, vincere la corsa e quindi sposarla.

Gli autori “pavani”, tra cui il Ruzante (Prima Orattione) e il Ceccon (Stuggio del boaro), magnificarono numerose varietà, alcune delle quali corrispondono a quelle antiche, altre possono essere poi ritrovate tra le tradizionali venete:  musiti, ruzene, pioli (le Appiole di Plinio), calamani, dolzani, brutti e buoni, cielà (cielati, maturati all’aperto), dalle coste, musotti, dall’olio.

Nelle culture più svariante, dalla mitologia scandinava alle credenze degli Indiani del Nord America, fino ai misteriosi riti voodo dell’America Centrale, la mela è il simbolo ricorrente di potenza, bellezza e seduzione: nei racconti medioevali le mele incantate donano l’immortalità e, secondo Dante Alighieri, sono la rappresentazione di Dio stesso

Guglielmo Tell, grazie a una freccia scoccata che colpì in pieno una mela posata sul capo del figlio, diventò l’eroe nazionale svizzero, mentre la famosa mela caduta in testa ad Isaac Newton fu protagonista niente meno che della scoperta della legge di gravità.

Apples, Tacuinum Sanitatis, SN2644, 1385–1390

Dalla Grande Mela alla Apple Corps
La “Grande Mela” è il nickname con cui è conosciuta New York, la Apple Corps è la casa discografica fondata dai Beatles e anche Steve Jobs ne ha sgranocchiata qualcuna.

E la mela di Biancaneve? Rossa, lucente, perfetta avvelenò la giovane principessa, ma per fortuna da quelle parti passava un principe innamorato, e divenne simbolo di potere e magia incantato anche per le generazioni più recenti. Sapete che il film “Biancaneve” fu il primo cartone animato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1938?

Un frutto dalle mille contaminazioni ma anche foriero di ispirazioni romantiche visto che trovare l’altra metà della mela significa trovare l’anima gemella. Platone infatti, nella sua teoria del Simposio, spiega che in origine gli uomini erano due persone unite, separate da Zeus che vedeva in quest’unione perfetta troppa arroganza.

L’incredibile bontà della mela, declinata in un’infinita gamma di gusti diversi a seconda delle varietà, sarebbe sufficiente per spiegare le ragioni del successo nel tempo: alla sua straordinaria palatabilità si aggiungono virtù intrinseche uniche, tra cui quelle nutritive, racchiuse in uno scrigno prezioso. La mia ricetta per il contest è quindi un omaggio innamorato al frutto che subito dopo il latte materno ci insegna a mangiare sano.



R - CRUMBLE DI MELE, MELANZANE E FAVA TONKA
La ricetta del vero crumble di mele inglese che ispirandosi ai Tacuina Sanitatis trasforma la mela e la mela-insana in farcia golosa. Provare per credere.

Portata: dessert
Dosi per 8 persone
Difficoltà: media
Preparazione: 40’ più il riposo
Cottura: 50’

Ingredienti
240 g Farina 00 
60 g farina di segale bio
120 g burro
60 g zucchero semolato
60 g zucchero integrale di barbabietola o di canna 
45 g uova intere
1 cucchiaino di miele di barena
1 limone di bio, le zeste
un pizzico di sale

Ingredienti per la farcia
125 g di polpa di mela renetta pulita
125 g di polpa di mela fuji pulita
250 g di polpa di melanzana pulita
80 g di mandorle tostate, macinate a farina
100 g di zucchero a velo di canna
3-4 biscotti secchi di segale 
fava tonka grattuggiata, a gusto
30 g burro
zucchero a velo di canna per il servizio

Procedimento
Setacciate le farine e mettetene metà nella ciotola della planetaria, unite lo zucchero, il burro morbido a pezzetti, le zeste, il miele e le uova.
Lavorate con la frusta a foglia a bassa velocità per 2’, unite il sale, il resto della farina e continuate fino ad avere un impasto omogeneo.
Formate un panetto e lasciate riposare in frigo per tutta la notte.

Mondate e sbucciate le melanzane e le mele, cubettate la polpa e fatela dorare dolcemente nel burro in una padella, in un’unico strato, spolverando di zucchero a velo. Cuocete con coperchio a fiamma dolce per circa 15’ fino a far caramellare la polpa. Abbattere in positivo.

Portare il forno statico a 175°.
Unite la farina di mandorle alla purea di frutta e verdura e profumate con la polvere di fava tonka.
Prelevate poco più di un quarto di impasto e trasferitelo in freezer avvolto nella pellicola: servirà successivamente per il crumble di copertura.
Stendete il resto della pasta su una spianatoia infarinata allo spessore di 5 mm e con questa foderate uno stampo da 23-24 cm con fondo removibile, imburrato ed infarinato. Con i rebbi di una forchetta bucherellate il guscio di frolla e spolveratelo con i biscotti secchi sbriciolati. Distribuite la farcia in uno strato uniforme e con una grattugia a fori grossi, sbriciolate abbondantemente la pasta tenuta in freezer, cercando di coprire il ripieno omogeneamente 
Infornate per circa 35’ o fino a che la superficie prenderà un colore dorato. Sfornate il crumble, lasciate riposare la crostata nello stampo per una mezz’ora, dopodiché trasferitela sopra una griglia e lasciate raffreddare completamente. Spolverate di zucchero a velo prima di servire.

Nel 2015 avremo Saturno contro. Ma anche Giove nel Leone e Urano nell'Ariete. Servono una fiaba ed un finger food



- Lei si è mai drogata?
- No, io faccio l'uncinetto.
Ho scelto una delle più belle frasi del famoso film di Ferzan Ozpetec, "Saturno contro”, girato nel 2007 che, nella narrazione sulla separazione in realtà elabora un lutto, per il benvenuto al nuovo anno che verrà.

Saturno è il pianeta del tempo, della saggezza e, da un certo punto di vista, della vecchiaia e ci sfiora o ci abbatte ogni trent’anni, chiedendo i bilanci del nostro operato, pretendendo razionalità e concretezza, esigendo il taglio dei rami secchi. Ci potrebbe massacrare, è vero, ma è esattamente quello che dovrebbe fare ogni bravo contadino dinanzi all’albero da potare.
La potatura inizia con un’analisi, e quindi con una riflessione, sulla tipologia dell’albero, la qualità della terra che lo accoglie, se può svettare maestoso oppure è compresso dalla presenza ingombrante di altri alberi e arbusti. Alle volte parassiti.
Poi lo toccherà, la sua corteccia ed i suoi rami, per rendersi conto di ferite vecchie e nuove e della loro guarigione, e per assicurarsi che la linfa scorra in lui senza intoppi, fluida. Energia per la vita.
Guarderà l’esterno per comprendere l’interno e quindi inizierà a tagliare, a ripulire bene.
Corpo, mente e spirito.
Ecco cosa chiede Saturno.
Saturno in Sagittario indica quindi il ritorno ad una “tensione etica” e forse ci ripulirà finalmente dal vuoto, dalla superficialità  e dal narcisismo degli anni ’80.
Giove nel Leone e Urano nell’Ariete, segni di fuoco come il Sagittario, infine porteranno “luce, chiarezza, cuore, passione”. Come suggerisce anche la lunga sosta di Venere nel Leone, il pianeta della piccola fortuna, quella quotidiana, quella del sorriso sincero.
Tutti insieme a far piazza pulita di segreti e bugie, di mistificazioni ed oscurità.
Insomma, sarà tutto meno cool ed i meriti, reali e non percepiti, saranno il frutto della raccolta di quanto seminato. Frutto di lavoro costante, di fatica, di regole. Di etica.

Anche nel mondo del food, mi auguro. A prescindere dall’Expo. 
Una vera consapevolezza di cosa vuol dire “salvare il pianeta”. Parafrasando una citazione famosa del film “Gli intoccabili”, la fine delle “chiacchiere del distintivo”.


Il mio dono, per il 2015, in linea con quanto detto sopra, è un finger, sviluppato per l'appena trascorso TecnoeFood, Salone Biennale dedicato alla ristorazione del Nord-Est, dove ho cercato, nel suo sviluppo, di raccontare il cibo attraverso tutti i sensi.

Durante il cooking lab ho chiesto ai presenti di cercare con lo smartphone una canzone dei Radiodervish che amo davvero molto, Everan, cantata dall'artista libanese Nabil Salameh. Il testo racconta una fiaba dolcissima, quella di una bimba che chiede ad una fata di possedere la Luna e questa le chiede un sacrificio: per dieci mesi, ogni mese, dovrà rimanere sveglia una notte. Durante l'ultima notte però la bimba si addormenta e la fata, intenerita, la vuole premiare lo stesso: per tutta la vita il suo cuore resterà un cuore di bimba, puro, intimamente connesso con la natura e con l'unica e vera grande bellezza ovvero quella dell'Universo.

Con le sue note Everan ha avvolto gli ingredienti e gli strumenti di lavoro, mentre il finger prendeva forma nel racconto e nell'ipotetica cucina di una popolazione araba nomade, magari i Tuaregh, che quindi non poteva avere a disposizione strumenti troppo sofisticati, nè lunghissimi tempi di lievitazione o luoghi dove far riposare e maturare prodotti caseari (il tema dei laboratori) ma grande comunque era il desiderio di far festa, di condividere, di portare luce ed energia in un incontro. 
Un severo pane di segale, Saturno, sorregge una terrina preparata con il Blu di Langa e con la Labna, un prodotto del latte preparato dai nostri vicini di Mediterraneo. A dare profumo il coriandolo, la spezia della condivisione, e il pepe nero di Sarawak, dalla presenza importante ma non invadente. La croccantezza portata dai pistacchi e l'elegante dolcezza dei datteri completano la farcia racchiusa ai lati da sfoglie di Blu di Langa.
La decorazione richiama ancora severità, grazie alla fava di cacao, il mediterraneo, con la julienne di arancio candito, e un sorriso, per la presenza svettante della cialda di tapioca colorata con la purea di rapa rossa.

Vi lascio con la traduzione del testo della canzone, ovvero con la bellissima fiaba ed il messaggio di fatica e di speranza in essa raccolto.

Passarono i giorni / E la fanciulla da sola / Sognava in segreto / La luna che viaggiava nel cielo /Dolci tracce di gigli e d'argento/ Un viso grazioso che s'illuminava/Quando i raggi della luna lo accarezzavano /Ma la luna è altissima nel cielo/Costerà dieci lunghe notti di veglia/Se io fossi una stellina/Darei al mio amore/ Pur di averlo vicino/ L'anima e la luce dei miei occhi/Il sogno della fanciulla/Diventava di giorno in giorno/Sempre più grande/ E una notte mentre dormiva/ Venne nel sogno una fata/Che le pronunciò queste parole:/Avere la luna ti costerà tantissimo/Sono dieci lunghe notti di veglia/ Se io fossi una stellina/Darei al mio amore/Pur di averlo vicino/L'anima e la luce dei miei occhi.

Buon 2015.



Terrina di Blu di Langa con labna, datteri, pistacchio e pane alla segale tostato con julienne di arancia candita e miele di castagno

Ingredienti (per una terrina di 18-20 cm circa)
500 gr di Blu di Langa
250 gr di labna (500 g di yogurt bianco, una presa di sale e qui la tecnica per la preparazione )
50 g di pistacchio
50 g di datteri
1 cucchiaino di pepe nero di Sarawak
1 cucchiaino di coriandolo
5 g di colla di pesce.

Procedimento
Mettere in ammollo la gelatina in acqua fredda.
Tagliare i datteri a julienne e tritare grossolanamente i pistacchi.
In una ciotola mescolare la labna con datteri, pistacchi, le spezie e la gelatina strizzata e sciolta a microonde ed inserire la farcia in un sac a poche.
Tagliare il Blu di Langa a fettine sottili.
Foderare la terrina con pellicola alimentare lasciando che ne sporga un po’ dai bordi.
Foderare con le fettine di blu le pareti della terrina e riempire con la farcia, livellare e terminare con un ultimo strato di blu.
Abbattere in negativo.
Coppare il pane di segale con un taglia biscotti diametro 5 cm, tostarlo, porre alla base un velo di miele di castagno ed una fettina di terrina (portata a temperatura ambiente).
Guarnire con julienne di arancio candito, crue di cacao e cialdina di tapioca alla rapa rossa.