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Le previsioni g-astrologiche del 2016: Ariete, Leone e Sagittario con l'antipasto


Il cielo del 2016 anticipa tantissime novità visto che sarà un anno governato da Mercurio,  messaggero degli Dei e pianeta che ha il domicilio primario nei Gemelli (segno doppio: quello che non viene in mente ad uno ispira l'altro) e che simboleggia il contatto intellettivo con il mondo esterno. E di intelligenza ne abbiamo bisogno, oh se ne abbiamo bisogno!
Inoltre i movimenti astrali sembrano quasi anticipare l'era dell'Aquario, quella in cui la tecnologia guiderà le nostre vite, il pensiero positivo sarà predominante sull'azione aggressiva, le fonti di energia saranno rinnovabili e ci sarà una maggiore consapevolezza, maggior rispetto, maggior comprensione. Se continuo così quasi quasi mi candido con i M5S, al netto del chip sottocutanei.

Saturno in Sagittario, Urano in Ariete e Giove in Vergine saranno garanzia di pulizia, soprattutto morale, di riforme importanti nel segno dei diritti civili e di un progresso tecnologico "che voi umani, ecc".
Non solo efficenza, pulizia e professionalità: Nettuno nei Pesci, che ci mette 164 anni a girare completamente lo zodiaco, e che nel segno che rappresentante l'alfa e l'omega di ognuno di noi ha il proprio domicilio primario, indica la Metamorfosi. Quindi prepariamoci: a tagliare i rami secchi, le connessioni sconnesse, le parole inutili ed i piatti sciarpi.

Ariete, Leone e Sagittario sono segni caratterizzati dall'elemento Fuoco e che rispettivamente sono il domicilio primario di Marte, del Sole e di Giove: pianeti concreti, che quando si muovono, anche il veloce Marte, non fanno mai nulla per caso.

Cosa riserverà il 2016 a questi segni così focosi?
A questo punto ho inserito nel mio shaker Barbanera, Branko, i libri dell'Alberti del 1978 e tutte le effemeridi da qui al 3014 e in quattro portate (antipasto, primo, secondo e dessert) vi servirò le previsioni astrali più buone dello Zodiaco: cominciamo quindi con i segni di Fuoco e il resto del menù verrà svelato nei prossimi giorni coni segni di Terra, Aria ed Acqua.

La frase dell’anno per gli Ariete: “Oggi in questa notte calda dolce come il profumo di fiori esotici, svegliati ad una vita che scotta” (Herman Hesse).
Saturno è pronto a darvi i frutti maturati nell'ultimo anno: sta a te disegnare strategie ed affrontare il cambiamento con saggezza e razionalità. Bastano due aspetti per poter annunciare successo e affermazione: Saturno in Sagittario e Urano in Ariete, due eccezionali forze cosmiche in grado di mutare in maniera sorprendente anche la vita personale e affettiva. Quel che invece chiede Giove dalla Bilancia è di non perdere calma. 
Sorridete di più: è gratis.

La frase dell’anno per i Leone: “Non voglio dire che non mi interessi diventare ricca… ma se, dovesse succedere, il mio ego me lo voglio portare appresso… quando mi sveglierò una bella mattina e andrò a fare la prima colazione da Tiffany” (Truman Capote).
Ok, avete ragione, gli ultimi anni sono stati davvero molto duri ma già dai primi mesi del 2016 inizierete a consolidare, soprattutto dal punto di vista economico, l'inizio del raccolto di fine 2015.
Conquisterete autorevolezza, maturità professionale ed indipendenza di giudizio. Ed imparerete che non tutto quel che luccica è oro.
Tutti gli intoppi verranno dimenticati dopo il 9 settembre, quando Giove entrerà in Bilancia e voi passerete notti infuocate sotto il cielo stellato. Non vi siete sposati nel 2015? Cosa aspettate a farlo nel 2016? Magari l'otto agosto.

La frase dell’anno per i Sagittario: “Devi diventare un albero alto, molto alto. La sua cima deve toccare il cielo, i suoi rami devono proteggere la tua casa e tutto quello che ami” (detto degli Indiani d’America).
Saturno, dopo la rapida visita nel 2015, adesso è ospite fisso nel vostro segno fino a dicembre 2017 e sotto il suo sguardo saggio tutto potrà essere modificato e rinnovato: amore, famiglia, professione, affari, salute. Urano e Marte vi aiuteranno a tenere acceso il fuoco in questa opera di rinnovamento e l'arrivo di Giove, a fine anno, consoliderà un bilancio finalmente positivo. Ho detto fuoco e quindi un solo consiglio: razionalità altrimenti rischiate di bruciarvi anche voi.

Il piatto indicato per questi tre segni che amano la tavola elegante e sofisticata e dovranno solcare nuovi percorsi di vita? Eccolo: ricetta e videoricetta.


Cappesante al timo con maionese di corallo

La Saint-jaques, Capasanta o Cappasanta, è un mollusco che si può trovare sul mercato tutto l’anno. Era il simbolo identificativo dei pellegrini che percorrevano il cammino per Santiago di Compostela, riconoscibili in quanto la portavano appesa al collo, e si racconta sia stato lo stampino naturale per la nascita delle Maddeleines, i dolcini tanto amati da Proust. In questa ricetta la presenza dell’arancia, sia nella marinatura che nella preparazione della maionese di corallo, dona al piatto un profumo particolare, grazie anche alla presenza del timo e del ginepro. Un antipasto facile e veloce e di sicuro effetto.

Portata: antipasto
Dosi per 4 persona
Difficoltà: semplice
Preparazione: 25’ più la marinatura di 2 h
Cottura: 3’
vino consigliato: Grillo Rapitalà Igt

Ingredienti
8 cappesante 
2 rametti di timo fresco
2 bacche di ginepro
2 spicchi d’aglio dop 
1 arancia dop 
2 dl di vino bianco secco 
Olio extravergine d’oliva 
Sale iodato 
Pepe nero di mulinello

Preparazione
Lavare ed asciugare i molluschi e le valve, tenendo queste da parte se si desidera usarle per il servizio.
Eliminare dai molluschi i tessuti connettivi e il corallo. Sciacquarli dalla sabbia lasciandoli in ammollo per qualche minuto in acqua fredda. Asciugare bene.
In una ciotola unire gli spicchi d’aglio interi e leggermente schiacciati, i rametti di timo, le bacche di ginepro, il vino e due cucchiai di olio extravergine, un pizzico di sale e il pepe macinato al momento, mescolare bene, unire i molluschi, coprire con pellicola e lasciar riposare in frigo per 2h.
Ottenere dall’arancia il succo e le zeste ovvero la scorza a striscioline ottenuta con un riga limoni o con un coltello affilato
Nel frattempo unire in un contenitore i molluschi, un paio di cucchiai di olio e il succo d’arancio e frullare fino ad ottenere un’emulsione fluida, regolare di sale e di pepe.
Togliere i molluschi dalla marinatura, asciugarli con carta assorbente e cuocerli nella piastra calda per massimo 3’ in tutto.

Servirli, se si desidera, nelle conchiglie con la maionese di corallo, una macinata di pepe e un rametto di timo a decorazione.

#lebuonericette e l'Insalata di orzo allo zafferano con feta, cipolla di Tropea e mandrole


Il sole continua a scaldare ed illuminare le nostre giornate, garanzia quotidiana di buon umore! Sentimento che ho trasferito in questo piatto, preparando "un'insolita insalata" completa da un punto di vista nutritivo e ricca di sapori intensi che ben si amalgamano fra di loro.


L'orzo è un cereale che amo molto, unitamente al grano saraceno, che trovo duttile in cucina, sia nella cottura che negli abbinamenti, e facilmente digeribile.
Ho quindi pensato che il sole di questi giorni poteva finire nel piatto grazie allo zafferano ed i colori dei tramonti settembrini si potevano declinare nella cipolla di Tropea tagliata sottilmente e le piccole foglie di timo, meglio se selvatico.


La feta in dadolata e le mandorle a lamelle trasformano un piatto semplice in una proposta di sicuro effetto. La ricetta? La trovate qui, nel sito de "Le buone ricette" di Pam e Panorama.


Buon appetito!

Tortino di venexiana con gelato al mandorlato di miele ai fiori d'arancio, pepe di Sichuan e cialde al timo

Lo scorso 9 maggio, presso l'Osteria Corte Sconta ad Este, è stato "spadellato" il terzo appuntamento con la rassegna "Dalla Madia ai Media" durante il quale giornalisti ed appassionati enogastronomi si mettono ai fornelli per un pubblico severo ma giusto.
Protagonista della serata il pesce di Chioggia, abilmente preparato da Mario Stramazzo e Donato Sinigaglia, le cui scorribande enogastronomiche si trovano nel sito "Vino e Cibo".

In cucina c'era bisogno di una pasticcera ed hanno pensato a me che, nella migliore delle ipotesi, nei dolci sono una pasticciona e quindi mi son dovuta concentrare un po'. E complice, nello sviluppo del dessert, è stata la conoscenza di Pietro Scaldaferro, il titolare dell'onomino torronificio, situato a Dolo, lungo l'incantevole Riviera del Brenta, a pochi chilometri da casa mia.

A Cibus, infatti, avevo assaggiato una sua edizione speciale, un mandorlato preparato con miele ai fiori d'arancio e pepe di Sichuan, ingredienti che Pietro seleziona personalmente e con una cura che ha dell'incredibile. Mi piacerebbe parlarvi di lui con più dovizia di particolari e l'appuntamento è solo rinviato: la produzione infatti, con la bella stagione, si ferma per riprendere a settembre quando organizzeremo una giornata durante la quale si potrà visitare l'azienda e soprattutto godere dei prodotti nell'apposita sala di degustazione. Vi terrò aggiornati e vi aspetto per condividere un'esperienza davvero unica.



A Cibus, quindi, ho assaggiato un pezzettino di questo mandorlato, godendo di un'esplosione di profumi e di gusti unici ed ho pensato subito ad utilizzarlo per dare maggiore valore al dessert che stavo sviluppando per la serata, tutto dedicato alla tradizione veneziana. La Venexiana (qui trovare la ricetta con qui l'ho preparata), infatti, è una focaccia pasquale dalla lunga lievitazione che si assaggia in Laguna durante il periodo pasquale ed ho pensato di farne una base per un dolcino, come fatto tempo fa per una terrina. In questo caso il soffice dolce diventa ingrediente che valorizzerà il gelato preparato con il mandorlato. I profumi del pepe di Sichuan e del miele ai fiori d'arancio ben si sposano con la delicatezza del tortino e le cialde preparate con il timo saranno la parte croccante di questo piatto. Si terminerà la degustazione sciogliendo in bocca, lentamente, un seme di pepe che, grazie alla sue caratteristiche chimiche uniche, pulirà la bocca dal mix di odori e sapori gustati durante la sera.


Tortino di venexiana con gelato al mandorlato di fiori d'arancio, pepe di Sichuan e cialda al timo

Ingredienti (per 4-5 persone)
Per il tortino
100 g di venexiana, 50 g zucchero, 40 g burro chiarificato, 3 uova bio.
Per il gelato
250 g di panna freschissima, 80 g di mandorlato al miele di arancio e pepe di Sichuan (Torronificio Scaldaferro, Dolo (VE), 60 g di isomalto in polvere, 20 g di pistacchi tostati e tritati grossolanamente.
Per la cialda
100 g di burro, 100 g di zucchero a velo, 100 g di Petra5 (o farina 00), 3 albumi, 50 g di mandorle a lamelle, 1 cucchiaio di foglie di timo fresche.

Procedimento
In una ciotola montare il burro con lo zucchero fino a renderlo spumoso, unire i tuorli (uno alla volta), gli albumi montati a neve non fermissima ed infine la venexiana frullata finemente. Trasferire il composto in stampini imburrati e cucinare nel forno statico già caldo a 200° per circa 18' in un bagnomaria caldo. Sfornare e abbattere.

Nel frattempo portare a bollore la panna con l'isomalto, togliere dal fuoco ed unire il mandorlato tritato con un peso o un batticarne e i pistacchi. Abbattere per qualche minuto, trasferire nella gelatiera e far mantecare.

In una ciotola mescolare il burro pomata con lo zucchero a velo, la farina setacciata, gli albumi fino ad ottenere un composto liscio e cremoso, unire le foglioline di timo.
Coprire la leccarda con un foglio di silpat (o carta da forno), con un cucchiaio bagnato o una spatola in silicone stendere il composto creando dei dischetti i circa 5-6 cm di diametro, cospargerli di mandorle a lamelle e cucinarli nel forno statico già caldo a 190° per circa 6'. Togliere le cialde dal forno e modellarle con il manico di un mestolo di legno.

Il piatto
Adagiare sul piatto il tortino,una quenelle di gelato e la cialda. Terminare con un po' di zucchero a velo sul tortino, qualche foglia di timo fresco ed un chicco di pepe di Sichuan da assaporare in silenzio, per pulire la bocca dal meraviglioso pranzo a base di pesce.


Prosciutto in crosta soffice di pane integrale con "Ras el haunot", fiori eduli e timo limone perché le spezie sono il sale della vita


E’ di pochi giorni fa la notizia che i panificatori di Vicenza hanno deciso di utilizzare meno sale nella produzione di pane, riducendo la percentuale dell’ingrediente utilizzato nell’impasto dal 2% al 1,7%, di fatto aderendo alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che da anni ha messo sotto accusa i consumi italiani di sale, quasi tre volte superiori a quanto consigliato. 
Ma come possiamo iniziare ad eliminare un po’ di sale dalla nostra tavola senza per questo rischiare di gustare piatti insipidi? Ecco che ci vengono in aiuto le mie amate spezie che sanno valorizzare non solo il senso del gusto ma anche quello dell’olfatto e della vista.


Nel 1200 Venezia commercializzava ben 2,5 tonnellate di pepe e di zenzero e altrettante tonnellate di alte spezie miste che partivano dal mercato di Rialto per finire nella dispensa di massaie veneziane, negli alambicchi di sapienti spezieri, nelle tavole delle corti europee. Il termine spezie, infatti, deriva dal latino species, che indica una merce speciale, di valore, che si differenzia dalla merce ordinaria; sostanze nobili, quindi, riservate ai potenti, avvolte da un certo mistero e a cui, talvolta, venivano attribuite perfino virtù magiche.
Provate a pensare, per esempio alla grattugiata di noce moscata che dà il pizzicore ai tortellini emiliani o ai sentori di cannella e vaniglia tipici del panforte senese, al chiodo di garofano e alla bacca di ginepro che aromatizza il vin brulè e al cardamomo che rende unico il caffè: un pizzico di spezie al momento giusto rende speciale qualsiasi pietanza.
Ma le spezie, oltre ad insaporire il piatto di oggi, possono diventare dei potenti alleati per strapparci un sorriso o per aiutarci nella quotidianità: ecco quindi qualche piccolo consiglio e “coccola” a tutta natura!


Collana di Aromi
Per avere sempre a portata di mano gli aromi più utili o per decorare un angolo disadorno della cucina, procuratevi uno spago robusto, dei peperoncini, delle stecche di cannella, delle foglie di alloro e infila teli con lo spago alternandoli a elementi decorativi secchi, naturali, come le fette d’arancia essiccata o i melograni disidratati.


Antitarme naturali
Una ciotola colma di chiodi di garofano posta nella credenza dove teniamo la pasta, la farina e i prodotti da forno, tiene lontane le farfalline che spesso deteriorano gli alimenti. Ugualmente, per ridurre gli odori sgradevoli, in particolare l’odore di muffa dei vecchi armadi, è possibile disporre dei sacchetti di cotone riempiti con chiodi di garofano. Per preparare efficaci sacchettini antitarme, mescolate alcuni chiodi di garofano con lavanda, cannella e artemisia in parti uguali e racchiudete il composto in tanti sacchettini da distribuire in cassetti e armadi.

Antica cura tibetana
Versare sul palmo della mano sinistra 3 grani di pepe nero polverizzati, schiacciandoli prima in un panno bianco. Uniteli a un cucchiaino di miele puro e amalgamate dolcemente con il dito della mano destra per un minuto preciso, perche quello è il tempo che ci vuole perché il miscuglio raggiunga la temperatura corporea di chi lo prepara. Leccate l’impasto direttamente dalla mano sinistra, poco alla volta, lasciando sciogliere in bocca e sotto la lingua prima di ingoiarlo. Questa cura è considerata una risposta completa al fabbisogno di energia.
   

La ricetta di oggi vede come protagonista il Prosciuttino Snello preparato secondo un’antica ricetta triestina, tradizionalmente servita come antipasto, che trae le sue origini dall’enogastronomia boema, ovvero il “Prosciutto in crosta”. La variante che ho pensato per Allegra è stata quella di utilizzare una farina integrale, la Petra 9, ed un mix di spezie, il Ras el haunot, che significa letteralmente “il meglio delle spezie”. E’ un curry – quindi una miscela – marocchino che raccoglie decine di spezie, tra cui cardamomo, macis (la parte esterna della noce moscata), pimento, cannella, chiodi di garofano, zenzero, germogli di rosa, fiori di lavanda, frutti di frassino e cantaride. Si usa anche un coleottero tritato, appartenente alla famiglia dei Cantaridi, noto per il suo contenuto di cantardina, un potente allucinogeno, ritenuto addirittura afrodisiaco, Ma sicuramente non nel mix che normalmente si trova in commercio!



Prosciutto in crosta soffice di pane integrale con “Ras el haunot” , fiori eduli e timo limone

Ingredienti
1 prosciuttino Snello Rovagnati, 500 g di farina Petra 9 (o integrale), 6 g di lievito di birra secco, 260 ml di acqua tiepida, 1 cucchiaio di Ras el haunot, 1 cucchiaio di fiori eduli secchi (rosa, calendula, iris, ecc), 1 cucchiaino da caffè raso di sale integrale, olio evo, 3 rametti di timo limone fresco.

Procedimento
Nella planetaria mettere la farina setacciata un paio di volte con il mix di spezie, i fiori eduli e il lievito. Con la frusta a gancio iniziare a lavorare l’impasto unendo l’acqua tiepida a filo. A metà unire, ponendolo sul lato dell’impasto, il sale e successivamente l’olio (un paio di cucchiai dovrebbero bastare) e continuare per una decina di minuti fino ad ottenere un panetto liscio. Coprire e lasciar riposare in un luogo tiepido per un’oretta.
Accendere il forno a 180°, modalità statica e togliere dai rametti le foglioline di timo.
Stendere i 2/3 dell’impasto dello spessore desiderato (più è sottile e più sarà croccante, viceversa se lo spessore sarà un po’ più di mezzo centimetro).
Spargere sulla superficie le foglioline di timo, posizionare il prosciuttino ed arrotolarlo con la pasta, ritagliare le parti in eccesso e chiudere bene spennellando con un po’ di acqua per far aderire i bordi. Con la parte in eccesso confezionare delle decorazioni da sistemare sulla superficie.
Cucinare per i primi 15’ a 180° ed i successivi 45’ a 160°.
Sfornare, lasciar raffreddare e servire tagliando a fette spesse con un po’ di cren (come vorrebbe la tradizione) ma ho preferito completare il tutto con un po’ di Ficotto, ovvero un mosto cotto di fichi.

Mangiare erba non significa brucare: "qb on air" e le erbe aromatiche (dalla Menta al Tarassaco)


Visto quanto è accaduto durante l'ultima settimana ci vorrebbe una tisana a base di un'intero Orto Botanico per riuscire a digerire gli incredibili accadimenti. L'alternativa è fumarselo, l'intero Orto Botanico: "ad impossibile nemo tenetur".

Invece, assieme a Gil l'amico musicista gastrocurioso, cerchiamo di trovare un po' di pace in un mondo profumato e misterioso, quello della botanica e nello specifico dell'uso delle "erbette" in cucina. La scorsa settimana il nostro alfabeto partiva dalla A ed oggi si chiuderà con la T.




La Malva, un'erba bellissima dal colore rosa-lilla, che predilige l'esposizione in pieno sole ed è molto vigorosa. I fiori andrebbero raccolti al mattino presto dopo la prima rugiada e le foglie, profumatissime, possono essere utilizzate per arricchire fresche insalate. Le sue qualità: emolliente, antinfiammatorie contro la tosse, lassative, oftlmiche. Ottimi gli impacchi per gli occhi arrossati e per contrastare l'acne.

La Melissa, è un'altra erbetta molto tosta che assomiglia alla Menta. E' un insieme di piccoli arbusti dalle foglie carnose: Le foglie di Melissa danno un gradevole profumo di limone alle insalate, ai dolci ed alle tisane. Un decotto preparato con un litro d'acqua e 100 gr di foglie, bevuto nell'arco della giornata, è un ottimo rimedio contro il logorio della vita moderna (stress, nevrosi, insonnia e depressioni varie). Le foglie strofinate sulla nuca alleviano la cefalea.


Con la Menta si apre la stagione del Mojito: una specie dalle molteplice varianti ed infestante. Le sue qualità: tonica, digestiva, analgesica e antidepressiva. Nel terrazzo di casa la Menta cresce benissimo a patto di usare del terreno acido. Ah, se avete voglia di  deliziarvi con il cocktail tanto amato da Hemingway ricordatevi che la menta da usare non è né la piperita né la marocchina ma quella artica.

L'Origano, un'erbacea perenne ed arbustiva nella maturità è spesso confuso con la Maggiorana. Essiccato mantiene in modo prorompente le proprie qualità aromatiche e medicamentose. L'origano, in cucina, va sempre aggiunto a fine cottura, pena il decadimento di aroma e profumo.


Dopo pizza e mojito che ne dite di un buon risotto all'Ortica? Cresce spontanea in luoghi incolti e la si può trovare fino a 2500 mt di altitudine. Si raccoglie dalla primavera all'autunno e va' lasciata essiccare in mazzi appesi a testa in giù in luoghi ombrosi ed aerati e si conserva in sacchi di juta o di carta. Per non scontrarsi con le sue qualità urticanti è importante avere l'accortezza di usare sempre i guanti, per raccoglierla e maneggiarla, e di prediligere le foglie più giovani. Una volta sbollentata è ottima in zuppe, timballi e risotti. E' un ottimo ricostituente!

Il Prezzemolo è una pianta biennale e ama un terreno fertile ed umido. Le foglie si raccolgono tutto l'anno soprattutto per non far germogliare la pianta che perderebbe le sue proprietà nutrizionali: è infatti ricca di vitamine A, B, C, sali minerali e ferro. Il prezzemolo strofinato sulla pelle dopo una puntura d'ape allevia il fastidio!

Il Rafano, o Cren o Barbaforte, è un'erbacea orientale dalle foglie oblunghe e dalle radici che raggiungono la maturazione dopo due anni. Una volta raccolte le radici vanno utilizzate immediatamente e crude per aromatizzare i piatti più disparati. Inoltre con le radici fresche sminuzzate si possono preparare degli efficaci impacchi contro nevralgie e dolori intercostali ed anticamente era il rimedio d'eccellenza contro gli attacchi di gotta. E' ottimo come caudiuvante della digestione e combatte la flautolenza. Ma non và mai assunto durante la gravidanza.


Ovidio era un grande estimatore della "rugiada del mare" il Ros Marinus i cui arbusti sono caratteristici della macchia mediterranea e dei nostri giardini. I fusti sono ascendenti o ricurvi e le foglie sono resinose. E' importante potarlo ogni anno dopo la fioritura evitando di eliminare le parti più vecchie mentre in cucina vanno sempre usate le parti apicali, per consentire un rinnovo continuo. Il suo estratto è ottimo come tonico per la pelle e antidolorifico per eccellenza contro il mal di denti. I rametti di rosmarino nel guardaroba allontanano le tarme e nel barbeque allontanano gli insetti!

La Santolina è una pianta rustica con arbusti sempre verdi: le foglie fresche possono essere utilizzate in insalate e per aromatizzare i nostri piatti come farebbe il rosmarino. I rami e le foglie secchi invece hanno un'ottima funzione insetticida in quanto tengono lontano le zanzare e le tarme.

La Salvia si declina in 900 specie diverse tra biennali, annuali e perenni. Ha bisogno di un  clima asciutto ed ottima, usata in cucina, per digerire le carni grasse. Le sue qualità officinali conosciute sono quelle di essere un naturale secretore di succhi gastrici e protettore del fegato. Le foglie essiccate e polverizzate sono un ottimo dentificio e sbiancante.

Il Tarassaco, o Dente di Leone o Cicoria Matta o Piscialetto, un'infestante grazioso le cui foglie all'inzio della primavera diventano ottime insalate. Una volta germogliato il fiore giallo diventa un soffione che disperde nell'aria i semi, autoriproducendosi. I boccioli dei fiori, quando ancora conservano qualche filamento viola, si possono conservare in salamoia ed utilizzare come capperi.

Di Timo, in natura ne esistono 350 specie diverse, e si può utilizzare, fresco o essicato, per aromatizzare qualsiasi piatto in cucina. Antisettico, antibatterico, espettorante e, insieme alla Salvia, è l'antesignano del dentifricio.

E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 

Fred Buscaglione - Eri Piccola Così
Billy Eckstine - Felicidade
Joaquin Sabina - 19 dias y 500 noches
Sade - Paradise
Burton, Corea, Metheny, Haynes, Holl - Straight Up and Down

Un talk show gastronomico sempre in movimento: 

RADIO SHERWOOD lunedì alle 15.00, mercoledì alle 18.30, venerdì alle 14.30. Sul web, in streaming e in PODCAST!  

HIBRIDO WEB RADIO mercoledì alle 12.00 e, in replica, domenica alle 14.00 sul web e in streaming.

RADIO BASE: L'ALTRA RADIO PER L'ALTRA GENTE domenica alle 12.45 e, in replica, alle 22.37, in FM 97,300 e sul web. 

RADIO TANDEM martedì alle 10.55 in FM 98.400 a Bolzano/Alto Adige, su web e in streaming.

Faraona al timo e santoreggia nello spiedo verticale Staub e qualche chiacchiera in cucina con la Creatura


"Mammaaaaaa, è arrivato un paccoooo!"
"Grazie, aprilo tu!"
La Creatura inizia ad armeggiare in religioso silenzio quando, improvvisamente, una sonora risata fa sobbalzare Agata dal suo sonnecchiare pomeridiano.
"Non so cosa sia, ma è una figata!!!" Esclamazione, scatto e feisbuck: il roaster della Staub per gli "amici" della Creatura da strumento di cottura è diventato una figata.
"Lasciaci da soli" faccio io ad un Edoardo sornione mentre osservo l'oggetto appena scartato "dobbiamo entrare in confidenza."



Chissà perchè mi viene subito in mente un aforisma di Totò: "Nella vita ci sono le cose vere e le cose supposte: le cose vere le mettiamo da parte per il momento… ma le supposte… dove le mettiamo le supposte? "  mentre cerco di farmi largo fra la confusione che regna all'interno del frigorifero. Ditemi che succede anche a voi altrimenti ne esco pazza: è possibile che stare fuori di casa 24 ore comporta ogni volta la trasformazione di un certo ordine all'interno della dispensa e del frigo (che non è un vezzo di un'ossessiva compulsiva: serve a capire subito cosa c'è e cosa serve per cucinare) in un panorama post bellico? Come se qualcuno avesse buttato una bomba a mano dentro il frigo e chiuso la porta.
Tant'è, ma sapevo che dovevano esserci gli ingredienti giusti per la prova del nove del mio nuovo spiedo verticale.


La Creatura rimane in cucina a farmi compagnia, evidentemente gli amici di feisbuck devono aver chiesto delucidazioni circa la figata che troneggia in cucina e senza che ce ne accorgiamo inizia una conversazione che si trasforma in un complice momento di racconto storico.
"Cosa stai facendo a quella faraona?!"
"La sto farcendo con uno scalogno steccato dai chiodi di garofano e poi ci metto anche uno spicchio di limone: non posso esagerare con gli aromi visto che poi la devo impalare con il roaster per la cottura."
"Impalare?"
"Si, era una tecnica di tortura. Dagli Egizi al conte Dracula passando per i Turchi, i Romani, gli Unni e gli uomini dal cuore sospeso dell'Inquisizione ogni occasione era buona per ficcare qualcosa dentro il corpo di qualcun'altro e per togliere ogni dignità al condannato a morte."
"E la tortura a cosa serviva?! Se uno era già stato condannato....."
"Appunto, ma sai com'è: non c'era youtube per far vedere cosa accadeva e cliccare "like" per cui la tortura serviva come monito deterrente ed insegnamento; se andavi contro le regole sapevi già cosa ti sarebbe accaduto. Non si arrivava certo al terzo grado di giudizio, non si poteva contare su scarcerazioni per buona condotta e nessun parlamento avrebbe votato leggi ad personam per trasformare i caimani in lucertoline."


Continuiamo a parlare di tortura mentre gli racconto della perizia tutta umana dell'inventare strumenti di tortura per portare alla morte infliggendo il massimo del dolore ma tenendo in vita il condannato il più a lungo possibile. E il fatto che quasi in ogni posto del mondo ci sia un Museo dedicato al crimine e alla tortura è esemplificativo; da Rothemburg a Ischia c'è solo l'imbarazzo della scelta.


Dopo la farcitura interna continuo con una "lardellatura" esterna coprendo la superficie della faraona con della pancetta tagliata un po' spessa e mettendo in mezzo gli aromi: un misto di rami di timo e di santoreggia che avvolgono la faraona e protetti appunto dalla pancetta.
"Durante la cottura verticale il calore farà sciogliere il grasso della pancetta che condirà la faraona anche attraverso gli oli essenziali contenuti all'interno degli aromi."
"Forte, fa la Creatura, le pensi tutte! E poi cosa accadde?". Evidentemente l'argomento acchiappa più di Fifa 2012
"Venne la rivoluzione francese che sancì non solo i doveri ma soprattutto i diritti e i sentimenti di libertà e uguaglianza. Per fare questo c'è stato il bisogno di usare la ghigliottina, mentre le navi francesi come quelle spagnole, inglesi e portoghesi scorrazzavano in lungo e in largo per gli oceani uccidendo, torturando, violentando, rapinando e rendendo schiavi milioni di persone con il pretesto di portare loro il progresso e la luce di un dio che era morto nel predicare amore, rispetto, uguaglianza".



Un silenzio di riflessione cade mentre taglio il radicchio tardivo a spicchi: messo alla base del roaster alias spiedo verticale si condirà e si cucinerà con i grassi che scenderanno naturalmente dalla faraona.


"Insomma, non se ne viene fuori...."

"Se non si fa proprio il concetto di accettare l'altro a prescindere dalla razza, dal sesso, dal ceto, dall'età, dall'odore, dal dna, dalla fede politica, religiosa o calcistica, da quello che mangia, da come si veste, da che auto guida o se preferisce non avere la tele in casa, da quello che legge e da che lavoro fa per sopravvivere ecco, credo che proprio non se ne verrà fuori. E' troppo facile accettare quelli che ci somigliano e basta: siamo un mondo di bimbi, narcisi e crudeli." E gli cito un altro aforisma, di Tiziano Terzani, ispirato proprio a come gli umani trattano gli animali: "Il modo perfettamente "razionale" in cui noi uomini alleviamo gli animali per ucciderli, tagliando la coda ai maiali perché quelli dietro non la mordano a quelli davanti, e il becco ai polli perché, impazzendo nella loro impossibilità di muoversi, non attacchino il vicino, è un ottimo esempio della barbarie della ragione.


Bisogna sdrammatizzare un po'. Mentre metto lo spiedo verticale nel forno già caldo e posiziono vicino al tavolo di lavoro blocco e matita per registare tempi e metodi di cottura gli racconto la storia di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. 

"C'era una volta un villano molto saggio che venne invitato alla corte di re Alboino, un re tristissimo che non rideva mai, che voleva capire se questo Bertoldo era davvero così furbo. Lo accolse davanti ad un succulento banchetto e mentre l'affamato contadino si accinge a tuffarsi sopra un invitante pollo il re lo blocca: "Qualsiasi cosa tu farai a quel pollo io la farò a te". Passato il primo momento di stupore l'ingegno del contadino lo salvò da morte certa quando, tra il serio e il faceto, iniziò un'ispezione anale al povero pennuto. Il re non potè che scoppiare in una fragorosa risata e, finalmente guarito dalla sua perniciosa malinconia, elesse l'umile Bertoldo a saggio di corte.

"Sei saggia e divertente come Bertoldo" confessa sorridendo Edoardo.

E tutto questo grazie ad uno spiedo verticale che, nel caso foste vegetariani può essere usato anche come centrotavola da arricchire con frutta e verdura, come spremiagrumi o come portarotolo e matita da bagno, nel caso foste abituati a fare il Sudoku durante le sedute mattutine :)


Spiedo verticale di Faraona al timo e santoreggia con pancetta

Ingredienti
Una faraona eviscerata, 200 gr di pancetta, 4 cespi di tardivo di Treviso, 1 limone non trattato,1/2 mela annunca, 1 scalogno o una cipolla dorata, 6 chiodi di garofano, 1/2 cucchiaio di grani di pepe nero, 1 foglia di alloro, qualche ramo di santoreggia e qualche ramo di timo freschi, spago gastronomico.

Procedimento
Lavare, asciugare e fiammeggiare la faraona. Spennellare la superficie con un po' di succo di 1/2 limone, steccare uno scalogno grande o una cipolla dorata piccola con i chiodi di garofano che verrà introodotta all'interno del volatile con uno spicchio di limone, uno di mela e qualche grano di pepe nero e la foglia di alloro.

Tagliare una decina di cime di spago gastronomico e disporle a reticolo sul tavolo (lunghe abbastanza per legare la faraona) e coprirle con la metà della pancetta affettata. Coprire con i rametti di santoreggia e di timo e appoggiare la faraona che verrà coperta con i restanti rametti di aromi e le restati fette di pancetta. A questo punto unire le cime disposte parallele e perpendicolari al volatile e legare strettamente il tutto.
Disporre la faraona sullo spiedo verticale Staub e sul vassoio metà del radicchio lavato e tagliato a spicchi che verrà sostituito a metà cottura con quello restante in quanto cucina in metà tempo e grazie ai grassi profumati che usciranno dal volatile.
Cucinare nel forno ventilato già caldo a 170° per circa 1 ore e mezza e comunque fino alla doratura uniforme della faraona.
Servirla dopo averla liberata dello spago accompagnata dalla pancetta dal radicchio croccanti



Altri simpatici utilizzi dello spiedo verticale: come spremiagrumi...


...come elegante centrotavola ispirato alle nature morte rinascimentali...


...come portarotolo di design per appoggiare gomma e matita per la compilazione del Sudoku :)