Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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#buonericette e il confort food della domenica: Zuppa di zucca e curcuma con noci


La giusta stagionalità sembra essersi coordinata con il meteo per cui in questi giorni di novembre si manifesta come di consuetudine: un po' (poco, per la verità) di freddo, giornate che si accorciano, le foglie che cadono e il desiderio di avvolgere il proprio corpo con capi morbidi.


L'orto non ci regala più i colori e le vitamine delle estate e il nostro sistema immunitario ha bisogno lo stesso di qualche attenzione mentre i nostri occhi desiderano i colori dell'estate. Detto fatto! Zucca e curcuma in una zuppa resa croccante dalle noci tritare grossolanamente. Il benessere nel piatto, insomma, senza tanta chimica.


Una rispettosa cottura con una pentola in ghisa darà il tocco finale a questa vellutata: ingredienti e procedimento qui.


Buona domenica :)

#lebuonericette e lo Stinco di maiale marinato alla birra. Giusto in tempo per l'Oktoberfest!


L'Oktoberfest vede la luce nel lontano 1810 quando il principe Ludwing, il padre di Ludwing II, autore di quei meravigliosi castelli che consegnarono la sua fama ai posteri - il più famoso di tutti quello di Neuschwanstein - ed causa dei quali dissanguò le casse del paese. Ma senza i quali Disney non avrebbe mai saputo dove far dimorare la Bella Addormentata :)

La festa appunto, comunque fiabesca, ebbe origine per le nozze del principe ereditario Ludwing con la bella Therese, e coinvolse per ben cinque giorni tutti gli abitanti di Monaco. Visto che il numero zero era andato così bene perché non ripeterla? Nel corso di due secoli l'Oktoberfest vide interruzioni, attacchi e modifiche e giunge fino a noi, con il suo carico di allegria, di vezzosi dirndl (i tipici abiti femminili bavaresi) e naturalmente di ettolitri di birra che, in questa ricetta, diventa ingrediente, per marinare le verdure e naturalmente gli stinchi di maiale.


Si dice sempre che del maiale non si butta via nulla ma il logorio della vita moderna ci impone molto spesso di scegliere dei tagli di carne che si cucinino molto velocemente, dimenticando che il forno a temperatura media è spesso un nostro alleato: lui cucinerà per noi mentre ci potremo godere la lettura di un buon libro. Lo stinco, inoltre, è un taglio di carne non troppo costoso ma che sa dare delle belle soddisfazioni. 


La ricetta? Qui, naturalmente. E buona festa!

Risotto all'Amarone con mele Renette e zucca per Staub e Zwilling, per la Festa delle Mele.


Mel è un piccolo gioiello nel bellunese circondato da boschi e monti e da qualche anno a questa parte la Proloco locale ha dato vita ad una manifestazione davvero golosa, soprattutto se si amano le mele: www.melemel.it.

Mele a Mel, appunto, è l'occasione di scoprire non solo le eccellenze di ben 100 produttori ma anche i gioielli del centro storico e gli antichi mestieri, oltre a tutta una serie di appuntamenti che vedono nel frutto preferito da Biancaneve la protagonista assoluta.

In questo quadro mi inserisco anch'io con un cooking show, in collaborazione con le  colorate ghise di Staub, tutto dedicato alla mela ed alla sua estrema duttilità in cucina: verrano presentate una serie di ricette golose e profumate e una di queste sarà sicuramente il risotto all'Amarone. Ma per scoprire le altre vi invito a Mel, il prossimo fine settimana, nel punto vendita di Mirella d'Incà.

Vi aspetto!


Risotto all’Amarone con mele Renette e zucca

Ingredienti
240 g riso carnaroli, 150 g zucca gialla, 2 mele Renette, 300 ml di Amarone, 2 scalogni, burro chiarificato, parmigiano reggiano, brodo vegetale, sale e pepe nero macinato al momento.

Procedimento
Mondare la zucca della scorza e dei semi interni, tagliare la polpa in un concassè di 2x2 e mettere da parte.
Mondare gli scalogni, stufarla nella casseruola con una noce di burro ed unire la dadolata di zucca. Unire un paio di cucchiai di brodo vegetale caldo e farla ammorbidire a fuoco dolce.
Mondare le mele, privarle del torsolo e tagliarle in tocchetti regolari, unire alla zucca e continuare la cottura per altri 5’.
Versare il riso, aumentare il calore, unire il vino e sfumare. Continuare la cottura con il brodo caldo.
Togliere dal fuoco, regolare di sale, mantecare con il parmigiano e il burro restante. Lasciar riposare coperto per 2’ minuti e servire immediatamente con una macinata di pepe profumato e, se lo si desidera, con qualche cialda di mela essiccata come decorazione.


Faraona al timo e santoreggia nello spiedo verticale Staub e qualche chiacchiera in cucina con la Creatura


"Mammaaaaaa, è arrivato un paccoooo!"
"Grazie, aprilo tu!"
La Creatura inizia ad armeggiare in religioso silenzio quando, improvvisamente, una sonora risata fa sobbalzare Agata dal suo sonnecchiare pomeridiano.
"Non so cosa sia, ma è una figata!!!" Esclamazione, scatto e feisbuck: il roaster della Staub per gli "amici" della Creatura da strumento di cottura è diventato una figata.
"Lasciaci da soli" faccio io ad un Edoardo sornione mentre osservo l'oggetto appena scartato "dobbiamo entrare in confidenza."



Chissà perchè mi viene subito in mente un aforisma di Totò: "Nella vita ci sono le cose vere e le cose supposte: le cose vere le mettiamo da parte per il momento… ma le supposte… dove le mettiamo le supposte? "  mentre cerco di farmi largo fra la confusione che regna all'interno del frigorifero. Ditemi che succede anche a voi altrimenti ne esco pazza: è possibile che stare fuori di casa 24 ore comporta ogni volta la trasformazione di un certo ordine all'interno della dispensa e del frigo (che non è un vezzo di un'ossessiva compulsiva: serve a capire subito cosa c'è e cosa serve per cucinare) in un panorama post bellico? Come se qualcuno avesse buttato una bomba a mano dentro il frigo e chiuso la porta.
Tant'è, ma sapevo che dovevano esserci gli ingredienti giusti per la prova del nove del mio nuovo spiedo verticale.


La Creatura rimane in cucina a farmi compagnia, evidentemente gli amici di feisbuck devono aver chiesto delucidazioni circa la figata che troneggia in cucina e senza che ce ne accorgiamo inizia una conversazione che si trasforma in un complice momento di racconto storico.
"Cosa stai facendo a quella faraona?!"
"La sto farcendo con uno scalogno steccato dai chiodi di garofano e poi ci metto anche uno spicchio di limone: non posso esagerare con gli aromi visto che poi la devo impalare con il roaster per la cottura."
"Impalare?"
"Si, era una tecnica di tortura. Dagli Egizi al conte Dracula passando per i Turchi, i Romani, gli Unni e gli uomini dal cuore sospeso dell'Inquisizione ogni occasione era buona per ficcare qualcosa dentro il corpo di qualcun'altro e per togliere ogni dignità al condannato a morte."
"E la tortura a cosa serviva?! Se uno era già stato condannato....."
"Appunto, ma sai com'è: non c'era youtube per far vedere cosa accadeva e cliccare "like" per cui la tortura serviva come monito deterrente ed insegnamento; se andavi contro le regole sapevi già cosa ti sarebbe accaduto. Non si arrivava certo al terzo grado di giudizio, non si poteva contare su scarcerazioni per buona condotta e nessun parlamento avrebbe votato leggi ad personam per trasformare i caimani in lucertoline."


Continuiamo a parlare di tortura mentre gli racconto della perizia tutta umana dell'inventare strumenti di tortura per portare alla morte infliggendo il massimo del dolore ma tenendo in vita il condannato il più a lungo possibile. E il fatto che quasi in ogni posto del mondo ci sia un Museo dedicato al crimine e alla tortura è esemplificativo; da Rothemburg a Ischia c'è solo l'imbarazzo della scelta.


Dopo la farcitura interna continuo con una "lardellatura" esterna coprendo la superficie della faraona con della pancetta tagliata un po' spessa e mettendo in mezzo gli aromi: un misto di rami di timo e di santoreggia che avvolgono la faraona e protetti appunto dalla pancetta.
"Durante la cottura verticale il calore farà sciogliere il grasso della pancetta che condirà la faraona anche attraverso gli oli essenziali contenuti all'interno degli aromi."
"Forte, fa la Creatura, le pensi tutte! E poi cosa accadde?". Evidentemente l'argomento acchiappa più di Fifa 2012
"Venne la rivoluzione francese che sancì non solo i doveri ma soprattutto i diritti e i sentimenti di libertà e uguaglianza. Per fare questo c'è stato il bisogno di usare la ghigliottina, mentre le navi francesi come quelle spagnole, inglesi e portoghesi scorrazzavano in lungo e in largo per gli oceani uccidendo, torturando, violentando, rapinando e rendendo schiavi milioni di persone con il pretesto di portare loro il progresso e la luce di un dio che era morto nel predicare amore, rispetto, uguaglianza".



Un silenzio di riflessione cade mentre taglio il radicchio tardivo a spicchi: messo alla base del roaster alias spiedo verticale si condirà e si cucinerà con i grassi che scenderanno naturalmente dalla faraona.


"Insomma, non se ne viene fuori...."

"Se non si fa proprio il concetto di accettare l'altro a prescindere dalla razza, dal sesso, dal ceto, dall'età, dall'odore, dal dna, dalla fede politica, religiosa o calcistica, da quello che mangia, da come si veste, da che auto guida o se preferisce non avere la tele in casa, da quello che legge e da che lavoro fa per sopravvivere ecco, credo che proprio non se ne verrà fuori. E' troppo facile accettare quelli che ci somigliano e basta: siamo un mondo di bimbi, narcisi e crudeli." E gli cito un altro aforisma, di Tiziano Terzani, ispirato proprio a come gli umani trattano gli animali: "Il modo perfettamente "razionale" in cui noi uomini alleviamo gli animali per ucciderli, tagliando la coda ai maiali perché quelli dietro non la mordano a quelli davanti, e il becco ai polli perché, impazzendo nella loro impossibilità di muoversi, non attacchino il vicino, è un ottimo esempio della barbarie della ragione.


Bisogna sdrammatizzare un po'. Mentre metto lo spiedo verticale nel forno già caldo e posiziono vicino al tavolo di lavoro blocco e matita per registare tempi e metodi di cottura gli racconto la storia di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. 

"C'era una volta un villano molto saggio che venne invitato alla corte di re Alboino, un re tristissimo che non rideva mai, che voleva capire se questo Bertoldo era davvero così furbo. Lo accolse davanti ad un succulento banchetto e mentre l'affamato contadino si accinge a tuffarsi sopra un invitante pollo il re lo blocca: "Qualsiasi cosa tu farai a quel pollo io la farò a te". Passato il primo momento di stupore l'ingegno del contadino lo salvò da morte certa quando, tra il serio e il faceto, iniziò un'ispezione anale al povero pennuto. Il re non potè che scoppiare in una fragorosa risata e, finalmente guarito dalla sua perniciosa malinconia, elesse l'umile Bertoldo a saggio di corte.

"Sei saggia e divertente come Bertoldo" confessa sorridendo Edoardo.

E tutto questo grazie ad uno spiedo verticale che, nel caso foste vegetariani può essere usato anche come centrotavola da arricchire con frutta e verdura, come spremiagrumi o come portarotolo e matita da bagno, nel caso foste abituati a fare il Sudoku durante le sedute mattutine :)


Spiedo verticale di Faraona al timo e santoreggia con pancetta

Ingredienti
Una faraona eviscerata, 200 gr di pancetta, 4 cespi di tardivo di Treviso, 1 limone non trattato,1/2 mela annunca, 1 scalogno o una cipolla dorata, 6 chiodi di garofano, 1/2 cucchiaio di grani di pepe nero, 1 foglia di alloro, qualche ramo di santoreggia e qualche ramo di timo freschi, spago gastronomico.

Procedimento
Lavare, asciugare e fiammeggiare la faraona. Spennellare la superficie con un po' di succo di 1/2 limone, steccare uno scalogno grande o una cipolla dorata piccola con i chiodi di garofano che verrà introodotta all'interno del volatile con uno spicchio di limone, uno di mela e qualche grano di pepe nero e la foglia di alloro.

Tagliare una decina di cime di spago gastronomico e disporle a reticolo sul tavolo (lunghe abbastanza per legare la faraona) e coprirle con la metà della pancetta affettata. Coprire con i rametti di santoreggia e di timo e appoggiare la faraona che verrà coperta con i restanti rametti di aromi e le restati fette di pancetta. A questo punto unire le cime disposte parallele e perpendicolari al volatile e legare strettamente il tutto.
Disporre la faraona sullo spiedo verticale Staub e sul vassoio metà del radicchio lavato e tagliato a spicchi che verrà sostituito a metà cottura con quello restante in quanto cucina in metà tempo e grazie ai grassi profumati che usciranno dal volatile.
Cucinare nel forno ventilato già caldo a 170° per circa 1 ore e mezza e comunque fino alla doratura uniforme della faraona.
Servirla dopo averla liberata dello spago accompagnata dalla pancetta dal radicchio croccanti



Altri simpatici utilizzi dello spiedo verticale: come spremiagrumi...


...come elegante centrotavola ispirato alle nature morte rinascimentali...


...come portarotolo di design per appoggiare gomma e matita per la compilazione del Sudoku :)

In viaggio con le spezie per profumare l'orto e il cortile. Lo show cooking con Staub e Zwilling dal Toscano


Torna l'autunno, e temperature si fanno più rigide e con esse grande si fa il desiderio di tepore e di confort food, magari utilizzando gli stumenti in ghisa Staub che, il prossimo sabato 20 ottobre, presso gli amici de "Dal Toscano", saranno i protagonisti di uno showcooking, in compagnia dell'acciaio dei coltelli Zwilling.

Il minicorso di cucina prevede la preparazione di 3 piatti con gli ingredienti dell'autunno ed il profumo delle mie amate spezie e sarà l'occasione anche di raccontare qualche storia sulle spezie: un viaggio in compagnia di Ippocrate, i mercanti Veneziani, le monache botaniche e le nobildonne dell'Italia rinascimentale. Condivideremo quindi i Biscotti della Bettina (mio personale benvenuto), l'Insalata autunnale con rucola, arancia, mirtilli e semi di zucca, la Vellutata di zucca all'amaretto di Shaschira e il Filetto di maiale speziato con scalogni al miele aromatizzato.

Porterò con me anche un po' di lievito madre per l'amica Lucilla, conosciuta durante lo showcooking di giugno; se qualcuno ne volesse un po' basta che mi avvisi per tempo.

Vi aspettiamo dunque, a Mantova Strada Romana 48 a Virgilio (MN), il prossimo sabato 20 ottobre, dalle 16 alle 19.

Barbera e Champagne. Per uno sconosciuto di nome Patrick.


"Cosa stai preparando?"
"Un piatto un po' particolare...."
"Mmmmm, si festeggia qualcosa?"
"Beh... un po' si.."
"Non cominciare con la donna del mistero come quella volta del baccalà!"
"Tutto e subito! Invece bisogna imparare la bellezza della lentezza..."
"Cos'è, una nuova rubrica? "Lo zen e l'arte della manutenzione delle padelle". Intanto non ho ancora capito cosa intendi festeggiare."
"Una persona preziosa. Un uomo. In effetti sto pensando a lui da un paio di giorni..."
"COME UN UOMO?! Ho bisogno di una sedia. E lo conosco?"
"Non saprei, veramente non lo conosco neppure io."

La faraona speziata nella ghisa Staub



E' trascorsa quasi una settimana da quando ho iniziato una specie di sciopero bianco: "o si sistema quello che deve essere sistemato o si sistema quello che avrebbe dovuto essere sistemato!".
Tradotto: ho bisogno di sistemare libri e pentole. Subito, per piacere :)

Uova in cocotte e confessioni di un'appetente per bene


Sono sempre stata inappetente. Direi fin da neonata. Situazione poi decisamente peggiorata con la nascita di Federica, la sorella di 22 mesi più giovane. 
A un anno lei mangiava piatti di maccheroni brandendo la forchetta con maestria e vigore mentre io cincischiavo distratta dinnanzi all'anemico - come il mio colorito - piatto di stelline in brodo. Del resto all'argomento "cibo"  - prima di imparare a leggere ed essere così rapita per ore intere da libri, riviste, volumi  pesantissimi dell'enciclopedia, anche la carta igienica se mai qualcuno si fosse messo in testa di stamparla - preferivo di gran lunga l'argomento "allestimento sala da pranzo".