Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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NASCE ASPARAGUS, LA PRIMA BIRRA ALL'ASPARAGO BIANCO DI CIMADOLMO IGP


Nasce dalla collaborazione tra Eleven Trade, azienda trevigiana specializzata nella distribuzione di soft drink e spirits,  Maurizio Donadi, un giovane enologo di San Polo di Piave  già noto per la produzione dei  vini naturali di Casa Belfi,  e maestri birrai del Birrificio Trevigiano ASPARAGUS, la prima birra ottenuta con la fermentazione dell'asparago bianco IGP di Cimadolmo.

ASPARAGUS è proprio il risultato di  un’intuizione  di  Maurizio Donadi, che  mette al servizio del progetto,  partito appena tre anni fa come esperimento casalingo,  le proprie conoscenze in tema di fermentazione e lieviti.

Dell’asparago Donadi  utilizza uno scarto di lavorazione,  lo scalz, la parte  più vicina alla radice, e quindi più dura, che nella cucina di una volta veniva utilizzata per preparare i risotti e  che, nel caso della birra ASPARAGUS,  sostituisce il luppolo. 

Con l’aggiunta dell’acqua di risorgiva di San Polo, ulteriormente purificata  utilizzando un brevetto sloveno,  il  risultato è  una birra dal sapore delicato e amarognolo, perfetta per abbinamenti gastronomici anche molto diversi tra loro, dal club sandwich ai piatti più impegnativi e complessi.


Dalla sinergia tra Eleven Trade, Birrificio Trevigiano e Maurizio Donadi nasce infine Asparagus, la prima birra all'asparago bianco IGP di Cimadolmo.

Al momento è in distribuzione una prima partita di ASPARAGUS da 3.000 bottiglie, ma grazie anche alla possibilità di avvalersi della rete di Eleven Trade, che conta oggi più di trenta agenti distributori in tutto il mondo, ASPARAGUS guarda già al mercato globale,  con un occhio di riguardo a quello  asiatico,  in costante ascesa. “Così  che non sarà strano, dicono gli ideatori di ASPARAGUS, trovare un giorno  la nostra birra nei menù dei  migliori ristoranti di Hong Kong”.

Stinco di maiale marinato alla birra e glassato per il #Calendario del Cibo Italiano



Oggi nel Calendario del Cibo Italiano si festeggia la Giornata Nazionale dedicata al Maiale, ambasciatore ne è l’amico Corrado Tuminelli e ulteriori informazioni nel post ad hoc pubblicato in Aifb, dove troverete anche i link alle ricette partecipanti.

Il Maiale, con licenza parlando, è un animale davvero insostituibile
Così sostenne nel 1594 Giulio Cesare Croce nel suo “L’eccellenza e il trionfo del porco” , anche in modo profetico, e come dargli torto? Infatti il cavallo è stato sostituito dal treno e dall’automobile, il bue dal trattore ma quale diavoleria 3.0 potrà aiutarci nel confezionare profumati prosciutti, golose bondiole, gaudenti mortadelle?


Si conclude l’anno e per i contadini arriva il tempo di macellare il maiale in quanto solo i ricchi potevano permettersi di far ingrassare il suino fino alla fine di gennaio prima di ucciderlo. Il periodo adatto alla macellazione, quindi, doveva essere freddo ed andava dalla prima settimana di dicembre alla fine del primo mese dell'anno, tranne che nella giornata dedicata a Sant’Antonio abate, per rispetto al santo protettore degli animali domestici. 
Si tratta di riti che risalgono agli antichi romani i quali, avendo nella quotidianità una dieta frugale prevalentemente vegetale, consideravano le carni suine con molta attenzione e rispetto, un po’ più pragmatici delle popolazioni barbariche, tra le quali il maiale era oggetto di culto e di venerazione. Il Paradiso nei miti germanici, infatti, era un posto dove gli eroi che morivano sui campi di battaglia potevano nutrirsi in eterno delle carni del Grande Maiale, Saehrimnir, una sorta di sorgente inestinguibile di cibo arrostito. Da loro, e prima ancora dagli artigiani etruschi, ha preso forma l'arte della norcineria che ancor oggi riesce a trasformare e valorizzare tutte le parti di cui è composto il suino, con caratterizzazioni regionali così importanti da aver dato vita a ben  21 Dop e 19 Igp.


Nel Veneto il maiale è sempre stato visto con un occhio di riguardo tanto da essere stato riprodotto nella Torre dell’Aquila del Castello del Buonconsiglio di Trento, nel ciclo dei mesi, e nel bellissimo Salone affrescato del Palazzo della Ragione di Padova (vedi foto). Anche in questo caso gli affreschi dedicati al ciclo delle pratiche agrarie mostrano dei norcini intenti a pelare ed a trattare la carne del maiale: l’allevamento di questo animale, infatti, divenne a partire dal Medioevo una risorsa alimentare fondamentale, disponibile anche alle classi più povere.

Nelle campagne della Serenissima il maiale viene ancor oggi chiamato “mas-cio”, che il contadino sceglieva da piccolo, attorno ai 10-15 chillogrammi, verso la fine della primavera, quando gli allevatori facevano il giro delle aie, dopo la messa della domenica, portando sul carro tanti cesti di vimini dai quali sbucavano rosei lattonzoli. 
Come veniva nutrito? Con quanto proveniva dall’orto e dalla cucina, come scarto, in quanto di avanzi non se producevano proprio! Verso la fine del suo ingrassamento il menù variava in qualità e veniva arricchito di polenta e crusca.

I giorni precedenti alla macellazione l’agitazione era palpabile, sia per il duro lavoro che avrebbe aspettato tutti che per la consapevolezza che per qualche tempo si sarebbe mangiato come poi non sarebbe più accaduto.
Alla festa partecipavano tutti: il norcino con i suoi strumenti preziosi e la formula del mix di spezie che gelosamente custodiva, le autorità del paese, come il sindaco, il farmacista, il medico condotto e magari il segretario comunale, che poi si sarebbero portati a casa un “ricordino” gastronomico e soprattutto il parroco, grazie al quale, ed all'intercessione divina, tutto sarebbe filato liscio. Tutti insieme al cospetto del re maiale al quale conferire onori e rispetto.



Era una festa anche per i bambini per i quali veniva preparato il “Baldon, così dolze" ovvero il sanguinaccio del maiale cotto con zucchero, uvetta e cedrini e poi rosolato nello strutto. Qualche estroso lo preparava aggiungendo la cioccolata, che nelle campagne avevano imparato a conoscere grazie alle razioni K degli alleati, assieme alla gomma americana ed alla carne in scatola.
Ma questa è un’altra storia.

Il piatto di oggi è preparato con lo stinco, forse una delle parti del maiale meno pregiate, che viene prima sbollentato e successivamente laccato ed accompagnato con una birra bella corposa, magari appena speziata, come quella usata per la marinatura.


Portata: secondo piatto
Preparazione: 20’
Marinatura: 12’
Cottura: 2 h + 20-30’
Difficoltà: semplice

Stinco di maiale marinato alla birra e glassato 

Ingredienti (per 4 persone)
2 stinchi medi di maiale
300 ml di birra doppio malto, magari un po’ speziata
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di ketchup
1 cucchiaio di miele di castagno
1 cipolla - 1 carota - 1 costa di sedano
1 testa d’aglio piccola
1 rametto di rosmarino
3 bacche di ginepro
3 grani di pepe
½ limone
sale in fiocchi
olio extra vergine di oliva

Preparazione
Adattare gli stinchi in una casseruola, coprirli d’acqua e farli sobbollire dolcemente per un un paio d’ore. Sgocciolare e mettere da parte.
Tagliare a rondelle le carote, a spicchi la cipolla ed a tocchetti il sedano ed unirli in un contenitore in vetro o ceramica con la salsa di soia, il ketchup, lo zucchero di canna, la birra ed aggiungere gli stinchi lessati. Coprire con una pellicola alimentare e lasciar marinare in frigo per una notte.
Accendere il forno 180°.
In una cocotte far rosolare gli stinchi sgocciolati dalla marinata con un paio di cucchiai di olio extra vergine di oliva, dorarli unire il rosmarino, lo spicchio d'aglio, la testa d’aglio, il pepe, le bacche di ginepro e spennellare con il miele mescolato ad un paio di cucchiai d’olio evo e cuocere nel forno caldo per circa 20’-30’ fino a quando saranno bruniti e completamente cotti.
Affettare gli stinchi e servirli con un po’ di patate lessate e profumate con del prezzemolo tritato, con crauti già lessati o con del morbido purè.

Per saperne di più
Costesine, musetto e sopressa, Giampietro Rorato
Il boccafina ovvero il gastronomo avveduto, Riccardo Morbelli
Convivio, AAVV
Maiale e co., Stephane Reynaud

#lebuonericette e le Cozze e pomodorini alla birra


Una volta il tormentone era "non ci sono più le mezze stagioni!" mentre, per quest'estate così pazza, il mantra è "non ci sono proprio più le stagioni intere!".
Abbiamo trascorso i mesi di luglio ed agosto a studiare ricette che potessero essere anche "confort food", con tanto di zuppe e vellutate a confortare le giornate uggiose ed i 15 gradi perenni e quindi oggi, visto che il barometro segna "bel tempo" e la temperatura suggerisce di mangiare all'aria aperta, che ne dite di un antipasto colorato e profumato?


Un piatto di cozze profumate accompagnate da una fresca birra ed è subito allegria! Le cozze rappresentano un prodotto del mare sempre disponibile, ricche di ferro e con 58 calorie ogni 100 g. La loro pulizia, operazione che richiede sempre un po’ di attenzione, può essere anticipata dagli addetti della nostra pescheria, rendendo la preparazione di questo piatto ancora più semplice e veloce.


La ricetta, con ingredienti e procedimento? Qui, naturalmente, e il piatto potrà essere accompagnato con la birra utilizzata per la preparazione.
Buon appetito.

#lebuonericette e lo Stinco di maiale marinato alla birra. Giusto in tempo per l'Oktoberfest!


L'Oktoberfest vede la luce nel lontano 1810 quando il principe Ludwing, il padre di Ludwing II, autore di quei meravigliosi castelli che consegnarono la sua fama ai posteri - il più famoso di tutti quello di Neuschwanstein - ed causa dei quali dissanguò le casse del paese. Ma senza i quali Disney non avrebbe mai saputo dove far dimorare la Bella Addormentata :)

La festa appunto, comunque fiabesca, ebbe origine per le nozze del principe ereditario Ludwing con la bella Therese, e coinvolse per ben cinque giorni tutti gli abitanti di Monaco. Visto che il numero zero era andato così bene perché non ripeterla? Nel corso di due secoli l'Oktoberfest vide interruzioni, attacchi e modifiche e giunge fino a noi, con il suo carico di allegria, di vezzosi dirndl (i tipici abiti femminili bavaresi) e naturalmente di ettolitri di birra che, in questa ricetta, diventa ingrediente, per marinare le verdure e naturalmente gli stinchi di maiale.


Si dice sempre che del maiale non si butta via nulla ma il logorio della vita moderna ci impone molto spesso di scegliere dei tagli di carne che si cucinino molto velocemente, dimenticando che il forno a temperatura media è spesso un nostro alleato: lui cucinerà per noi mentre ci potremo godere la lettura di un buon libro. Lo stinco, inoltre, è un taglio di carne non troppo costoso ma che sa dare delle belle soddisfazioni. 


La ricetta? Qui, naturalmente. E buona festa!

Le stelle e le padelle ovvero le previsioni g-astrologiche del 2014: Leone, Vergine, Bilancia e Scorpione

Scommetto che siete impazienti impazienti di sapere il resto delle stelle spadellate!

Si riparte dal fuoco con il Leone, il re della foresta, anzi della savana.  Forti fisicamente, generosi, dalla personalità che non ammette deroghe al comando, il suo ovviamente!  Ed essendo un re è così che si approccia alla tavola ed al cibo: deve essere tutto sontuoso, come doveva essere il desco del Re Sole nella Francia del XIV secolo. Come cuoco non è proprio il massimo: siccome è convito di non dover mai imparare nulla anche in questo campo, finirà per sporcare tutte le pentole, a non accettare consigli, a non ammettere critiche. E siccome è un generoso, nel caso il risultato non fosse dei migliori, contate pure in un suo invito ad uno dei ristoranti più esclusivi della città. Come assolutamente esclusivo sarà, in mancanza di meglio, il suo pane e salame!

Il tempo passa e si arriva al segno della Vergine: finisce l’estate ed arriva l’autunno e con esso la necessità di conservare i cibi per il lungo inverno. Ecco perché la cucina della Vergine è parca e salutare, poco propensa agli eccessi, perfettamente calibrata in porzioni e calorie e soprattutto in piena osservanza dell’HACCP.
La Vergine in cucina è meticolosa: scordatevi le ricette ad occhio. Bilancia e precisione, strumenti affidabili, coltelli affilati, disciplinari ferrei. Magari una cucina un po’ monotona ma affidabile, come una bella Zuppa Parmentier, di porri e patate, della mitica Julia Child.

Se volete dare una festa oppure una cena un po’ formale cercate fra i vostri amici uno della Bilancia e non ponetegli limiti: uno stilista per eccellenza, un fine conoscitore del bon ton, che potrebbe rimanere estasiato di fronte al decoro di un piatto da portata (ed indifferente al suo contenuto). Si lasciano sedurre dal bello, dolcemente, senza fretta e clamore, e la loro cucina seduce con la medesima delicatezza: le porzioni giuste, la mise an place artistica, le tovaglie preziose e le stoviglie che profumano di storia. Se poi al vostro amico piacesse cucinare consegnategli il grembiule senza esitare: non sporca, è perfettamente padrone della situazione, ha buon gusto e soprattutto tanta fantasia, come quella che ci vuole per una Vellutata di fagioli di Lamon e quenelle di baccalà mantecato.

Lo Scorpione ha della vita un’idea un tantino travagliata: il seme muore per dare frutto in primavera e per farlo ha bisogno di marcire nel buio dell’inverno. Un seme che si trasforma, la forza della vita nascosta agli occhi dei più. Sempre pronti a sfoderare il pungiglione in attesa della sfida successiva. Individualisti, egocentrici, assai smaliziati, mai banali: dotati di un’intelligenza vivace non è facile capirli. Ugualmente indecifrabile sarà la loro cucina che vive di sapori forti, di parti di animali nascoste, di elaborate cotture. Ed essendo comunque appartenente ai segni d’acqua, e quindi un po’ distratti, ricordatevi di chiedere se in casa ha piatti e sedie sufficienti quanto sarete invitati, assieme ad altre 30 persone, alle sue allegrissime cene, per gustare un delizioso e speziato Stinco di maiale alla birra.



Beh, ora prendo la scopa e ritorno in coppa ‘o Vesuvio, con Gennariello, il mio fido corvo un po’ scemo in attesa del prossimo post per parlarvi dei restanti 4 segni. Che le stelle siano con voi e ….buon appetito!

La prima birra "chiara" al mondo, la ceca Pilsner Urquell, piace nel bicchiere e... nel piatto


Che la birra fosse un ingrediente utilizzato in cucina non è notizia dell'ultima ora, ma il fenomeno è in grande ascesa, sia sui fuochi professionali che su quelli casalinghi e la recentissima pubblicazione del libro, dal titolo "La birra in tavola e in cucina", curato da Leonardo Romanelli e edito da Mondadori ne è la conferma. Un volume che oltre a ripercorrere la storia di una delle bevande più diffuse al mondo raccoglie cento ricette originali preparate con la birra.

Tra queste non poteva mancare Pilsner Urquell, la prima birra dorata al mondo, che da tempo ha sancito il suo matrimonio con la cucina d'autore grazie ad un accordo di partnership con i Jeunes Restaurateurs d’Europe, una delle associazioni più prestigiose del settore, non solo nel Bel Paese, che raccoglie i giovani chef e proprietari di ristoranti alfieri della ristorazione d’eccellenza e dell’alta gastronomia.

In questi giorni si è tenuto, in terra toscana, il 20° congresso dell'associazione e con l'occasione abbiamo raccolto i pareri di alcuni grandi chef in merito all'utilizzo della birra in cucina. «Nel nostro ristorante - ha spiegato Andrea Sarri, presidente dei JRE Italia e chef patron del ristorante Agrodolce di Imperia - già trent'anni fa si usava, anche se in modo diverso rispetto ai giorni nostri. Oggi la birra è infatti un ingrediente che spesso completa il piatto e lo rende equilibrato». «Ho iniziato a studiare questo ingrediente - ha precisato Marco Stabile dell'Ora d'aria di Firenze - cercando di mantenere intatte, nel piatto, le caratteristiche della birra senza che passasse solo il gusto amarognolo. Tra i tanti piatti che ho creato non posso non citare la Super tartara alla Pilsner Urquell con pere e crescione e le Animelle birrate». «Gli aromi della birra - ha aggiunto Daniele Usai del ristorante Il Tino di Lido di Ostia (Rm) - permettono di contraddistinguere un piatto. Per questo, in occasione dell'ultimo Vinitaly, ho proposto, al Self Service d'Autore, un Salmone marinato alla "Pilsner Urquell" e affumicato in casa, con salsa ajolì al luppolo, maggiorana e malto".


Un piatto ricercato che non è passato inosservato ed un punto di vista che conferma l'idea di Tommaso Arrigoni del ristorante Innocenti Evasioni di Milano: «La birra non è un ingrediente di stagione e dunque possiamo permetterci di utilizzarla sia su ricette estive che invernali. La cosa curiosa che abbiamo notato nel nostro ristorante, proponendo piatti con la birra, è che spesso i piatti a base di birra piacciono anche a chi, in realtà, non la beve»

Piatti di pesce o piatti di carne? La risposta è semplice: entrambi. E la conferma arriva incrociando le ricette che ci hanno raccontato Moreno Cedroni, chef del ristorante La Madonnina del Pescatore di Marzocca di Sinigallia (An), e Aurora Mazzucchelli, che con la famiglia porta avanti il ristorante Marconi di Sasso Marconi (Bo). «La birra - ha raccontato Cedroni - si deve sentire nel piatto. Si tratta di un ingrediente che, considerata la nota amarognola, conferisce carattere ad una ricetta. Uno dei miei piatti più riusciti con è la Costoletta di rombo impanata alla birra chiara». «E' un territorio - ha concluso Mazzucchelli -, quello che propone l'utilizzo della birra in cucina, in continua espansione soprattutto perchè la qualità di questa bevanda è sempre maggiore. Recentemente ho proposto una Spuma di birra con tartare di fassona»

"Formaggi in Villa 2013": a marzo il mondo caseario italiano si ritrova a Villa Braida




Dal 2 al 4 marzo 2013 il mondo caseario si da appuntamento a Mogliano Veneto per mettere in mostra, e soprattutto in degustazione, il meglio dei formaggi italiani: “Formaggio in Villa”, alla 3° edizione, anche quest’anno promossa da Alberto Marcomini con la regia organizzativa della società Guru del Gusto. 



 “Il formaggio italiano al 100%  protagonista in cucina” è lo slogan della manifestazione che si propone di valorizzare i formaggi italiani, prodotti con solo latte e caglio italiano, grazie all’uso in cucina per realizzare gustosi piatti.  

Tante le novità di quest’anno: il nutrito programma di laboratori con i produttori di formaggio, dove sarà possibile degustare il formaggio al naturale e successivamente assistere al cooking show, ovvero al suo utilizzo in cucina. Gli showcooking saranno tenuti da chef del territorio e di fama nazionale che realizzeranno dal vivo, squisiti piatti con i formaggi appena degustati dal pubblico. L’altra novità è l’area pizza dove i migliori pizzaioli italiani realizzeranno squisite pizze con i formaggi  che saranno messe in assaggio per il pubblico. Sono lontani i tempi in cui il formaggio è consumato soltanto a fine pasto: oggi invece è sempre più protagonista  della cucina italiana!

Inoltre durante i tre giorni sarà possibile, direttamente ai banchi con i produttori, assaggiare liberamente i formaggi con la possibilità di acquistarli e, repetita juvant, partecipare ai numerosissimi laboratori dove si imparerò ad abbinare formaggi diversi con vini e birra diversi grazie anche alla presenza di la rappresentanza di 150 aziende casearie, 60 banchi d’assaggio di formaggi da tutta Italia, 40 laboratori con cooking show e abbinamenti a vini e birre e 30 aziende partner e sponsor.   
  
Il programma aggiornato e in divenire della manifestazione è sul sito www.formaggioinvilla.it . 

QUALITA’ ED ECCELLENZA: THERESIANER MEDAGLIA D’ORO E BRONZO ALL’INTERNATIONAL BEER CHALLENGE 2012



“Rewarding Quality, Celebrating Excellence”, letteralmente “Premiando la Qualità, Celebrando l’Eccellenza” è il claim che ha accompagnato la 16esima edizione del prestigioso concorso INTERNATIONAL BEER CHALLENGE svoltosi nella cornice del famoso White House Pub di Parson’s Green, Londra: 35 esperti di birra in giuria per decretare le migliori tra le 430 birre in gara. 30 le medaglie d’oro, 95 d’ argento e 178 di bronzo.






Theresianer … presente! Ancora una volta una sfida, ancora una volta un premio alla qualità ed un risultato davvero importante: medaglia d’oro per Theresianer artigianale non filtrata Wit 0,75 lt e medaglia di bronzo per Theresianer Premium Pils 0,33 lt. 


Due ambiti traguardi che confermano la dedizione di Theresianer alla qualità, ne testimoniamo la passione e la costanza come valori aziendali prioritari, non solo in Italia ma nel mondo.. in questo caso in Gran Bretagna dove, grazie alla famosa competition, vengono riconosciuti e permettono di affermarsi in modo vincente. L’italianità di Theresianer spicca tra le migliori birre di oltre 26 Paesi di tutto il mondo, tra cui le grandi di Germania, Belgio, Repubblica Ceca e Stati Uniti. 

I criteri di valutazione hanno interessato ogni minimo aspetto organolettico, dall’aroma al colore, dal profumo al corpo, una vera e propria degustazione alla cieca da parte dei diversi rappresentanti, professionisti del mondo birra tra cui mastri birrai, analisti del sapore, importatori, commercianti, e giornalisti di settore accompagnati dai migliori esperti degustatori dell’Europa Continentale. 

La Qualità è stata premiata, l’Eccellenza celebrata: Theresianer sul podio riconferma, ancora una volta e oltre confine, i suoi valori più grandi.

Lo scapece ovvero millefoglie di pesciolini fritti, pane grattugiato e zafferano.




Una settimana fa, a quest'ora, si erano aperte le cataratte del cielo e stavo contando i danni. Il mattino dopo ho iniziato a dare una bella sistemata e ad archiviatare l'estate, con l'imballaggio di ombrelloni e poltroncine di vimini.

Oggi, come ieri, come domenica, una media di 28°....bene: fuori tutto, almeno le poltroncine, e gli ultimi piatti ispirati all'estate ed a quanto mi hanno "imparato" in Puglia.

Non ho trovato i pescetti di Gallipoli, al massimo venivano da Chioggia, ma lo Scapece è venuto lo stesso....peccato che non ci sia più il mare del Salento...


Ingredienti
1 kg. di pesciolini detti "Pupiddi" (nel Salento e da frittura in tutte le altre parti!)
pane grattugiato, nello specifico del pane di Matera igp, che ho trovato in un negozio tipico pugliese, sotto il Salone, a Padova
aceto di vino bianco
zafferano (io uso solitamente quello acquistato presso Altromercato, proveniente dal Marocco, Zafferano di Taliouin, un presidio Slow Food)
olio extra vergine d'oliva

Preparazione
Pulire i pesciolini, asciugarli con la carta da cucina, infarinarli leggermente e friggerli nell'olio extravergine d'oliva, lasciare che assorbano l'eccesso di unto in carta casa e alternarli in una pirofila con il pane gratuggiato imbevuto di aceto nel quale sia stato sciolto dello zafferano in polvere.


Una varizione possibile è data dalla sostituzione dello zafferano con menta ed aglio tritati.
Lo "scapeciaro" che mi ha "imparato" la ricetta mi aveva raccomandato l'utilizzo della botte: lo so che viene molto meglio la "cottura" ma nel mio caso ho optato per un contenitore in vetro che è anche bello da portare in tavola, direi quasi coreografico.

Servire con delle friselle appena appena inumidite d'acqua per renderle un pochino più morbide ma ancora ferme nell'accompagnare lo scapece.

Da bere ho optato per una birra, bella corposa, non freddissima: si chiama Ambra gialla (giusto per l'armonia del colore) al peperone giallo che viene prodotta solo in occasione della festa del peperone giallo di Zero Branco da fine agosto fino ai primi di settembre.

Birra San Gabriel

Miniquiche, che passione!







Io adoro il radicchio tardivo e sarebbe davvero bello che questo incredibile "fiore d'inverno" trovasse l'adeguato riconoscimento come il formaggio Morlacco o la Gallina Padovana.
Quando il prezzo diventa "raggiungibile" (rispetto agli 11,00 euro di inizio stagione....) mi piace farlo appassire in forno con dell'olio extravergine, sale e pepe macinati al momento, lasciarlo raffreddare appena, riporlo in vasetti ancora caldi, sterilizzati per 5 minuti in acqua bollente, alternando qualche grano di pepe nero ed un paio di foglie d'alloro. Riponendoli poi in dispensa.
Nel buio della dispensa è uscito l'ultimo vasetto e così, complice anche una temperatura ancora estiva ma sicuramente più adatta al lavoro in cucina, ho preparato queste



MINIQUICHE DI RADICCHIO TARDIVO E CACIORICOTTA

Ingredienti
una confezione di pasta sfoglia, già stesa
250 gr di radicchio tardivo, già cotto
200 gr. di cacioricotta gratuggiato (un tipico e buonissimo formaggio pugliese che viene lavorato un po' come se ofsse un formaggio ed un po' come se fosse ricotta)
2 uova e 150 gr di panna
sale, pepe, noce moscata, timo fresco.


Procedimento
Srotolare la pasta e foderare sei stampini del diametro di 8 cm.

Sgocciolare il radicchio e tritarlo grossolanamente.

Sbattere le uova con la panna, regolare di sale e pepe, aggiungere la noce moscata gratuggiata al momento.

Grattuggiare il formaggio e mettere da parte.

Sulla pasta sfoglia distribuire un po' di radicchio, un paio di cucchiai abbondanti di cacioricotta gratuggiato, qualche fogliolina di timo fresco ed un paio di cucchiai della mischela di uova e panna


Dal forno acceso a 180°, dopo 20/25 minuti, si sprigionerà un profumo d'autunno che potrebbe essere accompagnato con una birra ambrata, ed una in particolare, l'Ambra Rossa della Birreria San Gabriel, che sta proponendo delle birre "storiche" che antichi monaci dell'Abbazia Sant'Andrea di Busco (TV) preparavano per motivi terapeutici, come questa al Radicchio rosso, le cui benefiche qualità digestive e depurative erano già allora note.



Miniquiche di radicchio tardivo (Veneto) e cacioricotta (Puglia): non esistono divisioni in cucina!

"Non tutta la chimica è cattiva. Senza la chimica, come l'idrogeno e l'ossigeno per esempio, non ci sarebbe modo di fare l'acqua, un ingrediente fondamentale della birra." (Dave Barry)