Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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SIAMO TOURNATI! LE TORTE SALATE & L'MTCHALLENGE IN TOUR


Cos'è una torta
Se apriamo la Treccani troviamo la seguente definizione, la prima di tre:

1. Denominazione generica di tutti quei dolci la cui principale caratteristica è una certa grandezza e consistenza e una forma generalmente rotonda: gli ingredienti possono essere svariatissimi, ma a base per lo più di farina, zucchero, burro, uova e varie aggiunte: t. di cioccolatot. di mandorle, t. di mele, t. di ricotta, t. di Pasqua, t. svizzera, t. tedesca, ecc.; la tradizionale t. di nozze, o di compleanno; il termine può anche indicare analoghe preparazioni di gelato o semifredde, oppure salate e farcite (t. rusticat. pasqualina).

La seconda definizione invece è ancora più illuminante: 
"Il riferimento alla torta come a un intero che può essere suddiviso in parti o frazioni (fette), a loro volta esprimibili in valori percentuali" ovvero quello che io intendo per la community più feconda e scevra dalle tipiche debolezze umane che si trovano in rete.
Prendetevi qualche minuto, magari preparatevi anche un buon tè e visitate il sito dell'Mtchallenge ed inizierete un viaggio in un mondo davvero unico, che neppure Alice.

Da questo mondo sono nati 3 spin-off editoriali e oggi esce la quarta fatica corale

TORTE SALATE, edito da GRIBAUDO- GRUPPO FELTRINELLI
presente in tutte le librerie.




Tutto quello che c’è da sapere per preparare una perfetta torta salata. Versatili e appetitose, queste pietanze sono adatte per tutte le occasioni: possono diventare un sostanzioso piatto unico per un pasto veloce o, nelle declinazioni più originali, una raffinata portata per qualsiasi buffet. Il libro è realizzato in collaborazione con MTChallenge, il gruppo formatosi intorno a una sfida culinaria lanciata nel 2010, diventata un gioco gastronomico molto frequentato del web, con migliaia di partecipanti che propongono le loro preparazioni e le loro interpretazioni dei piatti. Il risultato è una sorta di enorme scuola di cucina online, nata dalle esperienze combinate di chef professionisti, blogger di cucina e semplici appassionati. Questa vasta rete di conoscenze culinarie costituisce il plus del libro, un manuale fondamentale per conoscere ogni segreto della preparazione delle torte salate. La prima parte, dedicata alle basi, spiega, per fare solo alcuni esempi, come deve essere composto l’impasto per il “guscio” delle torte, come evitare che rimangano troppi liquidi nel ripieno, come gestire la cottura. Questa sezione del libro permetterà non solo di preparare a regola d’arte le ricette che seguiranno, ma anche di acquisire le tecniche per muoversi in modo autonomo, modificando altre ricette o creando le proprie torte salate. La seconda parte è dedicata alle ricette, tutte fotografate, mentre nella terza parte del libro sarà possibile trovare le ricette veloci e la sezione del “fatto in casa”, che illustra come preparare facilmente salse e altri ingredienti utilizzati per la realizzazione delle torte.

Questo è il #Tortaontour ovvero il viaggio in lungo e in largo che Alessandra Gennaro compierà, supportata da tutta la Community, per far conoscere il libro (work in progress):

Milano Giovedì 31/3 ore 18,30 Libreria Mondadori Megastore via Marghera 28 interviene Fernanda Roggero  
Torino Lunedì 4/4 ore 18.30 Piazza dei Mestieri via Jacopo Durandi 13 (1° piano) 
Genova  Martedì 5/4  ore 18 La Feltrinelli Libri e Musica Via Ceccardi 16r–interviene Sergio Rossi 
Verona  Mercoledì 6/4 ore 18 la Feltrinelli Libri e Musica via Quattro Spade 2 interviene Stefania Berlasso
Padova Giovedì 7/4 ore 18 La Feltrinelli Librerie via S.Francesco 7 interviene Antonino Padovese
Firenze Venerdì 8/4 ore 21.00 - la Feltrinelli RED, piazza Repubblica 26 – Interviene Raffaella Galamini 
Bologna Martedì 12/4 ore 19 Librerie Coop Eataly via Orefici 19 – Interviene Gino Fabbri
Parma Mercoledì 13/4  ore 18 La Feltrinelli Libri e Musica Via Farini 17 interviene Arianna Gandolfi 
Roma Giovedì 14/4 ore 18 la Feltrinelli Librerie  Via Orlando 78/81 - interviene  Eleonora Cozzella 
Napoli Venerdì 15/4 ore 18 La Feltrinelli Librerie P.zza Dei Martiri, 23 interviene Luciano Pignataro
Catania Sabato 16/4 ore 18 La Feltrinelli Librerie Via Etnea, 285 interviene Andrea Graziano
Un libro gustoso, non c'è che dubbio, ma anche "buono" in quanto acquistandolo si sosterrà tangibilmente la Piazza dei Mestieri (www.piazzadeimestieri.it), altro luogo che vi consiglio di andare a visitare.

Io vi aspetto a Padova per trascorrere insieme un'ora così intensa che non dimenticherete tanto facilmente e poi ai fornelli per replicare una o più delle fantastiche ricette che diventeranno, ne sono certa, le Vostre ricette.


"Houston, abbiamo un problema" e gli Spaghetti Galattici Speziati per un autostoppista del gusto e la sfida #48 dell'Mtchallenge


"Houston, abbiamo un problema. Maronna mia, se abbiamo un problema. Houston!! E rispondi, a' Houston!!

Due occhi di ghiaccio si aprirono di scatto, come le bambole dei film dell'orrore che Beppino si ostinava a guardare anche se poi gli venivano le palpitazioni, ed incontrarono i suoi.
"C'è un guaio, un guaio grosso assai e bisogna che troviamo una soluzione, Houston!"
Lo sguardo di ghiaccio non si era spostato di un millimetro. Un accenno di increspatura dei sopraccigli aveva messo in evidenza una leggerissima ruga al centro della fronte.
"Ah, ma allora sei vivo! E c'hai pure la ruga gabellare! La sorella di mia cognata, quella fissata con l'Oriente, diceva che quella era la ruga del terzo occhio, la ruga Yin." 
Si allontanò per guardarlo un po' meglio. 
"Houston, non è che sei Yin sul serio? Perché io sono tuttotutto Yang! Perlammordiddio non ho nulla contro gli Yin, ma sai com'è, qui l'astronave è piccola e l'equipaggio mormora." E chiuse facendo l'occhiolino, cercando una complicità che fosse anche approvazione.
I due occhi di ghiaccio si alzarono dalla poltrona attrezzata per affrontare i lunghi e noiosi viaggi tra una galassia e l'altra e si palesarono in tutta la loro possanza.
Beppino seguì con gli occhi, che fin da piccolo avevano con difficoltà trovato una certa simmetria, i muscoli guizzanti sotto la tuta aderente grigio antracite.
"San Gennaro, ma questo non finisce più" si ritrovò a pensare mentre l'astronauta dagli occhi di ghiaccio, disteso in tutta la sua altezza, lo guardava fisso dall'alto, senza tradire alcuna emozione.
"Заткнись!" tuonò improvvisamente Ustin. "Откуда ты?"
"Non ti arrabbiare! Sono io, Beppino, quello della cucina." soffiò il povero omino, che nel rispondere si era fatto ancora più piccolo del suo metro e cinquanta.
"Идеальный." replicò l'astronauta mentre digitava una sequenza numerica sul piccolo computer, che faceva anche da traduttore simultaneo, allacciato al polso destro. "Ora ricordo, sei l'italiano che faceva l'autostop sulla galassia Sombrero. Se non ricordo male non sopportavi più il cibo messicano."

Beppino si animò. Houston l'aveva riconosciuto anche se si erano parlati una volta sola, oddio parlati, aveva parlato solo lui e gli aveva fatto capire, senza tanti giri di parole, che la sua presenza non era affatto gradita all'interno dell'astronave. Era entrato con l'inganno confondendosi con il personale di servizio, imitando gli autostoppisti che tanti secoli prima si spostavano sulla Terra, ed oramai non aveva neppure più senso espellerlo attraverso i tubi pirolitici, che polverizzavano, prima di eliminare dal veicolo spaziale, gli scarti della cucina. Per cui prima di rientrare ad Andromeda, e scendere dall'astronave, sarebbe stato molto saggio rispettare le regole alle quali era sottoposto tutto l'equipaggio: stare in silenzio e soprattutto stare molto, molto lontano da lui.


Ustin si mosse, una camminata elegante e felpata, come se avesse fatto ore di stretching invece di essere stato inchiodato mesi a quella poltrona, dirigendosi verso il quadro comandi. I monitor sottili come un capello gli rimandavano la visione di un buio animato da sciami di meteoriti arginati da scudi direzionali, da comete che si avvolgevano su sé stesse come riccioli capricciosi, dai colori cangianti di mille stelle e mille pianeti.
Concentrato com'era nell'analisi silenziosa di milioni di chilometri di spazio che l'astronave stava percorrendo non si accorse che Beppino si era avvicinato lentamente, attratto, quasi ipnotizzato, da quelle immagini di mondi che sapeva esistevano ma che il destino non gli aveva consentito di conoscere.

Era nato sulla Terra poco prima del Grande Trasloco, quando oramai le risorse erano così scarse che non bastavano neppure all'elite che governava le terre di Pangea, le aree che ancora non erano state bruciate dalle tempeste solari, sempre più devastanti dopo che lo scudo di ozono si era arreso all'incoscienza umana. Le radiazioni avevano modificato il dna dei gameti utilizzati per il suo lotto, che avevano riprodotto degli individui imperfetti. Ma nel caos del trasloco la sua capsula incubatrice, che aveva oramai preso il posto dell'utero nella gestazione di nuovi esseri umani, era finita in un deposito e le pile a fissione avevano fatto il resto. Era diventato grande, oddio, grande, diciamo che era diventato uomo. Ma gli uomini come lui, difettati, potevano lavorare solo come maestranze di fatica in quegli ambienti in cui i robot si sarebbero potuti rovinare. Troppa umidità o troppa polvere.
Beppino era finito a fare lo sguattero, nelle cucine delle astronavi e delle basi spaziali, a preparare ed incapsulare il cibo liofilizzato che gli altri umani assumevano per il sostentamento: un mix di proteine, sali minerali, acidi grassi essenziali, carboidrati di natura sintetica; soluzione adottata quando anche le alghe ogm e gli insetti non erano più bastati a nutrire il pianeta.


"Qual'è il problema?" La voce fredda di Ustin lo riportò alla realtà.
"Ah si, Houston, qui la situazione è gravissima! La nave con i viveri durante il posizionamento è stata centrata dai detriti di quei zozzoni dei Vesuviani e si è sganciata. Il tubo per collegare il passavivande si è rotto e non ho più neppure un sedano sintetico per fare un pinzimonio di plastica! Voi dormite ed io qui mi devo levare le mani da torno, mi devo!"
Forse aveva esagerato un po' la ma realtà era proprio quella: in cambusa non c'era più nemmeno l'ologramma di un panzerotto.

Ustin guardò Beppino come se lo vedesse per la prima volta. I suoi arti così corti gli ricordavano i plantigradi bianchi e neri dei quali aveva letto nei libri di scienze, così impacciati e lenti, mentre lo sguardo nascondeva guizzi di luce che aveva tradotto come intelligenza vivace. Probabilmente sarebbe stato possibile trasferire le sue sinapsi in un corpo sintetico, giusto per non sprecare parte della sua conoscenza. Ma forse era meglio lasciar tutto come aveva deciso il sistema.
"E quindi", lo apostrofò Ustin, "cosa proponi? Del resto l'equipaggio a causa dello scontro con i detriti si sta svegliando e fra un po' bisognerà provvedere al suo sostentamento."


"Un'idea ce l'avrei" sorrise malizioso Beppino, come se stesse già gustando il manicaretto che aveva in mente, un chiodo fisso di quando era appena uscito dall'incubatrice che era stata sistemata in una vecchia biblioteca: un piatto di pasta preparato con il pomodoro. Aveva visto la foto e subito di era innamorato di quell'attorcigliare morbido, di quel rosso vivo. Aveva strappato la pagina del libro dov'era riprodotta la leccornia e l'aveva sempre portata con sé.
"Avrei bisogno di un forno a microonde, di un po' di platino e di una stampate 3D. Il resto degli ingredienti sono nell'armadietto dell'alveare" ovvero il luogo, una sequenza di piccoli loculi, dove gli umani addetti ai lavori più umili, si ritiravano per recuperare le forze.
Davanti allo sguardo di Ustin, che ora non era più tanto sprezzante, prese forma un piatto di pasta al pomodoro e gli addetti alla stampante fecero il resto, come in una versione laica del miracolo dei pani e dei pesci.

Mentre l'equipaggio imparava ad attorcigliare gli spaghetti con le dita e provava il piacere della masticazione Beppino non sentì più i dolori alle ossa, che neppure l'assenza di gravità poteva lenire, e si sentì l'uomo più grande della Via Lattea.
Ustin si avvicinò e gli pose la mano perfetta sulla spalla sbilenca, stringendola con le dita disegnate dall'eugenetica.
"Houston", fece Beppino, "te l'ho detto, vero, che io sono Yang".


Oggi ha cucinato Beppino, con quanto aveva nell'armadietto del suo loculo: una lattina di San Marzano, gli spaghetti di grano duro appena un po' modificati, i pomodorini gialli confit, le spezie dell'unico emporio della galassia di Sombrero, l'acqua di uno dei mari sotterranei di cui Marte è pieno e le foglioline Shiso prese in prestito dal laboratorio di botanica. Un forno a microonde e il gioco è fatto. Perché anche la fantasia può nutrire il pianeta.

Spaghetti di grano duro al profumo di mare speziato con salsa di pomodoro, pomodorini gialli confit e zeste di limone di Sorrento.

Ingredienti per un astronauta
80 g di spaghetti formato chitarra di semola di grano duro all'orzo "Ma'kaira" (che nel gioco di parole del produttore significa "beato")
1 lattina di pelati San Marzano
1 cucchiaio di pomodorini gialli confit
1 spicchio di aglio rosso di Nubia in camicia e schiacciato
1/2 cucchiaino di levistico
1 cucchiaio formato dal seguente mix aromatico: scorza di fava di cacao, cannella, liquirizia, zenzero, pepe nero, carruba, anice, peperoncino, zenzero, vaniglia in bacello, fava tonka, mix polverizzato ed inserito in un pezzettino di garza
qualche fogliolina di Shiso purple cress la decorazione del piatto
1 limone di Sorrento, bio, solo le zeste
acqua di mare

Procedimento
Con un mixer ad immersione frullare i San Marzano direttamente nella lattina, passare al colino e mettere da parte.
Pesare gli spaghetti e pesare il doppio più un po' di acqua di mare, scaldarla appena con il  mix di spezie profumate e piccanti, lasciando in infusione per 5'.
Inserire in un contenitore adatto alla cottura a microonde la salsa di pomodoro, l'aglio e il livistico.
Cuocere coperto a 850W per 1'.
Aprire il contenitore, mescolare, eliminare l'aglio, distendere gli spaghetti, coprirli con l'acqua di mare speziata e cuocere coperto per 8' a 850W.
Aprire il contenitore, mescolare, unire i pomodorini gialli confit e continuare la cottura per altri 4', aggiungendo, se necessario, un paio di cucchiai di acqua di mare.
Aprire il contenitore, mescolare con una forchetta ed impiattare decorando con le foglioline, poche, di Shiso Purple e le zeste del limone.
Se voleste unire un po' di ricotta salata, poca, o un po' di pecorino fate attenzione ad averne stampato in quantità sufficiente.



"La pace non trovò nè oppressi nè stranieri". Gli spaghetti del 24 maggio 1915 per l'Mtchallenge #48


“Nonno, raccontami della Guerra!”
La mia curiosità di bambino e la passione per i film dove i soldati facevano mostra del loro valore, indossando divise belle intonse come il giorno della parata, mi inducevano sempre a chiedere a nonno Tiziano di condividere i suoi ricordi di ragazzo nato nel 1899.
“Quanti nemici hai ucciso?” era la domanda topica con la quale cercavo di mettere alle strette la sua reticenza.
“La guerra è una brutta bestia”, rispondeva sempre, con gli occhi velati da tanta, tanta tristezza.
“Nonno, ma gli austriaci erano pur sempre i tuoi nemici, gli invasori stranieri che opprimevano!” esclamai un giorno, quasi incredulo dinnanzi alla sua visione così disfattista di quanto era stato necessario fare per ottenere la vittoria.
“Gli Austriaci erano ragazzi come me che se la passavano ancor peggio. Sai quante volte ho lanciato pezzi di pane secco oltre la nostra trincea? E sai quante volte ho passato loro la sega per tagliare il ghiaccio così da consentirgli di seppellire i morti non a mani nude?”


Finché un giorno mi raccontò anzi, scrisse, vergando alcuni fogli di uno dei miei quaderni di studente delle elementari, con le righe già segnate ed i bordi definiti da due graziose parallele color violetta, quasi a lasciare un testamento, una memoria scritta, di tutto il suo disagio per essere stato costretto a compiere azioni che non riteneva giuste e di tutto il suo dolore per essere stato costretto ad assistere alla morte della pietà e della compassione.

Mi chiamo Fumegale Tiziano, fu Massimiliano e di fu Maria Angela.
Sono nato a Vicenza il 21 luglio 1899.
Sono stato incorporato nel 6° Genio Ferrovieri, nel mese di giugno 1917 ed inviato, per cause di emergenza, al Distretto Militare di Vicenza, dove fui destinato all’11° Fanteria a Forlì (Deposito del Reggimento). Qui mi mandarono a raggiungere il mio Reggimento che si trovava a Gorizia, che già era stata occupata.
Giunto a Gorizia fui destinato a fare un compito un po’ arduo e cioè fare un varco per tagliare i reticolati che però avevano la corrente.
Io andai dal mio Tenente per dirle che oltre alle tenaglie mi occorrevano ancora altri tre uomini, perché i reticolati erano appoggiati sopra 4 cavalletti di Frisia ed avevano la corrente.
Era il mese di ottobre. Tutto buio.
Io dissi a loro (ero il Capomaggiore) “Prima comincio io, che sono il primo, poi il quarto, poi il secondo ed infine il terzo”. E così fu fatto. Tagliammo un varco usando le tenaglie foderate di nastro isolante e ad ogni taglio si vedevano nella notte tutte le fiammate dei reticolati.
Il varco era stato aperto così che le truppe poterono avanzare.
Però, invece di rientrare in quattro, rientrammo in tre perché, poveretto, uno si è incagliato con la giacca nei reticolati ed è stato mitragliato.
Però la Medaglia d’Argento gliela diedero al Tenente, che se n’era stato calmo sotto la tenda.
Poi mi spostarono di fronte ed andai al Piave e poi sul Monte Paù.
Ma non posso ricordare tutte le peripezie trascorse.”


Per la sfida #48 dell'Mtchallenge, lanciata da Paola, ho immaginato il nonno in trincea con un coetaneo siciliano, ancora più spaventato di lui, in quanto scaraventato in una terra straniera, letteralmente straniera, dove non era possibile riconoscersi in nulla.
Non certo nel clima così rigido degli inverni sull’Altopiano, con le trincee scavate nella neve e nel ghiaccio che superavano i tre metri di altezza.
Non certo nella lingua! Come potevano comprendersi due contadini adolescenti che fino a qualche mese prima compivano i medesimi gesti ma a mille chilometri di distanza l’uno dall’altro?
E neppure nel cibo, così diverso. Nei colori, nei sapori, nei ricordi.
Li univa solo la disperazione, la consapevolezza di essere finiti in un girone dantesco, tra le teste dei compagni che saltavano a pochi decine di centimetri centrate da cecchini ugualmente adolescenti, tra gli arti feriti tagliati con la sega e senza tanti complimenti,   tra il terrore dei gas nervini, armi vigliacche usate da uomini senza onore, ad aspettare che si sciogliesse la neve per lavarsi, a bere da pozze di fango e sangue perché resi pazzi dalla sete.


Ho immaginato i morsi della fame che amplificavano tutti i profumi e tutti i ricordi legati al cibo ed ho pensato alla dolcezza di Tiziano verso un Antonio tanto spaventato, ricambiata con quanto era rimasto nello zaino di quest’ultimo, a condividere nel fango di una tragedia senza fine gli ultimi sprazzi di una giovinezza rubata.
Ecco allora uscire come da uno scrigno magico i profumi ed i colori della Sicilia di Antonio così sconosciuti a Tiziano che contribuisce con quanto gli era rimasto della sua Vicenza, un pezzo di crosta di Asiago stravecchio, avvolto in un fazzoletto liso, che avrebbe dato all’acqua della pasta una sapidità maggiore, come tante volte aveva visto fare in cucina da mamma Angela, mentre preparava la pasta e fagioli più buona del mondo.


Infatti il sale, così prezioso per la Serenissima, non c’è: troppo costoso, soprattutto in trincea, e viene sostituito dall’acciuga e da un po’ di spirito di adattamento.
Il sugo di accompagnamento è un arcobaleno di colori e di sapori: il pomodoro secco è un pomodoro siccagno della valle del Belìci, dove si coltivano ancora dei grani antichi come il farro e il grano duro timilìa una varietà meravigliosa, dalla vita breve e dai profumi intensissimi. E’ scuro, quasi grigio, come la trincea, come la guerra.
Anche la scelta della forma della pasta, le caserecce, non è un caso: richiamano le onde sensuali dei campi di grano mosse dal vento caldo delle estati siciliane, le corse a perdifiato nascosti dalle spighe dorate, i boccoli neri di una ragazza, così bella da togliere il fiato, appena sfiorati solo pochi mesi prima.
La colatura è il guizzo argenteo di una sapienza antica, come tutti gli ingredienti di questo piatto, sapienza feconda, quella che andrebbe narrata sempre, quella che, nei miei pensieri, è la sola titolata a “nutrire il pianeta”.


Casarecce di Timilia con passata di datterini, pesto di albicocche, pomodori secchi e acciughe, polvere di capperi e granella di pistacchio

Ingredienti (per 1 gavetta)

80 g di casarecce di Timilia o Tumminia (presidio Terra Madre, Slow Food)
un pezzo di crosta di Asiago stravecchio
2 albicocche secche di Scillato
2 pomodori secchi
2 acciughe e qualche goccia di colatura di alici
un paio di cucchiai di passata di datterini confit
qualche pistacchio tostato
polvere di capperi
Olio evo (ne ho usato uno proveniente da Alcamo)

Ingredienti e procedimento per la passata di pomodoro
500 g di pomodorini datterini
bouquet garnì
qualche spicchio di aglio rosso
olio evo
Inserire i datterini in un sacchetto da sottovuoto con gli aromi, unire un paio di cucchiai di olio evo, sigillare e cuocere a 40° per circa 3 ore immersi nell'acqua.
Frullare, passare al colino, regolare di sale e pepe monk macinato al momento e mettere da parte.

Ingredienti e procedimento per la polvere di capperi
Capperi di Salina
Sciacquare ed asciugare i capperi e farli essicare (anche nell'essicatore) nel forno statico a 80°. Far raffreddare completamente e frullare. Mettere da parte la polvere ottenuta in un piccolo vasetto pulito di vetro.

Procedimento
Tagliare a concassè i pomodori secchi e le albicocche, mescolare e dividere a metà. Tostare i pistacchi in una padella antiaderente e tritarli grossolanamente al coltello.
Portare a bollore l'acqua con la crosta di formaggio e lessare a pasta.
In una pentola di ferro stemperare le acciughe con un paio di cucchiai dell'acqua di cottura fino ad ottenere una salsina omogenea. Lontano dal fuoco unire la metà del trito di albicocche.
Scolare la pasta appena al dente, eliminare la crosta, in una padella spadellare la pasta per 1' con un paio di cucchiai di coulis di datterini. Unire la salsa di acciughe e qualche goccia di colatura di alici.

Impiattare decorando con il trito rimasto, la polvere di cappero ed il trito di pistacchi

Caro Grillo, ci sono i falsi positivi ed i falsi negativi. E poi ci sono i falsi.


Caro Grillo,
non ti ho mai amato e neppure odiato. 
Mi sono limitata ad ignorarti, esercizio di stile che comunque necessita di un certo sforzo, oltre ad una certa educazione. 
Dai tuoi interventi comici nella Rai di Pippo Baudo degli anni '80, agli spettacoli ambientalisti di vent'anni dopo fino alle tue recenti battaglie politiche in rete attraverso un blog ho sempre avuto la sensazione che tu fossi un po' maschilista. 
Complesso da spiegare in quanto il tuo maschilismo, nel tempo, è diventato misoginia che si è trasformata in misantropia. Selettiva.
Credo infatti che non ti stiano sulle scatole solo le donne ma tutto il genere umano della cui incondizionata ammirazione non puoi, purtroppo, fare a meno (del resto il VaffaDay è roba tua). Altrimenti chi genererebbe il traffico che rende il tuo blog, fonte Sole 24 Ore e non Donna Letizia, valutabile dai 5 ai 10 milioni di euro?


Hai definito Rita Levi Montalcini "vecchia puttana" colpevole, secondo te, di aver accettato il Nobel acquistato per lei da una multinazionale farmaceutica. Ma hai sostenuto, a suo tempo, il tanto discusso, e poco scientifico, Metodo Di Bella.
Hai scomunicato la tua consigliera bolognese Federica Salsi, colpevole, sempre secondo te, di aver accettato l'invito a Ballarò, in quanto la "televisione per lei era come il punto G". Ma hai serenamente perdonato, come un pastore con la pecora nera che torna all'ovile, tanti militanti che ugualmente si erano lasciati sedurre dalle poltrone dei talk show.
Infine, se non altro per non annoiare i miei pochi lettori, hai sostenuto battaglie contro l'ex governatore Fazio per la nota vicenda Antonveneta ma non hai disdegnato sottoscrivere un condono fiscale, uno dei tanti promossi dai governi Berlusconi. Insomma, mi dai l'impressione che tu sia sempre alla ricerca di un centro di gravità permanente, sempre attraente, sempre magnetico, e per questo motivo salti di battaglia in battaglia, circondato dall'afflato adorante di masse che sottosotto ti infastidiscono un po'.

Ora te la prendi con Umberto Veronesi
E ci sta. Del resto cosa sta accadendo nel mondo che potrebbe valere la tua attenzione veemente, il faro del tuo blog e dei tuoi lettori? Nulla, effettivamente. 
Ed allora prenditela anche con la prevenzione e avvolgi pure il tuo intervento con la scandalizzata denuncia che dietro alla diagnostica per immagine ci sono sporchi traffici e business illeciti! 
Convinci pure le tue militanti (mi auguro solo quelle, per rispetto ai neuroni di tutte le altre) che sottoporsi a screening programmati nel tempo sono solo delle manovre dell'internazionale sionista e che preoccuparsi di prevenire malattie mortali ha l'unico scopo di foraggiare i bonus dei Ceo delle multinazionali farmaceutiche.

Io continuerò a farmi la mia mammografia ed ecografia annuali perché purtroppo sono una di quelle persone che con il cancro deve convivere, come mia mamma, mia sorella, una mia cara amica, la moglie del mio capo, l'ex vicina di casa, la postina del paese vicino, la nuora di una mia collega, la compagna di scuola delle superiori. 
No, lei no. Antonella non ce l'ha fatta.


Una domanda, caro Grillo, perché te la sei presa con la mammografia? Lo sai che la diagnostica per immagini (e per pietà ti risparmio le tecniche della radioterapia dalla IORT in giù) promossa dall'Istituto guidato per anni da Veronesi negli ultimi anni è stata applicata con successo anche alle neoplasie della prostata? 
Il pisello si e le tette no? 
Altra battaglia selettiva di distrazione di massa?

In questi giorni di anticipo di estate, con gli esperti del meteo che hanno preventivato una stagione estiva caldissima, peggio del 2003, che durerà fino ad ottobre, e con pochi argomenti sui quali battagliare, finite le maratone elettorali, credo saranno dei mesi duri e stressanti per te, con tutta la diaspora interna che ti ritrovi. Ti consiglio un buen ritiro a Malindi, nel monolocale di Briatore, o a Lugano, ad incidere un'altra canzone con Mina. 
E lascia le donne tranquille, con il loro cancro, con la loro prevenzione e cura, con l'affetto dei loro cari e la professionalità degli operatori dei reparti di oncologia.


Ma siccome io parlo anche con le ricette non potevo non pensare ad una che è buona e che farà bene anche a te e che ricorda la Mamma quasi come la torta di mele: una bella confettura preparata con i mirtilli, il frutto blu che nella cromoterapia suggerisce calma e serenità (ho la sensazione ti manchino assai), ricco di antociani,  di vitamina A e C, con lo zenzero, radice preziosa e non solo in cucina e con lo zucchero di cocco, che possiede un indice glicemico più basso dello zucchero ed è ricco di sali minerali. 

Confettura di mirtilli e zenzero con zucchero di cocco
Ingredienti (per 4 vasetti da 250 gr)
1 kg di mirtilli
1 kg di zucchero di cocco
2 limoni bio
150 g di radice di zenzero fresca
2 bicchieri d’acqua.

Procedimento
Lavare ed asciugare i mirtilli, mondare la radice di zenzero della buccia con un pelapatate.
In una casseruola con il fondo pesante unire l’acqua, lo zucchero e il succo dei due limoni, portare al bollore e cuocere lo sciroppo per circa 10’.
Unire i mirtilli, riportare a bollore, mescolare bene, unire la radice di zenzero grattugiata e cucinare a fuoco dolce per 40’ o fino alla prova piattino.

Sterilizzare quattro vasetti di vetro immergendoli in una pentola d’acqua bollente, farli bollire per 10’ e con un paio di pinze ritirarli dall’acqua e farli asciugare appoggiandoli sopra un canovaccio pulito.

Versare all’interno dei vasetti la confettura bollente, avvitare un coperchio pulito, rovesciare i vasetti per ottenere il sottovuoto e lasciar raffreddare.
Conservare in dispensa al buio un mese prima di consumare la confettura.

Terrina di pandoro con ricotta e mirtilli al vino passito: una proposta riciclona per #lebuonericette

Una prima parte delle feste è trascorsa e le nostre dispense, per quanto oculati siano stati gli acquisti e lo sviluppo del menù, traboccano di ogni ben di dio, leggi avanzi, che con un sorriso e tanta fantasia possono diventare un nuovo piatto, come nel caso di questa Terrina di pandoro con ricotta e mirtilli al vino passito.


Per gli ingredienti non serve neppure uscire di casa in quanto saranno sicuramente tutti già presenti in dispensa: il pandoro (o il panettone, la ricetta sarà comunque deliziosa), un po' di ricotta fresca (quella che abbiamo acquistato in quanto tra i propositi per il nuovo anno c'è l'inizio di una dieta ferrea), i mirtilli o la frutta candita ed un bicchierino di vino passito, magari quello acquistato da abbinare al vassoio di formaggi.
Lo zucchero a velo vi manca? Nessun problema: un po' di zucchero semolato (magari profumato con una bacca di vaniglia già utilizzata per aromatizzare creme inglesi o pasticcere) ed un frullatore vi restituirà una polvere impalpabile con la quale dolcificare la ricotta. E naturalmente non serviranno uova in quanto sia il pandoro che il panettone ne sono già sufficientemente ricchi.
Cosa servirà ulteriormente? Un paio di ciotole, una frusta a mano, uno stampo da plumcake, un po' di pellicola, un pizzico di pazienza e il gioco è fatto.



Qui ingredienti e preparazione. Un consiglio: se il dolce dovesse essere consumato anche da piccoli golosi sostituite il vino con un'arancia spremuta.

E buon appetito!

 già

#LovingRomagna: dal 16 al 18 settembre un'occasione unica per i Food&Travel Blogger


Quando gli amici di vecchia data, e nel caso della foodblogger Monica Cesarato di CookingVenice si parla del secolo scorso, organizzano qualcosa ci si fionda a dare una mano ed in questo caso non è solo un piacere è quasi un dovere visto che c'è l'occasione di godere del sole di metà settembre ma soprattuto della cucina romagnola.

Ecco allora che prende vita un bellissimo evento, del quale approffittare senza pensarci due volte:


16 - 18 settembre 2014
#LovingRomagna: “La Romagna a tavola”
 Storia, tradizioni e antichi sapori
Mare e Terra per riscoprire un posto d'amare

La cucina dell’hotel Eliseo di Bellaria Igea Marina infatti apre le sue porte per il primo incontro per Food &Travel Blogger!

Nonna Violante, romagnola doc, insieme al suo fedele staff vi insegnerà a preparare i piatti tipici locali condividendo i segreti della Sua apprezzata cucina.

Tra le diverse prelibatezze: piadina e cassoni romagnoli, strozzapreti alle vongole, sfoglia fatta in casa, passatelli, coniglio alla cacciatora, Offelle dei Malatesta, ciambella romagnola.

 Cosa faremo assieme?
  • Scuola di cucina romagnola con Nonna Violante (dimostrazione e hands on)
  • Escursione serale guidata al pittoresco borgo di Santarcangelo di Romagna e visita alle sue grotte sotterranee
  • Cena Romagnola con intrattenimento musicale folkloristico e degustazione di vini locali
  • Scoperta di Bellaria Igea Marina in un affascinate viaggio tra marinai, pescherecci e racconti di mare.

Tutto il resto sarà una piacevole sorpresa!

Martedì 16 settembre
Arrivo dei partecipanti e sistemazione in hotel.
Ore 11.00 benvenuto istituzionale con aperitivo al porto canale di Bellaria Igea Marina e visita a bordo di un peschereccio. Pranzo in hotel.
Dalle ore 15.00 alle 18.00 scuola di cucina.
Ore 20.00 cena romagnola accompagnata da musica folkloristica e degustazione di vini.
Serata libera.

Mercoledì 17 settembre
Colazione e mattinata libera con possibilità di sfruttare la spiaggia. Pranzo. Dalle ore 15.00 alle 18.00 scuola di cucina.
Cena.
Ore 20.45 visita guidata a Santarcangelo con pullman gran turismo.

Giovedì 18 settembre
Colazione e mattinata libera con possibilità di sfruttare la spiaggia. Pranzo. 
Dalle ore 15.00 alle 18.00 scuola di cucina
Conclusione dell’incontro e saluti.


Ai blogger partecipanti sarà offerta la partecipazione all’evento con trattamento di pensione completa presso la medesima struttura [Viaggio a carico del partecipante]. 
Per info e prenotazioni : info@cookinvenice.com

Vi aspettiamo!