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Il recupero alimentare: da spreco a risorsa. "Reimpiatta il piatto": ultimi giorni per il concorso a premi di Pam Panorama!


Il cibo è etica, da sempre. Nella nostra cultura sprecare il cibo era davvero disdicevole ed era una prassi comune non gettare neppure una briciola di pane: il lesso della domenica diventava la polpetta del lunedì che, con un po’ di passata di pomodoro, si trasformava in un goloso condimento per gli spaghetti del martedì.

E oggi? Purtroppo, come ha sottolineato il prof. Andrea Segrè, durante un recente convegno “bisogna soprattutto essere consapevoli che il vero spreco di cibo, attualmente, non si consuma a livello agricolo o industriale, ma bensì tra le mura domestiche: nel bidone della spazzatura domestico gettiamo ogni anno 8,1 miliardi di euro all’anno, ovvero 6,5 euro settimanali a famiglia per 630 grammi circa di cibo sprecato (dati Osservatorio Waste Watcher). E questo spreco “costa” come mezzo punto di PIL. È vitale tornare alla consapevolezza del valore del nutrimento. È schizofrenico impiegare energia per distruggere ciò che è avanzato.” Come non dargli ragione?

Ecco quindi che il nuovo contest organizzato da Pam Panorama ci fa riflettere in questo senso e ci lancia una sfida davvero “gustosa” ovvero "Reimpiatta il piatto"  una sfida che dalla foto del piatto “avanzato” ci chiede di elaborare una vera e propria ricetta! Ed i premi in palio sono davvero allettanti: buoni spesa del valore complessivo di 2.500 euro.

Siete ancora qui?! Il termine del concorso è il 4 novembre!

Forza! Nelle pagine del sito il regolamento e come fare per diventare dei veri e propri esperti gourmet di cibo riciclone!
E se avete bisogno di consigli ed informazioni non esitate a contattarmi, inserendo un commento e lasciando la vostra email.

In bocca al lupo a tutti!

Un venerdì all'insegna del gusto: da Panorama le #lebuonericette e un Cooking Show con Simone Rugiati e Anna Maria Pellegrino



Da Panorama un venerdì all'insegna del gusto e della buona tavola!


Venerdì 25 settembre a partire dalle ore 19.00 presso l'ipermercato Panorama di Marghera, si terrà un Cooking Show che avrà come protagonista Simone Rugiati, chef affermato e volto televisivo di "Fuochi e Fiamme", il programma tv di successo dedicato al mondo della cucina de La 7D.
Durante l'incontro, che si terrà all'interno del punto vendita, Simone Rugiati metterà a disposizione dei Clienti di Panorama la sua lunga esperienza tra i fornelli, cucinando 2 deliziose ricette e offrendo utili linee guida da seguire e preziosi consigli da utilizzare in cucina.

Ad affiancare ed introdurre Simone Rugiati ci sarà Anna Maria Pellegrino, affermata food blogger con la sua "La Cucina di Qb" (www.lacucinadiqb.com) che preparerà due ricette inedite e stuzzicanti
"Con questa iniziativa - afferma Michela Airoldi, Direttore Marketing di Pam Panorama - vogliamo offrire un'esperienza pratica e coinvolgente ai nostri Clienti, offrendo così un ulteriore valore aggiunto alla nostra offerta. Siamo infatti da sempre alla ricerca di nuove vie e strumenti per rendere la spesa nei nostri punti vendita migliore e più interessante. Pensiamo che questa iniziativa ben si collochi in questa direzione e ci consenta di consolidare ancor di più il rapporto di fiducia con chi ogni giorno ci premia scegliendo i nostri punti vendita per la propria spesa".
Il Cooking Show è realizzato in collaborazione con Valbona, azienda specializzata nella trasformazione e conservazione di prodotti freschi, che, per l'occasione, fornirà alcuni dei prodotti utilizzati da Simone Rugiati e Anna Maria Pellegrino.

un venerdì all'insegna del gusto da panorama con simone rugiati. il noto chef e volto tv di "fuochi e fiamme" sarà protagonista di un cooking show venerdì 25 settembre presso l'ipermercato panorama di marghera a partire dalle ore 19.00. Eventi a Venezia
L'appuntamento con il Cooking Show di Simone Rugiati è per venerdì 25 settembre, a partire dalle ore 19.00 presso ipermercato Panorama di Marghera.

Potrebbe interessarti:http://www.veneziatoday.it/eventi/cultura/un-venerdi-all-insegna-del-gusto-da-panorama-con-simone-rugiati-il-noto-chef-e-volto-tv-di-fuochi-e-fiamme-sara-protagonista-di-un-cooking-show-venerdi-25-settembre-presso-l-ipermercato-panorama-di-marghera-a-partire-dalle-ore-19-00-simone-rugiati-2574585
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Pasticcio di Matzà per la Pesach veneziana e la storia delle pulizie di primavera


Pesach (Pasqua) è una delle più importanti feste ebraiche e si festeggia il 14 del mese di Nissan che quest'anno cadrà nel periodo che andrà dal 4 all'11 aprile. A differenza della Pasqua cristiana, i festeggiamenti di quella ebraica durano otto giorni e stanno a significare la liberazione del popolo di Dio dalla schiavitù egizia. Ma non solo. Come accadde anche alle feste pagane pre-cristiane trasformate in momenti di culto e inserite comunque in un calendario dettato dalla stagionalità, anche la Pesach, anticamente, era una festa tutta agricola dedicata alla raccolta dell'orzo.


Ognuno di noi, da bimbo, avrà sentito la mamma pronunciare la famosa frase "pulizie di Pasqua" momenti in cui si apriva la casa alla bella stagione e si tiravano a lucido tende, finestre, pavimenti, divani, stanze ed ambienti esterni, con una veemenza non sempre riscontrabile in altri momenti dell'anno. Non si tratta di virtuosismo ma è semplicemente il bello della contaminazione, soprattutto culturale, che avviene fra civiltà che si rispettano, fra persone intelligenti e tolleranti o semplicemente in pace con sé stesse. 

Secondo la tradizione ebraica, infatti, durante tutta la durata della festa è vietato mangiare o addirittura possedere cibo lievitato (chametz) e per cibo lievitato bisogna considerare qualsiasi alimento che contenga fermenti come, appunto, la pasta di pane o le briciole di esso. Ecco allora la necessità di eliminare qualsiasi residuo o briciola: dentro le dispense, rovesciando le tasche, sbattendo tappeti. Si tratta di una ricerca accurata, da effettuare a lume di candela e con l'aiuto di una piuma così da esser certi di aver svolto un ottimo lavoro. Il lievito infatti, e quindi tutti i cibi che lo contengono, simboleggia l'egoismo che oscura la luce divina e la ricerca quindi del chametz viene vista come un atto che conduce alla pulizia interiore.


Una volta pulita la casa ci si può sedere a tavola per la cena pasquale, (Seder) che si sviluppa con un rituale scrupolosamente dettato dalla tradizione. Le diverse parti della liturgia che verranno recitate durante la serata sono contenute nell'Heggardah (racconto di Pasqua) che permette ad ogni famiglia di raccontare e condividere le vicissitudini legate alla liberazione dall'Egitto.

Al centro del tavolo fa bella mostra di sé un vassoio che contiene una serie di ingredienti che seguono la narrazione: tre pani non lievitati, le azzime o matzah, coperti da un tovagliolo decorato che stanno ad indicare il pane dell'afflizione ma anche della liberazione, una zampa di agnello o un pezzo di carne arrostita, in ricordo del sacrificio pasquale che veniva offerto al Tempio di Gerusalemme, le erbe amare, per non scordare l'amarezza e un contenitore con aceto o acqua salata a ricordo dell'asprezza della schiavitù, un uovo sodo come segno di lutto per la distruzione del tempio ed una composta ottenuta con mele, noci, vino ed altri ingredienti a ricordare infine la malta con cui venivano costruiti i mattoni per il faraone.

A Venezia il vassoio (ke'arah) veniva composto a seconda della provenienza delle popolazioni che vivevano nel Ghetto: gli ashkenaziti o todeschi presentavano pietanze più sobrie a differenza dei levantini che, più ricchi ed eleganti, oltre alla zampa d'agnello, alla lattuga, alle uova sode offrivano l'indivia ed i ravani, il pesce in saor, le melanzane "al funghetto" e tanta frutta secca con il guscio così che nella delicata operazione di romperlo i bambini si mantenevano svegli fino alla conclusione del banchetto.

Il divieto di consumare cibi lievitati ha quindi condizionato molto lo sviluppo dei menù pasquali ma a Venezia non si persero di certo d'animo e nel tempo le massaie riuscirono a produrre piatti unici come Haroseth o marmellata di datteri, mele, prugne, uvetta e noci; il pane azzimo in brodo vegetale servito con un uovo per ogni tre commensali, le famose melanzane alla giudia o "al funghetto", le torte di biete dove le erbette amare di vestono a festa grazie allo zucchero, alle uvette, ai pinoli ed alla noce moscata e le incredibili versioni dei pasticci di matzà, visto che ogni famiglia aveva la propria ricetta "segreta": questa è la mia proposta, un mix di versioni, che prevede l'aggiunta di un po' di  formaggio di capra o di pecora e che, grazie all'uvetta, magari di Corinto, ed ai pinoli, ricorda ancora una volta la bellezza della cucina veneziana e del suo essersi lasciata così deliziosamente, ed intelligentemente, "contaminare".


PASTICCIO DI PANE AZZIMO ED ERBETTE

Ingredienti (per 4 persone)
500 g di erbette
6 fogli di pane azzimo
2 cucchiai di uvetta
2 cucchiai di pinoli 
100 g di pecorino semistagionato
100 g di feta
2 uova bio 
olio evo
sale
Pepe nero
brodo vegetale

Procedimento

In una padella tostare i pinoli e mettere in ammollo l’uvetta.
Accendere il forno a 180°.
In una pentola capiente versare le erbette o biete e una presa di sale grosso e nel giro di 3’ il sale richiamerà l’acqua dalla verdura (osmosi), cuocendola. Togliere dal fuoco, strizzare le erbette e mettere da parte.
Scolare e strizzare l’uvetta e tritare grossolanamente le erbette.
Sbriciolare la feta e ammorbidire i fogli di pane azzimo con un po’ di brodo vegetale.
In una ciotola unire la feta, il pecorino grattugiato, le erbette, l’uovo, l’uvetta e i pinoli e profumare con un po’ di pepe.
Spennellare con dell’olio evo il fondo di una teglia quadrata, stendere il pane azzimo, continuare con metà della farcia, stendere ancora pane azzimo, la farcia e terminare con l’ultimo foglio di pane azzimo, spennellare la superficie con il secondo uovo sbattuto e, se si desidera, distribuire l'ultima cucchiaiata di farcia, e cuocere nel forno già caldo per 30’ o fino alla doratura della superficie.
Sfornare e servire immediatamente con un Nebbiolo Langhe Doc o una Ribolla giovane.

Save the date: una serata tra "Spezie e Baccalà" con il Torronificio Scaldaferro


Terzo appuntamento nello store di Pietro Scaldaferro, a Dolo, a giocare con il cibo e con la cultura enogastronomica che ogni singolo piatto, dal più complesso al più semplice, racchiude.

Giovedì 26 marzo, dalle ore 20, si racconterà attraverso una serata di degustazione, come i cibi della Quaresima, nella città di Venezia, sapevano narrare di posti lontani, di spezie profumate e di tecniche di lavorazione antichissime e incredibilmente attuali.

Per info e prenotazioni: comunicazione@scaldaferro.it - 338-7084749

Vi aspetto!

#OPENSPRING: assaggi di Primavera, squisitamente veneti, nei finger food detox raccontati da #Moskardin


#OPENSPRING sarà una ventata di colore, gusto, sapori e creatività per salutare la primavera in arrivo e proporre, al contempo, le nuove tendenze enogastronomiche, con un focus sul tema del finger food per esprimere il concetto di eleganza del cibo di qualità non solamente quando si è seduti a tavola in compostezza ma anche e soprattutto in occasioni informali e veloci, dove il coinvolgimento di vista e palato è l’ingrediente protagonista. Uno stile di vita che segue l’attualità, insomma, dove marchi storici rinnovati si abbinano a brand emergenti. Fra le aziende presenti a #OPENSPRING con i loro prodotti ci saranno i rinomati grissini Bibanesi di Godega di Sant’Urbano (Treviso), lo stracchino medaglia d’oro del Veneto del Caseificio Castellan di Rosà (Vicenza), il Caffè Goppion di Preganziol (Treviso), i vini della Cantina di Soave di Verona. Un viaggio tra i sapori e l’alta qualità, uniti alla creatività e al design, che prende il via dal Veneto per arrivare a scoprire altri territori d’Italia.




L’orario aperitivo è il momento migliore per conoscere questa selezione di eccellenze regionali nella cornice di un evento che si propone – come per definizione è nella logica di OPEN – di aprire le porte alla primavera in arrivo, la stagione in cui si accendono i colori, le giornate si allungano e la voglia di stare insieme si fa festosa convivialità degustando qualcosa di buono come una centrifugato salutista, un aperitivo corroborante, un appetitoso salatino, magari soffermandosi a sfogliare le ultime novità librarie o prendendo nota delle ricette nei quadernini d’appunti “squisitamente” veneti Moskardin che seguono i giorni della settimana.


Il dress code prevede il multicolor che attinge dal gourmand: arancio, rosso rapa, cappuccino, verde, blu e lilla. Una tavolozza caleidoscopica di colori, come l’alta qualità dei prodotti proposti e che sono in assaggio in questo esclusivo happy hour.
Quando? Domani, 26 febbraio, dalle 18.30, presso Open, in Via Paganello 8, a Mestre (Ve).
Costo aperitivo euro 10,00 con l’omaggio di “un giorno Moskardin” prenotazione a ristorante@openvenezia.it

Gamberoni croccanti al pistacchio e cioccolato: prima ricetta, colonna sonora ed un po' di storia del cioccolato per #SanValentino


Cristoforo Colombo nel 1502 fu il primo europeo ad incontrare i semi di cacao ed espresse tutto il suo stupore quanto vide dei nativi Maya cercare un seme di cacao caduto "quasi avessero perduto un occhio". Purtroppo non disponeva di in interprete e quindi non venne a capo del mistero.

L'impiego delle fave di cacao come moneta è la dimostrazione del loro grande valore in quanto fonte di una sostanza che realizzava il miracolo di dare energia e di migliorare l'umore. Molti pensano erroneamente che il caffè e il tè siano le prime bevande a svelare agli auropei il piacere ed i benefici della caffeina, ma la prima iniezione di questo stimolante nel flusso sanguigno degli europei avvenne in realtà sotto forma di cacao.


La caffeina fa parte d in un gruppo di alcaloidi stimolanti chiamati metilxantine. Gli effetti stimolanti del cacao sono quindi il risultato della sua combinazione con una vicina parente, la teobromina, che fa un profilo farmacologico simile alla caffeina e, in quantità sufficienti, agisce in modo analogo, ripristinando e mantenendo le energie mentali e fisiche.

Ciascuna delle due agisce come un stimolante fisico e mentale, ma in modo un po' diverso: la scienza non dà una risposta certa su quale di queste metilxantine svolga la funzione predominante nel cacao, ma l'ipotesi più accreditata è che conttribuiscano più o meno alla pari al risultato finale. Le teobromina, molto più debole della caffeina, è presente in quantità dieci volte superiori nel cacao (la polvere di cacao contiene il 2% circa di teobromina e lo 0,2% di caffeina). 


Il risultato dell'azione combinata dei due alcaloidi è un effetto stimolante, un'euforia simile ma distinguibile in lieve misura da quella prodotta dalla sola caffeina, assunta con il caffè o il tè.
La loro sinergia contribuisce certamente a spiegare la popolarità del cioccolato, che fa concorrenza a bevande che contengo quantità di caffeina nettamente superiori. Secondo uno studio del 1994 della Johns Hopkins University, per individuare la caffeina sono sufficienti dosi nettamente inferiori rispetto alla teobromina e, a parità di milligrammi, la caffeina è da 3 a 50 volte più potente.
Tuttavia, poichè nel cioccolato la seconda è presente in quantità circa dieci volte superiore alla prima (una barra di cioccolato da 40 g può contenere da 100 a 240 mg di teobromina e tra 10 e 30 mg di caffeina) non è stabilito con certezza quale delle due sostenza predomini.

La cosa è certa: entrambe le metilxantine contribuiscono a regalare ebbrezza ed energia. (fonte SlowFood)

Ed ecco la ricetta di oggi, la prima di una proposta per un menù di "San Valentino", che troverete assieme a molteplici altre mie proposte, nel sito #lebuonericette di Pam Panorama che darà energia ad ogni singola vostra papilla gustativa.

Spiedini di gamberi croccanti al pistacchio e cioccolato

Ingredienti (per due persone)
6 gamberoni
20 g di pistacchi tostati e tritati grossolanamente
20 g di pane grattugiato
1 uovo bio
olio di semi di arachidi per friggere
1/2 vasetto di yogurt intero
1 cucchiaino di ketchup
1 cucchiaino di senape o 1/2 cucchiaino delle spezie che preferite
(1 quadrettio di cioccolato extra fondente P&P, che corrisponde a 4 g)
sale

Procedimento
Tostare i pistacchi per 5’ in una padella antiaderente già calda. Lasciar raffreddare lontano dal fuoco.
Pulite i gamberi togliendo il guscio, o carapace, ed eliminando il filamento nero interno. Mettere da parte.
Frullare insieme il pane grattugiato con i pistacchi e sbattere l’uovo in una terrina.
Immergete completamente i gamberi nell'uovo, passarlo nel trito di pistacchi e pan grattato. Premete leggermente la panatura sul gambero, così da farla aderire bene.
Infilare singolarmente ogni gambero con uno spiedino o stuzzicadenti di legno.
Portare l’olio a temperatura, friggere i gamberi per meno di 2’, farli scolare sopra della carta assorbente.
Nel frattempo in una ciotolina mescolare lo yogurt con il ketchup e la senape (o le spezie regolare di sale sia la salsa che i gamberi e servire immediatamente spolverando con un quadrotto di una tavoletta di cioccolato fondente e qualche pistacchio tritati grossolanamente.

N.b.: Lo yogurt è un valido alleato nel preparare salse light di accompagnamento e il suo gusto neutro consente di personalizzarle come meglio si desidera utilizzando spezie ed aromi.

Uno sformatino riciclone di cappone e panettone con zabaione alla liquirizia per #storiedicucina


"Come nasce una tua ricetta?"
E' una domanda che mi è stata rivolta spesso e che mi ha sempre incuriosita.
Così, un mattino molto presto, mentre davvero tutto il mondo dormiva, sono entrata in cucina, iniziando la giornata con una serie di piccoli riti, irrinunciabili: la preparazione del caffè, l'apertura dei balconi, il saluto all'unico fiore, un esuberante ciclamino, che cresce nonostante me, coccola, biscotto e bacio a Tzunami Meggie, il saluto a piedi scalzi alla terra e lo scambio tra il mio assonnato calore e la sua ritemprante umidità.
Poi ho acceso la radio. 

E ho atteso.

Ho aspettato che gli ingredienti, gli strumenti, la vetrina delle caccavelle mi parlassero. 
Che i vecchi lini acquistati da una signora francese al mercatino dell'antiquariato confidassero di mani sporche e di labbra sazie. 
Che le posate, così altezzose nei loro manici in argento e madreperla, sussurrassero di cristalli colorati e di porcellane trasparenti. 
Che tazzine dispari e teiere dal becco sbeccato raccontassero i viaggi fantastici di profumati tè.
"Io ci proverei, a mettere insieme il cappone con la focaccia" sentenzia il cannello in bambù necessario per la cottura in canevera.
"Si, gli risponde la liquirizia, ed io vorrei uno zabaione poco dolce e profumato con uno zucchero dalla pelle ambrata, che mi sappia abbracciare e valorizzare."
"Oggi tocca a me presentare il piatto!" sentenzia il piatto di ceramica inglese, superstite di un sontuoso servizio, che alla fine del '600 sostituì i piatti di legno nelle case della nascente borghesia.
A questo punto entrano in scena matite spuntate e fogli sparsi. E solo dopo la gomma da cancellare. Perché ogni idea, ogni spunto, ogni emozione deve potersi esprimere liberamente, per poi cedere il passo a idee, spunti, emozioni  più forti.
La matita iniziava a scrivere, in più fogli, mentre il sole faceva capolino e un nuovo caffè profumava la cucina.
Ma non è la lista della spesa quella che stava prendendo forma né il procedimento di cottura ma il personaggio che di volta in volta racconterà la ricetta, la farà sua, la cucinerà e la condividerà con i lettori. E mi dirà quello che devo fare, quale casseruola utilizzare, quali coltelli affilare e quali ingredienti dovranno essere acquistati o, magari, stanati dalla dispensa.

Ecco perché amo ogni mia ricetta e nel tempo le riprendo, le aggiorno o le stravolgo. Perché crescono, come cresco io. 
Si arricchiscono di una consapevolezza diversa, aggiungono particolari al loro racconto, si uniscono ad immagini e suoni in un divenire continuo.

Ecco perché sono da sempre convinta che nel mio blog siano le storie a cucinare le ricette e le ricette a raccontare delle storie.


Ho scritto questo racconto per anticipare una nuova iniziativa de Il Corriere della Sera, #Storiedicucina, una collana formata da 20 romanzi, biografie e ricettari, vite di leggendari chef e segreti di grandi autori che dal 29 gennaio vi farà fare un viaggio fra generi e stili diversi accomunati dalla passione per il cibo. Perchè l'amore fra scrittura e buona tavola è da sempre una grande avventura.

Apre la collana, curata dalla food editor di Corriere della Sera Angela Frenda, il libro La parte più tenera di Ruth Reichl, figura di primo piano della critica culinaria mondiale. Seguono Un filo d’olio della scrittrice e avvocatessa trasferitasi da Palermo a Londra Simonetta Agnello Hornby e Julie & Julia di Julie Powell dal quale è stato tratto l’omonimo film con Meryl Streep e Amy Adams.

Fanno parte dell’iniziativa i libri inediti in Italia tradotti appositamente per Storie di cucina, Home cooking di Laurie Colwin e Il pedante in cucina di Julian Barnes. Nella collana molti altri titoli da Il perfezionista di Rudolph Chelminski ad Afrodita di Isabel Allende, da Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop di Fannie Flag a In difesa del cibo di Michael Pollan. E ancora La casa nel bosco dei fratelli Carofiglio, I biscotti di Baudelaire di Alice Toklas, Chocolat di Joanne Harris, Sale e zafferano di Kamila Shamsie, In punta di forchetta di Bee Wilson, Kitchen di Banana Yoshimoto, Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel, Biografia sentimentale dell’ostrica di Mary K.Fisher, Le relazioni culinarie di Andreas Staikos e altri.

E la ricetta? Eccola! (grazie ad Alessandro Scarpa per la foto).


Sformatino di panettone e cappone con zabaione alla liquirizia

Canevera moderna
Dosi ingredienti e procedimento (per 6 persone)
Pulire bene 1 cappone, privarlo della pelle e disossare, condizionare in sottovuoto la polpa di un petto  in un sacchetto  da cottura  con qualche pezzetto di sedano, carota, cipolla, mezza foglia di alloro, 1 chiodo di garofano  1 bacca di ginepro, 3 grani di pepe Monk e 3 grani di pepe nero di Sarawak, un minuscolo pezzettino di cannella in canna, ½ arancia e ½ limone bio, ½ granny smith, un goccio di olio evo, una presa di sale infiocchi e una presa di zucchero di canna e poco brodo di pollo (tutto questo per ricreare la classica cottura in canevera in versione però moderna).
Cuocere a 70 gradi in ronner o a vapore per 2 ore i petti. Stesso procedimento per le cosce ma aumentando la cottura di un’ora.
Abbattere in positivo, (con un abbattitore di temperatura o in acqua e ghiaccio).
Così si ottiene la materia prima per preparare il piatto successivo.

Per lo Sformatino
Ingredienti per 6 persone (diametro stampo 5 cm)
400 g di latte crudo
200 g di panettone
200 g di cappone. coscia
60 g cucchiai di amido di  mais
40 g di zucchero
40 gr di cioccolato al 52%
40 g di canditi (arancia e cedro)
3 uova bio
una macinata di pepe nero lungo

Procedimento
In un tegame unire il latte crudo e il panettone frullato, portare a bollore a fuoco moderato stemperando con un cucchiaio di legno, unire l'amido di mais, cucinare per qualche minuto, togliere dal fuoco e far raffreddare o abbattere.
Tagliare la carne in piccola dadolata e il cioccolato a trucioli.
Montare a neve ferma gli albumi.
In una ciotola unire 150 gr di composto di panettone, 200 gr di gallina, il cioccolato, i canditi, i tuorli. Mescolare bene, regolare di sale e di pepe nero lungo macinato al momento e completare con gli albumi.
Versare il composto in cocotte di porcellana ben imburrate e cucinare a bagnomaria per 30’-35’ nel forno già caldo a 160° o comunque fino alla doratura della superficie.

Per  lo zabaione
Ingredienti
100 g di passito
3 tuorli bio
25 g di zucchero muscovado
1 cucchiaino di polvere di liquirizia
1 pizzico di sale di Mothia alla vaniglia (profumazione “casalinga” inserendo nel contenitore che raccoglie il sale qualche bacca di vaniglia usata in precedenti lavorazioni).

Procedimento
Unire tutti gli ingredienti in una bastardella e montare con una frusta a bagnomaria, avendo l’accortezza di non far bollire l’acqua.
Continuare a montare il composto sul fuoco in modo che si addensi un po’ alla volta, facendo attenzione alla temperatura.
Dopo una decina di minuti il composto dovrebbe “scrivere” e quando raggiungerà i 55° lo zabaione sarà pronto.

Impiattare versando un po' di zabaione in un piatto "a cappello di prete", adagiare lo sformatino, profumare con liquirizia in polvere, decorare con un alchechengi.

"Dolci regali" e il libro di Natale ovvero non c'è due senza tre per la collana dell'MTChallenge

E' vero, i dolci non sono indispensabili per vivere. Ma senza essi non potremo sopravvivere. Lo zucchero, soprattutto, arrivò sulle tavole veneziane prima e in tutta Europa poi, grazie ai mercanti della Serenissima ed alla loro incredibile capacità di tessere rapporti d'affari con tutto il mediterraneo. In questo post, se avete voglia di leggere, c'è una bella storia dello zucchero, della principessa Caterina Cornaro e della ricetta del Bollo ma se avete voglia di farvi travolgere dalla scioglievolezza non potete non correre in libreria ed acquistare il terzo volume della collana che l'MTchallenge, "Dolci Regali" edito da Sagep Editore e curato da Alessandra Gennaro, con le emozionanti foto di Paolo Picciotto e le meravigliose illustrazioni di Mae Esteve.




A differenza dei due libri precedenti (L'Ora del Patè ed Insalata da Tiffany) "Dolci Regali" prende spunto da una gara, quella dedicata al Babà, e da lì apre un'incredibile serie di finestre, come delle matrioske curiose, sul momento topico che definì la pasticceria intesa come arte gastronomica autonoma.
Ecco allora che sfogliando le pagine ritornerete indietro nel tempo, nelle cucine europee della fine del XVII secolo e gli inizi del XIX, in un trionfo di dolci "coronati" e sontuosi.

Tanto bella, dunque, divenne la pasticceria regale che il popolino rimase senza brioche? Certo che no! Nell'approfondimento antropologico che ogni libro della collana offre anche in questo caso si scartabellano vecchi ricettari di famiglia e si scopre che anche il popolo, spesso in difficoltà nel recuperare ingredienti ricchi e costosi come burro, zucchero e farine raffinate, con l'arte di arrangiarsi e tanta fantasia seppe sformare dolci assolutamente unici.




A corollario, il solito, incredibile contributo della Community, in tre sezioni: quella dello zucchero, con sciroppi e bagne aromatiche, quella delle creme, con una raccolta di oltre 50 ricette che spaziano dalle versioni basealle variazioni sul tema e, in ultimo, “la Dispensa del Castello”, con una raccolta di liquori, conserve, acque profumate, praline edaltre golose risorse da tenere a portata di mano per arricchire con un tocco personale e raffinato tutte le vostre creazioni, per un totale dioltre 130 ricette, da combinare fra loro in una sequenza infinita.

E siccome ad essere buoni c'è sempre più gusto anche in questo caso, acquistando una copia di Dolci Regali, contribuirai alla creazione diborse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link:http://www.piazzadeimestieri.it/),un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica eche si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, inuno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con lebotteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispiradichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dovepersone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: lacentralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovanoin questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenutieducativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo d iusare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

Qui per ordinarlo on line e per conoscere anche gli altri libri della collana.


E "Dolci regali" a tutti :)

#lebuonericette e il Pollo marinato all'arancio in guazzetto mediterraneo

C'era da prevederlo! Un luglio ed agosto terribili, da un punto di vista metereoogico, ed un settembre che si annuncia essere dai colori e dai profumi meravigliosi.

Diventano quindi attualissime le ricette che avevo pensavo e sviluppato per i mesi di luglio ed agosto e fanno parte del progetto "Le buone ricette".



Spesso il pollo è uno degli ingredienti onnipresenti sulle nostre tavole, vuoi per la sua versatilità in cucina ed anche per il suo costo non eccessivo: a tal proposito vi consiglio di acquistare il petto di pollo intero e di tagliarlo poi a casa; l'operazione infatti non richiede destrezza assoluta con i coltelli, imparerete a riconoscere la compattezza della materia prima e risparmierete anche 3/4 euro al chilo, rispetto al petto di pollo già tagliato in fettine sottili.


Versatile ed economico, quindi, ma spesso le idee si fanno rarefatte e si finisce per cucinarlo nei soliti modi che possono poi annoiarci!
Ecco allora oggi un paio di consigli: la marinatura preventiva, basta anche mezz'ora, con il succo d'arancio, che conferirà morbidezza ed aroma alle carni, e la cottura a vapore che in pochi minuti vi restituirà un piatto profumato e divertente.


La ricetta? Qui! E buon appetito.