Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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IL COUSCOUS MAROCCHINO DELLA COMUNITA’ EBRAICA CON LE PRUGNE #INNAMORATEDELLETUERICETTE

Mille e una ricetta
“Ett’am fi lafrah ou laqrah”, “Il couscous, presente nei momenti di gioia e di dolore”.
Per gli abitanti del #Magreb, come per tutte e popolazioni del Mediterraneo, gli alimenti non sono elementi passivi della vita di tutti i giorni, ma hanno un preciso significato e sono legati ai riti che accompagnano i momenti chiave dell’esistenza. Momenti che, come attraverso uno squarcio spazio-temporale, ci conducono ad un punto e ci indicano la via per il successivo.
Nella mia sempre più affollata macchina del tempo siamo pronti per un nuovo viaggio alla scoperta della #cucinamediterranea con le prugne  Sunsweet #innamoratedeltuobenessere e faremo tappa in Marocco.
Accomodatevi che mille e mille saranno le storie che vi racconterò.



Granelli di storia e semi di geografia
Chi ha seminato per primo il grano duro? Una donna nell’oasi di Damasco, dove sono state scoperte tracce di farro risalenti a diecimila anni fa? Oppure erano nella bisaccia di una contadina nomade che dal Corno d’Africa cercava con la sua tribù un luogo migliore dove vivere?
Alcuni botanici affermano che i geni del grano duro ci portano nelle pianure costiere, verso le rive del Mar Rosso, tra lo Yemen e l’Eritrea, a seguito delle popolazioni che migravano seguendo il percorso del Nilo.
In tutte le lingue parlate berbere, dall’oasi egiziana di Siwa alle coste atlantiche del Marocco e verso sud fino al Mali e al Niger, dove vivono delle popolazioni tuareg, i nomi îrden, îarde o îdhen, che identificano il grano duro, non derivano in alcun modo né dalle lingue del vicino Oriente né dal latino.
Il grano duro, infine, prima di arrivare nelle cucine latine e trasformarsi nella “pasta a fili” ben raccontata nei Taccuina Sanitatis, è stato fondamentale bottino di guerra, come la caduta di Cartagine ben racconta.


Lo zen e l’arte della manutenzione del couscous
Dalle steppe alle cucine del Mediterraneo il passo non è stato così breve. I rotondi granelli hanno bisogno di pazienza e maestria per essere “cocciati” in un’alchimia segreta di acqua e semola, dove il diametro del singolo granello è identitario di un luogo e caratterizza le pietanze. Sta di fatto che l’aleppino Ibn al-‘Adìm, nel suo trattato di cucina dato alle stampe nel XIII sec, declinava quattro ricette, dando delle indicazioni tecniche fondamentali: l’arte di spianare i grani e l’importanza della corretta cottura a vapore, dove la chiusura ermetica del tegame trasforma i grani che dovranno traboccare di tutti gli umori e dei profumi degli ingredienti che la tradizione e la fantasia suggeriscono, in una sorta di zuppa, intesa nel senso antico della parola.

I grani di semola devono essere leggeri, regolari, separati e per ottenerli ci vuole una mano felice e una buona dose di pazienza. Una volta lavorati si setacciano, con setacci diversi, così da ottenere uniformità di cottura che dovrà avvenire rigorosamente al vapore. Successivamente si stenderanno i granelli sopra un panno pulito e lasciati essiccare al sole, areandoli di tanto in tanto con le dita della mano. Si coccolano, insomma, ad uno ad uno e così amorevolmente accuditi sapranno dare il meglio di sé assieme alla carne, alle verdure ed al pesce, alla frutta e alle spezie.



Granelli vagabondi
La cucina del Mediterraneo lo declina in decine di ricette ma, molto più importante, lo colloca in diverse latitudini. In una trattato di cucina provenzale del XVI secolo se ne trova traccia sotto il nome di “coscoton alla moresca” e nel 1895, il Cordon-Bleu indica “il couscoussou arabo” fra le “minestre della cucina straniera”. 
La semola trasformata in cuscus è oggi tradizionalmente consumata a Livorno, in Sardegna e in Sicilia: il cuscus alla livornese, la fregola sarda o il Cascà di Carloforte, legato alle comunità tabarchine, ma anche il cuscus trapanese con il pesce raccontano di questo spirito vagabondo.

Per curare la nostalgia
Shihāb al-Dīn Abū l-ʿAbbās Aḥmad ibn Muḥammad al-Maqqarī, storico arabo maghrebino, vissuto tra il 1580 e il 1630, racconta che il profeta Muhammad apparve in sogno ad un amico letterato orientale, del quale era ospite, raccomandandogli di curare la sua nostalgia con un “kuskusun” dolce.

Un piatto intimo e conviviale
Proviamo a pensare ai piatti che condividiamo con amici e parenti nei momenti importanti della nostra vita: le cerimonie religiose (come il battesimo o il matrimonio), i compleanni e gli onomastici, il Natale e la Pasqua, la laurea, una promozione oppure un addio. Cibi rituali per momenti chiave della nostra esistenza. Sono tutti diversi da famiglia a famiglia, da festa a festa.

Per il couscous non è così. E’ presente nelle ricorrenze sacre e in quelle pagane, nella circoncisione dei bimbi come nel primo giorno di scuola, nel matrimonio come nel dopo hamman con le amiche, all’inizio del nuovo anno agricolo, ai festeggiamenti del solstizio, per il Ramadam. 


La vita scandita dai grani del couscous, l’elemento mediatore prediletto, Sid lasiyad, “signore tra i signori”, in quanto porta in sé i quattro elementi di base dell’alchimia: il fuoco, che partecipa alla sua creazione, la terra, che ha prodotto il grano, l’acqua, elemento fondamentale per la crescita e la trasformazione ed infine l’aria, ovvero il vapore profumato, quasi fosse un incenso. 

Così che il t’am el Janaza, il couscous servito prima di recarsi al cimitero sarà l’atto caritatevole verso il defunto come quello preparato durante il Iaouham, il periodo che caratterizza i primi quattro mesi di gravidanza, quando le voglie, intese anche come capricci alimentari, verrano placate con couscous speciali, che non si preparano tutti i giorni, un po’ volubili come un capriccio, salati e speziati oppure leggeri e dolci, che vedranno la frutta, fresca e secca, come protagonista assoluta.

Piatto arabo per le feste ebraiche
Elementi alchemici, riti che donano alla quotidianità del couscous una sacralità unica che trova nella condivisione la quintessenza dell’accoglienza e del benessere.
Come la ricetta che vi presento oggi. 



Il Marocco, durante la seconda guerra mondiale, faceva parte della "Francia non occupata”, colonia sotto il diretto controllo del governo collaborazionista e filonazista di Vichy. Ebbene, Muhammad V, re del Marocco (ma senza un effettivo potere), nel 1940 dinnanzi agli emissari di Pétain che gli chiesero la lista dei nominativi da deportare, rispose che non esistevano sudditi ebrei, bensì solo sudditi marocchini. E quando gli occupanti francesi vollero imporre la stella gialla, il monarca chiese di ordinarne dieci in più, perché l’avrebbe indossata anche lui e tutta la sua famiglia. Protesse gli oltre 250mila ebrei che vivevano in Marocco ed anche le loro proprietà.

Per la comunità ebraica la tavola è l’altare e il cibo è un modo per glorificare la grandezza di Dio e cosa c’è di più grande di condividere anche la cultura gastronomica di un paese che accoglie e protegge lo “straniero”?

La ricetta di questo couscous della festa vede un procedimento un po' semplificato, in quanto non tutti possono avere in dispensa una couscoussiera tradizionale, ma non toglietevi il piacere di lavorare con serena lentezza e con il sorriso nel cuore e nelle labbra, come si conviene alla preparazione di un piatto da condividere in una cerimonia.

R - IL COUSCOUS DOLCE E SALATO DELLE FESTE CON PRUGNE, MANDORLE, POLLO E CECI (KASKSOU EL FARHA)

Portata: primo piatto
Dosi per 4 persone
Difficoltà: media
Preparazione: 20’ 
Cottura: 45’ circa

Ingredienti, 
600 g di couscous, meglio se palestinese e del commercio equosolidale
600 g di petto di pollo (o, se preferite, di costolette di agnello)
250 g di zucca a tocchetti
6 cipolline bianche (tipo le “borrettane”)
3 carote
1 bicchiere di ceci lessati
5 cucchiai di olio di arachidi
1 cucchiaio di zucchero
100 g di uvetta
100 g di mandorle 
1/2 bicchiere di mandorle tostate a lamelle
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di pepe nero di Sarawk
1/2 cucchiaino di curcuma in polvere
3 pistilli di zafferano
olio evo
brodo vegetale
sale

Procedimento
Mettete in ammollo in acqua tiepida le prugne e l’uvetta per 10’.
Mondate le carote e tagliatele a tocchetti regolari, mondate le cipolle ma lasciatele intere, tagliate a tocchetti anche la zucca ed infine il pollo.
Nella base della tajine scaldate due o tre cucchiai d’olio e rosolate il pollo per 10’, aggiungete le verdure e rosolatele per altri 10’, infine aggiungete un paio di mestoli di brodo dove avrete sciolto lo zafferano e continuate la cottura per altri 10’. Profumate con il pepe macinato al momento.
Nel frattempo tostate metà  delle mandorle in una padella dal fondo pesante o antiaderente e, una volta raffreddate tritatele grossolanamente. Nella stessa padella rosolate con un paio di cucchiai d’olio le prugne e l’uvetta scolate. Mettete da parte e friggete nell’olio di semi le mandorle rimaste.
Pesate il couscous e cuocetelo nella stessa quantità di brodo vegetale leggero bollente dove avrete sciolto metà della cannella e dello zucchero. Mescolate e sgranate bene ed unite metà delle mandorle tritate.
Componente questo couscous da cerimonia accomodandolo (meglio sarebbe a piramide) nella base della tajine, attorno distribuite la carne e le verdure, decorate con le mandorle fritte ed infine insaporite il tutto con lo zucchero e la cannella rimasti.

Bibliografia
Le avventure del couscous di Hadjira Mououb e Claudine Rabaa, Guido Tommasi Editore, 2009
L' Islam a tavola. Dal Medioevo a oggi di Lilia Zaouali, Laterza 2005
La cucina di Ziryab di Farouk Mardam-Bey, Edizioni Lavoro 1998
Di Tripoli il buon sapore di Vincenzo Capretti, Ed. Mursia 2011
G. Ascoli Vitali-Norsa, La cucina nella tradizione ebraica
J. Rundo, Shalom Salaam - Feste e ricette dal Medio Oriente
Di Tripoli il buon sapore di Vincenzo Capretti, Ed. Mursia 2011
Habibi di Craig Thompson, Rizzoli Lizzard, 2011

#lebuonericette e il Pollo marinato all'arancio in guazzetto mediterraneo

C'era da prevederlo! Un luglio ed agosto terribili, da un punto di vista metereoogico, ed un settembre che si annuncia essere dai colori e dai profumi meravigliosi.

Diventano quindi attualissime le ricette che avevo pensavo e sviluppato per i mesi di luglio ed agosto e fanno parte del progetto "Le buone ricette".



Spesso il pollo è uno degli ingredienti onnipresenti sulle nostre tavole, vuoi per la sua versatilità in cucina ed anche per il suo costo non eccessivo: a tal proposito vi consiglio di acquistare il petto di pollo intero e di tagliarlo poi a casa; l'operazione infatti non richiede destrezza assoluta con i coltelli, imparerete a riconoscere la compattezza della materia prima e risparmierete anche 3/4 euro al chilo, rispetto al petto di pollo già tagliato in fettine sottili.


Versatile ed economico, quindi, ma spesso le idee si fanno rarefatte e si finisce per cucinarlo nei soliti modi che possono poi annoiarci!
Ecco allora oggi un paio di consigli: la marinatura preventiva, basta anche mezz'ora, con il succo d'arancio, che conferirà morbidezza ed aroma alle carni, e la cottura a vapore che in pochi minuti vi restituirà un piatto profumato e divertente.


La ricetta? Qui! E buon appetito.

Pita di pollo allo zafferano con pere e labna speziata e salsa all'arancio per la #PiadaMundial ispirata all'Algeria


"Una piadina algerina....ma chi me l'ha fatto fare! Del resto come si fa a non dire di si ad Alessandra ed alla voglia di narrare ed inventare che la community dell'Mtchallenge ispira mensilmente?"
Ravanando in libreria per adempiere al mio compito della #PiadaMundial (qui tutte le info e tutte le piade che si sfidano) scopro che la sezione mediorientale è allegramente sparsa su tre piani (ma non li ho mica trovati tutti, i libri) e canticchiando "Romagna mia" mi parte l'embolo canoro: se la bandiera dell'Algeria ha gli stessi colori della nostra vuoi che anche l'inno nazionale non gli assomigli? Computer, google e trovato!
.....
Non me ne vogliano gli amici Algerini ma davvero, con il massimo rispetto, dopo il nostro Inno e la Marsigliese non ce n'è per nessuno: l'inno in questione è l'ennesima marcia militar-patriottica che trasmette emozione quanto le istruzioni per pagare la Tasi. 
Che si fa? Da cosa mi faccio ispirare per la #PiadaMundial? Recupero quindi i miei ricordi anni '90 e ritrovo le tracce di un famosissimo cantante pop algerino, Cheb Khaleb: in questa canzone, "Didi" (video qui), si narra di un corteggiamento che un po' stringe il cuore, pensando a come nel 1992 (anno di pubblicazione dell'album) nel mondo la polvere della caduta del muro di Berlino veniva accolta come un inno alla libertà mentre, a tre anni dalla Primavera Araba, sono altre le macerie che si raccolgono.


Più di vent'anni sono un po' troppi per trovare i colori giusti per un piatto e quindi mi affido ad un'altra canzone, "Aisha" (video qui), che racconta di amore e di rispetto e mi rimanda ai fiumi di latte e miele che le antiche scritture evocano, a veli trasparenti, a gioielli tintinnanti. Bene, la canzone e il piatto si stanno cucinando nella mia mente ma non ho ancora risolto il primo problema ovvero quello dell'inno nazionale. Cosa canterò durante la partita che vedrà l'Algeria (alias la mia piadina) scendere in campo e soprattutto con che musica festeggerò a prescindere dal vincitore?
Detto, fatto! Eccola, "C'est la vie" (video qui)" un inno a quanto di più rivoluzionario e liberatorio possa esserci al mondo: il ballo. Un movimento del corpo molto più divertente di una marcia militare.


Mentre voi ballate io me ne torno in cucina a preparare questo piatto, ispirato all'universo femminile, così bistrattato (e non solo quando ci sono i mondiali di calcio) e così meravigliosamente ricco, colorato, profumato, dolce e speziato, avvolgente, generoso, seducente e dissacrante. Come l'amicizia.

Ho immaginato quindi che il couscous, che nella cucina algerina trova espressioni golosissime, si trasformasse in un pane molto ricco di proteine grazie alla quinoa, cereale che dalle alture andine si sta iniziando a coltivare in quelle parti del mondo dalle temperature estreme e dalla mancanza cronica d'acqua, così da poter consentire alla popolazione un regime alimentare adeguato. Ho sostituito l'agnello e il montone con una carne di pollo, resa più profumata dalla marinatura negli agrumi, ho unito la pera che si trasforma abbracciata al miele e alla labna speziata ed ho concluso con un salsa all'arancia, liberamente ispirata a quella che accompagna le crepe suzette. Buon appetito e vinca il migliore!


Pita di pollo allo zafferano con pere e labna speziata e salsa all'arancio per la "PiadaMundial"

Ingredienti per la Pita 
250 g Petra1 o farina 0, 250 g farina di quinoa, 6 g lievito di birra secco, 1 cucchiaino di malto, 1 cucchiaino di sale, 280-300 g di acqua, 40 g di olio evo, farina di mais per lo spolvero.

Procedimento
Nella planetaria con la frusta a gancio unire le farine con il lievito e il malto, lavorare un paio di minuti aggiungendo l'acqua filo, unire il sale, l'olio evo e lavorare fino a quando l'impasto non si staccherà dalle pareti. Trasferirlo in una ciotola e farlo riposare 2 ore, o fino al raddoppio, in cella di lievitazione a 28° oppure nel frigo chiuso.
Accendere il forno a 220'.
Dividere l'impasto di 10 pezzi, pirlare 10 palline.

Riprendere le palline, stenderle con il mattarello dando loro una forma ovale (non tutte, man mano che terminate la cottura delle precedenti):per una pita con la caratteristica tasca da farcire sarà necessario uno spessore minimo mentre se volete ottenere una focaccina aumentate lo spessore, inoltre è lo shock termico che consentirà ai pani di lievitare improvvisamente, lavorando invece con una temperatura più bassa (o addirittura in padella) si avrà un risultato diverso.
Spolverate la teglia calda con il mais, posizionare le pitte e cucinarle per 5-10’ fino a quando si gonfiano ma senza che si colorino troppo.
Conservarle coperte da un telo man mano che si termini la cottura così che rimangano morbide e lasciarle raffreddare. Farcirle e servirle.


Ingredienti per la farcia (per 4-6 persone)
800 g di petto di pollo intero, 4 pere non troppo grandi mature ma sode, 2 cipolle dorate, 1 arancia, 1 limone, 1 bustina di zafferano, 3 cm di radice di zenzero fresco, 2 grani di cumino pestati al mortaio, 10 semi di coriandolo, 100 g brodo vegetale, 60 g burro chiarificato, 60 g di miele agli agrumi, 1 cucchiaio di acqua di fiori d'arancio, olio di noci, 2 cucchiai di pistacchi tritati grossolanamente con il coltello, sale in fiocchi, pepe nero lungo.

Procedimento
Pulire il petto di pollo da eventuali ossicini e tessuti connettivi e lasciarlo marinare in frigo almeno un'oretta nel succo degli agrumi con i semi di coriandolo pestati con il matterello. Scolarlo dalla marinata e tagliarlo in tocchetti 3x3.
Sciogliere lo zafferano nel brodo, mondare e tritare finemente le cipolle, pestare i semi di cumino nel mortaio, grattugiare finemente lo zenzero.
Rosolarle nella base della tajine con l'olio di noci il pollo, farlo dorare, unire la cipolla tritata, la radice di zenzero grattugiata e cucinare per qualche minuto. Unire lo zafferano sciolto, il cumino e cucinare per 10'': il pollo marinato e tagliato a tocchetti rimarrà morbido e cucinerà velocemente. Mettere da parte coperto.

Nel frattempo lavare le pere, privarle del torsolo, tagliarle in 8 spicchi e poi in dadolata (come il pollo).
In una casseruola dal fondo pesante sciogliere il burro, unire il miele e l'acqua di fior di d'arancio, mescolare bene il tutto, unire le pere, cucinare per 5', trasferire nella tajine  e far insaporire il tutto per altri 2'. Chiudere, lasciar riposare e preparare la salsa di accompagnamento.

Ingredienti e procedimento per la salsa d'accompagnamento.
Succo e zeste di 1 arancia e 1 limone bio, 50 g di burro chiarificato, 50 g di miele di acacia: in pentolino sciogliere lo zucchero con il miele, unire il burro, il succo d'arancia e limone, le zeste, ridurre, filtrare e servire.

Ingredienti e procedimento per la labna al coriandolo
500 g di yogurt intero, una presa di sale fino, 1/ cucchiaino di coriandolo in polvere, 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere, un contenitore forato (quello della ricotta), una garzina pulita o carta casa non sbiancata con ammoniaca.
Versare la presa di sale e le spezie setacciate nello yugurt, mescolare bene, inserire il contenitore forato in un contenitore unpo' più grande, coprirlo con la garzina o la carta, facendolo ben aderire alle pareti, versare lo yogurt, coprire conuna pellicola e mettere in frigo: dalle 4 ore in su la vostra Labna è pronta per essere splamata. L'alternativa? Ricotta vaccina o un formaggio caprino spalmabile non troppo intenso.

Preparazione della piadina: spalmare la labna sulla superficie della pita, continuare con la farcia, decorare con un po' di pistacchi tritati, profumare con uno-due cucchiai di salsa, chiudere e servire.

Soufflè di pollo MondoSnello profumato al rosmarino con noci ed asiago stravecchio: un piatto bello e buono che racconta la storia della Gallina Padovana

"Le donne di Padova guardano dietro ai vetri
le donne di Padova non hanno mai segreti 
le donne di Padova non è un luogo comune 
che sotto il vestito nascondono le piume."

Anche i cantautori, tra le rime baciate, sanno che a Padova esiste una gallina, anzi, una Gallina che un re contadino, Casimiro III, considerava davvero preziosa tanto che la faceva scorazzare tranquillamente tra i regali giardini.
Venne portata a Padova da un altro personaggio alquanto eccentrico, Dondi dell'Orologio,     che ebbe qualche difficoltà a rinchiuderla in un pollaio. Del resto, era la Gallina da compagnia di un re!

Nel blog di Allegra questa settimana vi racconterò la sua storia e di come è finita in un profumatissimo soufflè ricco anche di Omega3, grazie alle proprietà nutritive delle noci.

Vi auguro una buona lettura e una buona cottura!




"È una pistola quella che hai in tasca o sei solo contento di vedermi?" E uno sformatino di pollo e nocciole che profuma di rosmarino



Scena, interno farmacia. Il farmacista ed un signore. 
"Buongiorno, posso avere del citrato di sildenafil?" chiede il cliente.
"Certo, glielo incarto o lo usa subito?", risponde il farmacista burlone.

Se è vero che nel nostro paese le liberalizzazioni logorano chi non le fa, ovvero l'utente finale, l'introduzione dei farmaci generici ha avuto il merito di metterci un pochino in linea con quanto in tutto il mondo accade da sempre: un buon principio attivo ad un prezzo adeguato.

Dal 22 giugno 2013 questo accadrà anche per il Viagra, dopo quasi 15 anni dalla comparsa della famosa pillolina blu, che ha consentito alla Pfizer di fatturare 73 milioni di euro all'anno. 
In un momento così triste di crisi profonda e recessione imperante non ci resta che consolarci con le gioie dell'alcova, visto che anche in cucina, tra fucking-chef e cibi avvelenati, non è che ci sia tanto da godere. E visto che negli ultimi 10 anni, in Italia, la pillolina dell'amore è stata venduta in 60 milioni di pezzi c'è da ritenere che avere la possibilità di mega prestazioni low-cost possa tentare più di una salama da sugo con il sospetto di taroccamento.


Nel 1998, quando il Viagra fu presentato in Europa, lavoravo per un grossista farmaceutico ed era normale offrire la sala conferenze dell'azienda alle diverse case per presentare a medici e farmacisti le novità: si organizzava un pomeriggio o una serata divulgativa che finiva con un buffet. Ma quanto avvenne per la pillolina dell'amore, in Italia, non si replicò in nessuna parte del mondo!
La consegna delle confezioni da 50 mg. (le prime ad essere prodotte e commercializzate) avvenne a sorpresa in modo da non dare la possibilità a nessun malandrino di dirottare la merce verso altri mercati, le confezioni vennero conservate fin da subito all'interno dell'area sorvegliata assieme a stupefacenti e benzodiazepine e, solo per l'Italia, la Pfizer fece uscire la confezione con un ologramma a prova di falsificazione, mentre il personale veniva controllato dopo la fine di ogni turno: i dirigenti della multinazionale si sentivano in una botte di ferro. 
Nessuno sarebbe riuscito a falsificare il prodotto prima della sua presentazione ufficiale! Ma non fecero i conti con l'italica intraprendenza: qualche giorno prima della serata divulgativa (che aveva registrato il tutto esaurito fra le centinaia di clienti) ricevetti una telefonata da un farmacista partenopeo: 
"Signorina, volevo dirle che qui stanno già a vendere le confezioni da 75 e da 100 mg." 
"Ma non è possibile! Non sono ancora state prodotte!" risposi
"Non le ha prodotte la Pfizer, ma qui non si sta mai con le mani in mano" chiuse sorridendo il professionista.

Ah, se il mondo ci lasciasse lavorare: siamo dei maestri a far sollevare il Pil ;)


In attesa del 22 giugno che ne dite di un delicato e profumato sformatino-soufflè?


Sformatino di pollo marinato al rosmarino e nocciole


Ingredienti (per 4 persone)
250 gr di petto di pollo, 4 uova bio, ½ litro di latte, 50 gr di burro, 50 gr di farina, 50 gr di parmigiano grattugiato, rosmarino fresco, 1 limone bio, 1 cucchiaio scarso di nocciole tonde tritate finemente con il coltello, sale e pepe del Madagascar macinato al momento, burro e farina per gli stampini.

Procedimento
Mettere il petto di pollo in un contenitore di vetro con un po' di olio evo, qualche ago di rosmarino, il succo di limone ed le metà spremute del limone medesimo, qualche bacca di pepe nero. Lasciar marinare una mezz'ora (ma se avete più tempo a disposizione è meglio, la carne risulterà più profumata).
Accendere il forno a 210°.
Pulire la carne dalla marinata e tritarla finemente. Mettere da parte in frigo in un contenitore pulito.
Ungere ed infarinare le cocotte e mettere in frigo.
Preparare la besciamella con il burro, unendo la farina setacciata e successivamente il latte caldo: cucinare per 3’.
Lontano dal fuoco unire il pollo, il formaggio, i tuorli, il rosmarino e le nocciole tritate finemente e mescolare bene.
Unire gli albumi montati a neve.
Versare il composto nelle cocotte, pulire il bordo (altrimenti lo sformatino non crescerà) e cucinare nel forno statico caldo per 16-18’. Servire subito, ma subito-subito :)

Snello #Blindbox01 Gusto Primavera e il cooking show Rovagnati a TuttoFood


Prendi un’evento come TuttoFood a Milano.
Metti un’azienda Italiana che ha deciso di proporre una linea di prodotti “snelli” di nome e di fatto.
Metti quattro blogger che vivono il food a 360°.
Metti una Blindbox ed ecco a disposizione tutti gli ingredienti per un’entusiasmante sfida ricca di profumi, colori e risate!


Così Rovagnati ha deciso di far interpretare da chi il cibo lo vive "virtualmente" nel proprio blog e nei social la tangibile realtà della sua nuova linea, "Snello Gusto e Benessere Rovagnati", organizzando appunto il showcooking SnelloBlindBox presso lo stand allestito a TuttoFood coinvolgendo, per il primo di quattro appuntamenti, le foodblogger Francesca, Doriana, Maria e me.

Ognuna di noi all'interno di una blindbox, una scatola "segreta", ha trovato uno dei prodotti della linea Mondo Snello ed alcuni ingredienti freschi (frutta e verdura) che rappresentavano la prima delle quattro stagioni che verranno rappresentate nelle prossime sfide, ovvero la primavera. Dalle scatole sono usciti spinacine, piselli, fragole, nespole, insomma un profumato e colorato caleidoscopio di ingredienti che, unitamente ad altri presenti a disposizione, avrebbero dato vita al piatto.


Attorno a noi una giuria attenta e severa, blogger ed esperti di social che raccontavano in diretta ai loro follower (attraverso Twitter o Facebook) quanto stava accadendo: 10' a disposizione per pensare al piatto (e in così poco tempo mi sono venute in mente tante di quelle preparazioni!) ed i successivi 35' necessari per la preparazione, cottura ed impiattamento (1 piatto per la foto e altri 7 per la giuria) sono letteralmente volati tra concassè, macinini di pepe e spadellamenti vari!

E' stato una mattinata davvero divertente che mi ha consentito di conoscere dal vivo, e di lavorarci fianco a fianco, delle donne appassionate di cibo come me. 
La grande concentrazione, e anche emozione, si è sciolta improvvisamente con la premiazione, tutto testimoniato da una divertentissima galleria fotografica!

Vi lascio con la mia interpretazione: all'interno della blindbox ho trovato il Pollo alle erbe, un cespo di radicchio di Chioggia, due zucchine e delle fragole: ho pensato quindi di proporre un piatto che amo molto, l'insalata di Gallina Padovana cotta in Canevera, inserendo un ingrediente in più, il succo e gli spicchi di un'arancia, come un immaginario passaggio di testimone fra gli ingredienti di confine tra l'inverno e la primavera, il tutto profumato da un po' di cannella, del pepe nero lungo macinato al momento, uvetta rinvenuta nel succo d'arancia e qualche pinolo tostato.








Insalata di pollo alle erbe fini con radicchio di Chioggia, uvetta e pinoli


Ingredienti (per 2 persone)
Una confezione di snello tacchino o pollo, 1 zucchina, 1 cespo di radicchio di Chioggia Dop, 2 arance, 4 fragole, 1 scalogno, 1 cucchiaio di pinoli, 1 cucchiaio di uvetta sultanina, 1 cucchiaio di olio evo, sale, pepe nero in grani e macinato al momento, 2 bacche di ginepro, ½ stecca di cannella, aceto di mele.

Procedimento
Mondare e lavare il cespo di radicchio e tagliare le foglie a julienne.
Ottenere da un’arancia il succo e tagliare la seconda a vivo, ottenendo degli spicchi puliti senza la parte bianca.

Lavare la zucchina, tagliarle a concassè o piccolissima dadolata e rosolarla con un filo d’olio e lo scalogno tagliato a spicchi sottili, ½ stecca di cannella, 2 bacche di ginepro, 3 grani di pepe nero e un paio di cucchiai di succo di arancia. Cucinare per pochi minuti: la zucchina si deve cucinare ma deve rimanere compatta. Mettere da parte.

In una pentola antiaderente tostare i pinoli (non serve olio: i semi sono già ricchi di olio!) e mettere in ammollo l’uvetta con un cucchiaio di succo d’arancia. Mettere a parte.
Disporre una sopra l’altra le singole fette di pollo alle erbe fini, arrotolarle e tagliarle a striscioline sottili e saltarle nella padella dove abbiamo tostato i pinoli per 2’ con una spruzzatina di succo d’arancia.

Preparare subito il piatto mettendo un po’ di radicchio condito con una vinaigrette preparata con un po’ di olio evo, aceto di mele (o succo d’arancia), sale e pepe nero macinato al momento, unire le striscioline di pollo, la dadolata di zucchina, l’uvetta, i pinoli e terminare con qualche spicchio di arancia e fragola e una macinata di pepe nero.


Ho vinto la prima sfida, chi l'avrebbe mai detto? :)