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Pita di pollo allo zafferano con pere e labna speziata e salsa all'arancio per la #PiadaMundial ispirata all'Algeria


"Una piadina algerina....ma chi me l'ha fatto fare! Del resto come si fa a non dire di si ad Alessandra ed alla voglia di narrare ed inventare che la community dell'Mtchallenge ispira mensilmente?"
Ravanando in libreria per adempiere al mio compito della #PiadaMundial (qui tutte le info e tutte le piade che si sfidano) scopro che la sezione mediorientale è allegramente sparsa su tre piani (ma non li ho mica trovati tutti, i libri) e canticchiando "Romagna mia" mi parte l'embolo canoro: se la bandiera dell'Algeria ha gli stessi colori della nostra vuoi che anche l'inno nazionale non gli assomigli? Computer, google e trovato!
.....
Non me ne vogliano gli amici Algerini ma davvero, con il massimo rispetto, dopo il nostro Inno e la Marsigliese non ce n'è per nessuno: l'inno in questione è l'ennesima marcia militar-patriottica che trasmette emozione quanto le istruzioni per pagare la Tasi. 
Che si fa? Da cosa mi faccio ispirare per la #PiadaMundial? Recupero quindi i miei ricordi anni '90 e ritrovo le tracce di un famosissimo cantante pop algerino, Cheb Khaleb: in questa canzone, "Didi" (video qui), si narra di un corteggiamento che un po' stringe il cuore, pensando a come nel 1992 (anno di pubblicazione dell'album) nel mondo la polvere della caduta del muro di Berlino veniva accolta come un inno alla libertà mentre, a tre anni dalla Primavera Araba, sono altre le macerie che si raccolgono.


Più di vent'anni sono un po' troppi per trovare i colori giusti per un piatto e quindi mi affido ad un'altra canzone, "Aisha" (video qui), che racconta di amore e di rispetto e mi rimanda ai fiumi di latte e miele che le antiche scritture evocano, a veli trasparenti, a gioielli tintinnanti. Bene, la canzone e il piatto si stanno cucinando nella mia mente ma non ho ancora risolto il primo problema ovvero quello dell'inno nazionale. Cosa canterò durante la partita che vedrà l'Algeria (alias la mia piadina) scendere in campo e soprattutto con che musica festeggerò a prescindere dal vincitore?
Detto, fatto! Eccola, "C'est la vie" (video qui)" un inno a quanto di più rivoluzionario e liberatorio possa esserci al mondo: il ballo. Un movimento del corpo molto più divertente di una marcia militare.


Mentre voi ballate io me ne torno in cucina a preparare questo piatto, ispirato all'universo femminile, così bistrattato (e non solo quando ci sono i mondiali di calcio) e così meravigliosamente ricco, colorato, profumato, dolce e speziato, avvolgente, generoso, seducente e dissacrante. Come l'amicizia.

Ho immaginato quindi che il couscous, che nella cucina algerina trova espressioni golosissime, si trasformasse in un pane molto ricco di proteine grazie alla quinoa, cereale che dalle alture andine si sta iniziando a coltivare in quelle parti del mondo dalle temperature estreme e dalla mancanza cronica d'acqua, così da poter consentire alla popolazione un regime alimentare adeguato. Ho sostituito l'agnello e il montone con una carne di pollo, resa più profumata dalla marinatura negli agrumi, ho unito la pera che si trasforma abbracciata al miele e alla labna speziata ed ho concluso con un salsa all'arancia, liberamente ispirata a quella che accompagna le crepe suzette. Buon appetito e vinca il migliore!


Pita di pollo allo zafferano con pere e labna speziata e salsa all'arancio per la "PiadaMundial"

Ingredienti per la Pita 
250 g Petra1 o farina 0, 250 g farina di quinoa, 6 g lievito di birra secco, 1 cucchiaino di malto, 1 cucchiaino di sale, 280-300 g di acqua, 40 g di olio evo, farina di mais per lo spolvero.

Procedimento
Nella planetaria con la frusta a gancio unire le farine con il lievito e il malto, lavorare un paio di minuti aggiungendo l'acqua filo, unire il sale, l'olio evo e lavorare fino a quando l'impasto non si staccherà dalle pareti. Trasferirlo in una ciotola e farlo riposare 2 ore, o fino al raddoppio, in cella di lievitazione a 28° oppure nel frigo chiuso.
Accendere il forno a 220'.
Dividere l'impasto di 10 pezzi, pirlare 10 palline.

Riprendere le palline, stenderle con il mattarello dando loro una forma ovale (non tutte, man mano che terminate la cottura delle precedenti):per una pita con la caratteristica tasca da farcire sarà necessario uno spessore minimo mentre se volete ottenere una focaccina aumentate lo spessore, inoltre è lo shock termico che consentirà ai pani di lievitare improvvisamente, lavorando invece con una temperatura più bassa (o addirittura in padella) si avrà un risultato diverso.
Spolverate la teglia calda con il mais, posizionare le pitte e cucinarle per 5-10’ fino a quando si gonfiano ma senza che si colorino troppo.
Conservarle coperte da un telo man mano che si termini la cottura così che rimangano morbide e lasciarle raffreddare. Farcirle e servirle.


Ingredienti per la farcia (per 4-6 persone)
800 g di petto di pollo intero, 4 pere non troppo grandi mature ma sode, 2 cipolle dorate, 1 arancia, 1 limone, 1 bustina di zafferano, 3 cm di radice di zenzero fresco, 2 grani di cumino pestati al mortaio, 10 semi di coriandolo, 100 g brodo vegetale, 60 g burro chiarificato, 60 g di miele agli agrumi, 1 cucchiaio di acqua di fiori d'arancio, olio di noci, 2 cucchiai di pistacchi tritati grossolanamente con il coltello, sale in fiocchi, pepe nero lungo.

Procedimento
Pulire il petto di pollo da eventuali ossicini e tessuti connettivi e lasciarlo marinare in frigo almeno un'oretta nel succo degli agrumi con i semi di coriandolo pestati con il matterello. Scolarlo dalla marinata e tagliarlo in tocchetti 3x3.
Sciogliere lo zafferano nel brodo, mondare e tritare finemente le cipolle, pestare i semi di cumino nel mortaio, grattugiare finemente lo zenzero.
Rosolarle nella base della tajine con l'olio di noci il pollo, farlo dorare, unire la cipolla tritata, la radice di zenzero grattugiata e cucinare per qualche minuto. Unire lo zafferano sciolto, il cumino e cucinare per 10'': il pollo marinato e tagliato a tocchetti rimarrà morbido e cucinerà velocemente. Mettere da parte coperto.

Nel frattempo lavare le pere, privarle del torsolo, tagliarle in 8 spicchi e poi in dadolata (come il pollo).
In una casseruola dal fondo pesante sciogliere il burro, unire il miele e l'acqua di fior di d'arancio, mescolare bene il tutto, unire le pere, cucinare per 5', trasferire nella tajine  e far insaporire il tutto per altri 2'. Chiudere, lasciar riposare e preparare la salsa di accompagnamento.

Ingredienti e procedimento per la salsa d'accompagnamento.
Succo e zeste di 1 arancia e 1 limone bio, 50 g di burro chiarificato, 50 g di miele di acacia: in pentolino sciogliere lo zucchero con il miele, unire il burro, il succo d'arancia e limone, le zeste, ridurre, filtrare e servire.

Ingredienti e procedimento per la labna al coriandolo
500 g di yogurt intero, una presa di sale fino, 1/ cucchiaino di coriandolo in polvere, 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere, un contenitore forato (quello della ricotta), una garzina pulita o carta casa non sbiancata con ammoniaca.
Versare la presa di sale e le spezie setacciate nello yugurt, mescolare bene, inserire il contenitore forato in un contenitore unpo' più grande, coprirlo con la garzina o la carta, facendolo ben aderire alle pareti, versare lo yogurt, coprire conuna pellicola e mettere in frigo: dalle 4 ore in su la vostra Labna è pronta per essere splamata. L'alternativa? Ricotta vaccina o un formaggio caprino spalmabile non troppo intenso.

Preparazione della piadina: spalmare la labna sulla superficie della pita, continuare con la farcia, decorare con un po' di pistacchi tritati, profumare con uno-due cucchiai di salsa, chiudere e servire.

"Tutto nella vita è altrove, e ci si arriva in auto." Elwyn Brooks White


La Bepa non c'è più.
E' salita sopra una bisarca in compagnia di uno squadrato Mercedes nero, di quelli tanto in voga negli anni 90', stessa età della mia Bepa, appunto. Quasi un appuntamento al buio, nel freddo pungente di queste giorni che trasforma la bruma in ghiaccio.
E' salita con la stessa eleganza di sempre, con il motore che ruggiva miagolando quasi a voler mitigare la sua potenza.


Eravamo insieme da quattro anni anche se effettivamente era entrata nella mia vita nel marzo del 1999. Negli anni in famiglia si era passati dalla Fiat 600 all'850, dalla Ford Escort alla Taunus e quindi il passaggio ad un marchio tedesco fu quasi d'obbligo: Bmw 520I serie Eletta, grigio chiara, interni in pelle nera e calda radica. Credo che papà salutasse prima lei al mattino che il resto della famiglia  e, del resto, ci sono momenti nella vita delle persone in cui è dagli oggetti e dalla loro inossidabile funzionalità che si ricevono maggiori soddisfazioni. Bella, indubbiamente.

Era la macchina del nonno Ciro, quella in cui il sederino di Edoardo si sentiva particolarmente a proprio agio. Sempre pulita, sempre ordinata, con il bagagliaio così ampio che ci si poteva nascondere dentro e con le porte anche per accedere ai sedili posteriori, sopra i quali si poteva schiacciare un pisolino durante il tragitto asilo-casa oppure scuola-casa, quando appunto le visite dei nonni diventavano una sorpresa pomeridiana.


Cinque anni fa Enrica è diventata maggiorenne e con la patente il suo incontenibile desiderio di mobilità si scontrò con il fatto che a disposizione c'era solo la mia Punto dal bagagliaio che sembrava una perenne fiera del baratto. Di acquistare auto nuove non se ne parlava e siccome mia madre aveva deciso che mio padre stava invecchiando mi propose l'acquisto della Bepa: "Noi ci prendiamo un'auto più piccola e più alta così tuo papà sarà più sicuro alla guida". Il quale provò a resistere un po': passare da una berlina tedesca ad un mezzo giapponese era una resa alla globalizzazione ma mamma aveva deciso e così Bepa entrò a far parte della mia vita.

Nel frattempo il sederino di Edoardo era diventato un po' più sostanzioso eliminando così la necessità del seggiolino: era passato di categoria e quindi aveva acquisito il diritto di sedere davanti, a fianco a me. E si vedeva che questa cosa gli piaceva tantissimo: sono poche le mamme che girano con l'auto da vecchio commendatore e che riescono a trasformare il bagagliaio di una prestigiosa berlina nell'edizione allargata della fiera del baratto.
E così sono trascorsi quattro anni, macinando chilometri ed orgasmi, quelli del benzinaio ogni volta che andavo a fare il pieno. Eh si, perchè la Bepa era una signora abituata a lussi che in piena crisi finanziaria sono sostenibili da pochi come consumare benzina in modo smodato, neanche fosse Marilyn con lo Chanel N°5.


"Guidare senza l'aria condizionata consuma il 20% in meno di carburante". Perfetto, del resto si era rotto anche il compressore e potevo tranquillamente guidare con i finestrini abbassati ma i sedili in pelle nera al 31 di luglio non invitavano di certo all'uso della gonna! E nonostante il suo valore fosse negli anni venuto meno, secondo la Regione Veneto no: il bollo si calcola sui cavalli fiscali anche se nel frattempo sono diventati dei ronzini. La stessa cosa valeva per la manutenzione che nell'ultimo anno da ordinaria era diventata quotidianamente straordinaria: i pezzi di ricambio sono nuovi e costano come tali anche per le auto agè ed anche il mio vecchio meccanico, indubbiamente meno elegante di quelli "ufficiali" che ti spiegavano il motivo di tutti quei zeri nei preventivi con le mani e le t-shirt linde, aveva gettato la spugna: "Sto toco no xe trova gnanca dal ferovecio: te toca ordinarlo novo e costa 1.700 euri". Ai quali si dovevano aggiungere gli 800 dell'assicurazione, i 400 del bollo, i 250 per il compressore dell'aria condizionata, i non so quanti per il galleggiante del serbatoio, quelli dell'impianto a gas....troppi. Troppo.

E così messo l'annuncio su Subito.it e vederla salire sulla bisarca con targa straniera è stato un attimo...chissà dove andrà e quale sederino scalderà con i suoi sedili in pelle. 
Ho nascosto un pacchettino di questi biscotti speziati e profumati come lei nel bagagliaio, ritornato ampio, come fosse un pensiero gentile, un buonaugurio, un ringraziamento.

Buona fortuna Bepa.


Biscotti allo zenzero ed al pepe nero lungo

Ingredienti
350 gr di farina Petra5 (o 00 se non riuscite a trovarla), 150 gr di miele, 150 gr di burro chiarificato, 160 gr di zucchero, 1 cucchiaino raso di bicarbonato, 1 pizzico di sale 1 uovo, 2 cucchiaini di zenzero fresco grattugiato, 1 cucchiaino di pepe nero lungo macinato.

Procedimento
Nella planetaria, o in una ciotola, setacciare la farina con il bicarbonato e il sale, aggiungere lo zucchero e lo zenzero e mescolare con la frusta a foglia unendo anche il burro a tocchetti, il miele con il pepe e per ultimo anche l'uovo. Si otterrà una palla che verrà fatta riposare in frigo per un'ora avvolta nella pellicola.

Stendere l'impasto ed ottenere una sfoglia di 4 mm e con uno stampino non più grande di 3-4 cm di diametro ottenere dei biscotti da disporre sopra una leccarda coperta da carta forno distanziati 5 cm l'uno dall'altro e dai bordi.
Cucinarli nel forno già caldo a 180°per 10'-12'. Lasciarli raffreddare sopra una gratella e conservarli in una scatola di latta.

"C’è un solo modo per consolare una vedova. Ma tenete presenti i rischi."


Come promesso ecco la seconda parte del post dedicato al Porto vecchio, di Trieste, ovvero la prosecuzione del momento intenso trascorso all'interno della Centrale Idrodinamica. Prosecuzione che ha virato nell'allegria quando, cercando un luogo che consentisse di fotografare il piatto usufruendo di uno sfondo naturale, ovvero le onde vivaci create dal vento di scirocco, mi fu consigliato di andare ad uno stabilimento balneare vicinissimo, un Cral del porto.



Chiesto il permesso di entrare per fare delle foto, mi sono trovata di fronte ad un'immagine insolita ovvero almeno una ventina di signore, in costume intero: abbronzate, curate, perfettamente pettinate e tutte serenamente sorridenti.

Entrata in confidenza con il bagnino, un prestante signore di 77 anni, divorziato due volte e alle prese con la terza moglie, mi ha raccontato un po' la bellezza dello stabilimento, curato come una creatura dal valore inestimabile. "L'hanno scorso abbiamo rifatto tutte le toilette, il tetto è a posto, tavolini e sedie sono nuovi. Bisognerebbe dare una sistemata al bar-ristorante-cambusa ma sa com'è, qui siamo tutti volontari e con qualche anno sulle spalle." E mentre sottolineava la sua età si vedeva che era orgoglioso di come era arrivato a compiere così tante primavere: occhi vivaci in un volto simpatico ed abbronzato.

A quel punto non ho potuto esimermi da porgli la domanda che mi frullava in testa: "Ma perchè le clienti di questo bagno sono tutte donne?"
"Ocio, le xe tutte vedove!" dando un tono molto profondo alla sua risposta.
Me le ha indicate più o meno tutte scoprendo piccoli segreti di ognuna, con complicità, con rispetto. E mi ha raccontato la storia di Mercedes, la vedova più importante dello stabilimento, mostrandomi una foto conservata all'interno del bar, scattata in occasione del suo novantesimo compleanno e festeggiato in pompa magna 3 anni fa.

"Mio figlio è andata a prenderla con il sidecar che ci siamo fatti prestare, le abbiamo fatto fare il giro del centro e poi tutti qui a fare festa insieme alla fanfara."
"La fanfara?" chiedo io. "Quella dei Bersaglieri?"
"Certo!" mi risponde un po' malizioso. "I bersaglieri gli piacciono davvero molto: ne ha sposati tre!"
"E quindi è anche lei vedova?" continuo ad indagare incuriosita. "Si, ha seppellito da poco il quarto marito. E l'anno prossimo, per il compleanno, la portiamo a fare un giro in elicottero".


E mi sono immaginata Mercedes: la foto rimanda una signora sorridente, con gli occhi, chiari e sornioni che nella sua lunga vita devono averne viste davvero molte, in una città dal passato travagliato come quella di Trieste.
Il bagnino continua il racconto. Dice che Mercedes odia la Croce Rossa, che usa il bastone solo per andare alla toilette, perché si vergogna di far vedere questa sua piccola "mancanza" e che si presenta al bagno vestita in tinta: costume, occhiali, sandali, cappello e copricostume, tutti rigorosamente dello stesso colore.


Ho pensato a come l'iconografia classica, e una certa tradizione ipocrita e maschilista, proponeva l'immagine delle vedove: tristi, piangenti, disperate, vestite di nero sempre. Come se il lutto del cuore dovesse per forza essere palesato anche agli estranei così da rientrare di diritto in una categoria, quella delle vedove, appunto.
Alla fine degli anni '70 (e quindi non mille anni fa!!!) la modifica del codice civile ha dato pari dignità ai coniugi: fino ad allora la donna superstite si doveva affidare al buon cuore dei figli per restare nella casa dove aveva vissuto un'intera vita di dono e sacrificio.

Quando ho chiesto al simpatico bagnino perché così tanti matrimoni tra le signore intente a giocare a carte mi ha risposto quasi stupito: "Beh, ogni marito lascia una musina (salvadanaio) e così ci assicura una vecchiaia serena. E poi al pomeriggio ci sono i nipotini, che riempiono la vita."

Donne, che la società schiava di canoni effimeri come l'eterna giovinezza siliconata, dimentica.  
Donne che, con il loro costume intero su corpi segnati dal tempo, manifestano una bellezza ed un fascino sconosciuto a certi consiglieri comunali, pagati per sfilare in bikini e che hanno contribuito a lasciare un Paese in mutande.



Mi sono guardata fugacemente allo specchio di una toilette davvero pulita e ordinata: cappelli pseudo-raccolti con il mollettone d'ordinanza, mise spiegazzata da ufficio, camicia con le maniche lunghe -  perché c'è sempre qualche collega con le fumane che tiene la temperatura a -18° - e un sorriso un po' stirato su un'incarnato già irreparabilmente troppo pallido. Poi ho guardato la signora in costume verde smeraldo, abbronzatura elegante e pettinatura perfetta, gettare la carta sul tavolo e chiudere trionfante la partita a briscola.
Invidiandola profondamente.


Ho bisogno di un po' di dolcezza. Che ne dite di condividere una fettina di questa torta?

Torta di ricotta con cioccolato fondente, pepe nero lungo ed essenza di bergamotto


Ingredienti
1 kg di ricotta freschissima, 4 uova bio, 400 gr di zucchero semolato, 150 gr di cioccolato fondente tra il 54 al 62%, 4-6 cucchiai rasi di fecola o maizena, pepe nero lungo, essenza di bergamotto, un sospetto di sale rosa.

Procedimento
Lavorare la ricotta in una ciotola con lo zucchero ed unire, aiutandosi con una frusta, 1 uovo alla volta. Unire il cioccolato precedentemente spezzettato e qualche macinata di pepe nero lungo, mescolando bene. Spruzzare sull'impasto ottenuto per 2 massimo 3 volte un'essenza di bergamotto e versarlo in una tortiera di 26 cm di diametro ben oliata o imburrata.
Cucinare nel forno statico già caldo a 160° per circa 50' (si deve rapprendere anche al centro ma deve rimanere morbida).
Sfornare, lasciar raffreddare nello stampo, metterla in un piatto da portata e servire fredda con un po' di zucchero a velo.

Che cos'è l'uomo, quando ci pensi, se non una macchina complicata e ingegnosa per trasformare, con sapienza infinita, il rosso vino di Shiraz in pipì?





Vorrei parlarvi di organi. Pensanti.
L'altra mattina, mentre scendevo una scala facendo da sherpa a delle pentole che dovevano essere preparate per un corso, l'ascolto di un servizio radiofonico mi bloccò (come fa gentilmente l'ernia): "le cellule del sistema nervoso centrale presentano le medesime striature di quelle dell'intestino e, a differenza del secondo, non si riproducono. Non solo, ma gli stimoli chimici che emanano si possono senza ombra di dubbio paragonare a quelli delle sinapsi." In sintesi: il mio intestino pensa. E quindi riceve e comunica. E quindi elabora, medita, gioisce, soffre. E quindi si ammala. E si ammala a tal punto da far ammalare anche il cervello e di conseguenza anche gli altri organi.

"la Cucina in Cantina" e il Cake di cioccolato fondente, nocciole piemontesi e pistacchi siciliani


Non si può non chiudere una lezione di cucina senza dolcezza e noi ce l'abbiamo messa tutta preparando questo cake che, essendo privo di glutine, è indicatissimo anche per chi soffre di celiachia.

Tutto ciò di cui ho bisogno è amore. Ma un po' di cioccolata, ogni tanto, non fa male. #natale2011


Si avvicina il Natale e con esso la 48h di full immersion parentale. Persone che durante l'anno solitamente cerchiamo di tenere a debita distanza.
Fin da piccola le riunioni tra consanguinei, visto che il cibo ancora non mi interessava, sono state per me motivo di sperimentazione della teoria dell'evoluzione della specie. Guardavo gli zii e li confrontavo con i cugini, cercavo di districarmi tra i frutti delle relazioni allargate (azzardando spericolate somiglianze) e mi immaginavo ragazza, donna e poi più matura, tra i segni del tempo che avrebbero modificato andature e fisionomie.

11 uomini in mutande…ed ho il frigo vuoto!


Ma quanto belle sono le ricette del contest Il panino con la coppa? Sto cominciando ad avere delle serie difficoltà: sono davvero tutte molto interessanti ed invitanti! Credo la giuria dovrà faticare non poco per decretare il trio finalista ed il vincente assoluto.
Medesimo compito arduo attende la nostra Nazionale, abituata a partire tra mille polemiche - nel paese in tutti siamo un po' CT - ed indubbie difficoltà: infortuni dell'ultimo minuto, ruoli non ancora assimilati, schemi di gioco non proprio abituali. Di tutto questo poi si parlerà prima, durante e dopo le partite, con repliche il giorno successivo, alla macchinetta del caffè o dal giornalaio.

Eh si, per un mese non si parlerà altro che di 11 uomini in mutande ed intanto nessuno è andato a fare la spesa! E stasera, dopo la finale del torneo che la squadra di Edoardo ha vinto, cosa preparo?

Caprese croccante, in cocotte.

Ingredienti
500 gr di pomodorini datterini confit, due mozzarelle di bufala a temperatura ambiente, qualche foglio di pane carasau, 500 gr di latte crudo, 50 gr di farina 00, 50 gr di burro chiarificato, un ramo di basilico, noce moscata, un po' di pecorino grattugiato, granella di pistacchio, sale, pepe nero lungo.

Procedimento
Preparare i datterini confit (mettere i pomodorini in una teglia, sale, pepe, olio ed un po' di zucchero di canna e lasciarli appassire in forno a 100° per almeno 4 ore: vi consiglio di tenerne sempre un po' a disposizione in quanto si preparano praticamente da soli e risolvono tante situazioni!).
Tagliare la mozzarella in dadolada.
Preparare la besciamella lasciando un rametto di basilico ricco di foglie integre durante la cottura che verrà tolto solo alla fine (profumerà tantissimo!).
Mettere sul fondo della cocotte un po' di salsa, coprire con del pane carasau, coprirlo con i pomodorini e la bufala, versare un po' di besciamella, un po' di granella di pistacchio ed alla fine il pecorino grattugiato e così fino alla fine degli ingredienti. Decorare la superficie con un paio di pomodorini e mettere in forno per 30' a 160°.

E vinca il migliore!

Fagioli di Lamon e Cozze: la strana coppia.

 310120101109

Vi ricordate il celebre film tratto dalla fortunatissima piece teatrale di Neil Simon? La storia di un divorziato, ordinato ed un po’ paranoico (Jack Lemmon), che vive (quasi felicemente) da solo che ospita un amico, disordinato e casinista (Walter Matthau), ancora dolorante per la sua recente separazione, ma la convivenza si trasforma in una specie di matrimonio di cui ha gli inconvenienti più che i vantaggi!

A prima vista i fagioli e le cozze hanno ben poco da spartire in comune….ma questa settimana votata allo sviolinamento pre San Valentino (perchè i giochi veri si vivranno dalla prossima  settimana, tra giovedì grasso, San Valentino e martedì grasso) mi mette addosso tutto un pissipissi-baubau che non vi dico…ma tutto al contrario. Nel senso che mi sta un po’ stretto tutto questo rosso, fiori e cioccolatini, menù intriganti ed intimo sadomaso, cartigli da smottamento cardiaco, sguardi di fuoco ed occhi bistrati per poi scoprire che in Italia la prima causa di morte per le donne dai 16 ai 48 anni è morte violenta per mano di un congiunto, un parente, un maschio.

Proporrei che una parte delle somme incredibili che verranno spese per onorare l’amore terreno e le gesta di un uomo buono potessero essere investite in educazione sentimentale, perchè l’innamoramento dura circa 18 mesi ma il rispetto dovrebbe essere eterno.

Walter Matthau a Jack Lemmon

Ehi, che ti prende? Non ti avevo visto così arrabbiato da quando mi cadde il sigaro nella tua pasta del pan di Spagna.

Ok, avete ragione, torno in cucina e la smetto.

310120101107

Vellutata di Fagioli di Lamon al profumo di cozze

Ingredienti

1 kg di cozze, 600 gr di fagioli di Lamon, un pezzettino di radice di zenzero fresca, qualche spicchio d’aglio, una foglia d’alloro, tre cucchiai di passata Mutti, olio evo, un po’ di prezzemolo tritato, pepe nero in grani, pepe nero lungo, semi di coriandolo, sale.

Procedimento

Tenere le cozze in una ciotola capiente con dell’acqua fredda e del sale grosso. Pulire dalle “barbe” i mitili (di solito in vendita si trovano il prodotto già pulito nella parte esterna), in una padella capiente profumare dell’olio evo con un paio di spicchi d’aglio, far saltare le cozze ed aggiungere la passata ed il prezzemolo e regolare di sale. Recuperare i molluschi cotti, avendo l’accortezza di recuperare l’acqua di cottura, e tagliarli in 2 o 4 parti a seconda della dimensione e tenerne qualcuno intero per ogni commensale. Mettere da parte.

Mettere in ammollo i fagioli in acqua fredda per almeno 12 ore, sciacquarli, unirli in una pentola con il doppio dell’acqua, la foglia d’alloro, lo spicchio d’aglio,qualche grano di pepe nero ed il pezzettino di zenzero. Cucinare a fuoco basso per un paio d’ore, avendo l’accortezza di schiumare durante i primi momenti di cottura. Togliere l’alloro ed il pepe nero, frullare con un frullatore ad immersione emulsionando con dell’olio evo e con parte dell’acqua di cottura delle cozze (a seconda della densità desiderata), passare con un colino, regolare di sale e mettere da parte.

      310120101108

Unire i molluschi tagliati alla vellutata e mescolare bene, servire decorando con qualche mitile intero, una macinata di semi di coriandolo ed uno di pepe nero lungo.

 

Jack Lemmon e Walter Matthau

In altre parole, mi stai cacciando fuori?
Non in altre parole, queste sono le parole esatte.

 la strana coppia

Ricetta delle Feste: il piatto del buon augurio.

crepes

Come non pensare ad un piatto del buon augurio per l’imminente cenone di San Silvestro?

Vorrei ricordarvi una mia ricetta, postata in un altro contesto, ma quanto mai attuale: Crepes di cotechino e lenticchie con fonduta di caprino.

Un modo diverso di proporre un piatto tradizionale ed al quale tradizionalmente, appunto, viene riservato un posto di rilievo,  proprio per il suo essere propiziatorio.

Ingredienti

Per le crêpes: latte g 250 - farina g 125 - burro g 50 - 2 uova – sale.

Per il ripieno: 1 cotechino (fresco, se il tempo a disposizione è molto altrimenti va bene anche uno precotto) da 750 gr., Lenticchie di Castelluccio 500 gr, olio extravergine d’olio profumato al rosmarino.

Per la fonduta: caprino 500 gr, latte o panna qb, pepe nero lungo macinato al momento.

Procedimento

Preparate le crespelle e mettete da parte.

Per il ripieno: cucinate il cotechino seguendo le indicazioni del produttore e lasciate raffreddare per la successiva manipolazione.

Lessare le lenticchie in acqua salata e bollente per 20 minuti e scolarle.

In una ciotola mescolare con una forchetta le lenticchie, il cotechino privato della pelle e sbriciolato: regolare di sale, profumare il tutto con qualche goccia d olio al rosmarino ed un po’ di pepe lungo macinato al momento.

Con un coppapasta o uno stampino metallico di 12-14 cm di diametro rifilare le crespellepepe nero lungo, farcirle al centro con un cucchiaio di ripieno e legare il sacchettino così ottenuto con dell’erba cipollina o con delle listarelle di foglie di porro sbollentate. Tenere al caldo in forno.

Sciogliere in una casseruolina un po’ di latte o panna ed il caprino.

Lappare il piatto di portata con la fonduta così ottenuta e posizionare la crèpe al centro decorando con una spolveratina di pepe nero lungo macinato al momento e qualche goccia di olio extravergine d’oliva profumato al rosmarino.