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#lebuonericette e lo Strudel di mele con nocciole e vino passito


L'Oktoberfest è ancora nell'aria e dopo gli stinchi di maiale il menù si arricchisce di dolcezza grazie ad un dolce tipico come lo Strudel. Dolce che effettivamente ha emuli in tutte le latitudini come fu ampiamente analizzato e cucinato durante la sfida nr. 36 dell'Mtchallenge, una gara culinaria tutta italiana, ideata da Alessandra Gennaro, che ha prodotto anche degli spin-off letterari, ovvero "L'ora del PaTè" e "Insalata da Tiffany", che vi consiglio vivamente di leggere (visto che ci sono anche le mie ricette ;).


Le ricette dello Strudel (un dolce turco già presente in Europa dalla metà del '600) sono innumerevoli ed il disciplinare è piuttosto segreto: così ci si sbizzarisce nella tipologia della pasta (un po' pasta matta, un po' frolla ed un po' sfoglia), nell'aggiunta di semi e di spezie, nella tipologia delle mele (anche se le renette restano la soluzione migliore).
La proposta elaborata per Le Buone Ricette di Pam Panorama prevede le morbide mele golden e le croccanti nocciole profumate dal vino passito, la cui scheda troverete nella pagina dedicata alla ricetta.


Buona lettura (la ricetta è qui) e buon appetito.

Cake Pop al prosciutto crudo Snello con nocciole e origano e maionese di albumi e curcuma: perché il bello della dieta mediterranea è la contaminazione


Ultima ricetta per MondoSnello Rovagnati che era rimasta in archivio e che, con la giornata di oggi, potrebbe profumare e colorare la nuova settimana che si apre.

All'interno dei post sviluppati per Allegra nel blog di Snello si è chiacchierato amabilmente di storia della cucina e degli ingredienti e in questo incontro si è affrontato il tema della cucina mediterranea, divenuta così importante tanto da essere considerata patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, ed una riflessione si impone ovvero senza le contaminazioni gastronomiche che si sono avute nel corso di quasi duemila anni ora sarebbero tempi duri per Alberto da Giussano: il suo menù? Una minestrina di cereali ed erbette spontanee, carne di selvaggina (sperando sia fresca) e del vino torbido. Perchè senza gli scambi ed i commerci non potremmo godere di mais e caffè, di pomodori e cacao e di spezie profumate.



Nel frattempo noi ci divertiamo con questi cake pop un po’ birichini: “travestiti” da dolcetti al primo morso i vostri ospiti scopriranno l’improvvisa sapidità del prosciutto e del parmigiano grattugiato, la croccantezza delle nocciole ed il profumo dell’origano. E la curcuma? Fa bene, grazie ;)


Cake Pop al prosciutto crudo Snello con nocciole e origano e maionese di albumi e curcuma

Ingredienti
130 g di farina, 80 g olio evo, 80 g  di prosciutto crudo, 40 g parmigiano reggiano, 1 uovo, 1 cucchiaino di lievito in polvere, 80 g di latte, 80 gr di nocciole, pepe nero macinato al momento, 1 cucchiaio di origano secco.

Per la maionese “light”: 2 albumi, 250 ml di olio di semi di soia, 1 limone bio, 1 cucchiaino di senape (se gradito), 1 pizzico di sale, pepe nero macinato al momento, 1 cucchiaino di curcuma.

Procedimento
Accendere il forno a 170°.
Tritare finemente il prosciutto e grattugiare il parmigiano. Tritare le nocciole precedentemente tostate in una padella antiaderente.
In una ciotola unire latte, l’uovo e l’olio, sbattendo bene.
In un’altra ciotola unire la farina setacciata con il lievito, il grana, le nocciole tritate e il prosciutto.
Versare gli ingredienti secchi nella ciotola di quelli umidi, mescolare velocemente e riempire lo stampo in silicone da cale pop.
Infornare e cucinare per 20’ o fino al rigonfiamento di ogni singolo cake all’interno dello dello stampino.
Sfornare, lasciar raffreddare, introdurre in ogni cake pop un bastoncino, adagiarli in piccoli pirottini e servirli con la maionese light.

Ingredienti e procedimento per la maionese light: 2 albumi, 250 g di olio di semi di soia, ½ limone bio, 1 cucchiaino di curcuma, 1 cucchiaino di senape, 1 pizzico di sale ed uno di pepe nero.
In un contenitore cilindrico inserire gli albumi, il succo di limone, la curcuma, la senape, il pizzico di sale e di pepe e con un frullatore ad immersione montare il tutto unendo a filo l’olio. Decorare con le zeste del limone.


Roll di crépe integrali con Prosciutto Cotto, champignon all'origano fresco e nocciole per MondoSnello Rovagnati


Secondo appuntamento con la cucina di MondoSnello di Rovagnati, dopo la ricetta della Quiche che profumava di zucchine e fiori di zucca.

L'aria inizia a farsi più frizzante e si comincia a desiderare di cucinare, e naturalmente portare in tavola, ingredienti che ricordano l'imminente arrivo dell'autunno, con i suoi colori e con i suoi prodotti.

Tra questi sicuramente i funghi che secondo la botanica non sono nè vegetali nè animali. E quindi?
Beh, nel blog di Allegra troverete svelato l'arcano e anche, passo dopo passo, le indicazioni per questa gustosa ricetta, dove morbide crépes avvolgono a roll Prosciutto Cotto Snello, champignon spadellati con origano fresco, parmigiano in scaglie e croccanti nocciole tonde.


Buona lettura e buona ricetta!

"È una pistola quella che hai in tasca o sei solo contento di vedermi?" E uno sformatino di pollo e nocciole che profuma di rosmarino



Scena, interno farmacia. Il farmacista ed un signore. 
"Buongiorno, posso avere del citrato di sildenafil?" chiede il cliente.
"Certo, glielo incarto o lo usa subito?", risponde il farmacista burlone.

Se è vero che nel nostro paese le liberalizzazioni logorano chi non le fa, ovvero l'utente finale, l'introduzione dei farmaci generici ha avuto il merito di metterci un pochino in linea con quanto in tutto il mondo accade da sempre: un buon principio attivo ad un prezzo adeguato.

Dal 22 giugno 2013 questo accadrà anche per il Viagra, dopo quasi 15 anni dalla comparsa della famosa pillolina blu, che ha consentito alla Pfizer di fatturare 73 milioni di euro all'anno. 
In un momento così triste di crisi profonda e recessione imperante non ci resta che consolarci con le gioie dell'alcova, visto che anche in cucina, tra fucking-chef e cibi avvelenati, non è che ci sia tanto da godere. E visto che negli ultimi 10 anni, in Italia, la pillolina dell'amore è stata venduta in 60 milioni di pezzi c'è da ritenere che avere la possibilità di mega prestazioni low-cost possa tentare più di una salama da sugo con il sospetto di taroccamento.


Nel 1998, quando il Viagra fu presentato in Europa, lavoravo per un grossista farmaceutico ed era normale offrire la sala conferenze dell'azienda alle diverse case per presentare a medici e farmacisti le novità: si organizzava un pomeriggio o una serata divulgativa che finiva con un buffet. Ma quanto avvenne per la pillolina dell'amore, in Italia, non si replicò in nessuna parte del mondo!
La consegna delle confezioni da 50 mg. (le prime ad essere prodotte e commercializzate) avvenne a sorpresa in modo da non dare la possibilità a nessun malandrino di dirottare la merce verso altri mercati, le confezioni vennero conservate fin da subito all'interno dell'area sorvegliata assieme a stupefacenti e benzodiazepine e, solo per l'Italia, la Pfizer fece uscire la confezione con un ologramma a prova di falsificazione, mentre il personale veniva controllato dopo la fine di ogni turno: i dirigenti della multinazionale si sentivano in una botte di ferro. 
Nessuno sarebbe riuscito a falsificare il prodotto prima della sua presentazione ufficiale! Ma non fecero i conti con l'italica intraprendenza: qualche giorno prima della serata divulgativa (che aveva registrato il tutto esaurito fra le centinaia di clienti) ricevetti una telefonata da un farmacista partenopeo: 
"Signorina, volevo dirle che qui stanno già a vendere le confezioni da 75 e da 100 mg." 
"Ma non è possibile! Non sono ancora state prodotte!" risposi
"Non le ha prodotte la Pfizer, ma qui non si sta mai con le mani in mano" chiuse sorridendo il professionista.

Ah, se il mondo ci lasciasse lavorare: siamo dei maestri a far sollevare il Pil ;)


In attesa del 22 giugno che ne dite di un delicato e profumato sformatino-soufflè?


Sformatino di pollo marinato al rosmarino e nocciole


Ingredienti (per 4 persone)
250 gr di petto di pollo, 4 uova bio, ½ litro di latte, 50 gr di burro, 50 gr di farina, 50 gr di parmigiano grattugiato, rosmarino fresco, 1 limone bio, 1 cucchiaio scarso di nocciole tonde tritate finemente con il coltello, sale e pepe del Madagascar macinato al momento, burro e farina per gli stampini.

Procedimento
Mettere il petto di pollo in un contenitore di vetro con un po' di olio evo, qualche ago di rosmarino, il succo di limone ed le metà spremute del limone medesimo, qualche bacca di pepe nero. Lasciar marinare una mezz'ora (ma se avete più tempo a disposizione è meglio, la carne risulterà più profumata).
Accendere il forno a 210°.
Pulire la carne dalla marinata e tritarla finemente. Mettere da parte in frigo in un contenitore pulito.
Ungere ed infarinare le cocotte e mettere in frigo.
Preparare la besciamella con il burro, unendo la farina setacciata e successivamente il latte caldo: cucinare per 3’.
Lontano dal fuoco unire il pollo, il formaggio, i tuorli, il rosmarino e le nocciole tritate finemente e mescolare bene.
Unire gli albumi montati a neve.
Versare il composto nelle cocotte, pulire il bordo (altrimenti lo sformatino non crescerà) e cucinare nel forno statico caldo per 16-18’. Servire subito, ma subito-subito :)

"Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità. Sull’universo non sono sicuro." Albert Einstein


I giorni che anticipavano l'allestimento natalizio di quand'ero piccola erano sempre avvolti dall'idea della scoperta insaporita da una buona dose di curiosità, condimento che non dovrebbe mancare mai, dal primo all'ultimo giorno della nostra vita.

Di anno in anno le veline che avvolgevano le fragili decorazioni in vetro soffiato venivano parzialmente sostituite con fogli di giornale ed ogni anno il tempo dedicato all'allestimento dell'albero era sempre più lungo perché, tra una colorata pallina ed un etereo puntuale, mi fermavo a leggere le notizie che i fogli ingialliti dal tempo  proponevano. Una sorta di playlist di fatti, editoriali, pubblicità. Ricordi. Come una filosofia delle piccole cose, della quotidianità. Una sorta di gioco che ripresi anni fa nella speranza di trovare una cura al male inguaribile dell'umanità, ovvero la stupidità.

Così all'inizio dell'anno mettevo da parte alcune riviste e qualche quotidiano che  pubblicavano il riassunto dell'anno che stava finendo cercando poi di fare una specie di oroscopo all'anno a venire. Riviste che poi riprendevo alla fine dell'anno per rinfrescarmi la memoria. E sperare.


L'anno scorso era tutto un parlare di Maya e di fine del mondo: il mero calcolo di una popolazione andina, che non seppe prevedere la propria distruzione 500 anni fa, è stato usato come fosse cloroformio per anestetizzare ulteriormente un paese, ed un mondo, che non capisco come non abbia ancora nausea di sè stesso. 
Poi la sequela di ovvi argomenti: il look da adottare prima delle feste, durante le feste, alla fine delle feste. Il menù della tradizione e quello innovativo. Le abbondanti libagioni e le tisane da coccodrillo. Gli aumenti delle tariffe (tutte, come sempre, giusto per non far torto a nessuna), i soldi della collettività gettati per i botti (ovvero le energie sprecate sia  dagli uomini della Gdf, per i sequestri di quelli illegali, che dagli operatori sanitari, per gli inevitabili codici rossi ospedalieri), i parenti serpenti delle feste comandate e l'invito a trasferirsi in un'isola deserta, su quali fondi di investimento puntare in piena recessione economica causata da una finanza malata che specula sul grano e sull'acqua e il tutto esaurito delle località turistiche, il vippume amabilmente sparso e il servizio delle feste di Marta Marzotto. Siamo abili a non farci mancare l'ovvio, a rendere il banale necessario.
Riscopro un anno dominato dalla paura, la cui etimologia nasce da "percuotere". E si picchia per annicchilire, bloccare, fermare.
A me piacerebbe che il 2013 fosse un anno dominato dalla speranza, la cui etimologia nasce da "tendere, aspirare verso una meta". Una virtù teologale, una divinità amata dagli antichi, una musa per i poeti amica del sonno. 

Chi spera immagina e progetta. Chi progetta studia per migliorare la propria condizione. Chi studia si impegna e si sacrifica ed i risultati ottenuti di solito non sono limitati ad una fruizione singola ma portano piacere e benessere alle persone che non ruotano attorno all'impegno e alla volontà.

Per cui quest'anno ho deciso di terminare questo "gioco", dopo aver constatato la banalità di relativamente recente passato, e di puntare semplicemente al futuro con l'ottimismo della ragione e l'impegno della speranza.
Lo stesso impegno che ha fatto di una donna minuta della borghesia piemontese una figura di importanza mondiale per un intero secolo e per i secoli a venire, grazie ai risultati di una vita dedicata allo studio: Rita Levi Montalcini. Scienziata che, a quei politici (uomini) italiani che l'hanno dileggiata ha riservato l'onore del silenzio. 
Perchè non tutte le persone, a maggior ragione se stupide, meritano una risposta.

Vorrei iniziare l'anno nuovo, ispirata dunque dalla consapevolezza che solo l'impegno e il lavoro danno onore alla propria vita, con una ricetta davvero particolare, una ricetta che una dolce e minuta ottantenne mi ha regalato e tratta dal ricettario della propria famiglia. E' un dolce di Natale che la nonna marchigiana preparava durante i giorni di festa, un dolce ricco i cui semi (noci, mandorle, nocciole) sono stati raccolti personalmente da Filomena - un nome d'altri tempi - e nelle cui righe del ricettario autografo si legge un amore ed una passione infiniti per la propria famiglia.


Dolce di Natale di Filomena

Ingredienti (per una tortiera di circa 30 cm di diametro e comunque le quantità sono davvero ad occhio, misurate nel corso di tantissimi anni)
1.200 di pasta per pane preparata con 850 farina, acqua a temperatura ambiente, un bicchiere scarso di olio leggero una puntina di sale e due cubetti di lievito di birra, 
750 gr di fichi secchi, 200 gr di noci, 250 gr di mandorle, 200 gr di nocciole, un cucchiaio di zeste di arancio e limone bio, 2/3 cucchiai di zucchero semolato.

Procedimento
Preparare l'impasto di pane e lasciarlo lievitare per circa 1 h e 30'. Riprendere il composto, stenderlo, spennellarlo con un po' d'olio, spolverizzare lo zucchero e la frutta secca sminuzzata, impastare bene fino ad ottenere un composto omogeneo, mettere nella tortiera coperta di carta forno e lasciar lievitare per circa 2 ore.
Cucinare nel forno statico già caldo a 150° per circa mezz'ora, poi 180° per un'altra mezz'ora e poi 200° gli ultimi 15' per colorirla un po, avendo l'accortezza di mettere un pentolino d'acqua sul fondo del forno.
Sfornare, lasciar raffreddare e prima di servire spennellare la superficie con acqua e zucchero.



Vi lascio con questo frammento di un film meraviglioso vecchio di 73 anni, Il Grande Dittatore", e mai tanto attuale. E' il discorso che Charlie Chaplin, sotto le mentite vesti del dittatore, fa all'Umanità, dove incita i soldati a non ascoltare a passo d'oca le promesse dei dittatori e di unirsi per promuove la fratellanza universale in un mondo dove la scienza e il benessere renderanno libero l'uomo. Chaplin era anche un comico, come ce ne sono tanti nel nostro paese, ma quanto diverso è il suo spirito e quanto cariche di significato le sue parole, vero Signor Grillo?

"Le mucche della Pace" di Gianni e Roberta con un tiramisù di frutti di bosco, nocciole e caramello


Provate a pensare a cosa accadrebbe nella nostra semplice quotidianità se improvvisamente scomparissero gli uomini. Tutti. Dai 14 ai 65 anni. Figli, compagni, padri. Zii e cugini. Paciosi vicini di casa, signori distinti che portano a spasso il cane alla stessa ora cascasse il mondo, noiosi conoscenti che parlano solo di sè, rumorosi adolescenti con la palla al piede, giovani uomini alle prese con lo specchio e le prime consapevolezze. Tutti.

E' quello che è accaduto 20 anni fa, a poche ore di auto e qualche centinaia di chilometri da casa mia, dai primi centri commerciali, dagli happy hours, dalle vacanze dorate, dai negozi alla moda.

Sotto gli occhi vergognosamente chiusi dei soldati dell'Onu, dell'Europa e del mondo intero le "tigri di Arkan", abominevoli individui che definire criminali non serve assolutamente a nulla, uccisero più di diecimila uomini e rasero al suolo intere comunità.

Così, come niente fosse, abitazioni cariche di profumi e di affetti riempite di copertoni e poi fatte saltare in aria con le bombe a mano. 

Così, come niente fosse, vite stroncate con raffiche di mitra, tra una sigaretta accesa e qualche risata.

Poi, più nulla. L'alienazione dei campi profughi. Il silenzio del lutto e lo struggersi nella malinconia di donne, bimbi piccoli e uomini anziani ai quali era stato tolto il futuro.



E provate a pensare ad una mucca, al suo ruminare incessante, al suo sguardo indecifrabile e alla prima associazione che ci viene in mente quando pensiamo a questo mammifero ovvero il latte. Il primo alimento di ogni essere umano. Un concentrato di vita e di amore.

Così, Gianni Rigoni Stern, figlio del mai abbastanza letto Mario, "ammalato" di montagna e con il cuore grande che hanno gli uomini di poche parole e molti fatti, qualche anno fa decise di aiutare altri montanari che, dal 2000 in poi, hanno iniziato, timidamente, a tornare in quella che era stata la loro terra. A tirar su case di mattoni senza intonaco, quasi a voler sottolineare la povertà e il ricordo del lutto, a costruire ricoveri di fortuna per gli attrezzi, a ripulire i boschi inselvatichiti e coltivare la montagna con una difficoltà in più: mancavano gli insegnamenti di una generazione scomparsa, quelli che ti aiutano a far partorire una mucca se il veterinario è bloccato dalla neve e che ti fanno riconoscere le piante officinali dalle felci infestanti. Mario Rigoni Stern infatti era solito dire che "ci voleva più competenza ed intelligenza a fare il contadino che il direttore di banca". Affermazione che sa di preveggenza visti gli esiti della crisi europea e mondiale causati dalla finanza.



Gianni ha visitato più e più volte questi luoghi, ha controllato come i contadini tenevano gli attrezzi e l'unica mucca, fonte di sostentamento della comunità con il suo latte e i prodotti caseari ad esso legati, quanto pulite erano le case e le stalle. Ed ha scelto, non senza difficoltà, le famiglie alle quali donare, con i finanziamenti messi a disposizione dalla provincia autonoma di Trento, 48 mucche di razza Rendena, quelle mucche marroni e dall'espressione simpatica che nei miei camminamenti lungo l'Ortigara e le trincee scavate da soldati-ragazzini, durante la Grande Guerra, spesso mi capitava di incontrare.
Nel 2010 sono arrivate le prime mucche, nel 2011 altre ancora e poi sono arrivati anche 2 trattori, donati da un gruppo di giovani professionisti di Treviso.

In questa avventura è accompagnato dalla bravissima regista Roberta Biagiarelli, che ha testimoniato con film emozionanti questa fiaba del terzo millennio e che visitando il sito www.babelia.org è possibile trasformare in realtà, così da consentire ad un'anziana contadina, tornata nella sua terra dopo anni di campo profughi: "Qui l'alba è sempre bella: sempre diversa e sempre uguale."








E cosa si fa con il latte? La ricotta! E con la ricotta? Un dolcino goloso goloso e leggero leggero perchè, come dico sempre, ad essere buoni c'è davvero più gusto.

Tiramisù ai frutti di bosco con nocciole e caramello
Ingredienti (per 8-10 bicchierini)
300 gr di ricotta freschissima, 8 biscotti savoiardi, 200 gr di frutta di bosco, 60 gr di zucchero a velo, 130 gr di zucchero zefiro profumato alla vaniglia, ½ limone, 2 cucchiai di rum, un cucchiaio di nocciole piemontesi.

Procedimento 
Con una frusta elettrica o a mano lavorare la ricotta con lo zucchero a velo fino ad ottenere un composto morbido. Mettere da parte.

Lavare delicatamente i frutti di bosco e tagliare a metà quelli un po’ più grandi (come nel caso dei lamponi). Mettere da parte.

In un pentolino sciogliere a fuoco basso 100 gr di zucchero e il succo filtrato del ½ limone e cucinare per 5’ fino ad ottenere uno sciroppo, unire la frutta, mescolare delicatamente, togliere dal fuoco, unire il rum e mescolare ancora. Sgocciolare la frutta e lasciarla raffreddare e conservare filtrato con un colino lo sciroppo.

Sul fondo di un bicchierino mettere un biscotto imbevuto nello sciroppo, la crema con il sac a poche, la frutta sciroppata, un altro biscotto e completare con una strato sottile di crema. Mettere i bicchierini in frigorifero per almeno 5 ore. Al momento del servizio caramellare lo zucchero semolato in un pentolino e, con l’aiuto di un cucchiaino, versare dei fili di caramello sulla superficie dei tiramisù e servire guarnendo con le nocciole tritate manualmente.

Perdersi a guardare: le ultime cartoline dal Salento


Ultimi giorni di agosto e già stamattina il traffico era il consueto: caotico e rumoroso.

Sempre le solite facce scontrose al semaforo solo un po’ più abbronzate e ugualmente poco cortesi, come se una precedenza presa con la forza della tracotanza fosse salvifica, l’ultimo atto da compiere prima dell’inizio della fine.