Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta curcuma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta curcuma. Mostra tutti i post

#buonericette e il confort food della domenica: Zuppa di zucca e curcuma con noci


La giusta stagionalità sembra essersi coordinata con il meteo per cui in questi giorni di novembre si manifesta come di consuetudine: un po' (poco, per la verità) di freddo, giornate che si accorciano, le foglie che cadono e il desiderio di avvolgere il proprio corpo con capi morbidi.


L'orto non ci regala più i colori e le vitamine delle estate e il nostro sistema immunitario ha bisogno lo stesso di qualche attenzione mentre i nostri occhi desiderano i colori dell'estate. Detto fatto! Zucca e curcuma in una zuppa resa croccante dalle noci tritare grossolanamente. Il benessere nel piatto, insomma, senza tanta chimica.


Una rispettosa cottura con una pentola in ghisa darà il tocco finale a questa vellutata: ingredienti e procedimento qui.


Buona domenica :)

Cake Pop al prosciutto crudo Snello con nocciole e origano e maionese di albumi e curcuma: perché il bello della dieta mediterranea è la contaminazione


Ultima ricetta per MondoSnello Rovagnati che era rimasta in archivio e che, con la giornata di oggi, potrebbe profumare e colorare la nuova settimana che si apre.

All'interno dei post sviluppati per Allegra nel blog di Snello si è chiacchierato amabilmente di storia della cucina e degli ingredienti e in questo incontro si è affrontato il tema della cucina mediterranea, divenuta così importante tanto da essere considerata patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, ed una riflessione si impone ovvero senza le contaminazioni gastronomiche che si sono avute nel corso di quasi duemila anni ora sarebbero tempi duri per Alberto da Giussano: il suo menù? Una minestrina di cereali ed erbette spontanee, carne di selvaggina (sperando sia fresca) e del vino torbido. Perchè senza gli scambi ed i commerci non potremmo godere di mais e caffè, di pomodori e cacao e di spezie profumate.



Nel frattempo noi ci divertiamo con questi cake pop un po’ birichini: “travestiti” da dolcetti al primo morso i vostri ospiti scopriranno l’improvvisa sapidità del prosciutto e del parmigiano grattugiato, la croccantezza delle nocciole ed il profumo dell’origano. E la curcuma? Fa bene, grazie ;)


Cake Pop al prosciutto crudo Snello con nocciole e origano e maionese di albumi e curcuma

Ingredienti
130 g di farina, 80 g olio evo, 80 g  di prosciutto crudo, 40 g parmigiano reggiano, 1 uovo, 1 cucchiaino di lievito in polvere, 80 g di latte, 80 gr di nocciole, pepe nero macinato al momento, 1 cucchiaio di origano secco.

Per la maionese “light”: 2 albumi, 250 ml di olio di semi di soia, 1 limone bio, 1 cucchiaino di senape (se gradito), 1 pizzico di sale, pepe nero macinato al momento, 1 cucchiaino di curcuma.

Procedimento
Accendere il forno a 170°.
Tritare finemente il prosciutto e grattugiare il parmigiano. Tritare le nocciole precedentemente tostate in una padella antiaderente.
In una ciotola unire latte, l’uovo e l’olio, sbattendo bene.
In un’altra ciotola unire la farina setacciata con il lievito, il grana, le nocciole tritate e il prosciutto.
Versare gli ingredienti secchi nella ciotola di quelli umidi, mescolare velocemente e riempire lo stampo in silicone da cale pop.
Infornare e cucinare per 20’ o fino al rigonfiamento di ogni singolo cake all’interno dello dello stampino.
Sfornare, lasciar raffreddare, introdurre in ogni cake pop un bastoncino, adagiarli in piccoli pirottini e servirli con la maionese light.

Ingredienti e procedimento per la maionese light: 2 albumi, 250 g di olio di semi di soia, ½ limone bio, 1 cucchiaino di curcuma, 1 cucchiaino di senape, 1 pizzico di sale ed uno di pepe nero.
In un contenitore cilindrico inserire gli albumi, il succo di limone, la curcuma, la senape, il pizzico di sale e di pepe e con un frullatore ad immersione montare il tutto unendo a filo l’olio. Decorare con le zeste del limone.


"Io faccio la spesa giusta" compie 10 anni: un compleanno da festeggiare a tavola, con una Tajine speziata di fagioli, cozze e vongole veraci

Sono trascorsi 10 anni da quando Fairtrade promosse la "Spesa giusta" ovvero quella campagna di sensibilizzazione verso i prodotti del commercio equosolidale certificato.
Cosa vuol dire? Semplicemente che il sistema di certificazione Fairtrade assicura che i prodotti che recano il suo simbolo siano stati realizzati nel rispetto dei diritti degli agricoltori e dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo, riconoscendo loro un prezzo equo e stabile per il loro lavoro e un margine di guadagno aggiuntivo pere realizzare progetti di emancipazione e di sviluppo delle comunità.


Fare la spesa è un atto quasi quotidiano e spesso ci si ritrova ad acquistare bene per noi e per i nostri cari distrattamente, dimentichi dell'enorme responsabilità di questo nostro semplice gesto: i prodotti come Caffè, cacao, banane, ananas, miele, succo d'arancia, tè ma anche palloni, rose, cotone e sono creati e commercializzati nel rispetto dei diritti dei lavoratori dei Paesi in via di sviluppo. Grazie a Fairtrade, i piccoli produttori ricevono un prezzo equo e stabile e un margine aggiuntivo da investire per la crescita delle comunità. Inoltre Fairtrade promuove l'impiego di pratiche di coltivazione sostenibili, sostenendo la conversione al biologico, diventando così parte attiva nella difesa dell'ambiente.

Se preparare un dolce o concedersi un biscotto sono gesti che fanno parte della nostra quotidianità perchè non farli diventare azioni etiche nel rispetto del nostro pianeta e del lavoro di migliaia di contadini?


Per quest'anno ho deciso di preparare due piatti utilizzando una pentola che racconta di paesi lontani e profuma di spezie, la tajine appunto, mescolando in essa ingredienti frutto del lavoro di contadini, allevatori e pescatori che, a qualsiasi latitudine operino, meritano tutto il nostro rispetto.

Tajine speziata di fagioli, cozze e vongole veraci

Ingredienti (ingredienti per 4-6 persone)

500 gr di fagioli (o legumi preferiti), 1 kg tra cozze e vongole veraci, 200 gr di pasta all’uovo, 50 g di guanciale, 50 gr di pancetta affumicata, un ramo di rosmarino, timo fresco, 1 spicchio d’aglio, 1 peperoncino, olio evo, sale, pepe nero e curcuma biologica Fairtrade, brodo vegetale.

Procedimento
Tenere in ammollo i fagioli per un’intera notte. Eliminare quelli che affiorano in superficie e sciacquarli abbondantemente con acqua fredda.
Metterli in una pentola capiente con un po’ di rosmarino e acqua appena salata e cucinarli per circa 30’: devono rimanere al dente.
In un altro contenitore con acqua fredda salata lasciare a spurgare le vongole per un’ora; pulire e privare della "barba" le cozze.
Nella base della tajine scaldare un po’ di olio evo e rosolare l’aglio in camicia, unire il guanciale e la pancetta tagliati in dadolata e rosolare bene, unire i fagioli lessati e qualche cucchiaio di brodo vegetale caldo dove sarà stata sciolta un po' di curcuma. Chiudere con il coperchio e cucinare per pochi minuti.
Unire la pasta spezzettata, mitili, il peperoncino spezzettato con le mani e coprire nuovamente: quando saranno completamente aperti la pasta sarà cotta.
Profumare con un po’ di pepe nero, decorare con qualche foglia di timo e con un filo di olio evo e servire immediatamente.


Vi aspetto domani per la tajine dolce :)

Acciaio, terra, pietra, mare: gnocchi di farina Petra per un Merlot friulano. In una centrale idrodinamica


L'arrivo per posta di contenitore rettangolare di solito è sinonimo di Fernando ed è sempre una sorpresa. Apro il pacco pensando al vino in esso contenuto e i giorni scorsi ho fatto la conoscenza con un Merlot 2011 di Villa Job. Sono andata a guardarmi il sito dell'azienda vinicola dove ho scoperto che Alessandro, il giovane proprietario, vive di emozioni e lo fa attraverso il vino "Perchè certe cose sono difficili da spiegare solo con le parole, mi serve un passepartout." Prima anologia: anch'io utilizzo il passepartout della cucina per raccontare emozioni, riflessioni e movimenti del cuore.
L'azienda vinicola, che produce vini  bio ("Nessun processo chimico, nessun fertilizzante o pesticida, niente OGM") ha la sua sede a pochi chilometri da Udine, Friuli Venezia Giulia. Seconda analogia: una volta alla settimana la mia vita si trasferisce da Padova a Trieste, città che sto lentamente imparando a conoscere ed amare. Ancora emozioni.
E quindi la scelta del piatto da abbinare a questo vino così profumato, fresco e persistente nello stesso momento non poteva che contenere ingredienti carichi di significati come le mie amate spezie e una farina che considero speciale, la Petra 9.


Studiata la ricetta bisognava trovare uno sfondo naturale che potesse ugualmente emozionare: quale luogo migliore del Porto Vecchio di Trieste? Qualche tempo fa avevo letto del recupero della Centrale Idrodinamica e del Magazzino 26, all'interno dell'annoso dilemma legato alla storia della "città proibita", resa tale "dall’imperatore Carlo VI che nell’anno 1719 dichiarò la città di Trieste porto franco. Nel 1891, mentre il Porto vecchio era in fase di avanzata costruzione, il territorio del porto franco venne ridotto: da quel punto in poi sarebbe stato delimitato da un muro di cinta e da varchi doganali. Ed ecco che la superficie coincise esattamente con l’area portuale vietata di oggi." Fino agli inizio del Novecento il Porto vecchio era affollato di merci e gente: oggi c'è solo il vento che fa compagnia mentre il silenzio dei propri passi accompagna lo stupore dello sguardo che si perde fra le decine di costruzioni che, pur nel degrado dell'abbandono, si palesano in tutta la loro eleganza. Chiudi gli occhi e ti sembra di sentire ancora l'energia delle persone che lavoravano e vivevano quotidianamente in questi ordinati e lindi boulevard dove, come racconta la dott.ssa Antonella Caroli, artefice del recupero della Centrale Idrodinamica, "tra le merci più disparate ed i sacchi di caffè qualcuno faceva l'amore".


Ho scattato alcune foto che vi farò vedere nel prossimo post mentre quelle che vedete ora sono le immagini del "set" emozionale che andavo cercando, ovvero la Centrale Idrodinamica di Trieste, il cuore pulsante di quello che era, quasi due secoli fa, un centro tecnologico di assoluta avanguardia: da qui si produceva il vapore che dava energia agli enormi macchinari utilizzati nel porto per muovere le merci. 
Non è stato facile preparare il piatto, utilizzando cucine ed attrezzature di colleghi triestini (e delle loro mamme!) oramai rassegnati a seguirmi nelle brevi pause pranzo per cercare spunti emozionali anche in questa città. E ringrazio le dott.sse Caroli e Sidotti per la loro disponibilità nel permettermi di realizzare questo post.

Ma quando si desidera veramente qualcosa nulla è impossibile ed è lo stesso augurio che faccio al gruppo di lavoro che ha deciso di recuperare e far fruire nuovamente a Trieste questo immenso tesoro di conoscenza e di storia. Con la crisi del '29 iniziò il declino del Porto Vecchio: quasi un secolo dopo sarebbe bello tornare a sentir scorrere l'energia, non più dei lavoratori bensì dei visitatori, tra questi viali unici al mondo.

Ecco quindi la ricetta, che potrebbe essere un piatto da gustare durante un pic-nic "settembrino" e, soprattutto, il numero zero di un altro progetto in divenire, ovvero le video-ricette. Ma sempre a modo mio, naturalmente.



Gnocchi di farina Petra9 con ragù di corte speziato 


Ingredienti (per 4/6 persone)

Per gli gnocchi
1 kg di patate, 200 gr di farina Petra 9, due tuorli bio, sale farina bianca per spianatoia.

Per il ragù
2 cosce di coniglio, 1 petto di faraona, 200 gr. di petto d’anatra, frattaglie del coniglio, 2 cucchiai di concentrato di pomodoro, 1 cipollotto, 1 scalogno, 1 porro piccolo, 1 carota piccola, 3 chiodi di garofano, 3 bacche di ginepro, qualche rametto dragoncello fresco, due cucchiaini di curcuma, olio evo, vino bianco per sfumare, sale e pepe nero del Madagascar macinato al momento.

Procedimento
Lessare le patate, passarle al passapatate, impastarle con la farina, i tuorli e il sale, formare dei bastoncini lunghi 20 cm e larghi 2 cm, ottenere piccoli gnocchi da 2 cm e lavorarli appena con le mani così da ottenerne delle piccole palline. Lasciarli riposare sopra delle leccarde coperte da un foglio di carta forno infarinato.

Spolpare faraona e coniglio, privare della pelle il petto d’anatra e tagliare la carne di dadolata unitamente alle frattaglie. Mettere da parte.
Appassire con un po’ d’olio cipollotto, porro, scalogno affettati finemente e la carota tagliata in dadolata, sfumare  con ½ bicchiere di vino bianco e far evaporare, unire le ossa del coniglio, mescolare bene e cucinare per un paio di minuti, unire le spezie e coprire a filo con acqua. Portare a bollore e cucinare a fuoco medio per circa 30’, filtrare con un colino, rimettere sul fuoco unendo la dodolada di carne, le foglioline di dragoncello tritate grossolanamente e la curcuma.
Cucinare a fuoco dolce per circa 20’ e, fuori dal fuoco, regolare di sale e pepe nero macinato al momento.
Lessare gli gnocchi in abbondante acqua salata, condire con il ragù di corte speziato e una macinata di pepe nero.

Io ho fatto la cena giusta! E la rifaccio :)


Tajine speziata di ossobuco di manzo con agrumi
Da qualche settimana, nella barra laterale del blog, compare "Io Faccio la Cena Giusta, evento organizzato da Fairtrade Italia, ente di certificazione dei prodotti del commercio equo e solidale. Quest'anno si è tenuto dal 16 al 31 ottobre: 15 giorni durante i quali è stato possibile scoprire gli ingredienti equosolidali grazie alle numerose cene che sono state organizzate nei locali che hanno aderito all'iniziativa.