Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

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IL VIVIR BIEN BOLIVIANO PER SALVARE IL PIANETA: le sue tradizioni millenarie e le sue colture tipiche, come le foglie di Coca e la Quinoa per vincere la sfida "Nutrire il Pianeta"



La prima volta della Bolivia ad una Esposizione Universale. Dal 1851, anno della prima Esposizione Universale, la Great Exhibition di Londra, non era mai successo.
Oggi la Bolivia, Paese in crescita economica e ricco di risorse, debutta a Expo 2015.
Grande l’orgoglio del Presidente Evo Morales che nei giorni scorsi è stato a Milano per una visita al padiglione nazionale e una Lectio Magistralis all’Università Bocconi.

Nell’esposizione universale di Milano, dedicata al tema «Nutrire il Pianeta. Energia per la vita» il Padiglione boliviano invita il pubblico a viaggiare fra le tradizioni e i frutti della Madre Terra. La Bolivia, portavoce del Vivir Bienil vivere bene, a contatto con la natura, nel rispetto degli equilibri, senza eccessi o privazioni, ma misurati dal buon senso, offre nel suo spazio espositivo un’esperienza di conoscenza e riflessione sullo sviluppo sostenibile, la biodiversità e l’agricoltura biologica.

All’interno dello spazio, sono presentati alimenti tipici della Bolivia di cui lo Stato intende proteggere le coltivazioni e le varietà.
Fra questi la Papalisa, un tubero tipico dell’America Centrale; Oca, raccolto fra più importanti degli altopiani andini, anch’esso un tubero che può sostituire le patate per la preparazione di minestre, o essere consumato come cibo diretto o insieme ad altri cibi; i semi di Chia (in azteco forza), ricavati dalla Salvia Hispanica, ricchi di proprietà nutritive e apprezzati per il loro contenuto di calcio, vitamine e acidi grassi essenziali omega3 e omega6. 
Ma, tra i più celebrati ed importanti per la tradizione boliviana, ci sono la Quinoa, ricca di vitamine, sali, proteine, considerata un alimento completo per la dieta quotidiana di una persona e le foglie di Coca, un alimento che entra in contrasto con il mondo per il suo più famoso derivato, la Cocaina, ma che viene usato tutt’ora come energizzante naturale.

La Quinoa
La Quinoa, coltura tradizionale boliviana, la madre di tutti i cereali, “chisaya mama” come la chiamavano gli Inca, rappresenta una risorsa per la sfida di nutrire il Pianeta, dovuta alla crescita della popolazione mondiale e agli effetti dei cambiamenti climatici. A Expo Milano 2015 la Bolivia presenta il progetto Quinua Camèlidos nato per supportare la divulgazione di questo prodotto in tutti i suoi processi: produzione, lavorazione, commercializzazione e consumo.
L'iniziativa è coordinata dal Ministerio de Desarrollo Rural y Terras boliviano, realizzata grazie all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e finanziata dalla Cooperazione Italiana.
La missione è recuperare le più antiche conoscenze e la cultura di cui il cibo è parte essenziale, icona di saggezza e di armonia con la natura.

La Coca
La foglia sacra, anche chiamata inal mama, è offerta alle divinità andine (Madre Terra, Madre Luna, Padre Sole, Montañas Guardianes) durante riti religiosi e cerimonie ed è parte integrante del dialogo tra le persone nel quotidiano, come bere il caffè in Italia o una tazza di tè nei Paesi arabi. Assunte come infuso o masticate, le foglie di coca hanno effetti terapeutici sulla digestione e sulle disfunzioni dello stomaco. Aiuta l'adattamento delle altezze ed è utilizzata come energizzante dai contadini e dagli Indio per le lunghe camminate sugli altipiani, dove le condizioni climatiche sono dure. È uno stimolante simile a tè, caffè, cioccolato e tabacco da fiuto. Attualmente è anche inserita come ingrediente base in dentifrici, shampoo e  medicinali.

Segui le attività del padiglione Bolivia sulla pagina Face Book: https://www.facebook.com/pages/Expo-Milan-Bolivia/451026571720985?fref=ts

"Io faccio la spesa giusta" compie 10 anni: un compleanno da festeggiare a tavola, con una Tajine speziata di fagioli, cozze e vongole veraci

Sono trascorsi 10 anni da quando Fairtrade promosse la "Spesa giusta" ovvero quella campagna di sensibilizzazione verso i prodotti del commercio equosolidale certificato.
Cosa vuol dire? Semplicemente che il sistema di certificazione Fairtrade assicura che i prodotti che recano il suo simbolo siano stati realizzati nel rispetto dei diritti degli agricoltori e dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo, riconoscendo loro un prezzo equo e stabile per il loro lavoro e un margine di guadagno aggiuntivo pere realizzare progetti di emancipazione e di sviluppo delle comunità.


Fare la spesa è un atto quasi quotidiano e spesso ci si ritrova ad acquistare bene per noi e per i nostri cari distrattamente, dimentichi dell'enorme responsabilità di questo nostro semplice gesto: i prodotti come Caffè, cacao, banane, ananas, miele, succo d'arancia, tè ma anche palloni, rose, cotone e sono creati e commercializzati nel rispetto dei diritti dei lavoratori dei Paesi in via di sviluppo. Grazie a Fairtrade, i piccoli produttori ricevono un prezzo equo e stabile e un margine aggiuntivo da investire per la crescita delle comunità. Inoltre Fairtrade promuove l'impiego di pratiche di coltivazione sostenibili, sostenendo la conversione al biologico, diventando così parte attiva nella difesa dell'ambiente.

Se preparare un dolce o concedersi un biscotto sono gesti che fanno parte della nostra quotidianità perchè non farli diventare azioni etiche nel rispetto del nostro pianeta e del lavoro di migliaia di contadini?


Per quest'anno ho deciso di preparare due piatti utilizzando una pentola che racconta di paesi lontani e profuma di spezie, la tajine appunto, mescolando in essa ingredienti frutto del lavoro di contadini, allevatori e pescatori che, a qualsiasi latitudine operino, meritano tutto il nostro rispetto.

Tajine speziata di fagioli, cozze e vongole veraci

Ingredienti (ingredienti per 4-6 persone)

500 gr di fagioli (o legumi preferiti), 1 kg tra cozze e vongole veraci, 200 gr di pasta all’uovo, 50 g di guanciale, 50 gr di pancetta affumicata, un ramo di rosmarino, timo fresco, 1 spicchio d’aglio, 1 peperoncino, olio evo, sale, pepe nero e curcuma biologica Fairtrade, brodo vegetale.

Procedimento
Tenere in ammollo i fagioli per un’intera notte. Eliminare quelli che affiorano in superficie e sciacquarli abbondantemente con acqua fredda.
Metterli in una pentola capiente con un po’ di rosmarino e acqua appena salata e cucinarli per circa 30’: devono rimanere al dente.
In un altro contenitore con acqua fredda salata lasciare a spurgare le vongole per un’ora; pulire e privare della "barba" le cozze.
Nella base della tajine scaldare un po’ di olio evo e rosolare l’aglio in camicia, unire il guanciale e la pancetta tagliati in dadolata e rosolare bene, unire i fagioli lessati e qualche cucchiaio di brodo vegetale caldo dove sarà stata sciolta un po' di curcuma. Chiudere con il coperchio e cucinare per pochi minuti.
Unire la pasta spezzettata, mitili, il peperoncino spezzettato con le mani e coprire nuovamente: quando saranno completamente aperti la pasta sarà cotta.
Profumare con un po’ di pepe nero, decorare con qualche foglia di timo e con un filo di olio evo e servire immediatamente.


Vi aspetto domani per la tajine dolce :)

Alce Nero e Unione Italiana Ristoratori: una partnership tutta bio. E dieci nuove video ricette


Alce Nero, lo storico marchio di oltre mille soci agricoltori biologici in Italia e nel Mondo, annuncia di aver siglato un accordo all’insegna della cucina con ingredienti biologici buoni, sani e puliti con UIR.

Al centro della collaborazione: la valorizzazione degli alimenti biologici Alce Nero, che nascono da un’agricoltura che rispetta la terra, l’ambiente e l’uomo. I prodotti Alce Nero non solo nutrono con gusto, ma sono anche realizzati con precise scelte sugli ingredienti, evitando ogni tipo di conservante, edulcorante, sostanza chimica che mascheri il sapore, oli saturi come quello di palma o addensanti come la pectina.

Nata nel 1971, l'Unione Italiana Ristoratori è l'Associazione leader in Italia nella promozione della cucina italiana di qualità. La filosofia della ristorazione UIR si basa, principalmente, sulla valorizzazione dei prodotti del territorio di appartenenza di ogni associato. La scelta delle migliori materie prime, unitamente alla creatività dei cuochi, è fondamentale nella creazione di piatti che siano espressione della grande cucina che la UIR rappresenta.

Dieci nuove video ricette d’autore realizzate all’insegna delle “quattro stagioni dei sapori”, curate dall’estro creativo del celebre Igles Corelli, dal giovane ma già affermato Alessandro Deho’ e dall’estroso e geniale Fabrizio Barontini, saranno presto disponibili sul sito alcenero.com.

“Abbiamo deciso di siglare questa collaborazione con l'Unione Italiana Ristoratori non solo per esaltare l'arte della buona cucina biologica e per offrire nuovi suggerimenti ai nostri fruitori ma anche per valorizzare il gusto e la bontà del nostro biologico”, ha commentato  Nicoletta Maffini, Responsabile marketing Alce Nero e Mielizia SpA. “Questa partnership ci permetterà inoltre di avvicinarci ad un settore per noi di sicuro interesse che speriamo possa portare a nuove collaborazioni commerciali”

Infine, i prodotti Alce Nero saranno i protagonisti del menù della Serata di Gala UIR al Casinò di Campione d’Italia.

#TuttoFood e le novità gastronomiche: Kiwiny si presenta a Milano nell'Area Bio


Da Giavera del Montello al Giappone, l’azienda Kiwiny è un simbolo del rinnovamento del settore agricolo in Italia. Dal 19 al 22 maggio sarà protagonista dell’Area Bio di TuttoFood - Milano World Food Exhibition.

Fondata nel 2003 dai fratelli Breitenberger, Kiwiny è una giovane azienda agricola biologica che produce tre diverse varietà di kiwi e commercia i propri prodotti freschi e trasformati sia in Italia che all’estero. Dal 19 al 22 maggio saranno a Milano nell’Area Bio di TuttoFood per presentare i propri prodotti e le ultime novità.

Kiwiny nasce da una passione che si tramanda di generazione in generazione, coltiva 3 varietà di Kiwi, Soreli Gold, Topstar e Hayward, senza usare sostanze chimiche di sintesi, seguendo il metodo dell’agricoltura biologica e garantendo una filiera controllata e, a partire dal 2012 commercia Kiwiny Smoothie e Kiwiny Jam, una linea di trasformati, composti da polpa di kiwi rispettivamente all’80% e al 70%.

Grazie alla partecipazione alle maggiori fiere internazionali del settore, Kiwiny contribuisce a far conoscere nel mondo la qualità del Made in Italy agroalimentare. L’espansione verso nuovi mercati esteri e il lancio di nuovi prodotti derivati dal kiwi sono le sfide che in futuro impegneranno i fratelli Breitenberger.

Il prossimo appuntamento fieristico avrà luogo dal 19 al 22 maggio per la manifestazione milanese TuttoFood. L’azienda sarà tra i protagonisti dell’Area Bio con uno stand di ca. 35 mq che sarà inaugurato domenica 19 maggio alle 17:30 con il Kiwiny Aperitif Party. Per l’occasione saranno finalmente rese note anche delle importanti novità che coinvolgeranno in particolar modo i giovani.

Per maggiori informazioni
YELLOW CHIP- Ufficio Stampa
Giulia Franchin
+39 349 2654049
Chiara Andretta
+39 347 0682566



Gallina vecchia fa buon brodo? Non più, ora gallina in gabbia fa uova fuorilegge



Era da un pezzo che Pina la Gallina non si faceva vedere dalle mie parti ed avevo attribuito la lunga assenza al suo spirito libero ed indipendente. Mi sbagliavo.

"Che succede?" le faccio mentre con un muso lungo da qua a la si arrampica sulla sedia per condividere la colazione.
"E che voi umani non vi smentite mai!" risponde con cipiglio che però viene smorzato subito da una certa malinconia.
"Beh, se vuoi cominciare con le frasi fatte continuo che "non ci sono più le mezze stagioni" e che "in televisione è un tribudio di trasmissioni che valorizzano la gastronomia". Se vuoi svicoliamo due secondi sulla politica così abbiamo argomenti per un'intera mattinata!"
Pina sorride alla battuta sotto il becco ma non c'è proprio verso di farla rasserenare.
"Dai, sputa il rospo - faccio per cercare di capire cosa la turba - ma non come l'ultima volta: ha saltellato per mezz'ora in salotto!"
"Siete VOI UMANI che vi ostinate a darci delle terribili farine che in confronto i mappazzoni di Cracco sono cucina molecolare!" sbotta improvvisamente "Ci fate mangiare da schifo, ci fate vivere da schifo e ci fate morire da schifo, giusto per non perdere l'abitudine. Ma io non capisco: se è vero che qualcuno vi ha messo a capo di tutti gli esseri viventi perchè ogni tanto quel qualcuno non fa un tagliando alla vostra presunta superiorità? Perchè siete dei mostri di bravura? O solo dei mostri?"


Pina è partita per la tangente: sale sul tavolo e mi affronta guardandomi dritta dritta negli occhi.
"Ti prego Pina, non è giornata...qui tutti urlano contro tutti...se quella volta i Maya invece di predire la fine del mondo di fossero limitati a far diventare afoni i pirla questo paese sarebbe un po' più vivibile...." rispondo, cercando di mettere un argine alla sua indignazione, anche se sono curiosa di capire cos'è che l'agita così tanto.
"A te piacciono le mie uova, vero? E farle non è propriamente uno scherzo: prova tu a costruire all'interno del tuo corpo un concentrato perfetto di proteine, sali minerali, pochi carboidrati, giusti grassi ed avvolgere tutto questo ben di dio in un involucro di calcare ma mica quello che ti intasa i tubi, mica!"
"Si, immagino...ecco, se ti può far calmare un po' ho avuto due figli per via naturale e senza epidurale..."
"Dilettante! Se ognuna di noi facesse due uova in tutta la sua vita non sopravviveresti una settimana!"
"Ma io non sono una gallina ovaiola!!" certo di replicare senza successo.
"Appunto! Ma io si!! E costa davvero così tanto a VOI UMANI permettermi di fare il mio lavoro senza rompermele tanto, le uova?!"
"Spiegati, perchè ci metto due secondi a tirar fuori la pentola a pressione, così non devo neppure schiumarti.
"Vedi? Violenza e solo violenza. Allora ti racconto una cosa: appena usciamo dall'uovo i maschi vengono eliminati, il più delle volte così come sono finiscono in pastoni che certi illuminati definiscono farcie. Per le femmine non va meglio: veniamo cacciate in scatole da scarpe, private del becco, costrette a mangiare tutto il giorno, per tutta la nostra brevissima e maledetta vita una luce innaturale ci toglie la bellezza dell'alba e del tramonto e solo perchè dobbiamo sfornare uova in continuazione, senza un minimo di concentrazione, di intimità, di passione! Muri di gabbie, una sopra l'altra, così piccole che non possiamo razzolare, farci il nido e magari anche le unghie. E se per caso sei alla base del muro ti becchi tutte le scagazzate delle gabbie sopra te..."
"Pina, mi spiace...." 

Penso ad un vecchio aforisma "La vita è come la scala di un pollaio: corta e piena di merda." Alla maggior parte delle galline ovaiole che vivono in Italia è stato tolto pollaio e scala. Ma non il resto.




"Gli illuminati di Bruxelles avevano deciso che anche noi avevamo diritto ad un minimo di rispetto e di vita dignitosa per cui avevano emanato una direttiva in tal senso e dato a tutti i paesi membri ben 12 anni per adeguarsi. 12 ANNI!! E secondo te l'Italia l'ha fatto? No, certo che no! Dal 26 gennaio sono scaduti i termini e, detto tra noi, a meno che tu non stia usando uova codice 0 o codice 1, stai consumando uova fuorilegge. #sapevatelo."


"Ma io ho sempre acquistato uova dal contadino e poi biologiche, che sono 0 per definizione!" cerco di difendermi in qualche modo. "Devo fare un raid in tutti i negozi d'Italia che neanche i Nas?! Ci penserà la Corte di Giustizia dell'Ue."
"Brava. Ma non pensare di avere la coscienza a posto: bisognerebbe fare uno spamming circa la nostra qualità di vita e se proprio non vi interessasse l'argomento indurvi in una  piccola riflessione: ovvero chi vive una vita di merda non è che produce cose tanto diverse. Che poi sono quelle che vi mangiate ogni giorno."
Una luce un po' sinistra illumina lo sguardo di Pina che, prima di accingersi a continuare la colazione, chiude sorniona: "Alle volte penso che ci trattate così male perchè siete invidiose...."
"Invidiose di cosa?!" replico, preparandole il pan broche.
"Come di cosa?! Spiegami un po' con quale figacciona Banderas fa i biscotti! No, dai, spiegamelo!"
:)




Pan Brioche "light"


Ingredienti
250 gr Petra5 o farina 00, 50 gr zucchero, 50 gr mandorle a lamelle, 40 burro chiarificato, 7 gr di lievito secco per panificare, 3 tuorli bio, 1/2 stecca di vaniglia, sale, zucchero a velo e latte per la decorazione finale.

Procedimento
Sciogliere il lievito secco con 80 gr di latte tiepido, inserirlo nella planetaria con la frusta a gancio unendo la farina, lo zucchero, i semi della vaniglia e il burro morbidissimo: iniziare a lavorare e dopo un paio di minuti unire un pizzico di sale.
Lavorare l'impasto per circa 20' fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico, dare un paio di pieghe di forza di tipo 1, formare una bella palla liscia e lasciar riposare per almeno un'ora e mezza utilizzando Le Pain oppure in una ciotola, coperta da un tovagliolo e in un luogo tiepido.
Trascorso questo periodo di tempo riprendere l'impasto, sgonfiarlo, dividerlo in tre parti uguali, lavorarle per ottenere dei filoncini lunghi un po' più dello stampo a cassetta ed intrecciarli.
Imburrare generosamente uno stampo a cassetta grande (almeno 30x11) e rivestirne le pareti con le mandorle a lamelle.
Trasferire delicatamente  l'impasto nello stampo, spennellarlo con un po' di burro fuso, spolverarlo con zucchero a velo setacciato e terminare con le mandorle a lamelle. Lasciar lievitare la brioche al caldo e lontana da correnti d'aria fino a quanto non riempirà lo stampo.
Cucinare la brioche nel forno statico già caldo a 180°-190° per circa 45' (prova dello stecchino è d'obbligo!).
Sfornare la brioche, lasciarla raffreddare sopra una gratella e cospargerla di zucchero a velo prima di servirla.

°Se Dio avesse voluto che ragionassimo con l'utero, perché ci ha dato il cervello?" Clare Boothe Luce


Abbastanza sgamati nei confronti della commerciale "Festa della Donna" e sufficientemente lontani dalla commercialissima "Festa della Mamma" si può parlare della "condizione femminile" senza cadere nel trito e ritrito del già detto e nel vetero post femminismo. Con un sorriso, anche se un po' amaro.

Tarte tatin con pomodorini confit. Per una serata vegetariana e speciale.








QB, Quanto Basta: cucina sostenibile con prodotti bio ed equosolidali

ACS - Associazione di Cooperazione e Solidarietà, insieme a Fairtrade Italia ed ARCI, organizza “QB - Quanto Basta: cucina sostenibile con prodotti bio ed equosolidali”, in programma domenica 17 aprile 2011, dalle ore 20.00 al circolo ARCI Maracaibo, Padova, Via G. Bruno 4 A, con questo fantastico menù:  insalata croccante con noci dell’Amazzonia, riso Thai al curry in camicia di verza con fonduta, tortino di formaggi con fagioli allegri dell’Ecuador e verdure, girelle di more e cioccolato, caffè.

L’iniziativa, promossa da ACS, ARCI e Fairtrade Italia insieme alle altre 19 realtà di commercio equo e solidale del Veneto, è realizzata in collaborazione con La Cucina di QB e Coop. El Tamiso e con il contributo della Regione del Veneto.

Anche la Regione Veneto, infatti, dopo Liguria, Piemonte, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, ha disposto una legge e finanziamenti ad hoc per promuovere il commercio equo e solidale attraverso incontri nelle scuole, eventi di piazza, cene, degustazioni, mostre fotografiche, convegni.

Il menù della cena, come indicato nel volantino, sarà completamente vegetariano e mentre pensavo a cosa poteva essere preparato da condividere insieme mi sono preparata questa Tarte Tatin di datterini confit e origano, dal gusto insolito e risultata poi ottima nell'accompagnare un bel piatto di formaggi acquistati a "Formaggi in Villa".

Tarte Tatin di datterini confit e origano

Ingredienti
Per la pasta frolla250 gr di farina 00, 125 gr burro salato, 1 uovo bio o 1, 1 cucchiaino di zucchero, 40 ml di acqua fredda.
700 gr di datterini, 150 gr di zucchero, 50 gr di burro, due cucchiai di origano.

Procedimento
Preparare la frolla come di consueto ottenendo un panetto liscio, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigo per almeno una mezz'ora.
Nel forno già caldo a 200° cucinare i datterini divisi a metà, disposti su di una leccarda protetta da carta forno con un pizzico di sale e pepe nero macinato al momento. Cucinare per circa 20'.
Sciogliere in uno stampo da tarte tatin o in uno stampo per crostata lo zucchero con un paio di cucchiai di acqua fino ad ottenere un caramello ambrato, unire il burro mescolando bene lontano dal fuoco.
Disporre i pomodorini sul caramello coprendo tutta la superficie, spolverarli di origano, stendere la frolla rimboccando verso l'interno della tortiera e cucinare per circa 30' (o fino alla doratura della superficie) nel forno già caldo a 180°:
Togliere dal forno, lasciar riposare 5', rovesciare sul piatto di portata e servire appena tiepida o fredda con un vassoio assortito di formaggi.




Ma noi vi aspettiamo il 17 aprile al Maracaibo :)

La cultura è come la marmellata: meno ne hai e più la spalmi

In effetti questa non è una marmellata, termine dedicato alle preparazioni a base di agrumi; forse è una confettura ma è anche un po' piccante e con qualche seme dentro. E c'è la senape. Allora è una mostarda. Ma le regole per la preparazione della mostrarda.....

Avete presente quanto si apre il frigo con in mano un pannetto di pasta brisè o pasta sfoglia che bisogna assolutamente utilizzare e si tira fuori un mondo tipo "Ho visto cose che voi umani... ". Ecco, questa confettura è un po' così, una creatura che ha visto la luce al di là dei bastioni di Orione :)


Confettura senapata di uva fragola con fichi, pesche e zenzero

Ingredienti
1 kg di uva fragola, 8 fichi maturi, 2 grosse pesche bio, 2 mele bio, 350 gr di zucchero di canna, 2 cucchiai di senape in polvere, 2 cucchiai di zenzero in polvere (o 40 gr di radice di zenzero fresca), 250 gr di gherigli di noce bio.

Procedimento
In una capace pentola di rame versare gli acini d'uva, i fichi e le pesche con la buccia tagliati in spicchi e lo zucchero. Portare ad ebollizione e cucinare a fuoco basso e coperto per circa un'ora. Dopo questo periodo di tempo unire le mele tagliate in spicchi e private del torsolo ma con la buccia e le spezie in polvere (o la radice di zenzero grattugiata con la microplane). Mescolare bene e cucinare per altri 20'.
Passare il composto al colino e rimetterlo sul fuoco per altri 20' con i gherigli di noce spezzettati grossolanamente. Dovrebbe essere della consistenza giusta, eventualmente lasciare sul fuoco per qualche altro minuto, fino al risultato desiderato.
Versare la confettura in vasetti da 250 cc sterilizzati per 5', chiudere con coperchi puliti e sterilizzare per altri 30' (a partire dal bollore).

Far raffreddare nell'acqua e conservare al buio almeno un mese prima di aprire i vasetti; l'ho gustata con del pane integrale ed una tazza di tè verde bio (praticamente ho "pulito" il fondo della pentola) in una fresca mattina ma anche a profumare un piatto di caprini erborinati con un buon rosato del Salento. E mi è piaciuta in entrambe le versioni!

La bua? Sta bene, grazie!

Lo confesso, sono quanto di più terribile possa esistere per un medico, come paziente intendo.


"Mi raccomando, stia a riposo con quella mano" (Si, se mi narcotizzi, forse)

"Magari eviti di mettere i cerotti antiacqua altrimenti la cicatrice avrà delle difficoltà a chiudersi correttamente" (Bravo! E come lavo i pescetti per fare le sarde in saor?!)

"E prenda gli antibiotici" (E se, per puro caso, ne dimenticassi qualcuno?)


Ecco. Potevo stare ferma, dopo che da un giretto "bio" avevo portato a casa della farina di farro e delle spendide cipolle novelle?

Ma certo che no! E se è vero quello che mi dice sempre mia mamma, ovvero che ho un dio per conto mio, volete che non mi protegga, ovunque esso sia? ;-)


Confettura di cipolle e crackers al farro.

Ingredienti per la confettura
500 gr di cipolle bio (peso dopo la mondatura), 200 gr di zucchero di canna (anche 250 gr, a gusto), 3 grani di pepe nero, 3 bacche di ginepro, 1 foglia di alloro, 1/2 bicchierino di aceto di vino bianco.

Ingredienti per i crackers
200 gr di farina di farro bio, 100 gr di acqua, 25 gr di olio evo, 1/2 cucchiaino di sale grezzo, 1/2 cucchiaino di malto.


Procedimento per la confettura

Mondare le cipolle e tagliarle sottilmente. Metterle in una pentola di rame con lo zucchero, gli aromi raccolti in una garza e portare ad ebollizione, unire l'aceto, lasciarlo sfumare ed abbassare il fuoco, cuocendo per almeno un'oretta. Non deve ridursi troppo, deve restare piuttosto morbida.
Riempire un paio di vasetti bormioli, previa sterilizzazione in acqua bollente per 5', capovolgere per ottenere il sottovuoto e conservarli al buio per almeno un mese.

Procedimento per i crackers

Nella planetaria mettere tutti gli ingredienti e mescolarli con la frusta a gancio. Ottenere una bella palla composta e lasciarla riposare per un'ora.
Stendere l'impasto nella spianatoia, ricavarne una sfoglia rettangolare di circa 2-3 mm, appoggiarla nella leccarda coperta con carta forno, tagliarla con un coltello affilato, ottenendo delle gallette di circa 3 x 4 cm e mettere in forno statico caldo (2oo-220°) per una decina di minuti o fino a quando le gallette saranno asciutte.

Mi sono "riposata" gustando una selezione (piccola, la prova costume incombe...ma ne ho acquistato uno alla Federica Pellegrini!) di formaggi stagionati ed erborinati accompagnati dalla confettura e dai crackers.