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Una domenica con Emile Henry da BBCasa a Mantova

Il meteo prevede un fine settimana uggioso e quale invito migliore ad accendere il forno per cimentarci con Le Pain ed i prodotti delle nuove collezioni che Emile Henry ha presentato al recente HOMI di Milano? 
Domenica 2 marzo , presso il negozio BBCass, a Mantova in Via Accademia 22 - sarà l'occasione di trascorrere un pomeriggio con la cloche, che diventa anche camera di lievitazione e consente una cottura ottimale dei lievitati, e con altri prodotti di Emile Henry, come la Tajine, lo stampo per la Tarte Tatin e il nuovissimo stampo per la brioche. 
Vi aspetto quindi, dalle 14.00 alle 18.00, per trascorrere insieme qualche ora tra il profumo del pane appena sfornato ed i sentori di spezie colorate.



La Tarte Tatin e Le Pain: ultimo appuntamento ed una videoricetta prima di rivederci al Macef

Durante le ultime settimane ho girato parecchio da Lugo di Romagna a Trento, passando per il veronese ed il trevigiano, per Emile Henry.
Si incontrano sempre amiche diverse che hanno voglia di condividere non solo le ricette, assaggiando una fetta di tatin o raccogliendo qualche spunto per l'utilizzo della tajine, ma anche qualcuna delle mie storie, che raccontino di spezie o di personaggi.
Mi rendo sempre più conto della necessità in cucina di condividere e di trasmettere quanto si sa e quanto si è saputo, grazie alla presenza nella nostra di vita di mamme cuciniere o nonne appassionate di sfoglia e di erbe aromatiche.

E capita spesso che lo stesso piatto, preparato con i medesimi ingredienti, si trasformi in qualcosa di diverso ogniqualvolta venga condiviso con persone diverse le quali, con le loro storie di spezie e di personaggi, sanno donarmi sempre qualcosa di diverso e di prezioso.
Questa cucina "vagabonda" è quanto di più bello si possa sperimentare e soprattutto è quanto di più vero si possa assaporare; il disciplinare di una ricetta avrà, quindi, una sola regola ed un solo ingrediente ovvero la passione e la condivisione, senza guerre talebane o di campanili.

Ho pensato allora di realizzare una piccola videoricetta: un sorriso ed un ringraziamento a chi ogni volta condivide con me, con leggerezza, la bellezza della trasformazione che avviene in cucina.
Perchè, come dico sempre, ad essere buoni c'è più gusto.


Vi aspetto domenica 1 dicembre a Casabella Dal Cin, dalle 15.30, nel negozio di San Fior (TV)

Pane alla zucca rustico al profumo d'arancio con semi di zucca per Le Pain di Emile Henry


Il meteo prevede un fine settimana uggioso e che porrà termine alle temperature insolite di questo inizio d'autunno: quale invito migliore ad accendere il forno e cimentarci con il pane, anche per la prima volta?
Oggi, presso il negozio AdHoc, a Lugo di Ravenna, sarà l'occasione di parlare di Le Pain, la cloche che diventa anche camera di lievitazione e consente una cottura ottimale dei lievitati e degli altri prodotti di Emile Henry, come la Tajine e lo stampo per la Tarte Tatin.

Vi aspetto quindi, dalle 15.30 alle 19.00, per trascorrere un pomeriggio tra il profumo del pane appena sfornato ed i sentori di spezie colorate e nel frattempo vi lascio con una ricetta per un pan brioche un po' rustico e molto leggero grazie alla presenza della zucca, cotta a vapore ed inserita nell'impasto, ottimo per accompagnare formaggi dalla grande personalità.


Pane alla zucca rustico con semi di zucca al profumo d’arancio

Ingredienti
250 gr di farina Petra9, 250 gr di farina Petra1, (oppure 250 g di farina di manitoba e 250 g di farina integrale) 1 bustina di lievito secco, 100 gr di zucchero profumato alla vaniglia, 200 g di zucca mantovana cotta a vapore, 150 g di latte intero, 50 g di burro chiarificato, 2 cucchiaini di sale fino, le zeste di un arancio bio.
Per decorare: 1 tuorlo sbattuto con un cucchiaio di latte, 1 po’ di semi di zucca.

Procedimento
Accendere il forno a 50° e inserire Le Pain.
Cucinare a vapore la polpa di zucca, metterla dentro il bicchiere del Bamix, frullarla per pochi secondi con il latte freddo, unire il burro sciolto, mescolare ancora.
Nella planetaria mescolare le due farine con il lievito e lo zucchero, unire gli ingredienti liquidi e iniziare a mescolare con la frusta a gancio alla prima velocità: quando i ¾ della farina saranno inglobati nell’imbasto unire il sale e le zeste tritate dell’arancio.
Ottenere un panetto compatto, dare due pieghe di forza e metterlo sulla base de Le Pain appena infarinato. Chiudere e lasciar riposare due ore.
Riprendere l’impasto, sgonfiare, dare altre due pieghe di forza, comporre una pagnotta tonda, spennellare la superficie con il tuorlo sbattuto con il latte ed incedere con l’apposito attrezzo la superficie. Chiudere e lasciar riposare per un’altra ora.
Accendere il forno statico a 240°, cucinare il pane coperto per circa 30-35’, sfornare, togliere il coperchio e lasciar raffreddare sopra una gratella.
Servire con formaggi erborinati e composte senapate.


AD HOC CASA snc
via FORO BOARIO, 6 - 48022 - LUGO (RA)
Tel. 0545 22610 - Fax: 0545 22610





"La vita è come la bicicletta; sta su perché va." E una tarte tatin gluten free con fichi e grano saraceno



Alvise era una persona buona. 
Si era sposato qualche giorno dopo la fine della seconda guerra mondiale, con l'incoscienza e la temerarietà del sopravvissuto, e il dono di nozze era stata una bella bicicletta con la canna, per portare la sua Maria ed affondare il viso nella nuvola ribelle, e profumata di sapone, dei suoi capelli neri.

La bicicletta gli aveva permesso di abbandonare la campagna per raggiungere la città e la fabbrica, quel mostro nero e puzzolente che gli aveva ammalato i polmoni. Ma gli aveva anche consentito di crescere quattro figli, di comprare la lavatrice alla Maria, di ristrutturare la vecchia casa di famiglia facendola divenire un posto accogliente con il bagno, l'acqua corrente e la pergola dove sedersi con l'amore della sua vita, su quella panchina di ferro trovata chissà in quale vecchia caneva, ed annusare l'aria nelle calde sere d'estate raccontandosi, con i silenzi ancora carichi di emozione, come stava trascorrendo la loro vita.

I figli erano stati il suo più grande premio, la sua rivincita sociale: i cuccioli trasportati sulla canna della bicicletta con il tempo si erano trasformati in donne e uomini fatti. Si erano tutte laureate, le ragazze. Il maschio non ci era riuscito, distratto dalla musica e dalla poesia, ma si era sposato una brava ragazza che faceva la pediatra e quindi era come si fosse laureato per osmosi.

Non si era mai lamentato, Alvise. Un uomo buono non lo fa mai. Solo una volta, quando il fato si portò via la Maria aveva protestato in silenzio: "Che fastidio ti dava a lasciarmela ancora un po'?"
La città e la fabbrica erano ricordi lontani, i figli gli mandavano le foto dei nipoti con il cellulare e alla sera, seduto sotto la veranda, quella panchina di ferro diventava sempre più grande.


Una sera, dopo la silenziosa e solitaria cena, la panchina divenne più scomoda del solito.

Non riusciva a stare seduto e non aveva neppure tanta voglia di pensare da solo. Inforcò la bicicletta e si diresse verso il paese che, grazie a Dio o forse ai pochi soldi che giravano, aveva mantenuto il vecchio volto, come se si fosse imbalsamato nell'immagine color seppia di un daggherotipo scordato appeso al muro.
Una ventata di novità c'era stata, in effetti. Il sindaco aveva voluto togliere l'unico semaforo presente e sostituirlo con una rotonda, quella diavoleria europea che il Giuseppe si ostivana a percorrere a tutta velocità, con l'apecar che pendeva pericolosamente verso il basso.
Era una rotonda piccola, anche carina, se così si può definire un anello che avvolge un crocevia di strade, con i mattoncini rossi che facevano tanto ristrutturazione finto antico, il tappeto erboso che aveva  visto tempi migliori ed i piccoli cespugli un po' arruffati, come se in un giardino all'italiana delle dimore rinascimentali avessero permesso ad una classe di seconda elementare di giocare a rincorrersi.

Appoggiò la bicicletta in equilibrio sul pedale - delicata armonia che i giovani non conoscono più - e cominciò a camminarci dentro.
"Ciao Alvise, come stai?". Alvise si guardò attorno ma non vide nessuno anche se la voce sembrava così vicina, come se provenisse dai cespugli. Rispose "Bene, grazie. E tu?" in maniera educata, com'era nella sua natura e osando una confidenza che sperava non fosse troppo azzardata.
"Oh Alvise, come vuoi che vada. Mi hanno messa in questo posto come se mi avessero calata dal cielo:  in mezzo sempre e comunque lontana da tutti. La gente mi attraversa distrattamente, senza neppure guardarmi. Nessuno si ferma a fare quattro chiacchiere, come accade sulle strisce pedonali ed ai semafori. E poi hai visto come sono in disordine? Tappeto inglese e cespugli delicati e nessuno che abbia pensato che non basta l'acqua piovana a far rifiorire il verde! C'eri il giorno dell'inaugurazione? Quella si che fu una giornata memorabile! Il Sindaco con la fascia, la Presidentessa del comitato Giardino in Fiore, le pastine ed i canapè, i bambini che correvano....ora mi sento tanto sola."

Alvise non aveva mai riflettuto sulle altrui solitudini, abituato com'era a coltivare la propria, e pensò che sarebbe stato meno doloroso per entrambi unirle; magari ne poteva venire fuori qualcosa di buono.
Il mattino dopo, facendosi aiutare dal Giuseppe e dalla sua apecar, scaricò qualche sacco di terreno buono, del trifoglio resistente e tutti quei cespugli che tanto piacevano alla Maria - il mirto, il rosmarino, la lavanda - e che tanto ricordavano il profumo dei suoi capelli. 
La Rotonda commentava l'andamento dei lavori, ma non quando c'era il Giuseppe, e gli confidò che qualche metro sotto c'era anche una falda di acqua cristallina. L'inverno trascorse conservando e proteggendo le piante messe a dimora e l'estate ritornò improvvisa e spavalda.
Venne anche un giornalista a raccontare la storia della rotonda che era stata adottata da un anziano, anche se l'Alvise non si sentiva anziano ed era orgoglioso di essere vecchio, e scattò tante fotografie. In una c'era la Rotonda vestita a festa come il giorno dell'inaugurazione: c'era un angolino con la piccola fontana di pietra lucida scovata nel garage, c'erano i cespugli che profumavano di lavanda e di Maria e c'era la panchina di ferro, vicina alla bicicletta in equilibrio, con seduto un Alvise sorridente. E meno solo.


Con il burro salato questa tatin può essere trasformista: servita a fette con un pallina di gelato al latte profumato con un po' di zenzero oppure, se avete voglia di osare, con qualche fetta di foie gras rosolata 2' per lato in una padella antiaderente. Magari la prossima volta mi ricordo di fotografare anche il piatto finito...mi sono distratta pensando all'Alvise e alla sua Rotonda :)


Tatin di fichi con burro salato e farina di grano saraceno e di riso
Ingredienti (per una tatin da 26-28 cm di diametro)
Per la brisè

100 gr di farina di grano saraceno, 100 gr di farina di riso, 1 tuorlo bio, 80 gr di burro salato, 40 gr di acqua fredda
Per la farcia
8-10 fichi neri di media dimensione, 150 gr di zucchero semolato, 50 gr di burro chiarificato.

Procedimento
In una ciotola (o nella planetaria) impastare le due farine ben mescolate fra di loro, il burro a tocchetti e ed il tuorlo d'uovo aggiungendo, a filo, l'acqua fredda. Ottenere un impasto compatto, dare una forma a panetto, avvolgerlo con pellicola alimentare o inserirlo in sacchetto e abbatterlo o far riposare in frigo per almeno mezz'ora.
Nel frattempo tagliare i figli, dopo averli lavati ed asciugati delicatamente, a metà e poi a metà nuovamente. Mettere da parte.
Nello stampo da tatin far sciogliere a fuoco dolcissimo lo zucchero fino ad ottenere un caramello ambrato, togliere dal fuoco, unire il burro e scioglierlo completamente mescolando con un cucchiaio di legno. Posizionare le fette di fico a raggiera sul caramello e stendere la pasta brisè gluten-free.
Bucherellare con una forchetta e cuocere nel forno statico già caldo a 180° per circa 30'.
Sfornare, lasciar raffreddare qualche minuto, capovolgere e lasciar riposare.

Tarte tatin con pomodorini confit. Per una serata vegetariana e speciale.








QB, Quanto Basta: cucina sostenibile con prodotti bio ed equosolidali

ACS - Associazione di Cooperazione e Solidarietà, insieme a Fairtrade Italia ed ARCI, organizza “QB - Quanto Basta: cucina sostenibile con prodotti bio ed equosolidali”, in programma domenica 17 aprile 2011, dalle ore 20.00 al circolo ARCI Maracaibo, Padova, Via G. Bruno 4 A, con questo fantastico menù:  insalata croccante con noci dell’Amazzonia, riso Thai al curry in camicia di verza con fonduta, tortino di formaggi con fagioli allegri dell’Ecuador e verdure, girelle di more e cioccolato, caffè.

L’iniziativa, promossa da ACS, ARCI e Fairtrade Italia insieme alle altre 19 realtà di commercio equo e solidale del Veneto, è realizzata in collaborazione con La Cucina di QB e Coop. El Tamiso e con il contributo della Regione del Veneto.

Anche la Regione Veneto, infatti, dopo Liguria, Piemonte, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, ha disposto una legge e finanziamenti ad hoc per promuovere il commercio equo e solidale attraverso incontri nelle scuole, eventi di piazza, cene, degustazioni, mostre fotografiche, convegni.

Il menù della cena, come indicato nel volantino, sarà completamente vegetariano e mentre pensavo a cosa poteva essere preparato da condividere insieme mi sono preparata questa Tarte Tatin di datterini confit e origano, dal gusto insolito e risultata poi ottima nell'accompagnare un bel piatto di formaggi acquistati a "Formaggi in Villa".

Tarte Tatin di datterini confit e origano

Ingredienti
Per la pasta frolla250 gr di farina 00, 125 gr burro salato, 1 uovo bio o 1, 1 cucchiaino di zucchero, 40 ml di acqua fredda.
700 gr di datterini, 150 gr di zucchero, 50 gr di burro, due cucchiai di origano.

Procedimento
Preparare la frolla come di consueto ottenendo un panetto liscio, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigo per almeno una mezz'ora.
Nel forno già caldo a 200° cucinare i datterini divisi a metà, disposti su di una leccarda protetta da carta forno con un pizzico di sale e pepe nero macinato al momento. Cucinare per circa 20'.
Sciogliere in uno stampo da tarte tatin o in uno stampo per crostata lo zucchero con un paio di cucchiai di acqua fino ad ottenere un caramello ambrato, unire il burro mescolando bene lontano dal fuoco.
Disporre i pomodorini sul caramello coprendo tutta la superficie, spolverarli di origano, stendere la frolla rimboccando verso l'interno della tortiera e cucinare per circa 30' (o fino alla doratura della superficie) nel forno già caldo a 180°:
Togliere dal forno, lasciar riposare 5', rovesciare sul piatto di portata e servire appena tiepida o fredda con un vassoio assortito di formaggi.




Ma noi vi aspettiamo il 17 aprile al Maracaibo :)

Terrina tipo Tarte Tatin

E' tornato il gas...non sono ancora finiti i lavori di ripristino ma almeno il collegamento è tornato...e siccome mi ero messa in testa di preparare delle terrine, quindi niente piano di cottura ma solo cotture in forno, ho studiato. Anche in un bellissimo libro di Stephane Reynaud acquistato a Londra e che mi costringe a libere interpretazioni tra cup, pint, grammi....



Ed ecco una libera traduzione di una sua ricetta, priva di zenzero (me l'hanno sequestrato) e con l'aggiunta di mandorle che ho tritato con il mortaio. Splendide mandorle regalatami da un'amica di Acireale, in visita al "nod" (nord).




TERRINA DI TARTE TATIN
Ingredienti

10 mele tipo granny smith (ed io ho mescolato le qualità che avevo a casa)
150 gr di burro chiarificato
150 gr di zucchero di canna
100 gr di mandorle non spellate e grattuggiate
cannella

Preparazione
Pelare le mele con il pelapatate e togliere il torsolo con l'apposito strumento, tagliarle a metà e tagliarle a fettine sottili
Nel frattempo far sciogliere lo zucchero, unito alla cannella, nel burro (in questo caso a microonde) e procedere come segue: spennellare la terrina di burro, mettere uno strato di mele, uno di mandorle e lappare con la salsina di burro, fino ad esaurimento degli ingredienti.
Cucinare a bagno maria per 2 ore a 180°.


Ho messo la terrina nell'adattatore e l'ho servita tagliata a fette molto fredde, lappando il piatto con un pò di zucchero di canna ed un po' di mandorle e....aggiungendo una pallina di gelato allo zenzero che avevo preparato il giorno precedente! Ma questa preparazione l'ho fatta solo per me.
Essendo priva di farina può essere indicata per gli intolleranti al glutine.