Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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“LA CUCINA GENTILE”, un momento di incontro e confronto al femminile a cura delle Lady Chef di Treviso


LADY CHEF DI ASSOCUOCHI TREVISO E SPAZIO DI MARCA SONO LIETI DI PRESENTARVI “LA CUCINA GENTILE”

Dal prossimo ottobre, su iniziativa del sodalizio “LADY CHEF” di Assocuochi Treviso e “SPAZIO DI MARCA”, un momento di cucina tutto al femminile per parlare di cibo attraverso la tecnica e la manualità, la tradizione e la cultura che esso sa esprimere.
Uno spazio di incontro e confronto. Uno Spazio di Marca, appunto.

I cooking show, curati da tre diverse Lady, si svolgeranno nella cucina di “Spazio di Marca” (Viale Trento e Trieste, 10 a Treviso) secondo il seguente calendario:

5 ottobre 2016
“IL TÈ DEL POMERIGGIO A TREVISO, DOLCE E SALATO”, in collaborazione con “La STANZA DEL TÈ” di Treviso, curato da  DANIELA BUOSI Lady Chef di Assocuochi Treviso, Personal Chef

2 novembre 2016
“LA CUCINA DI CAMPAGNA IN CITTÀ” la rivisitazione in chiave 2.0 della tradizione gastronomica trevigiana, curato da CRISTINA ANDREOLA referente Lady Chef Assocuochi Treviso e Unione Cuochi del Veneto, Chef patron Agriturismo AL CREDAZZO

7 dicembre 2016
“LE SPEZIE, IL PROFUMO DELLA TERRA” ovvero un viaggio attorno al mondo, curato da ANNAMARIA PELLEGRINO Lady Chef, Corporate Chef, blogger e foodwriter dI lacucinadiqb.com

Programma degli incontri
Dalle 19.00 alle 19.30, registrazione e consegna dispense
dalle 19.30 alle 22.30 cooking show e piccola degustazione.
Contributo a lezione
30 euro, per gli associati Fic
35 euro per i non associati
pacchetto promozionale 90 euro per l’intero percorso.
Per info e prenotazioni: Daniela Buosi mail: danielabuosi@alice.it , cell 3663778024

Vi aspettiamo!


Tartare di Ananas e uvetta: la C di crudo e di Coltello per Geo e Geo


E' iniziato qualche giorno fa, il 15 ottobre scorso, un nuovo percorso di storia dell’alimentazione, una sorta di viaggio curioso che inizierà dal lontano Paleolitico a oggi per scoprire, magari, che veramente oggi siamo quello che abbiamo mangiato e che non sempre, come diceva Feurbach, l’uomo è ciò che mangia  ma spesso l’uomo mangia ciò che è, come ha affermato il Prof. Gasparini, autorevole compagno di viaggio.

Diverse saranno le tappe del viaggio, una volta al mese fino al 20 maggio 2016, contraddistinte da una lettera dell'alfabeto che verrà analizzata sia da un punto di vista dell'antropologia gastronomica che da quello culinario: tutto questo in diretta, durante la trasmissione "Geo e Geo", Rai 3, giovedì, dalle 17.15. Il prossimo appuntamento è previsto per il 12 novembre mentre qui troverete il link del podcast della prima trasmissione.

Abbiamo iniziato con la "C di Crudo e di Coltello, ma anche di conservare" e il prossimo appuntamento vedrà come protagonista la "F di Fuoco".

Ecco quanto è stato detto lo scorso 15 ottobre e di seguito una delle tre ricette che ho cucinato davanti alle telecamere che contenevano sia la C di crudo che di Coltello: grande spazio quindi alle tartare e alla marinatura.

Buona lettura e buon appetito.

Nei confronti del Paleolitico (termine introdotto da J. Lubbock nel 1865) e che comprende un periodo vasto che va grosso modo dai 2,5 milioni di anni fa fino al 10.000 a.C.,  si è consolidato nel tempo quello che gli archeologi hanno definito “il pregiudizio neolitico”, ossia le denigrazione da parte dei neolitici del sistema alimentare paleolitico, della serie mangiavano molto male e peggio. 
In realtà potremmo quasi parlare di “opulenza materiale” anche se ossessionati dalla continua ricerca di cibo e fino alla “scoperta” del fuoco. 
In realtà cacciatori e raccoglitori lavoravano meno di noi  e la ricerca di cibo, invece che una continua fatica, era saltuaria e il tempo libero e il sonno  a disposizione erano abbondanti. 
Un uomo della caccia e della raccolta manteneva quattro-cinque persone , con gruppi di persone in continua mobilità. 
Una dieta fatta di carne, spesso di carogne di animali, residuo dei pasti dia latri grandi carnivori, accompagnata e completata da bacche, frutta e quanto di commestibile il regno vegetale, foresta e savana, potevano offrire. 

Questo il primo dato certo. 

Quanto alla carne veniva mangiata cruda, fino all’avvento del fuoco, determinando anche tutta la fisiologia  e la morfologia sia dell’apparato mandibolare – si pensi all’atto di strappare la carne-  che del sistema digestivo, nonché l’abbondante copertura di peluria del corpo per ripararsi dal freddo. Tempi di masticazione, di digestione erano certamente più lunghi rispetto ad oggi, e spesso la carne non era esente da parassiti e quanto altro. 
Mangiare crudo è tronato di moda…con tutti i dubbi e le perplessità del caso. 
Ma la nostra storia passa attraverso un lungo processo di acculturazione che ha nel cibo - nel modo di procurarlo, trasformarlo e mangiarlo- dei passaggi che via via ci distinguono dagli animali. 

Uno dei momenti di acculturazione, non solo materiale, sta nella creazione di alcuni utensili: si pensi alla selce, alla pietra scheggiata e al suo molteplice uso. 
Smembrare un animale, scorticarlo, porzionarlo,  richiedeva l’uso di selci affilate e immanicate. Da questo immanicamento trae origine il coltello. 
Potremmo proprio dire che in principio era il coltello: avere in mano una lama significava poter sfilettare, sminuzzare, sbucciare, cambiare in mille modi la forma e le dimensioni di ciò che la natura metteva a disposizione, ma soprattutto selezionare e organizzare la materia in funzione del suo consumo concreto.

Ma la faccenda è più sottile, culturalmente. Gli animali e i vegetali non sono più pensati come unità integrali  ma partitive: un pesce  poteva essere spellato, diliscato, sfilettato e suddiviso. È questa la rivoluzione di pensiero che sta a monte dell’adozione di una lama che sta a mone e a valle di tutto il processo: l’animale viene ri-pensato. L’uomo, nel momento in cui si circonda di strumenti non altera solo le sue capacità materiali ma anche il modo in cui percepisce il mondo. La tecnologia è un vero e proprio discorso  e la cucina permette di pensare il mondo in funzione del senso in cui la materia la pensiamo come cibo. 


Per farla breve ogni tradizione culinaria ha il suo “coltello da cuoco” che cambiano in funzione  e in relazione alle preparazioni di volta in volta proprie di quella tradizione. 
Un esempio per tutti. La cucina giapponese ha due tipi di coltelli: lo yanagi, appuntito, con manico sottile e corto, da impugnare ben vicino al polso in modo che la mano possa seguire la lama come se questa fosse  un’estensione del braccio. Il movimento viene impartito dalla spalla e il gioco del polso è ridotto al minimo il tutto per potere affettare sottilmente materie morbide come il pesce crudo. L’altro, il santoku, che significa tre usi per affettare, ridurre a dadini e triturare.  Una lama ampia, squadrata, con una curvatura del filo ridotta, quasi nulla. 

E ad ogni coltello, come il classico coltello da “cuoco” europeo, corrisponde una metallurgia, ma anche suoni diversi : dal tac-tac, proprio dell’azione percussiva del santoku  al zzac-zzac-zzac del coltello europeo che lavora combinando l’affondamento con il movimento orizzontale. 
Potremmo continuare ma il legame profondo tra utensile, uomo e materia prima da trattare è culturale, antropologicamente profonda. Si pensi al bastoncino con cui si affronta il cibo con un rifiuto culturale di tagliare, lacerare, mutilare. 
E non a caso, tra  tutti i mediatori culturali che nei secoli abbiamo posto tra noi e il cibo, il primo sarà il coltello: a seguire cucchiaio e per ultima la forchetta. 
Poi nei secoli i coltelli si piegheranno, in Europa soprattutto, ad usi specifici e particolari, seguendo mode e 
tendenze,- si veda la tavola di Bartolomeo Scappi- lussi nella scelta dei materiali, argento ma anche ceramica, manici desueti, design… e oggi, nelle case, non può mancare  un set di coltelli e un professionista serio, chef , viaggia sempre con il suo set personale, a volte personalizzato. Ma il tutto partì qualche milione di anni fa…con una selce, tagliente quanto basta. 
E fu cucina! 

Tartare di ananas con cornflakes ed uvetta: il dessert che non ti aspetti

Ingredienti (per 4 persone)
1 ananas
4 arance bio
2 banane
4 cucchiai di uvetta sultanina
4 cucchiai di cornflakes
1 lime
2 cucchiai di miele di acacia o millefiori
2 cucchiai di vino passito.

Procedimento
In una ciotola far rinvenire l’uvetta con un po’ di vino passito.
Pelare a vivo 2 arance e ottenere succo dalle rimanenti. Scolare l’uvetta ed unirla al succo ed agli spicchi tagliati a vivo. Lasciar riposare per qualche minuto in frigo.
Mondare e tagliare l’ananas in dadolata di 1x1, sbucciare le banane, togliere con la lama del coltello la parte superficiale e tagliarle ugualmente di dadolata: unire la frutta alla marinata di arancia ed uvetta.
Dividere la frutta in 4 coppette, versare sopra ½ cucchiaio di miele, i corn flakes e decorare con le zeste di lime.


Uno sformatino riciclone di cappone e panettone con zabaione alla liquirizia per #storiedicucina


"Come nasce una tua ricetta?"
E' una domanda che mi è stata rivolta spesso e che mi ha sempre incuriosita.
Così, un mattino molto presto, mentre davvero tutto il mondo dormiva, sono entrata in cucina, iniziando la giornata con una serie di piccoli riti, irrinunciabili: la preparazione del caffè, l'apertura dei balconi, il saluto all'unico fiore, un esuberante ciclamino, che cresce nonostante me, coccola, biscotto e bacio a Tzunami Meggie, il saluto a piedi scalzi alla terra e lo scambio tra il mio assonnato calore e la sua ritemprante umidità.
Poi ho acceso la radio. 

E ho atteso.

Ho aspettato che gli ingredienti, gli strumenti, la vetrina delle caccavelle mi parlassero. 
Che i vecchi lini acquistati da una signora francese al mercatino dell'antiquariato confidassero di mani sporche e di labbra sazie. 
Che le posate, così altezzose nei loro manici in argento e madreperla, sussurrassero di cristalli colorati e di porcellane trasparenti. 
Che tazzine dispari e teiere dal becco sbeccato raccontassero i viaggi fantastici di profumati tè.
"Io ci proverei, a mettere insieme il cappone con la focaccia" sentenzia il cannello in bambù necessario per la cottura in canevera.
"Si, gli risponde la liquirizia, ed io vorrei uno zabaione poco dolce e profumato con uno zucchero dalla pelle ambrata, che mi sappia abbracciare e valorizzare."
"Oggi tocca a me presentare il piatto!" sentenzia il piatto di ceramica inglese, superstite di un sontuoso servizio, che alla fine del '600 sostituì i piatti di legno nelle case della nascente borghesia.
A questo punto entrano in scena matite spuntate e fogli sparsi. E solo dopo la gomma da cancellare. Perché ogni idea, ogni spunto, ogni emozione deve potersi esprimere liberamente, per poi cedere il passo a idee, spunti, emozioni  più forti.
La matita iniziava a scrivere, in più fogli, mentre il sole faceva capolino e un nuovo caffè profumava la cucina.
Ma non è la lista della spesa quella che stava prendendo forma né il procedimento di cottura ma il personaggio che di volta in volta racconterà la ricetta, la farà sua, la cucinerà e la condividerà con i lettori. E mi dirà quello che devo fare, quale casseruola utilizzare, quali coltelli affilare e quali ingredienti dovranno essere acquistati o, magari, stanati dalla dispensa.

Ecco perché amo ogni mia ricetta e nel tempo le riprendo, le aggiorno o le stravolgo. Perché crescono, come cresco io. 
Si arricchiscono di una consapevolezza diversa, aggiungono particolari al loro racconto, si uniscono ad immagini e suoni in un divenire continuo.

Ecco perché sono da sempre convinta che nel mio blog siano le storie a cucinare le ricette e le ricette a raccontare delle storie.


Ho scritto questo racconto per anticipare una nuova iniziativa de Il Corriere della Sera, #Storiedicucina, una collana formata da 20 romanzi, biografie e ricettari, vite di leggendari chef e segreti di grandi autori che dal 29 gennaio vi farà fare un viaggio fra generi e stili diversi accomunati dalla passione per il cibo. Perchè l'amore fra scrittura e buona tavola è da sempre una grande avventura.

Apre la collana, curata dalla food editor di Corriere della Sera Angela Frenda, il libro La parte più tenera di Ruth Reichl, figura di primo piano della critica culinaria mondiale. Seguono Un filo d’olio della scrittrice e avvocatessa trasferitasi da Palermo a Londra Simonetta Agnello Hornby e Julie & Julia di Julie Powell dal quale è stato tratto l’omonimo film con Meryl Streep e Amy Adams.

Fanno parte dell’iniziativa i libri inediti in Italia tradotti appositamente per Storie di cucina, Home cooking di Laurie Colwin e Il pedante in cucina di Julian Barnes. Nella collana molti altri titoli da Il perfezionista di Rudolph Chelminski ad Afrodita di Isabel Allende, da Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop di Fannie Flag a In difesa del cibo di Michael Pollan. E ancora La casa nel bosco dei fratelli Carofiglio, I biscotti di Baudelaire di Alice Toklas, Chocolat di Joanne Harris, Sale e zafferano di Kamila Shamsie, In punta di forchetta di Bee Wilson, Kitchen di Banana Yoshimoto, Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel, Biografia sentimentale dell’ostrica di Mary K.Fisher, Le relazioni culinarie di Andreas Staikos e altri.

E la ricetta? Eccola! (grazie ad Alessandro Scarpa per la foto).


Sformatino di panettone e cappone con zabaione alla liquirizia

Canevera moderna
Dosi ingredienti e procedimento (per 6 persone)
Pulire bene 1 cappone, privarlo della pelle e disossare, condizionare in sottovuoto la polpa di un petto  in un sacchetto  da cottura  con qualche pezzetto di sedano, carota, cipolla, mezza foglia di alloro, 1 chiodo di garofano  1 bacca di ginepro, 3 grani di pepe Monk e 3 grani di pepe nero di Sarawak, un minuscolo pezzettino di cannella in canna, ½ arancia e ½ limone bio, ½ granny smith, un goccio di olio evo, una presa di sale infiocchi e una presa di zucchero di canna e poco brodo di pollo (tutto questo per ricreare la classica cottura in canevera in versione però moderna).
Cuocere a 70 gradi in ronner o a vapore per 2 ore i petti. Stesso procedimento per le cosce ma aumentando la cottura di un’ora.
Abbattere in positivo, (con un abbattitore di temperatura o in acqua e ghiaccio).
Così si ottiene la materia prima per preparare il piatto successivo.

Per lo Sformatino
Ingredienti per 6 persone (diametro stampo 5 cm)
400 g di latte crudo
200 g di panettone
200 g di cappone. coscia
60 g cucchiai di amido di  mais
40 g di zucchero
40 gr di cioccolato al 52%
40 g di canditi (arancia e cedro)
3 uova bio
una macinata di pepe nero lungo

Procedimento
In un tegame unire il latte crudo e il panettone frullato, portare a bollore a fuoco moderato stemperando con un cucchiaio di legno, unire l'amido di mais, cucinare per qualche minuto, togliere dal fuoco e far raffreddare o abbattere.
Tagliare la carne in piccola dadolata e il cioccolato a trucioli.
Montare a neve ferma gli albumi.
In una ciotola unire 150 gr di composto di panettone, 200 gr di gallina, il cioccolato, i canditi, i tuorli. Mescolare bene, regolare di sale e di pepe nero lungo macinato al momento e completare con gli albumi.
Versare il composto in cocotte di porcellana ben imburrate e cucinare a bagnomaria per 30’-35’ nel forno già caldo a 160° o comunque fino alla doratura della superficie.

Per  lo zabaione
Ingredienti
100 g di passito
3 tuorli bio
25 g di zucchero muscovado
1 cucchiaino di polvere di liquirizia
1 pizzico di sale di Mothia alla vaniglia (profumazione “casalinga” inserendo nel contenitore che raccoglie il sale qualche bacca di vaniglia usata in precedenti lavorazioni).

Procedimento
Unire tutti gli ingredienti in una bastardella e montare con una frusta a bagnomaria, avendo l’accortezza di non far bollire l’acqua.
Continuare a montare il composto sul fuoco in modo che si addensi un po’ alla volta, facendo attenzione alla temperatura.
Dopo una decina di minuti il composto dovrebbe “scrivere” e quando raggiungerà i 55° lo zabaione sarà pronto.

Impiattare versando un po' di zabaione in un piatto "a cappello di prete", adagiare lo sformatino, profumare con liquirizia in polvere, decorare con un alchechengi.

Moskardin alla Biennale del Gusto: in Laguna la frittura mista diventa...scritta mista!

Ci sarà anche il taccuino per appunti Moskardin alla Biennale del Gusto in programma da sabato 26 e fino a martedì 29 ottobre al terminal passeggeri della stazione marittima di Venezia.

Il concept di notebook veneto ideato dalla mia amica giornalista e creativa padovana Germana Cabrelle è stato infatti selezionato da “Live in Experience”, il Salotto delle Eccellenze che fa capo al magazine “Live in” diretto da Matteo Tornielli, come opera originale e unica che rientra per tematica al design associato al food.
Cucina e fucina, dunque, per un prodotto squisitamente veneto per annotarsi ricette, note degustative di vini, ma anche emozioni, stati d’animo e appunti vari da scrivere a mano nell’era dei touch screen.
Moskardin non è stato scelto a caso: simpaticamente ispirato al mollusco molto presente nella laguna veneta che viene preparato in appetitose varianti culinarie, il brand rappresenta un moscardino stilizzato con sette tentacoli, in omaggio al numero delle province del Veneto.  Dunque perfettamente calzante con il tema della Biennale del Gusto.
Venezia, per quattro giorni, sarà la capitale delle eccellenze per un pubblico selezionato che ama il cibo tipico e l’alta qualità. L’evento si inquadra, infatti, come una prestigiosa vetrina dei più alti e ricercati prodotti che identificano territori e percorsi culturali, a garanzia della loro riconosciuta qualità. E Moskardin, da frittura mista, diventa… scrittura mista
Inseparabile dal suo elegante cofanetto logato e verniciato con scritte punzonate oro e argento a seconda della manifattura in ecopelle o cartonata, il taccuino Moskardin viene prodotto in otto varianti cromatiche che sono poi i colori del mare e delle spiagge: blu oltremare, giallo sole, rosso tramonto, violetto alba, verde acqua, beige sabbia. Ma anche nei classici intramontabili nero e bordeaux

Per info: http://www.moskardin.it

Mangiare erba non significa brucare: "qb on air" e le erbe aromatiche (dall'Angelica alla Melissa)

Dall'orto all'orto botanico: con Gil, l'amico musicista e gastrocurioso, abbiamo deciso di uscire dallo studio di registrazione per scoprire cos'è che profuma l'aria e, come le streghe, i monaci ed i druidi di un tempo, abbiamo mosso i primi timidi passi in un mondo profumato e misterioso, quello della botanica e nello specifico dell'uso delle "erbette" in cucina. Proprio perché mangiare erba non significa brucare.

Un alfabeto di curiosità e principi attivi fitoterapici: questa settimana dalla A alla M.

Angelica, le foglie più tenere ed i steli si mangiano crudi, anche in insalata, ed è un'erbettina adorabile con il pesce. Le sue qualità sono toniche, digestive, espettoranti e se lasciate in auto un sacchettino di lino con un po' di foglie il loro profumo allontanerà la nausea da movimento.

Anice, è usato per aromatizzare molti liquori tra i quali l'Assenzio, la bevanda prediletta dei poeti maledetti francesi. Bevanda che sta tornando di moda: dopo esserci storditi con tutto, compreso i guru della politica, si ritorna ai fondamentali. I semi vengono usati anche per insaporire dolci e focacce anche se nel mediterraneo si preferisce l'applicazione alcolica: dal Pastis alla Sambuca è tutto un tintinnare di bicchieri. E per digerire le cose del mondo vai con il liquore all'anice mentre per profumare l'alito basta masticare qualche seme essiccato.


Basilico, erba per eccellenza della cucina italiana che proviene dalle aree asciutte del nord Africa. Se ne conoscono ben 60 specie: da quello genovese, più carnoso, a quello siciliano, più piccolo e delicato. Il suo nome deriva dal greco basileus che significa "erba da re", perché era considerata tra le più importanti dell'erbario casalingo.

Cerfoglio, proveniente dall'Asia occidentale, ricorda un po' il prezzemolo nella forma ed è sempre meglio usarlo a fine cottura, in quanto tenderebbe a dare un retrogusto amaro alle pietanze. E' ricchissimo di vitamica c, ferro e carotene ed è ottimo per insaporire pesce, uova al forno e pollame in generale.

Coriandolo, il prezzemolo cinese, un'erbacea annuale. Si abbina ottimamente a cavoli, crauti, legumi, pesce e maiale. E' un ingrediente importante per la produzione di curry e masala. Il seme veniva inserito in dolcini a base di zucchero lanciati dalle finestre durante il Carnevale in segno di allegria e di augurio propiziatorio.

Il Cumino ha un cugino selvatico, il Carum Carvi, molto amato nella cucina del nord Europa, mentre, l'originale, il Cuminum Cyminum dall'aroma più forte, è originario della Siria. I semi raccolti in una garza ed uniti all'acqua di cottura dei cavoli eliminano gran parte dell'odore che essi sprigionano ed è ottimo per insaporire pani e focacce.


Il Dragoncello, originario dall'Oriente, ha foglie allungate, dal colore verde brillante. E' l'ingrediente principe della salsa bernese e le foglie fresche sanno impreziosire semplici insalate. In infuso è ottimo contro l'insonnia e riconosciute sono le qualità toniche, digestive, aperitive e serve anche lenire certi doloretti che ci colpiscono qua e là.

Erba Cipollina, è molto profumata, va' seminata da settembre ad aprile in profondi solchi in terreni molto drenati altrimenti tende a marcire (e le punte diventano marroni). Stimola l'appetito: ecco perchè si mette dappertutto!

Il Finocchio selvatico, ha bisogno di postazioni di coltura molto calde ed ha un profumo molto inteso. I semi decotti sono ottimi per gli occhi arrossati ed in cucina ben si sposa alle composte di frutta estiva (albicocche e pesche) e al pesce (come per l'Issopo). Non   non va mai usato in nessuna forma durante la gravidanza in quanto crea disagi importanti alla madre e al feto. 

La Lavanda è un'erba aromatica che si raccoglie dalla tarda primavera a luglio, viene essicata per poi goderne tutto l'anno. In cucina è ottima per valorizzare la carne, il pesce arrosto, il miele ed i dolci, mentre in erboristeria i decotti e gli infusi sono ottimi per combattere il mal di testa, la tosse e il mal di gola.
Se mettete a macerare un mazzetto di fiori secchi in mezzo litro d'olio evo otterrete un olio profumato per preparare pani specialissimi!


Maggiorana: assomiglia all'origano nella forma ed è molto usata nella cucina mediterranea. Con l'origano condivide il profumo intenso e l'uso medicinale: cura l'insonnia e l'ansia in poche gocce di olio essenziale, in infuso è ottimo contro le nevralgie e per aumentare la diuresi, nei suffimigi combatte asma, raffreddori e la tosse.

La Malva è un'ottimo antinfiammatorio: utilissimo per combattere le affezioni respiratorie ed è un ottimo espettorante antitosse. Come impacco o tonico è utile nella cura di eczemi e acne.

La Melissa ha un profumo di limone ed è ottima nei dolci, nei pani e nell'insalata. Cura le coliche intestinali, le insonnie di origine nervosa e anche la tachicardia. Stroinando le foglie fresche sulle tempie combatteremo efficacemente cefalee ed emicranie, mentre l'infuso (un litro d'acqua per  30 gr di foglie secche) aiuta a gestire lo stress, la depressione, l'insonnia ed i dolori mestruali.

Una ricettina? Con un chilogrammo di sale (grosso o fino non importa) e 160 gr di erbette miste nel frullatore e poi messo tutto ad asciugare qualche ora sopra qualche foglia di carta casa si otterrà un sale profumato per i nostri cibi ma anche un sale aromatico per degli avvolgenti bagni caldi all'insegno del relax totale.

E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 

Jamiroquai - Emergency On Planet Earth
Koop - Waltz for koop
Jet - Are You Gonna Be My Girl
Bjork - Human Behaviour
Bill Evans - On Green Dolphin Street


Un talk show gastronomico sempre in movimento: 

RADIO SHERWOOD lunedì alle 15.00, mercoledì alle 18.30, venerdì alle 14.30. Sul web, in streaming e in PODCAST!  
HIBRIDO WEB RADIO mercoledì alle 12.00 e, in replica, domenica alle 14.00 sul web e in streaming.
RADIO BASE: L'ALTRA RADIO PER L'ALTRA GENTE domenica alle 12.45 e, in replica, alle 22.37, in FM 97,300 e sul web. 
RADIO TANDEM martedì alle 10.55 in FM 98.400 a Bolzano/Alto Adige, su web e in streaming.

"Una cosa ben detta conserva il suo sapore in tutte le lingue". Parola di Webflakes!


Qualche tempo mi fu consigliato di tradurre i miei post in inglese.
"Dovresti iniziare a farlo" mi disse un amico smanettone che si era preso la briga di "leggere" i flussi relativi al traffico, facendomi notare che molti lettori provenivano da paesi di lingua anglofona. "Sai, le storie che racconti, l'uso anche rituale delle spezie, il tuo amore per Venezia e per la cultura contadina...

Lo ringraziai per l'apprezzamento ma oltre a non essere in grado di tradurre i miei contenuti in maniera più che soddisfacente (ma sto studiando :) si poneva un altro problema: qualche volta di notte vorrei dormire anch'io!

Un vero peccato, in effetti. Ed ecco che si presenta un'occasione unica ovvero da disponibilità di Webflakes di farlo al posto mio!



Ma cos'è Webflakes? In sintesi si tratta di un sito di veri professionisti che traducono in lingua anglofona i post di alcuni blog selezionati in Italia e in Francia che spaziano tra architetturamodaturismotendenzevino e naturalmente cucina!

Che fate ancora li? Se avete voglia web-navigare in inglese non dovete perdervi questo sito!

Show Cooking "Dal Toscano" con Staub e Zwilling



Un pomeriggio che ha lasciato il segno quello trascorso con Staub e Zwilling lo scorso 19 giugno.

Incontrare persone interessate ed appassionate fa bene allo spirito di chi, come me, cerca di trasmettere la passione per la cucina, la semplicità delle cose buone che la natura ci dona, il rispetto delle stagioni e dell'ambiente che ci ospita.

Tutto questo è avvenuto Dal Toscano, a Mantova, un punto d'incontro per persone che della propria casa fanno il fulcro della propria esistenza. 
Perchè ad essere buoni c'è più gusto.



Un giro fra bacari e cicheti nella Casetta delle Pesche



Tutto è partito da un twitt dove alla domanda specifica “ma cos’è un bacaro” ne è seguita una twitt-spiegazione che si è conclusa con la logica proposta: “Ok, quando andiamo a “bacari”?”

Ne sono seguiti due momenti di incontro davvero divertenti, soprannominati "The Social #Bacari", dove, all’interno di un percorso nella Venezia dei veneziani - e non dei turisti -, le soste sono state all’insegna dei "cicheti" e delle "ombre", come la tradizione del cibo di strada della Serenissima insegna.

Da qui l’idea di Carola: "E se facessimo un corso tutto dedicato a questi boconi da puoreti e da siori?”
Detto fatto, domenica 20 maggio, dalle ore 10, la Casetta delle Pesche diventerà lo scenario magico di un itinerario tutto goloso, durante il quale verranno preparati classici e rivisitati cicheti, che degusteremo tutti insieme adeguatamente accompagnati da un’”ombra” di Prosecco Canella!

Per info scrivi all'indirizzo lacasettadellepesche at gmail.com

Vi aspettiamo pardon "ve spetemo" ;)

Taste of Milano 17-20 maggio 2012 A Taste of Cibvs: Blogger e produttori d'eccellenza si incontrano. Anna Maria Pellegrino e la cucinadiqb.com per la Fattoria del Pesce




AGLI INSAZIABILI CURIOSI, AI VIAGGIATORI GOLOSI, AI SOSTENITORI DEL GREEN IN APNEA DA SMOG, ALLA GIOIA DEI BAMBINI IN UN GHIOTTO PARCO GIOCHI, AGLI INTENDITORI E AI BUONGUSTAI, AGLI AMANTI DEL BUON VINO, AI VIVEURS, AGLI INFATICABILI FESTAIOLI...
AGLI AMICI DI VECCHIA DATA E A QUELLI CHE ANCORA NON CI CONOSCONO...A TUTTI DEDICHIAMO QUESTO FESTIVAL!
Giunto alla sua 3° Edizione, Il nostro Festival è una FESTA che vede come protagonista il buon mangiare e bere in un'atmosfera di convivialità. Un Pit Stop del tour mondiale – “TASTE FESTIVALS” - che ogni anno entusiasma tante capitali come Londra, Dublino, Sidney, Cape Town, Dubai, Melbourne, Amsterdam.

In inglese Taste significa anche Assaggio e infatti il nostro intento è di offrirti un ASSAGGIO di ciò che Milano può offrire in ambito enogastronomico, una prelibata degustazione dei Ristoranti e degli Chef più quotati insieme ad un mix curato di aziende, negozi e locali che secondo noi meritano di essere provati!
Si tratta di un assaggio in mezzo ad un parco giochi, quindi con un'atmosfera rilassata e simolante, ma per nulla formale. Per l'esperienza completa...speriamo che l'assaggio di Taste vi faccia poi andare nei ristoranti dove potrete ritrovare gli chef ed i team che avete conosciuto al festival.
Dal 17 al 20 Maggio 2012, ce la metteremo tutta per trasformare l’Ippodromo di San Siro in un prelibato parco giochi dove mondo del Food e mondo del Fun si incontrano per far spettacolo, intrattenerti, parlarti di innovazione e tradizione e per mostrarti il meglio della Cultura Contemporanea della “Socialità”.

Con l’ingresso al Festival (scegli tra day ticket night ticket) potrai anche partecipare o assistere a show-cooking, giocare ed imparare con i corsi di cucina, rilassarti nelle aree lounge e assaggiare ottimi vini, entrare nella cucina superprofessionale di "In Cucina con..." o partecipare ai dibattiti del Taste Hub, una delle nostre "stelle" dove potremo parlare di cibo, cultura e ambiente in modo divertente!

Una scoperta a 360°insomma, all’insegna del divertimento con il coinvolgimento di shop (nazionali e internazionali) dove acquistare prodotti e servizi selezionati.

Le ricette create dagli Chef Stellati, proposte sotto forma di degustazioni (i Taste appunto), sono piatti reperibili soltanto in ristoranti de luxe. Al nostro Festival hai l’opportunità di degustarli, creando il tuo Menu ideale, ad un prezzo davvero unico, che varia tra 4 e 6 euro per assaggio.  WWW.TASTEOFMILANO.IT

A TASTE OF CIBVS: BLOGGER E PRODUTTORI D'ECCELLENZA SI INCONTRANO  ANNAMARIA PELLEGRINO DEL BLOG WWW.LACUCINADIQB.IT PER LA FATTORIA DEL PESCE