Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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I dieci prodotti che vorrei trovare al Salone del Gusto. Un viaggio con Aifb e Slow Food



Ieri mattino, al telefono con mia mamma, mentre si parlava di biciclette e della mia recente decisione di rimettere in piedi un velocipede nero con freni a bacchetta e sella ammazza sentimenti, mi sono sentita apostrofare così: “Ti xe mexa venexiana e mexa napoetana: xe mejo che te giri a pie!” ovvero “Sei mezza veneziana e mezza napoletana e quindi, per la tua ed altrui incolumità, è meglio che giri a piedi”, come se un dna così allegramente contaminato fosse foriero di una scarsa attitudine all'uso delle ruote.
Invece due anni fa, quando mi consumai le scarpe su e giù per il Salone, grazie all'invito di Garofalo e Gente del Food, una bici sarebbe stata molto più che utile! Una bella bici come quelle che usavano i panettieri per la consegna a domicilio, dove dai robusti cesti in vimini facevano capolino fragranti pani.
Ed ho immaginato il Salone del Gusto 2014, quindi, come una scampagnata, un pic-nic autunnale dove, da ogni cestino escono, oltre a morbidi plaid e porcellane decorate, i profumi ed i sapori “contaminati” del mio menù ideale, come il mio dna.

Se qualcuno apparecchia la tavola io intanto inizio ad impiattare ;)

Bacalà, Isole Lofoten (nome preso a prestito dal catalogo Ikea)
Mummia di pesce che Pietro Querini scoprì durante uno dei suoi viaggi, a metà del ‘400, il merluzzo artico prende nome di stoccafisso, o stocco, grazie alle diverse tecniche di conservazione ovvero mediante la salatura e l’essiccatura. Se in Campania viene servito colorato con il pomodoro (che era arrivato dal nuovo mondo prima rispetto al resto d’Italia) o al gratin nel Veneto lo stoccafisso diventa baccalà, sviluppato in due piatti che l’hanno fatto conoscere in tutto il mondo: mantecato, tipico veneziano, ed alla vicentina (evidentemente avevano finito i gatti). Nel primo caso, ridotto a crema morbida nel mortaio con dell’ottimo olio evo, diventa un “cicheto” irrinunciabile per accompagnare “l’ombra”, l’unità di misura preferita dalla gens veneta, popolazione enologicamente all’avanguardia. Nel vicentino, invece, lo stoccafisso viene ammollato a lungo in acqua corrente (dovrebbe essere sempre pulita), poi battuto, passato in un misto di farina e parmigiano, adagiato sopra un letto di cipolle appassite con l’acciuga ed avvolto da un bagno di latte che neanche Poppea. Lasciato a pipare per ore e ore (non sognatevi di mescolare il contenuto della casseruola! Al massimo si scuote appena) si serve con fumante polenta (magari da presidio Mais Biancoperla) e con adeguato vino rosso. Si scrive con una “c” sola ed entrambi, sia il mantecato che alla vicentina, sono adeguatamente protetti dalle omonime confraternite.

Masenete e moeche, Laguna
Perché in laguna siamo capaci di cucinare i maschi e le femmine di una stessa specie in modi diversi. Forse troppe ombre.
Ma andiamo per gradi: il granchio maschio, (mo’leca) è un granchio mutante (come i Transformer) e compie questa operazione due volta all’anno: in primavera e in autunno. Durante la muta perde la corazza coriacea, diventa deliziosamente morbido e si serve fritto e con un ripieno a km 0 in quanto viene fatto ingozzare di uova sbattute e salate. Quando proprio non ne può più lo si infarina, lo si frigge e lo si degusta.
Le masenete, invece, vanno lessate e servite con un battuto di aglio e prezzemolo.  Entrambi vengono serviti con morbida e fumante polentina bianca.

Go o Ghiozzo, Laguna
Il “riso coi go’” e “il broeto di go” sono quei piatti che bisognerebbe preparare almeno una volta nella vita se non altro per avere l’emozione di lavorare questo pesce meraviglioso dagli occhi sporgenti e dalle labbra tumide e carnose. Non è solo un pesce dalla carne gustosissima  ma è anche un infaticabile seduttore, emule di Casanova, ed è anche un ragazzo padre efficiente e premuroso.
In primavera, infatti, ogni maschio si costruisce un nido sferico tra le piante sommerse dotandolo di due aperture, poi si colloca presso una di esse e attende l'arrivo delle femmine. Queste, eccitate anche dall'ars decorandi del nostro Casanova ittico, entrano e depongono molte uova che vengono immediatamente fecondate e per ogni stagione amatoria il nostro go' può contare fino a dieci passaggi di femmine sedotte ed abbandonate. Anzi, direi senza rimpianti salutate, in quanto l'aitante pesciolino si dimostra essere anche un bravo papà: starà infatti a guardia della tana fino alla schiusa di tutta la prole, che nel giro di qualche settimana sarà l'orgoglio paterno raggiungendo dimensioni ragguardevoli (fino a 20 cm), tanto che da maggio ad agosto è il periodo ideale per pescare questi pesciolini in laguna. Ed è in questa stagione che entrano in scena i pescatori e con essi il rito-battaglia che si perde nella notte dei tempi, quando gli uomini andavano per la laguna "palpando" i nidi ed i pesci e lasciando al loro posto quelli più piccoli, garantendo così il ricambio generazionale, il ripopolamento e la biodiversità ittica; tutti inseriti, uomini e pesci, in un ciclo di sopravvivenza e di rispetto che ha garantito, fino agli anni '60, mari e lagune pullulanti di vita.
Non so se la laguna di Venezia, tutta intera, salirà mai bordo dell'Arca del Gusto. Sarebbe il caso di pensarci. Prima che il Mose modifichi irreparabilmente quello neppure il petrolchimico è riuscito a fare.

Mozzarella di bufala, Campania e Piove di Sacco
Perché la facciamo anche noi e soprattutto le bufale, quelle a quattro zampe, da queste parti sono simpatiche assai. E’ di qualche settimana fa la notizia che all’ora di pranzo autoctoni mandriani in sella a frementi cavalli hanno percorso le vie cittadine della Saccisica alla ricerca di una bufala che aveva deciso di autogestirsi e di passeggiare paciosamente nei campi adicenti alla stalla. La mozzarella di bufala campana è Dop. Anche quella veneta non ancora.

Bigoli, Venezia
La versione veneziana dello spaghetto napoletano è un prodotto che è riuscito a mettere d’accordo tutti: i severi rabbini del ghetto veneziano ed i più concilianti padri conciliari. Con l’Editto di Trento infatti non ci fu più ciccia per gatti e le giornate in cui bisognava mangiare di magro divenirono terribilmente numerose. A ciò si pose rimedio anche con il bigolaro, un particolare torchietto a mano che consentiva di ottenere da un impasto a base di acqua e farina dei vermicelli tondi e ruvidi. Preparati con la farina integrale presero il nome di “bigoi mori” e conditi con le frattaglie della corte veneta si trasformarono nei famosissimi “Bigoi coi rovinassi”. Durante i pranzi di magro un profumatissimo sugo a base di cipolla ed acciughe li trasformava in un piatto che veniva consumato dal Ponte delle Guglie fino in Piazza San Marco ovvero i “Bigoi in salsa”.

Ciopa e Montasù, campagna veneta
In principio era  il pane. E l’unità di misura del pane era la “ciopa”.
“Buongiorno, me daga 8 ciope”.  A prescindere.
Si tratta di pani profumatissimi di pezzatura media dalla crosta dura e dalla mollica compatta, adatti ad essere farciti con formaggio e sopressa ma deliziosi anche con burro e zucchero (la mia merenda, insomma). Il panettiere particolarmente attento preparava anche il Montasù un pane dalla crosta morbida e dalla mollica soffice. La ricetta si perde nella notte dei tempi e si racconta che fu ispirata dalle baguette francesi alle quali assomiglia in potenza in quanto, in divenire, è formato da panetti messi sopra l’uno all’altro fino a formare una specie di croce. Per mangiarlo bisogna” smontarlo” ed era un’operazione che da bimba mi divertiva tantissimo.

Radicchio Rosso, da Treviso a Chioggia passando per Verona
"50 sfumature di Radicchio": il giusto titolo ad un film che vede in questo camaleontico ortaggio il protagonista assoluto. Precoce e tardivo. Treviso, Verona, Chioggia, Castelfranco. Lungo o tondeggiante. Rosso assoluto o variegato elegantemente.  E lo bianchimento che grazie all’uso sapiente dell’acqua fresca di sorgiva e del buio trasforma un cespo spettinato e color verde bottiglia in un cuore rosso bordeaux croccante e profumato. Un copione dai mille colpi di scena.

Le patate di Rotzo, Vicentino
Rotzo, comune dell’altopiano di Asiago, venne scelto dall’abate Dal Pozzo per mettere a dimora questa particolare patata che, grazie alla tipologia del terreno, all’escursione termica ed al clima, divenne subito un tubero amatissimo, soprattutto da Mario Rigoni Stern che per primo ne parlò nel suo bellissimo “Sergente sotto la neve”. Di pezzatura piccola e dalla pasta gialla è una patata che negli ultimi anni sta rivivendo gli antichi splendori, a discapito delle onnipresente olandesi.
Il piatto che più rappresenta questo ortaggio sono sicuramente gli gnocchi che a queste altitudini vengono serviti “all’orientale” ovvero con burro, zucchero e cannella, visto che il pomodoro arrivò solo verso la metà degli anni ’60.

Le Zeppole di San Giuseppe, Napoli
Sono nata il 19 marzo e non mi chiamo Giuseppina solo perché mia madre, prevedendo che sarei stata un po’ difettosa, fece un voto di quelli importanti (battezzandomi appunto con il nome della Madonna e della mamma della Madonna) dinnanzi al quale anche la Madre Superiora del reparto di ostetricia e ginecologia nulla poté.
Maria 1 – Giuseppe 0.
La zeppola è un dolce fritto, la base è la pasta choux, farcito con crema che si potrebbe definire pasticcera e decorata con ciuffetti di confettura d’amarene. Come una “fritola” ovvero “il bocon per puareti e siori” (la prelibatezza per poveri e signori) che unì le classi sociali in una coesione tale da togliere il sonno a Carl Marx.
Visto la collocazione nel calendario era l’irrinunciabile dolce necessario a festeggiare un santo importante ma anche a rompere la monotonia del digiuno quaresimale. E tutto ciò si sposa benissimo con la storia della Serenissima che negli ultimi giorni della sua esistenza decretò fosse Carnevale tutto l’anno.

Il torrone Scaldaferro, Ve
Chiudo in dolcezza con un prodotto del quale mi sono innamorata da tempo in quanto non si tratta di un dolce tradizionale ma di una filosofia. L’azienda nacque agli inizi del ‘900 quando Piero aprì una piccola pasticceria lungo la riviera del Brenta e poco dopo un piccolo laboratorio artigianale, dove erano prodotti biscotti, “fugasse” e mostarde.
A distanza di più di 100 anni la dimensione familiare è stata mantenuta e un nuovo Piero sa deliziare con le sue storie e con i suoi prodotti. Le porte del laboratorio sono sempre aperte alle scolaresche che vogliano perdersi tra le caliere di rame ed i profumi delle collezioni e delle edizioni limitate. Il mio preferito? Il mandorlato friabile al miele d’arancia della piana di Ribera e pepe di Sechuan, confezionato solo nelle notti di luna piena, quando gli albumi di uova deposti da galline che razzolano sulle rive del Brenta esprimono al massimo il loro potere montante.

Le ruote della bici sono in pressione ed i freni funzionati: forza che l'Aifb vi porta a fare un giro scampanellando tra i padiglioni del Salone del Gusto.

Moskardin alla Biennale del Gusto: in Laguna la frittura mista diventa...scritta mista!

Ci sarà anche il taccuino per appunti Moskardin alla Biennale del Gusto in programma da sabato 26 e fino a martedì 29 ottobre al terminal passeggeri della stazione marittima di Venezia.

Il concept di notebook veneto ideato dalla mia amica giornalista e creativa padovana Germana Cabrelle è stato infatti selezionato da “Live in Experience”, il Salotto delle Eccellenze che fa capo al magazine “Live in” diretto da Matteo Tornielli, come opera originale e unica che rientra per tematica al design associato al food.
Cucina e fucina, dunque, per un prodotto squisitamente veneto per annotarsi ricette, note degustative di vini, ma anche emozioni, stati d’animo e appunti vari da scrivere a mano nell’era dei touch screen.
Moskardin non è stato scelto a caso: simpaticamente ispirato al mollusco molto presente nella laguna veneta che viene preparato in appetitose varianti culinarie, il brand rappresenta un moscardino stilizzato con sette tentacoli, in omaggio al numero delle province del Veneto.  Dunque perfettamente calzante con il tema della Biennale del Gusto.
Venezia, per quattro giorni, sarà la capitale delle eccellenze per un pubblico selezionato che ama il cibo tipico e l’alta qualità. L’evento si inquadra, infatti, come una prestigiosa vetrina dei più alti e ricercati prodotti che identificano territori e percorsi culturali, a garanzia della loro riconosciuta qualità. E Moskardin, da frittura mista, diventa… scrittura mista
Inseparabile dal suo elegante cofanetto logato e verniciato con scritte punzonate oro e argento a seconda della manifattura in ecopelle o cartonata, il taccuino Moskardin viene prodotto in otto varianti cromatiche che sono poi i colori del mare e delle spiagge: blu oltremare, giallo sole, rosso tramonto, violetto alba, verde acqua, beige sabbia. Ma anche nei classici intramontabili nero e bordeaux

Per info: http://www.moskardin.it

Sapori d'Autunno: il menù ufficiale



Ormai possiamo dire che ci siamo, quasi. 
Manca meno di un mese per quello che si preannuncia un evento carico di aspettative, Sapori d’Autunno al Cason, edizione 2013 ed i posti disponibili sono davvero pochi. L’idea, nata dalla passione per il pesce di Vittorio Tomaso Azzano è stata favorevolmente accolta da Marilena Pines e Alessandro Zanello, titolari del ristorante “Al Cason”, locale che è giunto alle cronache per il grande successo ottenuto nelle ultime due stagioni lignanesi: non si contano più le serate dove alla porta del locale viene appeso il cartello “sold out”, tutto esaurito, sinonimo del fatto che Marilena ed Alessandro, che sono anche coppia nella vita, hanno probabilmente trovato la quadratura del cerchio. Da qui ad organizzare la serata, che non è la ‘solita’ cena a tema, il passo è stato breve e con l’appoggio della comunità dei pescatori di Marano Lagunare il tutto si è rapidamente concretizzato. 

Sapori d’Autunno al Cason è un percorso dove gli ospiti che interverranno riusciranno a cogliere quello che vuol essere lo scopo della serata: riscoprire sapori autentici e troppo spesso dimenticati, legati alle specie più tipiche dell’alto Adriatico.

La “ciliegina sulla torta” è arrivata dal prezioso contributo di Francesco Borzani, noto pittore friulano conosciutissimo, in Italia ed all’estero, per i ritratti alle star dell’Udinese “dream team” di Calori, Bierhoff e Amoroso ed oggi, per le lune e le vele. Due temi che Borzani (www.borzani.it) sente particolarmente ‘suoi’ in considerazione del fatto che in Italia nessuno ha mai dipinto qualcosa di simile. Tipico del “Borzani moderno” il fondo, liscio o polimaterico, di una tonalità di blu inconfondibile come è inconfondibile il tratto pulito e votato all’essenzialità che esprime quel grande fascino che letteralmente cattura chi ne osserva le opere. Francesco Borzani è colui il quale ha materialmente realizzato l’opera intitolata “La Luna e la Vongola” (33x23, agosto 2013) che è divenuta immagine ufficiale della prima edizione e che sarà consegnata a Fabiana Romanutti, direttrice del mensile QuantoBasta FVG al termine della cena. Piccola chicca, in anteprima, è la notizia che ad ognuno dei presenti sarà consegnata copia del menù della serata. Non il ‘solito’ menù, ma una creazione grafica di Francesco Borzani che sarà senz’altro molto apprezzata. Arte, prodotti del territorio e buon gusto per fare cultura. Lo si capisce leggendo il menù:

APERITIVO
Ostrica
Ostriche piatte selvatiche dell’alto Adriatico con mela Granny
Quale modo migliore di questo per iniziare una frizzante serata? Le ostriche del nostro mare: afrodisiache!

Canestrello bianco
Cruditè di canestrelli al sale affumicato Halen Moon
Un concentrato di mare. Aprite la bocca e chiudete gli occhi. Salinità, croccantezza, note dolci. Dopo le ostriche si può solo godere!

Fasolaro
Noci di mare crude “pepe e maracuja”
Una goccia di maracuja, un pizzico di pepe verde liofilizzato del Madagascar e con la “noce di mare” cruda vi sembrerà per un attimo di rivivere l’estate… in una spiaggia tropicale.

“Mus”
Zoccoli d’asino crudi
Zoccoli? Ma si leccano? Una chicca riservata ad autentici cultori del piacere. Il tocco “fetish” della prima edizione di Sapori d’Autunno al Cason. Serviti, rigorosamente, senza peli.


ANTIPASTO
Murice
Insalatina di murici spinosi
Questo è il mare più umile, più nascosto, troppo spesso dimenticato. Un prodotto con una storia millenaria che ha segnato in maniera indelebile il settore della colorazione dei vestiti.

Canestrelli rosa al naturale
In una parola: discrezione. E’ così che questo piccolo confetto di mare si fa riconoscere al palato, quasi con timidezza rispetto al fratello “bianco”. Gustatelo con calma, come un quadro, vivendone ogni sfumatura.

Fasolaro
Fasolari al gratin
Ormai l’estate è alle spalle. Si vivono le tinte accese dell’autunno. E’ la duttilità del fasolaro. Lasciatevi andare al piacere di attendere l’inverno con semplicità: pane, olio, sale, pepe ed uno straordinario prodotto ipertipico del nostro golfo.

PRIMI
Triglia
Crespelletta alle spugnole e porcini con raguttino di triglia
Autunno e Funghi è un connubio imprescindibile. La triglia ce l’abbiamo messa noi. Diteci: abbiamo sbagliato?

Laguna
Risotto “alla lagunara”
Le note avvolgenti dell’amido del Vialone Nano veronese I.G.P, il profumo intenso dell’olio della nostra terra prodotto da Sirigio Gigante  e le “conchiglie” della laguna di Marano Lagunare. Veraci, peverasse, cape tonde, cardium, caponi. Una sinfonia di colori, consistenze e sapori.
Vedo rosso

L’insolito sorbetto
La capacità di conquistare della polpa di arancia rossa, la raffinata delicatezza del pompelmo rosa, il tocco di pacato brio del lime. Mario Zanitti ha messo la femmina nel gelato.

Non è finita
Il gran boreto alla maniera del Cason
Il sapore dell’infanzia. Il piatto della tradizione a cui siamo intimamente legati. Un gusto intenso con la capacità di accendere i cuori facendo rivivere ricordi di tempi ormai andati. Una preparazione che deve emozionare. Lasciateci tentare, a modo nostro.

DESSERT
Uova
Crema di uova e Amorpha fruticosa
Dopo una così intensa fatica uova, arancia rossa candita, riduzione di amaro alle quindici erbe. Il tutto mantecato dall’esperienza di Giuliano Marini, “il ragazzo del miele”, con l’eccellenza delle sue api: il miele di Amorpha fruticosa.

"La Luna e la Vongola", 33x23, Agosto 2013, Francesco Borzani www.borzani.it