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Mangiare erba non significa brucare: "qb on air" e le erbe aromatiche (dalla Menta al Tarassaco)


Visto quanto è accaduto durante l'ultima settimana ci vorrebbe una tisana a base di un'intero Orto Botanico per riuscire a digerire gli incredibili accadimenti. L'alternativa è fumarselo, l'intero Orto Botanico: "ad impossibile nemo tenetur".

Invece, assieme a Gil l'amico musicista gastrocurioso, cerchiamo di trovare un po' di pace in un mondo profumato e misterioso, quello della botanica e nello specifico dell'uso delle "erbette" in cucina. La scorsa settimana il nostro alfabeto partiva dalla A ed oggi si chiuderà con la T.




La Malva, un'erba bellissima dal colore rosa-lilla, che predilige l'esposizione in pieno sole ed è molto vigorosa. I fiori andrebbero raccolti al mattino presto dopo la prima rugiada e le foglie, profumatissime, possono essere utilizzate per arricchire fresche insalate. Le sue qualità: emolliente, antinfiammatorie contro la tosse, lassative, oftlmiche. Ottimi gli impacchi per gli occhi arrossati e per contrastare l'acne.

La Melissa, è un'altra erbetta molto tosta che assomiglia alla Menta. E' un insieme di piccoli arbusti dalle foglie carnose: Le foglie di Melissa danno un gradevole profumo di limone alle insalate, ai dolci ed alle tisane. Un decotto preparato con un litro d'acqua e 100 gr di foglie, bevuto nell'arco della giornata, è un ottimo rimedio contro il logorio della vita moderna (stress, nevrosi, insonnia e depressioni varie). Le foglie strofinate sulla nuca alleviano la cefalea.


Con la Menta si apre la stagione del Mojito: una specie dalle molteplice varianti ed infestante. Le sue qualità: tonica, digestiva, analgesica e antidepressiva. Nel terrazzo di casa la Menta cresce benissimo a patto di usare del terreno acido. Ah, se avete voglia di  deliziarvi con il cocktail tanto amato da Hemingway ricordatevi che la menta da usare non è né la piperita né la marocchina ma quella artica.

L'Origano, un'erbacea perenne ed arbustiva nella maturità è spesso confuso con la Maggiorana. Essiccato mantiene in modo prorompente le proprie qualità aromatiche e medicamentose. L'origano, in cucina, va sempre aggiunto a fine cottura, pena il decadimento di aroma e profumo.


Dopo pizza e mojito che ne dite di un buon risotto all'Ortica? Cresce spontanea in luoghi incolti e la si può trovare fino a 2500 mt di altitudine. Si raccoglie dalla primavera all'autunno e va' lasciata essiccare in mazzi appesi a testa in giù in luoghi ombrosi ed aerati e si conserva in sacchi di juta o di carta. Per non scontrarsi con le sue qualità urticanti è importante avere l'accortezza di usare sempre i guanti, per raccoglierla e maneggiarla, e di prediligere le foglie più giovani. Una volta sbollentata è ottima in zuppe, timballi e risotti. E' un ottimo ricostituente!

Il Prezzemolo è una pianta biennale e ama un terreno fertile ed umido. Le foglie si raccolgono tutto l'anno soprattutto per non far germogliare la pianta che perderebbe le sue proprietà nutrizionali: è infatti ricca di vitamine A, B, C, sali minerali e ferro. Il prezzemolo strofinato sulla pelle dopo una puntura d'ape allevia il fastidio!

Il Rafano, o Cren o Barbaforte, è un'erbacea orientale dalle foglie oblunghe e dalle radici che raggiungono la maturazione dopo due anni. Una volta raccolte le radici vanno utilizzate immediatamente e crude per aromatizzare i piatti più disparati. Inoltre con le radici fresche sminuzzate si possono preparare degli efficaci impacchi contro nevralgie e dolori intercostali ed anticamente era il rimedio d'eccellenza contro gli attacchi di gotta. E' ottimo come caudiuvante della digestione e combatte la flautolenza. Ma non và mai assunto durante la gravidanza.


Ovidio era un grande estimatore della "rugiada del mare" il Ros Marinus i cui arbusti sono caratteristici della macchia mediterranea e dei nostri giardini. I fusti sono ascendenti o ricurvi e le foglie sono resinose. E' importante potarlo ogni anno dopo la fioritura evitando di eliminare le parti più vecchie mentre in cucina vanno sempre usate le parti apicali, per consentire un rinnovo continuo. Il suo estratto è ottimo come tonico per la pelle e antidolorifico per eccellenza contro il mal di denti. I rametti di rosmarino nel guardaroba allontanano le tarme e nel barbeque allontanano gli insetti!

La Santolina è una pianta rustica con arbusti sempre verdi: le foglie fresche possono essere utilizzate in insalate e per aromatizzare i nostri piatti come farebbe il rosmarino. I rami e le foglie secchi invece hanno un'ottima funzione insetticida in quanto tengono lontano le zanzare e le tarme.

La Salvia si declina in 900 specie diverse tra biennali, annuali e perenni. Ha bisogno di un  clima asciutto ed ottima, usata in cucina, per digerire le carni grasse. Le sue qualità officinali conosciute sono quelle di essere un naturale secretore di succhi gastrici e protettore del fegato. Le foglie essiccate e polverizzate sono un ottimo dentificio e sbiancante.

Il Tarassaco, o Dente di Leone o Cicoria Matta o Piscialetto, un'infestante grazioso le cui foglie all'inzio della primavera diventano ottime insalate. Una volta germogliato il fiore giallo diventa un soffione che disperde nell'aria i semi, autoriproducendosi. I boccioli dei fiori, quando ancora conservano qualche filamento viola, si possono conservare in salamoia ed utilizzare come capperi.

Di Timo, in natura ne esistono 350 specie diverse, e si può utilizzare, fresco o essicato, per aromatizzare qualsiasi piatto in cucina. Antisettico, antibatterico, espettorante e, insieme alla Salvia, è l'antesignano del dentifricio.

E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 

Fred Buscaglione - Eri Piccola Così
Billy Eckstine - Felicidade
Joaquin Sabina - 19 dias y 500 noches
Sade - Paradise
Burton, Corea, Metheny, Haynes, Holl - Straight Up and Down

Un talk show gastronomico sempre in movimento: 

RADIO SHERWOOD lunedì alle 15.00, mercoledì alle 18.30, venerdì alle 14.30. Sul web, in streaming e in PODCAST!  

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Mangiare erba non significa brucare: "qb on air" e le erbe aromatiche (dall'Angelica alla Melissa)

Dall'orto all'orto botanico: con Gil, l'amico musicista e gastrocurioso, abbiamo deciso di uscire dallo studio di registrazione per scoprire cos'è che profuma l'aria e, come le streghe, i monaci ed i druidi di un tempo, abbiamo mosso i primi timidi passi in un mondo profumato e misterioso, quello della botanica e nello specifico dell'uso delle "erbette" in cucina. Proprio perché mangiare erba non significa brucare.

Un alfabeto di curiosità e principi attivi fitoterapici: questa settimana dalla A alla M.

Angelica, le foglie più tenere ed i steli si mangiano crudi, anche in insalata, ed è un'erbettina adorabile con il pesce. Le sue qualità sono toniche, digestive, espettoranti e se lasciate in auto un sacchettino di lino con un po' di foglie il loro profumo allontanerà la nausea da movimento.

Anice, è usato per aromatizzare molti liquori tra i quali l'Assenzio, la bevanda prediletta dei poeti maledetti francesi. Bevanda che sta tornando di moda: dopo esserci storditi con tutto, compreso i guru della politica, si ritorna ai fondamentali. I semi vengono usati anche per insaporire dolci e focacce anche se nel mediterraneo si preferisce l'applicazione alcolica: dal Pastis alla Sambuca è tutto un tintinnare di bicchieri. E per digerire le cose del mondo vai con il liquore all'anice mentre per profumare l'alito basta masticare qualche seme essiccato.


Basilico, erba per eccellenza della cucina italiana che proviene dalle aree asciutte del nord Africa. Se ne conoscono ben 60 specie: da quello genovese, più carnoso, a quello siciliano, più piccolo e delicato. Il suo nome deriva dal greco basileus che significa "erba da re", perché era considerata tra le più importanti dell'erbario casalingo.

Cerfoglio, proveniente dall'Asia occidentale, ricorda un po' il prezzemolo nella forma ed è sempre meglio usarlo a fine cottura, in quanto tenderebbe a dare un retrogusto amaro alle pietanze. E' ricchissimo di vitamica c, ferro e carotene ed è ottimo per insaporire pesce, uova al forno e pollame in generale.

Coriandolo, il prezzemolo cinese, un'erbacea annuale. Si abbina ottimamente a cavoli, crauti, legumi, pesce e maiale. E' un ingrediente importante per la produzione di curry e masala. Il seme veniva inserito in dolcini a base di zucchero lanciati dalle finestre durante il Carnevale in segno di allegria e di augurio propiziatorio.

Il Cumino ha un cugino selvatico, il Carum Carvi, molto amato nella cucina del nord Europa, mentre, l'originale, il Cuminum Cyminum dall'aroma più forte, è originario della Siria. I semi raccolti in una garza ed uniti all'acqua di cottura dei cavoli eliminano gran parte dell'odore che essi sprigionano ed è ottimo per insaporire pani e focacce.


Il Dragoncello, originario dall'Oriente, ha foglie allungate, dal colore verde brillante. E' l'ingrediente principe della salsa bernese e le foglie fresche sanno impreziosire semplici insalate. In infuso è ottimo contro l'insonnia e riconosciute sono le qualità toniche, digestive, aperitive e serve anche lenire certi doloretti che ci colpiscono qua e là.

Erba Cipollina, è molto profumata, va' seminata da settembre ad aprile in profondi solchi in terreni molto drenati altrimenti tende a marcire (e le punte diventano marroni). Stimola l'appetito: ecco perchè si mette dappertutto!

Il Finocchio selvatico, ha bisogno di postazioni di coltura molto calde ed ha un profumo molto inteso. I semi decotti sono ottimi per gli occhi arrossati ed in cucina ben si sposa alle composte di frutta estiva (albicocche e pesche) e al pesce (come per l'Issopo). Non   non va mai usato in nessuna forma durante la gravidanza in quanto crea disagi importanti alla madre e al feto. 

La Lavanda è un'erba aromatica che si raccoglie dalla tarda primavera a luglio, viene essicata per poi goderne tutto l'anno. In cucina è ottima per valorizzare la carne, il pesce arrosto, il miele ed i dolci, mentre in erboristeria i decotti e gli infusi sono ottimi per combattere il mal di testa, la tosse e il mal di gola.
Se mettete a macerare un mazzetto di fiori secchi in mezzo litro d'olio evo otterrete un olio profumato per preparare pani specialissimi!


Maggiorana: assomiglia all'origano nella forma ed è molto usata nella cucina mediterranea. Con l'origano condivide il profumo intenso e l'uso medicinale: cura l'insonnia e l'ansia in poche gocce di olio essenziale, in infuso è ottimo contro le nevralgie e per aumentare la diuresi, nei suffimigi combatte asma, raffreddori e la tosse.

La Malva è un'ottimo antinfiammatorio: utilissimo per combattere le affezioni respiratorie ed è un ottimo espettorante antitosse. Come impacco o tonico è utile nella cura di eczemi e acne.

La Melissa ha un profumo di limone ed è ottima nei dolci, nei pani e nell'insalata. Cura le coliche intestinali, le insonnie di origine nervosa e anche la tachicardia. Stroinando le foglie fresche sulle tempie combatteremo efficacemente cefalee ed emicranie, mentre l'infuso (un litro d'acqua per  30 gr di foglie secche) aiuta a gestire lo stress, la depressione, l'insonnia ed i dolori mestruali.

Una ricettina? Con un chilogrammo di sale (grosso o fino non importa) e 160 gr di erbette miste nel frullatore e poi messo tutto ad asciugare qualche ora sopra qualche foglia di carta casa si otterrà un sale profumato per i nostri cibi ma anche un sale aromatico per degli avvolgenti bagni caldi all'insegno del relax totale.

E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 

Jamiroquai - Emergency On Planet Earth
Koop - Waltz for koop
Jet - Are You Gonna Be My Girl
Bjork - Human Behaviour
Bill Evans - On Green Dolphin Street


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"qb on air" e la storia dell'uovo a La Mela di Newton

Secondo Dante Alighieri l'uovo con il sale sarebbe stato il miglior alimento al mondo. Un popolare aneddoto narra che un giorno egli incontrò in piazza un signore a lui sconosciuto, che lo fermò domandandogli: "Qual è il cibo più buono del mondo?". "L'uovo", rispose il poeta. Un anno dopo, nella stessa piazza, i due s'incontrarono nuovamente, e lo sconosciuto domandò a bruciapelo: "Con che?". "Col sale", fu la pronta risposta di Dante, famoso per la sua memoria. 

Partendo da questo aneddoto, tratto da i Taccuini Storici, abbiamo trascorso una bella serata a La Mela di Newton raccontando la storia dell'uovo, ovvero da come la natura ha consentito ad un uovo di farne un altro, ascoltando le bellissime canzoni del duo acustico Origami e gustando, tra una chiacchiera ed un'altra, dolci muffin al cioccolato e spezie e i classici cicheti della tradizione veneziana.


Ma voi sapere quanti modi di dire e quanti aforismi esistono che hanno l'uovo come protagonista? Beh, ecco alcuni di quelli che abbiamo scoperto insieme: 

Gallina che canta ha fatto l'uovo: si dice di qualcuno che nasconde, dietro un atteggiamento allegro, qualche malefatta. 

Uovo di Colombo: si dice di trovata semplicissima che risolve un problema da tutti considerato irrisolvibile. 

Rompere le uova nel paniere: si dice di qualcuno che poco opportunamente si intromette per ostacolare l'operato di un'altra persona. 

Essere pieno come un uovo: avere mangiato così tanto da non potersi muovere. 
Cercare il pelo nell'uovo: Essere estremamente minuzioso e cercare sempre anche i minimi difetti nelle cose. 
Meglio un uovo oggi che una gallina domani: è più sicuro accontentarsi di quello che si ha al momento e non rischiarlo per avere sempre di più. 

Non si può far la frittata senza rompere le uova: sin dice quando per ottenere uno scopo bisogna pagare un prezzo più o meno lecito .
Fare una frittata: si ci riferisce ad una cosa malriuscita o ad un disastro sia pratico che figurato. 

Rigirare la frittata: si dice quando qualcuno rigira un argomento di discussione in tutti i modi, pur di avere ragione. 

"Il rumore non dimostra nulla. Spesso una gallina che ha appena fatto un uovo schiamazza come se avesse fatto un asteroide" di Mark Twain
"L'uovo nasce incolume e muore contrito" di Alda Merini e quello più bello, secondo me, che ha chiuso la serata, 
"Nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo. Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura". di 
Erri De Luca







E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 

Marvin Gaye - Let's Get It On
Bob Marley - Get Up Stand Up
Jamiroquai - When You Gonna Learn
Roy Orbison - Oh Pretty Woman
Fever - Jimmy Smith & Kenny Burrell

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"qb on air" in giro tra taverne, locande e osterie. E una tartelletta di baccalà allo zafferano

Questa settimana con Gil, l'amico gastrocurioso e sempre più paziente, siamo andati in giro a osterie, taverne, locande, ristoranti....ma, che differenza c'è, o c'è stata, fra tutti questi locali che "somministrano cibi e bevande"?

A Treccani aperta (e con la macchina del tempo accesa) si scopre questo:

ristorante s. m. [adattam., su ristorare, del fr. restaurant (v.)]. – Esercizio pubblico dove si consumano pasti completi che vengono serviti da camerieri su tavoli disposti in un locale apposito (il termine indica o vuole indicare un esercizio di categoria più elevata che trattoria)

trattorìa2 s. f. [der. di trattore3]. – Pubblico esercizio, con una o più sale, dove si possono consumare pasti completi; ha in genere tono più modesto rispetto al ristorante, ma spesso il nome di trattoria è assunto anche da ristoranti caratteristici di alto livello (sempre che siano esercizî autonomi, che non facciano cioè parte di alberghi, stazioni, navi, ecc.)

osterìa s. f. [der. di oste1]. – Nel passato, locanda dove si poteva mangiare e trovare alloggio: cammina, cammina, cammina, alla fine sul far della sera arrivarono stanchi morti all’o. del Gambero Rosso (Collodi). Oggi, locale pubblico, di tono modesto e popolare, con mescita di vini e spesso anche con servizio di trattoria.

tavèrna s. f. [lat. tabĕrna «bottega, osteria»]. – 1. a. Osteria, trattoria di infimo rango, frequentata da gente poco raccomandabile: ne la chiesa Coi santi, e in taverna coi ghiottoni (Dante); una t. piena di ubriaconi; linguaggio da taverna, basso, volgare. b. Oggi il termine, di uso prevalentemente ant., è stato riadottato senza più alcun valore spreg. per indicare, insieme al dim. tavernetta, ristoranti, trattorie e sim., a volte di lusso, arredati in stile rustico.


Quindi abbiamo fatto un giro fra le varie cucine e ci siamo fermati a degustare il baccalà, che nei "bacari" veneziani, come nelle cucine dei ristoranti blasonati, non manca mai.




Tartelletta con baccalà allo zafferano e salsa "stellata"

Ingredienti
Per la frolla
250 gr di farina Petra 00 5, 125 gr di burro Ocelli salato, 1 uovo bio, 30 gr di zucchero di canna, 1 cucchiaio di acqua fredda.
Per la farcia
600 gr di baccalà ammollato, 2 scalogni, zafferano in polvere e in pistilli, 2 bicchieri abbondante di latte crudo, pepe in grani, 1 foglia di alloro, sale, olio evo.
Per la salsa (di Heinz Beck)
3 cipolle, 1 cucchiaio di curry, 30 gr di Martini bianco, 60 gr di vino bianco secco, 250 ml di brodo vegetale, sale, olio evo.

Procedimento
Preparare la frolla come di consueto, avvolgerla nella pellicola e farla riposare in frigo per almeno 30'. Stenderla, foderare degli stampini da tartelletta da 8-10 cm e metterli in frigo per altri 30'. Cucinarli in bianco per 10' a 180° coperti da fagioli secchi o perle di ceramica e per altri 5' scoperti. Mettere da parte.


Mettere il baccalà ammollato in un tegame basso coperto con latte, unire la foglia di alloro, i grani di pepe e cucinare a fuoco basso per circa 30'.
Sgocciolarlo, togliere la pelle, sbriciolarlo e saltarlo in una padella con dell'olio evo, dove sono stati fatti dorare due scalogni tritati finemente, per qualche minuto. Aggiungere lo zafferano in polvere e in pistilli, mescolare bene, regolare di sale, sfumare con un filo di vino bianco secco e mettere da parte.

Tritare finemente le cipolle e farle appassire con un cucchiaio di olio evo, unire il curry, il Martini bianco e il vino, lasciar sfumare, unire il brodo e far assorbire metà del liquido. Coprire, lasciar riposare mezz'ora, frullare con il mixer ad immersione, passare al colino ed emulsionare con un paio di cucchiai di olio evo.

Servire la tartelletta farcita con il baccalà profumato appoggiata sul piatto dove si sarà versata un po' di salsa a specchio.



E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 

Frank Sinatra - You Are The Sunshine Of My Life
Norah Johnes - Sunrise
Jack Johnson - Banana Pancakes
Musica nuda - Il cammello e il dromedario
Wayne Shorter - Black Nile

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"qb on air" e lo svezzamento 2.0: per non dichiarare guerra al gusto fin dalla culla


Sono già trascorse 20 settimane, e quindi 20 puntate, in compagnia di Gil, l'amico musicista gastrocurioso, ed abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere sullo svezzamento e l'educazione al gusto, una parte fondamentale della crescita di ognuno di noi.

Non è facile abbandonare il seno e il biberon per affrontare il freddo cucchiaino e dei "mappazzoni" incolori ed insapori ma è proprio da questo momento che la mamma e la famiglia che circonda il piccolo ha una responsabilità grandissima ovvero quella di riuscire a trasformare un esserino urlante in un fine gastronomo, cultore del gusto buono, pulito e giusto. Come? Magari allontanandolo dalla televisone: lo sapete che MTV, la mitica tv degli adolescenti e dei giovani ogni 15' martella cervelli e papille gustative con pubblicità di soft drink e snacks preconfezionati?

Ecco allora come la "rete" può aiutare le giovani mamme ad affrontare un compito così arduo ma entusiasmante ovvero quello di scoprire giorno per giorno, assieme ai nostri piccoli tesori, un gusto nuovo, un colore nuovo, un profumo nuovo.

E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 

JOAN  AS  POLICE  WOMAN - Eternal Flame
Toto - Africa
St. Vincent - Jesus Saves, I Spend
Miles Davis - Pinocchio
John Coltrane Sextet - Blue Train

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"qb on air" e il digiuno visto dagli eremiti, dai bizantini e dalla tribù degli Xerente: per liberare l'anima e salutare la primavera




«Non sarai schiavo del corpo ma t'impegnerai a procurare quel ch'è meglio per l'anima, che noi liberiamo per così dire da una prigione se la separiamo dalle passioni della carne» (Basilio di Cesarea).


Il digiuno, sotto l'aspetto religioso, può essere privato o pubblico ma è senza dubbio quest'ultimo aspetto che va a prevalere in quanto si identifica come momento liturgico e sociale della comunità.
Da sempre l'uomo ha visto nel digiuno un momento di purificazione e di carità, una pratica ascetica per elevare la spiritualità della prorpia anima attraverso l'umiliazione e la privazione del corpo: nel momento in cui sono in grado di dominare la carne lo spirito sarà fortissimo.

Il digiuno veniva praticato ad Atene in occasioni delle Tesmoforie, nei misteri degli Elusi ma anche nel buddismo, nell'induismo e nel manicheismo. Digiunano gli ebrei, i cristiani ed i mussulmani. I farisei digiunavano due volte alla settimana, il lunedì e il giovedì, e i primi cristiani invece il mercoledì ed il venerdì, spostando in avanti di un giorno la pratica.
E digiunavano anche i maschi della tribù degli Xerenti, durante un intero ciclo lunare, per propriziare le pioggie primaverili e cibo per tutta la comunità. Come poi fecero gli appartenenti alle prime comunità cristiane che, riuniti in monasteri e lontani dalle tentazioni del mondo, offrivano la propria astensione dal cibo e le proprie preghiere per il bene della collettività.

Questo, e tanto altro ancora è quanto ci racconteremo con Gil, l'amico gastrocurioso, andando appunto in giro per il mondo a scoprire il significato di un atto così comune a tutte le latitudini, dall'alba della civiltà, concludendo con una ricettina di Bigoli in salsa o con le sarde, tutta veneziana e molto sfiziosa.




E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 

naim, yael - new soul
Barry White - Let The Music Play
Harry Belafonte - Lime In The Coconut
Frank Sinatra - Mrs. Robinson
Max Roach - Tender Warriors

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