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CANEDERLI DI SPINACINI, ORTICHE E AGLIO URSINO PER #BUONAPPETITOFIORELLINO

A partire dal Trecento compaiono i primi grandi erbari, incredibili raccolte che testimoniano ll’impegno classificatorio che culminò, con l’invenzione della stampa, in opere come L’Herbario Novo di Castore Durante (1529-1590) e Discorsi di Pier Andrea Mattioli sull'opera di Dioscoride di Pietro Andrea Matteoli (1500-1577).


Ma è la cultura popolare legata alla cucina che offre la possibilità di sbizzarrirsi non solo in decotti o tisane ma in veri e propri piatti gourmet: andar per erbe, complice l’arrivo della Primavera, non è solo un modo dare sfogo al proprio spirito bucolico ma un’attività fondamentale per rendere più ricchi da un punto di vista nutrizionale piatti altrimenti poveri. Pissacan, sciopet, carleti, tagliatelle della madonna, barba di capra ed erba di vento finivano trasformati in profumati pesti, ricche frittate e morbidi dessert che non avevano solo lo scopo di nutrire ma anche di prevenire e guarire. Semplici ed umili precursori della scienza nutraceutica.






“Ogni erba che arda in su la ga na so virtù” e “Par ogni malora, sempre erba dentro e fora” sono antichi proverbi veneti che raccontano come la saggezza popolare sapeva trovare un rimedio per ogni malanno, abbassando il proprio orizzonte a quello dell’altezza del terreno di prati e boschi. Nel personale erbario di ognuno di noi non dovrebbe mancare la ricetta di un decotto di foglie di ortica: è un toccasana per contrastare la caduta dei capelli. L’acqua di bollitura della lattuga sarà invece una lozione indispensabile per calmare la pelle sensibile aggredita dal freddo di questi giorni. E per scaldarsi? Una bella tisana preparata con foglie di eucalipto, di menta e qualche bacca di rosa canina, tenute cinque minuti in infusione.


Fitoterapia e nutraceutica anche nella ricetta di oggi dove i fiori eduli sono raccontati come ingrediente e non solo come decorazione: “Buon appetito … Fiorellino “ contest lanciato in occasione dell’annuale manifestazione “Villa Ormond in Fiore”, coordinata dalla Fondazione Villa Ormond Events, che si tiene nella città di Sanremo, vuole raccontare tutto ciò, ricordando la vita e la passione di Libereso Guglielmi, grande appassionato e ricercatore.
Recenti studi hanno stabilito le qualità antiossidanti e antipercolesterolemiche dell’aglio ursino, senza dimenticare che nel pastoralismo balcanico era spesso utilizzato come starter per la produzione di yogurt o latti fermentati.




R - CANEDERLI DI SPINACINI, ORTICHE E AGLIO URSINO
Portata: primo piatto
Dosi per 2 persone
Difficoltà: media
Preparazione: 40’ più il riposo
Cottura: 20’
Vino consigliato: S.Magdalener Alto Adige Doc

Ingredienti
200 g di spinacini freschi
50 g di foglie di ortica fresca
50 g di aglio ursino
qualche petalo di calendula marittima
150 g di pane raffermo tagliato a cubetti
100 g di Parmigiano Reggiano
50 ml di latte intero
50 g di burro
1 uovo bio
20 g di farina 00, setacciata
Sale all’arancio dell’isola di Mothia
Pepe bianco di Sarawak macinato al momento

brodo vegetale ottenuto con la parte verde del porro

Procedimento
Tagliate il pane a dadini e lasciatelo riposare con metà del latte caldo per circa 30’. 
Sbollentate gli spinacini e l’aglio ursino per 1’ in acqua bollente salata, scolate, strizzate e tritate finemente al coltello.
In una ciotola sbattete l’uovo con il latte rimasto, unite una noce di burro sciolto, 50 g di parmigiano reggiano, profumate con il carvi, regole di sale e pepe e versate il tutto nel pane cubettato unitamente al trito di verdure.
Impastate spolverando con la farina ed amalgamando bene, impastando con energia.
Con le mani inumidite formate dei canederli di 3 cm di diametro e lasciateli riposare in frigo fino al momento della cottura (almeno due ore, meglio tutta una notte). 
Lessate i canederli nel brodo vegetale, scolate e conditeli con burro e fuso e parmigiano raggiano rimasti e profumandoli con il pepe macinato al momento.

Un grazie di cuore per la realizzazione di questo insolito contest a Raffaella Fenoglio del blog “Tre civette sul comòEdizioni Zem ed AIFB – Associazione Italiana Food Blogger 


Bibliografia:
il quaderno delle Erbe, della Pro Loco Sarmede - Kellermann Editore, 2012
Atlante gastronomico delle erbe di Andrea Pieroni - Slow Food Editore, 2017
Erbe da mangiare di Luigi Ballarini e Ada De Santis - Mondadori Editore, 2008
Erbe aromatiche e fiori commestibili - Corriere della Sera, 2005
La cuoca selvatica di Eleonora Matarrese - Bompiani, 2018
Piante spontanee utilizzate in alimentazione di Silvano Rodato - G.S. STAMPA, 1989

FRITTATA DOLCE DI MELE ALLA LAVANDA, CUMINO E ROSA MAROCCHINA PER #BUONAPPETITOFIORELLINO




Ludwig Feuerbach asseriva: ”Noi siamo quello che mangiamo” ad indicare che il cibo influenza non solo il fisico ma anche la coscienza ed il modo di pensare. E niente come il rapporto dell’uomo con l’universo vegetale trova conferma nell’affermazione del filosofo, che ha trovato nelle “erbe” soluzioni ai propri bisogni alimentari, sanitari e magici.
Le piante sono state infatti le prime medicine comparse sulla terra, le uniche usate dai nostri antenati ed oggi non si può che essere felici del gran ritorno di questa antica sapienza, per millenni tipicamente femminile.

L’uso delle erbe è stata anche una delle caratteristiche della cucina greca antica dove ritroviamo il mirto, caro ad Afrodite, il lauro, il timo, la maggiorana, il carvi o cumino dei prati, il sedano, a cui veniva richiesto di essere d’aiuto nelle faccende amorose e il più pragmatico finocchio. Il prezzemolo ed il basilico, invece, venivano usati per scacciare gli insetti.


Furono i monaci benedettini che si dedicarono al trattamento di malattie ed alla produzione di distillati, bevande e profumi grazie alla cura dell’Orto dei semplici, un’area sempre presente all’interno del monastero, dedicato alla cura e alla coltivazione delle erbe officinali.
Il termine erbe officinali deriva da “officina” che nel medioevo identificava il laboratorio farmaceutico dove  lo speziale di fino si dedicava alle preparazioni di rimedi medicamentosi, unguenti e profumi. Lo speziale di grosso, invece, si dedicava esclusivamente all’utilizzo ed alla trasformazione delle preziosissime spezie.
   

Ecco allora un dessert che diventa una vera e propria medicina grazie alla presenza del cumino dei prati e della lavanda. Del primo, da non confondere con il cumino romano o il cumino propriamente detto, già citato nell'Antico Testamento e caratteristico dei piatti mediorientali, si raccolgono i frutti (erroneamente definiti semi) alla fine dell'estate, soprattutto nell'arco alpino, nei prati e lungo i margini delle strade di montagna e la nutraceutica gli riconosce di avere qualità antiossidanti, antibatteriche e sopprimenti l'appetito. I fiori della lavanda che ho utilizzato vengono da quei luoghi che da sempre Venezia ha considerato come i propri monti, i Colli Euganei. Nel borgo di Arquà Petrarca, che custodisce la casa del  poeta Francesco, Cristina e Roberto hanno ripreso una coltivazione che dal secondo dopoguerra era stata abbandonata. 


Nel loro splendido lavandeto, che vi consiglio di visitare dalla tarda primavera fino a tutto luglio, questo arbusto spontaneo cresce ed offre i suoi delicatissimi fiori, le cui virtù terapeutiche aiutano a combattere mal di testa, tosse e mal di gola. Infine la mela: “una al giorno”, come recita l’antico adagio, grazie alla sua azione di inibizione dei radicali liberi, gli antiossidanti in essa contenuti contribuiscono a ridurre in modo importante l'invecchiamento cellulare e altri fenomeni degenerativi.


Fiori eduli quindi come ingrediente e non solo come decorazione: “Buon appetito … Fiorellino“ contest lanciato in occasione dell’annuale manifestazione “Villa Ormond in Fiore”, coordinata dalla Fondazione Villa Ormond Events, che si tiene nella città di Sanremo, vuole raccontare tutto ciò, ricordando la vita e la passione di Libereso Guglielmi, grande appassionato e ricercatore.


Un grazie di cuore per la realizzazione di questo insolito contest a Raffaella Fenoglio del blog “Tre civette sul comò, Edizioni Zem ed AIFB – Associazione Italiana Food Blogger 

R - FRITTATA DOLCE DI MELE ALLA LAVANDA, CUMINO E ROSA MAROCCHINA
Portata: dessert
Dosi per 2 persone
Difficoltà: semplice
Preparazione: 45’ più l'infusione
Cottura: 15’-20'

Ingredienti
3 uova bio
3 cucchiai di zucchero integrale di barbabietola
3 cucchiai rasi di farina di riso
1 limone bio
1 mela renetta  
150 ml di latte intero
30 g di burro chiarificato
2 cucchiai di mirtilli freschi
1 cucchiaio di pistacchi tritati
1 cucchiaio di rose marocchine essiccate 
1 cucchiaino di frutti (semi) di cumino dei prati
1 cucchiaino di fiori di lavanda alimentare
un pizzico di sale di Cervia
un sospetto di pepe di Timut

Procedimento
Tostate i semi di cumino e le foglie di rosa per qualche minuto in una padella di ferro, fate raffreddare e pestateli con i fiori di lavanda in un mortaio.
Avvolgeteli in una garza sterile che chiuderete a mo' di sacchetto, inseritelo nel latte, portate ad 80° e lasciate in infusione tutta una notte.
Sbucciate e detorsolate la mela, affettatela finemente. Dividete tuorli ed albumi.
In una ciotola lavorate i tuorli con un cucchiaio di zucchero, un pizzico di sale e di pepe, unite la scorza grattugiata del limone, versate a pioggia la farina setacciata, il latte, le mele ed infine gli album,i montati a neve con un cucchiaio di zucchero, con movimenti delicati, dal basso verso l’alto.
Sciogliete in un padella di 18-20’ cm di diametro metà del burro, versate il composto e lasciate che si rapprenda a fuoco lento, capovolgetelo, unite il burro restante e continuate la cottura per 5’ nel forno statico già caldo a 200°.
Sfornate, spolverate con lo zucchero rimasto e fate raffreddare.
Servite la frittata dolce tagliata a quadrotti spolverata di zucchero a velo, granella di pistacchio e qualche mirtillo fresco spadellato per pochi minuti con un po' di zucchero a velo di canna.


Bibliografia:
il quaderno delle Erbe, della Pro Loco Sarmede - Kellermann Editore, 2012
Atlante gastronomico delle erbe di Andrea Pieroni - Slow Food Editore, 2017
Erbe da mangiare di Luigi Ballarini e Ada De Santis - Mondadori Editore, 2008
Erbe aromatiche e fiori commestibili - Corriere della Sera, 2005
La cuoca selvatica di Eleonora Matarrese - Bompiani, 2018
Piante spontanee utilizzate in alimentazione di Silvano Rodato - G.S. STAMPA, 1989

"ECCELLENZE TREVIGIANE A TAVOLA", il convegno della Delegazione di Treviso Alta Marca dell'Accademia italiana della Cucina


La Delegazione Treviso Alta Marca dell'Accademia Italiana della Cucina ha raggiunto il traguardo dei dieci anni di vita e Nazzareno Acquistucci, il suo delegato, ha ritenuto opportuno, nel solco della migliore tradizione accademica, di festeggiarlo con un convengo che in qualche modo rimarcasse la presenza sul territorio e la vocazione culturale dell'Accademia.




Il convegno, organizzato dal prof. Danilo Gasparini, avrà come tema "Eccelenze trevigiane a tavola" e si terrà ad Asolo, presso la Sala Consiliare in Piazza G. D'Annunzio 1, con il seguente programma

"ECCELLENZE TREVIGIANE A TAVOLA"

09.00 - 09.30 Arrivo partecipanti al Convegno

09.30
Saluto del Delegato Nazzareno Acquistucci 

09.35 
Saluto delle Autorità presenti

09.45 
I numeri primi del Prosecco (Oltre il Prosecco), Dott. Umberto Marchiori, produttore

10.15 
Gli ultimi formaggi di malga, Alessandro De Conto, responsabile dell'Azienda Valsana 

10.45 
Pausa caffè (30 minuti)

11.15 
Patate e ........ compagni (fagioli, piselli, marroni, asparagi, ecc,), Prof. Paolo Sambo

11.45 
Dal campo alla cucina: la parola allo Chef, Nicola Dinato del Ristorante Feva (Castelfranco) 

12.15 
Eccellenze venete in rete, Anna Maria Pellegrino, Presidente dei Food Blogger (AIFB)
12.45
Intervento conclusivo del Segretario del Consiglio di Presidenza Renzo Rizzi dell'Accademia Italiana della Cucina

Vi aspettiamo sabato 27 maggio, alle ore 9.30 presso la Sala Consiliare del Comune di Asolo.


Caponata di melanzane. Ricetta? Di più! Videoricetta (che è quasi un tutorial)

Venerdì sta per Videoricetta e questa settimana c'è una sorpresa in più ovvero la Giornata Nazionale della Caponata, grazie al post di Giuliana Fabris dove potrete scoprire tutto della storia della ricetta, inserita nella settimana che il Calendario del Cibo Italiano di Aifb dedica alla melanzana, la "mela insana" che tolse il sonno a più di qualche censore disturbato, a sua insaputa, dalla presenza un po' fastidiosa della solanacea cruda, confusa con l'idea di maligno che, come ben sappiamo, si cela in molti luoghi. Orto compreso.

La caponata, tripudio degli ortaggi estivi, è un piatto che racconta tutta la bellezza e la passione della cucina che la gastronomia siciliana esprime in ogni portata. L’ingrediente principale, le melanzane, devono riposare con un po’ di sale grosso così da perdere parte dell’acqua amara di vegetazione e fritte nell’olio di semi, così da rendere il gusto più leggero. L'unione successiva con gli altri ingredienti, cotti a parte e con un po' di lentezza, ci consente di godere di un mix unico di sapori grazie soprattutto all'agrodolce, conditio sine qua non della ricetta, e sarà come far entrare l’estate nella vostra cucina. Il tocco finale, l'aggiunta dell'uvetta e dei pinoli tostati, testimonia come il mediterraneo ha saputo contaminare ricettari e palati, in perfetta armonia.
E' un piatto semplice, in sintesi, ma più curerete la linea con attenzione e più il palato vi ringrazierà e, mi raccomando, si serve a temperatura ambiente, in quanto il riposo conferisce un’armonia maggiore agli ingredienti.

Nel video anche un piccolo consiglio ovvero come preparare un hummus di melanzane, da preparare con la parte bianca inutilizzata dell'ortaggio, così da non sprecare davvero nulla,

Buona visione e buon appetito!


Carpaccio e Bellini: la magnifica coppia, Arrigo Cipriani e la bellezza


Per il Calendario del cibo italiano di Aifb oggi si festeggia la Giornata Nazionale del Carpaccio, la cui ambasciatrice è Lara Bianchiniho pensato che invece di raccontarvi una mia ricetta sarebbe stato più interessante farla raccontare dal suo ideatore, Arrigo Cipriani.

Si racconta che ai clienti che entrano chiedendo di sedersi al tavolo che abitualmente occupava Hemingway  Arrigo Cipriani indica un tavolo a caso “tanto, cosa vuole che ne sanno”. 
E si racconta anche che durante il regime fascista il padre Giuseppe, fondatore del locale, all’intimazione di esporre un cartello in cui si vietava l’ingresso agli ebrei, obbedì effettivamente, attaccando il cartello sulla porta della cucina, invece che all’ingresso del “suo” Harry’s Bar.

E' un tardo pomeriggio di maggio, scortata da un cielo i cui colori promettono, promessa mantenuta poco dopo, di aprirsi in un prova generale di diluvio universale, quando entro all’Harry’s Bar. Devo incontrare Arrigo Cipriani e non nascondo una certa emozione.
Abbiamo appuntamento alle 17.00. “Sta arrivando, è appena tornato da Dubai”, mi rassicurano.
Chiedo di poter fotografare, permesso che mi viene concesso quasi con stupore, ma dimentico quasi subito di farlo, immersa come sono nel piacere di osservare i clienti.
MI siedo su una delle poltroncine, studiate nei minimi particolari nelle forme e nell’altezza, come i tavolini, che arredano una stanza piena di avventori sorridenti e non rumorosi.
“Le porto qualcosa, nel frattempo?”
Ecco apparire il mitico Bellini servito in un bicchiere cilindrico, un tumbler alto.
Il cameriere, che indossa una giacca candida e dai modi oltremodo gentili, con gesti che assomigliano ad una danza, piega ad arte i tovaglioli logati dal celebre simbolo. 


“Le porto anche una polpetta?”
Arriva, perfetta, sembra preparata con il calibro. Ma non viene lasciata sul piatto. Viene avvolta da un tovagliolino in modo tale da poterla mangiare con le mani ma senza sporcarsi, come dovrebbe avvenire per ogni cicchetto che si rispetti.
Naturalmente è buonissima, morbida e croccante, come buonissimo è il Bellini, preparato con il succo di pesca bianca e le bollicine del prosecco. E convengo con il barman che il tumbler alto è il “suo” bicchiere.

Arriva Arrigo Cipriani e si scusa dei pochi minuti di ritardo, si confronta brevemente con un cameriere e si siede.
Un sorriso aperto ed un paio di occhi dall’intelligenza arguta mi anticipano due ore di chiacchiere piacevolissime e leggere, mai frivole.
“Dove sta andando Venezia?” gli domando con la voce un po' roca dall'emozione.
Un’ombra attraversa lo sguardo.
“Di Venezia resteranno le pietre. Sono le persone che rendono viva una città. Le persone nella loro quotidianità, che fanno la spesa nei negozi di quartiere, che si incontrano e si salutano, che si occupano di tenere in ordine e puliti calli e campi.”
E mi mostra le foto scattate qualche giorno prima con lo smartphone: ritraggono una panchina mezza divelta poco distante da un imbarcadero. “Ma le pare possibile? A Venezia? Cosa costerebbe ripararla? E cosa costa alla città una bruttura simile?”. Foto regolarmente inviate agli account social del sindaco, Brugnaro, a cui viene rimproverato di non essere veneziano. “E’ di Mogliano.” chiude tranchant con un sorriso che dice molto di più.


Mi racconta del suo recente acquisto, ventimila piantine di “castraure”, il carciofo violetto, presidio Slow Food, che cresce nell’isola di Sant’Erasmo. Quantità che raddoppierà il prossimo anno. Vengono lavorate nella cucina del ristorante di Venezia e poi spedite, per via aerea, agli altri locali della galassia Cipriani. 
Sono come dovrebbero essere le castraure: piccole, morbide, condite con un filo d’olio, deliziosamente sapide (la sapidità degli ortaggi veneziani) e disposte come un fiore sul piatto. Il bello che ritorna. Come nei gesti dei suoi collaboratori e come nell’altezza dei tavolini.

“E come sono i suoi cuochi?” memore delle sue recenti esternazioni legate ai cuochi televisivi ed alla "guida dei copertoni" (Michelin, ndr)
Bravi e non presenzialisti. Chi è sempre in tv dimentica velocemente la fatica della cucina, un luogo dalle temperatura altissime e che mina qualsiasi fisico. Infatti a preparare i piatti freddi, nei miei locali, sono le donne. Ma non vuole fermarsi a cena? Solo uno spuntino.”
Ci spostiamo al piano di sopra, in una sala dai colori caldi. 
Gli chiedo se sono cambiati i clienti mentre viene stesa sul tavolo rotondo un’essenziale tovaglia di lino e viene apparecchiato con pochi pezzi. In un bicchiere da champagne, di quelli meravigliosamente forgiati a piccola coppa, viene versato un Ribolla gialla spumantizzato davvero notevole, di produzione di un’azienda agricola del trevigiano, Sutto.


Ed ecco apparire “il” carpaccio, il piatto di carne cruda ed accompagnato con un filo, un filo!, di salsa “universale” (perché va bene con tutto, come precisa Arrigo) preparata con maionese, pepe ed un po’ di salsa Worcester.
Si scioglie in bocca nella sua morbidezza, temperatura di servizio perfetta. La bellezza si cela anche in un piatto apparentemente semplice ed impeccabile. Senza che la pietanza principale sia adagiata “sopra un letto di qualcosa”.
I suoi ristoranti sono 23, sparsi in giro nel mondo. Dalla Grande Mela agli Emirati Arabi migliaia di Clienti vengono accolti e soddisfatti: ai tavoli dell’Harry’s Bar veneziano, prima, e in tutti gli altri Harry’s si sono seduti re, principi, i protagonisti della Storia e le stelle dello spettacolo – da Woody Allen a Giorgio De Chirico, da Ernest Hemingway a Frank Sinatra. 


E clienti cafoni?
 «Venezia mette più soggezione di Ibiza e comunque si riconoscono da lontano e non solo per l’outfit: sono disposti a spendere anche 800 euro per la bottiglia più costosa e non sanno neanche che vino è. Ma anche a Venezia, purtroppo, qualcosa è cambiato e lo evince proprio dall’abbigliamento. Rispetto ad anni fa c’è più libertà nel vestire e mi auguro che questa tendenza cambi. E’ una forma di rispetto reciproco essere ben vestiti.”

Mi chiede se voglio una fetta di torta. Non riesco a replicare. Ancora con movimenti felpati, come quelli di un gatto e senza che ciò distragga la conversazione, viene cambiata la tovaglia (si, avete letto bene, il dessert viene servito sopra una tovaglia intonsa) ed arriva una fetta di torta al limone sopra la quale, vezzosa, fa bella mostra di sé una meringa morbida ed appena “bruciata”.
Gli chiedo se si sente uno scrittore, del resto ha al suo attivo molti libri e tutti di successo, e me ne fa portare subito un paio, che effettivamente non possiedo, tra cui uno “A Tavola” pubblicato da Rizzoli nel 1984, fuori produzione ahimè, che vi consiglio davvero di  leggere.
“I miei sono pensieri in libertà. Sono un ristoratore che scrive libri. Se fossi stato uno scrittore con un ristorante avrebbe fatto più notizia.”
Trascorrono veloci i minuti ed improvvisamente l’Apple Watch che indossa si illumina.
“Avrei un appuntamento con il personal trainer, alla mia età devo prendermi cura di me.” E sorride ironico mentre si paragona alle castraure che coltiva “siamo entrambi molto vicini alla terra.”


Ci salutiamo e ci promettiamo di vederci nuovamente. Appuntamento già fissato in agenda.
Mentre esco dal locale, accolta da un vento freddo che assieme all’acqua sembra aver fatto piazza pulita di tante brutture che sciupano irreparabilmente Venezia, mi viene in mente una frase di Zanzotto circa l’obbligo di difendere la bellezza “perché noi siamo il paesaggio che vediamo’’.


In treno faccio uscire dallo zaino il suo ultimo libro, “Stupdt o l’arte di rialzarsi da terra”, storie di ottuangenari ricchi di comicità e ironia. Uno stupidario colto e intelligentissimo sui meccanismi che regolano i rapporti umani in determinate condizioni.


Mi è rimasta in mente, come a mezz'aria, una domanda: “La bellezza salverà il mondo dalla stupidità?”


Ecco l'ispirazione dei celebri piatti di Arrigo Cipriani

OLIO CAPITALE a TRIESTE, dal 5 all’8 marzo: una fiera, un contest e due ricette di scrub all’Olio extravergine d’oliva


Dopo un 2014 definito terribile dai produttori italiani Olio Capitale 2016 torna a Trieste a festeggiare due momenti importanti: il decimo appuntamento ed un 2015 che ha riportato la produzione ovicola ai livelli precedenti.
Durante la quattro giorni che vedrà la manifestazione, già definita “stellare”, svolgersi nei saloni della Stazione Marittima e che si inaugurerà sabato 5 marzo, sono previste degustazioni guidate, lezioni di cucina con chef stellati e approfondimenti tecnici.

Durante la conferenza stampa sono stati rappresentati una serie di numeri, a testimonianza dell’autorevolezza che Olio Capitale si è guadagnata sul campo: 300 espositori provenienti dal 18 regioni italiane e moltissime presenze provenienti da molti mercati stranieri, come Spagna, Portogallo, Marocco, Slovenia, Croazia e Israele e la Grecia, per la prima volta a Trieste.
“Questo è un compleanno importante per Olio Capitale e lo festeggiamo con una goccia a forma di cuore quale simbolo della manifestazione perché sappiamo quanto l’extra vergine faccia bene alla salute.” – ha esordito il presidente della Camera di Commercio Antonio Paoletti. 
L’importanza della manifestazione è stata riconosciuta anche dal Sindaco di Trieste, Roberto Cosolini. “L’adesione del Comune a Olio Capitale è convinta – ha detto - oltre ad attrarre un folto pubblico specializzato dà l’occasione alla nostra filiera produttiva, che è di alto profilo, di farsi conoscere. Inoltre la fattiva collaborazione tra i comuni del Carso, della Slovenia e della Croazia sarà massa critica per far diventare Trieste il punto di riferimento per le produzioni di olio, vino e formaggio prodotti in Istria”.

Si rafforza inoltre la partnership con l’Associazione Nazionale Città dell’Olio, come ha ribadito Antonio Gersinich, vice sindaco del Comune di San Dorligo e consigliere del sodalizio. "La nostra associazione partecipa dalla prima edizione perché crediamo che la promozione dell’olivicoltura sia molto importante non solo a fini produttivi. Attraverso la diffusione della cultura dell’olio possiamo favorire infatti il turismo."

Aifb ha sottoscritto due anni fa un accordo di collaborazione con l’Associazione Nazionale di città dell’Olio che ha visto la realizzazione di Tour ad hoc e, in questa occasione, assieme a quattro Soci, saremo presenti e vi racconteremo tutto prima, durante e dopo l’evento.

E, per giocare anche con tutti quelli che vivono in un comune aderente alle Città dell’Olio, è stato organizzato un contest fotografico #OlioCapitale10; per partecipare dovranno essere scattate o recuperare fotografie scattate nel  Comune - Città dell’Olio. Saranno ammesse solo le fotografie che raccontano il mondo dell’olio (es. paesaggi olivicoli e olivicoltori al lavoro, dettagli di oliveti e olive, momenti della raccolta o della frangitura, ecc.), procedendo come segue:
  1. Mettere “mi piace” sulla pagina Facebook di Città dell’Olio  https://www.facebook.com/citta.dellolio/
  2. Scattare una o più fotografie del tuo territorio con smartphone, tablet o macchina fotografica o in alternativa, scegli una o più fotografie tra quelle che hai già scattato in altre occasioni
  3. Scrivere un post sulla Pagina Facebook delle Città dell’Olio  https://www.facebook.com/citta.dellolio/ allegando la foto o la galleria di foto che ha realizzato o scelto 
  4. Prima di pubblicare il post ricordati di inserire il nome della Tua azienda, il nome della Città dell’Olio e della Regione in cui è stata scattata la foto e una breve descrizione della foto, l’hashtag #oliocapitale10, così facendo ci permetterai di visualizzare la foto o la galleria di foto che hai postato e metterla in evidenza nella nostra pagina, in modo che tutti possano votarla, cliccando su “like/mi piace”.
Le foto che avranno ricevuto più “like/mipiace” saranno proiettate all’interno della Fiera Olio Capitale. 
Per info su orari ed eventi: www.oliocapitale.it


Non poteva non mancare una ricetta legata all’utilizzo dell’olio extravergine d’oliva, un concentrato di sostanze nutritive ed antiossidanti unico al mondo.
Mi sono fatta una domanda: ma se fa così bene dentro quanto bene potrà fare fuori? Ecco allora un paio di ricette di scrub davvero golose che potrete anche confezionare e regalare.

Scrub Olio Extravergine d’Oliva e Sale di Pirano

Ingredienti
Un bicchiere di sale grosso di Pirano
Olio extravergine d’oliva

Preparazione
Versare il sale, un paio di cucchiai per iniziare, in una ciotola di vetro e l’olio a poco a poco fino ad ottenere un composto facile da applicare. Mescolate con cura e strofinate tutto il corpo con un massaggio per almeno 5’. Poi sciacquatevi sotto la doccia. Se avete sottomano anche qualche goccia di olio essenziale di bergamotto sprizzerete di energia per tutto il giorno. Mentre con qualche goccia di olio essenziale alla lavanda sarete più sereni e rilassati.


Scrub anticellulite speziato all’olio extravergine d’oliva

Ingredienti
1 bicchiere di sale fino
1 limone o un arancio bio
2 cucchiai di cannella (è un potente antinfiammatorio)
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 cucchiai di miele

Preparazione
In una ciotola versare il sale, la scorza dell’agrume grattugiata, la cannella.
In un’altra ciotola sciogliere il miele nell’olio.
Versare gli ingredienti liquidi in quelli secchi lentamente fino ad ottenere un composto ben miscelato.
Massaggiare il corpo per almeno 10’, sciacquare sotto la doccia.