Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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FRITTATA DOLCE DI MELE ALLA LAVANDA, CUMINO E ROSA MAROCCHINA PER #BUONAPPETITOFIORELLINO




Ludwig Feuerbach asseriva: ”Noi siamo quello che mangiamo” ad indicare che il cibo influenza non solo il fisico ma anche la coscienza ed il modo di pensare. E niente come il rapporto dell’uomo con l’universo vegetale trova conferma nell’affermazione del filosofo, che ha trovato nelle “erbe” soluzioni ai propri bisogni alimentari, sanitari e magici.
Le piante sono state infatti le prime medicine comparse sulla terra, le uniche usate dai nostri antenati ed oggi non si può che essere felici del gran ritorno di questa antica sapienza, per millenni tipicamente femminile.

L’uso delle erbe è stata anche una delle caratteristiche della cucina greca antica dove ritroviamo il mirto, caro ad Afrodite, il lauro, il timo, la maggiorana, il carvi o cumino dei prati, il sedano, a cui veniva richiesto di essere d’aiuto nelle faccende amorose e il più pragmatico finocchio. Il prezzemolo ed il basilico, invece, venivano usati per scacciare gli insetti.


Furono i monaci benedettini che si dedicarono al trattamento di malattie ed alla produzione di distillati, bevande e profumi grazie alla cura dell’Orto dei semplici, un’area sempre presente all’interno del monastero, dedicato alla cura e alla coltivazione delle erbe officinali.
Il termine erbe officinali deriva da “officina” che nel medioevo identificava il laboratorio farmaceutico dove  lo speziale di fino si dedicava alle preparazioni di rimedi medicamentosi, unguenti e profumi. Lo speziale di grosso, invece, si dedicava esclusivamente all’utilizzo ed alla trasformazione delle preziosissime spezie.
   

Ecco allora un dessert che diventa una vera e propria medicina grazie alla presenza del cumino dei prati e della lavanda. Del primo, da non confondere con il cumino romano o il cumino propriamente detto, già citato nell'Antico Testamento e caratteristico dei piatti mediorientali, si raccolgono i frutti (erroneamente definiti semi) alla fine dell'estate, soprattutto nell'arco alpino, nei prati e lungo i margini delle strade di montagna e la nutraceutica gli riconosce di avere qualità antiossidanti, antibatteriche e sopprimenti l'appetito. I fiori della lavanda che ho utilizzato vengono da quei luoghi che da sempre Venezia ha considerato come i propri monti, i Colli Euganei. Nel borgo di Arquà Petrarca, che custodisce la casa del  poeta Francesco, Cristina e Roberto hanno ripreso una coltivazione che dal secondo dopoguerra era stata abbandonata. 


Nel loro splendido lavandeto, che vi consiglio di visitare dalla tarda primavera fino a tutto luglio, questo arbusto spontaneo cresce ed offre i suoi delicatissimi fiori, le cui virtù terapeutiche aiutano a combattere mal di testa, tosse e mal di gola. Infine la mela: “una al giorno”, come recita l’antico adagio, grazie alla sua azione di inibizione dei radicali liberi, gli antiossidanti in essa contenuti contribuiscono a ridurre in modo importante l'invecchiamento cellulare e altri fenomeni degenerativi.


Fiori eduli quindi come ingrediente e non solo come decorazione: “Buon appetito … Fiorellino“ contest lanciato in occasione dell’annuale manifestazione “Villa Ormond in Fiore”, coordinata dalla Fondazione Villa Ormond Events, che si tiene nella città di Sanremo, vuole raccontare tutto ciò, ricordando la vita e la passione di Libereso Guglielmi, grande appassionato e ricercatore.


Un grazie di cuore per la realizzazione di questo insolito contest a Raffaella Fenoglio del blog “Tre civette sul comò, Edizioni Zem ed AIFB – Associazione Italiana Food Blogger 

R - FRITTATA DOLCE DI MELE ALLA LAVANDA, CUMINO E ROSA MAROCCHINA
Portata: dessert
Dosi per 2 persone
Difficoltà: semplice
Preparazione: 45’ più l'infusione
Cottura: 15’-20'

Ingredienti
3 uova bio
3 cucchiai di zucchero integrale di barbabietola
3 cucchiai rasi di farina di riso
1 limone bio
1 mela renetta  
150 ml di latte intero
30 g di burro chiarificato
2 cucchiai di mirtilli freschi
1 cucchiaio di pistacchi tritati
1 cucchiaio di rose marocchine essiccate 
1 cucchiaino di frutti (semi) di cumino dei prati
1 cucchiaino di fiori di lavanda alimentare
un pizzico di sale di Cervia
un sospetto di pepe di Timut

Procedimento
Tostate i semi di cumino e le foglie di rosa per qualche minuto in una padella di ferro, fate raffreddare e pestateli con i fiori di lavanda in un mortaio.
Avvolgeteli in una garza sterile che chiuderete a mo' di sacchetto, inseritelo nel latte, portate ad 80° e lasciate in infusione tutta una notte.
Sbucciate e detorsolate la mela, affettatela finemente. Dividete tuorli ed albumi.
In una ciotola lavorate i tuorli con un cucchiaio di zucchero, un pizzico di sale e di pepe, unite la scorza grattugiata del limone, versate a pioggia la farina setacciata, il latte, le mele ed infine gli album,i montati a neve con un cucchiaio di zucchero, con movimenti delicati, dal basso verso l’alto.
Sciogliete in un padella di 18-20’ cm di diametro metà del burro, versate il composto e lasciate che si rapprenda a fuoco lento, capovolgetelo, unite il burro restante e continuate la cottura per 5’ nel forno statico già caldo a 200°.
Sfornate, spolverate con lo zucchero rimasto e fate raffreddare.
Servite la frittata dolce tagliata a quadrotti spolverata di zucchero a velo, granella di pistacchio e qualche mirtillo fresco spadellato per pochi minuti con un po' di zucchero a velo di canna.


Bibliografia:
il quaderno delle Erbe, della Pro Loco Sarmede - Kellermann Editore, 2012
Atlante gastronomico delle erbe di Andrea Pieroni - Slow Food Editore, 2017
Erbe da mangiare di Luigi Ballarini e Ada De Santis - Mondadori Editore, 2008
Erbe aromatiche e fiori commestibili - Corriere della Sera, 2005
La cuoca selvatica di Eleonora Matarrese - Bompiani, 2018
Piante spontanee utilizzate in alimentazione di Silvano Rodato - G.S. STAMPA, 1989

Cinquanta sfumature di macchie di sugo sulla canottiera ;)



Ritengo davvero molto piacevole entrare in libreria e gironzolare tra scaffali a muro ed allestimenti a terra in cerca di qualcosa che attiri la mia attenzione, anche nell’angolo del giardinaggio (e nonostante ciò riesco a far morire i fiori di plastica). E non ho potuto non notare che “Cinquanta sfumature di grigio, nero e rosso" è al top delle vendite, distanziando di molte lunghezze altri autori, anche quelli di cucina :) 
Mi è tornata così in mente una confidenza che mi fece un editore qualche anno fa ovvero “se inserisci nella trama temi che rimandano al sesso, alla religione ed al cibo il successo sarà garantito”. Come non dargli ragione se si pensa che il primo capitolo del libro più venduto al mondo parla di sesso: Bibbia, Antico Testamento, Genesi e Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre. Non certo perché si erano messi a fumare le foglie dell’albero della conoscenza.

 

Confesso che in vacanza ho sfogliato le prime pagine di “Cinquanta sfumature di Grigio”, prestatomi da una vicina di piazzola, ed ho ripensato alla vera letteratura erotica, alla Parigi e alla Berlino degli anni ’30, alle manifestazioni di sensualità, alle volte anche cruda, che si respirano tra le pagine scritte da Anais Nin, Henry Miller, Vladimir Nobokov. Insomma si parte dal Cantico dei Cantici, si svicola con Saffo e Ovidio, si fa un giretto dalle parti di Boccaccio, Aretino, Ruzzante e Anonimo Veneziano, ci si rilassa appena con Casanova e si riparte di gran galoppo con Diderot, De Sade, Colette e d’Annunzio e, saltando a piè pari il Novecento (già citato sopra), si arriva alla banalità di “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” e appunto “Cinquanta sfumature di grigio”, la cui sceneggiatura sicuramente sarà stata acquistata da qualche major americana per farne il film scandalo della stagione cinematografica 2013-2014.
Titoli come “Histoire d’O”, “Le età di Lulù”, “Diario di una ninfomane” sono stati tradotti anch’essi in film deludendo ampiamente chi aveva prima letto il libro. Per dei motivi molto semplici: il "comune senso del pudore" - che riesce a censurare qualsiasi sceneggiatura - e la fantasia del lettore medesimo che sa trasformare il protagonista in un atleta del sesso, in Fantozzi o…nel nostro partner di turno.


Diciamocelo, come possiamo confrontare le labbra golose e le mani dispensatrici di brividi caldi (che tanto ricordano quelle degli ufficiali piloti descritti da Liala o nella collana Harmony) che annodano cravatte e sciarpe di seta o impugnano frustini e bavagli in pelle con la canottiera sbrodolata di sugo e di birra dei nostri compagni di merende? Delle candele accese per creare l’atmosfera a noi non resta che la cera da raccogliere sulla tovaglia del corredo mentre la vestaglia in seta che svela desideri difficili da celare diventa un pigiama in maglina di due taglie più piccolo con la “esse” di Superman stampata davanti. Eh si, credo che la fantasia femminile abbia potenzialità infinite se è vero quello che mi disse la vicina di piazzola, un'elegantissima signora sulla settantina, quando mi prestò il libro: “Vede, io almeno la metà delle cose che racconta il libro o le ho fatte o le conosco. E’ a mio marito che bisognerebbe farlo leggere.”  



 Gelato banana e cioccolato con lavanda (e magari un po' di peperoncino)

Ingredienti (per 6 porzioni)
Per il gelato al cioccolato: 150 gr di latte intero, 150 ml di panna, 80 gr di zucchero zefiro, 3 tuorli bio, 120 gr di cioccolato fondente (54-72%), un sospetto di peperoncino macinato al momento (se gradito)

Per il gelato alla banana: 500 gr di latte intero, 150 gr di zucchero, 5 tuorli bio, 1 banana matura, 1 limone bio, un cucchiaio di lavanda, un cucchiaio di burro chiarificato.

Procedimento gelato al cioccolato
In una casseruola dal fondo pesante portare ad ebollizione il latte, la panna e metà dello zucchero. Sbattere i tuorli con lo zucchero restante fino a renderli gonfi e spumosi, versare il latte sul composto di uova, mescolare bene e rimettere sul fuoco dolce, cucinando fino a quando "velerà" il cucchiaio di legno (ovvero coprirà il cucchiaio in legno, mi raccomando, con un "velo" appunto di crema).
Togliere dal fuoco, unire il cioccolato spezzettato e scioglierlo mescolando con una frusta. Unire ora, se gradita, la polvere di peperoncino
Versare il composto in una ciotola filtrandolo con un colino cinese e farlo raffreddare, metterlo nella gelatiera a mantecare per 30' circa.

Procedimento gelato alla banana
In una casseruola dal fondo pesante portare ad ebollizione il latte con 50 gr di zucchero. Nel frattempo sbattere i tuorli con altri 50 gr di zucchero fino a renderli gonfi e spumosi, versare il latte sul composto di uova, mescolare bene e rimettere sul fuoco dolce, cucinando fino a quando "velerà" il cucchiaio di legno (ovvero coprirà il cucchiaio in legno, mi raccomando, con un "velo" appunto di crema). Filtrate la crema con un colino cinese, mettela in una ciotola e lasciarla da parte.
Ora spadellare per 2' la banana tagliata a fette con il burro e lo zucchero restante, caramellandole leggermente. Unire il succo di limone e poi il tutto alla crema inglese.
Frullare il composto, passarlo al colino e trasferirlo in una ciotola per farlo raffreddare. Unire a questo punto 1/3 della lavanda. Trasferirlo nella gelatiera a mantecare per circa 20'.

Offrire il gelato ai vostri ospiti porzionando entrambi i gusti e decorando con la lavanda rimasta.

La prima raccolta "piccante" di Dida: Afro..Dida!

Irene mi ha consegnato il mio primo premio (wow!) e così mi ha fatto conoscere il blog da cui è partito tutto, http://gliamorididida.blogspot.com/.
Ed ho visto questa sua simpaticissima iniziativa: una raccolta di ricette afrodisiache. Beh, come non aderire entusiasta?
La gola: la virtù di un vizio sempre a braccetto con la lussuria.
Dalla prima mela offerta da Eva ad Adamo il mondo del cibo è sempre stato strettamente legato ai segreti dell'alcova e da allora è iniziata la ricerca di ciò che può stimolare il fisico.
Ma, come insegna la psicanalisi, è la chimica tra noi e l'altro che ci scombussola i sensi ed è la nostra testa che suggerisce quando vale la pena di continuare la scelta "chimica" iniziale.
Ok, tutto vero e scientificamente provato.....ma allora perchè si dice che per arrivare al cuore si deve passare per lo stomaco? Ed allora vai con la ricetta afrodisiaca perchè, come disse Ungaretti, "Il vero amore è una quiete accesa."

Gelato alla lavanda e zenzero con briciole di sbrisolona

Ingredienti
latte, 400 gr
yogurt bianco tipo Muller, 200 gr
2 tuorli,
un albume
glucosio, 100 gr
miele millefiori, 100 gr
un cucchiaio di semi di lavanda
un cucchiaio di radice di zenzero fresco grattuggiata
Procedimento
Sbattere i tuorli e l'albume con lo zucchero e renderli spumosi, scaldare appena latte e miele ed aggiungere a filo alle uova, per ultimo unire lo yogurt. Aggiungere la lavanda e lo zenzero, mettere tutto nella gelatiera e mantecare per non meno di 30'.
Alternare in un bicchiere da martini una o due quenelle di gelato con un po' di sbrisolona sbriciolata, decorando alla fine con qualche fiore di lavanda.
Se avete voglia di leggere qualcosa sull'argomento: (http://www.lacucinadiqb.com/2009/06/ti-mangerei-di-baci.html). Ah, lo zenzero nell'antichità veniva usato per curare, tra le altre cose, anche l'impotenza.
"L'amore trionfa su tutto, eccetto che sulla povertà e sul mal di mare" Mae West ;-)