Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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LA CUCINA GRECA ED I LUOGHI DEL PANE, DEL VINO E DELL'OLIO. ALLA SCOPERTA DI UNO SCONTRO DI CIVILTA' E DI UNA RICETTA MARINATA CON LE PRUGNE #INNAMORATEDELSOLE


Vestitevi leggeri
Sintonizziamo la macchina del tempo tra il VI secolo a.C. e il VI secolo d.C. e non ci annoieremo sicuramente visto che si tratterà di passeggiare in mille anni di storia. E geolocalizziamoci nel bacino del Mediterraneo, in estate.

Luoghi di pane, di olio e di vino.
Chiudiamo gli occhi ed ecco materializzarsi un uomo abituato a confrontarsi nell’agorà: gusta fresche pietanze e beve vino in coppe d’argento (così rimarrà più fresco) o di vetro sottile, indossa abiti leggeri di lino, coccola il corpo alle terme. Oltre ai classici legge abitualmente Ippocrate (“fa che il cibo sia la tua medicina”) e consuma pietanze elaborate dopo aver fatto propri i consigli di Apicio, chef stellato autore del best seller “De Re Coquinaria”. 
Incuriositi? Lo sono anche le prugne #innamoratedelsole di Sunsweet ed insieme vi porteremo nella cultura gastronomica greca e nella #dietamediterranea.



Scontro di civiltà in Europa
I sostenitori dei gusti gastronomici 2.0 hanno tutti un denominatore comune: li difendono a spada tratta, anche a forza di bufale convincenti, pigiando furiosamente sulla tastiera del computer. Ebbene, qualche secolo fa  i gusti (intesi come espressione identitaria e culturale) venivano difesi proprio con la spada

Il primo scontro, che modificò completamente il menù della #dietamediterranea, fu tra la civiltà dell’olio e quella del burro, palese geografia di un’Europa divisa in due: una mediterranea appunto, legata a pane, olio e vino ed una nordica, legata al latte (e al burro), alla pastorizia e alla caccia.
L’uomo mediterraneo, abituato a fichi ed ostriche, si trovò dinnanzi ad un energumeno poco cordiale, un nomade indoeuropeo, coperto delle pelli degli animali che cacciava, poco avvezzo all’acqua ed agli oli profumati, che getta a malo modo sulla tavola carne appena cacciata innaffiata da bicchieroni di latte.

Due culture così diverse non potevano che essere reciprocamente diffidenti e non si trattava unicamente di divergenze circa il menù o lo stile di vita: un grande medico dell’età classica, Ippocrate appunto, sosteneva che il latte animale non poteva essere salubre per un uomo adulto, essendo quello materno alimento dedicato esclusivamente all’infanzia. Pensiero logico conseguente? Una civiltà che si nutre esclusivamente di latte non può che essere allo stadio iniziale della sua crescita.

Nella cultura classica quindi il latte è un alimento per gli infanti e il formaggio viene “sentito” come un alimento povero. 
Non vorrete davvero confrontare un pezzo di cacio con un vassoio colmo di frutta e verdure, erbe profumate e fragranti lievitati, olio prezioso e vino nobile?

Ecco, vorrà dire che il formaggio lo consumeremo dall'Allto Medioevo in poi. E quindi, cosa si mangia?



Simboli di una identità religiosa
Chi di voi è un cattolico osservante ricorda sicuramente i momenti importanti della liturgia che rievoca ogni volta la passione e la morte di Cristo, il profeta del nuovo messaggio di amore e uguaglianza, dove la Comunità condivide due ingredienti fondamentali: pane e vino.

Il vino è simbolo della benedizione divina, che allieta il cuore e disseta gli assetati. Gesù, come un buon vignaiolo, sa potare i tralci secchi nel momento opportuno per prendersi cura dei frutti del suo lavoro. Il primo miracolo compiuto da Gesù alle Nozze di Cana è proprio la trasformazione dell’acqua in vino, segno di convivialità e del potere di Dio. E nell’Ultima Cena assume il suo significato simbolico più profondo. Rappresenta infatti il sangue di Cristo, che dona la vita con amore per suggellare la nuova alleanza con gli uomini.

E l’olio? Segna, letteralmente, la fronte di ogni uomo nei momenti fondamentali della sua esistenza: con il rito del Battesimo, della Cresima e durante l’Estrema Unzione. La nascita, la trasformazione in uomo adulto ed infine l’ultimo saluto, sempre sorretti e confortati dalla presenza della Comunità.

La vite e l’olivo
La magnificenza dell’ulivo è cantata dai poeti dell’Antico Testamento. Nelle loro metafore l’ulivo simbolizza salvezza e prosperità. Il salmo 128, dice: “la tua sposa è come vite feconda nell’intimità della tua casa, i tuoi figli come virgulti d’olivo intorno alla tua mensa”
Il profeta Osea canta la forza e la bellezza dell’ulivo così: “sarà come rugiada per Israele, esso fiorirà come un giglio e metterà radici come il cedro del Libano” (Os 13, 6‐7).

Infine, come noto, il ramoscello d’ulivo è nel mondo intero simbolo di pace. L’origine di questo simbolismo la troviamo nell’iconografia paleocristiana delle catacombe, quando la colomba tornò all’arca di Noè proprio con un ramoscello d’ulivo, per indicare che l’acqua del diluvio era ormai passata (cfr. Gen. 8, 11).



Un menù del benessere determinato dalla geografia
Allo sviluppo della cucina greca hanno contribuito quindi molti fattori, a partire dalla topografia del paese che lo rende unico. La conpresenza di alte catene montuose, vallate isolate e coste lunghe e variegate ha dato a vita al particolare menù della Grecia, a cui si devono la grande varietà di ingredienti e le innumerevoli differenze nell’alimentazione e nella cucina tradizionali delle diverse regioni: Macedonia, Tracia, Epiro, Tessaglia, Sterea, Ellada, Peloponneso, le isole dell’Egeo settentrionale, le Isole Ioniche, le Cicladi, il Dodecaneso, Creta.

Gli alimenti alla base della cucina greca moderna (cereali, legumi, ortaggi, erbe, olive e olio d’oliva, fichi, uva, vino e formaggio) sono gli stessi da secoli e fino alla metà del XX secolo il consumo della carne avveniva molto raramente e solo in occasioni delle cerimonie omaggianti le divinità del Pantheon prima e dei santi e dei martiri cristiani poi. Come se non bastasse, la lunga storia del digiuno nella religione ortodossa greca, che ha sempre enfatizzato l’importanza dell’astensione dal consumo di prodotti animali per almeno un terzo dell’anno, ha portato ad una fiorente tradizione di piatti di verdure cotte in olio di oliva ed a vassoi ricolmi di frutta dolce e succulenta.


Ulisse e le sue Soste
Mi sarebbe tanto piaciuto raccontarvi di quel birichino di Ulisse, che in vent’anni di gita fuori porta qualche piatto con le prugne #innamoratedeltuobenessere deve averlo sicuramente provato, e quindi vi segnalo le “Soste di Ulisse”, un’Associazione nata nel 2002, che accoglie in Sicilia 29 ristoranti, 22 charming hotel, 2 rinomate e storiche pasticcerie siciliane ed un considerevole numero di aziende vitivinicole. Così da promuovere il patrimonio enogastronomico, artistico, paesaggistico, culturale e monumentale dell’Isola. Del resto l’area non viene definita Magna Grecia per caso!

Vi lascio con la ricetta di oggi che è un gioco di sapori e di ingredienti “proibiti” e sacri nello stesso tempo: il vino, fondamentale per la marinatura della preziosa carne ma soprattutto delle prugne, così da inebriarle di ulteriore dolcezza, l’olio, il grasso per eccellenza e infine la croccantezza delle mandorle. Non mancano le spezie profumate e il riso pilaf di accompagnamento. 

Una sosta golosa in attesa della prossima tappa.




R - VITELLO, PRUGNE, MANDORLE E PILAF ALLO ZAFFERANO

Portata: secondo piatto
Dosi per 4 persone
Difficoltà: minima
Preparazione: 20’ più il tempo di marinatura
Cottura: 45’ circa

Ingredienti e procedimento per il vitello
500 g di prugne SunSweet 
1,5 kg di polpa di vitello
500 ml di vino rosso dolce, possibilmente il Mavrodaphne (sostituibile con un rosso dolce passito come il refosco dal peduncolo rosso o un Recioto, anche ripasso)
2 spicchi d’aglio in camicia
qualche rametto di timo
80 g di mandorle spellate e tostate
100 ml di olio evo
sale in fiocchi
pepe nero macinato al momento

La sera prima mettere le prugne Sunsweet in una ciotola di vetro con 150 ml di vino e la carne, pulita e tagliata a cubetti di max 4 cm, con il vino restante, un paio di rametti di timo e gli spicchi d’aglio in camicia. La prima ciotola a temperatura ambiente mentre la seconda in frigorifero.
Il giorno dopo scaldate qualche cucchiaio di olio in una casseruola dal fondo pesante, meglio se in ghisa, rosolare la carne scolata dalla marinata (ma il vino non gettatelo!) per 10’, dorandola in tutte le parti.
Versate il vino della marinata filtrato, regolate di sale e pepe e cuocete a fuoco dolcissimo per circa 30’.
Nel frattempo portate il forno a 180°, statico, e tostate le mandorle spellate in una padella antiaderente.
Trasferite in una casseruola tutti gli ingredienti, un paio di rametti di timo (oppure continuate la cottura nella casseruola, se sopporta il forno), aggiungete un po’ del vino rosso utilizzato per la marinatura delle prugne e continuate la cottura in forno e coperto per circa 30’ o fino a quando la carne sarà morbidissima. Regolare di sale e profumare con il pepe.
Fate riposare 10’ lontano dal fuoco e servite con il riso pilaf allo zafferano.

Ingredienti e procedimento per il riso pilaf di accompagnamento
350 g di riso a chicco lungo
1 litro di brodo vegetale
5 stimmi di zafferano 
2/3 rami di timo, le foglie 
50 g di pecorino grattugiato
50 g di burro chiarificato

Sciogliere il burro in una casseruola dal fondo pesante, tostare il riso sciacquato ed asciugato bene, regolare di sale e coprire con il brodo già caldo, lasciandone un paio di mestoli da parte.
Portate a bollore, abbassate la fiamma, coprite e continuate la cottura per circa 20’ (o secondo il tempo indicato dal produttore).
Poco prima del completamento della cottura sciogliete lo zafferano in poco brodo, unitelo al riso e mescolate bene il tutto. Fate riposare lontano dal fuoco per circa 5’.
Servite il riso pilaf spolverando di foglioline di timo e formaggio stagionato grattugiato.

Bibliografia
Vecchio e Nuovo Testamento, AAVV
A tavola con le religioni di Massimo Salani, Edb Editore 2017
Luxuria. Grammatica della cucina mediterranea di Adelchi Scarano - Bompiani, 2006
La cucina greca. Sapori dal cuore del Mediterraneo di Jean­ Michel Carasso - Ponte alle Grazie, 2013
La cucina degli dei. Miti e ricette dall'antica Grecia alla Roma imperiale - Blu Edizioni, 2014
L' arte culinaria. Manuale di gastronomia classica, Marco Apicio - Bompiani, 2003
I cibi di Roma imperiale. Vita, filosofia e ricette del gastronomo Apicio. Con ediz. critica del De re coquinaria di Gianni Gentilini - Medusa Edizioni, 2004
La cucina degli dei. Miti e ricette dall'antica Grecia alla Roma imperiale di Anna Ferrari - Blu Edizioni, 2014
La cucina di Vefa di Vefa Alexiadou - Phaidon Editore, 2011
Accademia dei Georgofili ‐ Il simbolico valore culturale e religioso, di Giovanni Battista Re
Selezione di sapori - Magazine Valsana 02.2018, “La via lattea”, prof. Danilo Gasparini

“Mare, sale, vento” ovvero Chitarrone con pesto di pistacchio e gamberi marinati al cardamomo e la Sicilia nel piatto per la settima tappa del #girodeiprimi


Sembra che l'estate non voglia lasciare il posto all'autunno e per ricetta della settima tappa del contest #girodeiprimi, abbinata alla Sicilia e al formato di pasta Chitarrone di  Pasta di Canossa, organizzato da La Melagrana - Food Creativa Idea, ho voluto raccogliere i raggi di sole di questo settembre così estivo e portarli in cucina. 

Negli ultimi mesi, durante Olio Capitale a Trieste e qualche appuntamento di lavoro, ho avuto l'occasione di testare dei prodotti davvero molto interessanti, tutti provenienti dalla Sicilia, che aspettavano solo l'occasione di essere utilizzati con una certa curiosità e soprattutto con un po' di tempo a disposizione.

Il sale in fiocchi di Trapani, per esempio scoperto la prima volta durante un viaggio a Marsala le cui saline, nello specifico quelle di Mothia, sono un monumento alla Natura, alla sua abilità come architetto e la cui fantasia illimitata crea paesaggi e luoghi che riescono a lasciare segni indelebili nella memoria e nel cuore.


L'olio e, nello specifico, un olio scoperto a Trieste, durante l'evento di Olio Capitale, che ha visto la presenza di Aifb in collaborazione Città dell'Olio
Si tratta di un olio ottenuto dalla Nocellara del Belice, oliva Dop che viene impiegata sia per la produzione dell'olio Valle del Belice che per la tavola. La raccolta di queste olive carnose avviene rigorosamente a mano come ancora artigianali sono i trattamenti di concia (cottura, essiccamento, soda e salamoia, sale a secco, aceto) necessari affinché perdano il sapore amaro e astringente d'origine e acquisiscano il tipico gusto pieno e fruttato. L'azienda Centonze ha ottenuto proprio quest'anno importantissimi riconoscimenti per la bontà dell'olio prodotto e per le coltivazioni rispettose del territorio e dei lavoratori.


Non poteva mancare il pistacchio che ho utilizzato in purezza per la realizzazione di un pesto davvero molto delicato e che ha dato quel tocco in più al sugo di accompagnamento del chitarrone, uno spaghetto piuttosto spesso e dalla forma quadrata, che ha avvolto i gamberi rossi di Mazara del Vallo, un prodotto d'eccellenza, dalle qualità organolettiche uniche e che sarebbe bello venisse valorizzato con l'attribuzione di una certificazione Dop o Igp. Speriamo accada presto, se non altro per dare valore al lavoro dei pescatori di questa parte della Sicilia e al meraviglioso territorio in cui vivono e lavorano.


“Mare, sale, vento” ovvero Chitarrone con pesto di pistacchio e gamberi marinati al cardamomo

Ingredienti
280 g di Chitarrone Pasta di Canossa
400 g di Gamberi rossi di Sicilia
50 g di pistacchi di Bronte sbollentati, spellati e tostati
1 scalogno
1 arancio bio
3 grani di pepe nero
2 bacche di ginepro
1 seme di cardamomo verde
1/2 bicchierino di Brandy de Jerez Cardenal Mendoza 
olio di semi di nocciola qb

Preparazione
Ottenere dall’arancio le zeste e il succo, aprire la bacca di cardamomo e metterne da parte tre semi. In una ciotola emulsionare il succo d’arancio con un cucchiaio di olio evo ed aggiungere il semi di cardamomo.
Pulire i gamberi eliminando la testa, il carapace e l’intestino, lasciarne da parte uno/due a commensale per l’impiattamento finale.
Mettere da parte le teste e le code, tagliare a metà ogni gambero e conservarli in frigo con la marinata.
Tritare finemente le zeste ed un cucchiaio di pistacchi e mettere da parte.
In una casseruola rosolare con un paio di cucchiai di olio evo lo scalogno tritato grossolanamente, unire le teste ed i carapaci dei gamberi, schiacciare con un mestolo per far uscire i succhi, sfumare con il brandy, unire un litro di acqua freddissima con qualche cubetto di ghiaccio e al momento della ripresa del bollore contare 15’ di cottura. Filtrare e mettere da parte mantenendo la temperatura.
Con un mixer potente frullare i pistacchi rimasti unendo a filo l’olio di nocciole sufficiente per ottenere un pesto morbido. Regolare di sale.
In una padella antiaderente calda cuocere per 2’ per lato i gamberi interi, salare con fiocchi di sale di Trapani all’arancio e spruzzare con un filo di olio evo.
Lessare i chitarroni in acqua salata per 4’, trasferirli in un saltapasta e continuare la cottura risottando la pasta aggiungendo il fumetto caldo, e portandoli al livello di cottura preferito (ma sempre piuttosto al dente). Un minuto prima della fine della cottura unire i gamberi freschi.
Servire decorando il piatto con il trito di zeste di arancio e di pistacchio, unire il gambero cotto e terminare con un filo di olio evo a crudo.


Con questa ricetta partecipo al contest #girodeiprimi indetto da La Melagrana – Food Creative Idea e Pasta di Canossa #lamelagranafood  #pastadicanossa #labuonapasta #lapastachesadipasta 

Il #Salento nel piatto per la sesta tappa del #girodeiprimi con la "Frittata Mediterranea" ovvero i Ciciri e Tria salentini, gli spaghetti arabi che i siciliani fecero propri


Sono trascorsi molti anni da quanto andai in Puglia la prima volta. 
Era il lontano 1991 e fu un'estate incredibile! Conobbi la bellezza di una terra unica che porto nel cuore da allora, il calore di una popolazione dalle molte contaminazioni umane e culturali, la ricchezza di una tradizione gastronomica che nulla aveva a che fare con la mia consuetudine familiare.

Purtroppo non ci torno più da qualche anno, da quando nella nostra famiglia è entrata Maggie, un Pastore Tedesco imponente ed educata e che, purtroppo, la stragrande maggioranza dei luoghi di villeggiatura non sembra essere disposta ad accettare. Per cui si fa quello che ogni umano di un peloso dovrebbe fare, ovvero abbandonare il luogo inospitale di villeggiatura, non certamente il proprio cane.
Speriamo che il business, visto che sempre più persone e famiglie condividono casa, tempo ed affetto con un animale domestico, possa più della singola sensibilità degli operatori turistici.
Sono, come dire, fiduciosa ;)



Per la sesta tappa del #girodeiprimi, dove i Bucatini di Pasta di Canossa sono stati abbinati alla regione Puglia ho pensato di riempire la dispensa e il camper dei colori e dei profumi di una ricetta salentina, "Ciciri e tria", che ho imparato ad amare, assieme a molte altre, proprio a Santa Maria di Leuca.
Si tratta di un piatto chiaramente ispirato alla cucina arabo-siciliana visto che in tutto Medioriente si usa mangiare l’hummus, una purea di ceci emulsionata con la tajina  una crema di semi di sesamo, oleosa e sapida, assieme ad una pasta, una sorta di capelli d'angelo, fritti. Un piatto goloso e che si può profumare con coriandolo in semi.

La "tria" siciliana riprende "l'itryah" araba, civiltà che per prima iniziò a produrre cibo preparato con semola di grano e dal couscous si passò allo spaghetto. Fu al-Idrisi, ovvero Abu Abd Allah Muhammad al-Idrisi al-Qurtubi al-Hasani al-Sabt, cartografo e geografo arabo che per conto di Ruggero II fu incaricato di studiare usi, tradizioni e costumi delle popolazioni siciliane, raccolte poi nel Kitab-Rugiar, pubblicato nel 1154 anche se, ben un secolo prima, in un codice miniato ad opera del medico iracheno Abu al-Hasan al-Mukhtar ibn ‘Abdun, meglio conosciuto come Ububchasym de Baldach, gli itryah vengono citati e ne viene riportata, miniata, la preparazione. Il manuale arrivò anche in Europa, tradotto in latino, e meglio conosciuto come Theatrum Sanitatis, una sorta di "manuale d’igiene illustrato" dedicato ad un pubblico colto e raffinato.




Dalla Sicilia araba alle cucine salentine il passo fu breve e nel tempo la ricetta perse la caratteristica mediorientale, che si evince nella presenza della tajine e del coriandolo, e si adattò al consumo di una popolazione che aveva la necessità di conciliare il pranzo con la cena, avendo pochi mezzi a disposizione. I Ciciri e Tria, infatti, o meglio ancora la Pasta e Ceci è un piatto che troveremo in tutte le diverse realtà gastonomiche del nostro paese, esempio di vera dieta mediterranea essendo un piatto completo da un punto di vista nutrizionale, arricchito e valorizzato, nella mia proposta, dalla presenza del formaggio ottenuto dal latte di Capra Garganica e dall'olio extravergine d'oliva d'Otranto Dop.

Dall'invito ricevuto da Monica Martino nasce quindi la sesta ricetta del contest #girodeiprimi, che ho voluto elaborare anche in chiave #sprecozero immaginando che durante una cena fra amici fosse avanzato un piatto di pasta che il giorno successivo si  sarebbe trasformato in una bella frittata!
Il contest, infatti, organizzato da La Melagrana - Food Creativa Idea dove 32 foodblogger si cimenteranno nella realizzazione di una serie di ricette di primi piatti facenti parte di un percorso di valorizzazione di uno degli alimenti cardini della dieta mediterranea e ben interpretato da Pasta di Canossa: dal 9 maggio fino al 2 ottobre, ogni due settimana, si spadelleranno, letteralmente, ingredienti e ricette ispirati alla tradizione gastronomica del sud e delle isole del nostro paese abbinati a diversi formati di pasta.


Ho voluto poi dare un po' di colore al piatto grazie alle falde di pomodoro essiccato (di cui ne ho ancora qualche ricordo stoccato in dispensa) e di profumo con la Cipolla di Acquaviva, un ortaggio meraviglioso, dalla dimensione e dal gusto unici. 

Vi lascio con la ricetta ma soprattutto con qualche foto d'archivio del "mio" Salento, in attesa di poterci tornare con Maggie.














Frittata Mediterranea ovvero "Ciciri e Tria" salentini, gli spaghetti arabi che i siciliani fecero propri

Portata: antipasto o secondo piatto
Dosi per 4-6 persone
Difficoltà: semplice
Preparazione: 10’
Cottura: 20’
Vino consigliato: una birra bionda leggera e fredda, da spiaggia :)

Ingredienti
150 g di Bucatini Pasta di Canossa
150 g di ceci lessati
6 uova bio medie
1 cipolla piccola di Acquaviva
3 cucchiai abbondanti di caprino stagionato grattugiato
1 manciata abbondante di foglie di basilico fresche
4-6 falde di pomodoro essiccato sott’olio
sale iodato
Olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP
un pizzico di peperoncino

Preparazione
Mondare e tagliare finemente la cipolla e farla appassire in una casseruola con un filo di olio evo, unire i ceci lessati (anche in scatola ma bio, se vi siete scordati di metterli in ammollo la sera prima) e cuocere per qualche minuto.
Lessare in abbondante acqua salata i bucatini per 7', scolare e mettere da parte con un filo d'olio.
Tagliare prima a julienne e poi in dadolata le falde di pomodoro e grossolanamente con le mani le foglie di basilico.
In una ciotola sbattere appena le uova, unire il formaggio mescolando per evitare la formazione di grumi, i ceci, il pomodoro ed il basilico, regolare di sale e profumare con il peperoncino secco. Unire infine la pasta, mescolando dal basso verso l'alto così che si amalgami bene il tutto.
In una padella di ferro, la mitica lionese, molto calda (oppure una padella antiaderente dal fondo pesante) scaldare un paio di cucchiai di olio evo, versare il composto, far rapprendere e dorare per qualche minuto (me ne sono bastati 4'), girare la frittata aiutandosi con un coperchio o con un'altra padella e terminare la cottura dorando l'altro lato.
E' buona calda, tiepida e fredda, da accompagnare con una fresca insalata oppure tagliata a spicchi e servita avvolta con carta paglia, in modalità cibo da strada.


Con questa ricetta partecipo al contest #girodeiprimi indetto da La Melagrana – Food Creative Idea e Pasta di Canossa  

#lamelagranafood  #pastadicanossa #labuonapasta #lapastachesadipasta

Caponata di melanzane. Ricetta? Di più! Videoricetta (che è quasi un tutorial)

Venerdì sta per Videoricetta e questa settimana c'è una sorpresa in più ovvero la Giornata Nazionale della Caponata, grazie al post di Giuliana Fabris dove potrete scoprire tutto della storia della ricetta, inserita nella settimana che il Calendario del Cibo Italiano di Aifb dedica alla melanzana, la "mela insana" che tolse il sonno a più di qualche censore disturbato, a sua insaputa, dalla presenza un po' fastidiosa della solanacea cruda, confusa con l'idea di maligno che, come ben sappiamo, si cela in molti luoghi. Orto compreso.

La caponata, tripudio degli ortaggi estivi, è un piatto che racconta tutta la bellezza e la passione della cucina che la gastronomia siciliana esprime in ogni portata. L’ingrediente principale, le melanzane, devono riposare con un po’ di sale grosso così da perdere parte dell’acqua amara di vegetazione e fritte nell’olio di semi, così da rendere il gusto più leggero. L'unione successiva con gli altri ingredienti, cotti a parte e con un po' di lentezza, ci consente di godere di un mix unico di sapori grazie soprattutto all'agrodolce, conditio sine qua non della ricetta, e sarà come far entrare l’estate nella vostra cucina. Il tocco finale, l'aggiunta dell'uvetta e dei pinoli tostati, testimonia come il mediterraneo ha saputo contaminare ricettari e palati, in perfetta armonia.
E' un piatto semplice, in sintesi, ma più curerete la linea con attenzione e più il palato vi ringrazierà e, mi raccomando, si serve a temperatura ambiente, in quanto il riposo conferisce un’armonia maggiore agli ingredienti.

Nel video anche un piccolo consiglio ovvero come preparare un hummus di melanzane, da preparare con la parte bianca inutilizzata dell'ortaggio, così da non sprecare davvero nulla,

Buona visione e buon appetito!


Nel cuore del Mediterraneo tre giorni dedicati al vino ed alle eccellenze enogastronomiche: Marsala vi aspetta dal 5 al 7 luglio



Il 2013 è un anno importante per Marsala, decretata Capitale Europea del Vino, e la città non sta deludendo le aspettative. Molte le iniziative create ad hoc per far conoscere ai più questa perla del Mediterraneo, già amata appassionatamente da Cicerone e battezzata successivamente dagli Arabi come Mars-Allah, ovvero "porto di Allah", l'attuale nome che rimanda immediatamente all'omonimo, preziosissimo vino, il Marsala appunto.

Nel caleidoscopio di eventi che la città ha già saputo offrire e che continueranno fino alla fine dell'anno per lanciare un goloso ponte all'Expo 2015,  MarsalaWine è un evento esclusivo che promuove la qualità dei vini e le eccellenze del panorama enogastronomico siciliano, un Salotto Internazionale realizzato in sinergia tra la Città di Marsala e l’Istituto Regionale Vini ed Oli di Sicilia, dove al centro c’è il vino con le migliori etichette del panorama siciliano e i loro produttori, ma dove è possibile incontrare, assaporare e degustare anche culture diverse e territori che, come la Sicilia, hanno fatto della propria identità un marchio tangibile di qualità.

In degustazione, infatti, anche i vini provenienti dall’Ungheria, da Eisacktal e Caldaro in Alto Adige, dalleColline AvisianePiana Rotoliana e Dolomiti in Trentino, dal Collio in Friuli, Valdobbiadene in Veneto, da Kremstal in Austria, dalla Moravia nella Repubblica Ceca, dalla Slovenia, dalla Romania, dalla Penisola de Sotùbal in Portogallo, dalla  Spagna, dalla Toscana e dal Piemonte.

Momenti di cultura e di spettacolo, dibattiti, cooking show e la possibilità di abbinare i vini alle migliori eccellenze siciliane dei Presidi SlowFood e alle tipiche specialità culinarie del territorio marsalese espresse dagli Chef dell’associazione Marsala e Sapori.

Ci sarà anche una piccola sorpresa, sabato 6 luglio alle 19.00, presso l'Enoteca comunale di Palazzo Fici, assieme ad una siciliana doc, Claudia Magistro, presenteremo “Omegame”, il libro realizzato in collaborazione con Vallè e con l’Istituto Europeo di Oncologia. Faremo quattro chiacchiere sul volume, sulle ricette ma soprattutto sul progetto Smart Food.

Per chi vorrà seguire attraverso i social questo evento ecco tutte le coordinate per non perdersi neppure un momento di gusto: Twitter, @MarsalaEWC, hastag, #MarsalaWine #marsala2013 e tutte le info ed i programmi nel sito www.marsala2013.eu