Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta Puglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Puglia. Mostra tutti i post

Orecchiette nelle ‘nchiosce, al via la grande kermesse dell’eccellenza pugliese: 17 e 18 agosto a Grottaglie (TA)


Nei tipici vicoli bianchi del centro storico, dieci chef celebrano la regina indiscussa delle tavole pugliesi, l’orecchietta tra tradizione e sperimentazione. 
Dieci cantine, l’imponente architettura delle cassa armonica e luminarie 

Saranno dieci i grandi chef della Puglia che andranno ad animare le ‘nchiosce  - i caratteristici vicoli bianchi che stupiscono ogni visitatore nel centro storico di Grottaglie, la rinomata città delle ceramiche, nel tarantino. E lo faranno interpretando lei, la regina indiscussa delle tavole pugliesi, l’orecchietta. Mercoledì 17 e giovedì 18 agosto tutti pronti a conoscerne i segreti e i profumi e degustarla nelle tante golose ricette con Orecchiette nelle ‘nchiosce, la grande kermesse enogastronomica che accende l’estate pugliese.  Saranno poi ancora dieci le cantine pronte ad esaltare la maestria degli chef e, quindi, con mappa in una mano e calice nell’altra, si andrà alla scoperta dei vari stand, tutti finemente sistemati nelle tipiche ‘nchiosce. 


Due serate dedicate alle orecchiette e alla possibilità di poter scegliere la ricetta giusta, anche gluten free, che abbraccia tradizione e sperimentazione.

Non solo enogastronomia ma anche tanto spettacolo e folclore quello che ha in serbo Orecchiette nelle ‘nchiosce 2016. Immancabile sarà, infatti, l’imponente architettura della cassa armonica che ospiterà la Banda Adriatica, il gruppo salentino che da anni racconta la storia del sud, riprendendo canti antichi aggiornati e sempre attuali. Musica tradizionale che si sposa con l’innovazione, alla ricerca di contaminazioni culturali pronti a far ballare il grande pubblico. 


Immancabili poi le luminarie, le grandi opere luminose di legno ricoperte da migliaia di lampadine colorate che ricreano propri e veri monumenti.

Insomma due serate all’insegna del gusto e del divertimento in uno dei centri storici più belli del tarantino a due passi dal mare.
Orecchiette nelle ‘nchiosce è organizzato dall’associazione “Le idee non mancano”.


Il #Salento nel piatto per la sesta tappa del #girodeiprimi con la "Frittata Mediterranea" ovvero i Ciciri e Tria salentini, gli spaghetti arabi che i siciliani fecero propri


Sono trascorsi molti anni da quanto andai in Puglia la prima volta. 
Era il lontano 1991 e fu un'estate incredibile! Conobbi la bellezza di una terra unica che porto nel cuore da allora, il calore di una popolazione dalle molte contaminazioni umane e culturali, la ricchezza di una tradizione gastronomica che nulla aveva a che fare con la mia consuetudine familiare.

Purtroppo non ci torno più da qualche anno, da quando nella nostra famiglia è entrata Maggie, un Pastore Tedesco imponente ed educata e che, purtroppo, la stragrande maggioranza dei luoghi di villeggiatura non sembra essere disposta ad accettare. Per cui si fa quello che ogni umano di un peloso dovrebbe fare, ovvero abbandonare il luogo inospitale di villeggiatura, non certamente il proprio cane.
Speriamo che il business, visto che sempre più persone e famiglie condividono casa, tempo ed affetto con un animale domestico, possa più della singola sensibilità degli operatori turistici.
Sono, come dire, fiduciosa ;)



Per la sesta tappa del #girodeiprimi, dove i Bucatini di Pasta di Canossa sono stati abbinati alla regione Puglia ho pensato di riempire la dispensa e il camper dei colori e dei profumi di una ricetta salentina, "Ciciri e tria", che ho imparato ad amare, assieme a molte altre, proprio a Santa Maria di Leuca.
Si tratta di un piatto chiaramente ispirato alla cucina arabo-siciliana visto che in tutto Medioriente si usa mangiare l’hummus, una purea di ceci emulsionata con la tajina  una crema di semi di sesamo, oleosa e sapida, assieme ad una pasta, una sorta di capelli d'angelo, fritti. Un piatto goloso e che si può profumare con coriandolo in semi.

La "tria" siciliana riprende "l'itryah" araba, civiltà che per prima iniziò a produrre cibo preparato con semola di grano e dal couscous si passò allo spaghetto. Fu al-Idrisi, ovvero Abu Abd Allah Muhammad al-Idrisi al-Qurtubi al-Hasani al-Sabt, cartografo e geografo arabo che per conto di Ruggero II fu incaricato di studiare usi, tradizioni e costumi delle popolazioni siciliane, raccolte poi nel Kitab-Rugiar, pubblicato nel 1154 anche se, ben un secolo prima, in un codice miniato ad opera del medico iracheno Abu al-Hasan al-Mukhtar ibn ‘Abdun, meglio conosciuto come Ububchasym de Baldach, gli itryah vengono citati e ne viene riportata, miniata, la preparazione. Il manuale arrivò anche in Europa, tradotto in latino, e meglio conosciuto come Theatrum Sanitatis, una sorta di "manuale d’igiene illustrato" dedicato ad un pubblico colto e raffinato.




Dalla Sicilia araba alle cucine salentine il passo fu breve e nel tempo la ricetta perse la caratteristica mediorientale, che si evince nella presenza della tajine e del coriandolo, e si adattò al consumo di una popolazione che aveva la necessità di conciliare il pranzo con la cena, avendo pochi mezzi a disposizione. I Ciciri e Tria, infatti, o meglio ancora la Pasta e Ceci è un piatto che troveremo in tutte le diverse realtà gastonomiche del nostro paese, esempio di vera dieta mediterranea essendo un piatto completo da un punto di vista nutrizionale, arricchito e valorizzato, nella mia proposta, dalla presenza del formaggio ottenuto dal latte di Capra Garganica e dall'olio extravergine d'oliva d'Otranto Dop.

Dall'invito ricevuto da Monica Martino nasce quindi la sesta ricetta del contest #girodeiprimi, che ho voluto elaborare anche in chiave #sprecozero immaginando che durante una cena fra amici fosse avanzato un piatto di pasta che il giorno successivo si  sarebbe trasformato in una bella frittata!
Il contest, infatti, organizzato da La Melagrana - Food Creativa Idea dove 32 foodblogger si cimenteranno nella realizzazione di una serie di ricette di primi piatti facenti parte di un percorso di valorizzazione di uno degli alimenti cardini della dieta mediterranea e ben interpretato da Pasta di Canossa: dal 9 maggio fino al 2 ottobre, ogni due settimana, si spadelleranno, letteralmente, ingredienti e ricette ispirati alla tradizione gastronomica del sud e delle isole del nostro paese abbinati a diversi formati di pasta.


Ho voluto poi dare un po' di colore al piatto grazie alle falde di pomodoro essiccato (di cui ne ho ancora qualche ricordo stoccato in dispensa) e di profumo con la Cipolla di Acquaviva, un ortaggio meraviglioso, dalla dimensione e dal gusto unici. 

Vi lascio con la ricetta ma soprattutto con qualche foto d'archivio del "mio" Salento, in attesa di poterci tornare con Maggie.














Frittata Mediterranea ovvero "Ciciri e Tria" salentini, gli spaghetti arabi che i siciliani fecero propri

Portata: antipasto o secondo piatto
Dosi per 4-6 persone
Difficoltà: semplice
Preparazione: 10’
Cottura: 20’
Vino consigliato: una birra bionda leggera e fredda, da spiaggia :)

Ingredienti
150 g di Bucatini Pasta di Canossa
150 g di ceci lessati
6 uova bio medie
1 cipolla piccola di Acquaviva
3 cucchiai abbondanti di caprino stagionato grattugiato
1 manciata abbondante di foglie di basilico fresche
4-6 falde di pomodoro essiccato sott’olio
sale iodato
Olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP
un pizzico di peperoncino

Preparazione
Mondare e tagliare finemente la cipolla e farla appassire in una casseruola con un filo di olio evo, unire i ceci lessati (anche in scatola ma bio, se vi siete scordati di metterli in ammollo la sera prima) e cuocere per qualche minuto.
Lessare in abbondante acqua salata i bucatini per 7', scolare e mettere da parte con un filo d'olio.
Tagliare prima a julienne e poi in dadolata le falde di pomodoro e grossolanamente con le mani le foglie di basilico.
In una ciotola sbattere appena le uova, unire il formaggio mescolando per evitare la formazione di grumi, i ceci, il pomodoro ed il basilico, regolare di sale e profumare con il peperoncino secco. Unire infine la pasta, mescolando dal basso verso l'alto così che si amalgami bene il tutto.
In una padella di ferro, la mitica lionese, molto calda (oppure una padella antiaderente dal fondo pesante) scaldare un paio di cucchiai di olio evo, versare il composto, far rapprendere e dorare per qualche minuto (me ne sono bastati 4'), girare la frittata aiutandosi con un coperchio o con un'altra padella e terminare la cottura dorando l'altro lato.
E' buona calda, tiepida e fredda, da accompagnare con una fresca insalata oppure tagliata a spicchi e servita avvolta con carta paglia, in modalità cibo da strada.


Con questa ricetta partecipo al contest #girodeiprimi indetto da La Melagrana – Food Creative Idea e Pasta di Canossa  

#lamelagranafood  #pastadicanossa #labuonapasta #lapastachesadipasta

Dal 3 al 4 agosto "Orecchiette nelle gnostre", al via la grande kermesse dell’eccellenza pugliese a Noci (Ba)



Percorsi enogastronomici, itinerari turistici, stand con le ricette più svariate del simbolo della Puglia in Italia e nel mondo, le orecchiette, anche quelle Gluten Free,  e poi la possibilità di mettere le mani in pasta e imparare a farle, il Ristorante dell’Eccellenza ideato per i veri gourmet,  appuntamenti musicali e tanto altro. Tutto questo è “Orecchiette nelle gnostre” che si terrà lunedì 3 e martedì 4 agosto a Noci (Bari), città dell’enogastronomia, delizioso comune nel cuore delle Murge.

L’eccellenza pugliese andrà in scena nelle tipiche gnostre cioè i piccoli spazi che si aprono nel centro antico di Noci tra le viuzze che lo caratterizzano. Protagoniste assolute dei vari stand le orecchiette, simbolo della Puglia in Italia e nel mondo, preparate dalle mani di 8 tra i più importanti chef regionali: Francesco Vitale con Orecchiette con pesto di zucchine marinate e pane croccante al limone,  Domenico Schena con Orecchiette con ragù di polpo su vellutata di sedano e patate con pesto di rucola e mandorle tostate, Alessandro Pascali con Orecchiette con sgombro, bufala e fichi, Sebastiano D’Onghia con Orecchiette aglio, olio e peperoncino su crema di broccoli e mollica di pane fritta, Luigi Chirico con Orecchiette con salsiccia tostata, finocchietto, crema di cicoria e lamelle di cacio, Mario Musci con Orecchiette con crema di zucchine al basilico e crudaiola di campo, Giacinto Fanelli con Orecchiette mantecate con ricotta di gioia del colle con datterino al forno salsa di melanzane e mandorle tostate, Salvatore con Orecchiette con crema di pomodori canditi e melanzane fondenti. L’immancabile compagno di questo viaggio sarà il vino, rigorosamente prodotto dalle migliori cantine pugliesi: San Marzano, Cantele, Botromagno, Cannito, Rivera, Leone De Castris, A-Mano e Albea.


Nel Percorso del Gusto saranno presenti gli espositori dei prodotti tipici pugliesi: il Pane Dop di Altamura, il Capocollo di Martina Franca, le carni delle Murge, il panzerotto barese, la pasticceria tipica, le produzioni casearie e tanto altro.

Tra le novità di questa edizione, il Ristorante dell’Eccellenza ideato per i gourmet ed affidato allo chef stella Michelin, Felice Sgarra. Il ristorante, esclusivo e con pochissimi coperti (prenotabile on-line sul sito www.orecchiette.org), proporrà un menù preparato utilizzando solo ingredienti e materie prime selezionate e rappresentative del top delle produzioni gastronomiche pugliesi. Su ogni piatto saranno abbinati dall’Ais Puglia, le “prime linee” delle etichette delle cantine partecipanti, oltre che tutti i vini presenti in manifestazione. Una cena-corso nella splendida cornice della sala degustazione della cantina A-Mano, nel cuore del centro storico di Noci in cui lo chef, accompagnato dai sommelier dell’AIS Puglia, commenterà in sala il menù e l’abbinamento cibo-vino.

Inoltre sarà possibile degustare le orecchiette senza glutine, grazie ad Eccelsa, Istituto di Alta Formazione del Gusto Alimentare, in collaborazione con Matarrese Grandi Impianti e AIC (Associazione Italiana Celiachia), preparate dallo chef Marco Pascazio, in due gustosissime ricette:
- Orecchiette Gluten Free con pomodorino Regina infornato ai profumi di erbe aromatiche;
- Orecchiette Gluten Free con zuppetta di ceci neri e cardoncelli infornati.

E per chi poi non si accontenta solo di mangiare ma vuole mettere le mani in pasta, ci saranno i laboratori per imparare a fare le orecchiette: un’opportunità per scoprire piccoli trucchi e realizzare grandi piatti a cura di Eccelsa l’Istituto di Alta Formazione del Gusto Alimentare.

Intanto, ha già preso il via anche il concorso fotografico “Obiettivo Orecchiette” dedicato alla regina della pasta pugliese. Il concorso è gratuito e aperto a tutti. Per iscriversi è necessario registrarsi sul sito www.orecchiette.org. Tutte le foto pervenute verranno votate da una giura tecnica composta da cinque importanti fotografi pugliesi di fama nazionale (Dino Frittoli, Flavio&Frank, Silvio Bursomanno e Antonio Zanata). Le dieci foto più votate saranno esposte in una mostra nel chiostro delle Clarisse, nel cuore del centro storico di Noci durante la manifestazione. Lunedì 3 agosto tutti i visitatori potranno votare la foto più bella attraverso l’apposita  app di Orecchiette nelle gnostre e insieme ad un ulteriore giudizio della giuria tecnica, decretare il vincitore che si aggiudicherà il primo premio di € 300.

Scaricando l’app ufficiale, inoltre, sarà possibile informarsi su tutte le attività della manifestazione, essere sempre aggiornati e votare la ricetta più gustosa.



Ma non finisce qui, nei due giorni si alterneranno anche talenti musicali che animeranno Noci con ritmi che vanno dalla musica popolare, al blues, alla lirica, allo swing fino al pop.

In più per chi volesse visitare Noci, la Valle d’Itria e la Terra dei Trulli sarà possibile acquistare dei pacchetti turistici con escursioni per conoscere le più belle masserie, ammirare panorami mozzafiato, percorsi rurali di una delle regioni più belle d’Italia. L’iniziativa nasce con la collaborazione delle associazioni Noci My Destination, Terre Delle Noci e l’agenzia viaggi Blanco.

Main partner della manifestazione è il Molino e Pastificio Fratelli Martimucci di Altamura (Ba), fornitore ufficiale delle orecchiette di pasta fresca, presenti in manifestazione con la sublime linea 100% Puglia.

Orecchiette nelle gnostre è patrocinato dal comune di Noci, dall’assessorato alle risorse Agricole della Regione Puglia, da Expo Padiglione Italia, dall’Associazione Italiana Sommelier, dall’Associazione Italiana Celiaci e promossa e organizzata dalla Indde – Industria di idee, che dopo quattro anni di esperienza maturata nella città di Grottaglie, ha colto questa nuova sfida come un’importante occasione di crescita per una futura proiezione oltre i confini nazionali dell’evento.

Per informazioni: www.orecchiette.org; tel. 099/5668560

Sformato di fave di Carpino e pecorino profumato al tè macha. E buona Pasqua!


Il lungo periodo di preparazione alla Pasqua, durante il quale ci si astiene dalla carne, trova nei legumi l'alimento indispensabile nel fornire le proteine necessarie a sostenere un organismo; come accadeva nel Medioevo quando le epidemie causavano un'alta mortalità, soprattutto fra quella parte della popolazione, la stragrande maggioranza, che non poteva accedere alle proteine nobili della carne. Fu anche grazie alla coltivazione dei legumi, divenuta più frequente già dal X secolo, se la salute collettiva ne giovò a tal punto che l'Europa si ripopolò abbastanza velocemente, giusto in tempo per affrontare lunghe e sanguinose guerre. Ma questa è un'altra storia.


Le fave, con i ceci e le lenticchie, erano i legumi allora più conosciuti e sfruttati: poveri ma buoni mettevano insieme il pranzo con la cena e bastava l'aggiunta di qualche ortaggio e di qualche aroma per renderli appettitosi. I più fortunati poi univano agli effetti delle lunghe cotture nei tegami di coccio anche il valore aggiunto di qualche pezzettino di carne di maiale, che rendeva il tutto ancor più appetitoso. 
Quando attorno alla metà del '500 Papa Clemente VII regalò all'umanista bellunese Paolo Valeriano qualche seme di uno strana pianta proveniente dal nuovo mondo, strappandogli la promessa che ne avrebbe studiato le caratteristiche e la possibilità di coltivazione, non avrebbe mai pensato che questa, iniziata sull'altopiano di Lamon, che aveva le medesime caratteristiche morfologiche di quelli andini, avrebbe comportato l'abbandono della coltivazione delle fave. I fagioli infatti avevano una resa maggiore delle fave sia in coltivazione che in cottura e la coltivazione di queste ultime fu relegate in alcune zone del centro e del sud Italia, maggiormente soleggiate rispetto agli altopiani ed alle campagne del nord-est.


Le fave infatti, prima di essere spodestate dal fagiolo, erano molto apprezzate sia dagli Egizi che dai Romani che erano soliti consumarle anche con il baccello, se appunto tenerissime. Amate a tal punto da battezzare una delle famiglie più importante di Roma, i Fabi. 
Ma nonostante ciò la coltivazione di una fava in una zona della Puglia, Carpino, fece la fortuna di questo paese e anche di una specifica tecnica che ha saputo dare nel tempo delle caratteristiche uniche a questo legume.
A Carpino i terreni sono prevalentemente argillosi e calcarei e questo mix così speciale rende unica una fava, dalle dimensioni medio-piccole, con una fossetta nella parte inferiore. Di un verde intenso al momento della raccolta diventa color sabbia con l'essiccazione. La coltivazione di questa fava di alterna a quella del grano duro e della barbabietola e le eventuali erbette infestanti si tolgono rigorosamente a mano.
La semina avviene in autunno e in estate le piante, oramai ingiallite, si tagliano con la falce a mano e si riuniscono in covoni che si lasciano essiccare sul terreno. "Nel frattempo si predispone un'area circolare bagnando il terreno, lo si copre di paglia e si pressa, creando così uno strato duro e compatto sul quale lavorare. Durante il mese di luglio il coltivatore passa a cavallo sui covoni, girando in tondo così da schiacciarli; successivamente con i forconi e con i movimenti che oramai si vedono sempre più di rado nelle nostre campagne, si suddividono le fave dalla paglia mentre con delle pale di legno si dividono le fave dai residui più minuti della paglia, lasciandole ulteriormente asciugare sul terreno." (cit. SlowFood Editore)
Questa tecnica antica, che si perde nella notte dei tempi, è diventata, unitamente alla fava, un prezioso presidio Slow Food.

Ho pensato quindi di sviluppare un piatto che avesse in sé tutti i profumi del sud del nostro paese, grazie appunto a queste fave ed alla sapidità unica di un pecorino semistagionato, e anche dell'oriente, con il tè matcha che ricorda il verde intenso della fava fresca e il profumo caratteristico di erba e di paglia.

E Buona Pasqua a tutti!


Sformato di fave di Carpino e pecorino profumato al tè matcha

Ingredienti
400 g di fave secche, 200 g di scalogni, 200 d di latte intero, 2 uova bio, 30 g di burro chiarificato, 20 g di farina 0, 80 g di pecorino semi-stagionato, 20 g di tè matcha, 10 steli di erba cipollina, sale in fiocchi, pepe nero macinato al momento, olio evo, vino bianco secco.

Procedimento
Lasciare in ammollo le fave per una notte e sciacquarle accuratamente con l’acqua fredda.
Cucinarle a vapore fino a quando saranno cotte ma un po’ croccanti, con la punta delle dita pizzicarle ed eliminare la pellicina esterna.
In una casseruola far appassire gli scalogni tagliati sottilmente con un filo di olio evo, unire le fave, far sfumare con un paio di cucchiai di vino bianco e terminare la cottura delle fave, che dovranno essere morbide.
Passarle al passaverdure o al setaccio e metterle da parte.
In una ciotola sciogliere il burro, unire la farina setacciata con il tè e continuare la cottura con il latte caldo fino ad addensare la besciamella. Togliere dal fuoco, unire le uova sbattute, la purea di fave e il pecorino grattugiato. Mescolare bene, profumare con del pepe macinato al momento, regolare (se necessario) di sale e versare il composto in uno stampo da soufflé di 16-18 cm di diametro, precedente imburrato ed infarinato, e cucinare nel forno statico già caldo a 180° per 35’-40’, a bagnomaria.
Sfornare, lasciar raffreddare qualche minuto, sformare e servire decorando con un trito di erba cipollina.



Polpi e buoi dei paesi tuoi


Vi ricordate quando, durante il mondiale di calcio dello scorso anno, si era tutti un po' nelle mani di un polpo? Si, il polpo Paul che dopo qualche mese è finito in pignatta, pardon, è passato a miglior vita lasciando prostrato tutto il personale del Sea Center di Oberhausen, in Germania.

Riso, patate e cozze: la Tiella ed il profumo della Puglia

Le vacanze sono belle e bello è anche il rientro a casa: gli spazi più comodi, le vecchie abitudini, la ritrovata attrezzatura di cucina...;-)
Ma avendo ancora nel cuore e nei gavoni del camper i colori ed i sapori della Puglia, e le dritte della mia amica Grazia, potevo cucinare zucche e funghi? No, ancora no, continuo imperterrita a spadellare il Salento, anche per rendere meno gravoso l'ineluttabile compito: la madre di tutte le pulizie!