Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta pomodoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pomodoro. Mostra tutti i post

"I cigni cantano prima di morire; non sarebbe un brutto affare se certa gente morisse prima di cantare".


Avete notato che nessuno canta più?

Ok, prova provata sul campo tipo Art Attack e, se si ha la fortuna di abitare in periferia, l'esperimento sarà sicuramente molto semplice.

Prendete la bicicletta. Fatto?
Salite alla Bersagliera (occhio alla sella!). Fatto?
Bene, ora aggiustate il battito cardiaco e con tutta la calma di questo mondo (come se  foste una panda rossa della Telecom-manutenzione a 5' minuti dalla fine dell'orario di lavoro che, davanti a voi sull'orlo di una crisi di nervi, occupa la carreggiata centrale percorrendola a 30 km/h) pedalate zigzagando, magari un sabato o una domenica mattina.
Cosa si sente? Tagliaerba in funzione per il prato di casa, minicompressori in funzione per il lavaggio dell'auto, qualche urlo montessoriano per inquadrare la prole vivace, cani che abbaiano al cancello e un po' di musica, per lo più in inglese ma nessuna voce umana che canti. E se provate a curiosare attraverso le ringhiere o i cancelli vedrete che dalle orecchie delle persone, in faccende varie affaccendate, escono minuscole protuberanze bianche che spariscono all'altezza del bacino. Tipo notizie dall'interno.

I miei ricordi di bimba mi fanno tornare alla mente i film in bianco e nero dove gli uomini cantavano sotto la doccia o facendosi la barba, come pure le melodiose voci femminili, alcune anche da mezzo soprano, che gorgheggiavano mentre si occupavano delle faccende domestiche. E si sentiva anche fischiettare. 



Ora non più, si canta solo in televisione, dopo aver percorso centinaia di chilometri per raggiungere un luogo dove si trovano altre migliaia di persone che vorrebbero fare la stessa cosa ovvero cantare, pardon, urlare. Evidentemente a casa la doccia era sempre occupata.
Ma cantare, pardon, urlare non basta. Bisogna farlo davanti ad una giuria che, a meno che tu non sia portatore sano di corde vocali geneticamente modificate, il più delle volte ti fa sentire una caccola pelosa. 

E che canzoni si cantano, pardon, si urlano? Una volta c'era Pippo che non sapeva nulla, le Papere che volevano fare conversazione con i Papaveri, le Insalate di Maramao precocemente scomparso, i bimbi a cui girava la Ciribiricoccola, dell'Immensità di Don Backy e dell'invito a Volare di Domenico Modugno.
Ora si parla, pardon, si urla solo di amore. Ma non l'amore bello, quello che ti riempie la vita e che ti fa crescere dentro bensì l'amore problematico, sfigato, triste, smunto, depresso. Sembra che ci si metta insieme solo per dire, pardon, urlare "maledetta quella volta che ci siamo messi insieme!".
Però piace e c'è sempre qualcuno che arriva "uno" e poi subito in vetta alle classifiche.

Una volta raggiunta la notorietà la strada però è tutta in salita: sistemati denti-naso-labbra-tette, dimagrisci, occhio ai brufoli, trova uno stilista e un ufficio stampa che segua i follower finti che intasano i tuoi profili e trovati un moroso da farti rubare dalla Belen di turno così da poter cantare, pardon, urlare che l'amore è una gran sfiga e che ci si può fidare solo della mamma.

Che nostalgia di quei tempi quando Pupo cantava "Gelato al cioccolato/dolce un po' salato/tu, gelato al cioccolato" il cui testo fu scritto da Malgioglio, celebre autore di Mina. La leggenda metropolitana racconta che Pupo rifiutò le avances di Malgioglio il quale, indispettito, compose la canzone ricordando un appagante appuntamento notturno avuto con un ragazzo di colore. Trasformandolo così in un innocente motivetto "estivo" degli anni '80 ;)

Canticchiando in cucina, in compagnia dei primi colori dell'autunno, ho "composto" la seconda variazione sul tema "Caprese": prima quella croccante, con i pomodorini confit e la granella di pistacchio, e ora questa soffice. Della serie, musica nuova in cucina.


La “caprese soffice”: spuma di burrata e pomodori con basilico croccante

Ingredienti (per 4 persone)
Spuma di pomodoro
400 gr di pomodori maturi, 1 spicchio d’aglio rosa, 200 gr di passata, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, tobasco, sale, pepe nero macinato al momento, 3 fogli di colla di pesce, qualche bella foglie di basilico fresco, olio evo, coriandolo.
Spuma di burrata
250 gr di burrata, 100 gr di panna fresca, 100 gr di latte fresco, ½ foglio di colla di pesce, sale, pepe bianco.
Qualche bella foglie di basilico fresco, olio evo, coriandolo

Procedimento
Sbollentare per 2’ minuti i pomodori incisi a croce sulla superficie, raffreddarli nell’acqua fredda, pelarli, eliminare i semi, tagliarli a tocchetti. Privare dell’anima centrale verde lo spicchio d’aglio, tagliarlo finemente ed unirlo ai pomodori. Frullare il tutto emulsionando con il succo di pomodoro, qualche goccia di tabasco, un paio di cucchiai di olio evo e regolando di sale e pepe. Passare al colino, unire la colla di pesce ammollata in acqua fredda e sciolta a bagnomaria (o 15’ al microonde), mescolare bene con un frustino. Versare il tutto in un sifone, unire 1 cartuccia di gas per il sifone da 500 gr e 2 per quello da 1 chilo e mettere in frigo capovolto per almeno 3 ore.

Frullare la burrata con la panna, il latte, il sale e il pepe fino ad ottenere una crema morbida. Unire la colla di pesce ammollata in acqua fredda e strizzata e stemperata a bagnomaria. Versare il composto nel sifone da ½ litro, caricare una cartuccia e conservare in frigo capovolto fino al momento del servizio o comunque per almeno un’ora.

Nell’olio evo ben caldo friggere le foglie di basilico e appoggiarle sulla carta casa per eliminare l’eccesso di olio.

Comporre il bicchiere iniziando dalla spuma di pomodori, unire successivamente la spuma di burrata e terminare con una macinata di coriandolo e le foglie di basilico.

In tutti questi anni, McDonald's ha venduto più di 30 miliardi di hamburger. Fanno quasi tre etti di carne. (Daniele Luttazzi)

"Amore, vestiti che dobbiamo andare al Mc."
La Creatura mi guarda come se avessi preso un colpo in testa. "Al Mc?! Ma hai un appuntamento di lavoro?".
In un certo qual senso si: è uscito un nuovo "capo" della collezione gastronomica ed io lo devo provare.
Oggi tocca a "Il Mac" ovvero l'alta moda della cucina della multinazionale rispetto al pret a manger che normalmente l'azienda propone.


A differenza delle altre "recensioni", dove il take away la faceva da padrone, ho deciso che questa volta sarei andata con macchina fotografica e luminol sul luogo del delitto anche per vedere, effettivamente, "l'effetto che fa".
Si entra nel ristorante (loro lo chiamano così e in effetti hanno tutti i motivi per farlo ma io continuo a sentire i brividi di fronte a questa espressione), ambiente bello fresco, coda insolitamente corta per l'ora, quasi l'una, e la Creatura, con una competenza che se applicata al latino non avrebbe dovuto portarlo ad agosto, ordina. Per un curioso caso viene tutto preparato espresso e quindi posso godere al massimo delle potenzialità del mcpanino.

Si sale nella sala superiore, tavoli bianchi, pouf cilindrici in similpelle bianca, corner con divanetti, che sembrano comodi, parete a vetri con vista sul retro dello store di fronte: una mensa ampia, insomma. 
La Creatura sceglie di sedersi, tra l'ampissima scelta di pouf essendo l'ambiente semivuoto, in un tavolo parallelo a quello in cui una mamma dallo sguardo assente ed una bimba bionda con occhiali, troppo in carne per mangiare quello che sta mangiando, si sono appena accomodate.

Comincio ad armeggiare con l'obiettivo per scoprire, da pirla conclamata, che la batteria è scarica per cui mi dovrò accontentare del bb che, chissà perchè, decide che mettere a fuoco un'immagine non rientra tra le sue competenze.
Apro lo scrigno scuro molto cool e subito la macchia di siero mi fa alzare il sopracciglio: non è proprio un bel vedere, effettivamente. Forse - penso - la carne non è stata cotta troppo.
Il pane "cotto a lievitazione naturale" (cosa vuol dire?) è il solito pane morbido degli hamburger con una griglia infarinata sulla superficie a ricordare una certa rusticità. Sulla parte interna la solita spatolata di salsa bianca a base acidula.
Spostato il pane, un tripudio di verdure fresche (lattuga e rotelle di pomodoro maturo) si palesa nella sua freschezza e svela il motivo per qui sono qui: un'ostia spezzettata di parmigiano. Diversa dall'immagine che la pubblicità riporta, naturalmente.


Mentre apro, annuso, analizzo, fotografo, divido, prendo appunti di fronte a me lo sguardo della signora si fa più attento e comincia a guardarsi intorno, cercando qualcuno con il quale condividere le sue perplessità. Ma i pochi commensali nella mensa sembrano consumatori autistici alle prese con un panino che non trasmette emozioni, almeno come quelle ricevute dallo smanettamento di smartphone e palmari.
La bimba con gli occhiali smette di masticare e mi ritiene più interessante della sorpresa dell'happy meal: si aggiusta gli occhiali sul nasino a patata e poi interroga sottovoce la mamma. "Ma cosa sta facendo?" chiede la piccola. "Non so, sarà una spia del Burger King." è la risposta allarmata della signora sempre più incuriosita. 


Ovviamente lo mangio. Come si diceva pane morbido e infarinato, salsa troppo aggressiva, insalata scondita, carne cotta adeguatamente ma senza sale e alla fine, ma proprio alla fine di tutto, si sente nell'ultima papilla gustativa deputata al parmigiano il gusto di qualcosa di sapido e formaggioso. Nella scatola-scrigno rimane qualche briciola e l'inquietante macchia di siero.

Nel frattempo la Creatura, evidentemente colpito da questa autopsia, finisce il suo mc triplo e propone "Vuoi che dopo andiamo a prendere un po' di chianina così a casa ce lo facciamo noi e risparmiamo sull'insalata che tanto non la mangio?"
Gli avranno dato latino ma se ci fosse stata, come materia, "buon senso" avrebbe preso il massimo dei voti.

Vorrei sapere chi è il mandante delle cavolate che faccio. Test "Pennette pomodoro e ricotta" e "Carbonara" in scatola


Il mio desiderio di una cucina autarchica si scontra regolarmente con quanto il banco frigo del supermercato propone ad ogni piè sospinto: passi per ravioli e tortellini che non sempre si ha voglia di fare, passi per la pasta fillo con la quale si riesce ad incartare velocemente qualsiasi ingrediente ma la visione della pasta in scatola mi ha turbata non poco. Pensavo di aver visto tutto quando la vidi proporre da un ristoratore londinese mentre apriva una lattina e svuotava vermicelli anemici in un piatto lappato da salse similsugo, scatenando in me sentimenti violenti molto simili a quelli che provano gli hooligans.
Ma in Italia no. Il popolo "pizza, pasta, mandolino" non può arrendersi così senza combattere!

Io sono la sua vellutata, lei la mia polpetta.

E' arrivato il freddo, la luce all'alba sembra possa farti una tac, tanta è la sua potenza, i pittori finalmente hanno finito ed io mi sento più romantica del solito!
E quindi, zuppa. Ed essendo appunto tanto romantica :-) ho ripensato a quel cartoon dolcissimo, Lilli ed il vagabondo, ed alla scena in cui il ristoratore siciliano preparata per la coppia innamorata un delicatissimo piatto di spaghetti con le polpette, un tesoro della cucina meridionale. E perchè non metterle, piccole e tentatrici, dentra la zuppa? Si ottiene un connubio perfetto oltre ad un piatto completo.
Vellutata di pomodoro con polpettine di carne
Ingredienti
1 kg di pomodori pelati (anche in scatola se le riserve estive sono venute meno)
una ciplla ed un paio di spicchi d'aglio
un paio di cucchiai di concentrato di pomodoro
un bouquet garni con timo e alloro freschi
un pizzico di peperoncino
10 cl di panna fresca
un bicchiere d'acqua
500 gr di manzo sceltissimo macinato 3 volte
un po' di pane grattuggiato (meglio se pane al latte)
qualche spezia ed aroma: paprika, coriandolo, dragoncello, cumino
olio evo, sale macinato al momento
Procedimento

Tritare finemente la cipolla, farla appassire in un tegame di coccio, aggiungere gli spicchi d'aglio in camicia (che verranno tolti assieme al bouquet garni prima di intervenire con il frullatore ad immersione), versare i pomodori tagliati a pezzi, aggiungere il concentrato di pomodoro e mescolando il bicchiere d'acqua. Portare ad ebollizione, abbassare il fuoco e coprire e lasciar andare per venti minti. Passato questo tempo aggiungere la panna fresca ed il peperoncino, regolare di sale e frullare.
In una ciotola mescolare la carne macinata con le spezie, gli aromi ed il pane grattuggiato e formare delle piccole polpettine, appena più grandi di una nocciola. Versare un po' olio in una pirofila antiaderente, adagiare le polpettine in modo che si possano muovere liberamente e cucinare nel forno statico a 170° per 12-14 minuti, controllando comunque in quanto il punto di "troppa cottura" può scappare facilmente. Togliere dal forno e terminare la cottura per altri 2-3 minuti versandole direttamente nella vellutata rimessa sul fuoco, in modo che i diversi ingredienti ed i diversi aromi si amalgamino tra loro.


Potete servire la vellutata nelle ciotoline, magari di coccio, passate in forno un paio di minuti, con qualche fettina sottile di pane di grano duro tostato nella padella antiaderente (se volete aromatizzarle strofinandole con uno spicchio d'aglio....basta che le mangi anche chi dividerà con voi la serata...)

Come trasformare una vellutata in finger food!