Associare alla figura femminile il cibo è quanto di più naturale e facile possa esistere: la donna, madre, nutre il figlio che cresce in lei con il proprio sangue e respirando per lui; una volta che il piccolo apre gli occhi al mondo, il suo corpo produce un nettare, il primo cibo dell’amore dalla notte dei tempi.
La donna ha sempre nutrito, cresciuto e protetto con la propria cucina. Ha consolato, coccolato, curato. Ha viziato. E tentato. Spesso poi la cucina era uno dei pochi modi per esprimere la propria creatività senza destare troppi sospetti in quel mondo, più o meno antico, che ha sempre visto in una certa autonomia e determinazione femminile qualcosa di sospetto se non addirittura di maligno.
La conoscenza delle erbe, per esempio, poteva diventare pretesto per formulare accuse di stregoneria e successive condanne al rogo e nel contempo poteva diventare uno stimolo per approfondire, con lo studio, una scelta radicale di vita dettata dalla fede.
Curare con il cibo, il corpo. Curare con il cibo, l’anima. E raggiungere l’estasi…