
Alle volte la prole riesce a stupirmi, favorevolmente intendo.
L'organizzazione della settimana scolastica prevede, per quest'anno, due rientri alla settimana: uno dedicato ad un recupero generale ed uno un po' più easy: ore curriculari dedicate ad approfondire un argomento che non si pensava potesse essere nelle proprie corde: archeologia (frequentato l'anno scorso e molto coinvolgente), teatro, sport meno popolari come il baseball, cucina. Si, cucina, con tanto di manipolazione, preparazione, cottura e degustazione.
Capirete la mia sorpresa quando Edoardo, che già dallo scorso giugno aveva "avvisato" che lui avrebbe approfondito lo sport (come se il calcio che pratica non fosse sufficiente, per lui e per la mia lavatrice) al ritorno dalla prima settimana di scuola, mi comunicò che si era iscritto (sigh, sta diventando grande anche lui....) al corso di cucina.
Lo so che con l'età che avanza si diventa più teneroni ma la notizia è stata un'emozione non da poco: evidentemente vivere con lui il calcio da quando aveva sei anni, condividendo il condivisibile (si, anche il Fantacalcio e la lettura della Gazzetta!) ha creato il presupposto del "do ut des" al contrario: non ti do una cosa affinchè tu me ne dia una bensì condivido una tua passione come tu hai condiviso la mia.
E' la mia teoria della cucinoterapia e dell'arte della maieutica (ah, la filosofia) che dall'enogastronomia si può trarne, una tecnica per "partorire" una parte di se, all'insegna del "fare" inteso non solo come accudimento quotidiano, ed alle volte un po' meccanico, ma con cuore ed amore.
Bene, tutto questo prolissume da sbrodolamento dopo che la mia creatura :-) si è espressa in quello che lui considera il non plus ultra della gastronomia mondiale: l'hamburger (pronunciato come nel film La pantera rosa, uguale).

In macelleria abbiamo scelto un pezzo di manzo ed un piccolino di maiale e li abbiamo macinati, a casa, almeno 3 volte e con il coppapasta abbiamo stampato le "svizzere" (da bimba le chiamavo così).
Abbiamo "scongelato" dei panini al latte cucinati la settimana precedente (tecnica imparata da Carlo).
Abbiamo anche lavato l'insalata cappuccia ed il pomodoro (ma a cosa serve visto che poi li tolgo? Giusto, che non ti facciano male un po' di fibre e sali minerali) e recuperato le salsine d'accompagnamento.
Cottura, con attenzione, nella padella antiaderente senza alcun grasso aggiunto, ad una temperatura non troppo aggressiva, ed assemblaggio con mani pulite ed un po' di metodo.
Tavola preparata sotto il portico, con Lucky brontolante perchè anche a lui l'insalata non piace.
Ci crederete? Ho mangiato meglio che alle Calandre! E speriamo che capisca che mangiare il medesimo panino cotto con un disciplinare uguale da Toronto a Bombay non è un trionfo della globalizzazzione ma la sconfitta del gusto. Come se ci facessimo accarezzare con un guanto di lattice.
Edoardo petardo "oziante"