“Vattene, sei solo il frutto della mia immaginazione!”
“Col cavolo che me ne vado, fuori c’è un freddo che ti congela le idee.”
Chi mi stava parlando era una strana immagine con una bandana in testa - che emetteva fuoco e fiamme - mentre mescolava, in una padella di ferro, due uova sbattute con un cucchiaio di legno. In senso orario.
“Perché in senso orario?”
“Cosa ti interessa. A te non piacciono le uova strapazzate con la bottarga.”
Aveva ragione. Odiavo le uova in genere tranne quelle di quaglia con le quali preparavo, alternandole alle mozzarelline, anemici spiedini.