Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Senso Orario. Un nuovo racconto e una nuova ricetta per Fernando #Natale2011



“Vattene, sei solo il frutto della mia immaginazione!”
“Col cavolo che me ne vado, fuori c’è un freddo che ti congela le idee.”
Chi mi stava parlando era una strana immagine con una bandana in testa - che emetteva fuoco e fiamme - mentre mescolava, in una padella di ferro, due uova sbattute con un cucchiaio di legno. In senso orario.
“Perché in senso orario?”
“Cosa ti interessa. A te non piacciono le uova strapazzate con la bottarga.”
Aveva ragione. Odiavo le uova in genere tranne quelle di quaglia con le quali preparavo, alternandole alle mozzarelline, anemici spiedini.

L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi. Proust

Madeleine con pistacchi, finocchietto e roquefort

Sono arrivati anche i 45. Anni intendo.
La somma da 9, un numero che mi piace e che ha un significato che non giunge a caso in un momento molto particolare della vita di una donna, almeno per la mia. 


«Ognun vede quel che tu pari. Pochi sentono quel che tu sei.» Niccolò Machiavelli. E auguri di cuore :)

Cocotte di cappasanta

Sfogliando la rassegna stampa quotidiana, in questi giorni, non si può fare a meno di tirare le somme di quanto è accaduto in quest'ultimo anno e primo decennio del terzo millennio quando, secondo i più, dovrebbero farsi sentire gli effetti dell'Era dell'Aquario. Quali? "Tra le caratteristiche principali dell’Aquario ci sono la solidarietà, la democrazia, la fratellanza, la ricerca di uno stile di vita nel rispetto dell’ambiente, l’umanitarismo, l’apertura di idee, e lo sviluppo di nuove tecnologie. Allo stesso modo l’apertura mentale e senza pregiudizi vede il fallimento di vecchi schemi sociali o religiosi e delle tendenze culturali costrittive per la libertà di scelta dell'individuo".
Ecco, appunto: ce li avevo sulla punta della lingua.

L'amore che non osa pronunciare il suo nome. Alfred Douglas, 1892


Tortine con finocchietto selvatico ed uvetta

La Bibbia contiene 6 ammonimenti agli omosessuali e 362 ammonimenti agli eterosessuali. Ciò non significa che Dio non ama gli eterosessuali. È solo che hanno bisogno di più controllo. Lynn Lavner, 1996

Tutti hanno un amico del cuore. Il mio si chiamava Stefano. Ci siamo conosciuti attraverso i ghirigori delle cancellate condominiali: avevamo 5 anni ed era il 1971.

Andavamo a scuola insieme, anche se eravamo in classi diverse, a piedi, con tutte le condizioni climatiche possibili. Senza SUV e Nonni Vigile. All'andata tutti belli pettinati e composti con i nostri grembiuli neri ed i fiocchi colorati ed al ritorno, sistematicamente, con la tasca del grembiule semistrappata, un bottone mancante, il fiocco sciolto e per traverso, un ginocchio sbucciato, i capelli che sembravano usciti da una sessione di elettroshock. Solo io però: lui è sempre stato più pacato e composto.

Epifania: si porta via le feste e la pinza.

Questa notte ci sarà una grande confusione nel cielo: una vecchina a cavallo di una scopa riempirà le morbide calde calze di lana che bimbi sorridenti e speranzosi hanno lasciato appese o vicine al camino, preparando accanto ad esse un pensiero goloso per ringraziare la Befana, infaticabile nonnina, del suo vagabondare notturno.
Anche per l'Epifania la cabala la fa da padrona: numeri magici per magici auspici diventano riti mediovali di contadini che, convertiti, ricordano nei doni della Befana l'omaggio dei Re Magi al Gesù bimbo in terra.
Per gli antici Romani, 12 giorni dopo il Solstizio d'inverno (attorno al 25 dicembre), nella notte tra il 5 e 6 del mese successivo, le femminili divinità protettrici della Natura solcavano i cieli per salutare l'anno vecchio e stanco, che lasciava il posto alla giovane, prossima Primavera. E nel terzo millennio i nostri bimbi si aspettano doni da una vecchina per salutare l'imminente e colorato risveglio della natura.
E durante questa magica notte la tradizione popolare prepara
un dolce, che andrà gustato davanti al fuoco con un buon bicchiere di vino, ricco di ingredienti invernali, così da lasciar posto in dispensa alle primizie della bella stagione.
Nasce così questa pinza, pinsa o putana (a seconda della località del Veneto Orientale) un po' ingentilita nella farina (bianca invece che gialla) e profumata d'oriente con lo zenzero, perchè i Magi venivano da un posto molto lontano, ma non così distante dalla Palestina, ossia l'odierno Iran.
Ingredienti
500 gr di pane al latte raffermo
200 gr di zucchero zefiro profumato alla vaniglia
50 gr di glucosio
500 gr di latte crudo (qtà da aggiustare eventualemente con la farina a seconda di quanto ne viene richiesto dall'impasto)
4 uova
50 g di farina bianca
50 gr di zenzero candito
50 g di uvetta sultanina (chicchi grandi) ammorbidita nel passito
2 cucchiai di pinoli tostati
1 cucchiaio di semi di finocchietto selvatico
1 mela renetta grattugiata finemente
4 gr di bicarbonato di ammonio

In una ciotola mettere a bagno il latte caldo ed il pane tagliato a pezzi e lasciarli riposare un po'.

Mettere l'uvatta in ammollo con un po' di vino passito e tostare i pinoli.

Nella planetaria mescolare con la frusta piatta il pane bagnato nel latte, lo zucchero ed il glucosio, aggiungere le uova una alla volta. Unire successivamente il fioretto, l'uvetta (passata nella farina), i pinoli, lo zenzero candito ed i semini di finocchietto. Aggiungere anche il vino rimasto dall'ammollo dell'uvetta.

Oliare con lo spray staccante (o spennellare con il burro fuso ed infarinare) dei contenitori in alluminio monodose e cuocere nel forno già caldo a 180°C per 35 ' - 40' (volendo si può usare il tradizionale stampo o placca rettangolare).

Lasciare raffreddare in una gratella i singoli dolcini e decorare con un po' di zucchero a velo prima di servire.

TANTI AUGURI A TUTTE!! ;-)