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Tu BiShvat: quando gli alberi festeggiano con un dolce di riso


"Io vivo nell'ovest ma il mio cuore è all'est. Fra la neve e il ghiaccio io rivolgo il mio sguardo verso il paese in cui in questo momento la natura si risveglia: il mio paese!"

Così scrive il poeta Jhudah ha-Levi ricordando la festa del Tu BiShvat, il Compleanno degli Alberi che solitamente si festeggia quando nel mondo si sceglie di non dimenticare l'orrore della Shoah.

Per il popolo ebraico la natura ha un'importanza fondamentale tanto da dedicare appunto una festa al suo risveglio: la crudeltà degli uomini lo ha di fatto costretto ad una diaspora perenne ed è proprio questo migrare che ha conferito anche alla cucina una caratteristica unica al mondo ovvero quella di essere felicemente contaminata dal territorio e dalle popolazioni con le quali veniva in contatto.
Così se ad ovest saranno predominanti carni ed ortaggi tipici di determinate latitudini ad est i piatti saranno ricchi di spezie e di quei profumi che la maggiore presenza del sole sa regalare.

Ancora una volta Venezia ha saputo raccogliere e valorizzare tutta questa "diversità" fondendola in un unicum prezioso, da condividere e ricordare.

Nel Talmud molte sono le pagine dedicate all'amore per gli alberi, per la natura e l'impegno per la loro difesa fondamentale per mantenere il giusto equilibrio di un ambiente salubre. Così se in Israele il mandorlo è il primo albero che fiorisce ed anticipa l'arrivo della primavera in altri luoghi, come la Russia, la presenza della neve non impedisce ai bimbi di festeggiare il compleanno degli alberi: questi infatti, in una sorta di allego gioco, vengono vestiti con colorati fiori di carta, a rappresentare una fioritura simbolica.

I piatti che si condividono durante questa festa sono ricchi di frutti e primizie: le olive rappresentano la vitalità e la luce dell'ulivo, il grano, rappresentato con la farina è il simbolo di purezza in quanto privo di involucro, il dattero la cui miele dolce è sempre un buon auspicio e l'uva, rappresentata nel vino rosso e bianco che vengono bevuti in quattro bicchieri diversi che accompagnano l'intero pranzo: si inizia con il vino bianco che ricorda l'inverno e si finisce con il vino rosso il cui colore vivace ricorda l'esuberanza della primavera.

Tra i diversi piatti che vengono preparati (tra i quale uno specificatamente veneziano, il Frisensal) il Riso delle sette primizie, di origine uzbeka, è il tripudio della dolcezza: una corona ricca di frutta secca e noci. L'abbiamo preparata alla Scuola di cucina ebraica del Ghetto di Venezia, durante la serata dedicata appunto al Tu BiShvat.


Riso dolce delle sette primizie

Ingredienti (variante Scuola di cucina)
350 gr riso basmati, 50 gr uvette, 40 gr zucchero di canna, 30 gr mirtilli secchi, 4 datteri, 8 albicocche secche e 4 prugne secche (tagliate i quarti), 4 fichi secchi, 50 gr gherigli di noci, 40 gr cedrini o zenzero candito, 250 ml latte di cocco.

Procedimento
Lessare il riso basmati e mescolarlo bene con le uvette e lo zucchero.
Ricoprire con della carta forno bagnata e strizzata uno stampo di alluminio dal diametro di 22 cm, disporre la frutta disegnando un fiore e sul bordo i gherigli interi.
Versare la metà del riso pressandolo bene e continuare con la frutta rimanente. Terminare con il riso, versare il latte di cocco in modo che inumidisca uniformemente il composto, pressare ancora un po', coprire con un foglio di alluminio e cucinare per 20' nel forno già caldo a 180°.
Sfornare, capovolgere il dolce sopra il piatto di portata e servirla ancora tiepida.

Mini terrine di colomba, ricotta e zenzero candito.



Nel 1976 avevo 10 anni ed ho ancora impressa nella memoria, fotogrammi vividi dei quali ricordo ogni singolo particolare, la scossa del 9 maggio che colpì al cuore il Friuli Venezia Giulia.
Il vecchio televisore che sembrava prendere vita, la poltrona che diveniva meno accogliente, lo strattone al braccio che mio padre prese con tutta la sua forza per trascinarmi giù per le scale ondeggianti, da far venire la nausea, le urla di mia madre, lo sguardo incredulo di mia sorella.

Un silenzio surreale in un buio fuori fuoco perchè nella corsa avevo perso gli occhiali e fu questa ulteriore impotenza che mi fece piangere, silenziosamente.

Quando la mattina di un anno fa ascoltai il primo giornale radio delle 6.oo, che annunciava la scossa di terremoto che alle 3.32 aveva colpito l'Aquila, fu come un colpo al cuore. Ed ancora oggi lacrime silenziose mi scendono dagli occhi perchè di fronte a simili eventi si rende manifesta tutta la nostra impotenza.

A distanza di 34 anni c'è un'amica in più che può aiutare a moltiplicare all'infinito l'impegno che ognuno di noi può profferire in occasione di eventi così devastanti: la rete. Ed è grazie a FB che ho conosciuto le creazioni delle Sorelle Nurzia, il blog a loro dedicato (www.99colombe.blogspot.com) e dell'iniziativa per promuovere la commercializzazione dei loro gustosissimi prodotti, in una regione dove, a distanza di un anno, nessuno ha ancora presentato un serio piano industriale per far partire l'economia. Perchè senza lavoro un paese languisce e non si può certo stare alla finestra ad aspettare che i grandi del mondo (fino ad ora solo Germania e Francia) mantengano le loro promesse.

Ecco allora la mia ricetta che utilizza la colomba classica delle Sorelle Nurzia come ingrediente principale: Mini terrine di colomba, ricotta e zenzero candito.

Ingredienti
400 gr di colomba classica Sorelle Nurzia, 250 gr di ricotta freschissima, 60 gr di zucchero a velo, 60 gr di zenzero candito, un pizzico di cardamomo, 140 ml di Torcolato, 4 gr di colla di pesce.

Procedimento
Foderare con più strati di pellicola 8 stampini da plum-cake.
Mettere in ammollo la colla di pesce in acqua fredda.
Mettere in ammollo nel Torcolato i canditi.
Tagliare a fette la colomba delle dimensioni degli stampi, togliendo la parte esterna.
Passare la ricotta al setaccio, unire lo zucchero a velo.
Scolare i canditi, asciugarli ed in un pentolino scaldare appena la metà del Torcolato e sciogliere la colla di pesce strizzata ed unirlo alla ricotta, dopo aver passato il liquido con un colino. Unire i canditi ed il cardamomo macinato. Mescolare delicatamente il composto per far amalgamare bene.
Passare alla composizione della terrina: a strati nei contenitori la colomba spenellata di Torcolato (quello usato per ammollare i canditi) e la crema di ricotta, fino alla fine degli ingredienti.
Coprire con la pellicola e riporre in frigo per almeno una notte.

Servire spolverata di zucchero a velo con un bicchierino di Torcolato di Breganze.

Epifania: si porta via le feste e la pinza.

Questa notte ci sarà una grande confusione nel cielo: una vecchina a cavallo di una scopa riempirà le morbide calde calze di lana che bimbi sorridenti e speranzosi hanno lasciato appese o vicine al camino, preparando accanto ad esse un pensiero goloso per ringraziare la Befana, infaticabile nonnina, del suo vagabondare notturno.
Anche per l'Epifania la cabala la fa da padrona: numeri magici per magici auspici diventano riti mediovali di contadini che, convertiti, ricordano nei doni della Befana l'omaggio dei Re Magi al Gesù bimbo in terra.
Per gli antici Romani, 12 giorni dopo il Solstizio d'inverno (attorno al 25 dicembre), nella notte tra il 5 e 6 del mese successivo, le femminili divinità protettrici della Natura solcavano i cieli per salutare l'anno vecchio e stanco, che lasciava il posto alla giovane, prossima Primavera. E nel terzo millennio i nostri bimbi si aspettano doni da una vecchina per salutare l'imminente e colorato risveglio della natura.
E durante questa magica notte la tradizione popolare prepara
un dolce, che andrà gustato davanti al fuoco con un buon bicchiere di vino, ricco di ingredienti invernali, così da lasciar posto in dispensa alle primizie della bella stagione.
Nasce così questa pinza, pinsa o putana (a seconda della località del Veneto Orientale) un po' ingentilita nella farina (bianca invece che gialla) e profumata d'oriente con lo zenzero, perchè i Magi venivano da un posto molto lontano, ma non così distante dalla Palestina, ossia l'odierno Iran.
Ingredienti
500 gr di pane al latte raffermo
200 gr di zucchero zefiro profumato alla vaniglia
50 gr di glucosio
500 gr di latte crudo (qtà da aggiustare eventualemente con la farina a seconda di quanto ne viene richiesto dall'impasto)
4 uova
50 g di farina bianca
50 gr di zenzero candito
50 g di uvetta sultanina (chicchi grandi) ammorbidita nel passito
2 cucchiai di pinoli tostati
1 cucchiaio di semi di finocchietto selvatico
1 mela renetta grattugiata finemente
4 gr di bicarbonato di ammonio

In una ciotola mettere a bagno il latte caldo ed il pane tagliato a pezzi e lasciarli riposare un po'.

Mettere l'uvatta in ammollo con un po' di vino passito e tostare i pinoli.

Nella planetaria mescolare con la frusta piatta il pane bagnato nel latte, lo zucchero ed il glucosio, aggiungere le uova una alla volta. Unire successivamente il fioretto, l'uvetta (passata nella farina), i pinoli, lo zenzero candito ed i semini di finocchietto. Aggiungere anche il vino rimasto dall'ammollo dell'uvetta.

Oliare con lo spray staccante (o spennellare con il burro fuso ed infarinare) dei contenitori in alluminio monodose e cuocere nel forno già caldo a 180°C per 35 ' - 40' (volendo si può usare il tradizionale stampo o placca rettangolare).

Lasciare raffreddare in una gratella i singoli dolcini e decorare con un po' di zucchero a velo prima di servire.

TANTI AUGURI A TUTTE!! ;-)