Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Ora et pandora ovvero storia "insolita" del panettone

Terrina di panettone al mandarino con zenzero candito e cumino




Dalle piramidi alle alpi: 2000 anni di storia
Il panettone, “pane grande”, “pan de toni”, amato da Ludovico il Moro o opera di una monaca gourmet: non c'è dolce come quello che durante le festività natalizie rallegra le nostre tavole ed i nostri scambi di auguri le cui origini si perdono nella leggenda.
Come per tutti i cibi avvolti da un'aura di mistero anche per il panettone il caso mise lo zampino: si racconta che attorno al IV secolo a.C., durante un'inondazione del Nilo, alcuni ingredienti si mescolarono tra di loro ed al ritiro delle acque si scoprì un impasto che era fermentato naturalmente (medesimo principio della birra). La successiva manipolazione ed aggiunta di ingredienti zuccherini diede vita ad un pane dolce e goloso che fece il giro della mezzaluna fertile.

Gli Unni non erano così cattivi. Forse mangiavano male.

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Domenica ho avuto tutta la mia famiglia a casa, per festeggiare il compleanno di mia sorella, Federica, mamma degli “Unni”, Alessandro e Samuele, i gemelli che ad aprile compiranno 6 anni, affettuosamente chiamati Unni prima da me e poi dalla mamma medesima. Perchè se è vero i figli so’ pieze e’ core è anche vero che gli spigoli dei muri di casa mia non sono in kriptonite, ma di banalissimo e fragilissimo cemento, in alcuni punti addiritura armato. Ma vi assicuro che non basta…come è assolutamente inutile tagliare l’erba del giardino prima del loro arrivo. Vi ricordate Attila? “Dove passo io non crescerà più un filo d’erba!”

Dilettante. Non ha mai messo a vivo le radici di un abete, lui. E siccome mangiava, con il suo popolo, radici e carne semicruda ho pensato che una ricetta che prevedesse l’uso di ingredienti che “il flagello di Dio” non aveva mai visto, neanche dipinti, forse avrebbe addolcito il temperamento dei nipotini (e salvaguardato la raccolta di moto di Edoardo).

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Muffin Survivor

Ingredienti

250 gr di farina 00, 150 gr di miele d’acacia, 1 uovo grande, 3 gr di sale, 15 gr di lievito, 85 gr di olio evo profumato al mandarino (e/o 85 gr di burro chiarificato ed una grattugiata di buccia di arancia non trattata), 240 gr di latticello, zucchero a velo

Senza planetaria perchè ho seriamente temuto per la sua incolumità, una ciotola per ciascuno: ad Alessandro quella degli ingredienti secchi (farina setacciata con il lievito, il pizzico di sale) mentre a Samuele quella con gli ingredienti umidi (l’uovo appena sbattuto, il latticello, la buccia d’arancia ed il burro a temperatura ambiente oppure l’olio evo profumato all’arancia, il miele per ultimo).

“Ma lui ha più cose di me dentro!!!”

“Si, ma la farina è fatta da tanti chicchi”

“Ah, va bene”

Poi il capo (in questo caso io) con sguardo severo ma giusto suggerisce (ordina) che gli ingredienti umidi vengano versati in quelli secchi e, mescolando a 4 mani e 2 mestoli, si ottiene un composto granuloso (posso togliere i pallini? Provaci, che ti blocco la crescita!) e senza traccia di farina.

A cucchiaiate nei pirottini dentro lo stampo per muffin (uno stampo a testa) e nel forno a 200° per circa 20’ (se li guardate troppo non lieviteranno mai!)

Di solito si dovrebbero lasciar raffreddare sopra una gratella ma dopo un paio di urli miei (non si tolgono con la paletta da pasticcio! E neanche infilzandoli con i bastoncini cinesi!!!!) la saggezza ha preso il sopravvento ed all’unanimità abbiamo deciso di lasciarli lì e di decorarli con lo zucchero a velo (un dispenser di zucchero a velo a testa) una volta raffreddati.

“Che buoni, Zia Nianna!

“Grazie Amori, ma li avete fatti voi”

“Ne facciamo ancoa?”

“Se masticate seduti ed in silenzio” ;-)

Ah, la famiglia! …. però ho regalato a ciascuno il set ikea per piccoli cuochi….il matarello non è pesante, non dovrebbero farsi troppo male….;-)