Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Pane di grano arso, kamut, semi. I "Sassi" che piacciono.



"Fa che il cibo sia la tua medicina".
E quando gli ingredienti vengono suggeriti da Angela, di SAPORI DEI SASSI, non possono che essere una vera e propria amborosia. Direi magici, come la sua stupefacente Matera, il cui ricordo mi riscalda ancora il cuore.

Da questo calore è nato questo pane (preparato prima dell'avvenuta iniziazione alla panificazione grazie al fantastico corso di Paola ed Adriano ed alla squisita disponibilità di Carola), semplice, spigoloso, forse un po' burbero ma buono e sincero!


Pane di grano arso e kamut con semi di girasole, lino e sesamo

Ingredienti
400 gr di farina di kamut, 200 gr di farina di grano arso, 360 gr di acqua, 9 gr di lievito di birra, 2 cucchiaini di sale, 2 cucchiaini di zucchero di canna, 2 cucchiai di olio evo, 1 cucchiaino di succo di limone, 3 cucchiai di semi di lino, di sesamo bianco e nero e di girasole.

Procedimento
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida, setacciare le due farine con lo zucchero. Nella planetaria con la frusta a foglia prima ed a gancio poi aggiungere l'acqua un po' alla volta, il sale, l'olio, il succo di limone ed i semi. Lavorare l'impasto fino a farlo incordare. Coprirlo e lasciarlo lievitare fino al raddoppio.
Rilavorarlo brevissimamente, formare due pagnotte, spargere in superficie farina da spolvero, coprire nuovamente e far lievitare un'oretta.
Nel forno già caldo a 200° per almeno 20' o fino a quando la superficie sarà croccante.

Questa è la seconda ricetta che preparo con il grano arso ed ho appena iniziato!

Le ricette degli amici: i Falafel di Adnan

L'amico si vede sempre nel momento del bisogno. Il tuo, di solito.

Durante la concitata organizzazione della chiusura dell'anno catechistico della Parrocchia di Santa Caterina, che prevede due giorni di "sagra" ed un intero pomeriggio dedicato alla "Cateriniadi" - praticamente dei "Giochi senza Frontiere" che si concludono in un tripudio di gavettoni - c'è sempre qualcuno che offre il suo aiuto, anche se non fa parte della "brigata storica" dei "volontari": chi in cucina, chi al bar, chi in sala (l'ampio porticato che abbraccia la Chiesa), chi ai giochi e chi ai sorrisi ed alle sorprese, perchè servono, caspita se servono!

E così arriva l'amico Adnan, siriano di nascita, spingendo il passeggino con l'ultimo nato e con le sorprese gastronomiche che profumano di Oriente.

"Facciamo le polpette di ceci?"
"I falafel?!"
"Certo, qualche volta ci metto anche le fave ed una patata"
"Ed il sesamo?"
"Se ti piace, si"
"E che spezie?"
"Almeno il cardamomo, aiuta a digerire".


E mentre intorno impazza il gavettone, nell'olio bollente e con uno stampino che viene direttamente dal corredo di casa (me ne ha promesso uno!) uno dopo l'altra queste delizie prendono forma, per finire in vassoi di rame sbalzati e decorati per la gioia ed anche la curiosità dei clienti che si sono visti offrire, tra la polenta, le costicine e gli gnocchi al ragù, queste golose polpettine.

Ingredienti
300 gr di ceci lasciati in ammollo in acqua fredda ed un pizzico di bicarbonato per almeno 24 ore, 1 patata farinosa, 2 spicchi d'aglio privati della parte interna verde, 1 cipolla novella, un po' di prezzemolo (anche no), un cucchiaio di spezie tra coriandolo, cardamomo, pepe nero e cumino, olio evo ed olio d'oliva per la frittura, semi di sesamo dorato se si desidera.

Procedimento
Prendere i ceci ammollati e passarli con il passaverdura. Trasferire la polpa ottenuta nel mixer con la patata bollita, l'aglio, la cipolla, il prezzemolo, le spezie. Regolare di sale ed unire olio evo sufficiente per ottenere un impasto ben amalgamato.
Portare l'olio d'oliva in temperatura, mettere un po' di impasto nello stampino (una specie di sparabiscotti in rame) oppure preparare delle quenelle aiutandosi con due cucchiai e tuffare le polpettine così ottenute nell'olio bollente.
E' anche possibile preparare prima le polpettine passandole nei semi di sesamo, lasciarle riposare almeno mezz'ora per poi passare alla frittura.
Lasciar assorbire l'unto in eccesso con della carta cucina e servire caldissime, calde, tiepide ed anche fredde: sono piaciute in tutte le versioni!

"Grazie per la tua ricetta, Adnan"
"Grazie a te. La prossima volta porto un po' di tahina e così facciamo una bella salsa"
"E l'hummus?"
Sorriso. "Noi siamo persone semplici: la mia cucina è la tua cucina".
Forse era questo che voleva dire un uomo di nome Gesù.