Faccio fatica a partecipare ai contest, soprattutto perché me ne dimentico, anche di quelli bellissimi, che promettono sfide dagli intensi profumi e dai mille colori. E ogni volta me ne rammarico.
Le ragazze che mi davano una mano in cucina, durante quella calda estate trascorsa ai fornelli, mi raccontarono di questa associazione e di tutte le iniziative legate ad un nuovo concetto di agricoltura, rispettosa della terra e del lavoro dell'uomo.
A distanza di solo quattro anni gli scenari di povertà e disperazione, così stridenti in una nazione che accoglierà i prossimi Mondiali di Calcio, sono diventati familiari anche in quell'Italia che si è riscoperta improvvisamente fragile e depressa, sconquassata da una crisi economica senza fine che assomiglia sempre più ad una crisi di valori e di modelli produttivi.
Alcune di loro sono tutt'ora parte attiva del progetto "Açucar do
Brasil" che si propone di distribuire lo Zucchero Mascavo prodotto
dalla Cooperativa COPAVI dello Stato del Paranà (Brasile) del Movimento dos
Trabalhadores Rurais Sem Terra.
Si tratta di uno zucchero davvero buono e, anzi, pulito e giusto in quanto viene prodotto con metodi di coltivazione rispettosi del terreno e delle popolazioni, spesso private della loro dignità e del loro futuro a causa dei massicci interventi delle multinazionali e delle monocoltivazioni di quegli ingredienti che tanto piacciano all'occidente (come l'olio di palma).
Niente pesticidi, niente OGM, niente
deportazioni di interi gruppi familiari e devastazioni di terreni ma rispetto
del lavoro dei contadini e la possibilità che questi vengano adeguatamente
retribuiti per il loro lavoro. Infatti, come si legge nel sito dell'Associazione
"uno dei problemi fondamentali rimane l’iniqua distribuzione della
terra che favorisce la grande proprietà terriera a danno dei piccoli
produttori. In Brasile, la terra non è un semplice diritto di proprietà
privata, ma è soprattutto strumento di potere e spazio di sfruttamento delle
risorse umane e naturali per trarne il massimo del profitto. L’80% della terra
coltivabile è nelle mani del 2-3 % della popolazione: concentrazione della
terra significa anche concentrazione della ricchezza. Dare
vita ad un piano ben strutturato di Riforma Agraria nel Paese, che preveda
la redistribuzione delle terre (perlomeno di quelle incolte), comporterà non
solo un accesso più facilitato alla terra ma la conquista di tutti quei diritti
di cittadinanza (casa, salute, educazione, lavoro, parità sessuale e
razziale) ancora oggi negati a milioni di brasiliani nelle campagne come
nelle città."

Ecco quindi nascere questa Torta Sabbiosa (andrebbe scritta con un "b" sola, in realtà) che oltre allo zucchero "buono" ha anche un altro ingrediente che avrebbe moltissimo da raccontare e che è stato fondamentale per la sopravvivenza dei contadini veneti, ovvero il mais.
Una farina dorata che nella cucina veneta non è solo ingrediente ma che diventa rituale familiare nella preparazione della polenta, cotta e versata sul tagliere anche tre volte al giorno, gustata fumante, riciclata in mille modi ed usata anche come arma di seduzione, come appunto seppe raccontare Carlo Goldoni ne "La donna di garbo" dove una scaltra Rosaura si prendeva gioco di un affamato Arlecchino promettendogli questa ambita pietanza, senza in realtà cucinarla mai.
Torta sabiosa de farina zala (ricetta della tradizione rivisitata)
Ingredienti (per una tortiera di 26 cm di diametro)
200 g di burro freschissimo e morbido, 200 g di zucchero Ya basta, due uova bio, 100 g di farina di mais gialla finissima, 60 gr di fecola di patate, 40 gr di grano saraceno, una bustina di lievito per dolci, una stecca di vaniglia.
Procedimento
Accendere il forno statico a 175°. Imburrare ed infarinare una tortiera di 24-26 cm di diametro. Ricavare dalla stecca di vaniglia i semini interni ed utilizzare "lo scarto" per aromatizzare sale e zucchero conservati in contenitori di vetro.
Nel planetaria montare lo zucchero con il burro morbido fino ad ottenere una crema sofficissima, unire i tuorli, uno alla volta, facendoli amalgamare bene ed i semini di vaniglia. Successivamente le farine setacciate con il lievito. Alla fine unire gli albumi montati a neve ferma con una statola e con movimenti delicatissimi dall'alto verso il basso.
Versare il composto nella tortiera e cucinare a metà altezza nel forno già caldo per circa mezz'ora o fino alla doratura della superficie. Non aprire lo sportello del forno durante la cottura, sfornare, lasciar raffreddare qualche minuto (se si avesse a disposizione un abbattitore sarebbe meglio) e sformare con estrema delicatezza, in quanto è un dolce friabilissimo, e lasciarla riposare e raffreddare completamente sopra una gratella.
Decorare con un po' di zucchero a velo e qualche fico (surgelato a tempo debito) e spadellato con una noce di burro e un paio di cucchiaio di zucchero e servire con un bicchierino di rosolio o di vino passito, come ben sapeva fare Rosaura.