Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Visualizzazione post con etichetta filetto di maiale. Mostra tutti i post
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"Il primo bene di un popolo è la sua dignità": "Liberiamoci del Maiale!"





La storia del Risorgimento, così importante per il nostro Paese, ci racconta non solo di uomini intrepidi e di tamburini sfortunati ma anche di donne che hanno utilizzato la loro bellezza ed intelligenza per una nobile causa, come fece Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione, cugina di Camillo Benso Conte di Cavour: sedusse l'Imperatore Napoleone III, convincendolo ad un'alleanza franco-piemontese e a partecipare alla guerra di Crimea. Era bellissima (fu definita una statua di carne), intelligente, amante dell'intrigo e dello spionaggio, della vita di corte e del lusso. Non la considero certo una "martire" della causa ma mise in gioco se stessa per un'idea politica e per quanto il cugino stava "tessendo".

"Perchè Natale è come un giorno normale in ufficio? Perchè tu fai tutto il lavoro ed un ciccione col vestito si prende lui tutto il merito!" (Joe Claro)

Filetto di maiale speziato con scalogni e miele

Sarà che sono più provata del dna geneticamente modificato del cacomela (o fai il caco o fai la mela, cavolo!) ma quest'anno non ne vengo fuori dal Natale.

Gli sono corsa appresso col fiatone per giorni e lui era sempre più avanti di me di almeno una settimana. Poi è arrivato con il corollario di piatti da cucinare e pavimenti da lavare e, a distanza di 24 ore, continuo a trovare poveri rimasugli di arachidi sbriciolate che i gemelli hanno trovato prima che mi ricordassi di posizionarle a tre metri sopra il cielo.

Chi di immondizia ferisce...

Filetto di maiale in vestito di verza, timo e coriandolo

Un vecchio detto contadino dice che "chi ha un buon orto ha anche un buon maiale" perchè prima che nel mondo moderno lo scarto umido delle nostre cucine diventasse, mixato a quello secco non riciclabile, un portatore insano di percolato cancerogeno, le "immondizie" erano una cosa seria.

L'umido praticamente non esisteva: le bucce degli agrumi finivano nella cucina economica (quella con l'apertura ad anelli) facente funzione glade-profuma-ambienti ante litteram e tutto il resto finiva nella corte per i pennuti, per i gatti che non avevano mai visto un chef gourmet, per i cani dal dna indefinito ed ovviamente per i miaiali che non erano certamente abituati a perle e le loro carni erano comunque preziosissime.

Si vive solo una volta, ma se lo si fa bene, è sufficiente

Una volta lessi che la vita è troppo breve per bere male ed io, per la proprietà transitiva della goduria, ho spostato l'analogo pensiero anche al cibo.

Del resto mangiare male è la cosa più semplice del mondo e basta guardarsi intorno per scoprire la distribuzione su larga scala di κακoτρόφιμα (neologismo testè creato grazie al mio vecccccchisssssimo dizionario Rocci miracolosamente ricomparso dalla stanza di Enrica) ovvero di cibo kakos (cattivo). Cattivo non nel senso di "non buono - non mi piace" ma proprio di "kattivo che mi fa male". Perchè il cibo kakos può anche essere buono, come mi ha insegnato pochi minuti fa mio nipote Samuele (oggi in versione Unno Solitario) mentre stavamo facendo la spesa insieme: frutta si (solo banana), verdura si (solo patate fritte), carne semi-uffa (a meno che non ci siano faccine simpatiche nella confezione), dolci e biscotti solo se confezionati, acqua diluita e colorata (altrimenti perchè Dio avrebbe creato la cocacola?).



E siccome io sono la zia Nianna che "comunque prepara delle cose buone e vuole che mangiamo con due forchette e due bicchieri" (cosa volete farci, sono nata nel secolo sbagliato) ho pensato che un piatto cotto con amore e con il gusto della lentezza avrebbe potuto (come la goccia cinese) iniziare quel piccolo lavoro di demolizione di una dis-cultura alimentare già consolidata nonostante la tenera età.

Filetto di vitello alla uva fragola

Ingredienti
600 gr di filetto di vitello (o di maiale), un grappolo di uva fragola, 2 spicchi d'aglio, un mazzetto aromatico, 1 bicchiere di vino rosso, 2 bacche di ginepro ed 1 foglia di alloro, sale e pepe nero macinato al momento, olio evo.

Procedimento
Pulire e legare il filetto di vitello, dorarlo in una padella antiaderente con un paio di cucchiai di olio evo e trasferire in una teglia con gli spicchi d'aglio in camicia, il mazzetto aromatico (rosmarino, salvia, basilico), le bacche di ginepro e la foglia di alloro avvolte in una garza pulita, gli acini interi del grappolo ed il bicchiere di vino rosso. Regolare di sale.

Mettere in forno statico già caldo ad 80° per circa 2' girandolo ogni tanto; trascorso questo tempo togliere il vitello e metterlo al caldo, gettare la garza con gli aromi e gli spicchi d'aglio, frullare il mazzetto aromatico, l'uva (meno qualche chicco per la decorazione) ed il sugo di cottura, passarlo al colino e farlo ridurre per alcuni minuti.

"Buono"
"Grazie"
"Ma perchè hai messo l'uva nella pentola?"
"Per insegnarti qualcosa di nuovo"....e qualcosa di buono :)