Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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La Gallina di Polverara di Toni dea Simia

"le donne di padova guardano dietro ai vetri
le donne di padova non hanno mai segreti
le donne di padova non e' un luogo comune
che sotto il vestito nascondano le piume"

Quando Francesco Baccini cantava "Le donne di Modena" ero diventata padovana da poco e sotto le gonne avevo ancora poche piume.

Avevo conosciuto da non molto tempo gli zii di Roberto tra cui il personaggio più estroso in assoluto: Toni dea Simia (Antonio della scimmia, tradotto), re indiscusso di una trattoria con annesso "casoin" (piccolo negozio di alimentari), dove sopra i tavoli c'erano pile di piatti e mucchietti di posate e vicino ad essi, qualche volta, anche lo stendino con la biancheria in bella vista, ma dove per mangiare dovevi prenotare almeno un mese prima, contendendoti i pochi tavoli a disposizione con il fior fiore dell'intellighenzia patavina (tra professionisti, primari, notabili) oltre a qualche ex esponente della malavita locale (adeguatamente ricondotto sulla retta via).

Perchè dea Simia? Perchè aveva una scimmia piccolina, che lo ascoltava attentamente ed eseguiva alla lettera tutto quello che diceva, per poi accoccolarsi sulle spalle. Toni sapeva parlare agli animali (ricordo il merlo indiano che lo chiamava papà ogni volta che lo vedeva o gli "ochi" imponenti, sovrani della "corte", che si zittivano ogni volta Toni alzava un dito a mo' di monito) e sapeva farsi beffe della gente: i clienti attendevano i suoi scherzi, gustosi, come i bolliti e gli arrosti, i risotti di erbette strepitosi e gli gnocchi grandi come strudel! Che ovviamente non cucinava lui, ma sua moglie, la mitica Lola.

E' da lui che assaggiai per la prima volta la gallina di Polverara che è un po' diversa da quella Padovana: più grande ed ugualmente fiera, dalle carni un po' più scure, sempre un po' selvaggia e dotata del famoso ciuffo che, a differenza di sua cugina, non le ricopre completamente gli occhi.


Visualizza gallina detox


Sono riuscita a recuperarne una che ho cucinato come mi aveva consigliato la Zia Lola: mega pentolone di alluminio (con buona pace di Oldani), cipolla steccata, pezzettini di cannella, una foglia di alloro, pepe nero in grani e....almeno 3 ore di cottura! E poi ne ho fatto delle cocottine, un po' lontane dall'idea di menù che aveva Toni, ma ugualmente accattivanti.

Cocotte di Gallina di Polverara e riso Venere.

Ingredienti
mezza gallina di Polverara cotta, due scalogni, un cipollotto, un cucchiaio di erbettine di Provenza, 2 cucchiai di passata Mutti, 2 cucchiai di pane grattugiato tostato, sale e pepe.

Procedimento
Disossare la gallina di Polverara (dopo la cottura), tritarla con il coltello. Mettere da parte.
Tagliare finemente scalogni e cipollotto e rosolarli dolcemente per qualche minuto, unire la polpa della gallina, la passata e le erbette. Regolare di sale e pepe, unire il pane grattugiato e mescolare bene.
Spennellare d'olio delle cocotte di porcellana, riempirle del composto pressando un po' e cucinare a bagnomaria per circa 45' a 180°.

Servire con del riso Venere lessato o del Quinoa "risottato" (ovvero quinoa lasciato in ammollo in acqua fredda per il doppio del suo volume per circa un'ora, poi cucinato come fosse un risotto, partendo dal battuto di cipollotto fino alla mantecatura) utilizzato come base, aiutandosi con un coppapasta, sulla quale appoggiare il tortino.

Dai Toni, non è così male! ;-)

44 anni in fila per 3 con il resto di 2..ed 1 premio.

Eh si, sono proprio 44 oppure…..IL NONO ANNIVERSARIO DEI 35…. suona meglio, che ne dite?

Un numero così importante necessita una certa concentrazione, magari con la Smorfia al contrario, ossia partendo dal numero per trovare un significato.

Il numero 44 è veramente di buon auspicio: la somma è 8 (foriero di sorrisi e di qualcos'altro!). Se poi si approfondisce si scopre che 44 vuol dire, tra le altre cose, acqua, aereo e primavera: acqua per navigare lontano, aereo per salire in alto e primavera per togliersi la canottiera di lana!

E dopo queste dotte elucubrazioni una ricetta, che mi ricorda tanto la mia città di nascita e di morte, perchè è nella Laguna che mi piacerebbe venissero sparse le mie ceneri, così da finire dentro un "caparossolo" :-). Anche perchè parlare della propria morte allunga la vita, un dono da condividere con chi ami, come un allegro e gioioso buffet…di compleanno!

Bicchierino di riso Venere, verdure allo zenzero e gamberoni

Ingredienti per una ventina di bicchierini

300 gr di riso venere, 1 kg di gamberoni, 6 zucchine senza imperfezioni esterne, 1 lemon gras, qualche grano di pepe nero, 1 foglia d’alloro, 1 scalogno, una macinata di pepe nero lungo, coriandolo, sale, olio evo, vino bianco secco, brandy.

Procedimento

Pulire i gamberoni privandoli dei carapaci e del budello interiore, sciacquarli, asciugarli con carta casa e metterli da parte. Versare gli scarti in una pentola con qualche grano di pepe nero ed una foglia d’alloro, riempire d’acqua fredda ed ottenerne un profumato fumetto con il quale lessare il riso. Scolarlo e mescolarlo con un po’ d’olio evo.

Tagliare le zucchine in 4 parti secondo la lunghezza, privarle della parte bianca e tagliarle a cubetti; rosolare lo scalogno, unire il lemon gras tritato finemente, aggiungere le zucchine ed un paio di cucchiai di vino bianco, regolare di sale, aggiungere il pepe nero. Cucinare per pochi minuti e mettere da parte.

In una padella scaldare dell’olio evo e far saltare i gamberoni per pochi minuti. Profumare con il coriandolo, una spruzzata di brandy e regolare di sale.

Comporre i bicchierini partendo dal riso venere, seguire con le zucchine e completare con i gamberoni.

Rossen-_prix_cami___JPG_premio_de_Nadjibella[1] Il bello del compleanno è ricevere i regali, confessiamocelo! Ed eccone uno bellissimo da parte di Max, che ricevo con tanto piacere e giro alle amiche ed agli amici che mi fanno l’onore di condividere le emozioni che ispirano questo blob. Grazie mille Max!

La vera felicità è la pace con se stessi. E per averla non bisogna tradire la propria natura. Mario Monicelli