Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta serenissima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta serenissima. Mostra tutti i post

"Il Veneto tra grandi donne e razzie napoleoniche": mercoledì 3 maggio Alessandro Marzo Magno ospite del birrificio Follina


Birra Follina e Libreria La Pieve presentano
Il Veneto tra grandi donne e razzie napoleoniche

Mercoledì 3 maggio 2017, ore 20:30 
presso la sede di birra Follina
Via Pedeguarda 26, Pedeguarda di Follina (TV)


Una serata dedicata alla letteratura, alla storia e alla cultura all'interno del birrificio artigianale Birra Follina: lo scrittore e storico Alessandro Marzo Magno presenterà infatti i suoi ultimi libri, “Serenissime. Le donne illustri di Venezia dal medioevo ad oggi” (Biblioteca dell’Immagine) e “Missione Grande Bellezza. Gli eroi e le eroine che salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Napoleone e da Hitler” (Garzanti). 

Il libro “Serenissime. Le donne illustri di Venezia dal medioevo ad oggi” parte dal genere ovvero l'essere femmina di Venezia.
Tra le tante città rappresentate da leoni, destrieri, volatili – maschi e crudeli – la Serenissima si contraddistingueva per essere raffigurata in forma di giustizia: femmina e misericordiosa. Forse è per questo che a Venezia le donne hanno trovato più spazio che altrove. La parità fra i sessi era al di là da venire, ma nella millenaria storia della repubblica si susseguono figure femminili che hanno ricoperto un ruolo fondamentale negli avvenimenti della loro epoca e in quelli successivi

Questo libro ripercorre le vite di dodici donne, dal medioevo ai giorni nostri: da Marietta Barovier, la vetraia che inventa le perle di vetro colorate, a Patty Pravo, la cantante da 110 milioni di dischi. Alcune di loro sono figure di cui tutta Italia dovrebbe andare fiera: Elena Lucrezia Corner Piscopia, la prima laureata del mondo, Elisabetta Caminer, la prima direttrice di giornale in Italia, Giuliana Coen Camerino, la creatrice del made in Italy. Quasi tutte però hanno un tratto comune: sono state più o meno dimenticate. 
Questo libro vuole mantenerne viva la memoria.


L'evento, organizzato in collaborazione con la libreria La Pieve di Pieve di Soligo (TV), è ad ingresso libero, e sarà seguito da una degustazione di birre artigianali Follina accompagnata da un piccolo buffet. 

Per informazioni: 
Birra Follina - Via Pedeguarda 26, Pedeguarda di Follina (TV)
T. 0438 82461 – Mob. 335 413692 - info@birrafollina.it 

Il lato bbq degli agrumi e storia della Naranzeria di Venezia


Il Calendario del Cibo Italiano vede in questa settimana ergere ad assoluti protagonisti gli agrumi. L'ambasciatrice di questi frutti deliziosi, deliziosa anch'essa, è Aurelia.
Potevo mancare? Beh, almeno ci provo con una ricetta-menù che potrete preparare fra qualche settimana e con una storia, quella della corporazione dei Fruttaroli che a Venezia era una vera e propria potenza e che prevedeva tre specializzazioni: fruttaroli, erbaioli e naranzeri ovvero negozianti esperti nella sola vendita di agrumi, la cui attività era severamente regolamentata dalle Corporazioni, che avevano a cuore anche la tutela del consumatore.


"Quivi par a Rialto un horto, tante herbe
dalli lochi vicini portate vi viene; et tanti
varij frutti et bon mercado, che è cossa
mirabile." 
(Marin SANUDO il Giovane, De origine, situ et magistratibus urbis Venetae - 1483) 

L'iscrizione all'Arte - la licenza - avveniva osservando la Mariegola, ovvero lo statuto, garantito dai Cinque Savi alle Mariegole: questo consiglio imponeva norme e delibere come per esempio la distanza tra le botteghe ed altri adempimenti. Una delibera molto importante, risalente al 1173, puniva i fruttaroli che vendevano merce deteriorata o baravano sul peso e addirittura, nel 1347, si vietò ai fruttivendoli di "fare compagnia insieme" ovvero fare cartello per poter vendere i prodotti più cari. Un esempio di tutela dei consumatori ante litteram.
Una commissione, detta dei Tre Savi, attribuiva ad ogni trasgressione alle leggi un punto: raggiunti i tre punti il fruttivendolo colpevole perdeva il diritto di esercitare la sua professione per un triennio. Curioso è il caso di un falegname (1353) che durante un incidente sul lavoro perse un piede: gli venne concessa una grazia ovvero la licenza di aprire una bottega di "fructuarie, speciarie et herbarum"
A Santa Maria Formosa c'era un ospizio con 19 stanze ed un oratario che apparteneva all'Arte, come la Scuola, situata in Fondamenta San Gioachino, così da accogliere gli appartenenti alla categoria che, nonostante una vita di duro lavoro, non erano stati in grado di assicurarsi una vecchiaia serena.


Le arance, già molto amata dai Romani (se ne ha testimonianza della loro presenza nei pranzi patrizi fino dal II secolo d.C. ) erano importate da Israele. Inoltre i proprietari dei grandi latifondi dell'Africa settentrionale decisero di aumentare i loro guadagni piantando degli aranci ben acclimatati, di cui rimangono ancora, nei dintorni di Tunisi, sulla strada per Cartagine, dove l'aria è pervasa dal profumo zuccherino dei fiori d'arancio, sistemi di canalizzazione in coccio, che funzionano da circa duemila anni e forniscono copiosamente un'acqua salmastra agli alberi avidi. 
Sant'Agostino, nato in questo paese, attaccò le raffinatezze vegetariane dei manichei, che facevano ampie scorpacciate di succo d'arancia invece di rovinarsi l'ugola con il denso vino d'Algeria. Poi, nonostante i barbari avessero creduto di essere riusciti a distruggere le ultime piantagioni di arance romane della decadenza, ne rimasero a sufficienza in Sicilia e in Calabria, porti visitati dai  mercanti veneziani. 


In laguna si consumavano prevalentemente ciliegie, uva, uva spina, nespole, pere, mele, fichi, meloni e angurie e in un antico "report", risalente al 1365, viene riportato il consumo delle arance che potevano essere vendute all'ingrosso e al minuto dai marinai stessi della nave sulla quale erano giunte a Venezia e nel tempo i depositi di agrumi, che vedevano il stoccaggio di arance, mandarini, melarance, limoni, cedri, bergamotto (per la farmacopea dell'epoca) e melograni fu spostato in magazzini dedicati, situati sotto il Palazzo dei Camerlenghi a Rialto.
Le arance, unitamente a cesti di ciliegie, mele e castagne erano un dono prezioso per il Doge, assieme alla frutta secca, preziosissima, come i pistacchi, che venivano coltivati in un orto-giardino a San Giobbe.

Come per i "fritoleri" e per tutti i rappresentati delle arti e dei mestieri che caratterizzavano l'operosa città lagunare, le botteghe dei fruttaioli erano situate nel mercati più belli del mondo, Rialto e San Marco, ed erano caratterizzate da vere e proprie casette, costruite in legno, provviste di piccola tettoia. E chi aveva un orto e si dilettava nella produzione anche di "herbe", gli aromi di cui la cucina veneziana era ricca, poteva richiedere l'affitto delle casette per provvedere direttamente alla vendita.


La ricetta di oggi è un'interpretazione in-door del barbecue, amatissima tecnica di cottura USA, che vede nello spiedo trevigiano e nei "caramei col steco" veneziano, degli antichissimi progenitori.
Era consueto, per rendere invitante il consumo della frutta ai bambini, caramellarla ed infilzarla, in spiedini, che potevano essere consumati all'aperto, magari come merenda a metà pomeriggio. Insomma bbq, street food e take away in salsa lagunare.


IL LATO BBQ DEGLI AGRUMI

Portata: secondo piatto e dessert 
Dosi: per 2 persone
Preparazione: 30’
Cottura: 25’
Difficoltà: minima

Ingredienti per gli spiedini di pesce
400 g di filetto di rana pescatrice
80 g di pancetta 
1 limone bio 
1 arancia bio
rametti di rosmarino fresco da usare come spiedini
olio extravergine d’oliva bio
pepe nero
insalata per accompagnare

Preparazione
Pulire la rana pescatrice, eliminare l’eventuale pelle trasparente che la ricopre, dividerla in bocconcini uguale ed appiattirli appena. Lasciali marinare nel succo e nelle zeste dell'arancia per 30'. Sgocciolarli ed avvolgerli in singole fettine di pancetta.
Ottenere da 4 rametti di rosmarino, eliminando parte degli aghi ma lasciandole un po’ da un lato, degli spiedini: infilzare i bocconcini di pesce, intervallando con spicchi del limone bio e cospargere gli spiedini con gli aghi di rosmarino tritati.
Rosolare in una padella antiaderente gli spiedini per 5’ per lato.
Servirli immediatamente con una bella insalata fresca, magari di arance e finocchi e magari anche tiepida, come potrete scoprire in questa ricetta.

Ingredienti per gli spiedini di frutta
1 banana
1 arancia e 1 limone bio
4 fragole
2 albicocche
1 noce di burro
2 cucchiai di zucchero di canna
qualche foglia di menta

Preparazione
Sbucciare la banana e tagliarla a tocchetti, lavare il resto della frutta e tagliare gli agrumi a spicchi e a metà le albicocche. Lasciare intere le fragole.
Frullare lo zucchero con le foglioline di meta ed unire la frutta, lasciando riposare in frigo per 20’ con il succo degli agrumi.
Sciogliere il burro e mescolarlo con le zeste dell'arancio e del limone. 
Infilare i pezzi di frutta in 4 spiedini di legno e cucinarli su una griglia molto calda per 10’, girandoli spesso e facendo attenzione a non abbrustolirli troppo. Spennellarli con il burro aromatizzato con le zeste degli agrumi e servire.

"Porci con le ali" ovvero la storia lieve sul maiale e dei grissini di pasta phillo profumata alla senape con prosciutto crudo Mondosnello

Continua il viaggio nel mondo delle verità e delle credenze legate alla figura del maiale, da sempre presenza importante nell'economia e nella vita dei contadini e non solo.
Per il blog di Allegra di Mondosnello, questa settimana, il racconto si tinge di avventura e suspance!


Dovete sapere che la Serenissima, inventrice del turismo religioso, considerava di assoluta importanza che le spoglie del suo santo più importante, San Marco appunto, ritornassero in Laguna ed il Gran Consiglio incaricò due mercanti, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, di portare a termine la missione. Questi ultimi avevano saputo dal monaco Staurazio e dal prete Teodoro che il Santuario dedicato al Santo, presente ad Alessandria e della quale era protettore, sarebbe andato presto distrutto: il governatore arabo di quella città, infatti, aveva bisogno dei pregiati marmi per costruire il suo palazzo.

I due mercanti vinsero le ritrosie dei religiosi, che temevano per la loro vita, e sostituirono le spoglie di un’altra santa martire, Santa Claudia, con quelle dell’evangelista, celando quest’ultimo in cesti di vimini carichi di foglie di verza e di carne di maiale (ingredienti di una famosa ricetta veneziana).
I soldati a guardia della dogana, nauseati alla vista e all’odore delle carni suine, fecero transitare il prezioso carico senza controllarlo e nel marzo dell’828 le spoglie del Santo vennero accolte a Rialto dal Doge Giustiniano Particiaco. 
Le reliquie in seguito furono collocate nella bellissima Basilica che milioni di turisti visitano ogni anno.


Il piatto di oggi, quindi, è un piatto “celato” ed ispirato al Burek, una sorta di torta salata di pasta phillo, farcita ed arrotolata su sé stessa, tipica dei paesi balcanici: all’interno sottili fette di prosciutto crudo Snello profumato con senape e miele, per dei grissini gustosi e leggeri.


Buona lettura e buona ricetta!