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"Il Veneto tra grandi donne e razzie napoleoniche": mercoledì 3 maggio Alessandro Marzo Magno ospite del birrificio Follina


Birra Follina e Libreria La Pieve presentano
Il Veneto tra grandi donne e razzie napoleoniche

Mercoledì 3 maggio 2017, ore 20:30 
presso la sede di birra Follina
Via Pedeguarda 26, Pedeguarda di Follina (TV)


Una serata dedicata alla letteratura, alla storia e alla cultura all'interno del birrificio artigianale Birra Follina: lo scrittore e storico Alessandro Marzo Magno presenterà infatti i suoi ultimi libri, “Serenissime. Le donne illustri di Venezia dal medioevo ad oggi” (Biblioteca dell’Immagine) e “Missione Grande Bellezza. Gli eroi e le eroine che salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Napoleone e da Hitler” (Garzanti). 

Il libro “Serenissime. Le donne illustri di Venezia dal medioevo ad oggi” parte dal genere ovvero l'essere femmina di Venezia.
Tra le tante città rappresentate da leoni, destrieri, volatili – maschi e crudeli – la Serenissima si contraddistingueva per essere raffigurata in forma di giustizia: femmina e misericordiosa. Forse è per questo che a Venezia le donne hanno trovato più spazio che altrove. La parità fra i sessi era al di là da venire, ma nella millenaria storia della repubblica si susseguono figure femminili che hanno ricoperto un ruolo fondamentale negli avvenimenti della loro epoca e in quelli successivi

Questo libro ripercorre le vite di dodici donne, dal medioevo ai giorni nostri: da Marietta Barovier, la vetraia che inventa le perle di vetro colorate, a Patty Pravo, la cantante da 110 milioni di dischi. Alcune di loro sono figure di cui tutta Italia dovrebbe andare fiera: Elena Lucrezia Corner Piscopia, la prima laureata del mondo, Elisabetta Caminer, la prima direttrice di giornale in Italia, Giuliana Coen Camerino, la creatrice del made in Italy. Quasi tutte però hanno un tratto comune: sono state più o meno dimenticate. 
Questo libro vuole mantenerne viva la memoria.


L'evento, organizzato in collaborazione con la libreria La Pieve di Pieve di Soligo (TV), è ad ingresso libero, e sarà seguito da una degustazione di birre artigianali Follina accompagnata da un piccolo buffet. 

Per informazioni: 
Birra Follina - Via Pedeguarda 26, Pedeguarda di Follina (TV)
T. 0438 82461 – Mob. 335 413692 - info@birrafollina.it 

OLIO CAPUT MUNDI a OLIO OFFICINA FOOD FESTIVAL 2013


E’ il lato femminile dell’olio e del cibo il tema portante della seconda edizione del grande happening sui condimenti ideato e diretto da Luigi Caricato

OLIO CAPUT MUNDI a OLIO OFFICINA FOOD FESTIVAL 2013

Appassionati ed esperti si danno appuntamento il 24, 25 e 26 gennaio al Palazzo delle Stelline a Milano. Nel capoluogo lombardo prende corpo un grande movimento culturale nato per mettere in evidenza i condimenti e, in particolare, l’olio da olive

Milano, 10 gennaio 2013 – E’ proprio il caso di parlare di un nuovo movimento culturale nato intorno alla figura dell’oleologo e scrittore Luigi Caricato, autore di una serie di volumi dedicati interamente agli oli da olive. Un movimento culturale che paradossalmente nasce in Lombardia e proprio nella città di Milano, dove gli ulivi rappresentano solo un elemento ornamentale. Basta tuttavia spostarsi nell’area dei Laghi per vivere la circoscritta ma prestigiosa anima olivicola e oliandola lombarda. C’è inoltre da registrare un forte fermento culturale proprio in quanto la Lombardia si caratterizza per essere la regione che vanta in assoluto la maggiore attenzione verso la qualità degli acquisti e dei consumi, orientati in maniera virtuosa verso gli extra vergini di qualità, dal 100% italiano alle produzioni a denominazione di origine Dop e Igp.

La Lombardia quale capofila della rinascita dei condimenti in Italia. Si apre così una nuova strada per interpretare i condimenti, ridando loro un ruolo chiave nell’ambito alimentare. “Il condimento – sostiene Luigi Caricato – diventa un ingrediente fondamentale e determinante, perché consente non soltanto di esaltare gli altri alimenti, ma diventa egli stesso un alimento funzionale, decisivo nella buona riuscita di una dieta”. Così, attraverso Olio Officina Food Festival si ripensano i tanto bistrattati condimenti, ridando loro un ruolo di primo piano e mettendoli in stretta relazione con altre materie prime alimentari inquadrandoli ora sotto un’altra prospettiva.

Tanti i focus su temi chiave che saranno presi in considerazione. Vastissimo il programma, che parte da un’area strettamente legata agli usi dei condimenti in cucina, con la presenza di chef, maestri di cucina, ma soprattutto di biochimici, nutrizionisti, oleologi e tante altre figure che ruotano intorno all’olio da olive e ad altri condimenti, l’aceto in primis. Si va così ad affrontare un percorso che comprende vari ambiti di azione, dalla via salutistica e del benessere alla via olistica propriamente detta, dall’analisi storica e antropologica a quella culturale in senso stretto, fino a giungere a considerare i territori della letteratura e della sociologia. Si va inoltre dal design all’economia, fino a concentrarsi con grande attenzione sull’analisi sensoriale e sui valori del paesaggio.

“Ciò che preme evidenziare, è il farsi strada di una nuova visione dell’olio da olive. Oggi, per fortuna, si può parlare a buon diritto di “olio democratico”, disponibile per tutti, visto che le nuove tecniche estrattive, oltre alle nuove economie in atto, consentono ormai di rendere popolare un prodotto, l’attuale olio extra vergine di oliva, fruibile e accessibile da tutti. Resta solo il compito di vigilare sulla qualità e genuinità degli oli – ammette Caricato – che è poi l’unica via per acquisire la piena consapevolezza al momento degli acquisti posti davanti allo scaffale. Oggi, attraverso la conoscenza diretta del prodotto, senza intermediazioni che disorientino il consumatore, è possibile far da sé, senza commettere errori”. A Olio Officina Food Festival chiunque può, in tutte le sale del Palazzo delle Stelline, confrontarsi con le produzioni olearie d’eccellenza, quelle prodotte in ogni angolo del mondo, oltre che in ogni angolo dell’Italia tutta, nelle sue distinte anime regionali.

Sia ben chiaro, però: Olio Officina Food Festival non è solo “condimenti per il palato”, ma anche “condimenti per la mente”, come recita opportunamente il lancio della grande kermesse, giunta quest’anno alla seconda edizione. C’è tutto un palazzo storico di Milano che si trasforma in un teatro di saperi, sapori, suoni e parole. Sì, perché ci sarà spazio anche per lo spettacolo, la sera: danza indiana, in omaggio all’India olearia, eletto quest’anno “Paese d’Onore” del festival; flamenco, in omaggio alla Spagna, altro Paese oliandolo d’elezione, leader mondiale insieme con l’Italia nel campo degli oli da olive; quindi musica classica per violoncello e pianoforte; un assolo di saxofono; e poi ancora musica mongola e un concerto per pianoforte e voce di Alberto Fortis, in attesa del suo nuovo album in lavorazione proprio in questi giorni. C’è tutto un mondo che ruota intorno a questo grande evento, perfino una serie di mostre, tra cui quella di Jose Carlos Bellantuono, dal titolo “Flussi vegetali”, e altre performance, come quelle degli artisti di “Arte da mangiare”, capitanati da Ornella Piluso; e poi si affronta anche il tema caldo di “Olio ed Eros”, con le vignette realizzate al momento, nei chiostri di Palazzo delle Stelline, dal vignettista e artista Valerio Marini.

La seconda edizione di Olio Officina Food Festival ha assunto dunque, quest’anno, un respiro ancora più internazionale, non soltanto perché l’India è stata eletta a “Paese d’Onore”, ma anche perché ci sarà la presenza di oli provenienti da ogni angolo del mondo, presentati in un contesto unico, frutto di importanti innovazioni capaci di riservare grandi sorprese a partire dall’e-taster, un tecnologico oil bar del futuro gestito e ideato dall’Onaoo, la storica organizzazione di assaggiatori di olio di oliva che proprio a Olio Officina Food Festival festeggeranno il trentennale delle fondazione.

Si torna così ancora una volta a parlare di olio da olive e di condimenti a Milano, con la seconda edizione di Olio Officina Food Festival che nel 2013 si apre con focus sulle donne, andando alla ricerca del “lato femminile dell’olio e del cibo”. Sì, perché le donne stanno assumendo un ruolo chiave e determinante nella svolta orientata alla qualità delle produzioni, oltre che al modo di presentare il prodotto e di comunicarlo. Anche un altro storico sodalizio sarà presente in massa a Milano, con le sue “adepte oliandole”. Si tratta dell’associazione nazionale delle “Donne dell’Olio”.

Quest’anno la manifestazione ideata e diretta da Luigi Caricato - giornalista, scrittore e oleologo - presenta davvero tante, ma proprio tante novità. E’ sufficiente digitare www.olioofficina.com per prendere visione del vasto e corposo programma. E poi, vi è da dire che Olio Officina Food Festival quest’anno apre a nuovi scenari, rendendo ancora più incisiva l’attenzione riservata ai bambini, cui possono accedere gratuitamente, se accompagnati dai genitori. Per loro c’è tutto un percorso educativo e ludico, in un’apposita area.

Passando invece alla giornata inaugurale, il 24 gennaio, si percepisce, soprattutto quest’anno, in maniera ancora più evidente, l’internazionalizzazione della rassegna. All’inaugurazione del Festival parteciperanno VN Dalmia – presidente dell’Indian Olive Association – e con lui il console generale indiano in Italia Sanjay Kumar Verma, oltre al direttore generale del turismo Gobind C. Bhuyan. Una sorta di preparazione spirituale a Expo 2015, insomma. Accanto a loro, il patron dell’inziativa, Luigi Caricato, che ha voluto inaugurare la rassegna alla presenza di due figure femminili di primo piano: l’eclettica cuoca scrittrice spagnolo-italiana Marina Cepeda Fuentes e la narratrice Laura Bosio, sempre attenta ai temi della spiritualità e della mistica, ma anche ai valori della terra e del buon cibo, proprio a significare che l’olio rappresenta la nostra terra con il nobile lavoro dell’uomo che la lavora. La nostra terra è insieme l’espressione più viva e incisiva della nostra cultura, è la nostra anima che si riconosce in ciò che mangiamo. Da qui ospite d’eccezione lo chef Pietro Leemann, tra i più grandi interpreti della cucina vegetariana mondiale; e infine, a rappresentare la cucina indiana, sarà presente all’inaugurazione anche Shekhar Reikhi, del ristorante Sarla.

Spazio di primo piano inoltre all’Onaoo – acronimo di Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio di Oliva – storica associazione di assaggiatori d’olio che festeggia i suoi 30 anni di attività proprio a Olio Officina Food Festival, con una convention incentrata sull’analisi sensoriale, ma anche con sedute di assaggio guidate, con un corso d’assaggio per i buyer invitati, voluto da olio Sasso, ma aperto anche a tutti i visitatori del Festival, fino a esaurimento posti, quale segno tangibile che sempre più persone si stanno in questi ultimi anni rapportando all’olio in maniera diversa; e inoltre, altra esperienza davvero unica, la presenza di un innovativo oil bar, ed esattamente l’e-taster, un vero e proprio angolo tecnologico dell’assaggio, in cui il visitatore, attraverso un terminale nel quale è installato uno speciale programma, può di volta in volta selezionare l’olio da assaggiare fra un’ampia gamma di oli monovarietali provenienti da ogni parte del pianeta.

Per l’intera durata del Festival c’è poi l’area degustazione con degustazioni guidate e anche con finger food in cui è possibile individuare gli abbinamenti olio-cibo più adatti volta per volta alla buona riuscita delle varie preparazioni alimentari. Ci sarà un’area a disposizione dei visitatori per tutta la durata della manifestazione, in modo da capire la vera qualità e le molteplicità espressive dei condimenti. Non soltanto oli italiani, però. Sarà possibile degustare addirittura oli dell’Uruguay, con l’oleologo Marco Scanu, Paese che si candida a essere il Paese d’Onore per l’edizione 2014.

“Occorre riconoscere che oggi la cultura dell’olio ha un respiro internazionale”, ammette Luigi Caricato; e su questo non transige: “Dobbiamo superare l’idea che sia solo l’area del Mediterraneo a produrre oli extra vergine di oliva e che solo in alcuni luoghi specifici si produca l’olio di alta qualità. Adesso la cultura dell’olio pianta le radici ovunque: dall’India fino al Giappone, dall’Australia agli Stati Uniti, all’America latina. Con Olio Officina Food Festival sarà possibile aprire lo sguardo all’universo mondo e nel contempo soffermarsi sulle grandi eccellenze nostrane, oltre che sulla nostra capacità di realizzare oli sia destinati al grande pubblico, sia a una elite di consumatori che ora chiedono sempre più a gran voce extra vergini di grande fascino e personalità”.

Uno sguardo sugli ospiti relatori? Impossibile citarli tutti. Ad aprire il festival sarà lo chef Ciccio Sultano, in dialogo con lo scrittore Nicola Dal Falco. Lo chef siciliano presenta “la variante Sultano”. «Sono un barocco d’avanguardia» – dice di se stesso lo chef, intendendo due cose: la scelta di aggiungere piuttosto che di togliere, e l’idea che l’avanguardia coincida con la personalità. «Solo chi trova il suo stile è moderno. Il resto è emulazione, accademia, forse paura» – aggiunge.

Grande spazio inoltre sarà dato ai nostri sensi gusto e olfatto, con la filosofa del linguaggio Rosalia Cavalieri. “Portare qualcosa alla bocca e capirne il sapore é un’esperienza complessa che va ben al di là del semplice nutrirsi”, sostiene la Cavalieri. “Se tutti gli animali mangiano e bevono per placare la fame e la sete, solo gli animali umani hanno trasformato una necessità fisiologica in un’esperienza culturale e intellettuale, ma anche in un’esperienza estetica e sinestetica. Gustare, e maggiormente degustare, mettono alla prova tutti i nostri sensi, e specialmente il naso, mostrandoci come la percezione del sapore, la sua valutazione e il suo discernimento contribuiscano a caratterizzare la nostra ‘umanità’ di animali sapienti, conviviali e parlanti”.

Con la Cavalieri, personaggio di spicco del festival, si parlerà anche del naso e del palato a partire dalla sensibilità femminile. La biologia ci dice che le donne hanno una maggiore sensibilità degli uomini. E’ vero? Questo discorso vale per tutti i sensi? E quale ruolo hanno l’educazione, la consuetudine e il contesto socio-culturale? In quali ‘sensi’ l’uomo recupera, se recupera? Olfatto e gusto sono realmente due sensi ‘minori’ o si tratta solo di un pregiudizio culturale? In che misura natura e cultura influiscono sulle nostre preferenze gustative, sui nostri gusti e disgusti? In quale modo i nostri sensi chimici influenzano i nostri rapporti socio-emozionali? Sono tante le questioni cui si risponderà.

Spazio anche all’olio nelle cucine del mondo, con l’esperienza della nouvelle fusion cuisine italiana a cura dello chef Gianfranco Chiarini, da Amburgo, con il suo The New Renaissance of Italian Fusion Cuisine. E poi, tra gli chef Antonella Ricci e Vinod Sookar con i quali si considererà la cucina salentina e creolo-mauriziana, con l’olio che ovviamente unisce le varie cucine del mondo.
Roberto Rossi affronterà le influenze dell'olio denocciolato in cucina, Gaetano “Tano” Simonato
invece considererà gli oli da olive nella preparazione dei dolci. Quindi le sorelle Viviana Varese di Alice e Antonella Varese di Dalie e Fagioli, prenderanno in considerazione l’olio e la via della leggerezza, discettando di pesce di mare e pesce di lago, in dialogo tra loro per raccontare la propria esperienza e per spiegare punto per punto le dinamiche evolutive del loro modo di far cucina.
Determinante infine l’apporto di Jeanne Perego, la prima insalatologa della storia, che tra l’altro presenterà, fresco di stampa, un volume tutto incentrato sulle insalate, edito da Mondadori. Ma vi è spazio anche ai maestri di cucina, non solo agli chef che operano nei ristoranti. Ci saranno Giovanna Ruo Berchera e Giuseppe Capano, per esempio. Grande evidenza hanno inoltre i Cuochi di Lombardia, una associazione che unisce le punte di diamante della gastronomia lombarda, con la presenza degli chef Matteo Scibilia, Virginia Rossi e Sandra Zini.

L’angolo del food quest’anno si interfaccerà inoltre con la parte “professorale”. Da Giovanni Lercker, che relazionerà intorno alle modalità di impiego tra esigenze di cucina e corrispondenze scientifiche a Emma Chiavaro che interverrà sugli effetti della cottura a microonde sulla qualità degli oli da olive, per un confronto con le tecniche di cottura tradizionali. Insomma, si entrerà nel dettaglio di aspetti scientifici ma con un linguaggio divulgativo, comprensibile e chiaro per tutti. Un modo per far dialogare chi cucina con chi studia gli effetti e le dinamiche del cucinare.

Noi in fondo siamo quello che mangiamo. Non a caso a Olio Officina Food Festival Luigi Caricato ha dato spazio a un focus sulla prevenzione, dando rilievo alla Lilt – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, al Sioos, la Società italiana olio di oliva e salute, e all’Arna, l’Associazione ricercatori nutrizione alimenti - in duetto con medici e studiosi che l’olio d’oliva lo utilizzano proprio come terapia per prevenire le malattie, in particolare quelle cardiovascolari.

Anche quest’anno, inoltre, a Olio Officina Food Festival sarà presente l’area olistica, con la mental coach Alessandra Mattioni che proporrà esercizi di neurobica, l’aerobica dei neuroni, così da migliorare le proprie strategie mentali; la maestra di reiki e massaggiatrice olistica Ivana Sagramoni presenterà la soul therapy, una via dell’olio per il benessere ancora poco valorizzata. Secondo la Sagramoni l’approccio giusto è nel ricorso a specifici preparati cosmetici, colorati e arricchiti con preziosi oli essenziali. Con lei ci sarà spazio anche per la meditazione, un appuntamento da non perdere.


Spazio anche all’economia, con lo storico dell’agricoltura Alfonso Pascale; sì, perché l'economia non è una brutta bestia. Il concetto evangelico di prossimità (parabola del samaritano), che ha ribaltato l'idea di vicinanza fisica, oggi con internet può realizzarsi al massimo delle sue potenzialità. Il mio prossimo diventa chiunque, nel mondo, stabilisca con me una relazione di mutuo aiuto e reciprocità. Questa condizione ci permette il passaggio da una concezione di competitività di tipo posizionale (c'è chi vince e necessariamente c’è chi perde) a un’idea di competitività di tipo collaborativo (la competizione si sposta tra chi sceglie di stare nelle economie civili e solidali e chi intende continuare a confrontarsi nei mercati tradizionali).

Se l’economia non è una brutta bestia, anche il mercato non fa più paura. Anche se riflettere sugli aspetti che non vanno alla perfezione fa anche molto bene, perché rappresenta un modo per capire come uscire dai vicoli ciechi. A Olio Officina Food Festival sarà svelata la verità sull’olio. Tutta. Fino a considerare anche alcune vie alternative, non ancora esplorate, come per esempio la parte inerente le enoteche, poco valorizzate sul fronte degli oli, le quali enoteche dovrebbero invece contribuire a dare un sensibile rilancio a un prodotto che è orfano di oleoteche per consumatori consapevoli e desiderosi di provare le molte qualità esistenti sul mercato.

Olio e terra. Più alberi, per piantare solide radici nel futuro. Ci sarà perfino un focus tutto incentrato sul valore del paesaggio attivo e operoso. Si parlerà di oliveti secolari, di oliveti d’alta quota, di oliveti che consentono di recuperare territori che altrimenti andrebbero perduti e sottratti alla coltivazione. In alcune aree del Paese il problema dell’abbandono delle campagne, o comunque della sottrazione di terreni alla coltivazione, sta rappresentando un problema molto serio. Cinquant’anni fa era tutto un giardino, ora l’abbandono delle terre coltivate mette tutto in serio pericolo. Eppure, sostengono i “folli” rappresentanti dell’associazione TreeDream, in Liguria per esempio i terrazzamenti olivetati rappresentano una sorta di cattedrale dello spirito e garantiscono la buona tenuta del territorio dal rischio idrogeologico. Con il paziente lavoro nei campi si può ridare, oltretutto, status sociale al contadino. Occorre solo crederci. In Puglia invece il recupero degli olivi secolari per mano dei giovani è diventato realtà, con il progetto neorurale “Abitare i Paduli”, nato all’interno del Lua, Laboratorio Urbano Bollenti Spiriti delle Terre di Mezzo, che sperimenta nuove forme di cura per impedire il degrado, attivando inediti modelli di produzione compatibili con le peculiarità del territorio. L’immagine dell’agricoltura italiana sarà in ogni caso presente al festival grazie a una preziosa inziiativa di Forma Naturae tour. L’Italia è un Paese geograficamente e culturalmente eterogeneo. Da qui la premiazione del concorso “La tua immagine dell’Italia agricola”, dove s’impone una sola immagine, un solo scorcio, per riassumere e far comprendere “a colpo d’occhio” il concetto di tradizione agricola italiana.

Olio e bambini. Una sezione del Festival è completamente dedicata, nella giornata di sabato 26, ai bambini, a cura del Centro culturale Casa dell’Olivo. Nasi sopraffini non ancora “inquinati olfattivamente”, i bambini riescono a scoprire note e toni degli oli e a imparare a riconoscerli divertendosi nelle sedute di degustazione pensate per loro. Si potranno cimentare anche con il gioco dell’olio, una sorta di gioco dell’oca ispirato alla materia oliandola, molto istruttivo e ludico. E poi per i bambini è possibile mettere le “mani in pasta” guidati dallo chef Daniele Giannuzzi. E infine, insieme con i genitori, i bambini potranno anche ascoltare i consigli del pediatra Giuseppe Caramia, noto studioso che si presta in questo caso al dialogo con i bambini, per una sana, gustosa e corretta alimentazione.

A chiudere Olio Officina Food Festival sarà quest’anno chi lo ha aperto alla prima edizione, ovvero il maestro Gualtiero Marchesi, il quale presenterà il “Codice Marchesi”. Un momento centrale, utile per la riflessione, perché la ricetta, fatta e letta a dovere, è, senza mezzi termini, una voce d’enciclopedia in cui si può trovare tutto: geografia, clima, storia, tradizione oltre e soprattutto all’estro collettivo e individuale. Ed ecco dunque, da qui, il rapporto tra bello e buono; il culto, ma non la tirannia della tecnica; la dedizione nei confronti della materia in cui riconoscere la filosofia delle forme; il cammino verso la purezza; l’eleganza contrapposta al lusso.

Molto altro si potrebbe riferire, ma il programma è davvero nutrito e vasto. Resta da evidenziare come Olio Officina Food Festival sia una iniziativa nata dal basso, sotto la spinta propositiva di chi vuol cambiare volto all’Italia e intenda ripartire dai valori con una progettualità certa e ben definita. Per questo è molto importante l’apporto dato dagli sponsor e da tutti i sostenitori, i quali hanno creduto fortemente nel progetto di un movimento cultuale che nulla ha a che fare con il commercio. Solo cultura, perché la cultura riesce a far muovere meglio anche la stessa economia.
Un grazie davvero grande va perciò rivolto, tra gli altri, al Consorzio Ceq - Consorzio extra vergine di qualità, come pure a Pantaleo, Esselunga, Sasso, Regione Puglia, Masseria delle Sorgenti, Monini, il Triangolo dell’Olio, San Giuliano e Farchioni; e un altro grande grazie a Provincia di Grosseto, come pure a Fratelli Turri, Chemiservice, Bayer CropScience, Federolio, Assitol, Consorzio olio Dop Garda, Consorzio olio Dop Riviera Ligure, Consorzio olio Dop Tergeste, Agridè, Aloia, Buonamici, Goccia di Sole, azienda agricola Tuscanese, Masseria di Sant’Eramo, Coppini Arte Olearia, Santagata, Sciavuru d’Aliva, Fattoria Petrini, Caricato, Olitalia, Natuzzi, Ferrarelle, Onaoo. E tanti altri ancora, che hanno contribuito a dare forma reale ai sogni di chi crede in un’Italia diversa, intenta a far ripartire l’economia partendo dalla cultura.

"Contro il logorio della donna moderna" misticanza con sgombro e mele al rosmarino e zafferano

Scena, campeggio abbastanza fricchettone in quel di Capalbio (sembra un'ossimoro ma non lo è).

Babbo trentacinquenne portatore sano di tatuaggi sparsi, abbronzatura in vista come gli addominali, occhiali scuri e capelli a prova di vento che segue un batuffolo biondo e rosa, in arte Francesca, di circa due anni. Il batuffolo alla conquista del mondo precede il babbo, spargendo saluti e sorrisi come la regina d'Inghilterra, e stringendo al petto un Winnie the Pooh che ha visto momenti migliori.
All'improvviso il dramma.
Bimba si gira verso il papà: "Papi, cacca."
E il babbo: "Eh no Francesca, lo sai che per la cacca bisogna chiamare la mamma!".

Ovvero quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare.


Alzo lo sguardo dall'articolo che sto leggendo ed inizia il loop meditabondo. L'articolo parla delle quote rosa e del regolamento approvato il giorno prima dal CdM: fra qualche mese nelle aziende pubbliche nulla sarà più come prima! Ed infatti non ho sentito una voce politica maschile, che sia stata una, a commentare quanto è avvenuto: evidentemente sono tutti concentrati a come boicottare quanto per legge si sarà obbligati a fare. Machiavelli, i condoni, il Gattopardo e anche Franceschiello (“Facite 'a faccia feroce”) insegnano che la speranza è l'ultima a morire, anche in un paese dove si preferisce che siano le donne a morire piuttosto che i pregiudizi.

Mi sono immaginata un CdA di Eni o di Finmeccanica e, durante un momento topico o una discussione accesa, all'improvviso un sms illumina lo schermo di uno smartphone: "Amore, Francesca ha fatto la cacca!"  Qual'è il sesso, secondo voi, delle mani che smanetteranno la risposta "i pannolini sono al solito posto, il sapone anche, non parliamo degli asciugamani, l'acqua non mi pare l'abbiano tagliata e le mutande pulite le trovi nel cassetto del congelatore al posto delle biete così ti rinfreschi le idee"?
Appunto, di una di quelle donne che questo paese, così anacronisticamente misogino, continua caparbiamente ad ignorare.


Statistiche alla mano, una nazione dove le donne lavorano ha il PIL più alto. Non solo, queste donne lavoratrici fanno anche una cosa rivoluzionaria ovvero i figli. Credono nel futuro, fanno progetti a lunga scadenza, ragionano da statista e non da politico.

Ma in una geronto-landa come la nostra, che vive di mediocrità e di falsi miti, non si è ancora ben capito che noi donne non ci emozioniamo più di tanto se la multinazionale di turno ci osanna perché abbiamo allevato, tra mille difficoltà, un campione. Ci emozioneremmo assai di più se non fossimo costrette a chiedere il part-time dopo la sua nascita, oppure a rinunciare proprio al lavoro che tanto ci piace e che ci rende felici. 

Ci piacerebbe avere asili nido, welfare conguo, orari compatibili con la semplice vita familiare, farmacie aperte durante la pausa pranzo, marciapiedi meno dissestati, palestre e biblioteche che prevedano anche un servizio di kinderheim. Ecco, al servizio marketing delle multinazionali mi permetto di dare questo consiglio: invece di riempirmi l'email con proposte di raccolta punti e altre amenità che ne dite di sponsorizzare spazi di questi tipo? Sono sicura che una donna-mamma si ricorderà molto di più del vostro logo e dei vostri prodotti. Anche queste sono le "quote rose" che ci interessano e sono sicura che il vostro MOL ve lo consente :)


In attesa dei risultati derivati dall'applicazione delle "quote rosa", e dare così una spallata  all'italica mentalità da "tafazzi", noi donne-mamme continueremo ad essere di corsa. Vi propongo quindi un paio di ricette semplici e profumate (la seconda nel prossimo post) e realizzabili anche in campeggio :)

Misticanza con sgombro e mele golden al rosmarino e zafferano


Ingredienti (per 4 persone)
400 gr di misticanza, 2 sgombri, 1 porro, 3 mele golden, 1 bustina di zafferano, 1 cucchiaino di semi di coriandolo, 1 rametto di rosmarino, qualche filo di erba cipollina aceto di mele, farina, sale, olio evo.

Procedimento
In camper c'è poco spazio e basta un Santoku Zwilling per fare tutto! Tagliare il porro sottilmente e saltarlo in una padella con un filo d'olio evo per qualche minuto. Deve appassire a fuoco dolce. Nel frattempo pelare le mele, privarle del torsolo, tagliarle in dadolada e unirle al porro stufato, aggiungendo anche lo zafferano in polvere e il rosmarino tritato. Mescolare bene e cucinare sempre a fuoco basso per circa 5'. Mettere da parte.
Eviscerare gli sgombri, ottenerne dei filetti (senza la pelle), lavarli ed asciugarli con la carta cucina, tagliarli in rettangoli di circa 3 cm, infarinarli leggermente e friggerli in olio evo ben caldo fino a farli dorare da entrambe le parti (in tutto circa 4'); farli asciugare dell'olio in eccesso, salarli e profumarli con del coriandolo macinato al momento.
In una ciotola condire la misticanza con una vinaigrette preparata con poco olio evo, poco aceto di mele, sale e coriandolo macinato al momento.
Disporre sui piatti la misticanza, continuare con un paio di cucchiai di mela allo zafferano e terminare con lo sgombro. Concludere con un filo d'olio e qualche stelo di erba cipollina.

Se tutto il male che si è detto delle donne fosse vero, a quest'ora dovrebbero essere quasi perfette. E un chutney di mango e zenzero.


Sono trascorse un paio di settimane intense durante le quali la cucina è stata più vagabonda del solito, vissuta tra i silenzi di Tuscania presso la Boscolo Etoile e, come giusta contrapposizione, i momenti un po' più "sonori" vissuti nella Webtv dello Sherwood Festival, concluso ieri sera (e fra qualche giorno si replicherà a Venezia).
Materiale, soprattutto emozioni, sul quale lavorare nei prossimi giorni e da condividere con nuovi post e nuove ricette.


Come sempre i viaggi in treno ed i tempi televisivi regalano momenti di pausa "allertata" come la definisco io, ovvero, per quanto ci si senta rilassati la mente è sempre attiva e pronta a scatenarsi al minino spunto.

Le recenti notizie che hanno vivacizzato la banale arena politica italiana mi hanno fatto nuovamente riflettere, come se davvero non bastasse mai, sullo stantio che avanza, sull'aura di muffa che sembra avvolgere questo paese e il suo futuro, sull'involontaria comicità scatenata  dalle abili strategie di chi vorrebbe essere un principe ma non ha mai letto Macchiavelli.
E come al solito, quando le acque rese torbide dagli incauti navigatori sorprendono questi ultimi rendendo loro difficile, se non impossibile, la visuale ecco che torna in campo lo spauracchio garantito, il capro espiatorio che offre sempre il "soddisfatti o rimborsati" ovvero la figura di una donna "colpevole".


Non mi voglio soffermare sul femminicidio che fa dell'Italia un luogo non adatto alle donne (cosa sulla quale mi soffermai già un paio di anni fa per sentirmi apostrofare di un eccessivo catastrofismo) ma sul fatto che due persone determinanti per il nostro paese (e pensare a loro al passato è una speranza scaramantica) messe di fronte alle loro inadeguatezze di uomini e di politici non hanno saputo fare di meglio che scatenare una caccia alle streghe con Rosi Mauro prima  e con Nicole Minetti poi.
Nepotismo, corruzione, incapacità, inadeguatezza, celodurismo e satrapismi di varia natura  sembra abbiano bisogno del "sacrificio" di una donna, data in pasto alla pubblica piazza, per far trovare ai militanti semplici, o sempliciotti, l'entusiasmo dei primi tempi.
Come una doccia purificatrice o un clistere liberatore.

Non voglio difendere le signore in questione. Hanno fatto scelte e compiuto atti e se questi risultassero penalmente perseguibili pagheranno il loro conto; mi fa specie che centinaia d'anni dopo la frase di Voltaire, "le streghe smetteranno di esistere quando smetteremo di bruciarle", ancora non si trovi qualcosa di nuovo per mascherare i propri errori o le proprie paure, che non sia il semplice e responsabile prenderne atto. Ovviamente questo fenomeno colpisce anche le donne della contrapposta parte politica (vedi Rosy Bindi al recente congresso) e chi non siede in alcun spicchio dell'emiciclo (vedi il ministro Fornero).

Suvvia, è dai tempi del Paradiso Terrestre che va avanti questa storia: qualcosa di nuovo, no?


Chutney di Mango e Zenzero


Ingredienti
500 gr di mango, 2 cipolla di Tropea grandi,1 spicchio d'aglio privato dell'anima interna, 4 cm di radice di zenzero fresca, 200 gr di zucchero di canna, 200 gr di aceto di mele, 1 peperoncino piccante oppure un cucchiaino di polvere di peperoncino.

Preparazione
Tagliare a spicchi il mango per eliminare più facilmente il nocciolo, sbucciarli e tagliare la polpa in dadolada, mondare e tagliare a spicchi le cipolle, tritare finemente l'aglio primato dell'anima interna e gratuggiare lo zenzero con la microplane: unire il tutto in una ciotola di vetro con lo zucchero e lasciar riposare in un posto fresco per unpaio d'ore.
Trasferire il composto In una casseruola Staub con l'aceto, portare a bollore, unire un pizzico di sale e far cucinare coperto ed a fuoco dolce per circa 50' o fino a quando il liquido di cottura sarà quasi completamente assorbito Unire il peperoncino tritato o la polvere di peperoncino e cucinare per altri 10'.
Versare il chutney ancora caldo in vasetti sterilizzati per 15' in acqua bollente, chiudere con un coperchio pulito, capovolgere il vaso fino al raffreddamento, farlo riposare al buio per un paio di settimane prima di servirlo con carni bianche arrostite e riso al vapore.

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Imago mundi. Per le donne che guardano oltre.


Domenica a letto con la febbre e con la tele accesa per uno dei miei "sport" preferiti da malata ovvero guardare, meglio, osservare le pubblicità.

In un bosco, o un parco cittadino, suggestivo nella rappresentazione in bianco e nero, un uomo viene sorpreso da un fortunale: vento impetuoso e distruttivo, pioggia fredda ed intensa. Pericolo. Paura. All'improvviso un approdo sicuro, la banca ovviamente. L'inquietante bianco e nero si trasforma nel caldo colore di un ambiente protetto che accoglie il malcapitato. Due giovani donne vestite come le hostess della Swiss Air gli prendono l'impermeabile bagnato e gli offrono un caffè, conducendolo da chi saprà risolvere i suoi problemi. Un uomo, ovviamente.