Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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10 cose da fare in campeggio. Gastronomicamente parlando e non solo.


Qualche giorno in relax nel Delta del Po per ovviare agli effetti di Caronte e Stige. 
Ma la necessità del meritato riposo non riesce ad allontanarmi dalla cucina e dal web: in questo caso racconto nel sito dell'amico Vincenzo, Scatti di Gusto, qualcosa delle vacanze in campeggio. 

Buona lettura. E buone vacanze ;)


Il decalogo del WWF: per un Natale all'insegna del rispetto della biodiversità


Siamo nel pieno della baraonda natalizia, Maya permettendo, e complice anche la crisi e un nuovo concetto di "ben-essere" e "decrescita felice" perchè non pensare a questo periodo dell'anno così carico di significato in un modo diverso? 

WWF ha fatto il suo tradizionale “dec-albero”: dieci consigli pratici per renderci consapevoli nel ridurre l’impronta ecologica del proprio Natale, festa consumistica che potrebbe divenire altro: 

Addobbi

1. scegliere un albero “locale” da vivaio o artificiale "di riciclo (io da anni addobbo una scala metallica :)
2. accendere luminarie a basso consumo

Tavola
3. Niente  piatti, bicchieri e posate usa e getta (altrimenti, il servizio buono che ve lo siete fatti regalare a fare?)
4. Niente foie gras, caviale o aragoste. Sardine, what else? (www.wwf.it/pesca) 
5. Si a prodotti locali e di stagione, magari acquistati al mercato (www.improntawwf.it)

Vacanze
6. Scegliere quelle che aiutino a comprendere e amare la biodiversità (www.wwf.it/turismo)

Regali 
7. Evitare come la peste prodotti che provengano dal commercio illegale o non etici
8. Spolverare la bici o usare i mezzi pubblici per lo shopping, con una bella scorta di sacchetti riutilizzabili 
9. Pensare ad elettrodomestici e apparecchi tecnologici a basso consumo 
10. E  tutto l’anno prodotti biologici, che provengano dal commercio equo e solidale e che siano a basso impatto ambientale e sociale. 

Ne sito www.wwf.it ci sono altri consigli come l'acquisto di prodotti con il simbolo del panda, l'abbonamento a riviste per i lettori più piccoli o adottare una specie a rischio.
E tanti altri significativi contenuti, come il video riportato qui sotto che ho trovato davvero emozionante.

"Nessuno è perfetto". Miglioriamoci con un sorbetto di anguria all'acqua di rose


"Non si ha mai tanto bisogno di una vacanza quanto nel momento in cui vi si è appena tornati".
Sempre così. Accade che il tempo delle vacanze arriva e non si riesce a staccare. E arrancare per giorni subito dopo il ritorno.

Fin da piccola la prima cosa che mettevo nella valigia erano i libri di lettura e il sussidiario, successivamente i primi incontri con la letteratura e sempre in sottofondo la frase materna "Smettila con quei libri e vai fuori a giocare!" Infatti uscivo per andare in biblioteca, la stanza dei giochi più bella nella quale poter entrare. Con il tempo alle letture ludiche si sono aggiunte quelle professionali che poi per chi ama il proprio lavoro è semplicemente un modo diverso di divertirsi. 
Ma in vacanza, volenti o nolenti, accade che naturalmente si rallentano i ritmi, si conoscono persone, luoghi, usi e costumi nuovi e si modifica, seppure per un po', il proprio stile di vita. O meglio, si cerca di essere meno coinvolti dalle proprie dipendenze.


Dipendenze, esatto. Da qualche tempo a questa parte sono diventate tantissime, avete notato? Ed ovviamente dopo un periodo iniziale di deregulation, dove i censori dei vizi ed i censori delle censure si sfidano in punta di fioretto, il legislatore interviene in modo quasi materno, per "il nostro bene", appunto. Come nell'ultimo decreto del ministro Balduzzi, desideroso di un popolo italico "più sano e più bello". Perfetto.

Fumare fa male, lo sappiamo. Mio nonno ha iniziato a fumare a 8 anni (complice un tutore altrettanto vizioso), ha fumato per tutta la sua vita dalle 80 alle 100 sigarette al giorno (non l'ho mai visto senza), si è risposato all'età di ottant'anni ed è morto serenamente qualche anno dopo. Aveva anche il vizio del gioco ed infatti ha sempre sostenuto di aver contribuito in toto all'arredo del casinò di Venezia. 

Anche mangiare troppo fa male. Zia Nerina, molto popolare in giovane età per il suo seno felliniano, ha sempre sostenuto, durante la sua prima gravidanza, che bisognava mangiare per due. Da allora non si è più fermata e durante gli ultimi quarantanove anni (l'età di mia cugina) se qualcuno le faceva notare che forse era troppo dipendente dal cibo dava la colpa al metabolismo rallentato. E ai continui cali glicemici. Che cura consultando la guida dei ristoranti.
Ho amici che si prendono molta cura del proprio fisico e sono dipendenti dallo sport a tal punto da farsi male ad ogni allenamento e amiche così dipendenti dallo shopping da avere più scarpe da indossare che strade da percorrere.
Mia mamma è l'esempio dell'assenza assoluta da dipendenze: non fuma. non beve, segue un'alimentazione corretta e di qualità. Evidentemente non le basta: va dal medico ogni giorno a confidare dolori nuovi e a richiedere nuovi esami. Così vivrà da malata per morire sana.

Anch'io ho una dipendenza, oltre alla lettura ed alla cucina. Confesso che adoro il cinema: le vecchie commedie della Mgm, tutte le 13 parti dei Ziegfeld Follies, la regia visionaria di Almodovar e la pudica delicatezza nel trattare i sentimenti di Ozpetek. E ogni volta che rivedo Bambi piango. 

E come si guarisce dalle dipendenze? Zucchero-Marilyn Monroe, nell'unico film che la premiò con il Golden Globe, il bellissimo "A qualcuno piace caldo", scoperta a bere rispose "Non sono mica un'ubriacona, posso smettere quando voglio. Solo che non voglio!". Il bello della consapevolezza di essere dipendenti.

E visto che si resiste a tutto tranne che alle tentazioni da domani inizia la Mostra del Cinema di Venezia, a mezz'ora di treno da casa mia. Ho proprio bisogno di riprendermi perfettamente dalle vacanze :)


Sorbetto di anguria all'acqua di rose con pistacchi e cioccolato fondente al sale di Cervia


Ingredienti (per 4 persone)
800 gr di polpa d'anguria molto matura, 150 gr di zucchero semolato, 1 cucchiaino di acqua di rose, 1 albume, 1 cucchiaio di pistacchi, un pezzettino di cioccolato fondente al sale di Cervia dei Flli Gardini.

Procedimento 
Frullare la polpa d'anguria, passarla al colino cinese, unire lo zucchero e l'acqua di rose, portare ad ebollizione, schiumarla un paio di volte durante la cottura, circa 15'-20'. Lasciar raffreddare il composto, unire un albume appena sbattuto, mettere nella gelatiera per la mantecatura (circa 40') oppure in freezer per almeno 3 ore.
Servire con un porzionatore per gelati decorando la superficie con un po' di cioccolato grattugiato al momento e qualche pistacchio tritato al mortaio. 


la bellissima scena finale del film "A qualcuno piace caldo"

Una foto per una grappa: in palio un weekend in distilleria

Ecco il nuovo contest indetto dalla Distilleria Fratelli Brunello, che si concluderà nella settimana di “Distillerie Aperte” dal tema "La grappa in giro per il mondo". C'è un mese di tempo, la scadenza è fissata per sabato 15 settembre, per partecipare al contest inviando una foto che sia inerente il mondo della grappa e della distillazione. Tre i premi messi in palio: un weekend presso la distilleria per conoscere il magico mondo della distillazione e due confezioni di grappe.

Siete in vacanza, a casa, al lavoro o in attesa di partire? Bene, dovunque voi siate portate sempre con voi la vostra macchina fotografica: che sia una camera superaccessoriata o un semplice iPhone non fa alcuna differenza. L'importante è avere colpo d'occhio, creatività e cogliere l'attimo giusto per immortalare quella che per voi è un immagine inerente il mondo della grappa. Tre i premi messi in palio: al primo classificato un weekend presso l'agriturismo "Il Palazzone" della Famiglia Brunello, con degustazioni di grappe e visita guidate alla distilleria durante il periodo di produzione (tra ottobre e novembre); per il secondo e terzo posto una confezione di grappe e/ o prodotti tipici locali.
la grappa Brunello e il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo a Dubai

Qui potete scaricare regolamento e condizioni per la partecipazione. Siate numerosi e che la gara abbia inizio!!!

I cani ci guardano dal basso. I gatti ci guardano dall'alto. I maiali ci trattano da loro pari. Winston Churchill


Certo che si fa un bel dire "Non abbandonare gli animali", "E' estate, brutto bastardo, anche per il tuo cane", "Ricordati che Dio perdona ma il tuo gatto no" e via di anatemando.

Come qualcuno di voi deve aver intuito, dallo scorso dicembre è entrata in famiglia Tzunami-Maggie, una cucciola di pastore tedesco con un albero genealogico che Emanuele Filiberto sarebbe disposto a partecipare ad un reality pur di averne uno, terribile come tutti i cuccioli e insofferente ai gatti. Peccato che in casa ci fosse già A-gata (la gatta, in perfetto veneziano) la quale non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo diritto di prelazione.

Dire "non si amano" è un eufemismo. Non si sopportano proprio. "Maggie guarda Agata in cagnesco che le risponde con un'analoga occhiata in gattesco." (ricordate? lo scrissi a gennaio e nel frattempo nulla è cambiato. Io non capisco proprio come abbia fatto Noè, tanto di cappello). Nel frattempo l'insopportabile freddo di gennaio ha lasciato il posto all'insopportabile caldo di agosto e con la bella stagione è arrivato l'amletico dilemma: "le vacanze con o senza i pelosi?".
Secondo il veterinario, i forum, Snoopy e qualche amico Agata si sarebbe stressata troppo ad essere portata in giro o in una pensione - i gatti "adottano" la casa - e Maggie si sarebbe stressata troppo nel sopportare la lontananza - i cani "adottano" le persone.
Ergo Maggie in campeggio ed Agata nella tranquillità di casa con Enrica.

Il primo campeggio disponibile, nell'arco di 100 km, ad accettare un animale (che poi, certi umani, se avessi un campeggio, io non li farei proprio entrare) anticipa, a malincuore, che la prima data disponibile è il 25 agosto. Peccato che si debba rientrare in ufficio il 20.
Si torna in Puglia? Non accettano animali. Croazia? Non c'è posto. Tirolo? Ritenta, sarai più fortunato. E quindi? E quindi Capalbio: accettano animali e c'è posto (grazie internet!).
Una splendida location tra un mare che si può fregiare delle 5 vele di Legambiente, una spiaggia lunga lunga e larga larga circondata da dune incontaminate e macchia mediterranea
WOW! Già mi vedevo Maggie rincorrere il materassino di qualche pacioso villeggiante toscano, affondarlo a morsi e portarmelo trotterellando come fosse un frisbee, incurante delle fantasiose contumelie che il meno pacioso villeggiante toscano avrebbe pronunciato.

E invece ciccia, non nel senso che Maggie si nutre di fiorentine ma nel senso che, a quanto pare, il sindaco della città dove ubica il campeggio-amico-dei-pelosi ha emesso un'ordinanza che impedisce ai cani di stare sulla battigia. Che poi sarebbe quella lingua di terra che necessariamente bisogna attraversare per andare al mare.
Per cui Maggie deve stare in piazzola, legata, in compagnia di qualche componente della famiglia che a turno sta con lei. E si concede lunghe camminate all'alba e al tramonto, quando i bagnanti lasciano sabbia e mare per fare la file alle docce.


Questi sono i momenti in cui Tzunami-Maggie fa quello che è nella sua natura: correre, magari con altri cani, soprattutto dietro ai gabbiani, annusare altri umani, come i padroni di altri cani, timorosi podisti o silenziosi pescatori, scavare fantastiche buche alla ricerca di messaggi dentro vecchie bottiglie di birra. Si, va bene, fa anche la cacca, ma me la porto sempre a casa. Maggie è un animale pulito, mica come certi umani.

In questi momenti di silenzio, e quindi con il loop meditabondo che si autoalimenta,  scopro che il mondo sarebbe più semplice se la tolleranza fosse il metodo ispiratore di ogni singolo nostro gesto. E' fantastico leggere che centinaia di Beagle siano stati salvati dalle sgrinfie della Green Hill per essere adottati da entusiastiche famiglie. Brutto sarà leggere, fra 6 mesi per le vacanze di Natale o un anno per quelle estive, come si troveranno a dover trovare una soluzione a problemi causati da altri.
Senza contare che nel nostro paese vivono, in famiglie allargate o con singoli più o meno convinti, milioni di animali domestici. E che, crisi o non crisi, le vacanze arrivano puntuali ogni anno e con esse gli appelli pilatescamente strappalacrime.

Le passeggiate in riva al mare mettono appetito e quindi, durante le pause forzate in piazzola non c'è niente di meglio che mettersi ai fornelli, magari per preparare una confettura che profuma d'estate e che può essere goduta a colazione, dopo la passeggiata mattutina, o a cena abbinata a qualche pecorino più o meno stagionato, dopo la passeggiata serale.





Durante le passeggiate ai pensieri fanno seguito anche qualche immagine (in questo caso scattata rigorosamente con il cellulare). E qui ce ne sono anche altre, mentre le notizie che arrivano da casa sono di quelle di un'Agata inconsolabile, che miagola di stanza in stanza in cerca degli umani con i quali quotidianamente vive (e soprattutto dorme). Alla faccia del veterinario, dei forum e anche di Snoopy.





Confettura di pesche e albicocche al rum con peperoni, vaniglia e chiodi di garofano


Ingredienti
700 gr di pesche gialle, 700 gr di albicocche, 700 gr di peperoni (verdi, gialli o rossi, come preferite), 2 lime, 1 kg di zucchero di canna, 1 baccello di vaniglia, 6 chiodi di garofano, 6 bacche di pepe nero del Madagascar, un bicchierino di rum.

Procedimento
Sbucciare e denocciolare le pesche e le albicocche, tagliarle a spicchi e metterle in una ciotola con un paio di cucchiai di zucchero di canna e il rum. Lasciare marinare al fresco per qualche ora, mescolando ogni tanto.
Nel frattempo pulire i peperoni eliminando la parte interna, la buccia (potere anche usare il pelapatate se non avete foglia di spellarli con il calore) e tagliarli a tocchetti regolari.
In una pentola dal fondo pesante, in rame o in ghisa, mettere la frutta, i peperoni, il succo dei lime e cucinare coperto per circa 15 minuti. Unire lo zucchero, i semini della stecca di vaniglia (mentre la parte rimanente non buttatela via ma mettetela in un vaso di vetro con dello zucchero semolato per profumarlo e usarlo nella produzione di dolci o creme senza dover aggiungere" aromi naturali") e le spezie tritate in un mortaio. Sia la pesca che l'albicocca contengono un nocciolo interno che ben si sposa con tutte tre le spezie che vi ho proposto in questa ricetta: aumentando e diminuendole in proporzione si avrà una preparazione più dolce o più piccante e quindi adatta ad usi o abbinamenti diversi.
Cucinare fino al raggiungimento della consistenza desiderata (d'obbligo la prova piattino: mettetene un po' sopra un piattino, lasciar raffreddare qualche minuto e se non scende vuol dire che la confettura è pronta).
Riempire dei vasi sterilizzati per 15' immergendoli nell'acqua bollente e lasciati asciugare sopra un canovaccio pulito, chiudere con coperchi puliti, capovolgere i vasetti e lasciar riposare al buio per circa 20 giorni prima di aprirli e far tornare l'estate e il mare nelle nostre cucine.

"Contro il logorio della donna moderna" misticanza con sgombro e mele al rosmarino e zafferano

Scena, campeggio abbastanza fricchettone in quel di Capalbio (sembra un'ossimoro ma non lo è).

Babbo trentacinquenne portatore sano di tatuaggi sparsi, abbronzatura in vista come gli addominali, occhiali scuri e capelli a prova di vento che segue un batuffolo biondo e rosa, in arte Francesca, di circa due anni. Il batuffolo alla conquista del mondo precede il babbo, spargendo saluti e sorrisi come la regina d'Inghilterra, e stringendo al petto un Winnie the Pooh che ha visto momenti migliori.
All'improvviso il dramma.
Bimba si gira verso il papà: "Papi, cacca."
E il babbo: "Eh no Francesca, lo sai che per la cacca bisogna chiamare la mamma!".

Ovvero quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare.


Alzo lo sguardo dall'articolo che sto leggendo ed inizia il loop meditabondo. L'articolo parla delle quote rosa e del regolamento approvato il giorno prima dal CdM: fra qualche mese nelle aziende pubbliche nulla sarà più come prima! Ed infatti non ho sentito una voce politica maschile, che sia stata una, a commentare quanto è avvenuto: evidentemente sono tutti concentrati a come boicottare quanto per legge si sarà obbligati a fare. Machiavelli, i condoni, il Gattopardo e anche Franceschiello (“Facite 'a faccia feroce”) insegnano che la speranza è l'ultima a morire, anche in un paese dove si preferisce che siano le donne a morire piuttosto che i pregiudizi.

Mi sono immaginata un CdA di Eni o di Finmeccanica e, durante un momento topico o una discussione accesa, all'improvviso un sms illumina lo schermo di uno smartphone: "Amore, Francesca ha fatto la cacca!"  Qual'è il sesso, secondo voi, delle mani che smanetteranno la risposta "i pannolini sono al solito posto, il sapone anche, non parliamo degli asciugamani, l'acqua non mi pare l'abbiano tagliata e le mutande pulite le trovi nel cassetto del congelatore al posto delle biete così ti rinfreschi le idee"?
Appunto, di una di quelle donne che questo paese, così anacronisticamente misogino, continua caparbiamente ad ignorare.


Statistiche alla mano, una nazione dove le donne lavorano ha il PIL più alto. Non solo, queste donne lavoratrici fanno anche una cosa rivoluzionaria ovvero i figli. Credono nel futuro, fanno progetti a lunga scadenza, ragionano da statista e non da politico.

Ma in una geronto-landa come la nostra, che vive di mediocrità e di falsi miti, non si è ancora ben capito che noi donne non ci emozioniamo più di tanto se la multinazionale di turno ci osanna perché abbiamo allevato, tra mille difficoltà, un campione. Ci emozioneremmo assai di più se non fossimo costrette a chiedere il part-time dopo la sua nascita, oppure a rinunciare proprio al lavoro che tanto ci piace e che ci rende felici. 

Ci piacerebbe avere asili nido, welfare conguo, orari compatibili con la semplice vita familiare, farmacie aperte durante la pausa pranzo, marciapiedi meno dissestati, palestre e biblioteche che prevedano anche un servizio di kinderheim. Ecco, al servizio marketing delle multinazionali mi permetto di dare questo consiglio: invece di riempirmi l'email con proposte di raccolta punti e altre amenità che ne dite di sponsorizzare spazi di questi tipo? Sono sicura che una donna-mamma si ricorderà molto di più del vostro logo e dei vostri prodotti. Anche queste sono le "quote rose" che ci interessano e sono sicura che il vostro MOL ve lo consente :)


In attesa dei risultati derivati dall'applicazione delle "quote rosa", e dare così una spallata  all'italica mentalità da "tafazzi", noi donne-mamme continueremo ad essere di corsa. Vi propongo quindi un paio di ricette semplici e profumate (la seconda nel prossimo post) e realizzabili anche in campeggio :)

Misticanza con sgombro e mele golden al rosmarino e zafferano


Ingredienti (per 4 persone)
400 gr di misticanza, 2 sgombri, 1 porro, 3 mele golden, 1 bustina di zafferano, 1 cucchiaino di semi di coriandolo, 1 rametto di rosmarino, qualche filo di erba cipollina aceto di mele, farina, sale, olio evo.

Procedimento
In camper c'è poco spazio e basta un Santoku Zwilling per fare tutto! Tagliare il porro sottilmente e saltarlo in una padella con un filo d'olio evo per qualche minuto. Deve appassire a fuoco dolce. Nel frattempo pelare le mele, privarle del torsolo, tagliarle in dadolada e unirle al porro stufato, aggiungendo anche lo zafferano in polvere e il rosmarino tritato. Mescolare bene e cucinare sempre a fuoco basso per circa 5'. Mettere da parte.
Eviscerare gli sgombri, ottenerne dei filetti (senza la pelle), lavarli ed asciugarli con la carta cucina, tagliarli in rettangoli di circa 3 cm, infarinarli leggermente e friggerli in olio evo ben caldo fino a farli dorare da entrambe le parti (in tutto circa 4'); farli asciugare dell'olio in eccesso, salarli e profumarli con del coriandolo macinato al momento.
In una ciotola condire la misticanza con una vinaigrette preparata con poco olio evo, poco aceto di mele, sale e coriandolo macinato al momento.
Disporre sui piatti la misticanza, continuare con un paio di cucchiai di mela allo zafferano e terminare con lo sgombro. Concludere con un filo d'olio e qualche stelo di erba cipollina.

Se il viaggiatore acquisiva conoscenza il turista esporta ignoranza?

"Trovo molto interessante
la mia parte intollerante
che rende rivoltante
tutta questa bella gente"

Iniziare le riflessioni mattutine (sul far dell'alba, diciamo) con il ritornello di una canzone del rapper Caparezza non è proprio da "vacanza" ma è sicuramente in tema.

Quest'anno niente Grecìa Salentina e Santa Maria di Leuca: la scelta è finita sulla Maremma e Capalbio, un campeggio che accetta Tzunami Maggie (che fino ad oggi si è comportata benissimo), il cui mare si fregia delle "5 vele" di Legambiente. Sto scrivendo nel mio ufficio che si sviluppa tra l'amaca, la sdraio e la dinette del camper, in compagnia di uno scoiattolo che ha appena portato via le bricioline di focaccia - sparse ieri sera - ad un passerotto, il canto del mare come colonna sonora e la macchia mediterranea come carta da parati. C'è anche una formichina che entra ed esce dalla tastiera ma cerchiamo di ignorarci, senza darci troppo fastidio l'un l'altra. Tanto il Baygon ce l'ho io.

Quindi ambiente bucolico e silenzioso e canzoni di protesta?!
Certo che si, perché vorrei sapere come mai un sempre maggiore numero di turisti come esce dalla porta di casa, dopo aver programmato un viaggio, si trasforma in esseri beceri ed idioti, qualunque sia la loro provenienza e, putroppo, qualunque sia la loro destinazione.
Si, perchè questi trogloditi della transumanza vacanziera purtroppo girano e anche tanto, occupano aeroporti e treni, bar e bagni dei ristoranti, parcheggi e piazze e soffrono palesemente di una nostalgia perniciosa delle comunità "peace and love" anni '70, dove  veniva condiviso o-g-n-i- momento, anche intimo.

Amanti assoluti della vita plain-air a tal punto che considerano i-r-r-i-n-u-n-c-i-a-b-i-l-e- consumare panini traslucidi di siero e liquame vari amabilmente stravaccati su marmi barocchi, ridicoli emuli di pallide comparse del set cinematografico de "Il Gladiatore", alzando al cielo coppe di plastica traboccanti di esiziali e tiepide bollicine.
Amanti assoluti della pulizia! Maniacali, direi, visto che non si limitano di sciacquare mani, piedi e capo nelle fontane (neppure dovessero pregare chissà quale divinità) ma lavano anche il culetto merdoso di neonati urlanti (che starebbero tanto bene a casa all'ombra invece che sballottati sotto il sole cocente dell'estate più calda che Bernacca ricordi). Con buona pace del Glisenti, che nel 1606 pubblicava la sua opera sull'introduzione dell'acqua dolce con l'unica vera da pozzo presente a San Marco, tra la Piazzetta dei Leoncini e il Palazzo Ducale.

Le fragili città d'arte italiane non hanno bisogno di questi portatori insani di asineria e insensibilità, figli di trent'anni di televisione becera e urlata, di grafomani incolti e deficienti (da deficio). E non mi si venga a parlare di crisi, per cortesia! Un sedicente turista che non si fa tentare nè da un bacaro nè da una pasticceria per un mini spuntino perchè vuole risparmiare (suvvia, serve proprio ingozzarsi tutti i giorni?!) e poi gira guardando solo lo schermo dell'ipod da 600 euro non è in difficoltà economiche: è in difficoltà intellettive.

Come si conclude la canzone di Caparezza? 

"Ma sappi che 
se mi provocherai sono guai,
Dottor Jackll diventa Mr Hide
e ti ammazza stecchito col Raid."

Sale speziato all'arancia (perchè un po' di sale in zucca non guasta mai!)

Ingredienti
100 gr di sale grosso di una salina come dio comanda: Cervia, Trapani, al confine con Trieste, 2 arance bio, 1/2 cucchiaino di coriandolo, 1 cm di radice di zenzero, 2 cucchiai rasi di zucchero di canna.

Procedimento
Approfittando di questo sole cocente tagliare a fette sottili le arance e disporle sopra una leccarda protetta da carta forno e cospargerle con lo zucchero di canna, il coriandolo tritato e la radice di zenzero grattugiata con la microplane. Lasciar asciugare al sole per qualche ora. L'alternativa è il forno ventilato tra gli 80°e i 90°, sempre per qualche ora. Ma vi assicuro che con il sole, soprattutto se abitate in città con una buona qualità dell'aria, il profumo del vostro sale sarà diverso.
Una volta essiccate bene le fette di agrume tritatele in un mortaio con il sale grosso fino ad ottenere un composto omogeneo. E' possibile usare anche dei macinini: attenzione a pulire bene poi le parte metalliche che verrebbero irreparabilmente rovinate dall'azione del sale.
Se avete la fortuna di entrare in possesso degli agrumi tardivi del Gargano o dei fantastici limoni di Sorrento potete sbizzarrirvi sostituendo le spezie suggerite con cumino, curcuma, noce moscata, vaniglia. C'è solo da scatenare la fantasia.

Carbonara di scampi, per salutare gli amici.

Ed alla fine siamo arrivati alla fine: si smonta quella specie di corte dei miracoli che è diventata la piazzola, tra pomodorini in bella vista, peperoncini appesi, piantine di basilico e di menta e mega padellona Agnelli, l'ultimo oggetto ad entrare nel camper prima di ripartire. Perchè gli amici si salutano, di solito, con una bella cena e dopo una giornata passata a caricare - con qualche ludica concessione alle sessioni di gavettoni - ci era venuta voglia di un bel piatto di pesce bagnato da un fresco rosato che profuma del sole di questa fantastica regione e seguito da un dolce che è diventato una specie di presenza fissa di queste giornate salentine, il Pasticciotto leccese.

A casa dovrò riprendere una severa attività fisica e più di qualche giornata ad insalatina....se vorrò rientrare nei jeans che non mi sono portata in vacanza...ma cosa volete farci, la vita è troppo breve per magiare e bere male.

Carbonara di scampi con pecorino e pepe nero lungo

Ingredienti
8 scampi per ogni commensale, 3 uova, 400 gr di pappardelle (ma anche la pasta incannulata è risultata deliziosa con questa ricetta), abbondante pepe nero lungo macinato al momento, qualche champignon, pecorino semistagionato, un bicchiere di vino bianco secco, due scalogni, 1 spicchio d'aglio, una foglia di alloro, sale, olio evo.

Procedimento
Pulire gli scampi mettendo da parte le teste ed i carapaci e lasciando 4 scampi interi per ogni commensale con i quali completare il piatto alla fine, mettere gli scarti del pesce in una capace pentola con abbondante acqua, qualche champignon pulito con un panno, la foglia di alloro, il vino e gli scalogni. Portare ad ebollizione, schiumare, abbassare il fuoco, cucinare coperto per una mezz'ora, filtrare con un colino e rimettere il liquido sul fuoco con il quale verrà cucinata la pasta.

Profumare l'olio evo nella padella con l'aglio vestito, saltare gli scampi interi per un paio di minuti, sfumare con un po' di vino bianco secco e cucinare per qualche altro minuto. Togliere dalla padella e mettere da parte.

Nella medesima padella riportata sul fuoco unire gli scampi puliti, saltarli per un paio di minuti, togliere l'aglio, cucinare per altri due minuti con le pappardelle scolate al dente, spadellare unendo un'abbondante quantità di pepe nero lungo macinato al momento.

Lontano dal fuoco unire le uova sbattute con un pizzico di sale, amalgamare bene il tutto, impiattare componendo il piatto con gli scampi rimasti e decorando con un'abbondante dose di pecorino grattugiato (ho usato la grattugia multifunzione in dotazione del camper ma sono certa che con la microplane rimasta a casa il risultato sarà più delicato).

Servire questo piatto in una lunga tavolata preparata con tavoli diversi, tovaglie diverse e sedie reperite ovunque, accendendo qualche candela e godendo della presenza degli amici che ritroverete l'anno prossimo, magari un po' invecchiati, ma con la stessa luce che illuminerà i loro sguardi quando incontreranno il vostro sorriso.