Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

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CIBARTI EXPO 2013: dal 30 maggio al 2 giugno manufatti e sapori d'Italia nel centro storico di Lecce, cuore del Barocco


Un viaggio nei territori italiani narrato attraverso la qualità dei sapori e il fascino dei manufatti. Tutto questo è "Cibarti Expo 2013", Fiera nazionale dell'artigianato artistico e agroalimentare che si terrà a Lecce da giovedì 30 maggio a domenica 2 giugno.

Camera di Commercio di Lecce, Confartigianato Lecce e Regione Puglia (area Politiche per lo Sviluppo rurale), con il patrocinio di Provincia e Città di Lecce, presentano per la seconda volta nel Salento un Salone dedicato alle produzioni artigianali di eccellenza in grado di raccontare l’Italia da Nord a Sud con uno sguardo più profondo, scrutando prelibatezze gastronomiche e pregiate opere artistiche artigianali che hanno reso celebri nel mondo le diverse regioni italiane.

Tante le novità di quest’anno, a cominciare dalla location. Nella suggestiva cornice del centro storico di Lecce - Piazza S.Oronzo e strade limitrofi - Cibarti offrirà una vetrina privilegiata ad aziende, artigiani e maestri d’arte di tutta l’Italia, con lo scopo di favorire partnership tra artigiani, consorzi e altre realtà associative, avvicinare i giovani alle potenzialità occupazionali del settore, nonché tutelare le professionalità dei maestri artigiani salvaguardando l’arte del “saper fare”.


Ma l’appuntamento è anche l’occasione per far conoscere al grande pubblico le eccellenze artistiche e agroalimentari nazionali, che vanno dalla ceramica alla pietra leccese, dalle porcellane di Capodimonte all’arte della liuteria cremonese, passando per i sapori: il torrone di Cremona, la mozzarella di bufala campana, la pasticceria siciliana, i salumi emiliani o la norcineria umbra. Oltre alle degustazioni gratuite, ci sarà la possibilità di acquisto diretto dei prodotti.

Accanto alle aree espositive dei singoli produttori, saranno presenti numerosi stand istituzionali. Confartigianato Imprese di: Lecce, Bari, Roma, Prato, Novara, Cuneo, Vicenza, Rovigo, Caserta, Trieste, Lombardia, Emilia e Abruzzo; Regione Puglia; Provincia di Lecce; Provincia di Bari; Provincia di Barletta-Andria-Trani; Comune di Lecce; Gal Terre d’Arneo; Gal Capo di Leuca, Gal Terra d’Otranto, Gal Serre Salentine.

Orari apertura: giovedì e venerdì, dalle 17 a mezzanotte; sabato e domenica, dalle 10 a mezzanotte.

EVENTI COLLATERALI 

RASSEGNA “VIVI LECCE”
In contemporanea all'evento fieristico, la rassegna “Vivi Lecce” offrirà a turisti e visitatori tante occasioni per vivere la città in tutte le sue sfaccettature.
Il programma della rassegna comprende infatti il Fuori Salone di Cibarti con “Le vie dell’artigianato” al Castello Carlo V e “Le vetrine dell’artigianato”; poi, gli appuntamenti di “Live Lecce”; “Gusta Lecce” e “Vivi Lecce”. Di seguito, tutti i particolari.

FUORI SALONE
“Le vie dell’artigianato”: nel castello Carlo V, sarà allestita un’esposizione di importanti opere di artigianato artistico. Una rassegna di tutte le eccellenze artigianali italiane, che racconta la bellezza della Penisola attraverso la tradizione e la sapienza dei “maestri del fare”.
“Le vetrine dell’artigianato”: un progetto che nasce dalla collaborazione tra l’associazione commercianti, le strutture ricettive della città e gli artigianti di Confartigianato Imprese Lecce. Le vetrine dei negozi del centro e le hall e le reception di alberghi e b&b saranno allestite con le produzioni più rappresentative dell'artigianato artistico salentino. Una piantina illustrerà tutto il percorso espositivo, inducendo il turista a visitare oltre ai monumenti anche le attività commerciali che aderiranno all’iniziativa.

“LIVE LECCE”
Live Lecce è un programma di eventi musicali e artistici che si terranno per le vie del centro storico. Gruppi musicali, artisti di strada, estemporanee artistiche si alterneranno per le strade intrattenendo i visitatori durante tutto il week-end. I set di queste rappresentazioni saranno punti strategici in prossimità di attività commerciali come ad esempio Via Alvino, P.tta Castromediano, Via Trinchese.

“GUSTA LECCE”
Un viaggiatore che si rispetti non ha mai nostalgia della cucina di casa, anzi vuole assaporare le tipicità culinarie del luogo che sta visitando. Proprio per andare incontro a questo tipo di esigenza, nelle giornate di Vivi Lecce sarà possibile degustare menù a carattere regionale in una location d’eccezione, l’hotel Risorgimento. Le cene saranno organizzate dall’Associazione Cuochi Salentini.

“VISITA LECCE”
Nel programma di Vivi Lecce non può mancare un approfondimento culturale sulla città che ospita l’iniziativa. Ogni giorno, saranno organizzate visite guidate gratuite nel centro storico di Lecce. Non il solito giro turistico tra i monumenti più famosi della città, ma un appassionante passeggiata attraverso vicoli, corti e palazzi spesso poco visitati e valorizzati.

“BLOG TOUR” E “INSTAGRAM CHALLENGE”
A Cibarti Expo 2013 saranno presenti blogger e influencer di fama nazionale impegnate in un vero e proprio blog tour nei giorni della Fiera, con l'obiettivo di far conoscere al popolo del web l'eccellenza dell'artigianato del nostro Paese.
Inoltre, tutti i visitatori dotati di smartphone potranno partecipare al primo "Instagram Challenge" organizzato nel Salento, in collaborazione con "Instagramers Puglia", la community regionale, parte della più vasta Instagramers Italia, che riunisce  gli appassionati di Instagram, applicazione per iPhone e Android che vanta oltre 100 milioni di utenti nel mondo.
Il pubblico della fiera potrà condividere su instagram le foto più rappresentative della fiera, usando gli hashtag #igerspuglia #igerslecce #cibarti2013. Una giuria decreterà la foto vincitrice che verrà pubblicata sul sito e sulla pagina  facebook di Cibarti 2013, oltre a ricevere dei prodotti in omaggio.

Info: 
https://www.facebook.com/Cibarti
https://twitter.com/CibartiExpo
http://pinterest.com/cibartiexpo/

"Massimiliano viene scostumato" Massimo Troisi


Scena: campeggio, bagno donne, ore 21.30. 
5 docce: ai due estremi due ragazze, al centro me.

Me (Ecco, persa la lente prima ancora di iniziare a lavarmi. Per fortuna che mi ricordo come sono fatta..)
Ragazza 1 "A Ro'"
Ragazza 2 "Eh..."
Ragazza 1 "Hai sentito Ma?"
Ragazza 2 "No, era con Sa'"
Ragazza 1 "Ah. E chiamasti Se?"
Ragazza 2 "Andò al mercato con zi' Concetta."
Me (Wow, un nome!)
Ragazza 1 "Ro.."
Ragazza 2 "Eh.."
Ragazza 1 "Hai messo il balsamo?"
Ragazza 2 "No, l'ho dato a Sa"
Me (Precipitevolissimevolmente! L'ho detta!!)
Ragazza 1 "Ro.."
Ragazza 2 "Eh.."
Ragazza 1 "I' vad' da La"
Ragazza 2 "Ah"
Me (Supercalifragilistichespiralidose! Ho detto anche questa!!)


Che photoshop cancelli l'eritema?


Per una che riesce a commuoversi anche durante la premiazione della squadra di calcio dove milita il proprio figlio credo che la parola sensibile sia alquanto riduttiva.
Sono ipersensibile quando sotterro sotto un albero i corpicini di uccellini di poche ore caduti dal nido e piombati sulla piazzola del camper. Così che la loro vita e il sacrificio dei loro genitori non sia stato vano.
Sono stra-sensibile se a mezzanotte, mentre guido per rientrare dal lavoro, con la radio sintonizzata su Radiouno, mi parte il frenomentulo ascoltando l'inno d'Italia diretto da Allevi.
Sono arci-sensibile se ogni tre per due mi verrebbe da riempire una valigia ed andare a portare aiuto da qualche parte in giro per il mondo (veramente è un desiderio che avevo anche a 11 anni e non è mai venuto meno).


La scema del crimine


Non amo molto guardare la televisione, al massimo ascolto i telegiornali quando la radio fa le bizze. Però, ho sempre amato il genere poliziesco, fin da piccola.

Impazzivo per Ellery Queen e per Colombo. Mi affascinavano i modi cortesi ma fermi di Poirot e le disquisizioni enogastronomiche di Nero Wolf. Poi sono arrivate le pettinatissime Charlie's Angels e le bellezze autentiche in hot-pants di Hazzard, le mascalzonate di Attenti a quei due (bellissima anche la colonna sonora) e, dulcis in fundo, La signora in giallo, una simpatica signora che in qualsiasi parte del mondo andasse si ritrovava con un cadavere all'ora del tè.

Patata passepartout

Pronti, partenza, via.
Per un camperista dovrebbe esser la cosa più semplice del mondo: si arriva a destinazione, si trova un posto adatto per la sosta, e che non dia troppo fastidio, si scende per visitare il posto prescelto, magari ci si ferma a cena e si va a dormire svegliandosi in riva al mare, nel silenzio assoluto di un bosco, ai piedi di una montagna. Poi si riparte.
Bello, vero?
Ma io quest'anno ero così stanca che avevo bisogno di un punto fermo, tipo "Telefono, Casa" di E.T., di girare il meno possibile e comunque con moooooolta calma...e di tuffarmi nell'enogastronomia come esercizio zen.



Così mi sono goduta "il cucinare" e per farlo diventa importante montare una specie di cucina da campo in piazzola, con tanti fuochi, le spezie giuste, gli aromi freschi oltre a pentole e padelle - ovviamente - con le quali preparare questo semplicissimo e saporitissimo contorno, godendo dei prodotti locali.

Patatine in padella con mosto cotto

Ingredienti
500 gr di patata Sieglinde - formato piccolo -, 2 spicchi d'aglio in camicia, un po' di timo fresco, sale e pepe nero macinato al momento, 3 cucchiai di mosto cotto, mezzo bicchiere di vino bianco secco, olio evo.

Procedimento
Scaldare in una padella 4 cucchiai di olio evo, aggiungere gli spicchi d'aglio e le patatine (spazzolate e lavate), rosolarle per una decina di minuti a fuoco allegro, ma non troppo, aggiungere il vino bianco, abbassare il fuoco e coprire, continuando la cottura per altri 10'.

Unire il mosto cotto (o dell'aceto balsamico come ottimo sostituto) ed il timo, togliere l'aglio, regolare di sale e pepe e continuare la cottura per altri 10' o fino a quanto i rebbi di una forchetta foreranno la polpa senza forzare.

E mi raccomando, anche se in camper o in campeggio, non privatevi di un corredo da tavola (che regga i viaggi e quindi infrangibile!) che sia piacevole anche per la vista, senso ugualmente sensibile e che adeguatamente solleticato riesce a dare delle belle soddisfazioni!

Carbonara di scampi, per salutare gli amici.

Ed alla fine siamo arrivati alla fine: si smonta quella specie di corte dei miracoli che è diventata la piazzola, tra pomodorini in bella vista, peperoncini appesi, piantine di basilico e di menta e mega padellona Agnelli, l'ultimo oggetto ad entrare nel camper prima di ripartire. Perchè gli amici si salutano, di solito, con una bella cena e dopo una giornata passata a caricare - con qualche ludica concessione alle sessioni di gavettoni - ci era venuta voglia di un bel piatto di pesce bagnato da un fresco rosato che profuma del sole di questa fantastica regione e seguito da un dolce che è diventato una specie di presenza fissa di queste giornate salentine, il Pasticciotto leccese.

A casa dovrò riprendere una severa attività fisica e più di qualche giornata ad insalatina....se vorrò rientrare nei jeans che non mi sono portata in vacanza...ma cosa volete farci, la vita è troppo breve per magiare e bere male.

Carbonara di scampi con pecorino e pepe nero lungo

Ingredienti
8 scampi per ogni commensale, 3 uova, 400 gr di pappardelle (ma anche la pasta incannulata è risultata deliziosa con questa ricetta), abbondante pepe nero lungo macinato al momento, qualche champignon, pecorino semistagionato, un bicchiere di vino bianco secco, due scalogni, 1 spicchio d'aglio, una foglia di alloro, sale, olio evo.

Procedimento
Pulire gli scampi mettendo da parte le teste ed i carapaci e lasciando 4 scampi interi per ogni commensale con i quali completare il piatto alla fine, mettere gli scarti del pesce in una capace pentola con abbondante acqua, qualche champignon pulito con un panno, la foglia di alloro, il vino e gli scalogni. Portare ad ebollizione, schiumare, abbassare il fuoco, cucinare coperto per una mezz'ora, filtrare con un colino e rimettere il liquido sul fuoco con il quale verrà cucinata la pasta.

Profumare l'olio evo nella padella con l'aglio vestito, saltare gli scampi interi per un paio di minuti, sfumare con un po' di vino bianco secco e cucinare per qualche altro minuto. Togliere dalla padella e mettere da parte.

Nella medesima padella riportata sul fuoco unire gli scampi puliti, saltarli per un paio di minuti, togliere l'aglio, cucinare per altri due minuti con le pappardelle scolate al dente, spadellare unendo un'abbondante quantità di pepe nero lungo macinato al momento.

Lontano dal fuoco unire le uova sbattute con un pizzico di sale, amalgamare bene il tutto, impiattare componendo il piatto con gli scampi rimasti e decorando con un'abbondante dose di pecorino grattugiato (ho usato la grattugia multifunzione in dotazione del camper ma sono certa che con la microplane rimasta a casa il risultato sarà più delicato).

Servire questo piatto in una lunga tavolata preparata con tavoli diversi, tovaglie diverse e sedie reperite ovunque, accendendo qualche candela e godendo della presenza degli amici che ritroverete l'anno prossimo, magari un po' invecchiati, ma con la stessa luce che illuminerà i loro sguardi quando incontreranno il vostro sorriso.

Metti un Ferragosto, con un bbq esplosivo!


Perchè, come definireste voi una pietanza che si chiama "bombetta", speziata e profumata al punto giusto, cotta alla brace e mangiata con le mani? Esatto, bombetta!

Un'espolsione di sapere e sapore, in barba alle "mode" che nel campo enogastronomico ammantano usi e costumi secolari, nati dalla saggezza delle nostre popolazioni contadine, di un'area glamour e vagamente esterofila, come nel caso della cottura alla brace o con il fornello a carbone o a legna.


Questa tipologia di cottura infatti è tipica di questa regione, a partire da Alberobello fino alla punta più estrema della penisola, adottata dai contadini proprio perchè consentiva di utilizzare le parti meno pregiate di suini (capocollo) ed ovini (prendono il nome di “turcinieddi” e sono preparati con fegatini di agnello, prezzemolo, sale e pepe, avvolte con le interiora dell'animale) insaporendole o farcendole di erbe aromatiche e formaggi dal gusto intenso, cotti appunto sulle braci (e non sulla fiamma perchè non devono carbonizzarsi ma rosolarsi con il calore), trasformando quello che l'omologazione gastronomica ha cancellato dalle nostre tavole in pietanze "da leccarsi i baffi". Letteralmente.


Bombette

Ingredienti

500 gr di capocollo di maiale, 350 gr di pecorino (anche caprino o altri formaggi a piacere), prezzemolo, rosmarino, pepe ed un sospetto di peperoncino, sale.


Procedimento

Tritare il prezzemolo ed il rosmarino, tagliare a tocchettini il formaggio, aromatizzare con un po' di pepe macinato al momento, mescolare il tutto e mettere da parte.

Tagliare il capocollo in fette sottili, coprirle con della carta forno ed appiattirle un po' con un martello, salarle e peparle, mettere al centro della fetta un po' di farcia, chiudere il roll dando una forma a pallina in modo che non fuoriesca il formaggio.

Infilzare le bombette con uno spiedino di ferro (uno per ogni commensale) e cucinarle alla brace per circa una ventina di minuti, girandole un paio di volte. Non devono carbonizzarsi!


E gustarle ancora bollenti, prendendole con le mani dallo spiedo e gustando l'esplosione dei sapori...e dei saperi!



Le comunità del cibo ed un Senatore. Per un piatto strepitoso!

Nell'immaginario collettivo il cavaliere è un bell'uomo, alto, elegante, distinto. Insomma un bel tipo da frequentare.

E' stata l'impressione che ho avuto quando ho visto per la prima volta la spiga del frumento della varietà "Senatore Cappelli", una specialità della Comunità della Calle del Grano della Valle d'Itria.
Selezionato da Nazzareno Strampelli nel 1915 trovò in questa regione, definita a ragione "il granaio d'Italia", il giusto mix di sole e ricchezza del terreno per crescere alto e rigoglioso: forse un po' troppo in quanto, proprio per la sua caratteristica di raggiungere altezze considerevoli - anche 160 cm - aveva la tendenza a piegarsi, necessitando quindi di un'attenzione maggiore per la sua coltivazione. E nel mondo dell'omologazione in nome del profitto a nessuno era venuto in mente che questa caratteristica, l'avvicinarsi al suolo, creava un microclima tale che soffocava le malerbe rendendo così questo grano veramente adatto alla coltivazione bio.
E proprio per questo negli anni venne abbandonata quasi del tutto la sua coltivazione: che diamine, come si fanno altrimenti a vendere i pesticidi ed i diserbanti?

Come le fiabe insegnano, i buoni alla fine vincono sempre, ed anche questo grano la sua piccola battaglia l'ha vinta: un cibo buono pulito e giusto, per una coltivazione rispettosa della natura e dei ritmi millennari che potrebbe, come il trend degli ultimi anni sottolinea, far tornare i giovani in questa terra con queste nuove opportunità di lavoro, proprio grazie alla Comunità del grano della Valle dell'Itria.

Medesima fiaba del Pomodorino Fischetto di Torre Guaceto, una coltivazione ritrovata e della quale vi racconterò fra qualche giorno, dopo aver provato una ricetta davvero golosa.


Cavatelli "Cappelli" con Fiaschetto di Torre Guaceto


Ingredienti
Una confezione di pasta Cappelli, 300 gr di pomodorini Fiaschetto, un po' di passata Voiello, 100 gr di cacioricotta, qualche gheriglio di noce, sale e pepe nero macinato al momento, uno spicchio d'aglio e qualche foglia di basilico, olio evo.

Procedimento
Sbollentare i pomodorini per un minuto, gettarli in acqua e ghiaccio, pelarli, tagliarli in dadolata e saltarli per qualche minuto con dell'olio evo profumato con uno spicchio d'aglio in camicia e mettere da parte.

Grattugiare il cacioricotta, tritare i gherigli di noce, spezzettare con le mani le fogli di basilico.

Portare a bollore dell'acqua salata e lessare i cavatelli; scolarli al dente e spadellarli per un minuto in una capiente padella nella quale avrete versate qualche cucchiaio di passata Voiello, aggiungere la dadolata di fiaschetto, i gherigli e le foglie di basilico. Cucinare per un altro minuto e servire con un'abbondante spolverata di cacioricotta.

Persica Salentina, il cocktail che profuma di pesca e di Grècia


Il mercatino del gusto che si è appena conclusa a Maglie mi ha arricchita come non mai di colori, sapori, odori. Le eccellenze che questa regione riesce a produrre sono incredibilmente tante, complici una terra spavalda nel suo rosseggiare, un cielo azzurro raramente goduto nella bigia padania (anche in estate) ed un mare dalle molteplici gradazioni di blu, come i prati d'Irlanda, e tentatore come il canto delle Sirene dell'Iliade.

Confesso di avere un debole per queste terre e per questi colori e che "scenderei" molto volentieri in questa parte d'Italia, per farne la residenza della seconda parte della vita, quella della maturità, della riflessione, dei veri piaceri, dei valori semplici e proprio per questo da cogliere quotidianamente con un atteggiamento diverso nei confronti del "tempo", il dio Crono che mangia le nostre esistenze.

Cosa ci può essere di più semplice di una pesca? Un frutto, della stessa famiglia delle rose, che nell'antico Egitto era caro al dio dei bambini (da qui le guance "morbide come una pesca"), tesori preziosi.

E semplicemente vorrei offrirvi questo drink o cocktail che dir si voglia, ispirato da una bevanda bevuta in questi giorni, e testata più volte fino ad un risultato che definirei decisamente interessante. Essendo fondamentalmente un drink analcolico è possibile aggiungere un po' di gin o di campari, per sottolineare dei toni amari, oppure vodka (che non amo molto) o rum per toni più dolci. Con le bollicine il risultato è più rotondo e meno alcolico. Non sono un barman per cui ho fatto davvero ad occhio (per la parte alcolica)!

Un consiglio: io non ho aggiunto nessun tipo di zucchero in quanto se la frutta è buona basta il fruttosio in essa contenuto.

Persica Salentina (una dichiarazione d'amore)

Ingredienti

500 gr di polpa di pesca frullata, 40 gr di latte di mandorla, 20 gr di Vincotto o Mostocotto di Primitivo o di Negroamaro, qualche goccia di salsa Worcester, ghiaccio.

Procedimento

Sbucciare le pesche, tagliarle a tocchetti e frullare con tutti gli ingredienti e qualche cubetto di ghiaccio. Nella versione alcolica aggiungere 1/6 di superalcolico oppure 1/3 di bollicine.

E buona domenica a tutti :-)

Metti una Tedesca in vacanza nel Salento


Recentemente un articolo di Repubblica, sul declino del latin lover italiano, ha segnalato come le donne straniere snobbino l'uomo italiano, ritenuto troppo piagnone, toppo dedito alla cura del proprio corpo, quasi efebico, rimpiangendo i neppure troppo lontani anni '60, quando nella riviera romagnola le bionde fanciulle teutoniche si lasciavano sedurre da un corteggiamento serrato, galante, mai volgare, romantico e soddisfacente (visto che ora non lo è più).

Ma non credo sia tutto perduto....perchè una "signorina", che nel 1935 scese in Puglia, trovò la cura e la passione che la fecero diventare una vera regina...della tavola.
Sto parlando della Patata Sieglinde, nata in Germania dall'incrocio delle varietà Bohm 155/06 e Juli, che è divenuta nella bellissima città di Galatina un prodotto d.o.p.



Terra rossa, clima temperato, precipitazioni contenute. Amore e Passione, dire io: un mix che ha dato vita a questo tubero unico nel suo genere e con un unico difetto: conosciuto in tutta Europa e sconosciuto in Italia, che ama deliziarsi con anonime patate che hanno visto, durante la loro maturazione, serre fredde e lontane, invece della terra rossa e del sole del Mediterraneo.

L'ho conosciuta qualche anno fa, durante la bellissima iniziativa de "Il mercatino del gusto" a Maglie, nel Salento ed ogni volta che torno ne faccio una discreta scorta, grazie anche ai tanti coltivatori locali, tra cui la cooperativa Acli-Racale (info@acliracale.com) il cui vivacissimo stand è gestito da ragazzi pugliesi alcuni dei quali hanno anche affrontato i disagi di una trasferta per studiare a Padova.

E cosa si può preparare con una patate così fantastica? Ma la "Pitta", ovviamente, una pizza di patate, in queso caso farcita, la cui ricetta è una gentile concessione della mia amica Grazia, barese di nascita e di residenza, e mia compagna di scorribande gastronomiche durante la permanenza in Salento.



Ingredienti

1 kg di patate Sieglinde, 200 gr. di pecorino grattugiato, 1 uovo, 4 grosse cipolle di Acquaviva, un bicchiere di passata di pomodoro, un paio di spicchi d'aglio, una manciata di capperi, pane grattugiato, sale e pepe nero macinato al momento, olio evo, origano secco.

Preparazione

Montare le cipolle di Acquaviva, tagliarle sottilmente e saltarle in una capace padella con un po' di olio evo aromatizato con l'aglio per '10, aggiungere la passata di pomodoro e continuare la cottura per altri 10'. Regolare di sale e pepe. Mettere a parte.

Lavare bene le patate e lessarle in acqua fredda salata (la forchetta deve entrare senza sforzo nella polpa), sbucciarle e passarle nello schiacciapatate, raccogliendo la purea in una ciotola. Aggiungere il pecorino grattugiato, l'uovo, regolare di sale e pepe.

In una teglia foderata di carta forno versare metà del composto e stenderlo uniformemente, ricoprire la superficie con le cipolle, la manciata di capperi e l'origano e ricoprire il tutto con la parte rimanente dell'impasto. Spolverare la superficie con il pane grattugiato e mettere in forno statico a 180° per almeno 30'.

Servire calda, tiepida, fredda: è buonissima sempre!

Cartoline dal Salento: Lecce, verso casa.

Il "barocchino" leccese, unico al mondo.

L'anfiteatro, antiche vestigia di un passato ancora molto recente.


Il palazzo di Carlo V: il sacro...
..ed il profano



Di indubbio interesse, in una città incredibilmente affascinante, è la realtà di Liberrima.it, una libreria all'ombra del Barocco, spazi dedicati alla lettura, agli incontri con gli autori, ai viaggi, alla gastronomia con degustazioni di tipici prodotti pugliesi. Tra le volte dei locali di Corso Vittorio Emanuele libri e prodotti tipici stimolano la "creazione" di un "cesto letterario"personalizzato: si sceglie un contenitore (di vetro, in plexiglass, in vimini o rattan) e lo si "farcisce" di libri, pasta, conserve, passate, biscotti, dolcetti e marmellate per poi innaffiarlo di buon vino (io mi sono ri-innamorata dell'Aleatico). Un modo diverso di farsi ricordare a casa o di rinfrescare i propri ricordi, davanti ai fornelli o con un buon calice in mano.
A pochi kilometri da Lecce, a Cavallino, un luogo dove rilassarsi tra i piatti della tradizione ed una cantina di tutto rispetto, L'Osteria del Pozzo Vecchio.
Ho mangiato divinamente e fra tutti riporto un piatto che mi è stato spiegato passo dopo passo dalla signora Adelaide.
Ciceri e trie
Preparazione 15 minuti, cottura 8 minuti: i ceci vanno preparati il giorno prima.
200 gr. di ceci, 300 gr. di trie (pasta fatta in casa tagliata in striscioline), uno spicchio d'aglio, olio exravergine, sale, peperoncino, prezzemolo.
Far cuocere le trie per 7 minuti in abbondante acqua salata, soffriggere l'aglio e il peperoncino e versare i ceci precedentemente cotti, versare la pasta scolata e spadellare per un paio di minuti. Mise an place con un po' di prezzemolo e qualche tria fritta, rigorosamente nell'olio extravergine.
Buon appetito.

Cartoline dal Salento: vieni a Otranto?


Il Duomo degli 800 Martiri ed il favoloso pavimento mosaicato, narrante la ricerca del Sacro Graal

la Cripta con le 42 colonne diverse tra loro: capolavoro ed innovazione


la luce dal rosone centrale


il soffitto ligneo.


E quando si esce da questa meraviglia, unione ideale tra oriente ed occidente?
Andando verso il porto non dimenticatevi di godere delle splendide granite che un bar, affacciato sulla piazza pedonabile, offre: all'anguria, ai fichi d'india, al cioccolato, al caffè....vi assicuro: un solo assaggio non basta!

Cartoline dal Salento. Andando verso Otranto: il Ciolo.

com'è dolce naufragar in questo mar...

torno subito!


Arrivoooooo!

quattri passi tra le nuvole..
..vicini, vicini..
Il ponte del Ciolo, la grotta del Ciolo: assomiglia un fiordo, un tuffo nel vuoto per quasi quaranta metri in un mare dipinto con tutti i colori del blu.
Un vecchio del luogo, pochi chilometri più avanti, in un'area mozzafiato dedicata al pic-nic tra spiazzi, rocce ed alberi gettati alla rinfusa, mi ha raccontato che "ciolo" deriva da ciole, gazze, ovvero i cleptomani volatili che godono di questo incantato paesaggio quando i turisti tornano ai natii lidi nebbiosi...






Cartoline dal Salento: un ferragosto di gusto....

..i discreti compagni di ombrellone..
..la monocromatica ed ordinata spiaggia attrezzata...



..il pranzo da gourmet..


..la movida..



..i fuochi d'artificio.
Buon ferragosto a tutti!





Cartoline dal Salento: mi titilla la papilla!


Riva di Ugento, Il mio camper: La cena dei ricci.


Un lungo pomeriggio in apnea in questo mare meraviglioso: tanti ricci e tante tane di polipi, con i relativi proprietari che all'imbrunire escono a caccia. E' un'impari lotta, lo so in partenza, ma quando i miei polmoni non mi tradiscono il risultato è davvero premiante.

Al rientro, anche per recuperare le forze ridotte al lumicino, diventa quasi zen il rito di "arricciare" i polipi nei cestini di vimini fino a che le loro carni non diventano morbide: un grazie particolare a Salvatore di Bari che anni fa (Edoardo aveva 6 mesi....) mi insegnò questa pratica antica






Torre San Giovanni, Pizzeria Azzurra: Tagliata di seppia

Una fresca insalata di seppioline ai ferri, spadellate con listarelle di pomodorini freschi, olive, olio extravergine rigorosamente locale e ruchetta intera aggiunta alla fine, dalle foglie leggermente più grandi e più corpose di quelle che solitamente si trovano nei nostri mercati e decisamente più piccanti.


Da segnalare le pizze, declinate in modo invitante e preparate anche con farina di kamut.


La carta dei vini presenta una discreta selezione di etichette locali, anche al calice.


Curiosa e "didattica" la carta delle acque.







Torre San Giovanni, Ristorante Lu Pescatore: Gamberoni al sale.

Un'incantevole terrazza che sembra in mezzo al mare con il faro alle spalle, il patron, Luca, solare e disponibile, una cucina aperta praticamente sempre: questi gamberoni al sale sono arrivati al tavolo verso le 23.00! Il menù prevalentemente di mare con quanto il pescato mattutino offre; buono anche l'antipasto di terra composto da verdure alla griglia ed in agrodolce, arancini di riso, bruschettine con delle cipolle brasate molto delicate.


Carta dei vini che propone soprattutto etichette legate al territorio.






Pasticceria Martinucci: Pasticciotto.


Martinucci, nel tempo, è diventata una realtà importante e le sue pasticcerie si possono trovare in tutto il Salento, colme di ogni ghiottoneria: ma il pasticciotto con la crema, una frolla farcita, ha un posto speciale nel mio cuore!