Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Noodles con uova, verdure e gamberoni: un breve viaggio nella storia e nella cultura della cucina cinese (e la grammatica della bacchette)

Sin dai tempi più remoti, i pensatori e gli scrittori cinesi hanno costantemente affrontato il tema dell’alimentazione, tant’è vero che il nome di un piatto non si riferisce ai suoi ingredienti bensì alla qualità del piatto stesso. Così la zuppa d’uovo è chiamata “la delicata brezza di una notte di luna piena”: un piatto preparato in una zuppiera è detto “tutta la famiglia è riunita.

La cucina cinese è considerata un’arte, fa parte della cultura millenaria del paese e gode di una notevole popolarità in tutto il mondo.
Si fonda essenzialmente sull’armonia tra gli alimenti fan, riso, sorgo, miglio, bambù e grano, e quelli tsai ovvero tutto ciò che accompagna i fan: verdure, funghi, carne e pesce. E l'alimentazione sana si sa sull'equilibrio perfetto tra la dualità dello Yin (alimenti rinfrescanti freddi) e dello Yang (alimenti energetici e caldi), concetto millenario accettato da tutte le scuole di pensiero filosofico e che governa buona parte del comportamento quotidiano.L’armonia cromatica è parte fondamentale del piatto dove l’ingrediente principale viene accostato ad altri secondari così da poter avere da tre a cinque colori in ogni piatto. 

Gli alimenti si suddividono ulteriormente nei Cinque Elementi:
Fuoco, degli alimenti amari e/o di colore rosso, ottimi per il cuore e l'intestino tenue, carne d'agnello e capra, peperoni, caffè, cacao e alcuni liquori.
Legno, degli alimenti agri e/o verdi, come anatra, pollo, grano e il tè d'ibisco e favoriscono il corretto funzionamento del fegato e della vescica.
Acqua, elemento degli alimenti salati e di color nero, ideali per i reni e per la vescica. dell'elemento acqua fanno parte anche alcuni legumi.
Terra, degli elementi che danno vigore alla milza e allo stomaco, quelli di colore gialle e/o dolci, come il mais e il miglio, ortaggi come la zucca e la carota e buona parte della frutta.
Metallo, elemento che comprende gli alimenti piccanti e/o bianchi, necessai a rafforzare i polmoni e l'intestino crasso come il riso integrale, il crescione, la rapa e infine il vino caldo.

La cucina che conosciamo noi, ampiamente adattata alle esigenze europee, è quella della regione del Guangdong in quanto fin dal XIX secolo moltissime famiglie emigrarono da quella regione in Europa e negli Stati Uniti: spicca nettamente la nota agrodolce e l’utilizzo della salsa di ostriche, nata da una dimenticanza di un cuoco.


Come per quella indiana anche la cucina cinese sente forte l’influenza della geografia così che i quattro punti cardinali caratterizzano anche quattro diverse tipologie di cucina. 
Quella del nord, dal fiume Yangtze fino alla Grande Muraglia, offre stili culinari di Shantung, Henan e Pechino nei quali predominate è l’uso di cereali come grano, mais o miglio, utilizzati anche per preparare pane, spaghetti o frittelle. Si tratta di una cucina molto sapida e sostanziosa dove vengono ampiamente utilizzati pollo e tofu. Il piatto più conosciuto? Sicuramente l’anatra laccata alla pechinese.


La cucina dell’ovest è quella situata all’interno della Cina, comprende l’area di Sichuan e Hunan. L’isolamento ha caratterizzato nel tempo una cucina molto piccante grazie all’uso del famosissimo pepe di Sichuan ma anche di peperoncini rossi e di zenzero. Molto amati i piatti a base di maiale, pesce e di frutta. Il piatto più apprezzato è a base di tofu e peperoni piccanti. 

La cucina dell’est caratterizza l’area geografica che va dalla costa orientale fino al centro della Cina e comprende gli stili gastronomici di Fujian, Jiangxi, Zhejiang e, il più importante, quello di Shanghai. E’ una cucina ricca di frutta e verdura, grazie anche alle terre fertili che caratterizzano queste aree, e quindi prevalentemente vegetariana. Le carni vengono trasformate nella cottura grazie all’uso dello zucchero e si prediligono le tecniche del vapore e della rosolatura.
Infine, ma non per importanza, la cucina del sud della Cina, dove spicca quella cantonese che utilizza tantissimi prodotti e abbondanti condimenti e salse. Si tratta di una cucina raffinata dove è fondamentale la freschezza della materia prima: carni, pesci d’acqua dolce e salata, verdura e funghi vengono acquistati tutti giorni nei caratteristici e fornitissimi mercati cittadini.


Un discorso a parte merita la cucina di Taiwan caratterizzata dalla mescolanza di colori, di aromi e di sapori, presentata in maniera squisita e dove si possono trovare, alle volte anche riassunti, quasi tutti gli stili regionali cinesi: pesce alla griglia, cucina di Sichuan, anatra alla pechinese, il riso utilizzato in infiniti piatti ed i dolci presentati sotto forma di ravioli cotti al vapore o fritti.
Le porzioni di un pranzo cinese non sono servite individualmente: i piatti da portata si collocano al centro del tavolo dai quali si trasferisce il cibo in quelli di ogni commensale utilizzando le famose bacchette per le quali vige un codice di comportamento rigorosissimo. Non bisogna introdurre le bacchette nella bocca mentre si mastica, non bisogna farle cadere pena l’avvicinarsi di disgrazie immani, non si infilza il cibo, non si conficcano in un piatto di riso ed infine non bisogna assolutamente gesticolare con le bacchette mentre si parla!

Infine Marco Polo, il mercante veneziano (1254-1324), che diffuse in Europa le culture dell'Estremo Oriente, e che fece parte del corpo diplomatico dell'imperatore cinese Kublai Khan: nel suo diario di un viaggio lungo vent'anni, "Il Milione", esaltò la cucina cinese dell'epoca affermando che "nessuna cucina al mondo offre tanto piacere con così poco".

Noodles con uova, verdure e gamberoni

Il piatto di oggi è un piatto semplice nella preparazione ma elegante nel gusto: l’utilizzo del wok consente di accorciare i tempi di cottura, restituendo i singoli ingredienti croccanti e ben amalgamati tra loro.

Preparazione: 25’
Cottura: 25’
Difficoltà: semplice

Ingredienti
300 gamberoni o mazzancolle senza testa
200 g di seppia
250 g di noodles
2 uova Bio

100 g di piselli freschi (surgelati o in scatola se la stagione non aiuta)
2 cipollotti
1 cipolla rossa 
1 carota
1 pezzettino di radice di zenzero 
50 ml di salsa di soia bio
25 ml di sake 
sale iodato 
brodo vegetale
olio di semi di mais 
pepe di Sichuan in grani
prezzemolo fresco per la decorazione

Preparazione
Pulite i gamberoni, eliminate il carapace e il budello interno e lasciate marinare qualche minuto con il sake, un pizzico di sale e una macinata di pepe di Sichuan e ripetete con la seppia pulita e tagliata a julienne.
Mondate e tagliate anche le verdure a julienne e sottilmente la cipolla.
Grattugiate la radice di zenzero e in una ciotola sbattete le uova con un pizzico di sale ed una macinata di pepe di Sichuan. Cuocete da entrambi in lati una sottile frittatina utilizzando una padella antiaderente molto calda. Tagliatela a listarelle e mettete da parte.
Nel wok, con un paio di cucchiai di olio, cuocete dolcemente il porro e il cipollotto, unite le carote ed i piselli ed aggiungete un paio di mestoli di brodo vegetale.
Dopo qualche minuto aggiungete la seppia, i gamberi e la salsa di soia con lo zenzero grattuggiato.
Nel frattempo portate a bollore dell’acqua salata e lessate i noodles per 2’, mescolandoli così che non cuociano in blocco.
Trasferiteli nel work, unite un mescolo di brodo vegetale e portate a termine la cottura per altri 2’.
Servite immediatamente con dell’altra salsa di soia a parte e decorando il piatto con prezzemolo fresco tritato finemente.

Orata corrige. E se parlo sollevo un vespasiano! Ravioli di grano saraceno e cacao con melanzane e gamberoni in crema di ceci neri e zafferano.



Non è vero Signora Mia, che non ci sono più le mezze stagioni. Non ci sono più le parole con senso. Si, quelle vecchie rassicuranti parole autoctone inserite in determinati contesti ai quali davano un senso e dai quali ottenevano un giusto riscontro.

Nei quattro lustri trascorsi in azienda ho assistito ad una metamorfosi delle definizioni delle funzioni, ma non dei ruoli: infatti ora c'è il leader che riunisce il team in un meeting per stabilire un trend. Che può essere più o meno cul, ops, cool.
Una volta c'era un capo che riuniva un gruppo di persone che si riconoscevano in termini arcaici come "Direttore Vendite Italia", "Assistente Presidenza", "Direttore del Personale" diventato poi "Risorse Umane" come se all'interno delle aziende ci fossero le "Risorse Animali" oppure "Vegetali" o anche "Minerali". Una volta durante una riunione ho sentito tradurre "capo officina" in "chief meccanic". Ma era una riunione di ingegneri.
Si, perché poi che sia scritto in italiano, in inglese o in esperanto sempre ordini da uno più in alto di te devi prendere.

"Quando si fa quel che si può, si fa quel che si deve". E crostacei in saor con pistacchi e mirtilli rossi.

La settimana appena trascorsa ha visto due momenti intensi che, per i risvolti diversi che li hanno caratterizzati, mi hanno dato spunti importanti di riflessione: l'incontro con i detenuti della Casa Circondariale "Due Palazzi" di Padova, in occasione dell'anteprima di Taste 7 Firenze 2012, e l'edizione veneziana di Taste&Match, circostanza sicuramente più ludica.
Ve ne parlerò nei prossimi giorni: sto attendendo del materiale fotografico istituzionale in quanto al Due Palazzi, al momento dell'accredito, ho potuto portare con me solo un taccuino ed una matita. E gli occhi, che ancora hanno impresso volti, mani, sguardi, storie, vite.

Che photoshop cancelli l'eritema?


Per una che riesce a commuoversi anche durante la premiazione della squadra di calcio dove milita il proprio figlio credo che la parola sensibile sia alquanto riduttiva.
Sono ipersensibile quando sotterro sotto un albero i corpicini di uccellini di poche ore caduti dal nido e piombati sulla piazzola del camper. Così che la loro vita e il sacrificio dei loro genitori non sia stato vano.
Sono stra-sensibile se a mezzanotte, mentre guido per rientrare dal lavoro, con la radio sintonizzata su Radiouno, mi parte il frenomentulo ascoltando l'inno d'Italia diretto da Allevi.
Sono arci-sensibile se ogni tre per due mi verrebbe da riempire una valigia ed andare a portare aiuto da qualche parte in giro per il mondo (veramente è un desiderio che avevo anche a 11 anni e non è mai venuto meno).


Sapori dei Sassi: buona la prima, anzi il primo!

Si parte sempre dall'inizio, di solito, e chi ben comincia è a metà dell'opera. Detto questo oggi, che è domenica ho pensato ad un piatto "della festa" preparato grazie alle bontà che Angela, il deus ex machina di SAPORI DEI SASSI mi ha fatto scoprire quando, al rientro dal Salento, abbiamo fatto tappa a Matera. Un'ottava meraviglia del mondo le cui immagini ho ancora impresse nel cuore.

L'amore per la sua terra e la passione per il suo lavoro sono stati immediatamente contagiosi ed il fatto di aver fatto scorta di un po' delle bontà che arricchiscono il suo negozio - che sa avvolgerti con un suo calore tutto particolare - ha fatto il resto.


Ci ho pensato un po' a cosa preparare con le Melanzane rosse Dop, i ceci neri e la farina di grano arso, che ha dato un profumo intenso e particolare alla mia cucina ed ecco uno dei piatti che ho preparato: Ravioli di grano arso con melanzane rosse e gamberoni in crema di ceci neri e zafferano. Ci vuole un po' di pazienza ma vi assicuro che il risultato è da leccarsi i baffi.

Ingredienti
300 gr di farina di kamut, 100 gr di farina di grano arso, 5 uova, 600 gr di melanzane rosse, 600 gr di gamberoni, 250 gr di ceci neri, 150 gr di ricotta vaccina, un paio di cucchiai di pecorino, ricotta salata, un mazzetto aromatico (basilico, salvia, rosmarino), 1 spicchio d'aglio, 1 foglia d'alloro, mezzo bicchiere di vino bianco, sale, pepe nero macinato al momento, olio evo.

Procedimento
Mettere in ceci in acqua fredda per due giorni, cambiandola molto spesso.
Passato questo periodo sciacquarli accuratamente sotto l'acqua corrente, rosolare uno spicchio d'aglio con un po' di olio evo in una casseruola di rame, unire i ceci ed il mazzetto aromatico, ricoprirli d'acqua ed al bollore togliere lo spicchio d'aglio, cucinare per un paio d'ore, a fuoco basso e coperto.
Passato questo periodo togliere il mazzetto aromatico, regolare di sale, frullare con il frullatore ad immersione e passare poi al colino. Mettere da parte.
Tagliare le melanzane a fette spesse quasi un cm, metterle in una leccarda con un po' di sale per un'oretta e passarle nel forno a 180° per 20'. Frullarle e passarle al colino e mettere da parte.
Pulire i gamberoni togliendo il budello interno, la testa ed il carapece (questi ultimi messi in una pentola con acqua fredda ed un paio di scalogni vi restituiranno un fumetto un po' diluito con il quale cucinare i ravioli).
Saltarli con uno spicchio d'aglio e la foglia di alloro, un po' d'olio evo e mezzo bicchiere di vino bianco. Frullarli e mettere da parte.
In una ciotola unire la purea di melanzana, la polpa dei gamberoni, la ricotta, un paio di cucchiai di pecorino (se serve un paio di cucchiai di pane grattugiato tostato ma in questo caso non è servito), un po' di pepe nero, mescolare bene e regolare di sale.
Preparare la pasta con le farine setacciate e le uova, lasciarla riposare per una mezz'ora coperta, passato questo periodo stendere la sfoglia e preparare i ravioli come di consueto, spennellando i bordi con l'uovo sbattutto, usando un coppapasta o uno stampo per biscotti di almeno 6 cm e premendo bene per far uscire l'eventuale aria.
Rimettere la passata di ceci neri sul fuoco e sciogliere la bustina di zafferano, lessare i ravioli per 4' in acqua salata (il fumetto preparato prima).
Preparare il piatto versando un mestolino di vellutata sul fondo del piatto, adagiare i ravioli, grattugiare un po' di ricotta salata con la microplane, macinare un sospetto di pepe nero e decorare con qualche pistillo di zafferano.

Le prossime ricette nei prossimi giorni. Buona domenica :) e grazie Angela e Giuseppe!

Rhythm & Food e la cucina del riciclo: la frittata di pasta

Ed eccoci al penultimo dei piatti che fanno parte del ricettario Rhythm & Food e che può diventare, con la stagione estiva quasi al termine, una piacevole pietanza per un allegro pic-nic, come suggeriva ieri MADE IN KITCHEN.

La frittata di pasta è un must della cucina meridionale e dai ragazzi dello Sherwood Festival è stata sempre accolta con allegro entusiasmo, come quella della pasta pasticciata, che posterò fra qualche giorno.
Anche in questo caso le quantità sono riportate in modo indicativo in quanto con i ragazzi lavoravo da una base di partenza di 3 kg di pasta alla volta!


Frittata di pasta, con zucchine e gamberoni

Ingredienti
500 gr di pasta corta, 4 zucchine, 600 gr di gamberoni già puliti, 6 uova, uno spicchio d'aglio, una foglia di alloro, un po' di vino bianco secco, un po' di aneto, coriandolo macinato, pepe nero macinato al momento, sale, olio evo.

Procedimento
Pulire i gamberoni mettendo da parte gli scarti (con i quali preparare un fumetto aggiungendo in una pentola d'acqua fredda la foglia d'alloro e qualche grano di pepe nero), eliminare il budello interno e saltarli per qualche minuto in una padella con dell'olio evo ed uno spicchio d'aglio, un sospetto di coriandolo macinato, qualche fogliolina di aneto e spruzzati di vino bianco. Regolare di sale e mettere da parte.
Nella stessa padella cucinate per una decina di minuti le zucchine mondate e tagliate in dadolata e mettere da parte.

Portare al bollore il fumetto, eliminare gli scarti dei gamberoni recuperando il liquido e rimetterlo sul fuoco per lessare la pasta che verrà scolata al dente. Aggiungere un cucchiaio d'olio evo, unire le zucchine ed i gamberoni e mettere da parte.

In una ciotola sbattere appena le uova, giusto il tempo per uniformare gli albumi ed i tuorli, regolare di sale, profumare con un po' di pepe nero macinato al momento e versare sulla pasta, mescolando bene.

Versare tutto in una teglia rettangolare e cucinare per 15'-20' nel forno già caldo (statico 180'-200'). Lasciar raffreddare, rovesciare utilizzando un piatto da portata e servire a fette con una fresca insalata o - come ho visto fare - in mezzo a due fette di pane fresco!