Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Tornano i Master del Fresco Panorama: sabato 5 luglio vi racconteremo la carne come non l'avete mai assaggiata


“Le verdure sono interessanti ma mancano di senso se non accompagnate da un buon pezzo di carne." 

Con la bella stagione si spolverano i bbq e quale occasione migliore per abbinare ad un buon piatto di carne alla griglia un buon bicchiere di vino?

I Master del Fresco di Panorama ritornano e con essi la gioia di condividere antiche tradizioni e nuove conoscenze grazie agli esperti che durante il mese di luglio vi intratterranno nel punto vendita di Marghera (Via Sartoio Orsato 8), nell’entroterra veneziano.

Sabato 5 luglio, alle 10.30, alle 12.00 ed alle 17.00 l'esperto formatore Nereo Manazzone e Paola Sucato vi racconteranno la carne come non l'avete mai assaggiato. A me il compito di abbinare ed illustrare cinque etichette di altrettanti interessanti cantine.


Vi aspettiamo!

Il lato "b" della cucina reloaded e bbq epici. Con una picata di pollo al mango


Ve lo ricordate il primo barbeque? Attenzione la prima grigliata della vostra vita mica il primo pic-nic perchè sono due modi completamente diversi di affrontare il pranzo plain air, come dicono quelli che sanno il francese.

Io si, e nello specifico di barbeque basilari per la mia formazione gastronomica ce ne sono stati ben due.
Nel primo avevo 9 anni e con la famiglia ed amici si stava andando al mare godendo di una caratteristica unica della mia regione, il Veneto: in un'ora d'auto si arriva al mare, al lago, in collina, in laguna (Venezia e delta del Po), al fiume. Con due si arriva in montagna, quella seria delle ferrate e delle lunghe camminate avvolti dal silenzio maestoso della natura.
Come è accaduto sicuramente ad ognuno di noi nella vita ci si trovò imbottigliati nel traffico e mio padre, uomo buono ma per nulla paziente, girò l'auto e decise che il bbq sarebbe stato collinare invece che marino. Così i boschi del Cansiglio, mi videro per la prima volta senza pedule e pantaloncini tirolesi con tanto di pettorina ma abbigliata con graziosa gonnellina a balze e zoccoli in legno (eravamo negli anni '70).

Si cercò comunque di organizzare un barbeque utilizzando la carbonella portata da casa e finalmente si accese il fuoco; da lì a poco inquietanti nuvoloni raffreddarono l'aria e l'entusiasmo ma non la caparbietà: gli uomini terminarono di cucinare la carne protetti dagli ombrelloni sorretti dalle consorti mentre noi bimbi ci eravamo rifugiati nel bagagliaio di una station diventato in pochi minuti un accogliente parco giochi....e ci si ritrovò, in zoccoli e costume, a mangiare nella taverna di uno degli amici dell'allegra combriccola. Chiassosamente divertiti e satolli.

Qualche anno più tardi papà decise di acquistare un piccolo appartamento a Gallio, sull'altopiano di Asiago prima che l'irresponsabile colata di cemento uniformasse percorsi e paesaggi: ricordo ancora che da adolescente indossavo gli sci da fondo praticamente davanti casa ed arrivavo fino all'Ossario, ad Asiago. Qui li toglievo, li appoggiavo ad abete, attraversavo la strada, mi rintempravo con una bella fetta di torta Ortigara ed una tazza di cioccolata calda dal mitico Gios e poi rientravo, giusto in tempo per il pranzo.


Ma l'estate era tutta dedicata alle camminate lungo i percorsi tracciati dalle trincee scavate dai ragazzi del '99, che divennero troppo grandi durante la Grande Guerra (ricordo ancora quando trovammo in un anfratto dei vecchi fucili ed uno scheletro, una garitta intera, uno sperone da ufficiale intatto e un mestolo, tutti regalati al museo locale) e, ovviamente, ai bbq.

Il gruppo in partenza era di volta in volta sempre più numeroso, rumoroso e soprattutto contava veri esperti della griglia che discutevano per ore sul legno da scegliere (compito di noi ragazzi era raccogliere i rami secchi nei boschi), le pigne per aromatizzare le braci, la marinatura delle carni, i tempi di cottura e la prova del 9 del vero griller: se a 15 cm dalla griglia infuocata la mano resiste meno di 2 secondi vuol dire che si può iniziare a cucinare!

Anche in questo caso una station faceva parte del corteo d'auto ovvero la mitica Panda 45 di Alfredo, l'amico montanaro. Ma non era adibita a parco giochi, come accadde anni prima: il bagagliaio era dedicato alle damigiane. Si, damigiane. Tre, per l'esattezza: una di vino nero, una di vino bianco, una più piccola di grappa e qualche bottiglia di vino dolce per le signore. Del resto eravamo pur sempre in Veneto, no? ;)

Picata di pollo al mango

Ingredienti (per quattro persone)
2 petti di pollo, 150 ml di succo filtrato di limone, 2 spicchi d’aglio, 2 cucchiai di aceto di vino di mele, 2 cucchiai di salsa di soia, 2 cucchiai di radice di zenzero grattugiata con la microplane, ½ cucchiaino di peperoncino in polvere, 2 mango maturi, 1 cipolla rossa, 3 cucchiai di succo di lime filtrato, 1 lime, un po’ di prezzemolo fresco, olio evo, sale in fiocchi.

Procedimento
Preparare la marinata emulsionando due cucchiai di olio evo con il succo di limone, l’aceto, la salsa di soia, lo zenzero, il peperoncino, gli spicchi d’aglio privati dell’anima interiore e schiacciati con il palmo della mano.
Dividere ogni singolo petto di pollo di due filetti: sciacquarli, asciugarli con carta casa e disporli in una terrina in vetro coperti dalla marinata. Coprire il contenitore con la pellicola e far riposare in frigo per 1 ora.

Sbucciare i mango, privarli del nocciolo interno e tagliare la polpa in dadolata regolare di 1x1 cm, tagliare la cipolla in piccola dadolata, tritare un cucchiaio di prezzemolo fresco: mescolare tutto in un contenitore, condire con il succo di lime, regolare di sale e mettere da parte.

Sgocciolare i filetti dalla marinatura e adagiarli sopra la griglia in ghisa smaltata Staub molto calda, cucinarli 5’ per lato e impiattare servendo ogni singolo filetto con qualche cucchiaiata di insalata di mango, decorando con qualche foglia di prezzemolo e spicchi di lime.

Bbq e Birra: il lato "B" della cucina con "Via dei Birrai 32" all'Enoteca Schiavon e un mini corso di cucina


Cristina è una ragazza in fermento continuo. Sembra di avere a che fare con del lievito madre che resiste a tutto, anche al caldo intenso di questa estate scoppiata quasi all'improvviso.
E cosa si fa in estate? Il bbq naturalmente, grande passione e tradizione dei gourmand dall'altra parte dell'oceano. Potevamo noi essere da meno? Certo che no! 

Per cui eccoci nuovamente in un tandem gustoso che per l'occasione è diventato un triciclo: il prossimo 30 giugno vivremo un pomeriggio un po' diverso: non ci sarà solo una lezione di cucina presso i locali degli amici dell'Enoteca Schiavon ma anche una cena vera e propria dove ai diversi piatti preparati insieme verranno abbinate le birre del poliedrico Loreno di Via dei Birrai 32.

Qui tutte le info. Vi aspetto :)

Gelo, bora e neve. Ma è il meteo ideale per accendere il bbq!


No, non sono impazzita ma semplicemente sempre alla ricerca di nuovi stimoli in cucina.
E anche la strumentazione che viene utilizzata ha un bisogno continuo di essere scoperta, testata e alle volte, perché no, rinnovata.
Da ragazza, in casa, le pentole sono sempre state di allumimio. Preparazioni di piatti diversi utilizzando però il medesimo materiale: cambiava solo la dimensione e la capacità del tegame, casseruola, padella e così via. La famosa "batteria" che tanto piaceva alle mamme in fase di "corredo": immancabile, come 24 diversi tipi di centrini, il copriletto estivo con le rouge, la tovaglia rettangolare da 12 anche se è dalle elementari che vai dicendo che in casa tua, da grande, acquisterai solo tavoli rotondi.

Metti un Ferragosto, con un bbq esplosivo!


Perchè, come definireste voi una pietanza che si chiama "bombetta", speziata e profumata al punto giusto, cotta alla brace e mangiata con le mani? Esatto, bombetta!

Un'espolsione di sapere e sapore, in barba alle "mode" che nel campo enogastronomico ammantano usi e costumi secolari, nati dalla saggezza delle nostre popolazioni contadine, di un'area glamour e vagamente esterofila, come nel caso della cottura alla brace o con il fornello a carbone o a legna.


Questa tipologia di cottura infatti è tipica di questa regione, a partire da Alberobello fino alla punta più estrema della penisola, adottata dai contadini proprio perchè consentiva di utilizzare le parti meno pregiate di suini (capocollo) ed ovini (prendono il nome di “turcinieddi” e sono preparati con fegatini di agnello, prezzemolo, sale e pepe, avvolte con le interiora dell'animale) insaporendole o farcendole di erbe aromatiche e formaggi dal gusto intenso, cotti appunto sulle braci (e non sulla fiamma perchè non devono carbonizzarsi ma rosolarsi con il calore), trasformando quello che l'omologazione gastronomica ha cancellato dalle nostre tavole in pietanze "da leccarsi i baffi". Letteralmente.


Bombette

Ingredienti

500 gr di capocollo di maiale, 350 gr di pecorino (anche caprino o altri formaggi a piacere), prezzemolo, rosmarino, pepe ed un sospetto di peperoncino, sale.


Procedimento

Tritare il prezzemolo ed il rosmarino, tagliare a tocchettini il formaggio, aromatizzare con un po' di pepe macinato al momento, mescolare il tutto e mettere da parte.

Tagliare il capocollo in fette sottili, coprirle con della carta forno ed appiattirle un po' con un martello, salarle e peparle, mettere al centro della fetta un po' di farcia, chiudere il roll dando una forma a pallina in modo che non fuoriesca il formaggio.

Infilzare le bombette con uno spiedino di ferro (uno per ogni commensale) e cucinarle alla brace per circa una ventina di minuti, girandole un paio di volte. Non devono carbonizzarsi!


E gustarle ancora bollenti, prendendole con le mani dallo spiedo e gustando l'esplosione dei sapori...e dei saperi!