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“HABIBI” o Cheesecake con labna, pistacchi e datteri, sablè semintegrale e topping allo Spritz per la sfida #57 dell’Mtchallenge


Dolcissimo Amore mio,
sono giorni un po’ strani, sai? 
Faccio fatica a trovare la mia consueta, rassicurante, abitudinaria concentrazione. L’orologio segna l’ora che vuole e anche il calendario non sono più sicura dica la verità.
Attraverso le finestre guardo il vento che gioca con le chiome voluttuose degli alberi del nostro giardino, ti ricordi? Quelli che ti hanno visto diventare grande, quelli dove è ancora appesa la tua altalena. Una per te e una per Habibi, la tua bambola di stoffa dal sorriso mattacchione. Sono diventati così grandi che nascondono le mura. Le mura che volevi sempre scavalcare. Tu e la tua bambola.
E poi sono anche senza forze. 
Lo so che mi diresti che dovrei riposare di più ma dormire sta diventando sempre più difficile.
Di notte mi vengono a trovare tutti i pensieri che durante il giorno, fino a qualche tempo fa, riuscivo a tenere a bada. E mi parlano, mi raccontano i loro, di pensieri. I dubbi che rallentano i loro passi. I gesti non compiuti. Le parole non dette.
Allora lascio che facciano. Lascio che dicano.
Lascio che mi danzino dentro.
Ricordi le nenie che ti cantava la nonna? E ricordi quando danzavate a piedi nudi sulle maioliche colorate del salone? Oh Jamila, i tuoi occhi neri si facevano ancora più grandi e godere del tuo sorriso era come possedere un tesoro appena scoperto!
Sto accarezzando Kira, ora. Sa che ti sto scrivendo ed è venuta a salutarti.
Le manchi molto.
Con papà e con Husam non si parla quasi più. Per non parlare di te.
So che ti pensano ma il ghiaccio si è impossessato del loro cuore e nessuna preghiera potrà sciogliere tutto il dolore.
Ma da quando ho permesso ai pensieri di danzarmi dentro ho compreso che l’amore non potrà mai essere disonore. 
Che l’amore è sorrisi e sguardi.
Che l’amore è luce e vita.
Quella che ti ho dato io. Quella che tu hai dato a me.
Allora sai cosa ho fatto?
Ho preso il coraggio a due mani, ho raccolto tutte le lettere che ti ho scritto in questi anni, ho indossato l’abito più bello e sono andata da Jaber, l’antiquario. Sapevo che il tuo piccolo baule era ancora lì. Sapevo che non l’avrebbe mai dato a nessuno se non a te.
Ora è tuo. 
C’è anche il velo tessuto coni fili d'oro e confezionato con le mie mani e ci sono anche i Ma’amul, preparati con Miriam, che non ha voluto aggiungere l’acqua di rose. 
“Non le è mai piaciuta!” ha brontolato.
Ti amo tanto. Buona vita, Amore mio.”

Mamma


Jamila avvicinò a se la lettera dalla carta leggera e l’annusò. Chiuse gli occhi. Il cuore si strinse e si lascio cullare dal profumo di spezie e di datteri. Non trattenne le lacrime che andarono a confondersi con quelle della madre, annebbiando i contorni delle parole d’amore che erano state scritte con la vecchia stilografica del nonno.

“Jamila, dai! Lo spritz è pronto!” 
La voce di Nicoletta la riportò alla realtà.
“Vengo - rispose - ma preparare uno in più.” chiese alla compagna di appartamento e di vita.
“E chi deve venire?” l'interrogò con voce squillante Nicoletta, affacciandosi alla porta dell’angusta e luminosissima cucina, che si affacciava sul Campo San Lorenzo.

“Mia Madre.” rispose Jamila. “E’ tempo che riprenda a danzare con lei.”


Il Cheesecake, oggetto della sfida 57 dell’Mtchallenge, lanciata da Annalù e Fabio, è un omaggio ad un biscotto che mi ha sempre affascinato molto, il libanese Ma’mul, e che grazie al dono di Germana, in Libano per lavoro assieme a Magda, sono finalmente riuscita a confezionare. Un dono di due donne ad una donna, com’è nella tradizionale confezione di questo biscotto che vede riunite le donne di una famiglia, o di più famiglie, che preparano quantità considerevoli di questi dolcini che vengono poi donati durante le feste pasquali.
Un gineceo culinario che sa nascondere una farcia preparata con noci, o pistacchi, e datteri in una frolla di semola o semolino. E come vuole la tradizione ogni famiglia custodisce gelosamente la propria ricetta.


Ho quindi unito ai datteri ed ai pistacchi della farcia la labna (la ricetta qui) appena un  po’ speziata con del coriandolo in semi. La base del cheesecake è un sablè poco dolce e reso sapido con l’aggiunta di formaggio grattugiato. Un nucleo di farina integrale e semi lo rende severo ed infine il topping, come da regolamento, che è un omaggio alla città che ha accolto Jamila e Nicoletta, consentendo al loro amore di trovare spazio e patria.

E’ preparato secondo la vera ricetta veneziana, con il Select, che ha un gusto un po’ diverso sia dall’Aperol che dal Campari, e reso appena un po’ sapido con l’aggiunta della polvere di cappero, al posto dell’oliva grande che non dovrebbe mancare mai nella preparazione dello Spritz.


“HABIBI” CHEESECAKE CON LABNA, PISTACCHI, DATTERI, SABLE’ SEMINTEGRALE E TOPPING ALLO SPRITZ

Ingredienti per 4 cheesecake monoporzione da 7 cm di diametro

Ingredienti per la base
180 g di burro 
115 g di farina 00
200 g di farina di cereali tostati (orzo, segale, soia, mais, avena) con semi di lino, semi di sesamo
100 g di fecola
35 g di parmigiano grattugiato
12 g di zucchero semolato
40 g di uova
20 ml di acqua
3 g di sale

Ingredienti per la farcia
250 g di labna (qui la ricetta)
150 ml di panna fresca
6 g colla di pesce
20 datteri grandi freschi (i miei Israele)
60 g  di pistacchi
1 g di polvere di coriandolo
1 g di pepe di Cubebe macinato al momento

Ingredienti per il topping
3 parti di Prosecco (300 ml)
2 parti di Select (150 ml)
1 parte di soda o acqua minerale (spruzzatina ;)
8 g di colla di pesce
2 g di polvere di cappero

granella di pistacchio e qualche germoglio sakura mix per il decoro, se gradito



Preparazione della base
Sabbiare il burro con le farine mescolate e in una ciotola unirlo agli altri ingredienti secchi ed ai liquidi appena sbattuti insieme. Ottenere un panetto e far riposare in frigo per una notte.
Stendere sopra un foglio di silpat sia come sfoglia intera, bucherellando la superficie, che come briciolame, che come biscotti, con spessore di 0,4 cm. Cuocere nel forno già caldo a 190° per 12’-14’.
Abbattere e mettere da parte.

Preparazione della farcia
Pulire i datteri con un panno pulito, togliere il nocciolo interno e tagliare le due metà prima e poi in piccola dadolata. Attenzione a non scaldare troppo la materia prima: ne risulterà difficoltosa l’operazione.
Tritare grossolanamente i pistacchi.
Scaldare per 1’ la panna nel forno a microonde a 750W, unire la colla di pesce ammollata nell’acqua fredda e strizzata, mescolare bene.
In una ciotola mescolare la labna con la panna e le spezie e unire successivamente i datteri ed i pistacchi.
Foderare gli stampi moniporzione con un triplo strato di pellicola alimentare lasciando che ne sporga un po’ dai bordi oppure utilizzare della carta fata (l’acetilene è la soluzione migliore ma non ne avevo a disposizione) e far riposare in frigo: Trasferire la farcia in un sac a poche.

Preparazione dello Spritz
Mescolare insieme tutti gli ingredienti, scaldarli per 30’’ nel forno a microonde, sciogliere la colla di pesce ammollata e strizzata e mettere da parte.

Preparazione del cheesecake
Frullare 300 g di sablè e mescolare la polvere con 80 g di burro salato. Distribuire il composto nei quattro stampini, premendo e livellando la superficie e abbattere in negativo per 10’.
Distribuire la farcia, sbattendo gli stampini così da eliminare eventuali bolle d’aria e abbattere in negativo per 10’.
Terminare con il topping e conservare in frigo fino al momento del servizio.
Decorare con granella di pistacchio.


Con questa ricetta partecipo alla sfida 57 dell'Mtchallenge.it


Il mistero misterioso del risotto all'Amarone scomparso


Anche voi giocavate agli agenti segreti? A me piaceva tantissimo.
Allora non c'era Sky che proponeva un canale completamente dedicato a 007 e al massimo ci si poteva sbizzarrire con i pochi telefilm che venivano proposti tipo "Attenti a quei due" (mitica la colonna sonora che potete ascoltare qui di John Barry, così insolita grazie all'uso del qanun, uno strumento a corda di origine araba) o i primi che avevano medici detective in corsia, ma senza un goccia di sangue che fosse una. Il Tenente Colombo non aveva neppure la pistola e Jessica Fletcher arrestava i cattivi in abito da sera.
Eh no, se volevi vivere un po' di avventura dovevi per forza arrangiarti e non era certamente un compito facile. Del resto si stava giocando agli agenti segreti, mica a mamma-casetta.

Con Stefano, l'amico del cuore con il quale si andava dalle coreografie tipo Raffaella Carrà al meccano, decidemmo di mettere su un'agenzia di agenti segreti: ci facemmo i tesserini con la Lettera 22 (con tanto di impronta digitale ottenuta temperando non so quante matite), ci disegnammo armi e costumi che la mente fertile di "Q" non avrebbe mai partorito (leggerissime e micidiali le cerbottane in alluminio) e mettemmo il turbo alle bici (la celebre molletta con il pezzettino di cartone). La nostra base era molto futuristica: nel vicino pattinodromo in costruzione degli operai avevano lasciato 6 enormi tubi in cemento, di quelli usati per interrare scarichi vari; tre alla base, due sopra e l'attico: una base segreta a forma di triangolo dove ogni tubo corrispondeva ad una stanza operativa, compresa la dispensa. Avevamo anche noi un'auto di tutto rispetto che veniva usata per le missioni più pericolose: era la mitica 500 blu di mia mamma, versione Quattro Esse (Super, Sprint, Sport, Special) Veniva usata quando lei andava dalla parrucchiera, il venerdì pomeriggio (e ci andava in bici) che fatalità era il giorno della settimana in cui le missioni si facevano più interessanti. Sul cruscotto il magnete di Giovanni XXIII diventava un dispositivo che ci nascondeva ai radar nemici e l'uscita di sicurezza, data dal tettuccio apribile, ci permetteva di uscire dall'abitacolo prima dell'ammaraggio (ma solo durante le missioni spaziali). Insomma non ci mancava nulla: un paio di panini nello zaino e via, a salvare il mondo.

C'era un solo problema: non avevamo cattivi. Cioè, conoscevamo delle persone poco simpatiche, ma cattivi veri e propri no. Diciamo che i nostri cattivi erano solo un po' fastidiosi, ecco.



I cattivi più fastidiosi erano sicuramente rappresentati da fratelli e sorelle più piccoli che i genitori ci obbligavano a portare con noi durante le nostre missioni e che inevitabilmente le facevano concludere prima del tempo: "mi scappa la pipi", "ho fame", "si è sgonfiata la ruota della bici","uffa, voglio anch'io usare la cerbottana" alla fine avrebbero fatto perdere la pazienza anche Sean Connery e consigliato alla Signora in Giallo di tornare a preparare apple pie nel Maine.
Nel breve evolversi di un'estate ci vedemmo costretti a chiudere, a malincuore, l'agenzia: il mondo avrebbe dovuto fare a meno di noi nella lotta contro i cattivi e noi tornammo alle nostre coreografie tipo Raffaella Carrà.

Ripensandoci anche in questi giorni mi ci vorrebbe un agente segreto, anche usato per carità, che mi desse una mano a risolvere tutti quei misteri che la tecnologia mi sta proponendo. Tipo, perchè dopo aver perso quasi due ore tra cercare la location giusta, la luce più adatta e la disposizione più carina di piatti, bicchieri, tovaglie, posate e coccotte per fotografare lo splendido risotto all'Amarone che avevo preparato, durante il trasferimento delle immagini dalla macchina fotografica al computer queste ultime sono misteriosamente scomparse?
Nulla, niente di niente: erano presenti quelle prima e quelle scattate per prova dopo ma quelle del risotto proprio no. Vuota la scheda, vuoto il computer come vuote erano oramai la scatola del riso e la bottiglia di vino. E andata oramai anche la luce.
Come posso pensare di salvare il mondo se non riesco a salvare le immagine nel mio computer?


Eh si, caro Sean, mentre tu leggi languidamente sul divano io, rassegnata alla vittoria dell'ennesimo cattivo, immagino un nostro aperitivo consolatore al Caffè Florian, a Venezia:
Cameriere: "I Signori desiderano?"
Sean:"Vodka Martini agitato, non mescolato." 
Me: "Io prendo un spritz liscio, con una giratina" ;)

Risotto all'Amarone della Valpolicella

Ingredienti
320 gr di riso Carnaroli (ho usato il De Tacchi 22 mesi), 1/2 bottiglia di Amarone della Valpolicella, 2 scalogni, 50 gr di burro chiarificato, 1 foglia di alloro fresca, brodo di carne, parmigiano reggiano grattugiato, sale, pepe nero garofanato.

Procedimento
Rosolare gli scalogni tritati con un po' di burro e la foglia di alloro in una cocotte in ghisa Staub, togliere l'aroma e unire il riso e tostarlo mescolando continuamente per qualche minuto.
Versare il vino, farlo evaporare e continuare la cottura unendo di volta in volta un mestolo di brodo bollente solo quando quella precedente sarà completamente assorbito. Dopo circa 14'-16' regolare di sale, unire il parmigiano e il restante burro, mantecare e coprire per circa 2'. Servire con una macinata di pepe profumato.

The Social #Bacari: quando Venezia si trasforma in tour Enogastroartisticocultural. 1ª edizione




E' passata una settimana dal primo giro di #Bacari e gli amici di CibVs hanno pubblicato in Tanto Cibvs Quanto Basta il resoconto della splendida giornata trascorsa in una fredda quanto accogliente Venezia.