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Taccole, Trota e Pinot Grigio Bio: tutti in Villa Job per Winexplorer. Schivando il "Botellon"



La città nella quale vivo da quasi 5 lustri è Padova, la città dei "tre senza": il Santo senza nome, il Caffè senza porte e il Prato senza erba.
Il Santo senza nome è ovviamente Sant'Antonio il religioso portoghese che visse e morì in terra patavina. Per i padovani è normalissimo dire "vado al Santo" ed essere immediatamente compresi. 
Il Caffè senza porte non può che essere il mitico Caffè Pedrocchi, così definito in quanto aperto giorno e notte - fino all'inizio della Grande Guerra - luogo d'incontro di intellettuali e studenti e che affascinò anche Stendhal, stupito della vita "alla veneziana" ovvero con le donne sedute ai tavolini dei caffè come gli uomini. Il Pedrocchi, l'8 febbraio 1848, fu il teatro del ferimento di uno studente universitario (il Bo, ossia l'università che accolse Galileo Galilei è proprio di fronte), atto che diede inizio ad alcuni moti rivoluzionari risorgimentali.
Il Prato senza erba è Prato della Valle, una delle più grandi piazze d'Europa, luogo di incontri militari e di scambi commerciali, un tempo, ed ora un'area dedicata ai mercati ed ai mercatini, alle chiacchiere ed al passeggio tra la canaletta d'acqua e la fontana, al pattinaggio di velocità nell'anello asfaltato circondato da 78 statue.


Dall'altra notte, ovvero quella del 31 maggio, è diventata anche la città del "con" ovvero "con i pirla". Tutti concentrati in Prato della Valle per il Botellon, rito altamente alcolico di tradizione spagnola. 
Intendiamoci, io non sono contraria al fatto che un gruppo più o meno folto di persone (nello specifico si parla di diecimila partecipanti alla manifestazione) decidano di riunirsi e di bere qualcosa insieme; quello che non capisco, che mi infastidisce, che mi indigna è che una parte della città, una parte così bella, preziosa e fragile, debba essere presa in ostaggio per organizzare manifestazioni cosiddette ludiche. Perchè quando poi si stende un bollettino forse non si tratta più di divertimento: 10 persone in coma etilico, 50 denunciati, 25 medicati per le rovinose cadute, 4 in manette per furto e spaccio e il conseguente corollario di risse e affini.
La sporcizia che dall'alba è stata prontamente pulita dal personale dell'Acegas-Aps ha avuto un costo, ovviamente. Come i ricoveri ospedalieri, le decine di agenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, i 40 wc chimici e chissà altro. L'organizzazione dice che donerà cinquemila euro al Comune e parte dell'incasso ai terremotati dell'Emilia. Speriamo. Come spero ci possano essere altre occasioni di incontro tra ragazzi, senza necessariamente trasformare l'Isola Memmia in Cloaca Maxima.

Per cui ho bisogno di freschezza e di bere un bicchiere di vino senza creare problemi a nessuno, come solitamente fanno le persone minimamente rispettose di sè, oltre che della città in cui vivono o nella quale sono ospitati. 
Ecco quindi la freschezza degli ortaggi di stagione, dei filetti di pesce cotti nel vino e il rispetto che il Pinot Grigio di Villa Job ha nel suo dna, essendo un vino biologico.
Fernando me l'aveva consigliato per un abbinamento fresco ed intrigante ed io l'ho usato anche per la cottura e vi assicuro che non ho esagerato con il tasso alcolico!


Cocotte vegetariane con taccole e quenelle di trota e pistacchio

Ingredienti (per 10 piccole ciotoline)
400 gr di filetti di trota Fattoria del pesce, 1/2 kg di taccole, 2 cipollotti, 1 pizzico di polvere di peperoncino, 2 cucchiai di pistacchi, 1 foglia di alloro, 1 manciata di semi di coriandolo, olio evo, sale rosa.

Procedimento
Tagliare finemente i cipollotti, rosolarli con un po' di olio evo e unire le taccole mondate e tagliate a pezzettini di 3 cm. Cucinare per altri 15'. Unire la polvere di peperoncino, regolare di sale e mettere da parte.
In un'altra padella portare a bollore un bicchiere di Pinot Grigio di Villa Job, unire l'alloro e i semi di coriandolo pestati con un matarello, unire i filetti di trota tagliati a striscioline regolari e cucinarli per qualche minuto, sfumando il vino. Lasciar raffreddare e mettere da parte. 
Tritare con un coltello Sandoku Zwilling la polpa del pesce, come fosse una tartare, regolare di sale ed unire i pistacchi precedentemente tritati, lasciandone da parte un cucchiaio abbondante.
Nelle ciotoline versare una cucchiaiata di taccole e comporre una quenelle con dei cucchiaini da tè. Completare con un filo di olio evo e una spolverata di pistacchi e servire con un buon calice di Pinot Grigio alla giusta temperatura.


1 ingredienti:

  1. non riesco proprio ad acettare che, in nome di una male interpretata libertà e goliardia, si debba concedere a gruppi di pirla, più o meno numerosi, di prendere in ostaggio, devastare, rendere impraticabili alla gente normale, luoghi più o meno aperti, più o meno sensibili, più o meno degni di attenzione. perchè questa volta è il prato della valle da me transitato ai tempi del sevizio militare, un'altra volta è fontana di trevi dove si deve per forza fare il bagno o arrampicarsi sulle statue, un'altra volta è lo stadio, dove gruppi di cercopitechi in estasi alcoolica o allucinogena decidono di sradicare le poltroncine o di gettare dagli spalti mezzi di locomozione di varia natura. il fatto sconcertante è che, alla fine le istituzioni, la legge, i responsabili politici, pur condannandoli a parole, nei fatti assolvono i responsabili di queste nefandezze.prova ne sia il fatto che siamo sempre a parlarne.
    della serie: quando la classe politica e dirigente di un paese rispecchia chi li ha votati. domanda: quando porremo fine a questo stato di cose? ma una sana scarica di calci nel culo..gliela vogliamo dare?
    a entrambe le categorie...ovviamente.
    perdonate l'incazzatura, ma sono sempre io...brontolo
    p.s. interessante la proposta culinaria che merita un abbraccio.

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