Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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"Il cuore ha più stanze di un casino" e il muffin di aringa sciocca con liquirizia e cedro candito per l'Mtchallenge 43


"sialodàtogesucrìsto".
Maria si sorrise allo specchio. Un sorriso beffardo, comunque educato, stemperato dalle ombre grigie che si stavano mangiano i lati della superficie riflettente, come se volessero sostituire la cornice di legno sulla quale erano incastrate le poche foto che raccontavano la sua vita.
"sialodàtogesucrìsto"
Il saluto, ripetuto, entrò dalla porta della sua stanza, assieme ad un fruscio di stoffe pesanti e profumate. Non poteva essere il pastore, giunto fra le pecorelle smarrite, direttamente nel luogo dove queste amavano peccare. A lui piacevano le anime perdute dai capelli biondi e dalle unghie laccate di rosso e lo sguardo si pose nuovamente sulla sua immagine. Si, decisamente, di biondo non aveva proprio nulla. Altro sorriso ed un colpo di tosse. Caspita! Si stava dimenticando delle stoffe pesante e profumate!
Si voltò, raccogliendo i capelli con le mani, un po' civetta mentre inclinava la testa per offrire un sorriso ed inquadrare il cliente che, ancora in piedi, non si era mosso dall'uscio.


Un ragazzo giovane, con la chioma ribelle messa a bada dalla brillantina, tormentava la falda del cappello con mani candide e nervose.
Maria si alzò e il cliente si irrigidì ancora di più dentro al suo cappotto spinato di ottima fattura. Sapeva di colonia e gli abiti che indossava avevano portato nella sua stanza un profumo di pavimenti di legno lucidati a mano e di servizi da tè in argento.
"Li' ti puoi spogliare" gli disse Maria indicando un paravento di ispirazione vagamente orientale, "e c'è anche il lavandino, il bidè e il sapone. Gli asciugamani sono puliti. E anche le lenzuola" aggiunse, come a voler rassicurare il ragazzo. "Sai Tesoro, la pulizia è una forma di virtù" concluse con un tono di voce che voleva accorciare le distanze.
Il ragazzo annuì ma non si spostò di un millimetro. Una specie di statua di sale che sapeva di colonia.
"Volevo dirti che il tempo passa" riprese Maria, come a voler puntare sull'aspetto economico del loro tacito accordo "e questo non è il posto più adatto per stare in piedi e vestito", anche se, da uno sguardo più attento dello strano cliente, l'aspetto economico non doveva essere per lui un problema.
"Come ti chiami?" chiese Maria. 
"Arturo", rispose il ragazzo con un filo di voce, mettendosi quasi sull'attenti ed aggiustandosi con la punta delle dita di quelle mani così delicate gli occhiali tondi che rendevano ancora più interessante un volto decisamente bello.
"Hai idea di che cosa dovremo fare?" provocò Maria
"Ecco...vagamente....." continuò con un filo di voce Arturo. "Signora, qual'è il suo nome?"
Signora?! Da quanto tempo non veniva chiamata "Signora"! Improvvisamente si sentì ancora più vecchia dei suoi 27 anni.
"Mi chiamo Maria, Arturo. Piacere." Allungò la mano, in un gesto improvviso e ne ricevette una stretta decisa e delicata. Arturo alzò lo sguardo e la ritirò. "Vuoi toglierti il cappotto? Sai, potrebbe aiutarti non avere tutti quei vestiti addosso."


Arturo abbassò lo sguardo e silenziose lacrime iniziarono a rigargli le guance perfettamente sbarbate, congiungendosi tutte sull'angolo in cui la mascella si faceva squadrata e volitiva.
"Io sono qui perché l'ha voluto mio Padre, Maria" confessò Arturo. "Dice che alla mia età bisognerebbe aver già iniziato a frequentare "Ca de Oro", perché finita l'università è già ora di pensare al matrimonio e con le donne bisogna saperci fare." disse Arturo, una parola dietro l'altra, senza fermarsi a prendere fiato.
Maria capì al volo. "E cos'è che non ti piace di tutte queste cose che mi hai detto? Sposarti o essere qui? Forse l'università?".
Arturo si sentì come scoperto. In pochi secondi la donna sconosciuta che l'aveva accolto in vestaglia e sottoveste aveva compreso ogni cosa. Aveva ragione: della sua vita non gli piaceva nulla. Non gli piaceva la facoltà di Legge, che l'avrebbe portato a divenire notaio, come suo padre e suo nonno. Non gli piaceva l'idea di sposarsi con Irene, la figlia del socio di suo padre, con il quale era cresciuto e che considerava vacua ed insulsa. Non gli piaceva essere in quella casa, la più rinomata di Treviso, con gli uomini che aspettavano il loro turno nei salottini e sui divani in velluto rosso, con i giovani piantoni che all'ingresso proteggevano la reputazione dei clienti e con il parroco che benediceva tutti a testa bassa. 
Ma soprattutto non gli piacevano le donne.
Mentre questi pensieri gli si palesavano in tutta la loro evidenza e ferocia, un fazzoletto che sapeva di buono e di bucato gli asciugò le lacrime. Gli sembrò un gesto di profonda intimità. Si tolse gli occhiali e guardò Maria, sorridendo appena, per ringraziarla. Ed incontrò due occhi che sorridevano divertiti.


"Se vuoi apro le finestre", gli proposte la donna. Non era una cosa che si faceva visto che i casini erano luoghi dove si conservavano i segreti che tutto il paese sapeva ma, improvvisamente, aveva bisogno di aria e di luce. E ne aveva bisogno anche Arturo. 
La luce di un marzo insolitamente mite inondò la camera, il letto in ferro battuto, le candide lenzuola di lino, il severo armadio di noce nazionale e il paravento, dal quale faceva capolino una calza ancora agganciata al reggicalze di seta nera.
"Beh, che vogliamo fare?" fece Maria sedendosi sul letto, accennando a due salti, come una bimba in attesa di uscire a giocare. "Qualcosa a tuo padre dovrai pur raccontare" rifletté "e se non gli dirai le cose che vorrà sentire sono altri gli argomenti che dovrai affrontare. Lascia fare a me, del resto sono diplomata maestra e qualcosa ti insegnerò. Ora vai dietro al paravento e restaci!"
Arturò obbedì mentre Maria suonava il campanello.
Entrò una ragazzina con lo sguardo basso, le lentiggini ed i capelli rossi raccolti in due grosse trecce.

"Il Signorino è venuto accompagnato dal padre che dovrebbe essere in uno dei salottini: riferiscigli che ha deciso di rimanere con me l'intero pomeriggio e poi vai a dirlo anche alla Signora, che si regoli con la marchetta da pagare."
La ragazzina volò fuori dalla stanza, eccitata da quella strana novità, a riferire quanto le era stato ordinato. E Maria contava sull'effetto che la notizia avrebbe avuto sul padre di Arturo: "il suo pargolo che decideva di restare con la puttana per tutto il giorno! Appena entrato e già uomo fatto! Tutto suo padre non c'è che dire! Ava, portaci una bottiglia di quello buono! Qui c'è da festeggiare!"
Maria sorrise alla donna che lo specchio stava riflettendo. "Forza" le disse "qui c'è da far uscire una farfalla dal suo bozzolo".
Si avvicinò al paravento e silenziosamente attirò a sè Arturo. Gli tolse gli abiti, con lentezza, mentre dalla finestra la luce del pomeriggio inoltrato dorava la carta da parati ed i quadri di pittori sconosciuti.
Lo fece stendere sul letto e delicatamente lo accarezzò, ogni singola parte del suo corpo. Sotto i tocchi delle sue dita la pelle candida, appena velata da una peluria scura, si tendeva in brividi, un misto di paura e piacere, di imbarazzo e desiderio che lo avvolse e lo rasserenò. Chiuse gli occhi e si lasciò andare.
"Fatti sempre toccare così" gli sussurrò Maria "con amore e rispetto. E non smettere di essere curioso e giocoso con l'uomo che ami."
Arturo si alzò, all'improvviso, e si sentì molto più nudo di quanto non lo fosse nella realtà.  
"E sarebbe bello me lo facessi conoscere, un giorno, in un'altra città, quando mi sposteranno da qui. Ma fino ad allora sarai tu a dover imparare a conoscerti, a scoprirti, ad amarti."
Sotto la regia della donna il pomeriggio divenne sera. Arturo si sciolse raccontando dell'uomo che amava in segreto, della fatica di vivere un sentimento che ai più faceva ribrezzo, del desiderio di condividere sospiri e progetti, lontano da tutto e da tutti.
"Accadrà." gli disse Maria congedandolo, "Le porte non sono fatte per essere chiuse. Accogli l'amore e il dolore ed abbandona le tue paure nel guardaroba della vita, come un vecchio cappotto consunto. Sai una cosa? Il cuore ha più stanze di un casino."


L'ispirazione  è un libro che mi fu regalato dai ragazzi dello Sherwood Festival, quando in un mese cucinammo per Don Gallo ed i Baustelle, per i Gogol Bordello e Stefano Bollani, in un mix incredibile di saperi e sapori, "La cucina impudica. Le ricette segrete di una donna di mondo rivelate a chi intenda diventarlo" edito dalla casa editrice Derive-Approdi. E poi io ci ho messo il resto.
Gli ingredienti di questo muffin, preparato per la sfida 43 dell'Mtchallenge lanciata da Francesca, invece sono una miscela di nuovo e di antico, di oriente ed occidente: un mix curioso e tollerante. Come dovrebbe essere la vita. Come dovrebbe essere la cucina.
Ah, e Ca' de Oro e Maria Orbeta (in quanto leggermente strabica), in quel di Treviso, sono davvero esistite ;)

Muffin di aringa sciocca con liquirizia e cedro candito

Ingredienti
150 g di Petra 5
150 g di farina di tipo 2
1 cucchiaino di sale fino
1 cucchiaino di pepe nero di Sarawak
10 g di polvere di liquirizia
10 g ras el hanout
8 g di lievito in polvere per salati
4 g di bicarbonato di ammonio
200 g di aringa sciocca
2 cucchiai di capperi dissalati
2 cucchiai di cedro candito
200 g di kefir
80 g di burro
2 uova bio

Per la salsa di accompagnamento: yogurt bianco, senape di digione, aneto, fior di cappero.

Procedimento
Accendere il forno a 200° e disporre i pirottini dentro degli stampini in porcellana.
Frullare l'aringa, tagliare in piccola dadolata il cedro, sciogliere il burro.
In una ciotola unire le farine setacciate con il lievito, il bicarbonato di ammonio, le spezie.
In una ciotola sbattere le uova, unire il kefir e il burro, la polpa di aringa, i capperi ed il cedro, regolare di sale.
Versare il composto liquido nella ciotola delle polveri, mescolare pochissimo, dividere il composto con un porzionatore per gelati, riempendo i pirottini per i 2/3 e cucinare nel forno già caldo, abbassando a 190° per 20-25' circa.
Sfornare, sformare e servire con la salsa preparata mescolando secondo il proprio gusto yogurt bianco con senape di Digione, qualche rametto di aneto tritato e qualche fior di cappero a decorazione.


Natale che Passione! I dolcini delle feste da regalare e regalarsi



Cosa c'è di più bello di vivere di passione? E cosa c'è di più bello di riuscire a trasmetterla?
Il mio cammino personale attraverso il cibo e la storia che esso racconta - da quando la mela (melagrana) è andata per traverso ad Adamo - da qualche tempo a questa parte mi ha fatto uscire dal web per comunicare, e condividere, parte degli step raggiunti.

Alcune delle persone che mi leggevano o che avevano assistito alle serate gastromusicali mi posero la tipica domanda "ma fai dei corsi?" e la successiva organizzazione e collaborazione con scuole di cucina diverse è diventata quasi naturale. E quello che pensavo potesse essere un momento quasi di relax mi sono resa conto essere invece un momento di profonda riflessione e studio: il web, le edicole, le librerie e la tele sono piene di ricette. Cosa volevo e soprattutto cosa potevo comunicare di diverso?
Me stessa, non c'era altra soluzione. E comunicare "me" attraverso un tema specifico significa ogni volta rimettere in discussione quanto si sa o, meglio, quanto si pensa di sapere perché le platee diverse che si vengono a formare ad ogni corso sono di volta in volta delle "prove del 9" dove tu, facente funzione docente, non devi limitarti a trasmettere una ricetta o una tecnica di cucina. Sarebbe troppo semplice. Devi aprire il tuo cuore e la tua mente e consegnare a piene mani quello che li fa vibrare entrambi perché solo così, solo con la condivisione di questo "calore", si raggiungerà il risultato non solo di portare a casa un fascicolo zeppo di ricette e di appunti ma anche la voglia di riprovare tutto, di andare alla ricerca di spezie da annusare e di combinazioni "insolite" da inventare.

Tutto questo io lo sto vivendo grazie ad una lettrice che poi è diventata un'amica. Si chiama Cristina ed è una di quelle donne che se messe di fronte alla cocaina sarebbero in grado di eccitare lo stupefacente: è sempre in movimento, mente e corpo ed è una di quelle persone che sorride con gli occhi.
Insieme abbiamo organizzato delle serate didattiche (grazie anche all'appoggio logistico dei pazientissimi ragazzi dell'Enoteca Trattoria Schiavon) che sono diventate dei momenti anche ludici e lo testimoniano le foto scattate dove tra grembiuli e ingredienti (perchè sono quei momenti in cui diventa "obbligatorio" mettere le mani in pasta) ci sono sempre volti sorridenti e battute. E abbiamo fatto mettere le mani in pasta anche a bimbi di 7 anni....ma non so se ci siamo ancora riprese del tutto :)
Cos'è che mi fa sentire appagata e felice dopo una giornata così intensa e che necessita davvero di molte energie? Il saluto, il bacio e l'abbraccio di ragazze che mi dicono "Bellissima serata, mi sono davvero divertita".

Quelle di seguito riportate sono le ricette che abbiamo preparato per Natale: due serate dedicate al confezionare con le proprie mani di piccoli "Bisquit Cadeaux", un pensiero dolce o un dolce pensiero da donare a quelle persone che incontriamo tutti i giorni e con noi condividono una certa fatica nel vivere la quotidianità. Un modo diverso per dire "e' Natale e ti ho pensato".

Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione.
Oriana Fallaci

Biscotti alle arachidi
Ingredienti (per circa 20 pezzi)
175 gr di farina Petra5, 100 gr di burro chiarificato, 50 gr di zucchero semolato, 100 gr di zucchero di canna grezzo, 1 uovo +1 tuorlo bio, ½ stecca di vaniglia, 1 cucchiaino raso di lievito in polvere, 75 gr di arachidi non salate, un sospetto di peperoncino e di cannella se graditi.

Procedimento
Lavorare a crema il burro morbido con gli zuccheri, sbattere appena l’uovo ed unirlo un po’ alla volta all’impasto ed infine, sempre mescolando, i semini della vaniglia (e le ulteriori spezie se gradite). Unire successivamente, sempre poco alla volta e con movimenti dall’alto verso il basso e con l’ausilio di una spatola, la farina setacciata con il lievito ed infine le arachidi tritate grossolanamente, mescolando delicatamente.

Coprire una leccarda con della carta forno e con l’ausilio di un cucchiaino versare tanti mucchietti distanti circa 5cm l’uno dall’altro e dai bordi della placca (avendo un po’ di lievito l’impasto crescerà durante la cottura).
Cucinare nel forno già caldo a 180° per circa 10°, fino a quando saranno dorati.

Sfornarli, lasciarli raffreddare sulla leccarda per circa 5’ e disporli sopra un vassoio freddo fino a completo raffreddamento. Confezionarli in un sacchettino o in contenitore in vetro o di latta come regalo. 


Cioccolatini alle mandorle
Ingredienti (per circa 20 pezzi)
140 gr di mandorle a lamelle, 3 cucchiai colmi di zenzero candito tritato (o i canditi che preferite), 100 gr di panna, 160 gr di cioccolato fondente, 40 gr di burro, 40 gr di zucchero a velo, zenzero candito e zucchero per decorare

Procedimento
In una padella antiaderente far tostare le mandorle fino a quando non saranno dorate.
Portare a bollore la panna, togliere dal fuoco, contare 30’, riportare a bollore e mettere da parte unendo, subito, il burro a tocchetti, il cioccolato tritato, lo zucchero a velo. Mescolare bene con un cucchiaio di legno fino a quando gli ingredienti saranno completamente amalgamati e sciolti: la crema dovrà avere una consistenza liscia ed omogenea.
Quando sarà tiepida unire le mandorle a lamelle e lo zenzero candito mescolando delicatamente. Aiutandosi con due cucchiaini versare piccole quantità di impasto in piccoli pirottini da pasticceria per cioccolato e farli raffreddare in frigo per almeno un’ora. Servire decorando con zucchero semolato colorato e comporli in una piccola scatolina di cartone un po’ grezza e con un nastro di rafia così da fare contrasto con l’eleganza del dolcino.


Pandorini al lime ( o al limone se non siete temerari)
Ingredienti (per 4-6 persone)
120 gr di burro a temperatura ambiente, 110 gr di zucchero, 2 uova, 110 gr di farina 00, 1 bustina di lievito per dolci, 1 cucchiaio di scorza di lime (limone) grattugiata con la microplane, burro e farina o spray staccante per gli stampini, zucchero a velo per la decorazione (cannella o cumino se avete voglia di speziarli un po’ e un cucchiaio di rum se venisse voglia di un cocktail soffice:)



Procedimento
Montare il burro con lo zucchero fino ad ottenere una crema chiara, unire le uova una alla volta e mescolando continuamente. Unire la farina setacciata con il lievito ed infine la buccia di lime (o limone) e versare il composto in stampini scanalati ad anello.
Cucinare i pandorini nel forno già caldo a 160° per circa 45’ se la prova stecchino lo restituirà asciutto saranno pronti altrimenti avranno bisogno di qualche altro minuto di cottura.
Sformare i pandorini, disporli a raffreddare sopra una gratella e completarli con un po’ di zucchero a velo. Si conservano in contenitori a chiusura ermetica per circa 4 giorni e possono essere usati anche come deliziosi segnaposti per le tavole delle festività imminenti.


Scorze d’arancia glassate
Ingredienti (per 6 persone)
500 gr di arance bionde non trattate, 350 gr di zucchero.

Procedimento
Lavare accuratamente le arance utilizzando uno spazzolino, asciugare bene e con un coltellino affilato tagliare le scorze da spicchi facendo attenzione a non asportare alcuna parte di albedo, ovvero l’intero amarotico bianco degli agrumi.
Riempire una pentola capace d’acqua, portarla ad ebollizione, tuffare le scorze nell’acqua bollente e lasciarle per circa 10’ o fino a quando si saranno ammorbidite. Lasciarle asciugare sopra una gratella e poi tagliarle a filetti larghi ½ cm.
In una casseruola in ghisa di base larga preparare lo sciroppo: sciogliere 250 gr di zucchero in 1,5 dl di acqua e far cucinare a fuoco basso fino alla comparsa di bollicine sulla superficie.
Immergere ora i filetti di scorza d’arancia e farle candire per circa 30’ o finchè le scorze non avranno assorbito completamente lo zucchero. Far raffreddare sopra una gratella e passare poi le scorzette sopra lo zucchero semolato rimasto. Confezionatele in piccole scatole di cartone con eleganti fiocchi in raso colorato.


Scorze d’arancia al cioccolato
Ingredienti (per 6 persone)
4 arance non trattate, 200 gr di zucchero, 100 gr di cioccolato fondente fra il 54% e il 65%.

Procedimento
Lavare le arance. Eliminare le due calotte e pelarle a vivo e tagliarle in quattro quarti. Tagliare le scorze a bastoncini di ½ cm di larghezza, porle in una pentola e coprirle di acqua fredda. Portare ad ebollizione e scolare, ripetendo l’operazione per altre due volte avendo l’accortezza di cambiare l’acqua ogni volta.
Mescolare 2,5 dl di acqua con lo zucchero e le scorzette: portare ad ebollizione e cuocere fino a quando tutto lo zucchero non sarà evaporato.
Lasciar asciugare e raffreddare sopra una gratella. Nel frattempo sciogliere il cioccolato a bagnomaria ed immergere le scorzette una alla volta fino al metà altezza. Adagiarle su carta da forno e lasciar solidificare il cioccolato. Potete confezionarle con un bicchierino in cristallo, di quelli indicati per gustare un vino passito, ottimo abbinamento di questo mix di profumi cari alle divinità antiche e rubate ad Era da Ercole per farne dono agli uomini.

Torroncini morbidi
Ingredienti (per 10 persone)
450 di miele d’arancio, 500 gr di mandorle tostate, 250 gr di zucchero, 80 gr zucchero a velo, 3 albumi, 20 di gr pistacchi tritati, 200 gr di cioccolato fondente (55-60%)

Procedimento
Mettere a cuocere il miele a bangomariaper circa 30’, mescolando sempre con un cucchiaio di legno, incorporare gli albumi montati a neve ben ferma e, dopo circa 10 minuti, aggiungere lo zucchero. Continuare a cuocere per altri 15’ e fuori dal fuoco unire le mandorle tostate (raffreddate).

Amalgamare bene il tutto con i pistacchi tritati e stendere l’impasto sopra un foglio di carta forno spolverizzato di zucchero a velo. Modellare lìimpasto formando un quadrato dello spesso di circa 1,5 cm e lasciarlo raffreddare a temperatura ambiente.

Una volta freddo, tagiare l’impasto in tanti piccoli parallelepipedi e immergerli in un pendolino dove si sta sciogliendo il cioccolato fondente a bagnomaria. Con l'apposita forchettina estrarre i torroncini, adagiarli sopra un altro foglio di carta forno, lasciarli raffreddare e confezionarli in scatoline o sacchettini trasparenti.

Ricotta profumata al forno e quattro passi per Tuscania


Piazza Bastianini, la seicentesca Fontana Grande

Tuscania è un vero gioiello incastonato in una rilassante e intatta campagna, che fortunatamente è tutelata come riserva naturale.



Camminando tra i vicoli silenziosi e vivissimi della città dentro le mura medioevali si ha la sensazione di essere saliti in una macchina del tempo che, con la grazia di una flessuosa ballerina o di un giunco accarezzato dal vento bizzoso, ti fa saltellare da un periodo storico all'altro, in totale armonia, come se da un momento all'altro potessimo incontrare degli etruschi che pregano nelle basiliche o curano giardini rinascimentali.

Amo passeggiare a naso all'aria e cogliere con la mia vecchia Nikon quei momenti di una sobria quotidianità che hanno il dono di riempire il cuore e farci godere delle piccole cose, quelle che in sé celano un valore immenso. Qui un album più completo delle mie emozioni.

 
interno della Basilica di Santa Maria Maggiore

interno Basilica Santa Maria Maggiore

lo splendido panorama

all'improvviso la Basilica di San Pietro


i decori esterni della Basilica di San Pietro



Piazza Bastianini, la Meridiana


dall'orto timo, santoreggia, finocchietto, rosmarino, basilico greco e tanti, tanti fiori

E finito di passeggiare si ritorna nella cucina della Boscolo Etoile Academy, non prima di essere passati per l'orto a raccogliere profumi e sapori utili ad impreziosire una semplicissima ricotta.

Ricotta al forno profumata con agrumi, aromi e spezie


Ingredienti
1 ricotta (di pecora o vaccina), aromi, agrumi, spezie, olio evo, sale.

Procedimento
Al corso di Cucina Mediterranea la ricotta di pecora era uno degli ingredienti utilizzati per la farcia dei paccheri e, visto il tempo necessario per la cottura, lo chef l'aveva preparata prima per noi.
Quindi la mia è una ricetta dedotta, testata e quindi condivisa: se avete la fortuna di avere vicino a casa un casaro o un produttore potere chiedergli di preparare per voi delle ricottine singole (anche molto piccole di circa 50 gr ciascuna) da aromatizzare anche in modo diverso, così da dare una maggiore scelta ai vostri ospiti.

Una ricotta di circa 1,2 kg ha bisogno di 90' di cottura nel forno statico già caldo a 120° ed assume un colore dorato esterno ed una compostezza asciutta all'interno; di conseguenza, per pezzature più piccole si tratta di mantenere la medesima temperatura e di ridurre proporzionalmente il tempo di cottura.
Ne ho preparate con zeste e succo di lime, di cedro, di limone e ho poi abbinato gli aromi che più mi ispiravano: la santoreggia, il timo, il timo limone, l'aneto, il finocchietto, l'issopo, la salvia, la malva, il basilico e via con quanto il mio mini orto aromatico offre. 
Ho anche mescolato alla "vinaigrette" con la quale avevo irrorato la superficie della ricotta delle spezie, cercando di abbinare in maniera adeguata i vari sapori: la salvia con il ginepro e l'olio evo, l'aneto con il limone, il basilico con il lime e con i chiodi di garofano, la menta con la cannella e il timo, l'arancia con le foglie di coriandolo, il caffè, il peperoncino o zenzero.

Buon divertimento ;)

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