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Insalata di penne lisce mantecate con burro alle alghe. Perchè #iostoconlepennelisce


Ricordate la canzone di Vinicio Capossela “Il paradiso dei calzini”?
È quanto mi hanno ricordato le penne lisce, che tristi facevano bella mostra di se tra gli scaffali saccheggiati dalla paura più che dalla necessità.
Spaiate dai sughi e dalle tavole imbandite, come se avessero trovato il cassetto chiuso.

Tra le centinaia di formati di pasta che raccontano, assieme ai loro condimenti, una storia ed una geografia che attraversa tutto lo Stivale, le penne lisce mi hanno restituito la sensazione di essere un formato apolide, guardato con sospetto se non addirittura appunto vilipeso, degno appena di un giro d'olio di accompagnamento. 
Diverso. Foresto, come si direbbe a Venezia. Ma la cui diversità ha bisogno di sensibilità alte ed altre per essere apprezzata; bisogna avere tra le mani un buon grano per fare le penne lisce. E bisogna usare le trafile al bronzo, che restituiscono una rugosità vellutata e voluttuosa. 
Infine, il profilo rigato, sa van sa dir, nasconde i difetti di prodotto e di produzione. Non lo sapevate?

LA MENSA AL TEMPO DEL COVID19

Tutti parlano di COVID19, meglio conosciuto come coronavirus.

Ieri sera mi ha scritto una persona che mi segue chiedendomi perché non avessi ancora pubblicato nulla in proposito.
Al netto del fatto che, come dice il prof. Burioni, “quando si parla di argomenti tecnici, dell’opinione di uno che non sa nulla si può fare tranquillamente a meno”, la domanda dell’amica è stata fonte di profonda riflessione, anche notturna, che alla fine si è focalizzata sull’ironia feroce che ha accompagnato la foto delle povere penne lisce Barilla, rimaste sugli scaffali, come un paio di scarpe che hanno visto troppi saldi. Anzi, sopra gli scaffali, a dimostrazione che oramai il nostro sguardo non si alza più dall'altezza dello smartphone.

La foto riprende una quantità importante di confezioni dal blu intenso, disciplinate e composte, quasi un vessillo, una bandiera al vento, un faro illuminante la stupidità umana. 
Quella che ha svuotato gli scaffali in una sorta di “Muoia il virus con tutte le penne lisce”, che ha fatto scrivere post indignati circa la mancanza di alcune mascherine assolutamente inutili (i virus sono più piccoli degli spazi lasciati da certe imbarazzanti tramature) e la pubblicazione di formule pseudochimiche per la produzione di disinfettanti che potrebbero dar vita a tutto, dalla nitroglicerina alla MDMA.

Quindi, ecco il mio pensiero su quanto sta accadendo: #iostoconlepennelisce!!

#IOSTOCONLEPENNELISCE E UN FLASHMOB GOLOSO

Ne è nata una riflessione tra il serio ed il faceto, e l'immancabile hashtag #iostoconlepennelisce, ripreso da gastrocuriosi, come gli amici di Scatti di Gusto e de Il Cucchiaio d'argento, oltre ad un divertentissimo flashmob con Aifb.
Evidentemente agli italici gourmet ricordano i piatti “alla Mamma Rosa”, quelli dei menù del martedì delle scuole elementari, e le tristi insalate di pasta delle 19.58, quelle rimaste nei banchi di gastronomia. 

Più seriamente, prepariamoci, in quanto nulla è cambiato. 
Nel 1630, a peste imperante, il villaggio di Mosnigo, attuale provincia di Treviso, venne messo in quarantena per un mese e gli abitanti gridavano ai notai, a 100 metri di distanza, il loro testamento.

RICETTA LISCIA, COME IL BURRO ALLE ALGHE

Ecco allora la mia ricetta, ispirata dalle futuristiche insalate di pasta fredda create dal Maestro Marchesi tra gli anni ‘80 e ‘90: una penna calda, voluttuosamente risottata con uno strepitoso burro alle alghe, una sontuosa colatura da di alici, un po’ di caviale ed una spruzzata di essenza all’aneto.

Buon appetito e dopo aver pranzato, tutti fuori! (scherzo)


R - INSALATA DI PENNE LISCE MANTECATE CON BURRO ALLE ALGHE

Portata:primo piatto
Dosi per 4 persone
Preparazione: 15
Cottura: 15’

Ingredienti
280 g di penne lisce di grano duro (buone, spendeteli due euro)
colatura di alici Acquapazza, 1 cucchiaino per commensale
caviale, 1 cucchiaio da tè per commensale
50 g di burro de baratte demi sel algues "Le Vieux Bourg”, Bretagne
essenza di aneto, Pri.ma
pepe bianco di Sarawak
sale di Cipro in fiocchi
qualche fogliolina di aneto fresco

Procedimento
Lessa in acqua bollente salata (attenzione che colatura, burro e caviale hanno una loro sapidità, anche importante) le penne per metà del tempo indicato dal produttore. Nel frattempo sciogli il burro in un saltapasta o in un wok, emulsiona con l’acqua di cottura bollente e trasferisci le penne, continuando la cottura come fosse un risotto. Non usare strumenti (mestoli o cucchiai) ma limitati a muovere la pentola. Aggiungi la colatura di alici e macina del pepe bianco di Sarawak.

Distribuisci le penne in fondine calde, completa il piatto con il caviale ed una spruzzata di aneto (e le foglioline, se le trovate)
.

Ricicliamo la pasta, anzi la pasta e broccoli con la colatura di alici. Per educare alla felicità attraverso il cibo.


Si chiude oggi la Settimana della Cucina degli Avanzi che ha avuto come ambasciatrice Cinzia Martellini Cortella per il Calendario del Cibo Italiano – Italian Food Calendar ed ho pensato che, anche se all'ultimo, non potevo non esserci con una ricetta che, fra quelle proposte in questi anni nel blog, sono particolarmente affezionata.

Il momento della sua ideazione è stata l'alluvione che colpì il beneventano qualche tempo fa, danneggiando gravemente gli impianti produttivi della Rummo, azienda produttrice di pasta che molti di noi conoscono. Mi aveva colpito la solidarietà nata attorno a questa tragedia traendone una lezione, una bella lezione di "educazione" al cibo, come qualche anno fa avevo letto in una prefazione di un libro di testo, CON GUSTO, scritto da Sara Marconi e Francesco Mele, il cui sottotitolo diceva "Educare alla felicità attraverso il cibo".

E' un libro che consiglio a tutti di leggere soprattutto in questo momento in cui il cibo e il mondo del cibo nel web è spesso caratterizzato da urla e da competizioni verbali che niente hanno a vedere con la valenza educativa dalla tutti coloro i quali curano un blog di cucina dovrebbero essere ispirati.

Ho recuperato, come dicevo, il libro del quale ricordavo la prefazione di Carlo Petrini e vorrei condividere con voi una parte, che ho amato e che amo tuttora in ogni singola parola.

".... Nel 2005 concludevo Buono, pulito e giusto, uscito per Einaudi, scrivendo che la gastornomia, scienza multidisciplinare e complessa, in realtà è la scienza della felicità. Perché non soltanto ci permette di gioire e di godere dei frutti della natura e di trasformata in cultura attraverso la preparazione del cibo, ma anche perchè questa scienza, intesa in tutte le sue possibili e infinite connotazioni che coinvolgono tante discipline del sapere umano, è maestra di vita a 360°. Essa ci insegna a vivere meglio e dunque a essere più felici. Attivando e allenando i sensi per praticare un piacere responsabile, possiamo diventare più vigili e profondi nell'interpretare la realtà che ci circoand, possiamo imparare a scegliere non soltanto che cosa mettiamo nel piatto ma più in generale quali azioni compiere per il nostro benessere comune e per quello del pianeta. Il cibo è uno strumento fondamentale per educare ed educarsi. S'impara a mangiare, a conoscere meglio i nostri alimenti. ma immediatamente questa conoscenza si allarga, sconfina nell'economia nella stria, nella geografia, nella politica, nella botanica e zoologia, nell'agronomia.... Non si tratta soltanto di fare dei corsi e mettersi seduti a un banco; si tratta di essere curiosi sempre, conoscere le persone che stanno dietro al nostro cibo, i luoghi dove esso si coltiva e alleva, come viene trasformato e perchè, chi lo vende e dove.... Un rinascimento che parte dalla centralità del cibo nelle nostre vite: chi lo fa o  lo insegna è e diventa continuamente una persona migliore e tutto il mondo ne beneficia."

Non credo serva aggiungere altro. O forse si, la ricetta, riciclona e rispettosa del lavoro e della fatica, della terra e degli altri che altro non è che rispetto anche verso sé stessi.

Questi finger sono un modo diverso di presentare la classica frittata di pasta, un riciclo gourmet e tanto gustoso!


FINGER RICICLONI DI PASTA, BROCCOLI E COLATURA DI ALICI

Ingredienti per 8 finger
200 g di spaghetti Rummo nr 5
100 g di cimette di broccolo
1 peperoncino fresco
1 spicchio d'aglio rosa in camicia
colatura di alici
4 uova bio
20 mandorle intere spellate
sale iodato
pepe nero di Sarawak
olio evo
olio di semi di girasole, farina e pane grattugiato per impanare e friggere
1 stampo in silicone per finger, 1 colino pistone, 8 bastoncini in legno

Preparazione
Mondare un broccolo, ottenere 100 g di cimette, cuocerle al vapore per 6'. Mettere da parte
Lessare la pasta in acqua salata per 7'.
In una padella profumare un paio di cucchiai di olio con l'aglio, eliminarlo, trasferire la pasta, le cime di boccoli, il peperoncino e la coltura di alici e continuare la cottura, aggiungendo un paio di cucchiai d'acqua utilizzata per lessare gli spaghetti, per 2'.
Abbattere per quale minuto e tagliare gli spaghetti grossolanamente.
In una ciotola sbattere 2 uova, regolare di sale e profumare con pepe di mulinello.
Trasferire il composto in un colino pistone.
Distribuire gli spaghetti nello stampino e posizionare lo stecchino in legno, versare il composto di uova aiutandosi con il colino pistone, abbattere in negativo per 30'. Sformare, conservare al freddo e ripetere fino alla fine degli ingredienti.
Tagliare a julienne le mandorle e mescolarle ad 1/3 del pane grattugiato.
In una ciotola sbattere le uova rimanenti, regolare di sale e di pepe.
Passare i finger prima della farina, poi nell'uovo, poi nel pane grattugiato, poi ancora nell'uovo ed infine nel pane grattugiato con le mandorle e friggere per pochi minuti in olio a 170° (friggitrice) fino a doratura.
Trasferire su carta paglia per assorbire l'eccesso di olio e servire immediatamente.


"Magnum con broccoli e colatura di alici": dalle cucine del BristolBuia un finger riciclone per #SaveRummo



Negli ultimi anni il Veneto è stato colpito da molti eventi climatici estremi che hanno portato danni inestimabili e morte: dall'alluvione del 2010 al tornado dll'8 luglio che ha devastato la delicatissima Riviera del Brenta, sbriciolando letteralmente ville patrizie ed attività commerciali l'elenco è davvero lunghissimo.

Putroppo non solo il Veneto ha pagato un tributo altissimo alle criminali incapacità ed incuria di persone ed enti preposti che avrebbero dovuto tutelare e vigilare, ed evidentemente hanno fatto tutt'altro, ma l'intero nostro Paese sembra danzare sul Titanic.

Nei giorni scorsi è toccato al beneventano: l'oramai tristemente nota "bomba" d'acqua è riuscita a devastare case, aziende agricole, realtà produttive, coprendo di fango i macchinari e parte della produzione di un'azienda che tutti conoscono, il pastificio Rummo.

La rete ha lanciato l'allarme e la solidarietà si è concretizzata con l'hashtag #SaveRummo e #PastaRummoViAma, con un'incredibile impennata negli ordini on line di pasta e naturalmente con la produzione di ricette, dalle più semplici alle più complesse.
L'altro giorno, mentre riempivo il carrello di pasta da regalare ad amici e parenti, riflettevo su cosa poter fare ulteriormente. "Beh, potrei anche cucinarla la pasta, mica solo regalarla. Certo! La cucino con un'allegra brigata e poi regalo la ricetta!"
Detto fatto.

Fogli e matita per scrivere gli ingredienti e disegnare il piatto ed ecco prendere forma questo insolito finger, un omaggio alla pasta ma ancor di più al suo riciclo e al cibo di strada (si, lo so che si dice street food) luogo dove la condivisione e la contaminazione non mancano mai.

 
Si tratta quindi di una pasta spadellata con broccoli ed impreziosita con una profumatissima colatura di alici, trasformata in frittata ed infine fritta: la forma e l'impanatura con le mandorle tagliate a lamelle ricordano appunto un gelato da passeggio, il Magnum.

La foto finale è d'obbligo e al completo tutta la brigata del Bristol Buja di Abano Terme, che mi ha sopportata: Fabrizio, Valentino, Enrico. In primo piano lo chef, Claudio, il suo secondo Michele ed infine io. E un grazie anche alla proprietà (nella seconda foto), che ci ha consentito di fare tutto ciò.

Ed ora subito ai fornelli, perché la vita è troppo breve per mangiare della pasta cattiva!



"Magnum" con broccoli e colatura di alici

Ingredienti per 8 finger
200 g di spaghetti Rummo nr 5
100 g di cimette di broccolo
1 peperoncino fresco
1 spicchio d'aglio rosa in camicia
colatura di alici
4 uova bio
20 mandorle intere spellate
sale iodato
pepe nero di Sarawak
olio evo
olio di semi di girasole, farina e pane grattugiato per impanare e friggere
1 stampo in silicone per finger, 1 colino pistone, 8 bastoncini in legno

Procedimento
Mondare un broccolo, ottenere 100 g di cimette, cuocerle al vapore per 6'. Mettere da parte
Lessare la pasta in acqua salata per 7'.
In una padella profumare un paio di cucchiai di olio con l'aglio, eliminarlo, trasferire la pasta, le cime di boccoli, il peperoncino e la coltura di alici e continuare la cottura, aggiungendo un paio di cucchiai d'acqua utilizzata per lessare gli spaghetti, per 2'.
Abbattere per quale minuto e tagliare gli spaghetti grossolanamente.
In una ciotola sbattere 2 uova, regolare di sale e profumare con pepe di mulinello.
Trasferire il composto in un colino pistone.
Distribuire gli spaghetti nello stampino e posizionare lo stecchino in legno, versare il composto di uova aiutandosi con il colino pistone, abbattere in negativo per 30'. Sformare, conservare al freddo e ripetere fino alla fine degli ingredienti.
Tagliare a julienne le mandorle e mescolarle ad 1/3 del pane grattugiato.
In una ciotola sbattere le uova rimanenti, regolare di sale e di pepe.
Passare i finger prima della farina, poi nell'uovo, poi nel pane grattugiato, poi ancora nell'uovo ed infine nel pane grattugiato con le mandorle e friggere per pochi minuti in olio a 170° (friggitrice) fino a doratura.
Trasferire su carta paglia per assorbire l'eccesso di olio e servire immediatamente.