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"Chili con carne" ovvero Terrina di coda di manzo con peperoni cornetti fritti, fave fresche e pane carasau al rosmarino

Anne, la vincitrice dell'Mtchallenge del mese di marzo ha proposto un argomento alquanto interessante per la sfida di aprile: la cucina messicana e l'epopea western! Così la memoria è andata ai lunghi pomeriggi estivi di bimba che trascorrevo con il mio amico del cuore Stefano dedicati ad interminabili sessioni di danza, anzi di coreografia. All'epoca (sto parlando del '74-'76 o giù di lì, secolo scorso insomma) non è che smanettavi due secondi sulla tastiera e da Ziegfeld Follies a Sette spose per sette fratelli avevi tutto a disposizione! Bisognava ravanare tra i vari vinili "familiari" (della propria famiglia, di quelle del condominio, di qualche parente musicologo) sperando di trovare quello giusto. E che la puntina non ti abbandonasse sul più bello.


Un giorno il postino portò un bel pacco rettangolare: non troppo spesso ma di un certo peso. 
E, quasi con le lacrime agli occhi, scoprii un vero tesoro: 10 vinili che raccoglievano decine di colonne sonore di film divisi per argomento. Ed uno di questi tutto dedicato ad un genere con il quale c'era stato da poco un vero e proprio colpo di fulmine: lo Spaghetti-Western. Avevamo a disposizione tutti i film di Sergio Leone musicati dal genio di Ennio Morricone ed i nostri pomeriggi smisero boa piumati e lustrini e si vestirono di Winchester, Colt, cappelli sformati e speroni rotanti. E le nostre coreografie coinvolsero anche gli altri compagni di giochi che trasformarono le biciclette in veloci ronzini e costrinsero le mamme e le nonne abili con la macchina da cucire a confezionare camicie a scacchi e panciotti con la catena vera per finti orologi a cipolla.


La Western-mania aveva contagiato tutti, anche quei bimbi con i quali non si aveva tanta voglia di giocare, tipo mia sorella e la sua amica Caterina, le quali ogni treperdue trovavano una scusa per interrompere il gioco e pretendere ruoli "da protagoniste".
Entrarono allora di gran carriera gli indiani che, ovviamente, erano i cattivi della situazione e grazie ai quali trovammo una serie di espedienti per tenere lontane le terribili rompiscatole: gli indiani rapivano le fanciulle e quindi le fanciulle dovevano mantenere un basso profilo. E così "consigliavamo" loro nascondigli per evitare "brutti incontri" o abbigliamenti fatti di gonne e cappellini che non consentivano le lunghe cavalcate in bicicletta. Ma quando tutto questo non bastava si passava alle maniere forti: gli indiani le rapivano per davvero e attendevano legate al palo usato per stendere la biancheria la decisione di Toro Seduto sulla loro sorte. Purtroppo le legammo una volta di troppo e Toro Seduto nulla potè contro l'ira del Grande Manitù (mia mamma) che non volle sentire le ragioni.



Il tempo ci fece divenire grandi e divenne più matura la nostra consapevolezza circa l'epopea western. Le gonne fruscianti dei primi musical avevano lasciato il posto alle serafino macchiate e sudate degli eroi diretti da Sergio Leone e le danze della pioggia si erano trasformate nelle corse disperate dei nativi americani per fuggire agli uomini bianchi che, applicando le consuete regole del genocidio dei primi Conquistadores spagnoli e portoghesi, sterminarono migliaia di persone inerti e pacifiche, portatrici di una cultura ricchissima e di un immenso amore per la Natura.

Se Stefano fosse ancora qui sono sicura che ci potremo godere questo Chili alquanto insolito, come i primi film che capovolsero il nostro comune sentire e ci fecero aprire gli occhi: "Soldato blu", "Corvo Rosso non avrai il mio scalpo", "Il piccolo grande uomo" e, anni più tardi, il bellissimo "Balla con i lupi".




"Chili con carne" ovvero Terrina di coda di manzo con peperoni cornetti fritti, fave fresche e pane carasau al rosmarino


Ingredienti (per 4-6 persone)
1 kg di coda di manzo, 2 cipolle di Tropea  (quelle dop), 2 carote, 2 porri, 2 gambi di sedano, 3 chiodi di garofano, 6 grani di pepe nero, 1 foglia di alloro, 2 peperoncini rossi secchi, sale, 1 cucchiaio raso tra noce moscata, cannella e zenzero in polvere, 6 semi di coriandolo,  3 di cardamomo, 3 fogli di colla di pesce, 1 bicchiere di vino rosso strutturato (ho usato un Montepulciano del 2008), un sacchetto di fave fresche (non saprei dirvi il peso: erano presenti nella cassetta Biorekk settimanale, forse poco meno di un kg che una volta sbacellate stavano tutte in una ciotola), 3 peperoncini verdi e 2 peperoni cornetti freschi, qualche foglio di pane carasau, olio evo, sale, pepe nero da macinare al momento.

Procedimento
In un casseruola in ghisa unire la coda tagliata a tocchetti, le cipolle mondate (e una steccata con i chiudi di garofano), le carote a tocchetti, i gambi di sedano interi, i porri interi, la foglia di alloro, i grani di pepe nero, coprire con acqua fredda, portare a bollore, schiumare e continuare la cottura a fuoco dolcissimo e coperto per circa tre ore o fino a quando la carne si staccherà dall'osso.

Nel frattempo sbacellare le fave, sbollentarle per 2' minuti in acqua bollente salata, abbatterle immediatamente in acqua fredda e ghiaccio, sgusciarle, condirle con un po' di olio evo, sale e pepe nero macinato al momento e mettere da parte.

Mondare i peperoni ed i peperoncini verdi, tagliarli a julienne e friggerli in olio evo per pochi minuti, sgocciolarli e metterli da parte.

Spennellare le sfoglie di pane carasau di olio evo profumato con qualche ago di rosmarino fresco, passarle nel forno caldissimo per pochi minuti e metterle da parte.

Sciogliere in acqua fredda la colla di pesce. Sbriciolare i peperoncini rossi (i miei sono stati essiccati al sole estivo di casa e poi conservati sottovuoto), eliminare i semini interni e pestarli, con i semi di coriandolo e cardamomo nel mortaio, fino ad ottenere una polvere sottile.

In una terrina unire la carne tolta dall'osso e tritata grossolanamente con le mani, le carote in tocchetti, le cipolla (quella senza i chiodi di garofano), i peperoni e peperoncini fritti, le spezie tritate con il mortaio, regolare di sale e mettere da parte.
Recuperare un bicchiere scarso del brodo filtrato, unire il cucchiaio raso di spezie in polvere, portare a bollore e ridurre di metà, unire il vino rosso e ridurre ancora, unire la colla di pesce, mescolare bene e mettere da parte.
In uno stampo da terrina (io ne ho usato uno Staub, smaltato internamente; altrimenti ricopritelo con qualche strato di pellicola per consentire l'atto di sformare la terrina più agevole) mettere la carne alternandola al brodo-gelatina fino all'orlo della terrina. Versare, se dovesse avanzare, il resto del liquido e premere delicatamente ma con fermezza in modo da rendere il tutto più compatto.
Chiudere con il coperchio e conservare in frigo per almeno 24 ore.

Servire la terrina a temperatura ambiente a fettine con le fave e il pane carasau.


P.s.: queste sono le ricette "vintage" di Enciladas e Burrito, postate nel 2009 e cucinate durante il mese di Festival dello Sport, al CUS di Padova. Buona lettura :)

Ma di che cosa sa la carne Simmenthal? Di coda di manzo!

“Zia Nianna, che cosa è la carne in questa scatola e di che cosa sa?"

“Di valle svizzera!”

Attimo di panico di, nell’ordine, Alessandro, Edoardo, la signorina che stava allestendo lo scaffale, la signorina (un po’ attempata) che stava guardando con disappunto il deserto dei tartari che il duo nipote-figlio erano riusciti a creare tra i clienti.

La domanda dei giovani gourmand mi aveva acceso una lampadina nella testa: la carne in scatola non è altro che carne lessata in gelatina, inventata nel 1881 da un ristoratore milanese, Pietro Sada, mentre suo figlio nel 1923 ne iniziò la produzione industriale e trae nome proprio dalle valle svizzera dove si allevava il bovino.

E perchè non farla insieme a loro? Non a Pietro Sada, insieme ai ragazzi! Utilizzeremo il medesimo procedimento (più o meno), aromi ad ispirazione del momento, niente gelidificanti che non sia la gelatina prodotta dalla cottura stessa….ed un taglio di carne “povera”: coda di manzo.

mucca simmental

tratto da Virtual Museum Vallèe

Carne Simmenthal hand made

Ingredienti

1 kg di coda di manzo, 1 foglia di alloro, qualche bacca di ginepro e qualche grano di pepe nero, una cipolla steccata con chiodi di garofano, flor de sal, una macinata di sale affumicato, due carote, due gambe di sedano bianco, un cipollotto, uno scalogno, un lemon gras, mezzo biccherino di Cardenal Mendoza.

Procedimento

Mettere in una capiente pentola la coda, la cipolla steccata, la foglia di alloro, il pepe e le bacche di ginepro. Riempirla d’acqua fredda, portarla al bollore, schiumare e lasciar andare per almeno 3 ore, fino a quando la carne si stacca dall’osso.

Spegnere e lasciar raffreddare. Tagliare in piccola dadolata la carota ed il sedano e sottilmente il cipollotto, lo scalogno ed il lemon gras, mondato dal ciuffo verde.

Filtrare un po’ di brodo, più o meno un litro, e lasciarlo ridurre ad un terzo, aggiungere il brandy e lasciar andare per qualche altro minuto.

Mettere la carne in una ciotola con gli aromi, regolare con di due tipi di sale e riempire una terrina, versare sopra il brodo profumato e cucinare a bagnomaria, a 180°, per un’oretta. lasciar raffreddare, porre in frigo per almeno 24 ore e servire, fredda, con delle calde fette di pane in cassetta.

Due giorni dopo:

“Mamma, per favore mi scaldi altre due fette di pane?”"

“Vuoi dell’altra carne in scatola fatta in terrina?”

“No grazie, vorrei della Nutella.”

….che avrà voluto dire….:-\