Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Il pane alle tre farine e l'arte di respirare con la pancia.


Mamma mia che giornate! Con l'autunno il mondo animale e vegetale entra in letargo ed io sembro appartenere ad un pianeta non pervenuto: non bastano le ore di una giornata, per quanto concentrati si riesca ad essere. Altro che tisana al gingseng: mi ci vorrebbe, vicinovicino, un monaco buddista, sorridente e recitante mantra, così da insegnarmi a prendermi il giusto tempo.

Ve be', prometto che ci proverò: potrei iniziare con i 5 tibetani all'alba, così da ricaricarmi per tutto il giorno. Si...ma questo significa dormire ancora meno...neanche stessi allattando...

Così ho pensato ad cibo privo di fronzoli, essenziale, come quel bellissimo film di Ang Lee "Mangiare Bere Uomo Donna": pane in cassetta con tre farine ed il sesamo, salsina "nizzarda" e burro di bufala

Ingredienti per il pane
400 gr di farina di kamut
100 gr di farina di riso
100 gr di farina di soia
360 cl di acqua (o latte crudo per una maggiore morbidezza)
10 gr di burro di bufala
18 gr di lievito di birra
2 cucchiaini di sale grezzo grigio
2 cucchiaini di zucchero di canna
3 cucchiai di olio evo
3 cucchiai di semi di sesamo

per la Salsa "Nizzarda"
Una manciata di olive nere (ho usato le mie!)
un'acciuga
olio evo
una macinata di peperoncino


Procedimento
Preparare il pane con la mpd secondo le indicazioni dell'attrezzatura in vostro possesso (comunque non meno di 3.30' di tempo tra lavorazione lievitazione e cottura), avendo l'accortezza di scaldare il latte e di aggiungere il burro ammorbidito a temperatura ambiente.

Denocciolare le olive e tritarle finemente, aggiungendo l'acciuga anch'essa tritatata finemente, fino ad otterenere una crema spalmabile. Renderla stuzzicante con una macinata di peperoncino (secondo il gusto).

Far raffreddare il pane su di una gratella, tagliarlo a fette, spalmare un po' di burro di bufala e finire con un po' della salsa "nizzarda".


Enrica si è addormentata, Edoardo si sta allenando, il telefono in silenzioso debitamente lontano da me...è stato praticamente il mio pranzo, verso le 18 di ieri....e l'ho gustato regalandomi 20 minuti di lentezza assoluta, coccolata dalle fusa di Agata, respirando finalmente con la pancia: che sia questa la strada per raggiungere la perfezione?

Fra pochi minuti si ricomincerà...è meglio farsi anche una buona tazza di tè nero. Chissà se il monaco buddista lo gradirà. ;-)

A me muoiono anche i fiori di plastica...ma ho un albero di olive!







- Ebbene, questo è l’unico consiglio che ho da darti - disse il piú Saggio dei Saggi. - Il segreto della felicità sta nel guardare tutte le meraviglie del mondo e non dimenticarsi mai delle due gocce di olio nel cucchiaino. Paulo Coelho, da “L’alchimista”


Al'inizio pensavo che uno dei fidanzati di Agata, la gatta, avesse problemi di stitichezza. Non ridete, sono miope!
Poi mi resi conto che l'ulivo in giardino stava aumentando il suo p.i.l. producendo olive verdi e nere (un albero bipartisan?) a rotta di collo.
Ma cosa ci faccio con tutte queste olive? Sono amarissime ed asprissime!

Beh, ho chiesto consiglio al babbo di un amico, Mauro, che vive sui Colli Euganei e mi ha spiegato tutto di olivi e potature, raccolte e salamoie. Tutto questo è accaduto quasi un anno fa ed ora si ricomincia con un nuovo raccolto.


Ed allora: raccolta, selezione, conservazione in salamoia, lavaggio, ulteriore passaggio per la conversazione e degustazione. Tutto qui di seguito.

Raccolta: quando comincio a vedere qualche oliva a terra tengo d'occhio il mio amato albero e la successiva maturazione. A questo punto mi posso concedere il metodo più costoso (se fossi un olivocultore) ovvero la raccolta a mano. Scala, un po' di attenzione, magari la presenza di un'amica, qualche chiacchiera ed un'allegria unica.


Selezione: a parte quelle palesemente troppo mature o troppo ammaccate le tengo tutte! Che diamine! Io non sono mica perfetta! E mi butti via? No, mi tieni e stai anche ben attento. Appunto, quindi alla mia selezione applico la tecnica bio: brutta ma buona.

Conservazione in salamoia: metodo empirico. Il sale non si scioglie per cui bisogna scaldare un po' l'acqua e si procede all'assaggio. Se la soluzione non è disgustosa non potrà certamente far male alle olive. Cambio l'acqua ogni due o tre giorni (man mano che si scurisce) e mescolando ogni tanto, fino a quando all'assaggio l'oliva perde l'asprezza che la rende immangiabile.

Lavaggio: lavo con acqua fresca le olive diventate commestibili e e sterilizzo i vasetti in acqua fredda, portata a bollore per cinque minuti, tolti dall'acqua con una pinza anch'essa resa sterile dalla bollitura ed utilizzati appena freddi.

Conservazione: con una salamoia al 10% versata nei vasetti da 250 cc riempiti precedentemente di olive oppure con dell'olio, aromatizzato nel vasetto , da aglio, peperoncino, semi di finocchio, finocchietto selvatico, origano, timo, alloro, bacche di ginepro, pepe in grano, semi di cardamomo, scorzetta di limone o di arancia, tutto rigorosamente bio (nel senso di non trattato).

Finalmente la parte che preferisco, la degustazione: si mangia come si vuole! Ma provate a metterne qualcuna in forno fino ad un inizio di raggrinzimento....vi sembrerà addirittura dolce!