Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta pasta garofalo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pasta garofalo. Mostra tutti i post

Il 20 AGOSTO da EATALY NY alla scoperta della pasta GAROFALO


CON FRANCINE SEGAN UN INCONTRO DEDICATO ALLA STORIA E AI SEGRETI DELLA PASTA IN CUCINA: TRA I PIATTI IN DEGUSTAZIONE PASTA CON LE SARDE E FRITTATINE DI MACCHERONIIl 20 agosto si terrà a Eataly New York una lezione di cucina dedicata alla Pasta Garofalo, storico pastificio di Gragnano (Na).

L'incontro ha lo scopo di svelare agli americani i segreti di questo prodotto Made in Italy, dando qualche consiglio per districarsi tra le varietà di pasta presenti a Eataly e fornendo qualche suggerimento su quale salsa sia più indicata per ogni formato. A tenere l'incontro sarà 
Francine Segan, storica del cibo e autrice, tra gli altri, del volume di successo Pasta Modern. In questo incontro,Francine Segan racconterà la storia della pasta e spiegherà al pubblico presente perché la pasta è uno dei piatti italiani più amati al mondo.

Il menù, che prevede anche una degustazione di vino, proporrà: Frittatine di Maccheroni, Pasta con le Sarde, Spaghetti Affumicati con Vongole & Pomodori alla Griglia.

"
Ho conosciuto il Pastificio Garofalo - spiega Francine Segan - durante uno dei miei viaggi in Italia, mentre cercavo spunti e idee per il mio libro sulla pasta. Mi ha colpito immediatamente l'attenzione di questa azienda per la storia di questo prodotto e dei legami che esso ha con la tradizione e la cultura napoletana. Basti pensare a piatti come la Cupola di bucatini o alla Pasta al risparmio che a Napoli era preparata con gli avanzi per la vigilia di Natale".Francine Segan è tra i maggiori esperti in America di cucina italiana. Oratore, autore, personaggio pubblico e televisivo coinvolgente è una conosciuta storica alimentare. Ha scritto sei volumi, molti dei quali sono stati nominati per prestigiosi premi; gli ultimi lavori, usciti nel 2011 e 2013 sono Dolci e Pasta Moderna. Conduttrice nella popolare serie televisiva i-Italia di NYC, cura la rubrica "A casa di Francine" in cui settimanalmente intervista personaggi famosi del mondo americano indagando sul perché del loro amore per l'Italia. Ospite regolare di canali come PBS, il Food Network e the History, Sundance and Discovery channels, collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Epicurious, Food Arts, La cucina Italiana e Gastronomica. La sua passione per il cibo italiano la porta spesso in Italia alla scoperta delle eccellenze e delle tradizioni che la cultura alimentare di questo Paese possiede.

L'appuntamento del 20 agosto avrà inizio alle ore 18.30 presso La Scuola Grande a Eataly - 200 Fifth Avenue, New York.

"Ich bin ein Gente del Fud" (al Salone del Gusto)


La follia che Emidio Mansi ci aveva anticipato per la presenza di Garofalo-Gente del Fud al Salone Internazionale del Gusto si è puntualmente presentata, nello splendore di un'organizzazione svizzero-partenopea. Perché, come diceva Carlo Dossi, "i pazzi aprono vie che poi percorrono i savi".

In hotel un kit con T-shirt personalizzata ed un badge che, oltre al proprio nome ricordava quello del proprio blog - motivo principale per cui si era in quello stand - mi ha dato subito la sensazione di "appartenere" a qualcosa di buono. L'arrivo poi allo spazio Garofalo (stand è profondamente riduttivo) ha ulteriormente sottolineato che, come hanno "scoperto" parecchi articoli apparsi sul web e sulla carta stampata, al Salone Internazionale del Gusto stava accadendo qualcosa di insolito, ovvero un'invasione di foodblogger.


















Mi sembra già di sentire "Ma se ad ogni manifestazione enogastronomica, più  meno cool, è pieno di foodblogger armate di smarthphone, macchina fotografica e biglietti da visita che neanche un giapponese, che fiutano contatti e accordi commerciali come vecchie volpi di Wall Street!" 
Si, è vero, ma questa volta non erano in ordine sparso anche se diligentemente sparpagliati. Non erano agguerriti anche se determinati, non erano presenti da soli o in compagnia della paziente amica del cuore o del rassegnato compagno.
All'interno dello Spazio Garofalo si è parlato di cibo e di territorio, si sono condivisi saperi e sapori, si sono presentate eccellenze di altri territori, condividendo la "propria" idea e competenza di cucina, fatto che di solito comporta tensioni più che risate. 

L'idea di cucinare assieme ad una perfetta sconosciuta proveniente da un'altra regione, ispirata dalla medesima passione, ha in se qualcosa di angelico e di diabolico. Pensateci bene: assieme alle altre blogger pranzi e ceni, scrivi e leggi, fotografi e twitti ma ognuna al proprio posto ed ognuna per conto suo. Mettersi ai fornelli, dopo aver ideato e testato una ricetta che comprendesse le peculiarità di due territori diversi, per parlare INSIEME di una comune passione, poteva essere un boomerang incredibile perchè, diciamocelo, l'universo foodblogger è al 90% femminile e convincere le donne a far squadra come i maschi non è difficile, è inutile. La naturale nascita poi di profonde amicizie è tutto un altro discorso e sono semplicemente doni preziosissimi.

Eppure Emidio, quando due anni fa mi chiamò per anticipare questo suo progetto (e telefonò personalmente a tutti quelli coinvolti), chiedendomi di farne parte, aveva già in mente tutto questo. Forse non immaginava che sarebbe stato così faticoso ma sicuramente aveva in sé la certezza che sarebbe stato bello, vero e unico.


Durante la conferenza Gastronomia 2.0 si è cercato di capire dove sta andando l'enogastronomia nell'era di Internet e la mia paura stava in chi "avrebbe tirato gli stracci" nella contrapposizione tra carta stampata e mondo del web. "Se io scrivo una stupidaggine il mio direttore di licenzia" ha affermato Licia Granello lamentandosi, tra l'altro giustamente, che il mondo del cibo è pieno di ricette e non di cultura, "mentre il blogger può scrivere quello che gli pare e nessuno gli dice nulla". Probabilmente. Ma per quanto mi riguarda la mia etica è un direttore inflessibile che mi manda a quel paese dieci volte al giorno quando mi domando perchè per scrivere una ricetta o un post devo necessariamente passare per qualche biblioteca, quando quella di casa non è sufficiente, e "perdere" ore di tempo prezioso che potrei dedicare a dormire o a fare le terapie per le mie ernie invadenti. E sono certa che questo "direttore" è in ognuno delle persone che fanno parte della piattaforma "Gente del Fud" che a proprie spese scovano piccoli produttori, vincono le naturali ritrosie di questi per farsi raccontare i loro prodotti e poi ne parlano nel loro blog dove si scrive di passione e non di ricette di "tagliatelle con funghi congelati insaporiti con dado granulare" (cit.).
Un mondo "buono, pulito e giusto" si ottiene grazie ad anche un gruppo di instancabili foodblogger (ma la prossima volta mi faccio fare le scarpe su misura come Ibrahimovich) ed a chi ha creduto in loro, nella loro genuina passione e nell'allegra professionalità. Valori condivisi e non usati per alzare muri che creano "caste" enogastronomiche.

Perchè, citando Crozza, noi foodblogger "non siamo mica qui a sentire se il mare va bene di sale" ;)

Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. Come un piatto di pasta.




Stavo facendo questa riflessione l'altra notte, al rientro dall'ennesima serata di cucina (in effetti da food-blogger sto diventando food-trotter) dedicata ai corsi che, per quanto impegnativi e intensi, anche da un punto di vista fisico, stanno diventando sempre più importanti e motivanti. La frase e' tratta da "1984" di George Orwell, uno dei romanzi più profetici che lessi da adolescente, dopo "Viaggio sulla luna" di Verne. 

“Potrei dire cose molto sottili, ma oggi non ne ho proprio voglia”. Mafalda


L'anno scorso avrei iniziato il post successivo al Natale con ".... ci siamo lasciati alle spalle l'orgia consumistica e godereccia...." sull'onda emotiva e vagamente penitenziale che assale tutti noi, e i mezzi di comunicazione di massa, subito dopo le "feste comandate". 
Perché, per chi è laico, dall'inizio dell'Avvento fino a Pasqua, non c'è un attimo di tregua: dal panettone alla colomba, passando per la frittella, si finisce per considerare comfort food la tisana al finocchio.