Ci risiamo.
Abbiamo appena finito
di riporre i tric-e-trac utilizzati nel napoletano per la conquista
dell’agognata Coppa Italia che già ieri, in un’Italia fragile e terremotata
(non solo per le conseguenze del sisma ma soprattutto per quanto sta avvenendo
nell’ambito politico del nostro paese) ripartivano a Milano i “giochi” legati
al calcio mercato. Senza contare che fra poche settimane avranno inizio gli
Europei ed a strettissimo giro le Olimpiadi.
L’argomento calcio, e purtroppo
ancora lo sport in generale, ispira, nella maggioranza dei casi, declinazioni
al maschile: il gioco del calcio, il giocatore, il mister, il tifoso, il
presidente, il direttore sportivo, ecc.
Nessuno pensa alla MAMMA, la vera,
unica, insostituibile, incommensurabile artefice dell’oggetto del desiderio di
tifosi e sostenitori. Anzi, uno ci ha pensato recentemente, il signor
Procter & Gamble che con un guizzo alla Maradona ha segnato un goal alla Del
Piero, programmando una reclamè "olimpica" (azzeccata la scelta del brano “Divenire” di
Ludovico Einaudi che personalmente mi commuove ogni volta) in cui si racconta l’ovvio: ovvero che senza la mamma che
alleva e stringe al seno il pargolo insonne, che affonda nelle pappe
sputacchiate dalla creatura, che lava pallet di biancheria e cucina container di merende, che sorveglia, accudisce e non dorme mai, che negli anni diventa esperta di logistica e posizionamento dei
soprammobili per salvarli da traversoni in salotto, cross in corridoio e parate
tra le gambe della scrivania del povero nonno, nessuno, dico nessuno, potrebbe
parlare di calcio e dei suoi campioni.