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#lebuonericette e lo Strudel di mele con nocciole e vino passito


L'Oktoberfest è ancora nell'aria e dopo gli stinchi di maiale il menù si arricchisce di dolcezza grazie ad un dolce tipico come lo Strudel. Dolce che effettivamente ha emuli in tutte le latitudini come fu ampiamente analizzato e cucinato durante la sfida nr. 36 dell'Mtchallenge, una gara culinaria tutta italiana, ideata da Alessandra Gennaro, che ha prodotto anche degli spin-off letterari, ovvero "L'ora del PaTè" e "Insalata da Tiffany", che vi consiglio vivamente di leggere (visto che ci sono anche le mie ricette ;).


Le ricette dello Strudel (un dolce turco già presente in Europa dalla metà del '600) sono innumerevoli ed il disciplinare è piuttosto segreto: così ci si sbizzarisce nella tipologia della pasta (un po' pasta matta, un po' frolla ed un po' sfoglia), nell'aggiunta di semi e di spezie, nella tipologia delle mele (anche se le renette restano la soluzione migliore).
La proposta elaborata per Le Buone Ricette di Pam Panorama prevede le morbide mele golden e le croccanti nocciole profumate dal vino passito, la cui scheda troverete nella pagina dedicata alla ricetta.


Buona lettura (la ricetta è qui) e buon appetito.

Búrek di ricotta e marmellata ai frutti di bosco con spuma di mele al coriandolo e Calvados. Per l'Mtchallenge e per le donne di Bratunac

C’è una domanda che non bisognerebbe mai fare ad una donna di Bratunac: Come sta tuo marito?”
C’è una domanda che non bisognerebbe mai fare ad una donna Bratunac: “Cosa fa tuo figlio?”
Bratunac dista pochi chilometri da Srebrenika, in Bosnia Erzegovina, dove la follia degli uomini ha portato via a queste donne i loro compagni, qualche volta i padri, sempre i figli, anche neonati, strappati dalle braccia e messi a cuocere dentro un forno o sfracellati contro un muro. Perché la follia degli uomini riesce a vedere in un neonato un nemico in divenire e in una donna una pericolosa complice da distruggere, calpestare, violare. O semplicemente un utero che partorirà i geni del vincitore.
Nel luglio del 1995 le truppe a comando dell'infame Ratko Mladic divisero gli uomini dai 13 ai 65 anni dalle donne, in tutti i villaggi appartenenti all'enclave di Srebrenica, inutilmente posta sotto la tutela delle inutili truppe dell'Onu. Le quali non intervenirono mentre il genocidio di 8372 Musulmani Bosniaci avveniva nell'indifferenza della vicinissima, e civilissima, europa (genocidio fu un termine non riconosciuto durante i processi che si svolsero anni più tardi nei confronti dei pochi responsabili catturati, sostituito dal più blando massacro!).



Villaggi devastati, campagne abbandonate e l'assordante silenzio di chi non c'era più: questo fu ciò che accolse le donne, dopo anni di campi profughi, quando tornarono in quelle terre che le avevano viste felici.

I processi che si succedettero considerarono responsabili i singoli ma non il paese che scatenò tutto questo e ciò significò l'assoluta mancanza di risarcimenti ai superstiti. Come se non bastasse, mentre nel nostro paese le quote latte sono diventate l'ennesima occasione di truffe ai danni della Cee ed i contadini francesi ogni tre per due salgono sui trattori e organizzano manifestazioni, per queste donne bosniache, anch'esse contadine, l'Europa non ha mai ritenuto opportuno stanziare un centesimo. Uno solo.


Nel 2003, dieci soci contadini, diedero vita alla Cooperativa Agricola Insieme che, con l'aiuto di Acs Italia, svilupparono un progetto di solidarietà chiamato "Lamponi di Pace": in queste terre, infatti, la coltivazioni dei piccoli frutti di bosco era un'attività importante per l'economia rurale, distrutta dalla guerra e dalle deportazioni.
A queste donne sole si è insegnato a divenire dei "capofamiglia", concetto lontano dalla loro cultura, dovendo provvedere al sostentamento di bimbi piccoli e genitori anziani.
Sono state costruite serre, impianti di lavaggio e surgelazione, laboratori per la trasformazione dei piccoli frutti in marmellate, succhi, gelatine e coloranti alimentari da commercializzare, così da dare loro l'opportunità di sopravvivere e di ricostruire i villaggi. A distanza di dieci anni i soci contadini sono più di 500 e lavorano insieme, nel rispetto delle etnie che li hanno divisi.

Conobbi questo progetto, e queste donne, nel 2010, coinvolta appunto dall'Acs per la realizzazione di alcune cene vegetariane di conoscenza e raccolta fondi e nella promozione di "bomboniere" preparate proprio con le marmellate e, nel frattempo anche Slow Food, Alce Nero e la grande distribuzione, Coop in primis, hanno preso a cuore il progetto, mettendo sui loro scaffali marmellate e succhi con l'etichetta "Frutti di Pace". Rada Zarcovick, la presidente della Cooperativa Insieme era presente anche a Terra Madre con i suoi profumatissimi prodotti.

Superata la bulimia mielosa di San Valentino, al varco ci aspetta un'altrettanta bulimia retorica per l'8 marzo. Volete fare un regalo alle altre donne della vostra vita? Bene, lasciate sugli alberi le tenere mimose e confezionate pani profumati sulle cui fette spalmare le marmellate di queste donne di pace. Perchè davvero ad essere buoni c'è più gusto.


Ho pensato quindi, per l'Mtchallenge di questo mese, che vede Mari, Lasagnapazza lanciare come guanto della sfida la preparazione dello Strudel, di proporre il Burek, in versione dolce.

Il burek è una specie di torta salata preparata con una pasta fillo o pasta matta farcita e cotta arrotolata. E come lo strudel d'Austria, lo strucolo e la gubana del Friuli Venezia-Giulia o la luganega di Treviso la spirale è quel simbolo arcaico che parla di vita, di nascita e di morte, di ritorni. Infatti la pita bosniaca è arrotolata a serpentello e cambia nome a seconda del ripieno: búrek è solo quella con carne e cipolla; poi ci sono burèdžici (con carne, cipolla, aglio e panna acida), sirnica (con formaggio tipo ricotta), zeljanika (con spinaci), tikvènica (con zucchine), krompìruša (con patate, cipolla e tanto pepe)... e poi c'è la mia, farcita con ricotta e marmellata di frutti di bosco e accompagnata con una spuma di mele renette al coriandolo e Calvados. Giusto per finire fuori gara anche questo mese ;)



Búrek di ricotta e marmellata ai frutti di bosco con spuma di mele al coriandolo e Calvados

Ingredienti

Per la pasta (quelli indicati da Mari, ma ho messo un po' meno acqua: l'umidità presente nell'aria - visto le piogge insistenti - ha fatto in modo che la farina ne richiedesse meno)
150 g Farina Petra5, 80 ml acqua oligominerale a 40°, un pizzico di sale croato (sala molto) ed un cucchiaio di olio evo.
Per la farcia: 150 g di ricotta di pecora freschissima, 150 g di marmellata ai frutti di bosco, 1 limone bio.
Per la spuma: 250 g di mele renette, 250 ml di panna fresca, un cucchiaino di semi di coriandolo, 40 ml di Calvados, 40 g di zucchero di canna.
Burro chiarificato per spennellare la superficie (circa 50 g).




Procedimento
In una ciotola mescolare la farina, il sale e l'olio con un po' di acqua tiepida e continuare ad impastare per qualche minuto fino ad ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Coprire e lasciar riposare per circa 30'.

Mondare le mele dal torsolo e dalla buccia, tagliarle in piccola dadolata e metterle a riposare qualche minuto con il succo di mezzo limone dal quale avrete già tolto la buccia con uno zester.

Tritare le zeste ed unirle in una ciotola mescolando la ricotta e la marmellata con una frusta. Mettere il composto in un sac a poche e lasciar riposare in frigo.
Portare a bollore la panna con i semi di coriandolo schiacciati al mortaio. Spegnere il fuoco, far raffreddare e filtrare. Mettere da parte.
In una piccola casseruola con il fondo pesante far rosolare le mele con una noce di burro, unire lo zucchero, farlo sciogliere, il Calvados, far sfumare e continuare la cottura a tegame aperto fino allo spappolamento delle mele. Frullare, passare la colino, unire la panna, mescolare bene e mettere tutto nel sifone da 500 ml con 1 cartuccia di gas. Capovolgere e mettere in abbattitore per mezz'ora o in frigo per almeno due ore. In alternativa è possibile mantecare il composto nella gelatiera.

Accendere il forno a 180°, statico.
Stendere la sfoglia sopra un canovaccio infarinato: sarà sottile ed elastica. Con il sac a poche stendere una riga di impasto lungo un lato della sfoglia, arrotolarla per avvolgere la farcia, tagliare con un coltello lungo tutto il cannolo così ottenuto e adagiare, arrotolandolo, sopra una tortiera da 22 cm di diametro imburrata ed infarinata, spennellandolo di burro fuso. Si parte dal centro e si continua verso l'esterno fino al termine degli ingredienti, terminando anche di spennellare tutta la superficie.
Cucinare nel forno già caldo per circa 35'-40' fino alla doratura della sfoglia che dovrà essere croccante.
Sfornare, far raffreddare sopra una gratella e servire con un po' di zucchero a velo e qualche ciuffo di spuma di mele (o pallina di gelato se avete messo il composto in gelatiera).

Strudel di ricotta e pasta fillo, un gioiello ed una riflessione

Festa della Donna trascorsa in auto, per lavoro, 800 km tra strade semideserte, montagne innevate e temperature polari: -7°, tanto per gradire, alle ore 14.00! Un augurio? Meno mimose e più part-time!
E durante un paio di velocissime pause, un capolavoro ed uno spunto di riflessione: la Chiesa di San Giovanni a Tubre ed il Lago di Resia.
A Tubre, un paesino di neppure 1000 abitanti, mentre guidavo in direzione confine svizzero, ho incontrato quasi per caso una vera rarità storico - artistica, la chiesa romanica di S. Giovanni (XII sec.), arricchita da affreschi tardo romanici che mi hanno stordita per la loro forza: come mi ha ricordato un caro amico qualche giorno fa, credo di essere stata colpita dalla sindrome di Stendhal. Un gioiello che osserva le vicissitudini di questa valle, avvolta e protetta da possenti montagne, e che presenta palesi influssi bizantini. Chissà da dove veniva l’ignoto pittore che aveva respirato i profumi dell’oriente prima di approdare in un borgo così silenzioso.
E rientrando da un confine per raggiungerne un altro, quello austriaco, mi sono imbattuta nel Lago di Resia, fiabescamente gelato, che dava al solitario campanile intrappolato nel ghiaccio (ciò che resta dei paesi di Curon Resia e S. Valentino) un’aura di ulteriore impotenza di fronte all’arroganza dell’uomo. I paesi infatti furono cancellati dal lago artificiale resosi necessario al funzionamento della centrale idroelettrica. Risultato? il 70% della popolazione è emigrata e con essa la popolazione animale utile, 181 edifici agricoli (ovvero le case) saltati in aria, 514 h di superficie culturale andati irreparabilmente distrutti. Subito dopo il secondo dopoguerra l’Italia aveva bisogno di energia per la ricostruzione e la successiva crescita: ma quanto belpaese è stato divelto con questa giustificazione (leggi Vajont)? E oggi?
Al rientro a casa, a notte fonda, ho recuperato una ricetta che mi era stata dettata da una simpaticissima signora altoatesina, morbida, sorridente e bionda che vide noi due piccioncini (Roberto ed io) insieme alla loro prima vacanza tirolese, tra Villa Bachmann e la Gustav Maller Stube! Avevo bisogno di comfort food per calmare certe tristi riflessioni: che mondo lasceremo ai nostri figli?

Strudel di ricotta (can variante pasta fillo)

Ingredienti per la pasta strudel tradizionale: 250 gr farina 00, 150 cc di acqua tiepida, 1 pizzico di sale, 25 gr di olio di semi di mais. Si lavora con molta pazienza, con la punta delle dita e poi con forza, una volta ottenuta una palla composta, sulla spianatoia infarinata. Si lascia riposare per almeno un’oretta, unta edavvolta in un canovaccio. Poi si stende, molto sottile, sopra un canovaccio, si farcisce, si arrotola su sè stessa e si cucina in forno a 180° per almeno 40’, spennellata con del tuorlo d’uovo appena zuccherato.
Ma io ho usato della pasta fillo già pronta, congelata, suddivisa in singoli fogli e ne ho usati tre, uno sopra l’altro precedentemente spennellati di burro fuso.
Per il ripieno: 500 gr di ricotta freschissima, 150 gr di zucchero zefiro, 6o gr di panna acida (oppure panna fresca con un po’ di succo di limone), 3 uova ed un tuorlo, 100 gr di uvetta ammorbidita nel vino passito, la scorza grattugiata di un limone non trattato, un paio di cucchiai di pane grattugiato (se fosse al latte sarebbe meglio), un paio di cucchiai di burro chiarificato fuso.
Procedimento
Sciacquare l’uvetta e metterla in ammollo nel vino passito.
Setacciare la ricotta ed in una ciotola lavorarla con lo zucchero, le uova, la panna, la scorza di limone, il pane grattugiato e per ultimo l’uvetta asciugata ed infarinata (meglio nella maizena).
Stendere un foglio di pasta fillo sopra un canovaccio, spennellarlo di burro fuso, coprirlo con il secondo, spennellarlo di burro nuovamente e ripetere con il terzo.
Spalmare con una spatola il ripieno sulla pasta, lasciando libero qualche centrimetro nella parte finale dello strudel che verrà arrotolato aiutandosi con il canovaccio. Spennellare la superficie con un po’ di burro fuso o tuorlo d’uovo appena zuccherato. Posizionarlo sopra una leccarda ricoperta con della carta forno e cucinarlo nel forno statico già caldo per circa 35’-40’, fino a quando non sarà dorato e croccante.
Lasciarlo raffreddare sopra una gratella e servirlo con del passito, magari un buon Verduzzo (come quello utilizzato per l’uvetta) oppure, visto la freddissima giornata appena trascorsa, con una buona tazza di tè verde, aromatizzato con un pizzico di cannella.

Mamma, ceniamo con latte e strudel?


Vi è mai capitato, alla domenica sera, dopo una giornata trascorsa all'aria aperta, una volta tornati a casa, di desiderare un bicchiere di latte caldo? E' un'immagine che mi porta indietro alla mia infanzia, da inappetente cronica, dove con un po' di latte caldo mia madre si rasserenava, dopo aver passato in rassegna, con esiti negativi, dispensa e frigo.

Da un anno a questa parte. wow!, vicino a casa è stato installato un distributore di latte crudo ed il consumo in casa è aumentato in quanto si tratta di consumare un latte che finalmente sa di latte (e non di un alimento analogo, depotenziato nel gusto seppur caricato di vitamine che gli sono state tolte con un trattamento per farlo diventare alta qualità....lasciare tutto come natura crea...troppo difficile?).

Così, una bella fetta di dolce fatto in casa, una bella tazza di latte appena scaldato ed un frutto diventano la soluzione per una cena leggera e completa.

Le ricette dello Strudel (un dolce Turco già presente in Europa dalla metà del '600) sono innumerevoli ed il disciplinare austriaco è piuttosto segreto: così ci si sbizzarisce nella tipologia della pasta (un po' pasta matta, un po' frolla ed un po' sfoglia), nell'aggiunta di semi e di spezie, nella tipologia delle mele (anche se le renette restano la soluzione migliore).

Quella che segue è una variante, tra le tante provate, golosa, direi. Ma per una persona che adora i dolci...quale tra tutti non è goloso?

Ingredienti
250 gr di farina
1 uovo
50 gr di burro chiarificato
20 gr di zucchero
1 pizzico di sale
acqua tiepida q.b.

800 gr mele renette
3 cucchiai di pane grattuggiato
60 gr di burro chiarificato
50 gr di uvetta ammorbidita nel vino passito e 50 gr di pinoli tostati
80 gr zucchero e cannella macinata

Procedimento
Nella planetaria riunire la farina setacciata, l'uovo, lo zucchero, il sale, il burro a temperatura ambiente e l'acqua tipieda necessaria per ottenere una pasta piuttosto morbida. Formare una palla e lasciarla riposare coperta una mezz'ora.
Sbucciare le mele e tagliarle a fette molto sottili, ammollare l'uvetta, tostare i pinoli in un pentola antiaderente.

Su di un canovaccio leggermente infarinato stendere la pasta, spenellarla con un po' di burro fuso, coprirla con mele appena spadellate con una noce di burro, assieme all'uvetta, ai pinoli, alla cannella macinata ed al pane grattuggiato.

Arrotolate lo strudel sollevando il telo, senza toccare l'impasto con le mani e chiudere le estremita' del rotolo. Adagiarlo su una leccarda coperta da carta forno, spennellarlo con un po' di burro fuso e lasciarlo cucinare per 50 minuti o finchè sarà cotto ad una temperatura di 180°.

Servirlo cosparso di zucchero a velo, accompagnato con della panna montata al momento con un po' di zucchero a velo, con una pallina di gelato al fiordilatte oppure con una tazza di latte caldo.

Buona cena.




"Milkit è un kit progettato da Alexandru Adamo e Steven Koch per Play Design per aiutare ognuno di noi a trasformare una bottiglia di latte in un elegante lampada da tavolo. Il kit contiene tutto il necessario, tranne la bottiglia è ovvio, per creare la vostra lampada, compresa una serie di immagini per personalizzarla e renderla un pezzo unico ai confini tra arte e design. Niente male se consideriamo che tutto questo incoraggia la smania del fai-da-te, sostenibile oltretutto."