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Due cocktail "rosa" per #unlamponelcuore ed un 8 marzo tutto dedicato alle Donne di Bratunac



Vi ricordate il post del bùrek, scritto per partecipare all'Mtchallenge ed usato per raccontare la storia delle donne di Bratunac, nella Bosnia Erzegovina? Conclusi augurandomi che per l'imminente festa dell'8 marzo si lasciassero le mimose sugli alberi e si preparassero dei pani profumati sui quali spalmare le marmellate prodotte da queste donne. 
Chi lesse il post mi chiese "perché non conosco la loro storia, quella della cooperativa Agricola Insieme e di Rada?". E da qui l'idea: "noi foodblogger ci esprimiamo con le ricette e sarà proprio con le nostre creazioni che continueremo la narrazione". 
Così è nato #unlamponelcuore.

Sabato 8 marzo, oltre 300 foodblogger posteranno contemporaneamente alle ore 9.00 e sosterranno con l'iniziativa “#unlamponelcuore il progetto “Lamponi di pace“ della Cooperativa Agricola Insieme (http://coop-insieme.com/), nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell'antica coltura dei lamponi e dei piccoli frutti e sull'organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull'aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall'inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola "ritorno" nella scelta del "restare".

Attraverso la pubblicazione di una ricetta a base di lamponi, i food blogger aderenti all'iniziativa si propongono di far conoscere la realtà nascosta dietro questi prodotti, il fine per cui la cooperativa è nata e le motivazioni che la sorreggono, in un gesto di solidarietà che dedica l'8 marzo al coraggio e alla forza delle donne di Bratunac.

Ho pensato quindi di preparare e condividere due ricette che spesso identificano un momento di relax e di svago, a chiusura di una giornata di lavoro, oppure l'inizio di una serata diversa dal solito; si tratta di due cocktail, in rosa, che hanno come ingrediente principe il lampone che ben si sposa con i profumi ed i colori del mediterraneo, che si trovano nel fico d'india e nel basilico.


L'eleganza del gin, la dolcezza dell'arancia, l'asprezza del lime, la morbidezza del salice salentino ed infine le bollicine del prosecco avvolgono il lampone e lo vestono a festa, come fecero le tre fate madrine con Cenerentola, preparata per il ballo con pochi tocchi di bacchetta magica.


Nelle foto si vede anche la fugace presenza di un pane - preparato con mirtilli secchi ed un po' di pecorino tagliato con la mandolina - ed avvolto a spirale, come appunto è il burek, il dolce dal quale è partito tutto questo. Ma ve lo racconterò un'altra volta ;)


Donne, Pace e Lamponi
Ingredienti
3/10 di polpa di lamponi, 1/10 di succo d'arancia, 1/10 di succo di fico d'India, 2/10 di Gin, 3/10 di Prosecco, qualche lampone e qualche fetta di lime per decorare.

Procedimento
Nella centrifuga inserire 50 g di lamponi, ½ arancia tarocco pelata a vivo, 1 fico d’india sbucciato ed ottenerne un succo da filtrare ulteriormente.
Inserire in un contenitore cilindrico 3 cubetti di ghiaccio, il succo centrifugato, il Gin e mescolare energicamente con un cucchiaino lungo (stir).
Versare il tutto in due bicchieri, meglio se cilindrici, e riempirli a ¾ con il prosecco molto freddo.
Decorare con qualche lampone fresco infilzato in un bastoncino di bambù.


Gocce rosa di ghiaccio al lampone
Ingredienti
2/10 di Gin, 6/10 di Salice Salentino Rosato, 1 mela grennu smith piccola, 20 lamponi, qualche foglia di basilico fresco.

Procedimento
Inserire 4 lamponi nella vaschetta del ghiaccio, riempire d’acqua, abbattere in negativo o mettere nel congelatore così da formare dei cubetti di ghiaccio “farciti “di lamponi.
In un mortario o in un bicchiere tenuto precedentemente in frigo pestare delicatamente le foglie di basilico con il gin, filtrare e mettere da parte in frigo.
Nella centrifuga frullare la mela grenny smith lavata bene e con la buccia ed i lamponi e versare il succo nel gin al lampone e mescolare velocemente per qualche secondo.
Prendere un bicchiere da Martini o, meglio, un bicchiere vintange da champagne a coppa, mettere due cubetti di ghiaccio, versare il succo al gin, completare con il vino rosato e servire immediatamente.


Búrek di ricotta e marmellata ai frutti di bosco con spuma di mele al coriandolo e Calvados. Per l'Mtchallenge e per le donne di Bratunac

C’è una domanda che non bisognerebbe mai fare ad una donna di Bratunac: Come sta tuo marito?”
C’è una domanda che non bisognerebbe mai fare ad una donna Bratunac: “Cosa fa tuo figlio?”
Bratunac dista pochi chilometri da Srebrenika, in Bosnia Erzegovina, dove la follia degli uomini ha portato via a queste donne i loro compagni, qualche volta i padri, sempre i figli, anche neonati, strappati dalle braccia e messi a cuocere dentro un forno o sfracellati contro un muro. Perché la follia degli uomini riesce a vedere in un neonato un nemico in divenire e in una donna una pericolosa complice da distruggere, calpestare, violare. O semplicemente un utero che partorirà i geni del vincitore.
Nel luglio del 1995 le truppe a comando dell'infame Ratko Mladic divisero gli uomini dai 13 ai 65 anni dalle donne, in tutti i villaggi appartenenti all'enclave di Srebrenica, inutilmente posta sotto la tutela delle inutili truppe dell'Onu. Le quali non intervenirono mentre il genocidio di 8372 Musulmani Bosniaci avveniva nell'indifferenza della vicinissima, e civilissima, europa (genocidio fu un termine non riconosciuto durante i processi che si svolsero anni più tardi nei confronti dei pochi responsabili catturati, sostituito dal più blando massacro!).



Villaggi devastati, campagne abbandonate e l'assordante silenzio di chi non c'era più: questo fu ciò che accolse le donne, dopo anni di campi profughi, quando tornarono in quelle terre che le avevano viste felici.

I processi che si succedettero considerarono responsabili i singoli ma non il paese che scatenò tutto questo e ciò significò l'assoluta mancanza di risarcimenti ai superstiti. Come se non bastasse, mentre nel nostro paese le quote latte sono diventate l'ennesima occasione di truffe ai danni della Cee ed i contadini francesi ogni tre per due salgono sui trattori e organizzano manifestazioni, per queste donne bosniache, anch'esse contadine, l'Europa non ha mai ritenuto opportuno stanziare un centesimo. Uno solo.


Nel 2003, dieci soci contadini, diedero vita alla Cooperativa Agricola Insieme che, con l'aiuto di Acs Italia, svilupparono un progetto di solidarietà chiamato "Lamponi di Pace": in queste terre, infatti, la coltivazioni dei piccoli frutti di bosco era un'attività importante per l'economia rurale, distrutta dalla guerra e dalle deportazioni.
A queste donne sole si è insegnato a divenire dei "capofamiglia", concetto lontano dalla loro cultura, dovendo provvedere al sostentamento di bimbi piccoli e genitori anziani.
Sono state costruite serre, impianti di lavaggio e surgelazione, laboratori per la trasformazione dei piccoli frutti in marmellate, succhi, gelatine e coloranti alimentari da commercializzare, così da dare loro l'opportunità di sopravvivere e di ricostruire i villaggi. A distanza di dieci anni i soci contadini sono più di 500 e lavorano insieme, nel rispetto delle etnie che li hanno divisi.

Conobbi questo progetto, e queste donne, nel 2010, coinvolta appunto dall'Acs per la realizzazione di alcune cene vegetariane di conoscenza e raccolta fondi e nella promozione di "bomboniere" preparate proprio con le marmellate e, nel frattempo anche Slow Food, Alce Nero e la grande distribuzione, Coop in primis, hanno preso a cuore il progetto, mettendo sui loro scaffali marmellate e succhi con l'etichetta "Frutti di Pace". Rada Zarcovick, la presidente della Cooperativa Insieme era presente anche a Terra Madre con i suoi profumatissimi prodotti.

Superata la bulimia mielosa di San Valentino, al varco ci aspetta un'altrettanta bulimia retorica per l'8 marzo. Volete fare un regalo alle altre donne della vostra vita? Bene, lasciate sugli alberi le tenere mimose e confezionate pani profumati sulle cui fette spalmare le marmellate di queste donne di pace. Perchè davvero ad essere buoni c'è più gusto.


Ho pensato quindi, per l'Mtchallenge di questo mese, che vede Mari, Lasagnapazza lanciare come guanto della sfida la preparazione dello Strudel, di proporre il Burek, in versione dolce.

Il burek è una specie di torta salata preparata con una pasta fillo o pasta matta farcita e cotta arrotolata. E come lo strudel d'Austria, lo strucolo e la gubana del Friuli Venezia-Giulia o la luganega di Treviso la spirale è quel simbolo arcaico che parla di vita, di nascita e di morte, di ritorni. Infatti la pita bosniaca è arrotolata a serpentello e cambia nome a seconda del ripieno: búrek è solo quella con carne e cipolla; poi ci sono burèdžici (con carne, cipolla, aglio e panna acida), sirnica (con formaggio tipo ricotta), zeljanika (con spinaci), tikvènica (con zucchine), krompìruša (con patate, cipolla e tanto pepe)... e poi c'è la mia, farcita con ricotta e marmellata di frutti di bosco e accompagnata con una spuma di mele renette al coriandolo e Calvados. Giusto per finire fuori gara anche questo mese ;)



Búrek di ricotta e marmellata ai frutti di bosco con spuma di mele al coriandolo e Calvados

Ingredienti

Per la pasta (quelli indicati da Mari, ma ho messo un po' meno acqua: l'umidità presente nell'aria - visto le piogge insistenti - ha fatto in modo che la farina ne richiedesse meno)
150 g Farina Petra5, 80 ml acqua oligominerale a 40°, un pizzico di sale croato (sala molto) ed un cucchiaio di olio evo.
Per la farcia: 150 g di ricotta di pecora freschissima, 150 g di marmellata ai frutti di bosco, 1 limone bio.
Per la spuma: 250 g di mele renette, 250 ml di panna fresca, un cucchiaino di semi di coriandolo, 40 ml di Calvados, 40 g di zucchero di canna.
Burro chiarificato per spennellare la superficie (circa 50 g).




Procedimento
In una ciotola mescolare la farina, il sale e l'olio con un po' di acqua tiepida e continuare ad impastare per qualche minuto fino ad ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Coprire e lasciar riposare per circa 30'.

Mondare le mele dal torsolo e dalla buccia, tagliarle in piccola dadolata e metterle a riposare qualche minuto con il succo di mezzo limone dal quale avrete già tolto la buccia con uno zester.

Tritare le zeste ed unirle in una ciotola mescolando la ricotta e la marmellata con una frusta. Mettere il composto in un sac a poche e lasciar riposare in frigo.
Portare a bollore la panna con i semi di coriandolo schiacciati al mortaio. Spegnere il fuoco, far raffreddare e filtrare. Mettere da parte.
In una piccola casseruola con il fondo pesante far rosolare le mele con una noce di burro, unire lo zucchero, farlo sciogliere, il Calvados, far sfumare e continuare la cottura a tegame aperto fino allo spappolamento delle mele. Frullare, passare la colino, unire la panna, mescolare bene e mettere tutto nel sifone da 500 ml con 1 cartuccia di gas. Capovolgere e mettere in abbattitore per mezz'ora o in frigo per almeno due ore. In alternativa è possibile mantecare il composto nella gelatiera.

Accendere il forno a 180°, statico.
Stendere la sfoglia sopra un canovaccio infarinato: sarà sottile ed elastica. Con il sac a poche stendere una riga di impasto lungo un lato della sfoglia, arrotolarla per avvolgere la farcia, tagliare con un coltello lungo tutto il cannolo così ottenuto e adagiare, arrotolandolo, sopra una tortiera da 22 cm di diametro imburrata ed infarinata, spennellandolo di burro fuso. Si parte dal centro e si continua verso l'esterno fino al termine degli ingredienti, terminando anche di spennellare tutta la superficie.
Cucinare nel forno già caldo per circa 35'-40' fino alla doratura della sfoglia che dovrà essere croccante.
Sfornare, far raffreddare sopra una gratella e servire con un po' di zucchero a velo e qualche ciuffo di spuma di mele (o pallina di gelato se avete messo il composto in gelatiera).

"Ricette per bambini" e il canale Youtube di Crescendo Coop per insegnare ai nostri piccoli i sapori della stagionalità


I social sono sempre più massicciamente presenti nella nostra quotidianità e se fino a qualche anno fa era il telecomando a rivestire il ruolo di “oggetto del desiderio” ora il web ha trasformato il telefono in una porta aperta sul mondo: con lo smartphone, infatti, siamo in grado di raggiungere in pochi secondi persone e soprattutto contenuti.

Ed è proprio sull’immagine che Coop ha deciso di puntare con la creazione prima di un portale dedicato all’alimentazione e successivamente con lo sbarco su Youtube per aiutare gli adulti ad insegnare ai piccoli a nutrirsi meglio, fin dalle delicatissime fasi dello svezzamento.
Nel canale “Ricette per bambini”, i cui contenuti vengono aggiornati settimanalmente, si ha possibilità ad accedere ad una serie di video ricette che consigliano, come farebbe una mamma, e guidano verso una corretta alimentazione, rispettosa della stagionalità, che sottolinea i valori dei prodotti biologici, privi di conservanti ed additivi vari. Inoltre la supervisione di un nutrizionista e di un dietista consente non solo di preparare singole ricette ma anche un intero menù ottimale da un punto di vista nutrizionale.

“Il nuovo canale ‘Ricette per bambini’ – afferma Carmen Quatrale, responsabile dei prodotti a marchio Coop dedicati all’infanzia – è un nuovo tassello che si va ad aggiungere all’impegno che dal 2009 Coop porta avanti per diffondere e favorire una giusta educazione alimentare dell’infanzia e contrastare un fenomeno sempre più diffuso in Italia, quello del sovrappeso e obesità infantile, che tra 6 e 9 anni interessa quasi il 30% dei bambini”.



Sembra paradossale ma la nazione e la cultura che ha dato la luce alla dieta mediterranea, nella splendida terra del Cilento, svetta, fra tutti i paesi europei, nel triste primato di avere il maggior numero di bimbi obesi. E un bimbo in sovrappeso non è un simpatico morbidone ma un individuo destinato a soffrire di patologie gravi fin dall’infanzia, con la prospettiva di un’adolescenza e di un futuro minati da una minor qualità di vita.

Importante quindi l’azione di educazione e di prevenzione indispensabili non solo ai cuccioli d’uomo ma anche a tutti i componenti della famiglia; le video ricette presenti nel canale youtube ed i consigli presenti nel magazine online Alimentazione Bambini sono validi per grandi e piccini così che, soprattutto durante la fase dello svezzamento, un piatto possa essere preparato e gustato dall’intera famiglia, con somma soddisfazione del piccolo di casa, trattato da “grande” a partire dal momento di massima condivisione familiare, come sono appunto il pranzo e la cena.

Due sono le sezioni presenti nel canale youtube Coop dedicate all’alimentazione dei bambini:
e tra questi ne ho scelta una in particolare che ha come protagonista un ortaggio che spesso fa storcere il naso ai nostri piccoli: il cavolfiore.

Mark Twain, nell'800, definiva il cavolfiore un "cavolo educato in college" e sempre sbirciando tra i ricettari, così ricchi di miti e leggende, dei nostri antichi trisavoli si scopre quanto il cavolo era un ortaggio cool: se solo avessimo il coraggio di bere ogni mattina una centrifuga di cavolo crudo, magari impreziosita da qualche aromatica spezia, avremo il nostro prezioso fabbisogno quotidiano di vitamine e sali minerali assicurato. Nel bacino del Mediterraneo infatti era l'aperitivo più in voga nel 2000 a.C. anche perché sia i Greci che gli Egizi erano convinti che assumere cavolo crudo prima di abbondanti libagioni e memorabili bevute li avrebbe preservati dall'ubriachezza molesta. Teofrasto, Marrone e Plinio consideravano il cavolo quasi miracoloso, capace non solo di preservare da tutti i mali e da tutti gli eccessi ma anche di scacciare malinconia e tristezza: insomma un antidepressivo senza effetti collaterali! I Romani infatti ne erano dei grandi estimatori: Catone ne parò tantissimo, Orazio amava consumare i cavoli cotti con il lardo ed Apicio nel suo De Coquinaria ci offre ben cinque ricette diverse abbinando cavoli e broccoli a spezie ed aromi in gran quantità.

E mentre prepariamo al nostro bimbo in crescita delle deliziose “Gemmine con crema di cavolfiore”  potremo raccontargli che anticamente si pensava che sotto le rose nascevano le bimbe mentre sotto i cavolfiori nascevano i maschietti!

"qb on air" e il buono che fa bene: "C'è torta per te" e l'evento più dolce dell'anno


Il nostro 21esimo incontro è stata una sorpresa per Gil, l'amico musicista gastrogaudente che condivide con me la passione per il cibo e per la radio: l'ho portato in un mondo dolcissimo, quello delle torte e nello specifico quelle che sono state cucinate per un libro che racconta di incredibili viaggi e che profuma di spezie.

Il libro si chiama "C'è Tort@ per te 2" ed è una raccolta di ricette che raccontano delle storie, o un libro di storie che cucinano delle torte, con un unico fine: raccogliere fondi che la Fondazione Veronesi dello IEO devolverà per la ricerca sul tumore al seno, un nemico subdolo delle donne che non sempre si riesce a sconfiggere.


Il libro, scritto a molte mani quelle di 33 foodblogger per 40 ricette, sta facendo il giro d'Italia per essere presentato e "gustato" durante i cooking show dove alcune delle cuoche-autrici incontreranno lettori golosi e curiosi che abbiano voglia di saperne un po' di più e naturalmente di sostenere questo importante progetto. E sabato 30 marzo, al Superstore di Rovereto (TN)Via Del Garda 95, vi aspetto con dei dolcini al cioccolato davvero "pasquali"!

E la playlist della puntata di questa settimana? Eccola, per una puntata tutta da ascoltare e da gustare! 


Cassius - toop toop
A Ha - Take on me
Alan Parson Project - Eye in the sky
Radiohead - You
Miles Davis quintet - There Is No Greater Love


Un talk show gastronomico sempre in movimento: 

RADIO SHERWOOD lunedì alle 15.00, mercoledì alle 18.30, venerdì alle 14.30. Sul web, in streaming e in PODCAST! 
HIBRIDO WEB RADIO mercoledì alle 12.00 e, in replica, domenica alle 14.00 sul web e in streaming.
RADIO BASE: L'ALTRA RADIO PER L'ALTRA GENTE domenica alle 12.45 e, in replica, alle 22.37, in FM 97,300 e sul web. 
RADIO TANDEM venerdì alle 13.05 in FM 98.400 a Bolzano/Alto Adige, su web e in streaming.

"Brutti ma buoni" quelli da mangiare e quelli da raccontare


Ho sempre pensato che il cinema anticipasse di qualche lustro quello che poi la realtà ci avrebbe fatto vivere, come se seduti in una comoda poltrona circondati da perfetti sconosciuti e sganocchiando popcorn esageratamente costosi avessimo un'anteprima del nostro futuro.
Ciò accadde a partire dal primissimo film dei fratelli Lumiere, l'arrivo del treno alla stazione di Lo Ciotat nel 1896, il cui realismo (e forse la ripresa angolare) scatenò il panico in sala, facendo scappare il pubblico convinto di trovarsi in mezzo alle rotaie. L'anno prima Verne aveva pubblicato "Dalla Terra alla Luna" e nel 1902 il film di Méliès liberamente tratto dal romanzo aveva anticipato le fasi dell'allunaggio di oltre sessant'anni.


Poi arrivarono i terribili mostri extraterrestri degli anni '50 - visto che fino a quel momento le due guerre mondiali avevano fatto il pieno di eventi mostruosamente terrestri - che volevano cancellare l'intera razza umana ed impossessarsi dei beni della Terra in quanto avevano devastato il loro pianeta. E anche qui nulla di nuovo.

La tv portò le saghe televisive, appunto, e con essa le uniche due che ho avuto la forza, anche fisica se pensiamo ai quasi trent'anni di Beautiful, di seguire: "Spazio 1999", dove si narrava che nel 1999 la Luna era diventata una discarica di scorie nucleari (letale pattumiera che invece siamo riusciti ad organizzare perfettamente sulla terra) e naturalmente la mitica "Star Trek" mia coetanea, visto che entrambe vedemmo la luce nel 1966. In Star Trek la visione è già più "positiva" nel senso che gli abitanti della galassia conosciuta sono rappresentati e protetti da una Federazione Unita dei Pianeti, quasi un universo Peace and Love ed anche qui la fantasia degli sceneggiatori ha anticipato la realtà non solo con il telefonino a cozza e il teletrasporto ma anche durante l'ultima versione cinematografica, dove un equipaggio un po' invecchiato affronta un viaggio a ritroso nel tempo per salvare l'ultima balena e con essa il suo linguaggio, l'unico che i cattivi di turno comprendono.
Quante analogie con il nostro presente, vero?


Ma il film che mi ha fatto sempre molto riflettere è stato "Mad Max", del 1979, che anticipa il medioevo nel quale è piombato l'umanità, in balia di pazzi assassini che portano morte e terrore in un mondo distrutto dall'inquinamento e che si bombardano fra di loro per proteggere il bene più prezioso, una nave cisterna carica di petrolio arenata in mezzo al deserto, visto che mari e fiumi sono già stati fatti fuori tutti.
Qui i cattivi sono proprio cattivi: sono sadici psicopatici armati di tutto punto con fucili d'assalto che ammazzano per un nonnulla e che non rispettano niente e nessuno. Esattamente quello che i media ci rappresentano con un'impressionante cadenza quotidiana: una società che ha smesso di dare valore all'onestà, all'impegno, al merito, all'umiltà, alla fatica, alla bellezza ed ha scelto di farsi abbagliare da vacue parole e lustrini allucinogeni può solo sperare che qualche buon extraterrestre metta un po' di ordine.


Extraterresti che hanno fattezze umane, magari con qualche ruga in più o con i lobi carichi di orecchini, quelle dei volontari che lavorano nelle cucine popolari, che raccolgono materiali durante le Giornate del Banco Alimentare, che sostengono i contadini che forniscono alla Fairtrade e all'ACS prodotti etici, rispettosi del loro lavoro e che raccolgono dalle diverse catene della GDO quello che non può più essere messo in vendita. La Coop ne ha fatto un vero e proprio must, organizzando appunto "Brutti ma buoni" e anche in quel di Trieste, la catena Pam-Panorama ha ben pensato di donare un Natale diverso a chi non si può permettere neppure il necessario per sopravvivere.

In un web che spesso si divide ferocemente circa l'utilizzo delle zucchine e delle fragole a gennaio credo che alle volte sarebbe meglio partire dai fondamentali, ovvero dal fatto che in Italia, potenza mondiale del G8, ci sono concittadini che non possono permettersi le zucchine e le fragole, brutte e buone, neppure a maggio.
Ma questa è un'altra storia.

Brutti ma buoni (ricetta di Walter Eynard)


Ingredienti (per una trentina di pezzi)
150 gr di nocciole tostate (ho usato quelle di Giffoni IGP selezione Fior Fiore Coop e le ho trovate davvero molto profumate e croccanti), 150 gr di zucchero semolato, 50 gr di albume (2 uova bio piccole), 1/2 baccello di vaniglia.

Procedimento
Tritare grossolanamente le nocciole, unitamente allo zucchero, con un coltello (non frullatore!) facendo in modo che qualcuna rimanga un po' più grossa. 
Montare gli albumi a neve fermissima, incorporare con cura le nocciole con lo zucchero ed i semini del baccello di vaniglia, facendo attenzione a non smontare il composto.
Mettere il composto in un tegame dal fondo pesante, come una cocotte in ghisa Staub, e mescolando con un cucchiaio in legno cucinarlo a fuoco bassissimo fino a quando non assumerà un colore ambrato e lucido; ci vorranno almeno una decina di minuti.
Toglierlo dal fuoco, lasciar riposare il composto nella cocotte per qualche minuto e comporre con due cucchiai piccoli mucchietti da adagiare sopra due leccarde coperte da carta forno.
Cucinare nel forno statico già caldo a 165° per circa 15'-18'. Sfornare, lasciar raffreddare 5' minuti sulla placca e servire queste meringhette asciutte e leggere.

La felicità è...cenare tutti insieme con la televisione spenta.


Il primo pasto di ogni bimbo – salvo, mi auguro, pochissimi casi – è quanto di più bello possa esistere al mondo.
Il neonato, avvolto dal calore, dall’odore e soprattutto dall’amore della mamma, si nutre del latte, un nettare che è sempre disponibile alla giusta temperatura, della giusta diluzione, dolce al punto giusto.

Il bimbo cresce e il suo organismo ha bisogno di nutrienti diversi, differenziati nella cottura, naturalmente intensi, immediati nel loro gusto (alcune verdure, per esempio, si possono mangiare  lesse, al forno, fritte, in vellutata e sotto forma di purè).

Si passa quindi dall’abbraccio materno, dove il bimbo viene nutrito anche dallo scambio di sguardi, ad una situazione completamente diversa: il corpo della mamma viene sostituito da un freddo seggiolone, il cucchiaino si manifesta in tutta la complicata gestione di utilizzo, bisogna anche coordinare il proprio equilibrio da seduti e, come se non bastasse, proprio a causa della postura l’eventuale pisolino pomeridiano si scontra con la scomodità della posizione e la inconfutabile durezza del seggiolone medesimo!
Poveri piccoli! E poi, come se non bastasse, si passa da un liquido dolce, tiepido, sempre disponibile e “somministrato” in un modo così divertente ad una materia indefinita, dai colori neutri, raccolti in un contenitore così lontano dalla propria bocca e che alla fine del pranzo è sparsa per tutta la cucina.
Non c’è da stupirsi allora dell’iniziale cocciutaggine con cui il neonato, che sta diventando un bimbo “grande”, si fa ostile al momento del pranzo durante lo svezzamento.

Con i miei figli, durante questo periodo così complicato ma coinvolgente, ho cercato di giocare un po’ d’astuzia: niente televisione ma musica, niente giochini in plastica ma alcuni strumenti usati per cucinare, come un cucchiaio di legno o un leggero coperchio in metallo e tante fiabe da raccontare guardandoli con gli occhi sorridenti.
E poi un altro piccolo segreto che, in effetti, mi ha dato tante soddisfazioni ovvero cucinare non solo per loro, ma per tutta la famiglia, pranzando tutti insieme. In questo modo i bimbi si sentono subito parte integrante, anche nella condivisione del medesimo piatto. Certo, alle volte non è semplicissimo ma la vita con un bimbo è sempre meravigliosa e ci rende particolarmente attenti nel studiare, e applicare, le giuste soluzioni.


Un’oggettiva soluzione alla domanda “ma come faccio a non preparare sempre “doppio” sia a pranzo che a cena” è venuto proprio dal sito Alimentazione Bambini il sito che Coop ha elaborato per le esigenze specifiche dei bimbi e delle loro mamme: sfogliando tra le ricette per dare un consiglio ad un’amica alle prese con il suo “piccolo gourmet” ho trovato una fantastica ricetta che, appena modificata in versione “grande gourmet” consente a Giulia, mamma di Alessandro, di rendere un po’ più semplice la quotidianità.

La ricetta che ho trovato nel sito, ovvero l’invitante  Pastina con crema di zucchine e robiola , diventa una profumata Vellutata di zucchine alla menta con yogurt, così da soddisfare le esigenze di tutta la famiglia. E mi raccomando, a pranzo ed a cena la televisione è sempre una sgradita ospite!

Vellutata di zucchine alla menta con yogurt

 Ingredienti per 4 persone
500 gr di zucchine, 300 gr di patate farinose, 2 scalogni, acqua o brodo vegetale o brodo animale, pepe nero, olio evo, qualche fogliolina di menta fresca, 5 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato, yogurt magro non zuccherato.

Procedimento:
Lavare le zucchine, sbucciare le patate e tagliarle a tocchetti, mondare gli scalogni ed affettarli finemente.
Appassire gli scalogni con un po’ di olio evo in una casseruola, unire la verdura cubettata, coprire di acqua o brodo (quello che si desidera) portare a bollore, coprire e cucinare dolcemente per circa 30’, facendo attenzione che la minestra non si asciughi troppo.
Togliere dal fuoco, unire le foglie di menta, frullare con un mixer ad immersione, unire il parmigiano reggiano grattugiato e, eventualmente, regolare di sale.

Servire la vellutata in ciotole o piatti fondi decorando un paio di foglioline di menta, qualche goccia di yogurt e una macinata di pepe nero.
p.s.: se lo si desidera unendo un po' di pastina lessata a parte e versandone un mestolo sul fondo del piatto unendo, successivamente la vellutata e gli altri ingredienti: il piatto sarà ancora più completo.

Mamme 2.0 e il sapore della tradizione


Qualche settimana fa, aiutando mia madre a liberare parte della soffitta, una specie di scrigno magico si aprì ai miei occhi: il mitico baule color verde bottiglia con i ganci di chiusura in metallo dorato che tanto mi aveva affascinato da bimba era diventato finalmente accessibile. All’interno, riposti con l’ordine dei tempi andati una serie di abitini da neonata, qualche fotografia dal bianco e nero ancora sfavillante, dei diari. E poi, conservati con la cura che si riserva ai documenti più preziosi, le ricette scritte a mano dal pediatra al quale la mamma si era affidata per la mia crescita .

In questi foglietti di carta leggera e preziosa erano riportati in bella grafia e con l’inchiostro reso verdognolo dal tempo non solo i consigli puramente medici ma anche le ricette specifiche per lo svezzamento. Inizialmente pochi ingredienti: la mela, la banana o la pera. Poi il brodo vegetale profumato con la carota e la zucchina, la pastina sottile, il pezzettino di carne per un brodo un po’ più sostanzioso e finalmente il primo incontro con pesce. Un percorso da affrontare un po’ alla volta, con la calma e l’attenzione che serve per far diventare una piantina un albero forte e pronto ad affrontare le intemperie della vita.

Ma quello che divenne poi spunto di riflessione è stato sicuramente l’attenzione per la bontà degli ingredienti: le verdure dovevano essere dell’orto, l’uovo acquistato magari dal contadino e il pesce “autoctono” quasi a voler sottolineare un “km zero” che quarant’anni dopo è diventato sinonimo di valore aggiunto. Il senso della stagionalità e il rispetto per quello che la natura, da tempi immemori, offriva, si evincevano dalla sequenza nella quale era consigliata la frutta da proporre alla piccola, ovvero io, che stava crescendo


Poi, qualche mese fa, una notizia inaspettata. La migliore amica di mia figlia ventiduenne, studentessa universitaria e convivente da un paio d’anni con l’amore della sua vita ha preso una decisione controcorrente rispetto a quanto accade nel nostro paese ma assolutamente normale per le giovani coppie europee da Berlino in su: fare i figli giovani, per crescerli con l’entusiasmo e la sana incoscienza di chi non ha ancora 30 anni. E mi sono fatta subito questa domanda: ma come fanno le mamme del terzo millennio? Ho cresciuto i miei figli tra il 1989 e il 1997 quando il www o non esisteva o era privo di contenuti inerenti la quotidianità e i miei dubbi trovavano risoluzione soprattutto consultando libri e riviste, come accadeva fino a qualche tempo per la maggior parte delle persone con le ricette. Se mi affido alla tastiera di computer per sapere la tecnica del brasato al barolo la stessa cosa può avvenire con la prima minestrina da grande del mio cucciolo! E i dubbi da risolvere non finiscono certamente qui: è importante sapere se l’albume è digerito più facilmente del tuorlo, se lo yogurt lo posso dolcificare con il miele, se posso dargli un pezzettino di pane dalla crosta dura così che possa dare un po’ di sollievo alle gengive mentre impara a riconoscere un gusto diverso ed ugualmente accattivante dal latte materno.


Così ad ogni mia domanda la rete ha risposto con decine di link, forum, consigli, spiegazioni, avvertimenti e in questo web-viaggio ho incontrato Alimentazione Bambini il sito che Coop ha elaborato per le esigenze specifiche dei bimbi e delle loro mamme: la prima ricetta che ho scelto quasi a caso, quella di una minestrina con il pesce, mi ha ricordato, se mai ce ne fosse stato bisogno, dello spirito che anima l’impegno della Coop. L’elenco degli ingredienti era profumato di buono e soprattutto di giusto, perché l’educazione alimentare dei nostri bambini inizia da prima della loro nascita, con la consapevolezza di un consumatore attento e di un marchio distributivo che mette l’etica alla testa di tutti i propri valori.

I miei figli sono grandi ora e molte volte, quando rientro tardi dal lavoro, trovo la dolcissima sorpresa di una cena preparata di tutto punto: figuratevi il mio stupore quanto l’altra sera entrando in casa ho scoperto che stavano preparando un “happy hours” con le polpettine di pesce che avevano trovato nel sito sul quale stavo appunto navigando.
E’ proprio vero che ad essere buoni c’è più gusto.

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