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Olio extravergine: quali informazioni per tutelare i consumatori? Etichetta narrante strumento per combattere i furbetti dell’agroalimentare


Leggere l’olio: questo il filo conduttore del convegno organizzato da Slow Food Italia in collaborazione con Sol&Agrifood a Vinitaly. Le domande a cui rispondere sono molte: come tutelare i consumatori, come difendere i produttori di piccola scala, come migliorare la tracciabilità dei prodotti e lottare contro le frodi. Interrogato proprio sulla situazione attuale, è Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, a far luce sul futuro: «La nuova Commissione per la riforma dei reati agroalimentari sta lavorando per riformare il sistema normativo vigente, che contiene leggi a tutela dell’agroalimentare ormai vetuste e carenti sotto molti aspetti. Vorremmo dar vita a una normativa differenziata a seconda della situazione, che avrà nell’etichetta narrante l’elemento cardine della riforma. Sarà lei il vero antidoto per le malattie del settore agroalimentare, per consentire di raccontare origine e contenuto del cibo che si trova sugli scaffali, restituendo consapevolezza a ciò che il consumatore acquista».
Etichetta narrante che da molti anni caratterizza i prodotti dei Presìdi Slow Food, in particolare gli oli che fanno parte del nuovo Presidio dell’olio extravergine italiano, come ricorda Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. «La filiera dell’olio è purtroppo naturalmente appetibile per le frodi, e quindi è fondamentale riuscire a difenderci dalle contraffazioni e dalla confusione. Quando abbiamo ideato l’etichetta narrante per i Presìdi lo abbiamo fatto per permettere al produttore di raccontare ciò che fa a chi fa la spesa, utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile», racconta, facendo però notare che «se la analizzassimo da un punto di vista strettamente normativo, sarebbe fuori legge!». Ad esempio sulle bottiglie di olio extravergine non è consentito indicare, se non in alcune eccezioni, il comune di provenienza, un vero paradosso che va a discapito della trasparenza per consumatori e produttori. «Le sanzioni amministrative oggi vigenti nella legislazione dell’agroalimentare fanno sì che la frode possa essere considerata dal produttore disonesto un mero costo di produzione perché a volte i guadagni ottenuti con un comportamento non trasparente superano l’importo dell’eventuale sanzione».

«Etichetta, tracciabilità e qualità. Questi i tre capisaldi alla base del nostro lavoro che permettono ai consumatori di avere un olio extravergine di qualità», commenta Giuseppe Vadalà, comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato per la Toscana. «Lavoriamo per dare certezze alla qualità dell’olio, che è un bene economico immenso e che caratterizza tutta la penisola, che garantisce il reddito degli olivicoltori. Abbiamo quasi 400 cultivar differenti che ci permettono di avere oli eccezionali, dobbiamo però far conoscere la qualità, sia raccontandola che facendola assaggiare. L’etichetta è fondamentale, indicando il luogo di trasformazione e l’origine della materia prima, è uno dei connotati per fare qualità». Elementi questi sottolineati anche da Nico Sartori, olivicoltore dell'azienda Fattoria Altomena di Pelago (Fi), che si chiede altrimenti come fare per «spiegare ai consumatori qual è la differenza tra il mio olio e quello che si trova a 3 euro nella grande distribuzione, se sull’etichetta di entrambi si legge “100% da olive italiane”?». E proprio di tutela ai consumatori si parla riferendosi agli strumenti esistenti, come la Guida agli extravergini di Slow Food Editore.

La domanda del moderatore Alberto Grimelli, direttore di Teatro Naturale, è quindi d’obbligo: perché un consumatore dovrebbe investire sulla Guida di Slow Food? «Anche la nostra Guida agli extravergini punta sulla qualità organolettica, sottolineando però l’importanza dell’olivicoltura tradizionale, fatta di persone, di territori, di cultivar, di cui deteniamo il 42% del patrimonio mondiale», spiega Diego Soracco, curatore della guida. «Siamo convinti che il lavoro degli olivicoltori che garantiscono il tessuto produttivo debba essere tutelato e comunicato mettendo a disposizione dati semplici e significativi, come le notizie su azienda, coltivazione e produzione, con dettagli sulla geografia delle varietà e della possibilità di reperirli. Da quest’anno ospitiamo anche interventi di specialisti sul tema, dalla salute alle etichette, dalla lotta alle frodi alla situazione dell’olivicoltura in Italia».
Insomma, anche se la strada è ancora lunga, noi consumatori abbiamo già qualche strumento a disposizione per poter scegliere un olio extravergine di qualità che faccia bene alla nostra salute e sostenga il lavoro di olivicoltori di piccola scala che lottano ogni giorno per tutelare il paesaggio e l’ambiente che ci circonda.

Dall’attenzione alla qualità e alle garanzie di origine nasce anche la partnership con Dolomiti Energia, uno dei maggiori operatori energetici italiani che si contraddistingue per l’innata vocazione ambientale. Romano Stefani, direttore Mercato Business di Dolomiti Energia, ha dichiarato: «Siamo orgogliosi di poter affiancare con l’energia idroelettrica tutta italiana proveniente dalle nostre centrali sulle Dolomiti un prodotto così prezioso e importante come l’olio extravergine prodotto da olive italiane; collaborare con Slow Food è una conferma della qualità dei servizi green che offriamo: certificazioni che garantiscono la tracciabilità della reale provenienza e natura dell’energia utilizzata». Slow Food ha scelto infatti Dolomiti Energia per rendere il convegno eco-compatibile, certificando tutti i consumi di energia elettrica dello stesso con “100% energia pulita Dolomiti Energia”, l’energia che nasce dalla potenza dell’acqua che alimenta le centrali idroelettriche delle nostre Dolomiti; energia rinnovabile totalmente italiana con origine tracciata e garantita dal Gestore del Sistema Elettrico. Con la stessa energia pura sono stati certificati anche i consumi legati alla produzione della Guida agli extravergini 2016 e del server del sito internet di Slow Food Italia per il 2016. L’energia dell’acqua per un olio più buono e un ambiente più pulito.
Ufficio stampa Slow Food

Alla scoperta del piatto più tricolore del web: ultimi giorni per partecipare al contest di Tre Spade e Slow Food


Ecco un contest che non dovreste perdere!

Sei un foodblogger con la passione per la cucina italiana?
Hai tempo fino al 16 gennaio 2015 per realizzare il tuo piatto, inviaci la ricetta e qualche foto... e il contest è servito!
Tre Spade Slow Food sceglieranno i migliori e li faranno sfidare all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Entra a far parte delle eccellenze da 120 e lode in cucina,  vieni a trovarci su Facebookla prossima ricetta potrebbe essere la tua!

Montepremi, info e regolamento su: http://www.trespade.it/it/concorso_foodblogger.php

La sostenibilità come approccio globale alla vita è al centro della V edizione di Vacanze dell’Anima


Torna il Festival della cultura e del territorio dell’Alta Marca Trevigiana. 


La V edizione è dedicata al tema “S.O.S.TENIBILE” per marcare la volontà 
di preservare il giusto tempo delle cose, dell’agricoltura e delle stagioni,
dell’impresa, dell’educazione delle giovani generazioni, 
con l’attenzione ad una salute stimolata attraverso la consapevolezza individuale.

 Dal 12 al 2o luglio, 9 giorni per discuterne attraverso l’incontro con personalità note di svariate discipline, 
concerti, spettacoli teatrali, escursioni guidate, visite d’azienda, 
mostre d’artigianato artistico, degustazioni e cene. 
Un Festival del territorio per il territorio per saperlo gustare in tutte le sue prospettive.

L'apertura del festival è affidata al fondatore di Slow Food Carlo Petrini, che da avvio ad un fitto programma di incontri, spettacoli di teatro e musica, degustazioni enogastronomiche, esposizioni e tour guidati nella Marca Trevigiana, tra Pedemontana del Grappa, Colli Asolani e Montello.

Frutto della collaborazione tra un'ampia rete di soggetti territoriali pubblici e privati, il progetto è occasione per stimolare lo sviluppo locale partendo da cultura e turismo come chiavi di valorizzazione trasversale e internazionalizzazione del territorio.


Per info: http://www.vacanzedellanima.it/programma-2014/

"I monologhi della patatina", per ricordare le qualità del tubero. E una focaccina di patate vitellote, mandorle e zenzero

Eve Ensler debuttò nel 1996 con il canovaccio dell'opera teatrale che fece il giro del mondo rendendola famosa, tanto che ne venne prodotta anche una versione televisiva. 
Quasi vent'anni dopo credo sia giunta l'ora di far parlare anche l'ortaggio, associato in un qualche modo alla protagonista della pièce di Eve, in quanto l'unico con una certa cognizione di causa.

Ultimamente della patatina ne parlano solo gli uomini, alcuni per averne conosciute tante (conosciute in senso biblico) e alcuni perché ne hanno sbucciate tante (sbucciate in senso culinario) ma tutti, e dimostratemi il contrario, associano la mia immagine ad una parte del corpo femminile che, per quanto interessante, con me davvero non c'entra nulla. A partire dal fatto che io sono un vegetale e mentre la mia omonima, di solito, si apprezza cruda io do il meglio di me lessata, al vapore, al forno e anche fritta. Anzi, direi che fritta sono un bel pezzo di tubero.


Mi presento, sono la patata, un tubero originario delle Ande, apprezzata fin dagli Inca che mi consideravano dono delle divinità (anche se mi dicono che nel paradiso terrestre a causa mia ci fu qualche incomprensione). Pensate che gli amici andini mi amavano a tal punto da essere riusciti a coltivarne molteplici specie oltre ad affinare le tecniche di conservazione che preservavano intatte le mie qualità organolettiche fino a tre anni (e senza chirurgia estetica riduttiva).

Attorno ai primi anni del '500 feci perdere la testa anche ad un europeo, tale Francisco Pizarro, che mi portò nel vecchio continente, alla corte di Spagna. Essendo uomo di mare non capì molto di me, che vivo nella terra, e mi tenne per lungo tempo in cornice, ammirando solo i miei fiori, impedendomi di esprimere tutte le mie infinite potenzialità (e cinquecento anni dopo se siamo ancora qui a disquisire di quote rosa e tetti di cristallo credo che il rispetto rimanga ancora allo stato embrionale).
Addirittura mi consideravano tossica, ve-le-no-sa! Beh, non è che avessero tutti i torti, leggi alla voce solanina, ma sarebbe bastato, appunto, desiderare entrare in contatto con me non in modo superficiale, sforzarsi di approfondire la conoscenza della mia personalità e delle mie qualità, fuori da cliché triti e ritriti.




Come nelle migliori tradizioni misogine chi disprezza, compra. E quante tonnellate di me e delle mie consorelle furono prodotte dal momento in cui, nel 1771, l'Accademia di Besancon mi definì "una pianta adatta a supplire alla nutrizione dell'uomo in tempi di carestia", tanto per gradire.
In Italia, paese baciato dal mare e dal sole, che si dice ami particolarmente le mie omonime straniere, all'inizio mi snobbarono e verso la metà dell'ottocento smisero di considerarmi solo per la mia aura di "esoticità" e finalmente mi considerarono per quello che valgo, ovvero "ingrediente essenziale ed eclettico della cucina".

Non starò a dilungarmi sulle mie qualità organolettiche e seduttive - provate ad offrire ad un piccolo uomo una porzione di spinaci o una bella porzione di patatine e vedrete cosa vi risponderà - ma vorrei raccontarvi un paio di aneddoti che mi riguardano e prima ancora di Amflora, la prima patata geneticamente modificata alla quale la Commissione Europea ha dato via libera per un uso industriale. Non so se fa bene o fa male ma contiene un "marker" che le conferisce resistenza ad alcuni antibiotici. E qui mi fermo.

Circa gli aneddoti, si racconta che le chips siano state inventate il 24 agosto 1853 da George Crum, cuoco del prestigioso Moon's Lake House di New York, estenuato da un cliente che continuava a rimandare in cucina la porzione di patate che considerava non essere tagliate sottilmente: Crum ne fece delle sfoglie e le cucinò in forno, creando così una bontà amata in tutto il mondo. Mentre le celebri "frites", ovvero le patatine fritte a bastoncino nate sotto la torre Eiffel, si racconta furono create dal farmacista Antoine Parmentier che nella seconda metà del '700 si occupò di realizzare una campagna di diffusione per promuoverne il consumo.

Come vedete di storie da raccontare, e di qualità da esprimere, ne ho davvero molte e per questo semplicissimo motivo, se proprio volete farmi un complimento, associatemi ad un prezioso ortaggio diverso da me e non a "patatine" indefinite, alcune addirittura di dubbia moralità.



Vi lascio con una ricetta a base di patata, ovviamente, e con una canzone, direttamente dalla raccolta di vinili di Enrica: un pezzo house del 1992 di Liz Turres, una bella patatina anche lei ;)


Focaccine di patate vitellote con mandorle e zenzero (ricetta di Carlo Cracco del 2004, modificata e adattata)

Ingredienti
200 g di patate vitellote lessate, 100 g di patate vitellote grattugiate a crudo, 10 g di lievito di birra secco, 2 cm di radice di zenzero fresca, 460 g di farina Petra1, 100 g di latte crudo, 100 g di olio evo, 140 g di acqua (circa, aggiungetela un po' alla volta in quanto a seconda dell'umidità delle patate, di quanta ne richiede la farina, di quella atmosferica....), 2 cucchiai di mandorle tritate, 6 g di sale, sale di Maldon in fiocchi per la decorazione.


Procedimento

Lessare 200 g di patate vitellote con la buccia partendo dall'acqua fredda e grattuggiarne con la microplane 100 g, grattuggiare anche la radice di zenzero e tritare a coltello gli aghi di rosmarino.
Passare le patate lessate, sempre con la buccia, con lo schiacciapatate con i fori larghi e metterle nella planetaria con il lievito sciolto in 70 g di acqua, il latte e la farina impastando con la frusta a gancio, dopo 2' unire il sale sciolto in 50 g di acqua, dopo 3' le patate grattugiate, lo zenzero e le mandorle e dopo altri 2' l'olio a filo (ed aggiungendo, eventualmente, l'acqua restante).
Impastare per almeno 10' fino ad ottenere un panetto compatto, incidere una croce e far lievitare fino al raddoppio a 25-26°, coperto da un telo umido.


Riprendere l'impasto, dividerlo in pezzetti di 60 g, pirlarli se si desidera dar loro una forma tonda oppure posizionarli in stampini rettangolari e lasciar lievitare coperti per almeno altri 30'. Spargere la superficie con i fiocchi di sale di Maldon.

Accendere il forno statico a 200°, cucinare per i primi 10' ed abbassare a 180° per i successivi 10-15', sfornare, spennellare con un po' di olio evo e servire immediatamente.

"La Trevisana", il 1^ giugno in bicicletta tra ville e cantine dei Colli Asolani e del Montello


La cicloturistica tra Colli Asolani e Montello: anteprima del Festival Vacanze dell’Anima

In sella alla bicicletta, per scoprire i tesori naturali e artistici nel territorio tra Colli Asolani e Montello,  ma anche un’opportunità per degustare i prodotti enogastronomici locali. Non una semplice escursione in bicicletta, ma la possibilità di attraversare e assaporare il paesaggio ad un ritmo decisamente più lento rispetto a quello frenetico che la vita di tutti i giorni ci impone: dopo la prima fortunata edizione, domenica 1 giugno torna l’appuntamento con la cicloturistica tra ville e cantine La Trevisana – Terra di campioni!

L’appuntamento è l’anteprima della quinta edizione del Festival Vacanze dell’anima, in programma dal 12 luglio al 20 luglio. Dedicato quest’anno al tema della sostenibilità, il Festival rilancia la sua sfida per lo sviluppo: valorizzare e non sfruttare il territorio. Una sfida che sarà raccolta assieme a Slow Food e molti altri partner, attraverso incontri, visite guidate, piaceri culinari e artistici. Si parte con una proposta slow: la passeggiata ciclistica del 1 giugno è il miglior modo per iniziare con la “ruota” giusta l’edizione 2014 e ribadire il valore del cicloturismo come risorsa per il territorio. La volontà è quella di far conoscere un itinerario che possa diventare “permanente”, in un’area che sul tema della bicicletta ha davvero molto da dire: patria di grandi campioni, sede di alcune fra le più affermate imprese del settore e di importanti eventi sportivi, dentro una cornice paesaggistica di grande fascino.

Il percorso guidato di 35 km, aperto a tutti (dai 10 ai 99 anni), parte e si conclude a Villa di Maser (8.30-13). A condurre residenti, turisti e appassionati del ciclismo d’un tempo, per la sezione vintage, saranno le guide naturalistiche dell’agenzia To See travel & outdoor di Volpago, che promuove l’evento assieme a Vacanze dell’anima.

L’itinerario comprende due tappe di degustazione, la prima nell’azienda Agricola Pozzobon, a Volpago del Montello, e la seconda in Villa Guillon Mangilli, dimora storica a Pederiva di Montebelluna, oltre ad un passaggio nella palladiana Barchessa Loredan. La Trevisana diventa così un’occasione per riscoprire i prodotti della Strada dei vini del Montello e Colli Asolani, patrimonio dell’area, assieme alle testimonianze storiche e artistiche. Al ritorno a Maser è poi possibile fermarsi per il pranzo, nella cornice della Festa della Ciliegia, dove, al termine della Pedalata è in programma la premiazione per i gruppi, ma anche per il partecipante più giovane, per il più anziano e per l’iscritto che arriva da più lontano. In caso di maltempo la manifestazione verrà rinviata a lunedì 2 giugno (la notizia sarà comunicata sul sito e sulla pagina Facebook).

A conferma del riconoscimento del valore dell’iniziativa come occasione di valorizzazione turistica del territorio, sono molti i soggetti pubblici e privati partecipanti. Realizzata con il contributo di Treviso Glocal, la manifestazione vede la collaborazione di Regione del Veneto, Provincia di Treviso, Reteventi e Club di Prodotto-Treviso la Provincia dello Sport, il sostegno di Confartigianato AsoloMontebelluna, CNA Asolo, Coldiretti Treviso, Confcommercio Ascom Treviso, Villa di Maser, Strada del Vino Montello e Colli Asolani, e l’adesione di 8 Comuni: Asolo, Caerano di San Marco, Cavaso del Tomba, Maser, Monfumo, Possagno, San Zenone degli Ezzelini, Volpago del Montello.

Iscrizioni e quote di adesione
Iscrizioni fino a giovedì 29 maggio. E’ possibile richiedere il noleggio della bicicletta.

Tour cicloturistico e degustazioni enogastronomiche: 12 € intero – 10 € minori di 14 anni
Tour cicloturistico, degustazioni enogastronomiche e pranzo: 20 € intero – 18 € minori di 14 anni

Info www.latrevisana.org - tel. 0423527839 – fax. 0423524138 - latrevisana@vacanzedellanima.it

Búrek di ricotta e marmellata ai frutti di bosco con spuma di mele al coriandolo e Calvados. Per l'Mtchallenge e per le donne di Bratunac

C’è una domanda che non bisognerebbe mai fare ad una donna di Bratunac: Come sta tuo marito?”
C’è una domanda che non bisognerebbe mai fare ad una donna Bratunac: “Cosa fa tuo figlio?”
Bratunac dista pochi chilometri da Srebrenika, in Bosnia Erzegovina, dove la follia degli uomini ha portato via a queste donne i loro compagni, qualche volta i padri, sempre i figli, anche neonati, strappati dalle braccia e messi a cuocere dentro un forno o sfracellati contro un muro. Perché la follia degli uomini riesce a vedere in un neonato un nemico in divenire e in una donna una pericolosa complice da distruggere, calpestare, violare. O semplicemente un utero che partorirà i geni del vincitore.
Nel luglio del 1995 le truppe a comando dell'infame Ratko Mladic divisero gli uomini dai 13 ai 65 anni dalle donne, in tutti i villaggi appartenenti all'enclave di Srebrenica, inutilmente posta sotto la tutela delle inutili truppe dell'Onu. Le quali non intervenirono mentre il genocidio di 8372 Musulmani Bosniaci avveniva nell'indifferenza della vicinissima, e civilissima, europa (genocidio fu un termine non riconosciuto durante i processi che si svolsero anni più tardi nei confronti dei pochi responsabili catturati, sostituito dal più blando massacro!).



Villaggi devastati, campagne abbandonate e l'assordante silenzio di chi non c'era più: questo fu ciò che accolse le donne, dopo anni di campi profughi, quando tornarono in quelle terre che le avevano viste felici.

I processi che si succedettero considerarono responsabili i singoli ma non il paese che scatenò tutto questo e ciò significò l'assoluta mancanza di risarcimenti ai superstiti. Come se non bastasse, mentre nel nostro paese le quote latte sono diventate l'ennesima occasione di truffe ai danni della Cee ed i contadini francesi ogni tre per due salgono sui trattori e organizzano manifestazioni, per queste donne bosniache, anch'esse contadine, l'Europa non ha mai ritenuto opportuno stanziare un centesimo. Uno solo.


Nel 2003, dieci soci contadini, diedero vita alla Cooperativa Agricola Insieme che, con l'aiuto di Acs Italia, svilupparono un progetto di solidarietà chiamato "Lamponi di Pace": in queste terre, infatti, la coltivazioni dei piccoli frutti di bosco era un'attività importante per l'economia rurale, distrutta dalla guerra e dalle deportazioni.
A queste donne sole si è insegnato a divenire dei "capofamiglia", concetto lontano dalla loro cultura, dovendo provvedere al sostentamento di bimbi piccoli e genitori anziani.
Sono state costruite serre, impianti di lavaggio e surgelazione, laboratori per la trasformazione dei piccoli frutti in marmellate, succhi, gelatine e coloranti alimentari da commercializzare, così da dare loro l'opportunità di sopravvivere e di ricostruire i villaggi. A distanza di dieci anni i soci contadini sono più di 500 e lavorano insieme, nel rispetto delle etnie che li hanno divisi.

Conobbi questo progetto, e queste donne, nel 2010, coinvolta appunto dall'Acs per la realizzazione di alcune cene vegetariane di conoscenza e raccolta fondi e nella promozione di "bomboniere" preparate proprio con le marmellate e, nel frattempo anche Slow Food, Alce Nero e la grande distribuzione, Coop in primis, hanno preso a cuore il progetto, mettendo sui loro scaffali marmellate e succhi con l'etichetta "Frutti di Pace". Rada Zarcovick, la presidente della Cooperativa Insieme era presente anche a Terra Madre con i suoi profumatissimi prodotti.

Superata la bulimia mielosa di San Valentino, al varco ci aspetta un'altrettanta bulimia retorica per l'8 marzo. Volete fare un regalo alle altre donne della vostra vita? Bene, lasciate sugli alberi le tenere mimose e confezionate pani profumati sulle cui fette spalmare le marmellate di queste donne di pace. Perchè davvero ad essere buoni c'è più gusto.


Ho pensato quindi, per l'Mtchallenge di questo mese, che vede Mari, Lasagnapazza lanciare come guanto della sfida la preparazione dello Strudel, di proporre il Burek, in versione dolce.

Il burek è una specie di torta salata preparata con una pasta fillo o pasta matta farcita e cotta arrotolata. E come lo strudel d'Austria, lo strucolo e la gubana del Friuli Venezia-Giulia o la luganega di Treviso la spirale è quel simbolo arcaico che parla di vita, di nascita e di morte, di ritorni. Infatti la pita bosniaca è arrotolata a serpentello e cambia nome a seconda del ripieno: búrek è solo quella con carne e cipolla; poi ci sono burèdžici (con carne, cipolla, aglio e panna acida), sirnica (con formaggio tipo ricotta), zeljanika (con spinaci), tikvènica (con zucchine), krompìruša (con patate, cipolla e tanto pepe)... e poi c'è la mia, farcita con ricotta e marmellata di frutti di bosco e accompagnata con una spuma di mele renette al coriandolo e Calvados. Giusto per finire fuori gara anche questo mese ;)



Búrek di ricotta e marmellata ai frutti di bosco con spuma di mele al coriandolo e Calvados

Ingredienti

Per la pasta (quelli indicati da Mari, ma ho messo un po' meno acqua: l'umidità presente nell'aria - visto le piogge insistenti - ha fatto in modo che la farina ne richiedesse meno)
150 g Farina Petra5, 80 ml acqua oligominerale a 40°, un pizzico di sale croato (sala molto) ed un cucchiaio di olio evo.
Per la farcia: 150 g di ricotta di pecora freschissima, 150 g di marmellata ai frutti di bosco, 1 limone bio.
Per la spuma: 250 g di mele renette, 250 ml di panna fresca, un cucchiaino di semi di coriandolo, 40 ml di Calvados, 40 g di zucchero di canna.
Burro chiarificato per spennellare la superficie (circa 50 g).




Procedimento
In una ciotola mescolare la farina, il sale e l'olio con un po' di acqua tiepida e continuare ad impastare per qualche minuto fino ad ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Coprire e lasciar riposare per circa 30'.

Mondare le mele dal torsolo e dalla buccia, tagliarle in piccola dadolata e metterle a riposare qualche minuto con il succo di mezzo limone dal quale avrete già tolto la buccia con uno zester.

Tritare le zeste ed unirle in una ciotola mescolando la ricotta e la marmellata con una frusta. Mettere il composto in un sac a poche e lasciar riposare in frigo.
Portare a bollore la panna con i semi di coriandolo schiacciati al mortaio. Spegnere il fuoco, far raffreddare e filtrare. Mettere da parte.
In una piccola casseruola con il fondo pesante far rosolare le mele con una noce di burro, unire lo zucchero, farlo sciogliere, il Calvados, far sfumare e continuare la cottura a tegame aperto fino allo spappolamento delle mele. Frullare, passare la colino, unire la panna, mescolare bene e mettere tutto nel sifone da 500 ml con 1 cartuccia di gas. Capovolgere e mettere in abbattitore per mezz'ora o in frigo per almeno due ore. In alternativa è possibile mantecare il composto nella gelatiera.

Accendere il forno a 180°, statico.
Stendere la sfoglia sopra un canovaccio infarinato: sarà sottile ed elastica. Con il sac a poche stendere una riga di impasto lungo un lato della sfoglia, arrotolarla per avvolgere la farcia, tagliare con un coltello lungo tutto il cannolo così ottenuto e adagiare, arrotolandolo, sopra una tortiera da 22 cm di diametro imburrata ed infarinata, spennellandolo di burro fuso. Si parte dal centro e si continua verso l'esterno fino al termine degli ingredienti, terminando anche di spennellare tutta la superficie.
Cucinare nel forno già caldo per circa 35'-40' fino alla doratura della sfoglia che dovrà essere croccante.
Sfornare, far raffreddare sopra una gratella e servire con un po' di zucchero a velo e qualche ciuffo di spuma di mele (o pallina di gelato se avete messo il composto in gelatiera).

8 film, otto piatti e otto vini, torna Retrogusto, la rassegna cinematografica targata Slow Food Lanciano


 
8 film, otto piatti e otto vini per raccontare l’incontro di cinema, cibo e territorio Torna Retrogusto, la rassegna cinematografica targata Slow Food Lanciano Primo appuntamento lunedì 13 Gennaio 2014 al teatro Fenaroli. Un ciclo di film per ragionare di cibo, tutela ambientale e biodiversità.
Parte lunedì 13 Gennaio 2014 Retrogusto, la rassegna cinematografica organizzata da Slow Food Lanciano che farà compagnia agli appassionati del grande cinema e della buona cucina fino al 3 marzo 2014
Per otto settimane, otto pellicole di grandi autori del cinema italiano ed internazionale racconteranno le mille declinazioni del cibo, in tandem con i piatti di 8 ristoratori abruzzesi e ad altrettanti vini delle cantine del territorio.
Ad ospitare la rassegna, che avrà inizio alle ore 20.30,  uno dei luoghi più suggestivi della città di Lanciano, il teatro Fenaroli, mentre le degustazioni si terranno nella vicina ex Casa di Conversazione.
Il biglietto d’ingresso (comprensivo di visione del film e degustazione) ha un costo di 8 euro, mentre l’abbonamento alla rassegna 40 euro. Infoline 338.2680783.
 
La rassegna è patrocinata dal Comune di Lanciano e sostenuta da BioAlimenta, azienda di Fara San Martino che produce pasta ed altri alimenti gluten free.
 Si parte il 13 gennaio con Chef di Daniel Cohen, per proseguire lunedì 20 con una delle pellicole cult del cinema italiano “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, mentre il 27 sarà la volta de “La Cuoca del presidente” di  Christian Vincent. Lunedì 3 febbraio toccherà, invece, a “Slow Food Story” di Stefano Sardo. Seguono il 10 “Donna Flor e i suoi due mariti” di Bruno Barreto; il 18 “God save the green” di Michele Mellara e Alessandro Rossi e il 24 “Mozzarella stories” di Edoardo De Angelis. Chiude lunedì 3 marzo “L’economia della felicità” di Helena Norberg-Hodge, un documentario sulla crisi economica, ambientale e sociale in cui ci troviamo.
L’auspicio è che in molti scelgano di trascorrere le proprie serate al Teatro Fenaroli in compagnia di Slow Food Lanciano, del cinema buono, pulito e giusto e degli osti e delle aziende vinicole – ha sottolineato Silvana Pasquini, Fiduciaria della Condotta - che porteranno il loro laborioso contributo e la loro testimonianza”.
Le degustazioni saranno a cura dei ristoranti: La Torre di Lanciano; Agriturismo Caniloro di Lanciano;  l’Aquolina di Castel Frentano; Osteria da Peppone di Castel Frentano; Trattoria Adriatica di San Vito Marina (Ch); Osteria La Patria di Lanciano; Zappacosta di Piane D’Archi (Ch) e Associazione  Custode della tradizione di Villa Santa Maria (Ch).
In abbinamento i vini della Cantine: Valori di Sant’Omero (Te); Citra di Ortona (Ch); Sergio del Casale di Vasto (Ch); Cataldi Madonna di Ofena (Aq); San Lorenzo di Castilenti (Te); Legonziano di Lanciano; Valle Reale di Popoli (Pe) e Ciavolich di Miglianico (Ch).
Per scaricare il programma completo con date, sinossi dei film ed indicazioni su ristoratori e aziende vinicole protagoniste di ogni serata:
 

In cucina c'è sua maestà l'Oca. Una rassegna dei Ristoratori Confcommercio di Vicenza

     Oca lessa riposata nel suo grasso su broccoli di Bassano del Grappa e polenta di farro (foto Fiorenzo Zanon) 

Fino a febbraio 2014, undici locali di Marostica e del Bassanese fanno riscoprire i piatti della tradizione, alternati a nuove proposte.

Due mesi all’insegna di una specialità gastronomica che appartiene alla tradizione veneta, ma che non è ancora del tutto conosciuta dagli amanti della buona tavola: la carne d’oca. A proporre questo viaggio tra piatti di un tempo e nuove declinazioni in cucina del prodotto, sono undici ristoranti situati tra Marostica, il Bassanese e Asolo, che per il quarto anno partecipano alla rassegna “Oca e Marzemin”, organizzata dal mandamento Confcommercio di Marostica.

“Il nostro obiettivo è quello di valorizzare il più possibile l’utilizzo di questa carne – spiega Stefano Nardello, ristoratore di Marostica e consigliere dell’Associazione provinciale di categoria -. Spesso, infatti, ci si ricorda dell’oca solo per il paté di foie gras, ma la prelibatezza e la versatilità dell’oca ne consente gli usi più disparati: dagli arrosti allo stracotto, fino agli splendidi insaccati e molto altro ancora. Senza dimenticare l’oca in onto, che può contare anche su un presidio Slow Food proprio in Veneto”.

La rassegna “Oca e Marzemin” sarà dunque l’occasione per assaggiare molte di queste prelibatezze, come, ad esempio, il risotto con i fegatini d’oca, l’oca in “tecia”, gli gnocchi e i bigoli con il ragù d’oca, la coscia e il petto d’oca in più varianti, lo spiedo d’oca, l’oca lessa riposata nel suo grasso su broccoli di Bassano del Grappa e polenta di farro, gli gnocchi di pane alle erbette fini su stracotto d'oca al marzemin. Senza dimenticare le pizze con affettati o sfilacci d’oca.

                    Gnocchi di pane alle erbette fini su stracotto d'oca al marzemino (foto Fiorenzo Zanon) 

Undici, come si diceva, i ristoranti che fino a febbraio 2014 proporranno sempre in menu piatti a base d’oca. E otto le serate di Gran Gala organizzate per l’occasione. L’esordio tocca a Pulierin Enotavola di Bassano del Grappa (il 15 novembre); poi l’Agriturismo Collalto di Molvena (21 novembre); Villa Razzolini Loredan di Asolo (il 23 novembre); Osteria Madonnetta di Marostica (26 novembre), Ristorante Al Pioppeto di Romano d’Ezzelino (8 dicembre a pranzo), Ristorante Trevisani di Bassano del Grappa (24 gennaio 2014) e infine Ristorante Castello Superiore di Marostica (23 febbraio a pranzo). A questi si aggiungono, poi, con menu speciali, L’Angelo e il Diavolo L’Osteria di Apo, il ristorante Lunaelaltro e la trattoria Caissa, tutti di Marostica, che partecipano alla rassegna con speciali menu.

Maggiori informazioni su www.ristoratoridivicenza.it, il portale Confcommercio della ristorazione vicentina.

Earth Over Shoot Day 2013: vuol dire che per la Terra siamo dei parassiti


Oggi, purtroppo, è l'Earth Over Shoot Day 2013. Che cosa significa?

Significa che l'umanità da oggi ha finito di consumare le risorse che il nostro Pianeta è in grado di produrre in un anno in modo sostenibile. Quindi, per arrivare al 31 dicembre 2013, da domani iniziamo a consumare il “capitale natura”, impoverendolo. È come se avessimo finito i soldi e iniziassimo a vendere il patrimonio della nostra famiglia, deprivandone i nostri figli. Stiamo consumando il "capitale natura", diminuendo il patrimonio disponibile e la sua capacità di "produrre interessi", ovvero di generare le risorse necessarie alla nostra vita.
Rete civica italiana collabora con il Global Footprint Network per diffondere in Italia l'evento dell'Overshoot Day.  

Stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità (da troppi anni ormai!).

Occorre dunque diffondere una nuova cultura e secondo Slow Food il nostro modo di alimentarci, il nostro cibo quotidiano, può essere uno straordinario punto di partenza: ci riguarda tutti, non è così difficile come siamo portati a pensare, può essere un cambiamento all'insegna del gusto e del piacere.


www.slowfood.it

Slow Food Padova: "Ortrofrutta spesa" master of food a Padova


ORTOFRUTTA SPESA
Master of Food

La Condotta Slow Food di Padova organizza martedi 19 e 26 febbraio 2013 presso il Parco Etnografico di Rubano (PD), il Master of Food“Ortofrutta Spesa”.

Nelle 2 serate del Master Ortofrutta Spesa si parlerà di qualità, territorialità ed equità.

Si imparerà a scegliere la frutta e la verdura migliore in tutti i sensi, seguendo la stagionalità e prediligendo la filiera corta. 

Questo per diventare più responsabili e consapevoli di acquistare un prodotto buono, pulito e giusto!


Martedi 19 e 26 febbraio 2013
dalle ore 20.30
Parco Etnografico di Rubano
Via Valli 2 - Bosco di Rubano (PD)

Costo € 45,00 + € 25,00 (anziché € 58,00) per l'eventuale costo della tessera (€ 10,00 per gli under 30)

Per partecipare è obbligatorio essere socio Slow Food o associarsi la prima sera del corso.
Il corso si terrà solo se si raggiungerà il minimo di 20 iscritti.

Iscrizioni entro il 10/02/2013 con versamento di €20,00 sul c/c int. Slow Food Padova BCC IBAN IT90 W084 2963 1000 0450 0003 453

Per info e iscrizionislowfood.padova@gmail.com  Federica Romitelli 338/7612604   

"CIBI CHE CAMBIANO IL MONDO" la mostra fotografica di Slow Food a Feltre



La condotta Slow Food Feltrino-Primiero ha organizzato la mostra

 "CIBI CHE CAMBIANO IL MONDO" 

con la collaborazione della Città di Feltre, dell'Istituto Agrario "A. Della Lucia" di Feltre, del Centro Formazione Enaip Veneto di Feltre, della Cooperativa Samarcanda di Belluno e dell'Associazione Fotografica Feltrina F-Cube.

L'inaugurazione della mostra, aperta a tutti, avverrà il giorno 5 gennaio 2013 alle ore 15.00 ed avrà luogo nei locali del Fondaco della Biade in via Mezzaterra a Feltre (centro storico).


L'esposizione rimarrà aperta nei giorni sabato 5, domenica 6, sabato 12, domenica 13 gennaio 2013 dalle ore 15.00 alle ore 19.00 con ingresso libero e gratuito.



L'esposizione fotografica, alla terza uscita nazionale dopo il recente Salone del Gusto di Torino, è composta di n° 40 pannelli fotografici (125 cm x 85 cm) e rientra tra le iniziative del progetto “4Cities4Dev” finanziato dall'Unione Europea, a cui aderiscono come partner l’Associazione Slow Food e le Città di Torino, di Tours, di Bilbao e di Riga.


"La forza delle immagini per raccontare il profondo legame fra cibo e territorio e le conseguenze delle nostre scelte quotidiane sul futuro del pianeta. Volti, prodotti e storie delle comunità del cibo di Slow Food di tutto il mondo, piccole esperienze positive, concrete proposte di sviluppo sostenibile, soluzioni locali ai grandi problemi ambientali, sociali e culturali legati al cibo."