Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta calvados. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta calvados. Mostra tutti i post

Sharlotka: la torta di mele dell'est che assomiglia ad un pan di Spagna


A metà del 1200, il monaco francescano Roger Bacon, scriveva:
«Arriveremo a costruire macchine capaci di spingere grandi navi a velocità più forti che un'intera schiera di rematori e bisognose soltanto di un pilota che le diriga. Arriveremo a imprimere ai carri incredibili velocità senza l'aiuto di alcun animale. Arriveremo a costruire macchine alate, capaci di sollevarsi nell'aria come gli uccelli ».

Chissà a cosa stava pensando l’uomo che inventò la ruota. Forse alla libertà.

E chissà dove pensava di arrivare colui che ne unì due per dar vita alla bicicletta, l’inno alla libertà più economico che c’è.
Così, a mezz'aria, senza toccare il terreno con i piedi, da sentirsi ancora più intrepidi nel momento in cui questi si allontanano dai pedali e le braccia sono lanciate verso il cielo. Lo sguardo vivo e vivace, allegro, insomma. Almeno in quei momenti in cui pare di volare grazie alla sola forza delle gambe.
Quando le modalità di applicazione della Fase2 saranno davvero comprensibili probabilmente la bicicletta sarà il mezzo più utilizzato, l’unico che consenta il “distanziamento sociale” senza rimanere intrappolati all’interno di scatole di acciaio.
Si, le auto, pericolose quanto le piste ciclabili, rettilinei disegnati da una matita folle, che si perdono improvvisamente nel nulla, nel caos di una rotonda, come a voler veramente sottolineare che improvvisamente, finita la pista, la bici rollerà e volerà, libera.

Forse la vita è come la bicicletta: sta in piedi perché va.

L'auto, che nel secolo scorso inventò il turismo di massa raccontando di uguaglianza e democrazia in realtà, costruita attorno al guidatore, lo limita e lo chiude, impedendo di interagire e comunicare veramente con gli altri, aiutando a costruire quei muri dai quali ci sentiamo protetti.
La bicicletta invece costruisce ponti, unisce e fa incontrare. E' un mezzo socialista, forse, anarchico, sicuramente.
In quanto non c'è niente di più liberatorio di affrontare una strada contromano, con l'aria che punge il viso, con le mani rese insensibili dal freddo, con il naso che cola e con gli occhi che sorridono e si illuminano anche in mezzo alla nebbia, ricordandoci che alla fine la vita è come la bicicletta e sta in piedi perché va.

Ecco cosa mi ha ispirato questa torta di mele, facilissima nell’esecuzione: una sorta di pan di Spagna, che avvolge le mele marinate nel Calvados.
Leggera, aerea e anche un po’ irriverente, come lo sguardo di un volto allegro, libero anche se costretto in mascherine che ci rendono tutti uguali.


Sharlotka: la torta di mele dell'est che assomiglia ad un pan di Spagna

Portata, dessert
Dosi per 6-8 persone
Difficoltà, minima
Preparazione: 20’ più il riposo
Cottura: 1 h

Ingredienti 
1 kg di mele Golden o Kanzi  (anche un po’ vecchiotte)
3 uova a temperatura ambiente (170 g circa)
170 g di zucchero di canna Zefiro
120 g di farina di farro bio Molino Racchello
2/3 cucchiai di Calvados
Zucchero a velo per il servizio

Procedimento
Porta il forno statico a 190°.
Con la planetaria monta le uova con lo zucchero. Lasciate andare 15’ e nel frattempo sbuccia le mele, tagliale a spicchi, elimina il torsolo ed affettale finemente con la mandolina.
Trasferiscile in una boule di vetro e spruzza il Calvados.
Ora imburra (se vuoi anche infarina) uno stampo tondo di circa 24 cm di diametro.
Aggiungi alla montata di uova la farina (setacciata un paio di volte) a più riprese, con una spatola, delicatamente. Unisci ora le mele sgocciolate dal liquore in eccesso e amalgama bene il tutto.
Trasferisci nello stampo, informa, abbassa la temperatura a 180° e cuoci per circa 1h.
Sforna, fai raffreddare per 15’, sforma e lascia raffreddare completamente.

Spolvera di zucchero a velo e servila, magari con una pallina di gelato alla vaniglia o un ciuffo di panna.

Búrek di ricotta e marmellata ai frutti di bosco con spuma di mele al coriandolo e Calvados. Per l'Mtchallenge e per le donne di Bratunac

C’è una domanda che non bisognerebbe mai fare ad una donna di Bratunac: Come sta tuo marito?”
C’è una domanda che non bisognerebbe mai fare ad una donna Bratunac: “Cosa fa tuo figlio?”
Bratunac dista pochi chilometri da Srebrenika, in Bosnia Erzegovina, dove la follia degli uomini ha portato via a queste donne i loro compagni, qualche volta i padri, sempre i figli, anche neonati, strappati dalle braccia e messi a cuocere dentro un forno o sfracellati contro un muro. Perché la follia degli uomini riesce a vedere in un neonato un nemico in divenire e in una donna una pericolosa complice da distruggere, calpestare, violare. O semplicemente un utero che partorirà i geni del vincitore.
Nel luglio del 1995 le truppe a comando dell'infame Ratko Mladic divisero gli uomini dai 13 ai 65 anni dalle donne, in tutti i villaggi appartenenti all'enclave di Srebrenica, inutilmente posta sotto la tutela delle inutili truppe dell'Onu. Le quali non intervenirono mentre il genocidio di 8372 Musulmani Bosniaci avveniva nell'indifferenza della vicinissima, e civilissima, europa (genocidio fu un termine non riconosciuto durante i processi che si svolsero anni più tardi nei confronti dei pochi responsabili catturati, sostituito dal più blando massacro!).



Villaggi devastati, campagne abbandonate e l'assordante silenzio di chi non c'era più: questo fu ciò che accolse le donne, dopo anni di campi profughi, quando tornarono in quelle terre che le avevano viste felici.

I processi che si succedettero considerarono responsabili i singoli ma non il paese che scatenò tutto questo e ciò significò l'assoluta mancanza di risarcimenti ai superstiti. Come se non bastasse, mentre nel nostro paese le quote latte sono diventate l'ennesima occasione di truffe ai danni della Cee ed i contadini francesi ogni tre per due salgono sui trattori e organizzano manifestazioni, per queste donne bosniache, anch'esse contadine, l'Europa non ha mai ritenuto opportuno stanziare un centesimo. Uno solo.


Nel 2003, dieci soci contadini, diedero vita alla Cooperativa Agricola Insieme che, con l'aiuto di Acs Italia, svilupparono un progetto di solidarietà chiamato "Lamponi di Pace": in queste terre, infatti, la coltivazioni dei piccoli frutti di bosco era un'attività importante per l'economia rurale, distrutta dalla guerra e dalle deportazioni.
A queste donne sole si è insegnato a divenire dei "capofamiglia", concetto lontano dalla loro cultura, dovendo provvedere al sostentamento di bimbi piccoli e genitori anziani.
Sono state costruite serre, impianti di lavaggio e surgelazione, laboratori per la trasformazione dei piccoli frutti in marmellate, succhi, gelatine e coloranti alimentari da commercializzare, così da dare loro l'opportunità di sopravvivere e di ricostruire i villaggi. A distanza di dieci anni i soci contadini sono più di 500 e lavorano insieme, nel rispetto delle etnie che li hanno divisi.

Conobbi questo progetto, e queste donne, nel 2010, coinvolta appunto dall'Acs per la realizzazione di alcune cene vegetariane di conoscenza e raccolta fondi e nella promozione di "bomboniere" preparate proprio con le marmellate e, nel frattempo anche Slow Food, Alce Nero e la grande distribuzione, Coop in primis, hanno preso a cuore il progetto, mettendo sui loro scaffali marmellate e succhi con l'etichetta "Frutti di Pace". Rada Zarcovick, la presidente della Cooperativa Insieme era presente anche a Terra Madre con i suoi profumatissimi prodotti.

Superata la bulimia mielosa di San Valentino, al varco ci aspetta un'altrettanta bulimia retorica per l'8 marzo. Volete fare un regalo alle altre donne della vostra vita? Bene, lasciate sugli alberi le tenere mimose e confezionate pani profumati sulle cui fette spalmare le marmellate di queste donne di pace. Perchè davvero ad essere buoni c'è più gusto.


Ho pensato quindi, per l'Mtchallenge di questo mese, che vede Mari, Lasagnapazza lanciare come guanto della sfida la preparazione dello Strudel, di proporre il Burek, in versione dolce.

Il burek è una specie di torta salata preparata con una pasta fillo o pasta matta farcita e cotta arrotolata. E come lo strudel d'Austria, lo strucolo e la gubana del Friuli Venezia-Giulia o la luganega di Treviso la spirale è quel simbolo arcaico che parla di vita, di nascita e di morte, di ritorni. Infatti la pita bosniaca è arrotolata a serpentello e cambia nome a seconda del ripieno: búrek è solo quella con carne e cipolla; poi ci sono burèdžici (con carne, cipolla, aglio e panna acida), sirnica (con formaggio tipo ricotta), zeljanika (con spinaci), tikvènica (con zucchine), krompìruša (con patate, cipolla e tanto pepe)... e poi c'è la mia, farcita con ricotta e marmellata di frutti di bosco e accompagnata con una spuma di mele renette al coriandolo e Calvados. Giusto per finire fuori gara anche questo mese ;)



Búrek di ricotta e marmellata ai frutti di bosco con spuma di mele al coriandolo e Calvados

Ingredienti

Per la pasta (quelli indicati da Mari, ma ho messo un po' meno acqua: l'umidità presente nell'aria - visto le piogge insistenti - ha fatto in modo che la farina ne richiedesse meno)
150 g Farina Petra5, 80 ml acqua oligominerale a 40°, un pizzico di sale croato (sala molto) ed un cucchiaio di olio evo.
Per la farcia: 150 g di ricotta di pecora freschissima, 150 g di marmellata ai frutti di bosco, 1 limone bio.
Per la spuma: 250 g di mele renette, 250 ml di panna fresca, un cucchiaino di semi di coriandolo, 40 ml di Calvados, 40 g di zucchero di canna.
Burro chiarificato per spennellare la superficie (circa 50 g).




Procedimento
In una ciotola mescolare la farina, il sale e l'olio con un po' di acqua tiepida e continuare ad impastare per qualche minuto fino ad ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Coprire e lasciar riposare per circa 30'.

Mondare le mele dal torsolo e dalla buccia, tagliarle in piccola dadolata e metterle a riposare qualche minuto con il succo di mezzo limone dal quale avrete già tolto la buccia con uno zester.

Tritare le zeste ed unirle in una ciotola mescolando la ricotta e la marmellata con una frusta. Mettere il composto in un sac a poche e lasciar riposare in frigo.
Portare a bollore la panna con i semi di coriandolo schiacciati al mortaio. Spegnere il fuoco, far raffreddare e filtrare. Mettere da parte.
In una piccola casseruola con il fondo pesante far rosolare le mele con una noce di burro, unire lo zucchero, farlo sciogliere, il Calvados, far sfumare e continuare la cottura a tegame aperto fino allo spappolamento delle mele. Frullare, passare la colino, unire la panna, mescolare bene e mettere tutto nel sifone da 500 ml con 1 cartuccia di gas. Capovolgere e mettere in abbattitore per mezz'ora o in frigo per almeno due ore. In alternativa è possibile mantecare il composto nella gelatiera.

Accendere il forno a 180°, statico.
Stendere la sfoglia sopra un canovaccio infarinato: sarà sottile ed elastica. Con il sac a poche stendere una riga di impasto lungo un lato della sfoglia, arrotolarla per avvolgere la farcia, tagliare con un coltello lungo tutto il cannolo così ottenuto e adagiare, arrotolandolo, sopra una tortiera da 22 cm di diametro imburrata ed infarinata, spennellandolo di burro fuso. Si parte dal centro e si continua verso l'esterno fino al termine degli ingredienti, terminando anche di spennellare tutta la superficie.
Cucinare nel forno già caldo per circa 35'-40' fino alla doratura della sfoglia che dovrà essere croccante.
Sfornare, far raffreddare sopra una gratella e servire con un po' di zucchero a velo e qualche ciuffo di spuma di mele (o pallina di gelato se avete messo il composto in gelatiera).

Croissant salato con petto d'oca e Granny Smith al Calvados e il contest di q.b. fvg "Le Mele nel Piatto"

Fabiana Romanutti, deus ex machina di q.b. fvg, il mensile enogastronomico dell'Eurozona con sede a Trieste, lo scorso numero aveva lanciato alle blogger una sfida a suon di ricette ed essendo luglio l'ingrediente principe non poteva che essere la pesca.
Decine e decine di ricette in redazione e una proposta: perchè non replicare con la mela?


Detto fatto! 
Con "Le mele nel piatto" Fabiana attende le vostre ricette e c'è tempo fino al 21 settembre per vincere premi golosi messi a disposizione da Pantianicco, piccola località del medio Friuli dove si celebra da decenni la Mostra regionale della Mela: 1°premio 50 chili di croccanti mele. 2° premio: 12 bottiglie di sidro. 3° premio: 12 bottiglie di succo di mele. 
La giuria qualificata comprende anche gli organizzatori della mostra. Siccome non c'è nulla di più efficace del cosiddetto "effetto stellare" (leggi: passaparola) Fabiana è certa che le foodblogger che hanno partecipato al concorso faranno da cassa di risonanza a questa suggestiva Mostra regionale. 
Come prima immagine una creazione strepitosa di Cerise Doucède.

Ed ecco la mia ricetta: un panino in versione gourmet dove un soffice croissant salato accoglie due stagioni: la freschezza della cipolla di Tropea e della Granny Smith, che ricordano l'estate oramai agli sgoccioli, e il profumo intenso di un petto d'oca e di una senape appena addolcita con il miele, per salutare l'imminente autunno.



Croissant salato con petto d’oca e granny smith al Calvados

Ingredienti
2 croissant salati, 8 fette di petto d’oca, 1 mela granny smith, 1/2 cipolla rossa, 3 cucchiai di panna acida, 1 robiolina freschissima, misticanza, Calvados, limone, sale e pepe nero del Madagascar, timo, senape in grani e miele di acacia o mille fiori, burro chiarificato.

Procedimento
Mondare e tagliare le cipolle a fettine sottili
Mondare la mela, privarla del torsolo, tagliarla in dadolata, spruzzarla con unpo' di succo di limone e saltarla in una padella con un po' di burro per qualche minuto. Fiammegiarla conil Calvados e mettere da parte. 
In una ciotola mescolare la robiola con un po’ di panna acida, qualche fogliolina di timo e una macinata di pepe.
Accendere il forno a 180°, tagliare il croissant a metà, spalmarlo con la crema di formaggio, in successione farcire la base con la cipolla, la misticanza, la mela, le fettine di anatra.
Chiudere il croissant, sistemarlo sulla griglia del forno coperta con carta d’alluminio e cucinare per max 5’ a 220°.

Servire con una salsa di senape di Digione addolcita da miele.



Per info: info@qbquantobasta.it e Buon contest a tutti!

Imago mundi. Per le donne che guardano oltre.


Domenica a letto con la febbre e con la tele accesa per uno dei miei "sport" preferiti da malata ovvero guardare, meglio, osservare le pubblicità.

In un bosco, o un parco cittadino, suggestivo nella rappresentazione in bianco e nero, un uomo viene sorpreso da un fortunale: vento impetuoso e distruttivo, pioggia fredda ed intensa. Pericolo. Paura. All'improvviso un approdo sicuro, la banca ovviamente. L'inquietante bianco e nero si trasforma nel caldo colore di un ambiente protetto che accoglie il malcapitato. Due giovani donne vestite come le hostess della Swiss Air gli prendono l'impermeabile bagnato e gli offrono un caffè, conducendolo da chi saprà risolvere i suoi problemi. Un uomo, ovviamente.

Quaglia con mele e Calvados: un risotto che sfrizzola il velopendulo.

Vi ricordate la pubblicità della WcNet degli anni '80? 
"Luisa inizia presto, finisce presto e di solito non pulisce il water!" affermava un'energica governante ad una stupefatta signora.
"Non lo pulisce?!?"
"No!! Perchè nel water ci mette una forza attiva!" continuando a parlare in terza persona.
E una successiva zoomata sulla prima tavoletta detergente profumata per wc fece scoprire alle consumatrici un nuovo oggetto del desiderio che, a distanza di 30 anni, sembra sempre essere stato nelle nostre case, pardon, nei nostri water.